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Appunti di Macroeconomia Appunti scolastici Premium

Appunti di macroeconomia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Sapio dell’università degli Studi di Parthenope - Uniparthenope, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e amministrazione delle aziende. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Macroeconomia docente Prof. A. Sapio

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ESTRATTO DOCUMENTO

- se r è basso e gli individui si aspettano che in un futuro aumenterà, essi

deterranno più ricchezza in moneta oggi

- se r è alto e gli individui si aspettano che decrescerà, essi deterranno più

ricchezza in titoli oggi

La DOMANDA DI MONETA COMPLESSIVA ha come argomenti il tasso di interesse r e il

reddito Y.

Gli individui sono interessati al potere d’acquisto della moneta, quindi la loro domanda

di moneta è vincolata dai saldi monetari reali

s

M

P ¿

Il tasso d’interesse d’equilibrio è determinato dall’incontro tra la domanda e

r

l’offerta di moneta D s

=

M M

¿

D s

Se , aumenta

r

>

M M ¿

D s

Se , diminuisce

r

<

M M

Nei mercati monetari e finanziari sono trattati titoli finanziari di diversa natura e

maturità:

- titoli a breve termine nei mercati monetari in senso stretto

- titoli a lungo termine nei mercati finanziari

TITOLI DI STATO: quote di debito emesse dallo Stato

- a breve (BOT), medio (CCT) e lungo termine (BTP)

- a tasso fisso (BOT, BTP) o variabile (CCT)

OBBLIGAZIONI: quote di debito emesse da società private o pubbliche

AZIONI: titoli che rappresentano una quota parte del capitale sociale di una società

FONDO COMUNE D’INVESTIMENTO: patrimonio autonomo istituito da una società di

gestione, che raccoglie capitali da piccoli e medi risparmiatori e li investe in valori

mobiliari, al fine di realizzare un effettivo frazionamento dei rischi.

L’equilibrio su un mercato di beni richiede che la produzione aggregata Y sia uguale

alla domanda aggregata Z Y = Z

Y = C + I + G D

Il consumo dipende positivamente dal reddito disponibile = Y – T

Y

C=c(Y-T)

Gli investimenti dipendono negativamente dal tasso d’interesse

I = I( r )

Sostituendo il consumo aggregato e l’investimento aggregato nella condizione di

equilibrio Y = c(Y-T) + I( r ) + G c

Assumiamo che: il consumo dipenda linearmente dal reddito disponibile C= +b(Y-

0

c

T) dove è il consumo autonomo; l’investimento dipenda linearmente dal tasso

0 I I

d’interesse I= -dr, dove è l’investimento autonomo; la spesa pubblica sia

0 0

G ; l’equazione dell’equilibrio sul mercato reale è

0 c I G

Y= +b(Y-T) + -dr+

0 0 0

Possiamo rappresentare l’equilibrio come uguaglianza tra risparmio e investimento:

Y= C + I + G

Sottraiamo C Y – C = I + G

Sottraiamo T Y – C – T = I + G + T

D

Il risparmio è S = - C = Y – T – C

Y

Sostituendo S(Y)= I + G – T

La curva IS è data da tutte le combinazioni di reddito e tasso d’interesse che portano

in equilibrio il mercato delle merci. È una curva inclinata negativamente. Una riduzione

del tasso d’interesse, a parità di reddito, fa aumentare gli investimenti e genera un

eccesso di domanda sull’offerta: a un tasso di interesse più basso corrisponde un

reddito più alto. Al di sopra della curva l’offerta è maggiore della domanda, viceversa

al di sotto della curva. Il reddito e il tasso d’interesse non fanno spostare la curva, la

quale si sposta verso destra se: la spesa pubblica aumenta, la tassazione si abbassa, il

consumo autonomo aumenta o l’investimento autonomo aumenta. La sua inclinazione

dipende dalla sensibilità degli investimenti al tasso d’interesse: quanto meno sensibili

sono gli investimenti rispetto al tasso d’interesse, tanto meno è inclinata la curva. Una

curva verticale implica che gli investimenti non dipendono dal tasso d’interesse.

La curva LM esprime le combinazioni di reddito e tasso d’interesse che soddisfano la

condizione di equilibrio monetario. Si assuma che l’offerta di moneta sia data e che la

domanda dipenda linearmente dal reddito e dal tasso d’interesse:

M

= 0

s

M P

= Y – Y

n n

d

M 1 2

s d

=M

M

M Y – Y

0 n

=n 2

1

P

La curva è data da tutte le combinazioni di reddito e tasso d’interesse che portano in

equilibrio il mercato della moneta. Quando il reddito aumenta, anche il tasso

d’interesse deve aumentare. È una curva inclinata positivamente. Al di sopra della

curva l’offerta di moneta è maggiore della domanda (il tasso d’interesse è più alto di

quello di equilibrio e la domanda di moneta è più bassa); al di sotto della curva la

domanda di moneta è maggiore dell’offerta di moneta (il tasso di interesse è più basso

di quello di equilibrio e la domanda di moneta è più alta). La curva si sposta verso

destra se: l’offerta di moneta aumenta, il livello generale dei prezzi diminuisce o

variano altri fattori che influenzano la domanda di moneta.

L’equilibrio macroeconomico generale si ha quando sia il mercato delle merci che

quello della moneta sono in equilibrio. L’equilibrio è dato dal tasso di interesse e dal

livello del reddito che portano in equilibrio contemporaneamente il mercato delle

merci e quello della moneta: è determinato dall’intersezione tra la curva IS e la curva

LM.

La curva di DOMANDA AGGREGATA rappresenta la relazione tra il reddito aggregato

e il livello generale dei prezzi, ed è inclinata negativamente. All’aumentare del livello

dei prezzi, la quantità dei beni e servizi che gli operatori sono disposti ad acquistare si

riduce. Il livello dei prezzi è un modo di misurare i valori relativi e non dovrebbe

influenzare la domanda reale; infatti l’equazione di equilibrio in termini nominali è:

PY = PC + PI + PG + P(NX)

Un aumento del livello dei prezzi sposta la curva LM verso l’alto, il tasso di interesse

aumenta e il reddito diminuisce. La relazione tra il livello dei prezzi e il livello di reddito

è espressa dalla curva di domanda aggregata: si sposta verso destra se aumenta la

ricchezza aggregata, i redditi e profitti attesi o la spesa pubblica; si sposta verso

sinistra se si riduce la ricchezza aggregata, i redditi e profitti attesi o la spesa pubblica.

MERCATO DEL LAVORO

Solitamente, i prezzi corrispondono a cambiamenti del livello di produzione: le

variazioni di produzione dipendono dalle condizioni di impiego dei fattori della

produzione, tra i quali spicca la forza lavoro.

Forza lavoro = lavoratori occupati + lavoratori in cerca di occupazione

forzalavoro

Tasso di partecipazione = popolazione∈età lavorativa

numero di disoccupati

Tasso di disoccupazione = forza lavoro

La disoccupazione, intesa come interruzione di lavoro, dipende da:

- dismissioni da parte dei lavoratori che hanno ricevuto migliori occasioni di

lavoro

- licenziamenti dovuti a decisioni di variare i livelli di produzione o di adottare

processi produttivi a maggiore intensità di capitale

I salari possono essere stabiliti in vari modi:

1. contrattazioni collettive nelle quali i salari vengono contrattati tra i sindacati e

le imprese. Si tratta di negoziazioni che possono avvenire a livello aziendale,

industriale o nazionale

2. contrattazioni bilaterali tra datore di lavoro e lavoratori

3. determinazione unilaterale da parte dei datori di lavoro

In tutti i casi, si dimostra che i lavoratori percepiscono un salario superiore al loro

salario di riserva, cioè il livello di salario che rende i lavoratori indifferenti tra il

lavorare e non lavorare. Di solito i salari dipendono dalle condizioni prevalenti sul

mercato del lavoro: tanto più è basso il tasso di disoccupazione, tanto maggiori sono i

salari che i lavoratori riescono ad ottenere.

La contrattazione salariale, forza contrattuale di un lavoratore, dipende da due

elementi

- quanto costoso sarebbe sostituire il lavoratore il caso di interruzione del

rapporto lavorativo

- quanto difficile sarebbe per il lavoratore trovare un altro lavoro

Quanto più costoso è sostituire il lavoratore e quanto più facile è per quest’ultimo

trovare un altro lavoro, tanto maggiore sarà la sua forza contrattuale. Di conseguenza,

la forza contrattuale di un lavoratore dipende dalla natura del lavoro, dalle

competenze richieste e dalle condizioni del mercato.

Le imprese potrebbero voler pagare salari superiori a quello di riserva per incentivare

l’impegno dei lavoratori. La ratio sta nel fatto che la maggior parte delle imprese vuole

che i propri lavoratori siano ben disposti verso il lavoro e verso l’impresa: sentirsi bene

incentiva a lavorare bene e aumentare la produttività. Le teorie che legano la

produttività dei lavoratori al salario percepito sono dette teorie dei salari di

efficienza.

Il salario nominale aggregato dipende da tre elementi:

e

1. livello atteso dei prezzi, , in quanto i salari sono fissati in termini nominali

P

quando il livello dei prezzi non è ancora noto. All’aumentare del livello atteso dei

prezzi, aumenta il salario

2. tasso di disoccupazione, u, influenza negativamente il livello dei salari (un

aumento di u riduce i salari)

3. altre variabili raccolte nel termine z, come salario minimo o indennità di

disoccupazione. All’aumentare di queste variabili, aumenta il salario.

Il salario nominale, quindi, è espresso come:

e

W = f(u, z)

P

e

dove indica il livello atteso dei prezzi, mentre f(u, z) indica una funzione che lega

P

la disoccupazione e le altre variabili al salario nominale.

I prezzi dipendono dai costi, che a loro volta dipendono dalla natura della funzione di

produzione (relazione tra gli input impiegati e l’output prodotto) e dal prezzo degli

input.

La funzione di produzione può essere scritta come segue:

Y = AN

dove Y è la produzione, N è l’occupazione e A la produttività del lavoro. Se si assume

che A = 1, allora Y = N

Ciò significa che il costo di realizzare un’unità aggiuntiva di prodotto è uguale al costo

di impiegare un lavoratore in più e, quindi, è uguale al salario (il costo marginale di

produzione è uguale al salario). Se le imprese hanno potere di mercato, possono

fissare un prezzo superiore al costo marginale di produzione:

P = (1 + µ)W

dove P è il prezzo, W il salario nominale e µ il markup, cioè il ricarico del prezzo sul

costo di produzione. Poiché le imprese hanno potere di mercato il markup sarà positivo

e il prezzo P sarà superiore al costo W di un fattore pari a (1 + µ)

Partendo dall’equazione del salario nominale. Dividendo entrambi i lati per P, si

esprime il salario reale in funzione della disoccupazione e delle altre determinanti

salariali W = f(u, z)

P

L’equazione dei salari evidenzia una relazione negativa tra il livello del salario reale

e il tasso di disoccupazione: all’aumentare di uno diminuisce l’altro.

Il prezzo è determinato applicando un markup sui salari:

P = (1 + µ)W

Dividendo per il salario e invertendo numeratore e denominatore

1

W = (1+µ)

P

L’equazione dei prezzi esprime il salario reale in funzione del markup

L’equilibrio nel mercato del lavoro si ha quando il salario reale determinato

dall’equazione dei salari uguaglia il salario reale dell’equazione dei prezzi. Il tasso di

disoccupazione deve essere tale per cui sia ‘equazione dei salari che quella dei prezzi

sono soddisfatte. Tale tasso di disoccupazione è detto tasso naturale di

disoccupazione.

Il livello naturale di occupazione è il livello di occupazione in corrispondenza del

quale il tasso di disoccupazione è al suo livello naturale.

U L−N N

u = = = 1 -

L L L

N = 1 – u

L u

Se la disoccupazione è al livello naturale, u = , allora

n

N = 1 -

n u n

L

Il livello naturale di produzione è il livello di produzione in corrispondenza del

quale l’occupazione p al suo livello naturale

=

Y N

n n

L’offerta aggregata, curva AS, descrive gli effetti della produzione sul livello dei prezzi

ed è determinata dal mercato. Sostituendo l’equazione dei salari nell’equazione dei

prezzi otteniamo: e

P = (1 + µ) f(u, z)

P

Utilizzando la relazione tra tasso di disoccupazione, occupazione e disoccupazione

otteniamo la curva di offerta aggregata: Y

e

P = (1 + µ) f (1 - , z)

P L

che descrive la relazione tra il prodotto aggregato Y e il livello generale dei prezzi P

nell’equilibrio macroeconomico

Secondo la curva AS, esiste una relazione crescente tra prodotto aggregato e livello

generale dei prezzi:

1. le imprese aumentano la domanda di lavoro per sostenere la maggiore

produzione

2. i lavoratori assunti sono sottratti alla disoccupazione (si abbassa il tasso di

disoccupazione)

3. la minor disoccupazione rende i lavoratori maggiormente capaci di ottenere

aumenti salariali

4. le imprese scaricano i maggiori costi sui prezzi

un aumento del livello atteso dei prezzi provoca uno spostamento verso l’alto della

curva AS:

- i lavoratori chiedono un salario nominale maggiore per fronteggiare le

aspettative inflazionistiche

- le imprese sostengono costi maggiori, che scaricano sul prezzo

La domanda aggregata viene determinata dall’equilibrio nel mercato dei beni (IS) e nel

mercato finanziario (LM). Dalla IS e dalla LM si ottiene la curva di domanda

aggregata (curva AD): M

Y = Y ( , G, T)

P

La domanda aggregata dipende positivamente sia dai saldi monetari reali che dalla

spesa pubblica e negativamente dalle imposte.

L’equilibrio nel breve periodo è determinato dall’intersezione delle due curve, AD e AS.

Quindi nel punto di intersezione i mercati di lavoro, finanziari e reali sono

simultaneamente in equilibrio

Nel breve periodo la produzione può essere al di sopra o al di sotto del suo livello

naturale. Per definizione, il livello naturale di produzione naturale è quello in

corrispondenza del quale i prezzi effettivi sono uguali ai prezzi attesi. La produzione di

e

equilibrio è al di sopra del livello naturale quando P > e viceversa. Questo

P e

risultato deriva dal fatto che la posizione della AS dipende da (i prezzi non sono

P

costanti, ma variabili).

In equilibrio nel breve periodo, il livello dei prezzi non è necessariamente uguale a

quello atteso. Y e

Partiamo da una situazione in cui Y> e P> . Chi fissa i salari rivede le proprie

P

n

aspettative sul futuro, aumentando il prezzo atteso e provocando uno spostamento di

AS verso l’alto. Finché il valore dei prezzi effettivi si mantiene al di sopra di quelli

attesi, la curva AS continua a spostarsi verso l’alto. Solo quando i prezzi effettivi sono

uguali a quelli attesi la curva AS rimane ferma. L’equilibrio di lungo periodo è

caratterizzato da una produzione che è al suo livello naturale ed a un livello dei prezzi

effettivo che è uguale a quello dei prezzi attesi.

Volendo fare un confronto tra breve e lungo periodo:

- nel breve periodo la produzione può essere maggiore o minore del suo livello

naturale. Variazioni dei fattori della domanda p dell’offerta aggregata portano a

variazioni della produzione e del livello dei prezzi

- nel lungo periodo le variazioni della domanda o dell’offerta aggregata portano

solo a variazioni del livello dei prezzi e non hanno alcun impatto sulle grandezze

reali. La produzione torna al suo livello naturale

ESPANSIONE MONETARIA

Aumenta lo stock di moneta in circolazione.

A seguito di un aumento dell’offerta di moneta, la curva AD si sposta verso l’alto

perché la domanda aggregata dipende positivamente dallo stock di moneta. Il livello

dei prezzi effettivi aumenta, mentre quello dei prezzi attesi resta costante nel breve

periodo. Nel lungo periodo, i prezzi attesi aumentano e la curva AS si sposta verso

l’alto. Il processo di aggiustamento termina solo quando al AS incontra la AD in

corrispondenza del livello di produzione naturale.

Gli effetti dell’espansione monetaria nel breve periodo sono:

- aumento della produzione

- riduzione del tasso d’interesse

- aumento del livello dei prezzi

Gli effetti dell’espansione monetaria nel lungo periodo sono:

- nessun aumento della produzione

- nessuna riduzione del tasso d’interesse

- una variazione del livello dei prezzi pari alla variazione dello stock di moneta

Nel lungo periodo vi è una neutralità della moneta, ma ciò non implica che la politica

monetaria non debba essere attuata.

POLITICA FISCALE RESTRITTIVA

Una riduzione della spesa pubblica G, che lasci invariate le imposte, si traduce in uno

spostamento verso il basso della curva AD. Nel breve periodo i prezzi effettivi si

riducono, mentre quelli attesi restano invariati. La produzione si riduce. Nel lungo

periodo i prezzi attesi tendono a ridursi e la AS tende a postarsi verso il basso. La

produzione aumenta e i prezzi tendono a ridursi. Quindi una riduzione del disavanzo

senza variazioni della politica monetaria provoca: nel breve periodo una riduzione sia

dei prezzi effettivi che del livello di produzione; nel lungo periodo una riduzione dei

prezzi effettivi e attesi, senza variazioni della produzione.

EFFETTI DI FLUTTUAZIONI DEL PREZZO DEL PETROLIO

Un aumento del prezzo del petrolio fa aumentare i costi di produzione e provoca un

aumento del markup. La AS si sposta verso l’alto ed i prezzi effettivi eccedono quelli

attesi. Nel lungo periodo, la AS continua a spostarsi verso l’alto finché i prezzi effettivi

non sono uguali a quelli attesi.

Per comprendere gli effetti di variazioni dell’inflazione sulla produzione e sul livello di

occupazione, bisogna specificare le relazioni che esistono tra produzione,

disoccupazione e inflazione: legge di Okun, curva di Philips, domanda aggregata.

LA LEGGE DI OKUN

Produzione e occupazione sono direttamente correlate, in forza della funzione di

produzione aggregata e di una forza lavoro costante:

- un aumento della produzione si traduce in un proporzionale aumento

dell’occupazione

- un incremento dell’occupazione si traduce in un uguale decremento della

disoccupazione

Indicando con −Y

Y −1

t t

=

g yt Y −1

t u

il tasso di crescita della produzione al tempo t e con il tasso di disoccupazione al

t

tempo t, possiamo scrivere - = -

u u g

−1

t t yt

La variazione della disoccupazione è pari all’opposto del tasso di crescita della

produzione. Ad esempio, un aumento dell’1% della produzione provoca un aumento

dell’1% dell’occupazione e quindi un decremento dell’1% della disoccupazione.

Bisogna tener presente che le variazioni della produzione non si riflettono in uguali

variazioni dell’occupazione. Ciò avviene se la produttività per addetto aumenta:

aumenti di produzione si traducono gli incrementi dell’occupazione solo se gli

aumenti della produzione sono maggiori dell’aumento della produttività per addetto.

Inoltre, la forza lavoro non è costante.

Tutto questo implica che la crescita della produzione, per provocare riduzioni nella

disoccupazione, deve essere maggiore della somma del tasso di crescita della

produttività e del tasso di crescita della forza lavoro. Questa somma si indica con

g ed è chiamato tasso normale di crescita. La disoccupazione si riduce solo se

y

il tasso di crescita della produzione è maggiore del tasso normale di crescita

- = - ( - )

u u g g

−1

t t yt y

Può capitare che anche quando il tasso di crescita della produzione è maggiore del

tasso naturale di crescita, ulteriori incrementi nel tasso di crescita della produzione

non provocano riduzioni della disoccupazione. Questo avviene perché le imprese

aggiustano l’occupazione in misura meno che proporzionale all’aumento del tasso di

crescita della produzione. Modificando l’equazione precedente otteniamo la legge di

Okun: - = -β ( - )

u u g g

−1

t t yt y

dove 0 < β < 1

LA CURVA DI PHILIPS

Rappresenta la relazione tra la variazione dell’inflazione e la deviazione del tasso di

disoccupazione dal suo tasso naturale. Dati i prezzi attesi, una diminuzione del livello

di disoccupazione genera salari nominali più elevati, che a sua volta induce un

aumento del livello dei prezzi. Quindi una riduzione della disoccupazione genera

inflazione. Nella spirale dei prezzi, disoccupazione più bassa genera:

- salari nominali maggiori

- prezzi (attesi) maggiori

- dati prezzi maggiori, i lavoratori chiedono salari più elevati

- i prezzi aumentano ulteriormente

- i lavoratori richiedono salari ancora maggiori

L’inflazione dipende dall’inflazione attesa e dalla deviazione della disoccupazione dal

suo tasso naturale = – α( - )

e

π u u

π

t t n

t

definendo ´¿ -

P P

π t t−1

t ´¿ -

e e e

π P P

t t t−1

È possibile reinterpretare il tasso naturale di disoccupazione come il tasso di

disoccupazione che mantiene costante l’inflazione (NAIRU, tasso di disoccupazione

non inflazionistico): e

u u π

- se = , allora = π

t n t t

e

u u π

- se < , allora e viceversa

π

>

t n t t

e π

Nel caso in cui = , l’equazione dell’inflazione può essere scritta nel

π t−1

t

seguente modo, nota come curva di Philips:

= – α( - )

π π u u

t t−1 t n

DOMANDA AGGREGATA

Implica una relazione tra crescita della produzione, crescita della moneta e inflazione.

La curva di domanda (AD) aggregata dipende dalla spesa pubblica G, dal livello di

imposte T, dalle componenti autonome di consumo e investimenti e dall’offerta di

moneta reale M/P. In particolare, la AD si sposta verso destra quando aumenta

l’offerta di moneta reale. Possiamo, quindi considerare la domanda aggregata come

una funzione crescente dell’offerta di moneta reale:

M t

= γ

Y con γ > 0

t P t

Dall’equazione di domanda aggregata si ottiene il tasso di crescita della produzione,

che è uguale al tasso di crescita della moneta meno il tasso di inflazione

= -

g g π

yt mt t

Un’inflazione più elevata riduce il tasso di crescita dell’economia

Partendo dalla legge di Okun, dalla curva di Philips e dalla curva di domanda

aggregata è possibile analizzare gli effetti del tasso di crescita della moneta sulla

produzione, disoccupazione e inflazione.

Supponiamo che la Banca Centrale mantenga un tasso costante di crescita

dell’offerta di moneta =

g g

mt m

Nel medio periodo il tasso di disoccupazione non può continuamente aumentare o

u u

diminuire, ma deve rimanere costante: = . Dalla legge di Okun deriva che

−1

t t

la produzione cresce al suo tasso normale:

=

g g

yt y

Dati il tasso di crescita dell’offerta di moneta e il tasso di crescita della produzione, la

curva di domanda determina il tasso d’inflazione:

π = -

g g

m y

ed è costante.

Se il tasso di crescita dell’offerta di moneta e l’inflazione sono costanti, allora dalla

u

curva di Philips ricaviamo che anche il tasso di disoccupazione è costante: =

t

u .

n

Supponiamo che l’economia sia in equilibrio, ma che il tasso di inflazione sia troppo

alto. Se le autorità monetarie cercano di ridurre il livello di inflazione (disinflazione)

riducendo il tasso di crescita dell’offerta di moneta, accade che:

g g

- domanda aggregata: diminuisce e diminuisce

m y

g

- Legge di Okun: diminuisce e aumenta u

y

- Curva di Philips: aumenta u e diminuisce π

La riduzione dell’inflazione può essere ottenuta solo al costo di una disoccupazione

più elevata, che non dipende dalla velocità alla quale la disinflazione è ottenuta.

ECONOMIA APERTA

Nel mercato dei beni i consumatori possono scegliere tra beni nazionali e beni esteri.

Ci sono, però, delle restrizioni: dazi, ovvero tasse sui beni importati, e quote,

restrizioni sulla quantità dei beni che possono essere importati.

Nei mercati finanziari gli investitori possono scegliere tra attività finanziarie estere o

nazionali. Si tratta di mercati caratterizzati da una sempre maggiore integrazione,

con la riduzione dei controlli sui capitali.

Nel mercato dei fattori le imprese possono scegliere di localizzare le proprie attività

produttive e i lavoratori possono scegliere in quale paese lavorare.

Il saldo commerciale è rappresentato dalle esportazioni meno le importazioni. In

particolare, vi è un avanzo commerciale quando le esportazioni superano le

importazioni, viceversa avviene per il disavanzo commerciale. Il volume degli scambi

è rappresentato dalla solla tra importazioni ed esportazioni. Mentre nell’economia

chiusa i consumatori sceglievano tra risparmiare e consumare a seconda del prezzo

relativo dei beni domestici, in economia aperta i consumatori possono decidere di

risparmiare o consumare beni nazionali o esteri a seconda del prezzo relativo dei beni

esteri. Il prezzo relativo è il tasso di cambio reale.

Partiamo con il definire il tasso di cambio nominale come il prezzo della moneta

nazionale in termini di moneta estera. Possiamo avere un apprezzamento, cioè una

variazione positiva del tasso di cambio (aumento del prezzo della moneta nazionale

in termini di moneta estera), oppure un deprezzamento, cioè una variazione negativa

del tasso di cambio (diminuzione del prezzo della moneta nazionale in termini di

moneta estera). In un regime di cambi fissi, due o più paesi mantengono un tasso di

cambio fisso tra le loro valute: le diminuzioni dei tassi di cambio cono dette

svalutazioni, mentre le variazioni positive del tasso di cambio sono dette

rivalutazioni. I tassi di cambio sono determinati sui mercati valutari, ma vengono

mantenuti fissi attraverso adeguate operazioni di acquisto e vendita da parte delle

autorità di politica economica.

Il tasso di cambio reale è il prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri

PE

ε = ¿

P

¿

- è il livello dei prezzi esteri (deflatore del PIL)

P

P

- è il livello dei prezzi nazionali (deflatore del PIL)

- E è il tasso di cambio nominale

Abbiamo un apprezzamento reale con variazioni positive del tasso di cambio reale,

oppure deprezzamenti reali con variazioni negative del tasso di cambio reale.

Il tasso di cambio reale multilaterale è il prezzo medio dei beni di un paese

rispetto a quello di tutti i suoi partner commerciali. Per poter calcolarlo è necessario

usare come pesi le quote dei flussi commerciali di questa nazione con gli altri paesi:

- Dalle quote delle esportazioni si calcola il tasso di cambio all’esportazione

- Dalle quote delle importazioni si calcola il tasso di cambio all’importazione

- Si calcola la media delle quote di esportazioni e importazioni

La bilancia dei pagamenti riassume i conti che un paese ha con il resto del mondo.

sopra la riga,

Le transazioni sono divise in transazioni le quali registrano tutti i

pagamenti da e verso il resto del mondo e sono dette “transazioni in conto corrente”,

sotto la riga,

e transazioni che registrano i flussi di capitale da e verso il resto del

mondo e sono dette “transazioni in conto captale”.

Il conto corrente si compone di: importazioni ed esportazioni, reddito di investimenti

ricevuto e pagato, trasferimenti netti ricevuti. La somma dei pagamenti netti è il

saldo di conto corrente che genera un avanzo se è positivo, oppure un disavanzo se è

negativo.

Il conto capitale si compone di: variazioni delle attività finanziarie estere detenute in

un paese, variazioni delle attività finanziarie nazionali detenute dal resto del mondo.

L’aumento netto dell’indebitamento con l’estero di un paese è detto flusso netto di

capitale o saldo del conto capitale: se è positivo avremo un avanzo del conto capitale,

mentre se è negativo avremo un disavanzo del conto capitale.

I flussi netti di capitale dovrebbero eguagliare il disavanzo corrente, anche se molte

volte i due valori sono diversi a causa di una discrepanza statistica.

La parità scoperta dei tassi d’interesse è una condizione di arbitraggio ed è

rappresentata dalla seguente equazione E t

¿

(1+ ) = (1+ )

i i

t t e

E t+ 1

¿

,

i E

i

dove è il tasso d’interesse nazionale è il tasso d’interesse estero, il

t t

t

e

E

tasso di cambio attuale e il tasso di cambio atteso.

+1

t

Se il tasso di cambio atteso è dato, allora un incremento del tasso d’interesse

E

domestico provoca un apprezzamento (aumento di ). La condizione di

t

arbitraggio è che i rendimenti attesi in valuta nazionale dei titoli nazionali ed esteri

devono essere uguali.

Le importazioni dipendono positivamente sia dal livello di reddito (domestico) Y, sia

dal tasso di cambio reale ε (un apprezzamento del tasso di cambio reale rende i beni

esteri relativamente meno costosi e quindi fa aumentare la quantità di importazioni

Im = Im(Y; ε) ¿

Le esportazioni dipendono positivamente dalla produzione estera e

Y

negativamente dal tasso di cambio reale ε (un deprezzamento reale rende i beni

nazionali relativamente più convenienti) ¿

Ex = Ex( , ε)

Y

Il mercato dei beni è in equilibrio quando la produzione interna è pari alla domanda di

beni nazionali Y = Z ℑ(Y )

, ε ¿

Z = C( ) + I( r ) + G - + Ex( , ε)

d Y

Y ε

Il livello di produzione in corrispondenza del quale si a equilibrio della bilancia

commerciale è dato dalla condizione εEx = Im

Assumiamo che:

c

C = + b(Y – T)

 0

I

I = – dr

 0

G

G =

 0

x

Ex =

 0

mY

Im =

 ε

L’equilibrio sarà: mY

Y = + b(Y – T) + – dr + + -

c I G x

0 0 0 0 ε

mY

x

Il saldo della bilancia commerciale è -

0 ε

Un aumento della spesa pubblica, con una bilancia commerciale in equilibrio,

comporta:

- Aumento della domanda

- Aumento della produzione

- Aumento delle importazioni, ma non delle esportazioni in quanto non

direttamente dipendenti dalla spesa pubblica

- Disavanzo commerciale

Un aumento della domanda estera, con una bilancia commerciale in equilibrio,

comporta:

- aumento delle esportazioni

- aumento della domanda di beni nazionali

- aumento della produzione

- miglioramento della bilancia commerciale

Un deprezzamento reale (riduzione di ε) influenza la bilancia commerciale attraverso

tre canali:

1. aumento delle esportazioni: i beni diventano relativamente meno costosi

2. diminuzione delle importazioni: c’è un aumento della domanda interna dei beni

3. aumento del prezzo relativo delle importazioni, quindi il valore delle

importazioni aumenta

A seguito di un deprezzamento, la bilancia commerciale migliora solo se l’aumento

delle esportazioni compensa l’aumento in valore dei beni importati. La condizione in

base alla quale un deprezzamento reale fa aumentare le esportazioni nette è detta

condizione di Marshall-Lerner.

La curva J descrive una dinamica delle esportazioni nette in seguito ad un

deprezzamento reale. L’effetto di un deprezzamento si riflette prima sui prezzi e poi

sulle quantità. L’effetto finale del deprezzamento, se la condizione di Marshall-Lerner è

soddisfatta, di un aumento delle esportazioni nette.

Supponiamo che vi sia un disavanzo commerciale e che il governo voglia ridurlo. Un

deprezzamento riduce il disavanzo, ma fa aumentare il livello di produzione. Una

politica fiscale restrittiva fa diminuire il disavanzo, ma anche il livello di reddito. Per

ridurre il disavanzo commerciale senza variare il livello di produzione aggregata è

necessario usare una combinazione di politiche fiscali e di cambio. Per evitare l’effetto

espansivo, generato dalla politica di cambio, il governo deve ridurre la spesa pubblica.

Il valore presente scontato atteso di una sequenza di pagamenti è il valore ad oggi di

tale sequenza attesa di pagamenti. Prendere a presto 1€ oggi comporta il pagamento

i i

di (1 + ), dove è il tasso d’interesse nominale. La formula generale del valore

t t

presente scontato di una serie di pagamenti z è 1

1

= + + + …

v z z z

t t t+1 t+2

1+i (1+i )(1+ )

i +1

t t

t

In condizione di incertezza, i pagamenti futuri noti e i tassi d’interesse noti vengono

sostituiti rispettivamente con i pagamenti futuri attesi e i tassi di interesse futuri

attesi. Il valore dipende positivamente dalle aspettative sui pagamenti futuri, mentre

dipende negativamente dai tassi di interesse presenti e attesi.

Nel caso in cui il tasso d’interesse è costante, il valore attuale è la somma ponderata

dei pagamenti correnti e attesi. Invece, nel caso in cui sia il tasso d’interesse che i

pagamenti sono costanti il valore attuale è uguale a 1

1

= (1 + + + … )

v z

t t 2

1+i (1+i) 1

Si tratta di una serie geometrica infinita che, dalla matematica, diventa .

1−x

z

Dunque, dato il flusso di pagamenti , il valore attuale è inversamente

t

proporzionale al tasso d’interesse nominale: 1

= (1 + )

v z

t t i

Il tasso di interesse nominale i è il rendimento percentuale di un titolo di debito in

termini di moneta.

Il tasso di interesse reale r è il rendimento percentuale di un titolo di debito in termini

di beni.

La relazione che sussiste tra tasso di interesse reale e tasso di interesse nominale è:

P t

´¿

1 + (1 + )

r i

t t e

P +1

t

Si noti che e e e

+ −P −P

P P P P Inflazione attesa

= = 1 + = 1 +

+1 +1 +1

t t t t t t e

π t

P P P

t t t

Quindi 1+ i

t

1 + =

r t e

1+ π t

Per valori piccoli dei tassi vale la seguente approssimazione:

≈ - e

r i π

t t t

La scelta intertemporale del consumo è la scelta di allocazione ottima di consumo

tra periodi diversi della loro vita. Il consumatore all’inizio della sua vita ha il seguente

vincolo di bilancio intertemporale

1 1

+ = +

c c y y

1 2 1 2

1+r 1+r

c c y y

dove e sono il consumo nel primo e secondo anno, mentre e

1 2 1 2

sono il reddito nel primo e secondo periodo. Il vincolo di bilancio mostra le

combinazioni di consumo corrente e futuro che possono essere consumate, e può

essere riscritto nel seguente modo:

= ( - )(1 + r) +

c y c y

2 1 1 2

ed è una retta inclinata negativamente con pendenza pari a (1 + r). Si tratta del tasso

di interesse reale che può essere considerato come il prezzo del consumo corrente in

termini di consumo futuro: misura di quante unità si potrà accrescere il consumo

domani se oggi si dà in prestito un’unità di beni.

Le preferenze di un consumatore possono essere rappresentate tramite una funzione

c c c c

di utilità che associa a ogni coppia ( ; ) un singolo valore U( ; ). Le

1 2 1 2

curve di indifferenza mostrano le combinazioni di consumo corrente e futuro che

apportano lo stesso livello di utilità: sono convesse e inclinate negativamente,

implicando che i consumatori tendono ad avere consumi bilanciati nel tempo. La

combinazione di consumo ottimo soddisfa la condizione di tangenza SMS = 1 + r

Nel momento in cui estendiamo il modello a T periodi, ipotizzando che il tasso

d’interesse sia costante nel tempo, il vincolo di bilancio intertemporale diventa


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5 mesi fa


DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione delle aziende
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michi_tvb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Sapio Alessandro.

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