Natura e struttura del mercato del lavoro
Economicamente il MdL è: insieme di meccanismi che regolano l’incontro tra la domanda di lavoro (impresa) e l'offerta di lavoro (lavoratore). Ma MdL diverso da tutti gli altri mercati perché ci sono di mezzo le persone. Le condizioni per il quale il MdL dovrebbe essere uguale agli altri mercati sono:
- Il salario funga da riequilibratore tra domanda e offerta (x)
- Relazioni di scambio paritetiche tra domanda (impresa) e offerta (lavoratore) (x)
- Lavoro equiparabile a una qualsiasi merce (x)
- I soggetti agiscono secondo razionalità economica (x)
Il salario
Teoria: il salario dovrebbe regolare l’incontro tra mercato e offerta. Ma non è così, questo perché il salario reale è sempre maggiore del salario di equilibrio, i motivi possono essere diversi:
- Determinato da fattori extra economici come fattori sociali, istituzioni (sindacati)… ma soprattutto il salario deve garantire una vita dignitosa a chi lo percepisce.
- Teoria del salario di efficienza: le aziende disposte a pagare un salario superiore a quello di mercato per assicurarsi i lavoratori più capaci e incentivarli a lavorare meglio.
- Dal lato dell’offerta, i disoccupati non fanno concorrenza agli occupati offrendosi a salari più vantaggiosi, questo perché il lavoro non è solo guadagnare ma anche simbolo di status e identità.
- Dal lato delle imprese conta di più l’obiettivo in termini di volume di produzione, non è detto che all’abbassamento dei salari vengano assunti più lavoratori se quell’impresa non ne ha bisogno.
- Dal lato dei lavoratori l’alternativa tra ozio e lavoro è indeterminata, non si può sapere se il lavoratore offre più o meno lavoro, comportamento non facilmente pronosticabile (effetto di sostituzione vs effetto di reddito).
Nel MdL è presente una sostanziale asimmetria strutturale tra imprese e lavoratori: i due soggetti sono su due piani differenti dove hanno diversa forza. I lavoratori solo formalmente sono liberi di vendere la loro forza lavoro, gli imprenditori non sono costretti ad acquistare questa forza lavoro, perché hanno capitale di impresa. Per questi motivi c’è bisogno di una forza regolatrice, lo stato, che ha la funzione di stabilire maggiore simmetria.
Il lavoro è una merce particolare in quanto il rapporto inizia una volta che si è perfezionato lo scambio, il contratto di lavoro, e poi continua nel tempo. Nel MdL non si scambia solo le proprie capacità ma tutto ciò che siamo a 360°. Non è solo importante cosa sappiamo fare, ma chi siamo, le norme e i valori, i nostri modi di essere, la nostra affidabilità (caratteristiche ascritte).
Studi hanno dimostrato che la scelta di un lavoro non è mossa dalla razionalità e dalla massimizzazione costi-benefici perché quella del lavoro è una scelta cruciale che una persona si porta dietro tutta la vita. E allora entrano in gioco fattori diversi: è più probabile che un lavoratore faccia delle scelte spinte dalla coerenza scelte passate; inoltre l’identità sociale che dà un determinato lavoro ricopre un ruolo fondamentale.
I concetti chiave del MdL
- Occupato
- Disoccupato (in cerca di lavoro)
- Inattivo
Per ognuna di queste categorie è necessario definire concetti e caratteristiche per collocare i soggetti e comprendere gli strumenti operativi per rilevare tali caratteristiche.
Gli occupati
Un occupato è una qualsiasi persona che svolge un lavoro o un’attività lavorativa. Sen dice che è un'occupazione è ciò che:
- Dà reddito ad una persona
- Implicita produzione di beni e servizi
- Dà riconoscimento sociale e personale
Questi tre fattori sono presenti nelle moderne economie di mercato dove predomina il lavoro salariato (economia formale) ma esistono e sono esistite altre forme di mercato (economia sostanziale) dove si lavora e si scambiano beni per la sussistenza e non per il salario (casalinga, volontariato).
I disoccupati
Quattro dimensioni che difficilmente però sono compresenti:
- Non avere un’occupazione (condizione economica)
- Essere in cerca di lavoro (attività)
- Essere disponibile al lavoro (attitudine)
- Essere registrato nelle liste dei centri per l’impiego (condizione amministrativa)
Gli inattivi
La popolazione che non partecipa al mercato del lavoro, ovvero che non è occupata e non cerca lavoro. Ci sono tuttavia delle aree di ambiguità che stanno nel mezzo di queste tre condizioni:
- Sotto-occupazione: condizione di chi sarebbe disponibile a lavorare più intensamente perché lavora solo poche ore o occasionalmente ed è nei fatti alla ricerca di un lavoro.
- I disoccupati-occupati: ufficialmente disoccupati ma lavorano nell'economia sommersa.
- Gli stagionali: occupati o disoccupati? Dipende dal momento in cui si va a osservarli.
- Lavoratori in cassa integrazione: formalmente occupati ma di fatto senza lavoro (ma anche in cerca di occupazione o inattivo). Il rapporto tra lavoratore e azienda c’è ancora ma uno non lavora.
- Giovani in alternanza scuola-lavoro → dipende da legislazione del paese.
- Gli scoraggiati: fenomeno dello scoraggiamento molto diffuso, cerco cerco ma non trovo o poca ricerca perché convinto di non trovare. Questo fenomeno colpisce soprattutto le donne perché culturalmente meno assunte. Queste persone rappresentano un potenziale enorme per il MdL.
- I disoccupati-volontari: cercano ma non disponibili a cattivi lavori o mobilità.
Dai concetti chiave alle definizioni operative
Per raccogliere informazioni su occupati, disoccupati e inattivi → indagine sulle forze lavoro. In Italia → Indagine ISTAT sulle Forze di Lavoro. Tutti i paesi campionano e mandano i risultati ad Eurostat che fa stime europee cercando di armonizzare i dati tra di loro. Come funziona l’indagine?
- Classificazione monovalente (persona può stare solo in una categoria) e gerarchica (occupato > disoccupato > inattivo).
- Somministrazione di un questionario a campioni di famiglie residenti.
- Famiglie individuate dalle anagrafi comunali.
Dal questionario viene rilevato il comportamento effettivo degli over 15. Se si è lavorato un’ora la settimana prima dell’indagine si è considerati occupati → rilevazione estremamente larga che punta ad allargare il bacino degli occupati. Per l’ISTAT gli occupati si dividono in:
- Occupati dipendenti → persone con un impiego salariato, hanno un lavoro formale con il proprio impiego.
- Occupati indipendenti → occupati che lavorano non alle dipendenze di altri, ma indipendentemente, non hanno un salario, ma guadagnano rispetto a profitti da lui creati. (in Italia cifra molto alta rispetto ad altri paesi).
I disoccupati sono coloro che non hanno lavorato nella settimana precedente l’intervista ma stanno cercando un lavoro (aver svolto almeno un’azione di ricerca negli ultimi 30 giorni) ed è disponibile a lavorare entro la settimana successiva all’intervista → molto stringente. Per l’ISTAT i disoccupati si dividono in:
- Disoccupato con esperienza → disoccupati in senso stretto.
- Disoccupato senza esperienza.
Occupati + disoccupati = forze di lavoro/popolazione attiva. Rappresentano l’offerta di lavoro. Gli inattivi non sono né occupati né in cerca di lavoro. Si dividono in:
- Non forze di lavoro in età non lavorativa
- Minori sino a 15 anni
- Anziani oltre a 64 anni
- Non forze di lavoro in età lavorativa (15-64 anni, definita per convenzione). Questo gruppo rappresenta popolazione in età attiva.
Le forze di lavoro potenziali sono una categoria spinta da Eurostat. Sono condizioni che stanno tra l’attività e l’inattività. Lo sono gli scoraggiati e le persone che cercano ma non sono subito disponibili.
Situazione italiana
- Popolazione totale: circa 60M
- Popolazione occupata: circa 23M
- Popolazione disoccupata: 2,5M
- Scoraggiati: 2,5M
- Occupati del turismo: attività turistiche in senso stretto (ristorazione e attività ricettiva): 1,3M
- Attività turistiche indirette e indotte: 10-12%
I principali indicatori per l’analisi del MdL
Nello studio mercato del lavoro gli indicatori di base più tipici sono i tassi:
- Tasso di partecipazione (o attività): popolazione attiva
- Lordo: rapporto percentuale tra le forze di lavoro e la popolazione totale (si considera TUTTA la popolazione).
- Netto: rapporto percentuale tra le forze di lavoro e la popolazione in età lavorativa (15-64) (più usato, più preciso e sensato). Questo tasso misura il grado di partecipazione al mercato del lavoro di una popolazione, cioè la sua propensione a cercare un lavoro, riesca o no a trovarlo.
- I tassi di attività possono anche essere specifici, riguardanti diversi gruppi della popolazione (donne, uomini, giovani, adulti, titolo di studio, regioni). Tasso di attività femminile (20-25 anni) = occupate + in cerca di lavoro 20-25 anni / popolazione femminile 20-25 anni. Evidenze del tasso di attività: se si considerasse solo la fascia di età 25-50 anni, il tasso di attività arriva all’85-90%: gli uomini tendenzialmente o lavorano o cercano lavoro (factos), pochi comportamenti inattivi. Varia però per tutti gli altri gruppi di popolazione (donne, giovani, anziani). Opzione dell'inattività molto più frequente per queste categorie (Nord-Europa alti tassi di attività, Italia uno dei più bassi tassi di attività femminile) → non significa che le donne non partecipano, significa dire che in comparazione con gli altri paesi è bassa. Ovviamente differenza di tassi di attività dipende anche dal diverso peso della popolazione di giovani, anziani e vecchi e abitudini sociali → uscire presto di casa.
- Tasso di occupazione: dato più significativo
- Lordo: rapporto percentuale tra gli occupati e la popolazione totale.
- Netto: rapporto percentuale tra gli occupati e la popolazione in età lavorativa (15-64) (più utile, moderna e usata). Interpretazione: indica il livello della domanda di lavoro da parte del sistema produttivo → quanto un MdL è capace di creare occupazione. Se si ribalta (pop. totale/occupati), si può calcolare il numero di persone a carico di ogni occupato. Possono essere calcolati tassi di occupazione specifici. È un indicatore sempre più importante, indica come va il MdL di un paese, molto più del tasso di disoccupazione, difatti politiche europee espressi in termini di tassi di occupazione.
- Tasso di disoccupazione: rapporto percentuale tra le persone in cerca di lavoro e le forze di lavoro (occupati + in cerca di lavoro).
- Tasso di mancata partecipazione: sorta di estensione del tasso di disoccupazione. Rapporto percentuale tra in cerca + inattivi disponibili *100 / in cerca + occupati + inattivi disponibili. Interpretazione: complementare al tasso di disoccupazione → allarga la platea delle persone disoccupate agli inattivi che non cercano attivamente un lavoro (scoraggiati); è sempre superiore al tasso di disoccupazione.
Foto del mercato del lavoro italiano
- Basso tasso di partecipazione
- Basso tasso di occupazione
- Tasso di disoccupazione più elevato della media europea
- Elevatissimo tasso di mancata partecipazione
Oltre ai dati ISTAT esistono altre fonti. In particolare due tipi diversi:
- Dati propriamente statistici → raccolti con indagini ad hoc e sondaggi
- Dati amministrativi → raccolti per altre finalità ma che possono essere usati per fini statistici. Per esempio i dati sulle presenze turistiche rilevati grazie alla registrazione obbligatoria dei turisti nelle strutture ricettive.
Le fonti di dati per il MdL del turismo
(studio approfondito del settore poco):
Dati statistici
- Indagine sulle forze lavoro
- Censimenti delle attività ricettive e produttive. Difetto: sono fatti tendenzialmente a cadenza decennale, impossibile studiare un determinato periodo storico. Pregio: riguardano tutta la popolazione.
Dati amministrativi
- Centri per l’impiego: luoghi in cui si notificano avviamenti e cessazioni di rapporti di lavoro. Settore turistico avvia e cessa tanti rapporti di lavoro.
- Istituti pensionistici (INPS) o INAIL.
Tra le attività turistiche possiamo distinguere
- Attività direttamente turistiche: alberghi, pubblici esercizi, ristoranti, agenzie viaggi
- Attività indirettamente turistiche: trasporti, altri servizi turistici → indagini sulle forze lavoro ISTAT calcolano solo alberghi e ristoranti.
Dove trovare info e dati per il settore turistico
Rapporti (su segmenti del) mercato del lavoro turistico
- Ente bilaterale nazionale del turismo → enti costituiti in maniera paritetica dalle parti sociali, ovvero le rappresentanze dei lavoratori (sindacati) e le rappresentanze delle imprese (associazione di categoria), servono per immaginare percorsi di formazione, rafforzamento MdL in un settore, molto importanti durante le crisi. Il turismo ha il suo ente bilaterale nazionale → EBNT
- Ente bilaterale industria turismo → EBITNET
- Enti bilaterali territoriali (locali) → tipo regionale → ogni regione ha bisogno di cose diverse. Possibile trovare dati riguardanti l’occupazione turistica → EBTT
- Osservatori del mercato del lavoro (regionali, provinciali) → sono diversi, niente di standardizzato, dipende da territorio a territorio. (agenzialavoro.tn.it)
Associazioni di categoria
- FEDERALBERGHI → molto attiva per produrre dati e rapporti sul mercato del turismo
- AICA (Confindustria)
- FEDERTURISMO - Federazione Nazionale dell'Industria dei Viaggi e del Turismo
- FIAVET - Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo
- FIPE - Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Confcommercio)
Sindacati
- FILCAMS - Federazione Italiana Lavoratori, Commercio, Turismo e Servizi (CGIL)
- FISASCAT - Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali, Affini e del Turismo (CISL)
- UILTUCS - Unione Italiana LAvoratori Turismo Commercio e Servizi (UIL)
La transizione terziaria - la terziarizzazione
Anni ‘70:
- In Italia un lavoratore su tre nel terziario
- Altri paesi come Francia, Germania e UK già 42-60% di lavoratori.
Nel corso dei decenni aumento del terziario. In Italia in 50 anni si passa dal 36,6% al 70,2%. In alcuni paesi si arriva all’80%.
Ci sono alcune evidenze empiriche riguardanti la terziarizzazione:
- In tutti i paesi avanzati il terziario rappresenta la componente più rilevante dell’occupazione. In Italia situazione particolare per il sud: mai industrializzato è tanto terziarizzato.
- Tutta la crescita dell’occupazione italiana da metà anni ‘70 si deve alle attività terziarie. Terziario è il motore del paese.
- La crescita del terziario è continuata anche durante la crisi.
La terziarizzazione non è un processo uguale in tutti i paesi: ovunque cresce, ma cresce in modo diverso all’interno → settore molto differenziato. Definire i servizi è impossibile per la grande varietà, allora si dice che è servizio ciò che non è agricoltura e industria. I servizi hanno degli elementi distintivi:
- Sono prodotti intangibili, immateriali, non accumulabili → servizio di accoglienza, posti in aereo.
- Il consumo è simultaneo e inseparabile dalla produzione.
- Il processo produttivo è a elevata intensità di lavoro.
- Domanda di lavoro polarizzata → richiesta di persone sia formate che non formate.
- Produzione pubblica o privata.
Classificazione dei servizi secondo la funzione economica (a cosa servono)
- Servizi per la produzione
- Input intermedi per altre attività produttive, per lo più utilizzate da altre imprese (servizi professionali, finanziari, assicurativi, attività immobiliari).
- Servizi per la distribuzione
- Muovono beni, persone, e informazioni, sono destinati al consumo finale (viaggi per turismo) ma la maggior parte è ausiliaria al consumo (commercio all’ingrosso) o sussidiaria alla produzione (trasporto merci, trasporti, comunicazioni).
- Servizi sociali
- Soddisfano bisogni collettivi, spesso finanziati dalla spesa pubblica (ma anche privati) e/o prodotti del settore pubblico (istruzione, sanità, servizi sociali).
- Servizi personali
- Forniscono i consumi finali alle famiglie/individui.
- Sono spesso caratterizzati dal diretto contatto tra il produttore e il fruitore del servizio (alberghi, ristoranti, pubblici esercizi, servizi culturali, servizi personali).
Si possono dividere anche in:
- Servizi alle imprese o intermedi (produzione + una parte di distribuzione) → servizi finanziari, informatici, assistenza tecnica, ricerca.
- Servizi alle persone/famiglie o finali o per il consumo (sociali + personali) → istruzione, sanità, commercio al dettaglio, ristorazione, trasporto, cura della persona.
Il settore dei servizi alle imprese è la componente del terziario a più elevata qualificazione e sviluppo tecnologico. Lo sviluppo di questo settore è determinato dal grado di innovazione dell'industria: tanto più un’impresa è innovativa tanto più spende nello sviluppo e richiede alta specializzazione. È cresciuto un po’ ovunque, chi più chi meno.
I servizi finali o alle famiglie rispondono a bisogni e il loro sviluppo dipende da:
- Crescita del benessere e del reddito → ha accresciuto la domanda di attività ricreative e servizi legati al divertimento.
- La sostituzione del lavoro domestico con attività
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