TECNOLOGIA DEI SISTEMI PRODUTTIVI E
LOGISTICI 26.02.2018
TECNOLOGIA MECCANICA
manufacturing
Per si intende la produzione manifatturiera, la produzione industriale, tecnologie e sistemi di
lavorazione, tecnologia meccanica. È l’intero processo di trasformazione manifatturiera dai materiali grezzi e
semilavorati ai prodotti finiti, che può includere la realizzazione di componenti nella forma definitiva adatta per
l’assemblaggio di un prodotto finale.
Possiamo avere due tipi di trasformazione:
Trasformazione manifatturiera discreta (output singolo, numerabile): settore automotive
▪ Trasformazione di processo continua (output distinguibile solo dopo confezionamento o imballaggio):
▪ produzione chimica
Ogni singolo pezzo può essere realizzato con uno o più materiali e con processi di produzione differenti. Sono
quindi necessarie delle scelte tra le varie ipotesi. Solitamente ci sono uno o pochi processi che danno la
soluzione ottimale e questa soluzione dipende anche da quanti pezzi devo realizzare, in quanto tempo…
COMPONENTI E MATERIALI
Esempio lattina di alluminio.
È un prodotto industriale molto semplice: realizzato con un solo materiale e presenta tre componenti (parte
cilindrica realizzata tramite imbutitura, coperchio e anello).
Esempio automobile.
È composta da oltre 15000 componenti e quindi presenta una complessità logistica molto diversa dal caso
precedente.
SCELTA DEI MATERIALI
SCELTA DEL PROCESSO PRODUTTIVO
a) Fusione o metallurgia delle polveri
Un pezzo di questo tipo possiamo realizzarlo per
colata/fusione ossia prendendo una forma e colando
dentro il materiale. 1 | Pag.
Con la metallurgia delle polveri abbiamo bisogno di uno stampo realizzato in materiale più resistente alle
pressioni, all’interno del quale mettiamo della polvere metallica che viene compattata e portata in temperatura
per realizzare la sinterizzazione.
b) Forgiatura
Parto da una billetta di diametro più piccolo che viene poi deformata plasticamente dentro ad uno stampo con
una pressa per realizzare per ricalcatura la forma desiderata.
c) Estrusione
A partire da una billetta di diametro maggiore vado a deformare soltanto una porzione facendola passare
attraverso un foro per ridurne il diametro: processo di deformazione plastica.
d) Lavorazione meccanica per asportazione
Parto da una barra di diametro maggiore e asporto materiale, ad esempio tramite tornitura.
e) Giunzione
Collego pezzi diversi per arrivare alla forma
finale per esempio tramite saldatura.
Ogni processo conferisce proprietà diverse al
prodotto che realizza. Non tutti i processi
riescono ad ottenere tutte le geometrie.
Esistono processi diversi che consentono di
ottenere forme diverse.
1° criterio: GEOMETRIA (forma e
dimensione del pezzo)
Minime dimensioni delle parti: abbiamo dei grafici in cui
ogni curva rappresenta un processo produttivo e indica la
minima dimensione ottenibile con quel determinato
processo.
2° criterio: TOLLERANZE DIMENSIONALI in gioco
Sulle righe abbiamo i vari processo produttivi mentre sulle
colonne gli intervalli di tolleranza. Processi diversi
presentano tolleranze diverse.
tolleranza
Con intendiamo i limiti dimensionali entro i quali deve stare un pezzo meccanico, l’intervallo tra la
dimensione minima e la dimensione massima che il pezzo deve avere.
dimensione nominale
La , invece, è la dimensione
figurativa che il pezzo deve avere.
10 ± 0,1
La tolleranza viene messa per garantire che il
funzionamento di pezzi accoppiati avvenga
correttamente. Processi produttivi più fini
garantiscono tolleranze più strette, mentre processi
grossolani permettono solo di avere pezzi con
tolleranze più larghe. 2 | Pag.
Possiamo avere altri tipi di tolleranze: geometrica (perpendicolarità ad
esempio), di rugosità superficiale. Il diagramma mostra su ogni curva un
processo diverso. Sull’asse x abbiamo la finitura superficiale, sull’asse y il
tempo di produzione.
Se vogliamo ottenere una rugosità bassa il tempo di produzione deve
aumentare; con velocità di avanzamento molto elevate non si riescono ad
ottenere rugosità buone. Quando i tempi diventano troppo elevati non ha
più senso usare quel processo.
3° criterio: COSTO DELL’APPARECCHIATURA richiesta dal processo
I range di costi sono molto ampi perché posso trovare macchinari con costi
molto diversi a seconda delle dimensioni, capacità, grado di automazione.
Il machining center è il centro di lavorazione, che rappresenta una macchina fresatrice a più assi che consente
varie lavorazioni a controllo numerico. Per scegliere il processo devo anche tener conto di:
Production volume: volume di produzione [quantità]
▪ Production rate: cadenza produttiva [quantità/tempo]
▪ 4° criterio: COMPATIBILITÀ TRA MATERIALI E PROCESSI
Le scelte di materiali e processi non sono indipendenti tra loro: alcuni processi non si possono applicare a tutti
i materiali. 5° criterio: LAVORAZIONI AGGIUNTIVE CRITERI DI SCELTA
Per lavorazioni aggiuntive intendiamo il bisogno o meno di fare più Lavorabilità del materiale
lavorazioni per ottenere un pezzo. Ci sono vantaggi nel non avere
lavorazioni aggiuntive: risparmio tempo, ma anche piazzamenti ed Dimensioni, forma e tolleranze
è molto più semplice dal punto di vista logistico (non devo Finitura superficiale
movimentare il pezzo, allinearlo nella macchina). Volumi produttivi
Le lavorazioni che non hanno bisogno di lavorazioni aggiuntive
vengono chiamate net-shape. Consentono in un’unica lavorazione Costi di produzione
di ottenere dalla materia prima il prodotto finito. C’è una tendenza Lavorazioni aggiuntive
nella lavorazione industriale di andare verso il net-shape (net-shape
manufacturing). 02.03.2018
1. RICHIAMI SUL COMPORTAMENTO MECCANICO, SULLE PROVE, E
SULLE PROPRIETÀ TECNOLOGICHE DEI MATERIALI
Dobbiamo conoscere il comportamento che hanno i
materiali quando sottoposti a sollecitazioni meccaniche
e come conseguenza di queste sollecitazioni/tensioni
meccaniche i materiali rispondono con delle
deformazioni. Le deformazioni possono essere:
Per quanto riguarda la deformazione a trazione o a
compressione, la possiamo definire nel seguente modo:
− ∆
0
= =
0 0
Dove l = lunghezza attuale e = lunghezza iniziale; con la e identifichiamo la deformazione ingegneristica (o
0
nominale). Per il taglio si usa la deformazione per sollecitazione di taglio definita come:
= 3 | Pag.
Dove a = deformazione che subiamo lungo la direzione di sollecitazione mentre b = intera lunghezza del provino
sollecitato.
1.1. DEFORMAZIONE (STRAIN)
La deformazione può essere definita in modo ingegneristico o in modo reale:
= ⇒ = ( ) = ( + )
La deformazione reale si può calcolare anche a partire dalla deformazione ingegneristica. Le due deformazioni
danno risultati molto diversi. La deformazione è negativa se abbiamo a che fare con compressione, è positiva
se abbiamo una trazione. Noi solitamente utilizzeremo la deformazione reale perché questa gode di alcune
proprietà che rendono i calcoli molto vantaggiosi:
PROPRIETÀ DI SIMMETRIA
▪
Ipotizziamo di avere un provino di lunghezza 10mm e
facciamo due deformazioni: lo sollecitiamo a trazione
finché non arriviamo ad una lunghezza che è doppia
rispetto a quella iniziale e confrontiamo la deformazione
che abbiamo in questo caso con quella che avremmo
avuto nel caso di compressione, in cui deformo il provino
per raggiungere una lunghezza pari alla metà di quella
iniziale.
TRAZIONE COMPRESSIONE
20 − 10 5 − 10
= =1 = = −0,5
1 2
10 10
20 5
= ln ( ) = 0,7 = ln ( ) = −0,7
1 2
10 10
Nel caso reale abbiamo una simmetria dei risultati, cosa molto vantaggiosa dal punto di vista dei calcoli. Questa
proprietà non sussiste nel caso ingegneristico.
PROPRIETÀ DI ADDITIVITÀ
▪
Prendiamo un provino da 10mm e ipotizziamo di avere due
deformazioni una successiva all’altra e in ognuna
dimezziamo la lunghezza. Calcoliamo per il caso
ingegneristico e per il caso reale le deformazioni:
CASO INGEGNERISTICO CASO REALE 5
5 − 10 = ln ( ) = −0,693
= = −0,5 1
1 10
10
2,5 − 5 2,5
= = −0,5 = ln ( ) = −0,693
2 2
5 5
2,5 − 10 2,5
= = −0,75 = ln ( ) = −1,3863
10 10
+ = − ≠ + = −, =
1.2. TENSIONE (STRESS)
Le tensioni vengono definite come rapporto tra una forza/carico e l’area su cui il carico è applicato.
Anche le tensioni possono essere definite con la definizione reale o con quella ingegneristica.
Tensione ingegneristica =
0
Tensione reale = 4 | Pag.
Dove A = area della sezione effettiva (varia momento per momento) e = area della sezione iniziale.
0
Solitamente lavoreremo con grafici e non s – e, salvo rare eccezioni. Finora abbiamo visto un caso in cui
−
la tensione è monoassiale, ma in generale all’interno di un pezzo qualsiasi potremmo avere la compresenza di
più tensioni in più direzioni.
Per ciascuno dei tre assi abbiamo una normale ( ) che
, ,
11 22 33
sollecitano a trazione o compressione il provino. Per ogni faccia abbiamo
inoltre delle tensioni di taglio.
Se mettiamo in una matrice queste tensioni abbiamo 9 elementi: le tensioni
normali stanno sulla diagonale, mentre le tensioni tangenziali stanno nei
restanti punti. Questa matrice viene detta tensore delle tensioni:
Nel caso avessi un provino in cui sono assenti le la matrice diventerebbe:
e nel caso della prova di trazione di semplifica ulteriormente.
PROVA DI TRAZIONE
Se consideriamo un diagramma stress – strain
(tensioni e deformazioni ingegneristiche)
vediamo che questo presenta una serie di fasi:
Tratto lineare elastico
Tratto in cui il provino è ancora in campo elastico
e la curva è rettilinea con una certa
−
pendenza che ci da il modulo di Young (rigidezza
del materiale). questo tratto si mantiene finché il
valore della tensione non arriva il limite elastico
o carico di snervamento.
tensione di snervamento (yeld)
= =
Limite di snervamento
Si parla di limite di snervamento con
deformazione permanente dello 0,2% come il
carico per il quale, una volta rilasciato il provino
dopo aver applicato il carico, la deformazione
che risulta esserci è dello 0,2%.
Campo plastico con deformazioni uniformi
La curva ingegneristica raggiunge un massimo, a differenza della curva reale, che continua a crescere fino alla
rottura perché A diminuisce. Questo massimo delle tensioni si ha perché l’area iniziale non cambia e si verifica
per un valore di stress che viene detto: UTS = ultimate tensile strenght
Prima di questo massimo le deformazioni sono uniformi sul tratto utile del provino.
Campo plastico con strizione localizzata
Dopo questo massimo la s tende a diminuire ed entro nella zona dove abbiamo la strizione localizzata (necking)
dove abbiamo deformazioni localizzate solitamente nella zona centrale del provino. Questa forte diminuzione
di sezione comporta una concentrazione di tensioni nella zona di strizione (in questo punto l’area reale
diminuisce notevolmente). 5 | Pag.
Quando la tensione è diventa troppo elevata porta a rottura il provino: arriviamo al carico di rottura. Su questa
curva si leggono tantissime proprietà del materiale. per il tratto lineare elastico vale la legge di Hooke che mette
in relazione tensioni e deformazioni attraverso il modulo di Young:
=∙
=∙
Questo tratto lineare si mantiene tale anche nel caso
reale. Il modulo di Young si esprime in [GPa].
TRUE STRESS – TRUE STRAIN
= =න = ln ( )
0
0
Ipotesi: conservazione del volume 2
0 0 0
= ( ) = ln ( ) = ln ( ) = 2 ln ( )
0
D = diametro provino
= diametro iniziale del provino
0
ELASTICITÀ E PLASTICITÀ
L’esercizio dei pezzi meccanici si vuole mantenere di solito in campo elastico.
Durante la vita di un prodotto, però, ci sono momenti in cui dobbiamo
raggiungere il campo plastico: momento della lavorazione, per lavorare un
pezzo dobbiamo deformarlo.
CAMPO ELASTICO (
▪ < )
Per questo campo vale la legge di Hooke: nel caso del taglio diventa: con G = modulo di
= ∙ , = ∙ ,
rigidezza a taglio, analogo del modulo di Young.
CAMPO PLASTICO (
▪ ≥ )
Quale relazione modella questo campo? La legge di Hooke non
vale più, ma vale un’altra relazione:
=
n = coefficiente di incrudimento (n<1)
K = fattore di resistenza
La tensione non è più proporzionale alla deformazione. La
tensione è elevata ad un esponente. Il materiale incrudisce:
incremento di resistenza opposto dal materiale alla
deformazione.
Vediamo i possibili andamenti della curva al variare del coefficiente di
incrudimento. Un materiale che incrudisce facilmente (n più vicino ad 1, la
curva tende ad alzarsi) tende ad opporre maggior resistenza alla mia
deformazione. Un materiale poco incrudente ha n che tende verso valori
molto bassi e applicando una deformazione maggiore non tende ad opporre
maggior resistenza.
Più alto è K più il materiale opporrà resistenza alle deformazioni applicate.
Su un diagramma bi-logaritmico la curva descritta dalla relazione diventa
una retta. 6 | Pag.
= +
la pendenza di questa retta è data dal coefficiente di incrudimento mentre
log K è l’intercetta.
RAPPORTO DI POISSON
Rapporto tra la deformazione trasversale e longitudinale (in valore
assoluto). È controllato dalla tendenza del materiale a mantenere lo stesso volume. Possiamo scrivere una
relazione tra modulo di Young, modulo di taglio e rapporto di Poisson:
= ( + )
Vale solamente per materiali isotropi (per materiali anisotropi occorrono le relazioni tridimensionali complete).
TENACITÀ
La tenacità è l’energia che devo fornire per portare a rottura il materiale e quindi rappresenta l’area sottesa
alla curva (energia specifica cioè energia per unità di volume). Il prodotto tra deformazione e tensione per
trovare l’area è [MPa], che possiamo definire come un’unità di pressione, ma anche un’unità di
[energia/volume].
= න
Più un materiale esibisce una curva con un’area grande, più il materiale si dice tenace. La tenacità è molto alta
per i metalli duttili. Perché la tenacità sia elevata la curva deve essere il più alta possibile (materiali resistenti)
e anche il più larga possibile (elevata deformazione prima della rottura).
RESILIENZA
È la resistenza all’impatto. Nel caso in cui io sottoponga il provino ad un carico di
impatto (per esempio mediante il pendolo di Charpy) la prova di resilienza misura
quanto può resistere un materiale all’impatto. Come la tenacità, anche la resilienza
si misura sulla base di un’energia specifica, ma è l’energia sotto il tratto lineare
elastico della curva.
∙
=
Resilienza =
Nella sollecitazione ad impatto il materiale non riesce ad eseguire grandi deformazioni e si rompe subito dopo
aver esaurito il campo elastico. Per un dato materiale quindi è maggiore la tenacità della resilienza. Per una
stima più accurata della resilienza devo fare la prova di resilienza. 7 | Pag.
DUTTILITÀ
La duttilità mi dice quanto riesce a deformarsi il materiale, più si allunga il
materiale tanto più il materiale è duttile. Per misurare la duttilità possiamo
usare due parametri:
Allungamento percentuale. Ammontare di deformazione plastica
▪ del materiale prima di arrivare a rottura.
−
0
% = ∙ 100
( )
0
Riduzione percentuale dell’area.
▪ −
0
% = ( ) ∙ 100
0
Più alta è la percentuale di allungamento più il materiale risulta duttile. Nella curva la duttilità la vediamo
−
nella lunghezza orizzontale della curva.
MALLEABILITÀ
Capacità di subire grandi deformazioni plastiche senza manifestare forti incrudimenti, rilevabile dalla pendenza
della prima parte della curva in zona plastica, prima della strizione (dopo il carico di snervamento).
Nel diagramma bi-logaritmico è rappresentato
dal coefficiente di incrudimento. La malleabilità
è importante quando devo lavorare per
deformazione plastica perché mi richiede meno
energia, meno sforzo.
Diagramma ingegneristico che riassume tutte
le proprietà:
Più verticale tende ad essere il tratto
o verticale più il materiale risulterà rigido;
Lunghezza della deformazione ci dà la
o duttilità;
Maggione è la UTS maggiore è la resistenza
o meccanica del materiale;
EFFETTO DELLA TEMPERATURA
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