Che materia stai cercando?

Appunti diritto dell'informazione e della comunicazione

Appunti completi del corso di diritto all'informazione e comunicazione, frequentato al 100% basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Vigevani dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto dell'informazione e della comunicazione docente Prof. G. Vigevani

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

- Viene ravvisata questa disparità di trattamento, e si arriva alla decisione del 2015.

Principio espresso quindi dalla corte → le testate informatiche giornalistiche sono

equiparabili a quelle cartacee e quindi soggiaciono alla disciplina sia ordinaria sia

costituzionale prevista per la stampa.

- Parte dal principio di uguaglianza: ci sarebbe trattamento diverso per 2 fattispecie che sono

magari non identiche, ma molto simili se non si estendessero le garanzie anche alle testate

telematiche.

- Però la legge 1 legge stampa faticava ad abbracciare il mondo virtuale, così la Corte

introduce una nuova nozione di stampa per stare al passo con il progresso tecnologico →

evolutiva e figurata → la stampa corrisponde all'informazione giornalistica professionale.

Quindi stampa = giornale (sia che sia diffusa su carta che via web).

- OCCHIO: solo alle testate telematiche → sono escluse dall'estensione in bonam partem

tutti gli altri contenuti informativi presenti in rete (tipo blog, social, forum..).

• Quindi le sezioni Unite nel 2015 ci dicono che alla rete si estendono le garanzie dell'art. 21

(ma solo alle testate telematiche e non a tutto il resto) → questi principi vengono accolti

dalla sentenza 12536/2016 dalla Quinta sezione penale → la sentenza riguardava un blog

quindi la cassazione ribadisce che solo le testate telematiche godono delle garanzie del 21,

mentre tutti gli altri mezzi di comunicazione informatici NO.

• Questione lasciata fuori: le disposizioni sfavorevoli → l'art. 57 c.p. (che nel 2010 si era

detto non potesse essere esteso alla rete), con la nuova nozione di stampa introdotta dalle

Sezioni Unite per estendere le disposizioni favorevoli (analogia bonam partem), si estende?

Se ragionassimo sulla base della nuova nozione di stampa ipoteticamente dovremmo dire si.

Buon costume

• è una caratteristica che si rinviene solo nella nostra Costituzione.

• È un concetto generale e difficilmente trova una corrispondenza semplice nella realtà

sociale.

• Varia nel tempo.

• È un limite che fa parte delle regole flessibili che consentono di essere adattate alla società,

ma che rischiano di introdurre dei limiti che difficilmente possono essere conoscibili in

anticipo.

• Limite che deriverà anche dalla sensibilità del soggetto che dovrà interpretarlo.

• Nostro ordinamento giuridico concetto di buon costume lo troviamo:

1. nozione civilistica → art. 1343 c.c. (causa di nullità del contratto = quando è contrario al

buon costume / quando la causa è contraria alla morale pubblica / esempio classico:

somministrazione attività sessuali).

• Questa nozione civilistica è molto ampia → contrario al buon costume tutto ciò che è

contrario alle concezioni etiche della società in quel momento storico.

• Concezione che MAL SI ADATTA ALLA LIBERTA' DI ESPRESSIONE (adottando questa

idea si finirebbe per escludere dalla liceità tutte quelle manifestazioni del pensiero che in

qualche modo mirano a turbare, e che invece devono avere diritto di esprimersi = spettacolo,

cinema, arte..) → una concezione del genere inaridirebbe il libero dibattito delle idee.

• Quindi non va bene per interpretare la nozione di buon costume della Cost.

2. Nozione penalistica → 529 c.p. → sono osceni gli atti e gli oggetti che, secondo il comune

sentimento, offendono il pudore / poi precisa che non si ritiene oscena l'opera d'arte o di

scienza salvo che sia offerta a persona di minore età (atti e oggetti / tipo atti osceni in luogo

pubblico).

8 528 c.p. → chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione o esporre

pubblicamente, fabbrica o introduce nel territorio nazionale, acquista, detiene o esporta

scritti, disegni o immagini o altri oggetti osceni commette un reato (adesso un illecito

amministrativo) / per questo articolo c'è un'interpretazione costituzionalmente orientata (era

stata fatta per il caso del noleggiatore di cassette) → era intervenuta una legge ad hoc sulle

edicole: solo esse potevano vendere materiale pornografico in spazi sottratti alla pubblica

via (quindi per venditori di cassette non c'era questa possibilità). La questione di legittimità

costituzionale era sollevata sulla base dell'interpretazione individuale del concetto di osceno

(quindi quando un solo soggetto non si vuole trovare a contatto con questo materiale e

invece ci si trova a contatto involontariamente) → Corte rifiuta questa impostazione dicendo

che il bene giuridico protetto dalla nozione di buon costume non è un bene giuridico

individuale, ma collettivo → quindi protegge l'interesse della società / idea di vietare in

assoluto l'idea del commercio di materiale pornografico è anacronistica e lesiva dei diritti

personali (fa parte di uno spazio di libertà in cui lo Stato non può interferire). La Corte dice

che la contrarietà del sentimento del pudore non discende dall'oscenità in sé ma dall'offesa

che può derivarne il pudore sessuale considerato il contesto e le modalità in cui gli atti

osceni sono compiuti. Quindi distingue tra ciò che è destinato a raggiungere la collettività e

ciò che è destinato a rimanere nella sfera privata. Quindi il requisito di pubblicità è

essenziale affinchè un atto osceno sia punibile.

• Abbiamo una nozione di osceno collegata al comune senso del pudore, con l'eccezione delle

opere d'arte; questa concezione penalistica del buon costume si collega all'attività di

immagini e scritti attinenti al sesso.

• È una concezione che in qualche modo può essere usata per comprendere la nozione

costituzionale di buon costume → forse il costituente pensava proprio alle cose del sesso

mentre poneva il limite del buon costume / divieto di commercializzare materiale

pornografico.

• I due articoli devono essere interpretati nel senso che può essere punito il comportamento (o

atto, o immagino..) solo se visibili a un pubblico inconsapevole (che non ha volutamente

voluto assistere a quel determinato spettacolo).

• Quindi qui abbiamo visto il buon costume soprattutto nella sfera sessuale.

3. Ulteriori proiezioni del concetto di buon costume → Sentenza 293/2000 relativa a una

norma della stampa riguardante il divieto di pubblicazione di stampati che descrivono con

particolari raccapriccianti o impressionanti tali da turbare il comune sentimento della morale

(quindi siamo fuori dalla natura sessuale) → morale (cos'è?) → il caso si riferiva alla

vicenda della pubblicazione di foto scattate all'obitorio del corpo di una vittima e la corte

viene chiamata a giudicare questa norma che prevede un limite molto alto alla libertà di

espressione (con un'interpretazione letterale si rischierebbe di andare contro la morale

corrente). Corte → interpretazione costituzionalmente orientata della norma in relazione al

limite del buon costume e della morale → in uno stato laico non ci può essere una morale

che prevale sulle altre. La Corte salva questa norma reinterpretandola alla luce dei valori

costituzionali → esiste un minimo comune denominatore alla pluralità di concezioni etiche

presenti nella società, individuabile nella dignità della persona umana (alla base di tutto c'è il

rispetto della perdona in quanto individuo).

• Quindi se viene lesa la dignità della persona, si lede la pluralità delle concezioni etiche

previste nella società: quindi il comune sentimento della morale.

• La Corte salva la norma dandone interpretazione restrittiva → l'intera società deve

considerarla immorale (non solo la maggioranza), e questa immoralità deve essere collegata

con il principio di dignità della persona [nel caso c'era la lesione della dignità della persona,

perchè non c'era alcun interesse pubblico a far vedere quelle immagini → l'unico interesse

9 era una curiosità morbosa].

• Quindi accanto alla nozione penalistica del buon costume c'è anche una nozione

“costituzionale” che postula quel minimo di dignità di cui ogni persona come essere umano

ha diritto.

• Ciò non vuol dire che tutte le immagini raccapriccianti non possano essere pubblicate, ma

dipende dal contesto → se è per l'informazione pubblica è lecito pubblicarle (magari con dei

limiti tipo avvertenza in TV se siamo in una certa fascia oraria / pensa alle foto del cadavere

di Moro nel bagagliaio → si può pensare che l'interesse pubblico della vicenda era di portata

tale che ogni particolare poteva far comprendere meglio quell'evento; tuttavia l'esito era

stato di condanna: la pubblicazione del cadavere nudo di Moro non aggiungeva niente in

riguardo all'interesse pubblico, ma era solo un'offesa gratuita alla dignità della persona).

[quindi sono illecite solo quelle immagini raccapriccianti che ledono la dignità della persona

e sono pubblicate in assenza di interesse pubblico]

• Il concetto di buon costume poi nell'evoluzione storica è cambiato → anche se non sono mai

passaggi improvvisi (ad esempio in materia di anticoncezionali → prima c'era

interpretazione restrittiva per la pubblicità di essi, poi con una sentenza la norma è stata

dichiarata incostituzionale perchè si è cambiata prospettiva riguardo ai contraccettivi, che

diventano un valore per la società in seguito a un cambiamento sociale dei costumi).

• Limiti impliciti alla libertà di espressione → Lesione attraverso l'esercizio della libertà di

espressione di beni giuridici che non sono espressamente individuati nel 21, ma che

costituiscono dei limiti alla luce del bilanciamento tra la libertà di espressione e altri diritti

di rilievo della Cost.

• Possono essere diritti individuali, interessi collettivi o interessi statali.

• C'è una tendenza alla moltiplicazione dei limiti → perchè ci sono nuovi diritti che hanno un

legame con le norme della Costi, ma che non hanno un riconoscimento esplicito (carte

internazionali / pensa al diritto della privacy) → questa proliferazione di diritti individuali

incide sui diritti esistenti e in qualche modo entra in conflitto con loro (e quindi anche con il

21).

• Sono diritti simili tra loro ma diversi, che hanno come punto in comune la dignità della

persona (valore che si pone come limite alla libertà di espressione), e sono:

• (1) diritto all'onore e alla reputazione (collegato con il principio della dignità sociale delle

persone, e protegge la reputazione di un soggetto)

• (2) diritto all'immagine (diritto a sfruttare patrimonialmente la propria posizione sociale /

diritto della persona celebre di sfruttare commercialmente la propria immagine / momento in

cui uno offende la reputazione di una persona)

• (3) diritto alla riservatezza (diritto ad essere lasciati soli, che non ci siano intrusioni nella

sfera privata / con il tempo si è evoluto e rischia di essere leso dallo sviluppo tecnologico /

sempre + coniugato al diritto di trattamento dei dati personali / evitare che circolino senza

consenso interessato)

• Può essere inteso in due modi:

a) diritto ad essere lasciati soli e ad avere il proprio spazio in cui non ci siano interferenze da

parte di esterno (si collega al fatto che le informazioni di un soggetto non siano divulgate);

b) diritto al controllo dei propri dati personali, soprattutto quando circolano attraverso

strumenti elettronici (banche dati).

10 • (4) diritto alla reputazione

• Art. 595 sottintende 2 concetti: onore (sentimento e considerazione che ogni soggetto ha di

sé / è quasi collegato al giudizio dell'individuo verso se stesso) e reputazione

(considerazione che gli altri hanno di un soggetto / è bene giuridico protetto maggiormente,

anche se la giurisprudenza usa in modo indistinto i 2 concetti).

• (5) diritto all'identità personale (collegato a riservatezza e reputazione / diritto del

soggetto di essere rappresentato all'esterno secondo le proprie caratteristiche, senza che

vengano snaturate)

• è il diritto a essere identificato e quindi anche rappresentato secondo le proprie personali

caratteristiche (che possono essere etiche o politiche, o culturali o religiose..)

• (6) diritto all'oblio (diritto a che non vengano riproposti nel tempo fatti del passato che non

sono + di interesse pubblico / hanno perso il requisito dell'attualità).

• Nasce ideologico e diventa digitale.

• In una prima affermazione è il diritto di un soggetto a che non venga pubblicata (quindi resa

nuovamente pubblica) una notizia solitamente lesiva del proprio onore/reputazione / notizia

che magari era stata legittimamente pubblicata al momento del fatto, ma che in ragione del

trascorrere del tempo ha perso il requisito di attualità / diritto a non vedersi riattribuire fatti

che erano stati compiuti o attribuiti decenni prima.

• Caso (primo in cui diritto all'oblio trova affermazione x via giurisprudenziale) gioco a

premi → giornale aveva inventato gioco a premi: pubblicavano le prime pagine dei

giornali usciti decenni prima, e chi indovinava la data vinceva qualcosa. Quindi 20 anni

prima un giornale pubblica “arrestato Pino per omicidio”, ed allora era legittimo.

Legittimamente tra l'altro un soggetto può andare negli archivi e ritrovarlo. Ma le modalità

con cui viene ripresa la notizia qua non sono perchè c'è stato un caso simile ad esempio, ma

per un gioco. Quindi non c'era nessun motivo per riprendere quella vicenda + in quel caso

il soggetto ha fatto la sua carcerazione + riabilitazione e si è reinserito nella società con

nuovo lavoro. La riesumazione della notizia gli ha sconvolto la vita perchè la gente lo

guardava con occhi diversi → qui la giurisprudenza afferma il diritto a essere dimenticati /

una notizia che pur legittimamente diffusa quando il fatto si è verificato poi perde interesse

pubblico, e quindi nel bilanciamento tra i 2 diritti (diritto del singolo a non veder lesa la

sua reputazione e diritto della società ad essere informata) → in una prima fase prevaleva

il secondo diritto, ma con il passare del tempo prevale il primo.

• In ambiente analogico questo diritto opera in una situazione drammatica → qui il tema non è

riproporre o ripubblicare una notizia, ma è che sono tutte informazioni immediatamente

acquisibili dal soggetto senza che ci sia bisogno di una ripubblicazione. Le informazioni non

spariscono, ma rimangono e sono difficilmente collocabili nel tempo (appiattimento del

tempo ( se digito un nome i risultati che mi escono sono difficilmente collocabili nel tempo).

• L'insieme delle informazioni di un soggetto vengono in qualche modo ammassate senza

tempo e senza capacità di capire se le fonti sono attendibili o meno, e questo ha conseguenze

nella vita nella persona (tipo nell'ambito lavorativo).

• Tutti noi contribuiamo a crearci una sorta di seconda persona in rete mettendoci un sacco di

informazioni → se poi chiedi un mutuo in banca questa non si limiterà ad analizzare i tuoi

dati, ma andrà a vedere anche i dati relativi a persone che hanno le nostre stesse

caratteristiche (calcolo probabilistico che fa il computer).

• Tutto ciò pone il problema di controllo di dati da parte dell'interessati, ma anche una serie di

11 regolamentazioni che riguardano la cancellazione dei dati nel tempo per evitare che un

soggetti rimanga eternamente vincolato ai dati e alle informazioni che lo riguardano.

• In relazione al diritto all'oblio → sentenza del 2014 → Caso Google spain → affermò non

solo in generale il diritto all'oblio, ma il diritto del soggetto a ottenere la deindicizzazione

→ diritto a che le informazioni del passato non possano più essere rintracciate da parte di

chi effettua una ricerca attraverso i motori di ricerca.

• Caso calciatore → allusioni sul fatto che il calciatore fosse gay perchè viene fotografato

mentre spalma la crema a un tizio in Costa Smeralda.

- Quale diritto viene eventualmente leso? →

1) diritto alla reputazione = considerazione che una certa persona ha nella sua comunità di

riferimento. In questo caso c'è una lesione di questo diritto? Abbiamo una lesione quando

viene attribuito a un soggetto un fatto o un aspetto personale che sia considerato disdicevole

(non importa se vero o falso). Cala la stima del soggetto nella società. Qui il messaggio che

passa è che il calciatore è gay, e questo lede la reputazione del calciatore? Prima essere gay

era disdicevole (soprattutto per un calciatore / magico mondo intorno al calciatore / sport

mascolino), ma ora siamo in una società in cui ormai essere gay non è considerato lesivo

perchè esserlo o meno non cambia il giudizio sulla persona. Quindi non c'è una risposta

precisa. Siamo passati da una giurisprudenza che diceva che l'omosessualità attribuita a un

calciatore era illecito, a una giurisprudenza che invece afferma il contrario (non è +

considerato un disvalore sociale).

2) diritto alla riservatezza → qui ci troviamo in una spiaggia pubblica + spiaggia in cui è

risaputo che ci sono i paparazzi (in qualche modo rinunci alla tua aspettativa di privacy). Se

vado in un'isola sperduta ci potrebbe stare che ho l'aspettativa della privacy, come se mi

fanno una foto mentre prendo il sole in topless nel giardino di casa mia.

Quindi in questo caso non c'è una lesione alla sfera personale del soggetto.

3) diritto all'identità personale → in questo caso è difficile dirlo dato che questo è quel

diritto a una corretta rappresentazione di se.

Caso in cui ci fu in gioco identità personale → volantino lega nord con foto di prete che

celebra messa → il prete non si riconosce nella lega e dice che è stato leso un suo diritto.

Reputazione sarebbe stato leso se ci fosse stato scritto “Don Gino vota lega”, ma invece

qua si esemplificava la figura del mondo cattolico e privacy nemmeno perchè non si dice

che lui voti lega.quindi qui la lesione è all'identità personale = il diritto a non essere

associato a idee diverse dalle sue e che non condivide.

Caso relativo alla pubblicità delle siga (primo caso in questo diritto viene affermato in

Italia) → prima si potevano pubblicizzare le siga (anni '70) / vengono lanciate sul mercato

le siga light / Veronesi in un'intervista dice che è vero che hanno meno contenuto di catrame

ma il suo messaggio è: smetti comunque di fumare. Una marca di siga dice “pure Veronesi

ha detto che fanno meno male” e viene messo come messaggio pubblicitario. Qui viene leso

il diritto all'identità personale, in quanto c'è una distorsione della dichiarazion di Veronesi,

che non è un paladino delle siga ed è però così stato associato a quella marca di siga.

• Quindi il caso del calciatore, quella pubblicazine che può sembrare illecita in realtà rientra

nel lecito.

12 • Bisogna sempre ragionare così → prima vedere qual è il diritto leso, e poi, qualora lo

leda, chiedersi “poteva lederlo”?

• Tutti questi diritti quindi non hanno un esplicito riconoscimento costituzionale, ma vengono

ricondotti dalla giurisprudenza e a volte dal legislatore ad alcuni principi e diritti della

Costituzione. È molto facile trovare degli agganci nella Costituzione.

• Diritto alla reputazione → viene rinvenuto nell'art. 2 “repubblica riconosce e garantisce i

diritti inviolabili dell'uomo” → riconosce = non si intende solo i diritti espressi dalla

Costituzione, ma tutti quei diritti presenti nella coscienza sociale.

Trova riconoscimento anche ne''art. 3 → tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (quindi la

dignità della persona nella società assume un preciso valore per la Costituzione).

Trova riconoscimento anche nell'art. 13 → quando si parla di libertà personale (non è intesa

solo quella fisica, ma anche il riconoscimento di una sfera personale che non può essere

intaccata).

• Diritto alla privacy/tutela dei dati personali/riservatezza → collegano agli artt. 2, 3, 13 e 14

(tutela di domicilio), 15 (segretezza della corrispondenza delle comunicazioni) Cost.

• Tema → quindi questi diritti hanno sicuramente un riconoscimento costituzionale, e bisogna

individuare attraverso delle regole generali prima, e poi caso per caso, quali diritti

prevalgono in un certo contesto.

• Come si attua questo bilanciamento? Parzialmente lo attua il legislatore → articolo 595

codice penale → reato di DIFFAMAZIONE → chiunque fuori dai casi dell'art.

Precedente (che è l'ingiuria / offesa pronunciata in presenza della persona lesa)

comunicando con più persone / questo reato necessita la presenza, o che il messaggio arrivi

a + persone / offende la reputazione / punito con la reclusione fino a 1 anno o con multa.

• Diffamazione è chi comunica con 2 persone o più attraverso qualsiasi mezzo vocale c che

viene punito con la sanzione della multa o della reclusione (viene applicata quasi sempre la

multa).

• Se l'offesa consiste in un fatto determinato le pene si raddoppiano.

• Il comma III riguarda la diffamazione a mezzo di stampa o altro mezzo di comunicazione →

pena reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa non inferiore a 516 euro.

• Legge di stampa (che viene dopo il c.p.) su questo punto prevede:

1. articolo 13 → diffamazione a mezzo stampa consiste nell'attribuzione del fatto determinato,

si applica la reclusione da 1 a 6 anni e multa non inferiore a 500mila lire → non prevede più

la pena di reclusione in alternativa a quella della multa, ma le prevede entrambe. Questa

legge non parla (come c.p.) degli “altri mezzi”, ma solo del mezzo di stampa, quindi la

diffamazione tramite TV o internet sono escluse dall'ambito di applicazione di questa norma.

Qui non si può fare lo stesso ragionamento che abbiamo fatto sul sequestro, perchè si

estenderebbe una norma penale (analogia in malam partem), e non si può fare (divieto di

analogia).

• Però il 595 non da indicazioni sulle regole che effettivamente consentono di far prevalere

l'uno o l'altro diritto (reputazione o cronaca o critica → in tutti questi casi se si offende la

reputazione si viene condannati? Sarebbe molto restrittivo), ma dice solo “chi lede la

reputazione di un soggetto è punito”. Così sembra che qualsiasi lesione sia penalmente

illecita → l'elaborazione giurisprudenziale si fonda sull'art. 51 c.p. → prevede una causa di

giustificazione nell'esercizio di un diritto → se ledo un bene giuridico tutelato da una norma

penale nell'esercizio di un mio diritto legittimo, allora tale condotta (pur astrattamente

illecita) diviene lecita.

13 • Primo ragionamento che il giudice deve fare → vedere se in concreto esiste una lesione alla

reputazione / come si fa a verificare prima di tutto quale diritto e quali condizioni?

• Il diritto è → libertà di espressione (più solitamente il diritto di cronaca e di critica)

• E come si opera il bilanciamento?

• Diritto di cronaca → La giurisprudenza ha individuato 3 requisiti che devono

necessariamente sussistere tutti insieme affinchè il diritto di cronaca possa prevalere sul

diritto alla reputazione / quindi se ci sono questi 3 requisiti il soggetto che ha leso la

reputazione di un altro soggetto è scriminato → i requisiti arrivano da una lunga operazione

giurisprudenziale, in particolare sentenza 5259/1984 (sentenza decalogo che individua in

maniera specifica soprattutto 2 dei 3 criteri e viene spesso citata).

• Quindi l'esercizio del diritto di cronaca in ipotesi di fatti lesivi della reputazione è legittimo

in presenza di 3 requisiti:

1. Interesse pubblico (o rilevanza pubblica) del fatto sottostante alla notizia/fatto narrato.

• Perchè un evento diffamatorio può essere narrato se è di interesse pubblico, ma invece non

può essere narrato se è di interesse privato? Perchè posso scrivere alcune notizie, mentre

altre no? Quale diritto e interesse sta dietro al fatto che posso narrare di certe vicende, ma di

altre no? Ha degli interessi per il pubblico.

• Visto che il diritto di informare e il diritto alla reputazione si pongono sullo stesso piano →

il diritto di informare prevale sul diritto alla reputazione solo quando in qualche modo è

funzionale anche al diritto di essere informati dei cittadini o dei singoli di una comunità.

Quindi se quel fatto sottostante alla notizia è di interesse pubblico, allora il diritto di

cronaca prevale sul diritto alla reputazione (purchè sia vero ed espresso in forma civile).

2. Verità del fatto narrato → la Corte di cassazione ritiene che deve essere una verità

oggettiva (corrispondenza oggettiva tra fatto narrato ed evento) e putativa (frutto di un serio

lavoro di ricerca del cronista). Quindi se il fatto narrato non è vero, il cronista può essere

scriminato se dimostrasse di aver diligentemente operato in modo tale da ritenere che quel

fatto fosse vero (devi dimostrare di aver fatto le ricerche adeguate).

• La verità inerisce il fatto narrato → la cronaca è una narrazione dei fatti, e se si narra un

evento che riconduca alla lesione della reputazione di un soggetto, tale evento deve essere

vero.

• È il requisito che viene più messo in discussione = i casi di diffamazione sono sull'esame

della verità del narrato.

• Assume un valore fondamentale soprattutto nel caso dell'informazione giudiziaria

(informazione che riguarda cose della giustizia, in particolare le vicende di natura

penalistica) → perchè l'attribuzione a un soggetto di una notizia riguardo alla sua posizione

processuale ha sempre una portata diffamatoria (perchè affermi che un soggetto ha violato

una norma a tutela del patto sociale). Qui la giurisprudenza è molto rigorosa, e impone al

cronista una particolare precisione → se sbaglio, non solo do un'informazione errata, ma

rendo più grave la posizione processuale del soggetto; quindi un errore che sembra banale

comporta una lesione ulteriore alla reputazione [ad esempio se dico che un soggetto è stato

rinviato a giudizio, e invece ha solo avuto una richiesta dal PM di rinvio a giudizio]

- La stessa cosa vale per i reati → attribuzione a un soggetto di un'indagine o condanna per

un reato diverso da quello per cui è stato effettivamente condannato e più grave, comporta

una lesione della reputazione.

- è il settore dell'informazione più delicato, e si presuppone che chi scrive abbia una qualche

preparazione anche giuridica (la maggior parte degli errori derivano da una non conoscenza

14 del processo / confusione fasi).

- generalmente un errore in questo senso non viene perdonato → anche se ci sono stati dei

casi in cui l'attribuzione a un soggetto di fatti più gravi rispetto a quelli che effettivamente

aveva commesso possono essere ritenuti errori che non ledono la reputazione, magari perchè

quel soggetto era già condannato o indagato per reati simili (quell'informazione quindi non

incide sulla considerazione della comunità verso quel soggetto) → sono interpretazioni

particolari, dettate sul caso concreto.

• Il giudice deve giudicare non sulla base di eventi futuri, ma al momento della

pubblicazione dell'articolo, perchè è lì che si fotografa la portata diffamatoria.

• Verità putativa → la sentenza decalogo della Cassazione (+ altre decisioni successive)

dicono che il giornalista è scriminato, pur pubblicando una notizia non corrispondente al

vero, purchè lo stesso ritenesse che la notizia fosse vera in seguito a un accurato lavoro di

ricerca.

• Caso 1 → giornalista chiede al carabiniere delle indagini, e pubblica la notizia che X è

indagato. Ma invece X non è indagato, anche se era coinvolto nell'indagine. Qui non

abbiamo una verità putativa, perchè le indiscrezioni (anche se provenienti da organi ufficiali,

ma non nelle modalità ufficiali) non bastano a scriminare. L'attività di ricerca del giornalista

non era sufficiente (deve interrogare una pluralità di fonti, o basarsi su una fonte ufficiale).

• Caso 2 (frequente x rete) → Ripubblicazione di una notizia diffamatoria evidentemente

falsa → giornale del Trentino pubblica una notizia di un arresto compiuto lontano da lì,

riprendendola dal TG Rai. Ma quella notizia non era corretta perchè sbagliano il nome

della persona. Il soggetto che si è trovato indicato ha querelato il servizio pubblico, ma

anche il giornale che aveva ripubblicato. Il giornale si difende dicendo che l'aveva preso

dalla Rai (che dovrebbe essere una fonte autorevole, e del servizio pubblico). IL

SOGGETTO NON è SCRIMINATO, perchè la Rai è una fonte indiretta, non è un

comunicato dei carabinieri o il verbale del processo. Quindi se la fonte è indiretta non è

sufficiente la fonte in sé a scriminare chi ripubblica un'informazione (anche perchè sarebbe

uno strumento senza limiti per diffondere una notizia diffamatoria).

• Anche alcuni strumenti di rilancio notizie provenienti da altre fonti (tipo Facebook) non

sono in sé senza rischi → chi, pur ritenendolo vero, contribuisce alla diffusione di notizie

diffamatorie senza averne controllato la veridicità commette a sua volta il reato di

diffamazione (quindi anche i privati).

• La sola indicazione della fonte non è in sé scriminante.

• La cassazione dice che la verità deve essere completa → non è richiesto al cronista di

essere obiettivo, però talvolta l'assenza di completezza dell'informazione determina un

travisamento della notizia [“X è stato condannato in 1° grado e assolto in appello” VS “X è

stato condannato in 1° grado” → se ometto la seconda parte do una notizia incompleta,

anzi in realtà do una notizia falsa, perchè la verità è unica] → senza la seconda parte il fatto

è totalmente travisato (è una parte essenziale per capire la vicenda giudiziaria). Quindi in

questo caso non è diffamatorio il fatto di essere stati incompleti, ma di aver dato una notizia

falsa, perchè mancava un pezzo essenziale della notizia.

• Ovviamente deve essere falsa quella parte di informazione capace di ledere la reputazione,

non se sbagli a scrivere un'età.

• Il giornalista deve scrivere allo stato della conoscenza degli atti, senza usare quel tipo di

allusioni che fanno pensare a situazioni infamanti, o comunque lesive della reputazione.

• In ambito penale un giornalista non deve mai anticipare cose che non siano state accertate, e

non è scriminato nemmeno se poi si avverano (perchè il giudice deve tener conto della foto

del momento).

[a parte delle ipotesi particolari, ad esempio se ho un soggetto che entra in una scuola e

15 spara a tutti, se prima della condanna definitiva scrivo “l'assassino” va bene, perchè i fatti

sono talmente chiari che è ovvio che sia così]

3. Forma civile dell'esposizione (o continenza) → la forma non deve eccedere rispetto allo

scopo informativo, quindi non deve essere una forma tale da rendere esplicito (o anche

implicito) un preconcetto diffamatorio; in ogni caso deve essere rispettosa di quel minimo di

dignità di cui ha sempre diritto anche la persona + riprovevole.

- In questo requisito la Corte inserisce anche il requisito della dignità della persona e mai

l'offesa o l'insulto gratuito.

- Le espressioni puramente insultanti sono quasi sempre considerate illecite dalla

giurisprudenza.

• Nella sentenza la Cassazione specifica alcuni casi in cui la forma civile può essere

travalicata:

1. giornalista (cronista) non deve usare quegli espedienti tipici dei giornalisti che in qualche

modo consentono di veicolare almeno parzialmente o sottintendere almeno parzialmente

una notizia diversa rispetto a quella narrata / tra questo c'è, ad esempio, lasciare intendere

che oltre a quel fatto (di cui posso pubblicare la notizia perchè vero) c'è dell'altro (lascio

intendere che il caso è ben è grave / altro meccanismo è l'accostamento suggestionale

(accosto un fatto a un altro fatto e creo potenzialmente un'ulteriore notizia).

2. Tono sproporzionatamente scandalizzato (di fronte a una notizia vera un commento che ne

sottolinei eccessivamente il rilievo) / lettore la può interpretare in modo diverso.

• Esempio → la giurisprudenza tende a essere meno severa quando l'informazione/critica

riguarda la vita politica o i rapporti di lavoro e sindacali, oppure i casi + importanti

economici → esistono materia “privilegiate” in cui si applicano diversamente questi criteri

perchè l'interesse dell'opinione pubblica ad essere informata è massimo / materie per cui c'è

maggiore tolleranza per quanto riguarda il linguaggio, perchè si vuole che il libero confronto

di idee sia più libero possibile + si vuole che i cittadini siano informati nel modo più

completo.

• Caso → pornostar voleva diventare un hostess, quindi intrattiene rapporti con politici che

le promettevano un interessamento per l'assunzione in Alitalia. Poi lei scopre che questi non

ci pensavano proprio alla su assunzione, così ha pubblicato un libro su queste vicende

inserendo i loro nomi (erano vicende volgari e violente). La verità dei fatti era difficile da

dimostrare. I 2 onorevoli ne chiesero il sequestro (non possibile per un libro) +

risarcimento danni per lesione della reputazione.

• Qui c'è interesse pubblico in luce del fatto che si parla di politici, o no? Questi soggetti

svolgono un ruolo di rilievo nella società (funzioni pubbliche) + usavano un loro potere per

finalità diverse da quelle che il pubblico amministratore deve perseguire. Usano il potere per

ottenere rapporti sessuali → emerge un forte interesse pubblico a conoscere le modalità

attraverso ci i propri amministratori esercitano la cosa pubblica. Qui c'è un grandissimo

interesse pubblico, ma non tanto per il fatto che frequentino prostitute, quanto per il fatto

che usino la loro funzione per avere dei benefici personali (anche in modo laido). I

particolari sulle preferenze sessuali non aggiungerebbero nulla nella notizia di interesse

pubblico, ma alcune particolari modalità di violenza può dare all'opinione pubblica degli

elementi ulteriori di giudizio riguardo a come tratta gli esseri umani quella persona politica.

• Esempio → Se il prof ha un'amante posso scriverlo? Non è di interesse pubblico! Se invece

ha dei rapporti con una studentessa in cambio di voti, si! Il problema è sempre come i

soggetti esercitano la funzione che gli viene attribuita. Il prof non è un personaggio

pubblico, e quindi ciò che accade nella sua vita privata non è di interesse pubblico, ma lo

16 diventa nel momento in cui utilizza il potere che gli è attribuito per finalità diverse.

• Tutte le fattispecie criminose sono di interesse pubblico perchè rompono il patto sociale tra i

consociati → le notizie che riguardano i reati sono di interesse pubblico.

• Caso → Napoli anni '80 giocava Maradona (calciatore decisivo). Poi esce la notizia che

sua moglie aveva flirt con un suo amico. La moglie stessa dice che è una notizie non di

interesse pubblico, quindi che la sua reputazione era lesa → chiede risarcimento.

→ Come si può dire che questa notizia sia di interesse pubblico? Si potrebbe giustificare

sulle prestazioni negative in campo di Maradona [ricorda che le personalità non sono solo

quelle che hanno un potere ad esempio previsto dalla legge, ma tutti coloro che hanno un

potere di determinare le tendenze della società – pensa a Vasco = influenza le generazioni /

quindi concetto di persona pubblica non deve essere limitato al politico].

→ ci possono essere 2 letture diverse:

a) una che vede i fatti della moglie come privati;

b) notizia di interesse pubblico perchè in qualche modo incide sul marito.

→ qui la Cassazione dice che non c'è interesse pubblico, perchè c'è distinzione tra interesse

pubblico e interesse del pubblico = non tutte le notizie che in qualche modo sollecitano la

curiosità del pubblico possono essere ritenute in sé di interesse pubblico.

• Distinzione diritto di cronaca e diritto DI CRITICA → cronaca = narrazione dei fatti

critica = interpretazione dei fatti / è espressione dell'opinione di un soggetto in relazione a

un determinato fatto.

• Per la critica valgono gli stessi requisiti che ci sono per la cronaca? È complicato.

• Bisogna prima di tutto mettere in discussione che ci sia una linea di demarcazione netta tra

le due → è molto raro che si sia una cronaca PURA senza che vi sia alcuna influenza del

soggetto che la scrive (quindi senza che quella notizia sia filtrata dal pensiero di chi la

scrive) = è difficile distinguere i due diritti.

• La distinzione è artificiale → la giurisprudenza ne tiene conto, ma spesso in modo

marginale.

• Per i 2 diritti si può però ragionare diversamente → critica deve essere su un piano di

interesse pubblico (o comunque deve esserci il requisito dell'utilità sociale), quindi la

differenza tra i due diritti è più sugli altri 2 requisiti:

1. Verità → il concetto di verità è in contraddizione con il concetto di critica: se è un'opinione

non può essere vera o falsa (al massimo può essere fondata o infondata). Anche se il

requisito di verità applicato alla critica è una contraddizione, può essere applicato non in

relazione al giudizio, ma in relazione al fatto sottostante (se critico un soggetto sulla base di

un fatto falso, la critica sarà illecita, perchè esercitando il diritto di critica diffondo un fatto

falso).

- il requisito della verità sussiste quando la critica non è una critica puramente ideale (tipo

critica a dottrina filosofica); ma se la critica si fonda su dei fatti, quelli devono essere veri.

2. Forma civile (stesso discorso) → se la intendiamo come dovere di obiettività è evidente che

è un requisito che non si sposa con il diritto di critica (che in primo luogo è prendere

posizione sull'interpretazione dei fatti).

- Chi esercita questo diritto sarà soggettivo e non obiettivo (dirà il suo punto di vista).

- Però riguardo la forma civile ci sono dei limiti → insulto gratuito (critica non

argomentata che si limita a denigrazione del soggetto) / linguaggio (se con delle modalità

espressive si finisce con il comunicare un fatto o sottintenderlo, allora la forma civile non

sarà rispettata.

17 • Altri aspetti → la giurisprudenza della Corte europea tende ad ammettere una maggiore

ampiezza al diritto di critica (quindi critiche feroci) soprattutto in determinati settori (ad

esempio critica politica o sindacale) → criteri più permissivi.

• Caso → udienza di un processo a carico di Berlusconi (corruzione giudice), all'uscita

dall'udienza un uomo gli dice “buffone fatti processare altrimenti farai la fine di Don

Rodrigo”. Qui il reato è ingiuria (perchè il soggetto era presente) in primo grado il giudice

condanna il soggetto / poi appello → il giudice ragiona sulla legittimità della frase (che era

poco più di un insulto gratuito / non è una critica argomentata ma espressione di sprezzo).

La sentenza d'appello parte da un'affermazione che riprende dalla giurisprudenza della

Corte europea dei diritti dell'uomo: dice che ci troviamo di fronte a qualcosa di più di un

personaggio noto, ma una personalità assoluta della storia. Proprio perchè ci troviamo di

fronte a tale personaggio, i limiti al diritto di critica sono attenuati (quindi è ammessa

anche una critica “rozza”. In questo caso la Corte dice che non ci trovuamo di fronte aun

insulto gratuito, perchè comunque la critica (se pur nella sua povertà letterale) si fonda su

dei fatti: “fatti processare” → la critica sta nel fatto che egli tentasse di evitare un processo

attraverso degli espedienti. Il soggetto viene assolto.

• La logica è che il fatto di attribuire a un soggetto un insulto non ha portata diffamatoria

perchè il linguaggio politico è rozzo / in realtà la ragione di fondo si riconnette all'interesse

pubblico (l'ordinamento democratico prevede che chi esercita un potere sia posto sempre

sotto i riflettori dell'opinione pubblica) / per questo si ammettono anche critiche che non

sarebbero ammissibili in altri contesti.

• Lo stesso discorso vale per la critica sindacale: rapporto lavoratori/datori di lavoro è già un

rapporto in cui ci sono interessi in conflitto fra loro → proprio per il rilievo costituzionale di

questo conflitto si accetta che anche affermazioni quasi meramente insultanti siano

espressioni lecite.

• Più alto è l'interesse pubblico, più il linguaggio può essere in qualche modo forte.

• Intervista diffamatoria → se in un'intervista un soggetto pronuncia espressioni

chiaramente diffamatorie (ad esempio attribuendo un fatto) nei confronti di un soggetto. Il

cronista che ha sollecitato l'intervista può pubblicarla senza essere ritenuto lui responsabile

delle affermazioni del soggetto? Dipende :

• se ragioniamo in termini penalistici il soggetto è coautore del reato / ma ci possono essere

dei casi in cui la responsabilità dell'intervistato e dell'intervistatore si scindono → quando la

notizia in sé non è quanto comunicato dall'intervistato, ma l'intervista stessa.

• Esempio → Bossi era alleato con Berlusconi, poi si dividono e diffonde una serie di critiche

molto dure dicendo che Silvio era un mafioso. Il giornalista può pubblicare l'intervista? Qui

la notizia non è “Berlusconi è un mafioso”, ma è che 2 soggetti leader politici si lasciano e

si attribuiscono dei reati gravi → questa è la notizia di interesse pubblico. Non che

Berlusconi sia mafioso, ma che BOSSI DICA che Berlusconi è mafioso. È di interesse

pubblico l'intervista in sé, più che il fatto sottostante.

• Requisito della verità → per la posizione dell'intervistatore c'è, se Bossi ha effettivamente

detto quelle cose.

• Forma civile → la notizia è più vera se si pubblicano le esatte parole (quindi intervistatore

non deve intervenire sulle frasi pronunciate, ma lasciarle crude e violente). Così il lettore

può dare un giudizio sulla personalità dell'intervistato. Non è nemmeno necessario che

l'intervistatore “si dissoci”, è sufficiente che assuma una posizione di terzo osservatore dei

fatti (quindi che non sovrapponga la sua posizione, o aderisca a quella dell'intervistato,

altrimenti sarà in concorso con questo).

18 • Diritto di SATIRA → tracciare il confine del lecito e bilanciamento: vedere se i criteri visti

per cronaca diffamatoria possano applicarsi anche alla satira, o se essa ne abbia di diversi o

non ne abbia.

• Non c'è una risposta esatta o una definizione legislativa di cosa sia la satira / né regole

fissate dal legislatore ad hoc.

• L'esame sui limiti al diritto di satira è nella giurisprudenza / Corte europea dei diritti

dell'uomo.

• Art. 33 → arte e scienza sono liberi (a noi interessa libertà dell'arte) → secondo alcuni

questo richiamo imporrebbe una maggiore intensità alla tutela della satira rispetto alle altre

forme espressive → visto che la Costituzione non pone limiti all'arte, se la satira è arte deve

avere maggiori libertà → il prof su questa riconduzione al 33 ha perplessità, perchè altre

forme di manifestazione del pensiero sono arte 8anche lo stesso giornale); quindi il tema del

rapporto arte/ espressione va inquadrato nel ragionamento del 21.

• Se tendiamo al concetto di buon costume in modo rigido, la satira non può starci dentro,

altrimenti sì.

• Il richiamo al 21 è rilevante nella teoria del rapporto tra informazione e potere.

• La satira è molto antica (Grecia/medioevo-buffone di corte) → idea della presa in giro del

potere → idea molto diversa dal diritto di satira → affermazione (stato liberale) di un diritto

di critica del potere attraverso qualsiasi espressione, anche la più forte che sbeffeggia il

potere stesso.

• Il diritto di satira è in qualche modo coevo e corrispondente all'affermazione del pluralismo

religioso (diritto di porre in discussione nella maniera più feroce i dogmi della fede) →

diritto alla bestemmia inteso come rendere ridicolo ciò che invece è sacro →

desacralizzazione. Quindi la satira è figlia della libertà religiosa (anche se non ha ancora la

sua tolleranza).

• Satira figlia di critica al sacro, e anche a quella concezione secondo cui tutto ciò che

riguarda il potere deve essere reso conoscibile → anche attraverso la satira lo rendo visibile.

• È desacralizzazione da una parte e irriverenza dall'altra.

• Come tutti i diritti anche la satira ha dei limiti → [primo criterio] una delle regole

fondamentali per ragionare sulla sua liceità è la direzione in cui va la satira:

1. satira che va dal basso verso l'alto (parte dal basso e critica il potere) → la satira sarà satira e

sarà tendenzialmente lecita (perchè svolge la funzione di desacralizzazione e irriverenza);

2. satira che va dall'alto verso il basso → difficilmente potrà essere ritenuta satira, ma sarà un

modo attraverso il quale il potere crea il nemico (nazisti che facevano satira sugli ebrei):

forma di istigazione all'odio, tentativo per favorire la discriminazione).

• [secondo criterio] a chi si rivolge la satira → verso un singolo o verso un gruppo / se

colpisce una persona i limiti saranno gli stessi del diritto della reputazione, coniugati alle

peculiarità del diritto di satira.

• Satira in relazione ai 3 requisiti:

1. Requisito interesse pubblico → nella satira che si dirige verso una persona ha un particolare

rilievo.

• È una parodia, un'interpretazione sarcastica o critica di un soggetto.

• Rappresentazione distorta di un soggetto / qui spesso la giurisprudenza richiede che sia noto

l'originale (soprattutto se la satira è caricatura), perchè se la realtà della persona è ignota

allora il disegno caricaturale non si affianca, ma si sostituisce alla persona reale (in qualche

modo il soggetto viene identificato solo con il disegno caricaturale).

19 • Questo requisito si affianca alla notorietà del soggetto.

2. Requisito della verità → la satira è distorsione della realtà, quindi non potrà mai essere

“vera”, perderebbe la sua logica.

• La regola è che attraverso la satira (come la critica) non si può comunicare al lettore un fatto

falso.

• Giudizio delle corti è più sul contenuto che sulle modalità.

3. Requisito della forma civile → non riguarda il fatto.

• Questo requisito riguarda la libertà espressiva → narri un fatto (vero), su un pubblico

interesse, ma ledi attraverso ad esempio il linguaggio la dignità della persona.

• Usi la forma incivile, l'insulto gratuito.

• Esempio (caso di satira con messaggio sottostante illecito) → Vignetta di Caselli (autore:

Vauro) → teschio con toga con ciuffo biondo (che indica Caselli) con in una mano una

pistola e nell'altra una bilancia. Giudice Lombardini, a seguito di fatti illeciti riguardanti

un sequestro, è stato interrogato e si è suicidato, il giorno dopo esce la vignetta. Di sicuro è

di interesse pubblico, tuttavia la Corte ha ritenuto di portata diffamatoria l'attribuzione a

Caselli del suicidio si Lombardini (infatti non dice solo che egli si è suicidato, ma che

Caselli gli ha dato la scelta: o ti ammazzi, o ti processo). Ma in realtà Caselli ha solo fatto

il suo mestiere, e il suicidio non è di sua resposabilità, mentre la vignetta da il messaggio

esplicito che Caselli ha armato la mano di Lombardini.

• Esempio 2 → (autore: Vauro) nascita governo Berlusconi, neo senatrice Casellati fa un

discorso entusiasta, e la vignetta la ritrae mentre fa un rapporto orale a un microfono. Il

fatto sottostante qui è di interesse pubblico (anche perchè la vignetta non allude al fatto che

quel servizio l'abbia fatto a Berlusconi / non sarebbe corrispondente alla realtà se si

alludesse al fatto che la sua elezione deriva da prestazioni sessuali), tuttavia questo atto

sessuale sottomette la donna, quindi viene leso quel principio minimo di dignità della

persona umana che appartiene a tutti. La Corte ha fatto questo ragionamento nella

sentenza / quindi è diffamatoria.

• La satira però può anche indirizzarsi a gruppi → satira tipologica (che si riferisce a tipi) →

è tendenzialmente sempre lecita perchè effettivamente manca un bene giuridico tutelato. In

alcuni casi questa satira può essere lesiva, in dipendenza alla grandezza dei gruppi (se si

concentra su meno persone / pensa alle minoranze religiose).

• Religione → esempio classico: da un lato è massima espressione del potere (quindi massima

libertà di satira / massimo spazio per la critica) / dall'altro la fede è anche un sentimento

profondo di una persona (uno dei tratti che la connotano) → quindi un'offesa alla religione

può ledere un sentimento che merita tutela (sentimento religioso), soprattutto nell'irrisione

dei suoi simboli. Quindi ci sono 2 tendenze contrapposte: massima libertà da un lato,

massima tutela dall'altro.

• Criterio → la satira che deride il rapporto tra il singolo e Dio può essere ritenuta illecita,

mentre la satira che mette in luce le Chiese e i loro rappresentanti come istituzioni sarà

tendenzialmente lecita (nei casi non è facile capire da che parte si sta).

• Il potere religioso è il potere che la satira deve desacralizzare più di tutti (POTERE, e non

sentimento religioso).

• Esempio → vignetta con Papa che dice “ze a lui piacciono tanto i minorenni può farzi

prete” → doppio messaggio (1) critica Berlusconi e le sue abitudini 2) problema pedofilia

nella Chiesa. È lecita perchè è una critica nel modo in cui la Chiesa esercita il suo potere.

20 Trattamento dei dati personali

• Regolamento europeo (che entrerà in vigore a Maggio 2018) → regolamento generale sulla

protezione dei dati personali (approvato nel 2016) / introduce novità in questa disciplina.

• Il rapporto tra la legislazione vigente (quindi d.lgs. 196/2003 codice della privacy italiano) e

il nuovo regolamento europeo è problematico perchè l'Unione ha usato lo strumento del

regolamento, che quindi è direttamente applicabile (non deve essere recepito). Quindi

mentre la legge italiana recepiva una direttiva del '95 (tutela della privacy), quindi era

filtrata dalla legge nazionale, con questo regolamento si applica direttamente. Quindi la

normativa italiana deve essere letta alla luce del regolamento (le norme del regolamento che

prevalgono sulla legge italiana dovranno essere applicate, e la legge italiana sarà applicata

solo nella parte on disciplinata dal regolamento).

• Quindi sarà necessario individuare quali norme interne sono state abrogate dal regolamento,

e quali non sono del tutto compatibili con esso (e quindi vanno riformate) / commissione

governativa sta tentando di ragionare su questa opera di adattamento.

• [Ragioniamo come se fossimo già a Maggio]

• Maggiori novità del regolamento:

1. Le regole di protezione dei dati personali si applicano a tutti i soggetti che trattino dati

relativi ai cittadini europei / c'era stato un conflitto in particolare con gli Stati Uniti, perchè

il trattamento dei dati agli over top (Google, Facebook..) avvengono in società fuori

dall'Europa, e che quindi seguono le regole statunitensi. Questo ha portato a un conflitto,

perchè la Corte di giustizia ha affermato che invece essi avrebbero dovuto rispettare le

regole del diritto europeo se si trattava di dati di cittadini ue. Loro invece volevano applicare

solo legge americana → giurisprudenza + legislatore europeo con dei trattati con USA

hanno imposto il diritto a trattamento secondo le regole europee. Tutto ciò riguarda il

trattamento di dati in generale (e non a fini giornalistici).

2. Rafforzamento dell'autorità centrale per la garanzia dei dati personali → direttiva '95

aveva previsto solo un coordinamento tra i garanti europei (autorità di protezione dei dati) /

ora si danno regole più precise all'autorità europea di protezione dei dati, che ha + poteri e

una strumentazione più ampia.

3. Previsione di nuove figure per la garanzia del trattamento dei dati all'interno

(soprattutto) delle aziende → nuova figura professionale → “data protection officer”:

soggetto autonomo che ha la funzione di verificare riguardo alle modalità con cui le società

conservano e usano i dati personali.

• L'idea del regolamento è che → l'idea del trattamento dei dati come diritto individuale (per

cui il singolo controlla e richiede in alcune ipotesi la cancellazione, rettifica, aggiornamento)

è irrealistica (pensa che i nostri dati sono OVUNQUE, non solo in rete ma anche in

Università, ad esempio); quindi bisogna garantire che questo trattamento sia corretto →

quindi si aumentano gli obblighi relativi alle modalità di trattamento e di conservazione dei

dati, si moltiplicano i soggetti che hanno la funzione di controllarli (in qualche modo il

diritto al trattamento dei dati diventa da un interesse individuale a un interesse collettivo).

• Trattamento dei dati in relazione al diritto di informare/cronaca (era stato sancito il diritto

all'oblio per via giurisprudenziale) → ora c'è una più precisa affermazione normativa

collegata al diritto di cancellazione dei dati che non sono più attuali (quindi non è una

novità, ma una codificazione di qualcosa che era già stato affermato in via

giurisprudenziale).

Tutela dei dati personali filtrata con l'esercizio della libertà di manifestare il proprio pensiero

• Limiti alla tutela dei dati personali →

21 • Diritto alla privacy → è uno di quei nuovi diritti che sono emersi nella realtà sociale, e, pur

non essendo nel testo della Costituzione, sono stati espressamente riconosciuti come diritti

inviolabili dell'umo ai sensi degli artt. 2 e 3 / quindi concetto legato a dignità sociale. Poi il

fondamento di questo diritto è stato trovato anche negli artt. 13 e 24 (garantisce domicilio) /

15 (segretezza corrispondenza) → quindi tutte norme che garantiscono una sfera privata

del cittadino in cui si escludono le interferenze di terzi.

• Questo diritti precede la normativa dei dati personali →

- la cassazione lo riconosce a metà degli anni '70 come diritto di personalità diverso dal

diritto alla reputazione

- la prima legislazione sui dati personali è del 1996 → legislazione figlia dei progressi della

tecnica, perchè già da allora si poteva accedere ai dati personali in modo diverso rispetto al

passato (quindi è nata l'esigenza di avere una disciplina dettagliata) → il fine non è tanto di

garantire il diritto ad autoescludersi dalla società, ma il controllo delle informazioni che

riguardano un soggetto.

• Ci sono stati continui cambiamenti, fino a che legislatore non fa un testo unico (codice in

materia di protezione dei dati personali / decreto 196/2003 / quella che per noi è l'attuale

legge sulla privacy).

• Abbiamo una disciplina generale, salvo disciplina derogatoria:

• Prima parte → contiene le regole generali che valgono per tutti i trattamenti dei dati

personali.

• Prevede una serie di definizioni, ad esempio i soggetti:

1. titolare → non è il titolare del dato (che è l'interessato), ma il soggetto a cui competono le

decisioni riguardo finalità o modalità del trattamento.

2. Responsabile → soggetto preposto dal titolare al trattamento dei dati.

3. Data protection officer → controlla le modalità si trattamento dei dati personali.

• Definizione del trattamento dei dati personali → non è solo la diffusione di un dato

all'esterno, ma qualsiasi operazione che ha ad oggetto un dato personale / ogni trattamento

deve avere il consenso dell'interessato.

• Definizione dato personale → qualsiasi informazione relativa a un soggetto che la possa

identificare o che comunque la rende identificabile. I dati possono essere:

1. generali

2. sensibili → appartengono alla sfera più intima della persona (legislatore prevede un elenco

tassativo, tipo i dati sanitari) / dati che in qualche modo caratterizzano l'identità di quel

soggetto / trattamento di questi dati è sottoposto a regole più severe.

• Codice prevede delle regole generali per il trattamento dei dati sensibili (sempre nella

prima parte del codice):

1. necessità del trattamento dei dati → i dati sono qualcosa di prezioso, quindi qualcosa che

non vada sprecato, e non vada usato fuori dalla stretta necessità di quel trattamento;

2. lealtà e correttezza del trattamento → i dati devono essere raccolti e diffusi senza raggiri a

danno dell'interessato

• Caso iene → hanno fatto un servizio in cui con un pretesto facevano asciugare la fronte a

dei politici, per poi invece fare un test per vedere se facevano uso di sostanze stupefacenti

(anche perchè in quel periodo si stava parlando della possibilità di fare dei controlli in

22 discoteca sui giovani). Allora fanno questa cosa, anonimizzano i dati e viene fuori che un

numero rilevante ne faceva uso: funzione informativa per far vedere che si drogano anche

loro (che devono legiferare su quel tema), e non solo il giovane in discoteca. Viene lanciata

la trasmissione, e c'è stato un ricorso al garante da parte degli interessati. Il garante vieta

la trasmissione perchè il trattamento dei dati è stato fatto in modo ingannevole (non

avevano dichiarato lo scopo del trattamento, e in qualche modo avevano raggirato

l'interessato). La Cassazione ha confermato il provvedimento del garante che dice che il

trattamento era illecito, nonostante le Iene si siano giustificate dicendo che era di interesse

pubblico, e se glielo avessero chiesto apertamente non si sarebbero mai prestati al tampone.

→ c'è un evidente conflitto in cui il garante prima, e la Cassazione dopo hanno confermato

l'illiceità del trattamento.

• Caso 2 → programma radio fa telefonate fake, e fingendo di essere un politico telefonano a

uno che stava per fare in ministro nel nuovo governo Renzi. Questo,pensando che fosse una

conversazione privata, racconta delle informazioni riservate su come avrebbe ottenuto

quella carica. La conversazione viene diffusa. La notizia è di grandissimo interesse

pubblico, ma dall'altra parte c'è una persona che è stata ingannata (non avrebbe detto mai

quelle cose se avesse saputo che non era una conversazione privata). Infatti il garante poi

dice che nonostante l'interesse pubblico, il trattamento dei dati era illecito in ragione del

fatto che ci si trovava di fronte a un raggiro / il pensiero di una persona che parla nel

privato non è detto che rappresenti la verità o l'effettivo pensiero.

3. proporzionalità e pertinenza del trattamento → io posso trattare solo i dati necessari a

quello scopo, e solo nei limiti in cui sono necessari (devo trattarli in modo proporzionale) /

non posso conservare dei dati per troppo (ma solo quelli necessari a quel trattamento, finchè

quel trattamento è in corso).

4. Correttezza dei dati (non del trattamento dei dati, ma solo “dei dati”) → i dati devono

essere esatti/aggiornati. Il soggetto ha diritto ad aggiornare i propri dati. L'interessati, quindi,

ha diritto non solo a dare il consenso in origine al trattamento dei dati, ma anche ad altri

diritti connessi al trattamento dei dati.

• Seconda parte → il legislatore identifica una serie di trattamenti in ambiti specifici /

disciplina derogatoria / i principi generali si applicano a tutti i trattamenti, salvo queste

specificazioni + disciplina speciale (tra cui trattamento dei dati personali per finalità

giornalistiche/informative).

• Questa disciplina si affianca ad altri temi che riguardano il rapporto da una parte tra

informazione, diritto alla memoria, dall'altro il diritto all'oblio e alla riservatezza.

• Per l'utilizzo dei dati dei terzi → regola generale: ci deve essere l'autorizzazione del garante

e il consenso dell'interessato / questa regola generale incontra delle eccezioni in ragione

delle finalità di trattamento.

• Trattamento dei dati per finalità informative (disciplina diversa rispetto alle regole generali)

→ si eliminano autorizzazione e consenso, sia che si tratti di dati generali che sensibili.

• Quindi chiunque non ha necessariamente bisogno del consenso per poter trattare dati

personali per finalità informative.

• Norme fondamentali del codice privacy → da 136 a 139 + codice di deontologia relativo al

trattamento dei dati e allegato al codice stesso (di solito i codici deontologici sono codici che

si da una categoria e hanno funzione solo all'interno del gruppo / qui è anomalo perchè è

fatto anche dal garante / in qualche modo esplicita le regole che i giornalisti devono seguire

nel bilanciamento tra privacy e informazione / è più una tipica fonte secondaria, quindi che

23 da attuazione alla fonte primaria / le regole contenute sono una fonte di diritto statale, e non

professionale, e devono essere rispettate da tutti).

• Art. 136 → delimita l'ambito della normativa speciale, individuando i soggetti (ad esempio

giornalista) a cui si applicano quelle regole che prevederà l'articolo successivo.

• Art. 137 → ci dice cosa si applica e cosa non si applica, in linea con il 21 Cost. (vieta

censura stampa).

• L'autorizzazione sia del garante che dell'avente diritto avrebbe mutilato la possibilità di

diffondere informazioni → regola è sempre la stessa: tu scrivi e se violi sarai responsabile.

• Per la prima volta è il legislatore che detta i criteri per il bilanciamento (abbiamo visto che, a

parte la diffamazione, i bilanciamenti sono tutti di carattere giurisprudenziale).

• Comma 3 → in caso di diffusione di dati non esistono limiti generali al diritto di cronaca:

posso scrivere qualcosa di interesse pubblico, purchè non leda la reputazione (“restano

fermi i limiti del diritto di cronaca, in particolare, quello dell'essenzialità de''informazione

riguardo a fatti di interesse pubblico. Possono essere trattati i dati personali relativi a

circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in

pubblico”).

• Vediamo qui i limiti del diritto di cronaca:

1. Limite della verità → parlare di verità in un trattamento non ha senso, è un'incongruenza (è

più pericolosa la diffusione di una notizia vera, ad esempio un dato sanitario, la verità del

dato è molto più lesiva del diritto di riservatezza rispetto alla falsità del dato stesso).

2. Requisito forma civile → non ha senso nemmeno questo, perchè qua non stiamo parlando

della narrazione di un evento: il dato non è civile o incivile.

[questi 2 sono nel 137 un po senza senso]

3. Interesse pubblico → è l'unico requisito del trattamento dei dati personali, e fondamentale.

Nel diritto di cronaca l'interesse pubblico deve essere nell'evento narrato, qui si dice

qualcosa in più → i fatti devono essere di interesse pubblico, ma il dato, l'informazione

deve essere essenziale per la comprensione di quell'informazione. [questo requisito viene

specificato nel codice deontologico all'art. 6 / pone anche confine tra le persone note fra

sfera pubblica e privata → la sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni

pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo

o sulla loro vita pubblica]

• Esempio 1 → vengono pubblicati i membri dell'associazione massonica grand'oriente

d'Italia / i componenti non sono segreti, ma c'è comunque un vincolo di riservatezza (su

internet non li trovi). Per vedere se questa pubblicazione è legittima bisogna vedere le

ragioni che hanno condotto a quella pubblicazione. Non essendo avvenuto nessun fatto di

cronaca che ha posto l'associazione sotto i riflettori (ad esempio nel caso in cui ci fossero

stati dei nodi di potere in quella loggia), il garante ha detto che c'è la violazione del

principio dell'essenzialità dell'informazione.

• Esempio 2 → Vengono pubblicati da un giornale i compensi erogati dalla Rai a Fazio +

composizione del suo patrimonio immobiliare + foto abitazione e indirizzo in cui vive.

Qua l'indicazione del compenso può essere pubblicata (la Rai è un soggetto pubblico e i

soldi discendono dal canone / quindi sono modalità con cui usa i soldi ono di interesse

pubblico) + il patrimonio immobiliare non è di interesse pubblico, tuttavia è pubblico in

quanto possa essere visto nel catasto.

Ma per quanto riguarda la foto e l'indirizzo → è stato considerato illegittimo, in quanto

(anche se è un personaggio pubblico) il dato è inessenziale all'interesse pubblico.

• Foto emblematiche → foto che i giornali usano per rappresentare un fatto comune (non

24 voglio filmare una persona nello specifico, ma un “modello”, tipo “le domeniche a piedi” e

faccio un filmato alla famiglia tipo) → c'è stato un caso in cui un giornale pubblica la foto

emblematica di donna + uomo + 2 bambini, ma uomo non era il marito: qui c'è una

violazione della sfera privata, o il fatto di trovarsi in un luogo pubblico fa sì che ciascuno si

assuma il rischio di essere fotografato? Il garante qua ha condannato il giornale.

• Mantenimento delle notizie sul web nel tempo (uno dei temi fondamentali di oggi) → si

intrecciano il diritto alla reputazione e privacy / notizie che da un lato possono perdere

interesse pubblico, e dall'altro possono diventare non veritiere perchè incomplete / possono

disegnare un ritratto di un soggetto diverso da quello che il soggetto è realmente.

• Per questi motivi la giurisprudenza ha adottato una serie di rimedi per evitare che un

soggetto rimanga sempre intrappolato in un fatto storico che magari l'ha legittimamente

riguardato:

1. Aggiornamento delle banche dati → nel caso in cui una notizia legittimamente pubblicata

e inserita in un archivio, successivamente diventa incompleta perchè si sono aggiunti fatti

nuovi, quella notizia non deve essere né cancellata né necessariamente deindicizzata, bensì

deve essere aggiornata.

• Nasce, legato alla peculiarità della rete, il diritto dell'aggiornamento → il soggetto può

chiedere al gestore del sito di dare conto all'esito successivo della ricerca, cos' l'archivio

resta completo, ma il lettore ha il quadro completo dell'informazione.

• L'obbligo di aggiornare l'archivio è solo a richiesta degli interessati.

2. Diritto a deindicizzare → deindicizzazione può essere richiesta qualora la permanenza di

quel dato in rete costituisca la violazione di un diritto dell'interessato (o perchè quel dato già

dall'origine era illecito, o quel dato è diventato successivamente illecito in ragione dello

scorrere del tempo).

• Qui il tema è dell'oblio → non essere inchiodati a un determinato fatto per tutta la vita.

• In questo caso il rimedio può essere o la cancellazione del dato, o la deindicizzazione (meno

lesivo della memoria storica).

• Si può chiedere di deindicizzare il dato a chi ha trattato quel dato, chi ha immesso quel dato

in rete (al gestore del sito) → problema → in alcuni casi non è facile individuare il soggetto

che ha inserito il contenuto in rete. In quel caso puoi chiedere la deindicizzazione al motore

di ricerca (Google) che faceva emergere la notizia tra le principali. La questione è finita alla

Corte di giustizia, che ci dice come può effettivamente esercitarsi il diritto all'oblio:

• dice che l'attività del motore di ricerca è un'attività di trattamento dei dati personali, quindi

l'individuo ha diritto ad ottenere anche da quel soggetto che tratta i dati (Google) la

deindicizzazione del contenuto.

• Esito concreto della sentenza → nuovo meccanismo per giungere nei fatto ad una rimozione,

deindicizzazione dei contenuti → Google ha preso molto sul serio la sentenza, e infatti ha

istituito un gruppo di studiosi per definire delle regole che devono ispirare il bilanciamento

→ i criteri sono stati discussi con le autorità garanti europee → quelle regole sono diventate

una Bibbia nell'applicazione nei casi concreti.

• La deindicizzazione è sempre in relazione al nome della persona, e ci sono dei ragazzi che

decidono se mantenere o meno l'indicizzazione di quella notizia.

• Esempio → articolo che dice “X ha perso 1 milione alle corse di cavalli” 30 anni fa → X

chiede deindicizzazione perchè vuole evitare che digitando il suo nome esca questa notizia.

Se Google gli da ragione, allora deindicizza. Ma se scrivo su Google “la più grande perdita

nella storia delle corse di cavalli” non è che viene deindicizzato tutto → viene indicizzato

25 solo in relazione alla ricerca del nome di X.

• Decide Google → le decisioni prese da Google sulla deindicizzazione sono sempre

impugnabili in capo ai singoli garanti nazionali (ma la prima a cui devi rivolgerti è sempre

Google).

• Questo sul piano dell'economia è ottimo (perchè si affida a Google tutta una serie di

contenziosi); ma sul piano della divisione dei poteri e del rapporto tra poteri pubblici e

privati pone qualche problema (perchè è una scelta fondamentale che riguarda anche la

memoria storica).

• Due casi interessanti sul diritto all'oblio:

• Caso 1 → 2 terroristi chiedevano (in due casi diversi) la cancellazione di informazioni

relative al loro passato → qui il terrorista chiedeva di deindicizzare le informazioni sul suo

passato di terrorista, affermando che è passato molto tempo, che ha cambiato vita. In

questo caso il garante conferma il provvedimento di Google, che nega la deindicizzazione,

invocando il valore della memoria storica e il valore della libertà di ricerca storica

(dicendo che il terrorismo fu un evento così rilevante nella storia che qualsiasi

informazione su questi eventi ha una rilevanza intrinseca che supera il tempo).

Questo per dirci che in alcuni casi il diritto a ricostruire la propria identità non può

prevalere su altri diritti.

• Caso 2 → in un paesino viene trovato un covo di armi appartenenti a terroristi (quindi

grande interesse pubblico). Li vicino risiede un ex terrorista, che ha fatto un lungo percorso

di uscita dalla lotta armata. L'articolo in qualche modo ripropone il suo passato, anche se

effettivamente lui non c'entrava niente con quel covo. In questo caso si è affermata

l'esistenza di un diritto all'oblio, perchè quella notizia non aveva nessun legame con quel

soggetto, che in qualche modo si era ritrovato senza sua colpa ad essere identificato come

un terrorista.

Responsabilità del direttore

• Art. 3 legge della stampa → ogni periodico deve avere un direttore e se ha mandati

parlamentari deve esserci un vicedirettore responsabile / deve essere un cittadino italiano o

europeo.

• Art. 57 c.p. → contiene la responsabilità del direttore → “salva la responsabilità

dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o vicedirettore

responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico il controllo

necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a

titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in

misura non eccedente un terzo” → quindi non si applica la responsabilità per il concorso,

ma per l'omesso controllo.

• Nel testo originario si prevedeva responsabilità oggettiva e non andava provato l'elemento

soggettivo → per questo si è arrivati alla Corte costituzionale con art. 27 (principio di

responsabilità personale penale) → sentenza 3/56 → Corte pronuncia sentenza

interpretativa di rigetto alla quale poi interverrà il legislatore nel '57 con la formulazione

attuale.

• Giurisprudenza abbastanza ferrea → sono pochi i casi in cui si riesce a non rispondere ai

sensi del 57, quindi di fatto è responsabile per tutto ciò che viene pubblicato. La dottrina

ritiene che nonostante la nuova formulazione “a titolo di colpa” la responsabilità sembra

essere sempre una responsabilità di tipo oggettivo / il direttore può salvarsi solo con un

evento imprevedibile che gli ha impedito di esercitare il controllo.

• Sentenza 198/1982 (Corte costituzionale) → per i grandi giornali il direttore non può essere

26 sempre presente, e questo era sospettato di incostituzionalità per contrasto con art. 3

(principio di uguaglianza), perchè non si opera distinzione tra giornali a diffusione locale e

grandi giornali. La Corte ammette che l'applicazione della disciplina ai grandi giornali possa

presentare problemi pratici, ma questo non è sufficiente a dichiarare l'incostituzionalità della

disposizione, e rientra nella discrezionalità del legislatore.

• Gerarchia all'interno del giornale: direttore e editore che può licenziare il direttore o altri

giornalisti che non si adeguano alla linea del giornale / chi detta davvero la linea del giornale

è il direttore (decide cosa pubblicare e cosa no) → egli può proporre assunzioni o

licenziamenti.

Caporedattore → stretto contatto con il direttore e all'apice; capiservizio → coordinano

vari settori; singoli giornalisti.

• Statuto dei lavoratori → ci sono delle deroghe per l'attività giornalistica = il giornalista che

si discosta dalla linea del giornale può essere allontanato.

• Il direttore responsabile deve essere iscritto all'ordine.

• Può essere che sia un parlamentare a scrivere l'articolo, e rientri nella copertura dell'art. 68,

in questo caso secondo la giurisprudenza la responsabilità del direttore permane → la critica

però è che l'opinione del parlamentare è di interesse pubblico, quindi non escludere la

responsabilità potrebbe limitare la circolazione di notizie di rilevante interesse pubblico, e si

contrasta con il 21.

• Online → dal 2010 l'orientamento è univoco nello stabilire che l'art. 57 non si applica al

direttore della testata telematica:

1. Sentenza Caso Brambilla → art. 1 legge stampa da una definizione di stampa e stampati:

sono considerati in questi termini tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con

mezzi meccanici o fisico-chimici in qualsiasi modo destinati alla pubblicazione.

Online non può essere ricondotto a queste caratteristiche.

Art. 57 si riferisce espressamente ai reati commessi per mezzo di stampa, online non rientra

in questa; per divieto di analogia non si può estendere il 57 a online.

2. Sentenza Caso Amauri (2011) → la corte dice che il 57 non si può estendere per divieto di

analogia in malam partem + anche caratteristiche dell'informazione online impone di non

estendere la disposizione, perchè la condotta richiesta dalla norma è una condotta che per il

direttore del giornale telematico è inesigibile 8nel giornale cartaceo il direttore a fine

giornata legge tutto prima della stampa e svolge il suo controllo; ma nel giornale telematico

le notizie sono pubblicate 24h, quindi il flusso è talmente costante che non ha una concreta

possibilità di svolgere il controllo su quanto viene pubblicato).

• Per il sequestro Sezioni Unite hanno esteso in bonam partem le garanzie del 21 all'online

introducendo una nozione evolutiva di stampa → con questa introduzione c'è una sentenza

della cassazione che dice che del 2010 c'è un orientamento costante che esclude

l'applicazione del 57 all'online, e quindi l'applicabilità rimane esclusa, ma non valuta il

ragionamento e non motiva nulla.

• Aggiornamento sul direttore del giornale → nuova sentenza Cassazione (22/3/2018) →

supera il principio / ha ripreso l'art. 57 affermando che il concetto di stampa va inteso in

senso metaforico “ogni strumenti di informazione professionale” → da un lato la stampa

online ha la stessa garanzia del sequestro, ma il gestore risponde anche degli stessi reati di

cui risponde il direttore del giornale cartaceo.

• Almeno per gli articoli anonimi che provengono dalla redazione si applica il 57, se l'articolo

rimane sul sito per lungo tempo senza che il direttore lo abbia cancellato.

• Per la prima volta la Cassazione rompe quel principio di non applicabilità dell'art. 57 che

sembrava scontato alla luce dei principi costituzionali penalistici.

27


PAGINE

46

PESO

119.49 KB

AUTORE

ambra_23

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ambra_23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'informazione e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Vigevani Giulio Enea.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto dell'informazione e della comunicazione

Appunti diritto dell'informazione e della Comunicazione, prof. Vigevani
Appunto
Riassunto esame Diritto del Lavoro, prof. Vettor, libro consigliato Manuale di Diritto del Lavoro, Roccella
Appunto
Appunti per l'esame di istituzioni di diritto romano
Appunto
Riassunto esame Istituzioni di diritto romano, prof. Buzzacchi, libro consigliato Diritto privato romano, Schiavone ed. 2010
Appunto