Politica di signoraggio con aumento del clima di fiducia
Per osservare livelli più elevati di signoraggio bisogna spostarsi in economie ad elevata inflazione. Maggiore è la quantità di moneta immessa nel mercato, maggiore sarà il tasso d'inflazione creato. Le economie che vogliono finanziare costantemente il proprio deficit di bilancio emettendo nuova moneta generano inflazione. La relazione tra moneta e inflazione è tenue quando l'inflazione è bassa perché ci si trova sul tratto crescente della curva di Laffer ed emettere moneta ha effetti benefici sul reddito, ma se il tasso d'accumulo iniziata a doppie cifre l'inflazione lo segue. Quando si stampa molta moneta, questa finisce per alimentare la crescita dei prezzi.
Effetto della monetarizzazione del debito pubblico
La quantità di moneta in circolazione è il 10% del PIL. Se si decidesse di stampare tanta moneta quanto il debito, si vorrebbe un tasso di crescita della circolazione di circa il 140% per ripagare il debito pubblico. Il risultato: se si aumenta la quantità di moneta con tassi di crescita così alti, molte volte si cadrebbe in una situazione di iperinflazione e prezzi sempre in ribasso. L'effetto dell'iperinflazione sarebbe quello di ridurre consistentemente il valore reale del debito pubblico e privato, facendo fallire il sistema bancario. La monetarizzazione del debito è equivalente a un default.
Circa il 70% del debito italiano è detenuto da italiani (imprese e famiglie), quindi causare iperinflazione diminuire il valore reale dei titoli del debito pubblico comporterebbe un credito dimezzato per i sottoscrittori del debito. Se le manovre di politica fiscale da parte del governo fossero accompagnate da un'emissione di nuova moneta da parte della BCE che però riuscisse a bloccare il tratto crescente della curva di Laffer, e innescare un aumento del clima di fiducia da parte degli azionisti in borsa si potrebbe raggiungere un'iniezione ottimale.
Tratto crescente di Laffer
Per osservare livelli più elevati di signoraggio bisogna spostarsi in economie ad elevata inflazione: maggiore è la quantità di moneta immessa nel mercato, maggiore sarà il tasso di inflazione creato. Le economie che vogliono finanziare costantemente il proprio deficit di bilancio emettendo nuova moneta generano inflazione. La relazione che oscilla tra moneta-base e inflazione è tenue quando l'inflazione è bassa perché ci si trova sul tratto crescente della curva di Laffer ed emettere moneta ha effetti benefici sul reddito, ma se il tasso di accrescimento diventa a doppia cifra, l'inflazione lo segue. Quando si stampa molta moneta, questa finisce per alimentare la crescita dei prezzi.
Effetti della monetarizzazione del debito pubblico
La quantità di moneta in circolazione è il 10% del PIL. Se si decidesse di stampare tanta moneta quanto è il debito, si dovrebbe avere bisogno di un tasso di crescita del circolante del circa il 140% per ripagare il debito pubblico. Il risultato sarà che se aumenta la quantità di moneta con tassi di crescita così alti, molto verosimilmente si cadrebbe in una situazione di iperinflazione e prezzi rapidamente crescenti. L'effetto dell'iperinflazione sarebbe quello di ridurre consistentemente il valore reale del debito pubblico e potrebbe fare fallire il sistema bancario. La monetizzazione del debito è equivalente a un default.
Circa il 70% del debito italiano è detenuto da italiani (imprese e famiglie), quindi occorre iperinflazione diminuire il valore reale dei titoli del debito pubblico corrisponderebbe a un credito dimezzato per i sottoscrittori del debito. Se le manovre di politica fiscale da parte del governo fossero accompagnate da un'emissione di nuova moneta da parte della BCE, che però riuscisse sempre sul tratto crescente della curva di Laffer, e innescare un movimento del clima di fiducia da parte degli azionisti in borsa, si potrebbe raggiungere una situazione ottimale.
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