Quarta lezione 31/10/17
Il tempio greco e quello romano: la canonizzazione degli ordini architettonici
Definizione preliminare e nomenclatura
Il tempio è l’emblema dell’antichità, probabilmente proprio perché è un edificio che connota molto il paesaggio. Inoltre è di carattere religioso ed ha origine da una committenza di alto livello, ma ne è l’emblema anche perché è un edificio di forma/modello risultato dell’esito di sperimentazioni pratiche in parallelo ad un pensiero teorico che nel VI a.C. diventa di carattere canonico.
Un tempio canonico è quindi caratterizzato da una struttura trilitica complessa, cioè un modulo di triliti composto da 2 colonne (ripetuto più volte) (dal greco: pietra) verticali piedritti e dove poggia una parte orizzontale detta l’architrave. Ogni elemento che lo compone è in rapporto aritmetico (multiplo) o geometrico (proporzione) con un’unità di misura fondamentale che si chiama modulo, il quale corrisponde al diametro inferiore della colonna. Ciò garantisce armonia, quest’ultima è un elemento cruciale per l’estetica e la filosofia greca.
Armonia è rappresentata dalla giusta proporzione tra la parte (diametro minore della colonna) e il tutto (l’edificio). Ed è proprio fra il rapporto della parte con il tutto che si gioca la strutturazione di un canone, un processo seguito dai greci per i templi già dal V-IV a.C. ma poi standardizzato nel VI a.C. Armonia non solo estetica/apparenza, ma è soprattutto un fattore necessario di carattere pratico (ovvero statico, nell’antichità non esisteva la fisica dei materiali).
Il tempio greco è progettato per una funzione esterna, difatti non si entra quasi mai nel tempio. L’aspetto rituale avviene all’esterno, in uno spazio a cielo aperto dove è situato l’altare, si privilegia quindi uno sguardo d’insieme con il punto di vista nella prospettiva angolare (non frontale come a Roma e il resto dell’occidente), quindi l’edificio è prettamente percepito come solido che occupa uno spazio, di conseguenza collocato al centro di un’area consacrata e raggiungibile da varie strade d’accesso ognuna tangenti rispetto l’edificio.
(A Roma il tempio viene invece trasformato in una scenografia dove la facciata è monumentale e delimita uno spazio, e sarà proprio il principio romano che trapasserà nella storia dell’architettura europea.)
L’ingresso del tempio greco è rivolto ad EST, la struttura generale viene posizionata in direzione est-ovest, al fine di cedere il privilegio alla divinità di poter scorgere al sorgere del sole; questo concetto, dal quale si ispirarono, nella basilica cristiana è rovesciato, l’altare è posto a est, perché il sorgere del sole rappresenta la gloria di Dio.
Nomenclatura delle planimetrie
- Oikos con eschara, tipo di planimetria anche dai greci considerata arcaica;
- In antis, planimetria con 2 colonne dentro le ante (le porzioni del muro laterale della cella che sporgono oltre la soglia di accesso);
- Prostilo (tetrastilo), planimetria dove sono presenti 4 colonne di fronte al lato breve d’ingresso;
- Amfiprostilo (tetrastilo), planimetria dove sono presenti 4 colonne sia su lato breve accesso che sul lato opposto;
- Periptero (esastilo), planimetria con colonne su tutti i lati;
- Diptero (ottastilo), planimetria 2 file di colonne su ogni lato.
È presente un preciso rapporto matematico fra le colonne del lato breve e quelle del lato lungo: (x)(2x+1). I templi vengono descritti anche tramite il numero di colonne del lato breve, ad esempio: Esastilo, Octastilo, Decastilo, Dodecastilo (molto raro). Inoltre il tipico tempio greco è formato da:
- Pronao, un portico d’accesso alla cella;
- Naos, la cella dove sul fondo è situata la statua di culto titolare dell’edificio;
- Opistodomo, il portico speculare al pronao che però non permette l’accesso.
Nomenclatura degli alzati
Importante descrivere sempre dal basso verso l'alto: (dal punto di vista strutturale gli ordini sono solo 2, il corinzio non è radicale ed è solo una variante dello ionico).
Dorico
- Lo spessore del basamento viene chiamato crepidoma, spesso e massiccio, ed è dove le colonne poggiano direttamente senza alcuna altra base, è inoltre sempre formato da 3 gradini o da un numero dispari (era credenza/superstizione dei greci che l’iniziare ed il finire di una scala con lo stesso piede portasse fortuna);
- Lo spazio liscio e sgombro del basamento viene chiamato stilobate (nome che deriva da stylos: colonna, bate: appoggio).
Il fusto della colonna è rastremato (si assottiglia verso l’alto), scanalato; le colonne non erano quasi mai monolitiche, ma formate da rocchi molto accurati che era impossibile notare le giunture, sono inoltre a spigoli vivi, precisamente 20 spigoli.
Il capitello viene utilizzato come elemento di passaggio dalla parte verticale a quella orizzontale del tempio, ovvero la trabeazione. L’echino è l'elemento qualificante della colonna, dal punto vista estetico le dà caratterizzazione, il profilo è teso, come una sorta di parallelepipedo.
Nella trabeazione vi sono 2 elementi principali: l’architrave liscio e il fregio formato da elementi decorativi alternati, ovvero il triglifo (parte rettangolare con incisioni verticali) e la metopa (parte destinata alla decorazione). Il geison/cornice protegge il fregio dalle intemperie.
Il frontone è uno spazio triangolare fra la cornice e le 2 gronde e in questo spazio vi è il timpano, spazio destinato alla decorazione. È decorato da acroteri presso le estremità (delle gronde dalla forma di teste leonine) e antefisse lungo il profilo.
Ionico
- Non è presente lo stilobate, la colonna poggia su una base che è formata da 2 tori ed 1 scozia/trochilo.
Il fusto della colonna è rastremato (si assottiglia verso l’alto), scanalato; sono inoltre a spigoli scanalati, precisamente 24 spigoli.
L’echino del capitello è caratterizzato da 2 grandi volute che qualificano l’ordine e un abaco “schiacciato” al fine di far risaltare l’echino.
La trabeazione è formata da un fregio continuo scolpito (in terracotta) e da un architrave tripartito (diviso in 3 parti).
Analizziamo ora la storia dell’architettura greca concentrandoci sul tempio: la casa ed il tempio erano simili nell’epoca geometrica e orientalizzante finché non modificarono il santuario di Era (Heraion) a Samo, e vi fu una differenziazione con le abitazioni. Nel secondo quarto del VII a.C. si attuò un processo di canonizzazione, consideriamo che in origine tutti gli edifici erano costruiti in materiale deperibile (legno), ciò ci permette di comprendere la funzione dei singoli elementi costitutivi, soprattutto nello stile dorico (dove gli elementi sono più complessi).
L’origine della particolarità dell’ordine dorico deriva da una funzione pratica del triglifo, elemento collocato per proteggere la testata della trave dalle intemperie (quindi anche di facile sostituzione); invece la metopa è una lastra che aveva lo scopo di chiudere lo spazio tra una trave e l’altra, per “isolare” l’interno. Quando si iniziò a costruire in pietra furono mantenuti gli stessi elementi anche se persero la loro funzione, si scelse di mantenerlo come elementi canonici anche per la consuetudine all’ordine/cosmos dei greci.
Ad Isthmia si trova il primo tempio in legno, che nonostante ciò rispetta le leggi dell’ordine, ed è il Tempio di Poseidon, 675-650 a.C., ne possiamo leggere la planimetria, ne abbiamo le fondazioni ma l’alzato in legno fu perduto. È un tempio rettangolare, e che nonostante colonnato assiale presenta all’esterno triglifi e metope, ed è proprio in questo tempio che si struttura la legge del fregio dorico, produrre in legno non è problematico, ma una volta “trasformato” in pietra si riscontrano svariate problematiche.
La legge del fregio dorico consiste in:
- 1 triglifo su ogni colonna, 1 sull’intercolunnio, ed inoltre 2 triglifi contigui a chiudere lo spigolo del fregio.
Nel VI a.C. si iniziarono a costruire templi in pietra, materiale più duraturo, resistente e conveniente per durata; ma la legge fregio dorico crea problematiche, concretizzate nella questione del conflitto angolare. Il problema è il peso specifico della pietra, molto maggiore rispetto al legno, le colonne vengono costruite dal diametro più grande e più vicine fra loro per sostenere al meglio l’architrave in pietra, e ciò fa avanzare dello spazio in corrispondenza dell’angolo (che misura precisamente a-t/2, architrave meno triglifo il tutto diviso due).
Possibili soluzioni al conflitto angolare
- La 1ª soluzione che fu attuata per risolvere il problema del conflitto angolare nel Tempio di Atena a Poseidonia (Paestum), alla fine del VI a.C., poneva la prima e l’ultima metopa di larghezza maggiore rispetto alle altre, questa possibilità però ai greci non piace perché altera il ritmo del fregio, non vi è più cosmos.
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