Storia economica e sociale di Roma antica
La storia sotto diversi punti di vista
La storia è stata una storia evenemenziale: si fa più attenzione alle grandi battaglie, agli aspetti politici e alle istituzioni. Una storia di grandi uomini, di grandi situazioni, mentre era ridotta la storia della società, perché gli storiografi fino al ‘700 pensavano che il motore della storia fossero dei grandi personaggi (credenza che i grandi personaggi fanno la storia). Ci si concentrava sull’élite e sul suo potere politico, ma dai primi del ‘900 nasce la storiografia sociale.
Passo di una poesia di Brecht
Si pone in modo provocatorio una serie di domande: chi fa l’arco di Tebe, chi gli archi a Roma, chi i palazzi, chi conquista? I grandi personaggi da soli non avrebbero fatto nulla, né i re, né Cesare in Gallia, né Alessandro in India. Quindi Brecht vuole ricostruire il contesto in cui si sviluppano i grandi personaggi, la storia è collettiva e non individuale. Per cui nasce l’esigenza di andare oltre le grandi figure, perché sono esponenti di una società e la stessa va studiata.
Il padre della storia sociale romana è un russo Rostovtzeff: sposta l’attenzione dall’aspetto politico-evenemenziale allo studio di risorse economiche, della società, dei commerci… C’è una svolta culturale nei primi del ‘900, grazie al cambiamento della società di massa, si studia la società contemporanea e non solo. Si inserisce anche la storia evenemenziale in un contesto più ampio. Negli stessi anni degli studiosi modernisti fondano una rivista Les Annales che studiava infatti la storia sociale. Brecht va già oltre, però lo studio del metodo sociale non porta ad escludere i grandi personaggi, anche questi vengono studiati (Bloch = ruolo del re capetingio nella società), mentre per lo scrittore no. Si crea così una storia più ampia e complessiva. Lo stesso processo anche in archeologia: si cercava infatti il reperto prezioso, fino al 1900, quando poi invece si guarda anche cosa c’è intorno.
La storia economica di Roma
Parallelamente nasce un dibattito rispetto alla storia economica: sociale ed economico vanno infatti di pari passo. Ci sono infatti una serie di studiosi influenti rispetto alla storiografia economica: Bucher e Meyer fanno polemica nel ‘800 che non è mai finita e che ha continuato a riproporsi. Vi è una polemica tra primitivismo e modernismo, come si concepisce la storia: Bucher pensava che l’economia antica fosse diversa dalla contemporanea, quindi non si possono usare le stesse categorie (economia semplice, con autoconsumo, economia dell’oikos), Meyer invece pensava che le categorie moderne potessero essere usate per l’economia antica = economia complessa con categorie e problemi simili a quella moderna, l’unica differenza tra le due = quantità. In questo caso entrambi si basano su interessi soggettivi, personali, proprio per questo lo storico deve mostrare la propria categoria di appartenenza, è impossibile mostrare invece un atteggiamento completamente oggettivo da parte degli storici.
Poi anche Weber: ha scritto 2 opere di storia agraria romana e in piena polemica tra Bucher e Meyer, senza prendere posizione, cerca infatti di conciliare le due parti: ha una visione storicista, fanno analizzate le varie fasi storiche (l’economia può essere cambiata, primitiva alle origini e sviluppata in età imperiale, addirittura parla di “capitalismo antico”, ci sono dei protocapitalisti). Gli antropologi non sono d’accordo con Weber perché descrive una storia evoluzionista: da primitivo a economia protoindustriale, però Weber dice che non c’è un unico modello per tutta la storia, i contesti cambiano.
Finley: “i sostenitori arrivano a risultati opposti, pur utilizzando le stesse fonti…”. Scrive negli anni ‘70 e pensa che nella controversia tra le due parti le fonti erano comunque le stesse. Con Finley si parla di neo primitivismo: era un primitivista convinto, ma permette un salto di qualità. Riempie di contenuto: l’economia romana era agricola, forse non era votata all’autoconsumo, forse non era così chiusa, però è marginale, è un economia prevalentemente votata all’autoconsumo per i più umili, ma le altre attività economiche esistevano ed erano marginali (= tutto legato alla terra, credito è minoritario). Finley studia sia il mondo greco che quello romano con attenzione primitivista.
Il ruolo del marxismo
La storiografia marxista nasce da una negazione: lotta di classe, sistemi di produzione e proletariato. Molto non marxisti utilizzano le categorie marxiste: il marxismo insiste sulla necessità di studiare i conflitti sociale, di fare attenzione allo sviluppo dell’economia e di cercare le traccie del proletariato, proprio come voleva Brecht. I primi marxisti pensano però che la società antica sia diversa: non ha sviluppato forme industriali e quindi la coscienza di classe, il proletariato nasce solo con l’industria (= forma di primitivismo). Quando si studia storia antica, non si possano usare le categorie marxiste, almeno secondo Marx e i primi marxisti. Leggere passo di Gramsci sulle slide.
Cosa si pensa oggi dell’economia?
Oggi sviluppo della New Institutional Economics: studio dell’economia attraverso le istituzioni che regolano e condizionano l’attività economica. Ci sono istituzioni formali (= norme e leggi) ed informali (= regole e pratiche sociali). Oggi non bisogna parlare di economia, ma di economie che si inseriscono in un mosaico della storia romana. Ci sono tante forme di economia che coesistono con quella di Roma capitale. Il miglior approccio è quello di studiare le varie economie che possono cambiare a seconda del contesto.
Il caso di Spartaco
Lo storico usa le sue categorie e le dichiara per leggere le fonti antiche, senza inventarle. Spartaco e la lotta di classe sono un problema su cui la storiografia si è molto soffermata: Spartaco rappresenta lo schiavo ribelle, la lotta di classe per eccellenza. Gli spartachisti non si definivano graccani, ma studiano solo i momenti in cui gli schiavi, pur non sviluppando una coscienza di classe, si ribellano. Non è chiaro quale sia stato lo scopo di Spartaco: ribellarsi, scappare, o una rivolta di italici contro Roma. Il conflitto è il motore della storia, quindi laddove c’è conflitto sociale, lo si va a studiare.
Modernismo vs primitivismo
Si parla di modernismo perché le categorie dell’età moderna si possono attribuire al mondo antico (acquisto su grande scala, grande circolazione dei beni...), mentre i primitivisti pensano che tutta questa terminologia non poteva essere attribuita a questo periodo storico.
Quali fonti utilizzate per costruire la storia economica e sociale?
Esistono 3 categorie di fonti che determinano la costruzione di una storia economica e sociale a Roma: letterarie, documentarie e archeologiche.
- Letterarie: testi della letteratura antica e della tradizione manoscritta, quindi su supporto epigrafico (come per le Res Gestae). Testi antichi prodotti dalla cultura classica e tramandata dal medioevo. Solo il 10% ci è pervenuto però e rappresenta quasi solo il pensiero dell’aristocrazia dominante anche se scrittura e lettera erano abbastanza diffuse nel mondo romano. Manca quindi tutto il popolo greco-romano oltre l’élite e anche tutta la parte di popolazione conquistata. Tacito fa parlare ad esempio Calgaco (re dei Caledoni, nell’Agricola), ma lo fa parlare in modo fittizio, è lui che se lo inventa (Plauto e Terenzio anche se non nobili, vengono inglobati dall’élite). Nel ‘800 c’è stata una riscoperta dei manoscritti, vengono studiati anche in modo diversi, vengono riutilizzati (riedizione e critica dei testi). Il De Repubblica di Cicerone è stato ricercato dalla cultura moderna.
- Varrone, De Rustica (quali mezzi usare nelle ville rustiche, quindi ci sono coltivatori diretti e salariati, dà anche un consiglio pratico: far coltivare i luoghi malsani ai liberi che sono pagati a giornata, mentre lo schiavo va mantenuto, quindi non si deve ammalare…).
- Plinio il vecchio, La Storia Naturale (quali erano i prezzi durante le guerre puniche e quindi il potere d’acquisto).
- Ma cosa vogliono dire queste fonti? Plinio mostra prezzi bassi = la società romana antica era molto più sana di quella imperiale che ha molti problemi.
- Documentarie: come le iscrizioni, i papiri e le monete. Tra le fonti epigrafiche ci sono diverse iscrizioni conservate e scoperte, ma che riconoscono il loro periodo d’oro in età imperiale, mentre da Costantino si perdono. Le fonti sono però spesso e volentieri legate all’élite, è difficile che riguardino gli strati bassi della popolazione.
- La tabula bembina rispetto al contenuto di una legge agraria fatta nel periodo postgraccano e che rappresenta anche una fonte molto più sicura di quelle letterarie che vengono scritte dopo l’evento e non durante. Si tratta di una lastra in bronzo, uno dei pochi esempi, poiché la maggior parte venivano fuse ed è molto più precisa rispetto al testo di Appiano, poiché parla della legge agraria nella parte posteriore. Ci sono anche i nomi “publicus” e “privatus” per testimoniare la presenza i questi concetti.
- Ci sono poi dei cippi che rappresentano la divisione e i confini dei terreni sulla base della riforma graccana. Sono fondamentali come fonti, poiché permettono di dimostrare che la legge è stata messa in atto, cosa non dimostrabile dagli scritti di Appiano. Si trovano nell’Appennino meridionale.
- Fonte epigrafica di un mercante di Aquileia che permette di capire la difficoltà dei rapporti commerciali già al tempo, la sua articolazione per quel che riguarda il commercio sul Po e l’utilizzo di queste epigrafi come decorazione di chiese e monumenti artistici se particolarmente belli. Il mercante sottolinea anche l’importanza di fare un bilancio delle proprie spese: ciò che si è perso e ciò che si è acquistato.
- Un altro tipo di fonte che spesso non viene considerata è il coccio, ce ne sono infatti diversi che presentano addirittura dei timbri di autorità che ne certificano l’avvenuto controllo: possono avere il marchio o meno, nel caso di Aosta si attesta il nome di Augusto, c’è scritto “RPA” ovvero res publica augustanorum, per identificarne la provenienza.
- Partita di tegole trovata ad Aosta, in cui c’è scritto che è la seconda partita di 10 tegole, si tratta di una testimonianza di vita quotidiana. È importante perché i modi di pensare e i meccanismi non venivano mai descritti nelle fonti letterarie.
- Inoltre, vi sono diverse etichette di piombo della grandezza di un dito che testimoniano la capillarizzazione dei commerci, rappresentano dati preziosi e hanno un buco in cui infilare lo spago. Vi è la segnalazione del proprietario (Aulo Giunio), del prodotto e la quantità sul retro. La natura del prodotto potrebbe essere medica: una pomata per emorroidi o un collirio.
- Mentre anche le monete sono una fonte per eccellenza: inizialmente in argento e bronzo, dall’età di Cesare anche in oro, venivano fuse per fare lingotti per la tesaurizzazione, infatti si creano delle proto banche per il credito e la tesaurizzazione del denaro in modo ancora primitivo. Sono fonti importanti sia a livello documentario che archeologico, soprattutto se studiate dal punto di vista dello scambio e della circolazione: di solito si faceva riferimento alle lettere di credito, se no si trasportavano tramite anfore. Non era inusuale che le monete venissero nascoste nelle anfore colme di vino in maniera tale che non venissero rubate.
- Archeologiche: sono molto importanti e ci fanno capire il livello della produzione e dell’urbanizzazione. Un esempio è un frantoio nella zona di Cuneo, la villa di Costiglione Saluzzo, per quel che riguarda la produzione, ma anche le ville permettono di capire lo sviluppo urbano in aree che si pensavano abbandonate come la Villa dell’auditorium a Roma, trovata nei primi anni 2000, ma che risale al V secolo a.C.. Cicerone si compra una villa all’interno della quale vi sono dei documenti che indicano i contatti di credito – debito (la villa costava molto, una parte l’ha pagata, un’altra invece si è impegnato a pagarla dopo). Il problema però è che spesso si cede il credito: ci sono più creditori e si dà il credito di uno ad un altro per farlo fruttare. Non si tiene un bene senza sfruttarlo come nel caso del pegno: ho bisogno di soldi e do al mio creditore un mio bene che a sua volta fa un debito su quel pegno. Meccanismo di proto banche va in crisi quando il creditore non riesce a pagare.
Grazie al digesto: raccolta di casi giuridici concreti, possiamo vedere i vari rapporti economici e come questi venivano regolati. Ma anche grazie a racconti: in 1/3 dei capitoli di Catilina si parla di mancanza di soldi e della crisi = sappiamo che c’era una crisi economica. Cesare conia quindi la moneta aurea per risolvere grandi problemi, non conia tante monete, ma impone un limite al denaro contante che si possedeva in casa, in maniera tale che i grandi dovessero sbarazzarsene e ci fosse maggiore circolazione finanziaria (fino a Tiberio non ci sarà più nessuna crisi).
La teorizzazione economica a Roma
Finora teorie e fonti storiografiche, ma quali categorie romane? Cosa dicevano i romani? L’approccio romano com’era?
Economia deriva da una parola greca che vuol dire “i conti della casa”. L’unico testo letterario è di Senofonte che in un dialogo politico parla dell’amministrazione della casa. Ci sono opere tecniche di Catone, di Plinio che trattano di problemi economici, ma nessuno dà un’idea di economia in quanto tale. Quindi o non ci sono notizie sulla teorizzazione dell’economia, o semplicemente i romani non la percepiscono come un fenomeno a sé stante.
I problemi economici però esistevano ed erano recepiti con un linguaggio diverso dal nostro: usavano 2 linguaggi quello giuridico e quello filosofico (la morale).
- L’editto dei prezzi di Diocleziano: in cui pone un calmiere, introduce un tetto massimo dei prezzi facendo un discorso di etica. Sostiene che i beni hanno un loro prezzo naturale ed accettabile e se ciò non avveniva era per colpa della cupidigia. Noi oggi invece se dovessimo parlare di calmiere, lo introdurremmo con il carovita, si parla della vita pubblica, mentre per i romani era un discorso etico.
- Plinio: dice come l’eccesso di attività economiche potesse danneggiare l’ambiente, è l’avidità che danneggia l’ambiente, quindi di nuovo un motivo etico. Noi pensiamo che la tutela dell’ambiente sia un dovere, per Plinio era un dovere morale, si commette un peccato morale, non si pensa alla tutela. La natura ha creato le montagne per sé, quindi non si può rovinare la montagna per avidità eccessiva. Non si preoccupa dell’ambiente, ma del modo di comportarsi.
- Digesto di Aristone: parla di un caseificio che portava fumo ai piani superiori, oggi diremmo che danneggia la salute di chi abita nell’edificio, mentre Aristone risponde che dipende se c’è una servitù di passaggio, se c’è allora il fumo va bene. Si tratta di un rapporto giuridico, c’è un contratto e va rispettato, le parti hanno concordato che passasse il fumo. Infatti il digesto riguarda per di più scritti di diritto privato.
- La lex Rhodia de jactu: si tutela il contratto per evitare i conflitti. La norma nasce per una questione di sicurezza, è quella che meglio garantisce i costi di transazione. Si stabilisce anche che chi ha perso di più deve essere risarcito in modo equo dalle altre parti. Diritto romano = common law, con la sua flessibilità permetteva una buona regolazione dei commerci grazie al suo modo di definire una chiave di volta.
Roma conquista il Mediterraneo prima commercialmente e poi militarmente: gli italici vengono sconfitti da Giugurta e da Mitridate perché c’è prima una penetrazione commerciale e poi militare. I romani sviluppano un sistema commerciale flessibile e poi è arrivata la politica e la milizia, anche se è solo un’ipotesi, una spiegazione per capire l’impero vastissimo del Mediterraneo (= unificazione politica, oltre che commerciale). Anche il territorio greco viene prima penetrato commercialmente e solo alla fine diventa una provincia. Sono anche riusciti a giustificare la conquista dell’oriente come la necessità di pacificare il Mediterraneo, di difendersi dai pirati ad esempio.
Nel mondo antico i fenomeni economici come noi li intendiamo esistevano tanto da poter usare le nostre categorie, ma utilizzavano una teorizzazione e un linguaggio diverso. Noi possiamo usare le nostre categorie, anche se differiscono dalle antiche pur esprimendo un fenomeno molto simile.
Che economia c’era all’origine?
Alle origini un insieme di insediamenti sui colli che dal 753 iniziano a legarsi, ci si riconosce in un’unica realtà politica con un rito fondativo. I villaggi mettono in comune istituti religiosi (culti in comune), i commerci (scambio di beni) e degli istituti politici (eleggono dei capi che coordinano in comune, eleggono un rex che è anche un leader religioso).
Le fonti antiche letterarie
Ci fanno pensare che i primi romani avessero solo un’economia agro pastorale, perché molti autori insistono sulla purezza delle origini, non praticano lusso, non erano avidi, erano più genuini. Infatti erano legati al bene essenziale = la terra che dà stabilità. I romani antichi erano migliori perché erano pastori e
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