PRIMO SEMESTRE
01.10.2020
ECOLOGIA: studio, con metodo scientifico, delle interazioni che determinano
l’abbondanza e la distribuzione degli organismi.
Gli organismi non hanno una tendenza evolutiva verso la perfezione; essi si
adattano alle condizioni ambientali in cui si trovano e man mano che queste
cambiano anche gli organismi si evolvono. Solo gli organismi più adatti
sopravvivono e si riproducono e sono quelli che hanno una fitness maggiore. Gli
individui con una fitness maggiore influenzano maggiormente il carattere delle
generazioni future e sono quelli che lasciano un maggior numero di discendenti
rispetto al numero lasciato da altri individui della stessa specie/popolazione.
Fitness: contributo relativo di ciascun individuo alle generazioni successive in
termini di caratteri ereditari.
La teoria della selezione naturale di Charles Darwin non è altro che una serie di
proposizioni:
-Gli organismi che costituiscono una specie non sono identici tra loro, ma possono
differire anche solo lievemente (es. nelle dimensioni/mole, nella velocità di
accrescimento, etc.);
-Una parte di questa variabilità è ereditaria;
-Il tasso di riproduzione di una specie è inferiore rispetto al tasso di riproduzione
massimale, questo perché alcuni organismi muoiono prima di potersi riprodurre e
perché, se gli organismi potessero riprodursi al tasso massimo invaderebbero
tutta la superficie terrestre a un certo punto;
-Individui differenti lasciano un numero di discendenti differenti;
-Il numero di discendenti è dato dall’interazione tra i caratteri dell’individuo e
l’ambiente in cui si trova.
I fattori storici sono sicuramente un fattore che influenza gli organismi. Tra i fattori
storici troviamo:
1. Deriva dei continenti: ha contributo alla dispersione e diversificazione dei pool
genetici delle specie; a causa del rapido cambiamento climatico, alcune specie
potrebbero non avere il tempo di adattarsi alle nuove condizioni e potrebbero
estinguersi.
2. Insularità: le specie che si trovano in zona insulari hanno caratteristiche
differenti rispetto a quelle che si trovano nei vari continenti. Si trovano spesso
endemismi ( specie che si trovano isolate in determinate regioni) . Le
caratteristiche differenti sono dovute a due fattori principali:
- la flora e la fauna sono limitate alla tipologia di progenitore che è riuscito ad
arrivare sull’isola;
-la velocità di variazione evolutiva può essere tanto alto o bassa per sorpassare in
importanza gli effetti dello scambio di materiale genetico tra la popolazione
insulare e la popolazione parentale sulla terraferma.
3. Rafting: dispersione tramite mezzi galleggianti.
4. Effetto del fondatore: a seconda del pool genetico detenuto dai fondatori si ha
una radiazione evolutiva.
5. Variazioni climatiche: uno dei fattori più importanti per quanto riguarda
l’abbondanza e dispersione degli organismi. Le modifiche climatiche possono
essere studiate tramite il polline fossile.
6. Episodi imprevedibili, come ad esempio una nave che si incaglia su una
scogliera e va a modificare le popolazioni di organismi che abitano la scogliera.
Gran parte delle modifiche che avvengono negli organismi sono comunque dovute
alla pressione selettiva determinata dall’ambiente. Questo porta alla sviluppo di
determinate strutture con le quali gli organismi possono avere fitness più elevate.
In base alle strutture si distinguono:
-Evoluzione convergente: sviluppo di strutture analoghe, simili per forma e
struttura ma di diversa derivazione;
-Evoluzione parallela: sviluppo di strutture simili per forma/funzione a partire da
strutture omologhe (derivanti da una struttura equivalente di un progenitore
comune). Es: molti mammiferi sono simili ai mammiferi placentati che hanno
colonizzato l’Australia.
Le condizioni ambientali possono agire anche all’interno di una stessa specie e
l’espressione di questi cambiamenti può essere sia nel fenotipo che nel genotipo
dell’individuo.
-Espressione fenotipica: le differenze sono visibili nel fenotipo ma non nel
genotipo di una specie/popolazione.
Esempio: alga bruna Kelp; nelle zone in cui le alghe sono sottoposte a moti ondosi
molto violenti, queste presentano un tallo più corto rispetto alle specie di alghe
che vivono in zone calme, in modo da essere più protette dallo
sradicamento/danneggiamento.
Esempio: girini; quelli più soggetti a predazione hanno una coda più grande e
colorata (struttura che permette maggiore sopravvivenza).
-Espressione genotipica: le differenze morfologiche sono dovute a differenze nel
codice genetico.
ECOTIPO: variazione della corrispondenza locale tra individui e l’ambiente. Le
differenze sono nette e dividono la popolazione in due gruppi; esempio: le
campanule che crescono in montagna sono più basse, con meno fiori e una
capacità rigenerativa più forte rispetto alle campanule che crescono in pianura.
ECOCLINE: variabilità graduale entro una popolazione con distribuzione continua;
esempio: Trifoglio che presenta un gene delegato alla produzione di un glucoside
cianogenetico e un altro che determina la presenza/assenza di lisozimi. Negli
omozigoti GL il cianuro viene prodotto e attivato e funziona da deterrenti per gli
erbivori. In climi più freddi questo non avviene perché le chiocciole (predatori)
diventano inattive.
POLIMORFISMO GENETICO: coesistenza nello stesso habitat di 2+ forme in
proporzioni tale che la più rara non possa essere mantenuta semplicemente da
mutazioni o immigrazioni ricorrenti. Il polimorfismo può essere transitorio (quando
c’è un cambiamento delle condizioni ambientali e una forma più adatta rimpiazza
una forma meno adatta) oppure può essere mantenuto attivamente.
Il mantenimento attivo può essere mantenuto in vari modi:
-Generazione omozigoti con fitness inferiore, a partire da eterozigoti che si
dividono secondo genetica mendeliana. Un esempio è dato dalla correlazione tra
anemia falciforme e la replicazione del Plasmodium della malaria: gli eterozigoti
sono protetti dall’infezione, gli omozigoti dominanti possono contrarre la malaria
se vivono in ambienti tropicali, mentre gli omozigoti recessivi sono più predisposti
alla morte dovuta ad anemia falciforme;
-Popolazioni polimorfe a livelli intermedi di gradienti ambientali
-Selezione densità-dipendente: individui che fanno parte di gruppi meno
abbondanti hanno fitness maggiore perché i predatori si concentrano su individui
più abbondanti
-Variabilità delle forze selettive su piccola scala: presenza di 2+ forme in uno
spazio ristretto in modo che si possano sfruttare le risorse dell’ambiente in ogni
suo punto e che almeno una forma possa sopravvivere se le condizioni dovessero
modificarsi.
*Melanismo industriale transitorio. Dominanza di una falena scura nelle zone
fortemente industrializzate. Si vide in Inghilterra durante la rivoluzione industriale.
Le forme con una più alta produzione di melanina erano meno sottoposte a
predazione rispetto alle falene chiare (wild type). Una volta che i livelli di carbone
utilizzati sono diminuiti, le forme più chiare sono tornate ad essere abbondanti.
La capacità di superare dei cambiamenti ambientali/biologici è tanto maggiore
quanto più ampia è la variabilità genetica all’interno delle singole specie.
02.10.2020
Ogni popolazione di individui è influenzata da 3 fattori:
-Condizioni ambientali
-Risorse
-Interazioni tra individui (della stessa specie o di specie diverse)
La principale differenza tra risorse e condizioni ambientali è che queste ultime
possono essere modificate ma non possono essere consumate.
CONDIZIONI AMBIENTALI.
Le condizioni ambientali sono rappresentate da fattori chimici e fisici che
influenzano il comportamento degli organismi viventi. Possono essere modificate
da fattori biotici ma non possono essere consumate, esaurite o rese indisponibili
per altri organismi. Ciascuna specie può sopravvivere, crescere e riprodursi in un
determinato intervallo di condizioni ambientali.
La temperatura (T) è la condizione ambientale più rilevante per quanto riguarda la
crescita differenziale degli organismi. Essa è legata a:
-Variazioni latitudinali-stagionali. Spostandosi lungo un gradiente di latitudine si
distinguono 5 fasce climatiche: fredde, temperate fredde, temperate calde,
subtropicali, tropicali. Le stagioni, invece, dipendono dall’inclinazione della Terra
rispetto al Sole. Le variazioni latitudinali e stagionali non possono essere separate,
le une sono collegate alle altre.
A queste variazioni si aggiungono quelle altitudinali e continentali:
1. Diminuzione di 1C ogni 100m nell’aria secca e di 0.6C nell’aria umida generato
dall’espansione adiabatica dell’aria. Queste variazioni si riflettono sulla zonazione
di flora e fauna, a cui contribuiscono anche fattori biotici come la competizione o
la predazione.
Le variazioni climatiche possono avvenire a livelli spaziali molto piccoli e prendono
il nome di variazioni microclimatiche. Esempio: la discesa di aria densa e fredda in
una valle può causare variazioni di temperatura molto grandi, ma anche
l’esposizione a nord/sud e caratteristiche topografiche possono generare
microclimi. La generazione di un mosaico termico aumenta l’eterogeneità di un
ambiente.
2. Il mare esercita effetto moderatore sulle temperature delle regioni costiere e
delle isole.
Le isoterme delimitano masse d’acqua la cui T non scende sotto il valore indicato.
Sono delle “barriere geografiche” e in molti casi gli ecosistemi che si trovano
lontani geograficamente sono più simili rispetto a quegli ecosistemi che si trovano
vicini ma in fasce termiche diverse.
La temperatura è un effetto più importante rispetto alla distanza geografica.
Se le isoterme si spostano si hanno fenomeni migratori e si modifica la
distribuzione delle specie. La variabilità all’interno delle zone climatiche è dovuta
a 3 fattori:
-Differenti velocità di riscaldamento di mari e terre emerse. Mari e oceani
trattengono calore, le zone costiere presentano inverni più miti rispetto a zona
che si trovano nell’entroterra.
-Tipo di vegetazione dominante: differenze tra foresta pluviale e deserto.
-Influenza di correnti oceaniche, masse d’acqua marina in movimento rispetto
all’acqua che le circonda. Possono essere calde o fredde e hanno un grande
effetto sulle zone costiere che bagnano.
3. Effetti confrontabili all’interno di masse di terre emerse (le aree nude e aride
sono soggetti ad estremi giornalieri e stagionali di temperatura maggiori di quelli
a cui sono esposte aree più umide (es. foreste)).
La Temperatura ha una grande influenza sul metabolismo degli organismi. Si
distinguono organismi:
-Omeotermi Endotermi: organismi che regolano la temperatura corporea
mediante la produzione di calore all’interno del loro corpo.
-Pecilotermi Ectotermi: organismi che regolano la temperatura corporea
ricorrendo a fonti di calore esterne, anche se spesso hanno una capacità
regolatoria limitata. Scambiano calore mediante conduzione, evaporazione,
irraggiamento, convezione, radiazione diretta, etc.
Il metabolismo è influenzato, oltre che dalla temperatura, anche da:
-Massa corporea: gli individui di massa più piccola hanno metabolismo più elevato
rispetto ad individui di massa elevata.
Equazione allometrica: [velocità metabolica]= a[massa corporea]^b
a è la velocità metabolica quando la massa corporea=1.
b è il coefficiente angolare ed è generalmente compreso tra 0.5-0.9. Il fatto che
b<1 indica che le specie con una massa corporea maggiore hanno un fabbisogno
giornaliero di energia proporzionalmente inferiore a quello delle specie più piccole.
-Tratti vitali: a parità di massa corporea, gli stili di vita degli organismi possono
influire sulle caratteristiche della velocità basale metabolica. Un omeotermo ha
una velocità basale di 25-30 volte maggiore rispetto a un peciloterme di pari
massa, che a sua volta ha una velocità metabolica di 8-10 volte rispetto a un
organismo unicellulare di pari massa.
Il tasso metabolico, o velocità metabolica, è la quantità di energia di cui un
organismo ha bisogno nell’unità di tempo (Watt).
Esempio: negli organismi aerobici il tasso metabolico è direttamente
proporzionale alla quantità di O2 consumata in un’ora (O2/h). La quantità di O2/h
consumata è misurata dal respirometro, una camera sigillata dotata di un punto
d’entrata e uno di uscita per O2.
08.10.2020
ECTOTERMI.
Organismi che regolano la loro temperatura corporea in base a fonti esterne di
calore.
Il loro tasso metabolico (capacità di sfruttare le risorse) aumenta con la
temperatura (relazione esponenziale). La relazione esponenziale viene descritta
con il coefficiente di temperatura Q10: aumento del tasso di consumo di O2 per
un aumento di 10C.
Si raggiungono valori soglia in cui T max= 23-24C, quindi il metabolismo ha una
capacità limitata di aumentare con la temperatura. Gli ectotermi metabolizzano
risorse lentamente a T basse e velocemente a T alte.
Esempio: dorifora della patata. La velocità di consumo di O2 aumenta con la
temperatura, in particolare aumenta di 2.5 volte per un aumento di 10C della
temperatura.
Il più importante effetto della temperatura sugli ectotermi riguarda la velocità di
sviluppo e accrescimento. A differenza degli endotermi, gli ectotermi necessitano
tempo fisiologico.
di una combinazione di temperatura e tempo definito Lo
sviluppo/accrescimento può fermarsi se la temperatura scende al di sotto della
soglia ideale per lo sviluppo/accrescimento.
Relazione Ectotermi-T estreme.
Alte T provocano:
-inattivazione e denaturazione degli enzimi,
-disidratazione che dipende dall’umidità (più l’umidità è bassa maggiore è la
probabilità di disidratazione),
-squilibrio del metabolismo (ad alte T le piante respirano più di quello che
fotosintetizzano e muoiono perché consumano i metaboliti più velocemente di
quanto li producano)
*Alcuni organismi riescono a sopravvivere grazie a forme di resistenza come
spore, cisti, semi.
Basse T provocano:
-formazione di cristalli di ghiaccio nelle cellule
-alta concentrazione di soluti e abbassamento del punto di congelamento
(fenomeno supercooling).
*Meccanismi di resistenza a basse T:
-produzione di sostanze antigelo come il glicerolo (nelle piante)
-acquisizione rusticità
-acclimatazione: spostamento della risposta fisiologica in seguito alla precedente
esposizione a temperature sub-ottimali.
ENDOTERMI.
Organismi che regolano la loro temperatura corporea producendo calore al loro
interno.
Mantengono una temperatura costante che si aggira tra i 35 e i 40C e tendono a
cedere calore all’ambiente esterno. La perdita di calore è moderata dalla presenza
di pelliccia, grasso, penne, etc.
Il fatto che possano regolare la loro temperatura corporea fa sì che gli endotermi
abbiano bisogno di un grande consumo di energia che deriva da una grande
quantità di cibo consumata.
-Risposte evolutive al cambiamento di T:
1. Regola di Allen (forma-latitudine): nei climi freddi (alte latitudini) si hanno
endotermi con estremità più corte e corpi più tozzi; la forma del corpo determina
la superficie corporea esposta e di conseguenza la quantità di calore disperso. In
climi freddi è vantaggioso avere un rapporto superficie/volume basso, in climi
caldi è più vantaggioso il contrario.
2. Regola di Bergman (massa corporea-latitudine): maggiori dimensioni ad alte
latitudini.
Il rapporto superficie/volume minore fa si che il calore venga disperso in quantità
più basse. Gli animali di piccole dimensioni sono avvantaggiati in climi caldi/aridi,
dove possono disperdere calore più velocemente.
-Risposte comportamentali a variazioni di T: gli organismi mobili possono variare il
loro comportamento per ridurre il rischio di mortalità causato da T molto elevate.
Nell’intertidale di scogliere rocciose, i gasteropodi occupano habitat differenti in
differenti stagioni. Le littorine vivono nella zona lata dell’intertidale e sono
soggette ad essicamento; durante la primavera e l’estate si aggregano negli
interstizi tra cirripedi dove le condizioni sono più favorevoli. In inverno sono
maggiormente dispersi.
Oltre alla temperatura, vi sono altri fattori che influenzano la distribuzione e
l’abbondanza degli organismi. Esempi sono:
-pH del suolo e dell’acqua: il pH può danneggiare direttamente o indirettamente
gli organismi, influenzando la disponibilità di nutrienti o la presenza di tossine.
Esempio: le piante non si accrescono a pH<4.5.
-Salinità: gli organismi devono mettere in atto meccanismi osmoregolativi che
regolino la concentrazione dei liquidi corporei. Gli organismi possono essere osmo-
conformi, quindi iso-osmotici rispetto all’ambiente, oppure osmo-regolativi.
Esempio: i pesci di acqua dolce sono iperosmotici rispetto all’ambiente esterno,
quindi l’acqua tende ad entrare e i Sali ad uscire. I pesci marini, invece, sono ipo-
osmotici rispetto all’ambiente e quindi l’acqua tende ad uscire e i Sali ad entrare.
-Idrodinamismo: tutti gli organismi marini che vivono in zone costiere sono
soggetti alle forze idrodinamiche generate da correnti, onde e maree. Questi
rispondono con adattamenti morfologici.
Esempio: la superficie del piede con cui le patelle aderiscono al substrato è
maggiore in zone sottoposte a forze idrodinamiche rispetto alle zone calme.
Possono rispondere anche con adattamenti fisiologici: crescita minore degli
individui in zone battute dalle ond
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