Appunti di informatica nella P.A.
Appunti di Fabrizio Maltinti
Salvo rare ed isolate eccezioni, la P.A. italiana, sia locale che nazionale, è ancora caratterizzata da contesti organizzativi che, seppur dotati di sistemi tecnologici d'avanguardia, solo marginalmente sono interessati alla rivoluzione digitale che è stata auspicata e delineata dai documenti di policy italiani ed europei.
Le politiche europee e i primi passi
I primi passi della strategia comunitaria relativa alla Società dell’Informazione risalgono, in Europa, alla metà degli anni '80.
- Nel 1984 vengono avviate le attività di ricerca e sviluppo delle Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione (TIC) con il programma ESPRIT; seguite, nel 1986, dalle applicazioni telematiche (trasporti, sanità, formazione a distanza) e dal programma RACE (tecnologia avanzata delle TLC);
- Nel 1987 è stata varata la Politica delle TLC con il “Libro Verde” sulla Liberalizzazione del mercato delle TLC;
- Nel 1993 è stato pubblicato il libro bianco della Commissione CE intitolato “Crescita, competitività, occupazione” grazie al quale è stata avviata la Politica globale della Società dell’Informazione;
I piani d’azione
- Il Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 voleva imprimere un nuovo slancio alle politiche comunitarie delle TIC al fine di far divenire l’economia europea più competitiva a livello mondiale. Il risultato di tale Consiglio Europeo fu l’invito alla Commissione Europea ad elaborare un piano d’azione globale denominato eEurope;
- e-Europe 2002: Durante il Consiglio Europeo di Feira del giugno 2000, la Commissione presenta il piano di azione “eEurope 2002 – Una Società dell’Informazione per Tutti”. I tre obiettivi principali erano:
- Accesso internet meno costoso, più rapido e più sicuro;
- Investire nelle risorse umane e nella formazione;
- Promuovere l’utilizzo di internet.
- e-Europe 2005: Nel giugno 2002, il Consiglio Europeo di Siviglia approva il nuovo piano di azione “eEurope 2005”, come prosecuzione del precedente piano, con l’obiettivo principale di agevolare l’accesso ad internet attraverso la bandalarga per abbattere il c.d. digital divide.
La Legge 4/2004 (c.d. Legge Stanca, all’Art. 1) sancisce il diritto di accedere alle fonti di informazione – quindi software ed hardware devono poter essere strutturati per garantire l’accessibilità di tutti, compresi i diversamente abili.
- i2010: Nella primavera del 2005, individua nella conoscenza e nell’innovazione i motori di una crescita sostenibile sviluppando l’inclusione e l’uso generalizzato delle TIC nei servizi pubblici, nelle PMI e nelle famiglie. La Commissione, a giugno 2005, propone un nuovo documento di policy “i2010 – Una Società europea dell’informazione per la crescita e l’occupazione” per coordinare le azioni degli Stati Membri per facilitare la convergenza digitale (standardizzazione degli strumenti informatici). La Commissione propone 3 priorità:
- Creare uno spazio unico europeo dell’informazione;
- Rafforzamento dell’innovazione e degli investimenti nella ricerca sulle TIC;
- Realizzazione di una Società dell’Informazione e dei media basata sull’inclusione (e-Inclusion).
- e-Governement 2010: Nell’aprile 2006, la Commissione approva il Piano d’Azione sull’e-Government 2010, con lo scopo di accelerare l’introduzione dell’Amministrazione on-line in Europa attraverso:
- Servizi pubblici più moderni ed efficaci;
- Servizi ai cittadini di maggior qualità e sicurezza;
- Rispondere alla domanda delle imprese che invocano meno burocrazia e più efficacia;
- Garantire la continuità transfrontaliera dei servizi pubblici per sostenere la mobilità in Europa.
Macro obiettivi dell’e-Government da raggiungere entro il 2010:
- Accesso per tutti alla rete;
- Maggior efficacia ed efficienza amministrativa;
- Servizi della Pubblica Amministrazione on-line;
- Mettere in atto strumenti chiave per imprese e cittadini per l’accesso ai servizi pubblici;
- Rafforzamento della partecipazione al processo decisionale (e-Democracy).
I Ministri Europei dell’e-Government, riuniti a Malmo nel novembre 2009, approvarono una Dichiarazione sulle politiche dell’e-government, come contributo alla stesura del Piano d’Azione 2015, per delineare le priorità per gli Stati per i 5 anni successivi.
Agenda digitale europea 2020
La Commissione europea, nel marzo 2010 presenta “Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” con l’intento di uscire dalla crisi e preparare l’economia UE per le sfide del prossimo decennio. Tra le sette iniziative faro della strategia Europa 2020, c’è l’Agenda Digitale Europea che mira a stabilire il ruolo chiave delle TIC per raggiungere gli obiettivi che l’Europa si è prefissata per il 2020. L’Agenda individua in otto aree di azione ritenute fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi; esse sono:
- Un mercato digitale unico e dinamico;
- Interoperabilità e standard;
- Fiducia e sicurezza;
- Accesso ad internet veloce e super veloce;
- Ricerca ed innovazione;
- Miglioramento dell’alfabetizzazione;
- Miglioramento delle competenze;
- Miglioramento dell’inclusione.
- e-Governement 2011-2015: Prendendo spunto dalla Dichiarazione di Malmo, nel dicembre 2010, la Commissione approva il “Piano d’Azione europeo per l’e-government 2011-2015” che mira a promuovere la transizione verso una nuova generazione di servizi e-Government in una logica transfrontaliera.
Le politiche italiane per lo sviluppo dell’e-Government
- Piano d’azione per la Società dell’Informazione del 2000: In coerenza con l’iniziativa e-Europe 2002, il Governo italiano, il 16 giugno 2000, si dota, dopo diversi anni di iniziative sporadiche e non continuative, di un piano organico “Piano d’azione per la Società dell’Informazione”. La logica dell’intervento è quella del coordinamento, della promozione e della diffusione delle best practice a livello locale, attivando risorse del settore privato.
- Piano d’azione dell’e-Government: una settimana dopo, il 23 giugno 2000, il Consiglio dei Ministri approva il “Piano d’Azione per l’e-government” con cui assegna fondi per la digitalizzazione del settore pubblico. Questa nuova fase vede come attori, soprattutto, le Amministrazioni Locali, le quali assumono - nella logica del modello decentrato e federale dello Stato – sempre più il ruolo di front-office del servizio pubblico, mentre le Amministrazioni centrali sono destinate a svolgere il ruolo di back-office.
La visione di amministrazione elettronica prevedeva:
- Il cittadino potrà ottenere ogni servizio pubblico rivolgendosi ad una qualsiasi amministrazione front-office abilitata al servizio, indipendentemente dal vincolo di competenza territoriale o di residenza;
- All’atto della richiesta di un servizio, il cittadino, oltre ai documenti che lo identificano, non dovrà fornire alcuna informazione che lo riguarda e che sia in possesso di una qualsiasi amministrazione dello stato;
- Il cittadino non avrà la necessità di conoscere come lo stato è organizzato per l’erogazione dei servizi o a quali amministrazioni deve rivolgersi, ma potrà decidere in base alle proprie esigenze;
- Il cittadino dovrà poter comunicare solo una volta all’amministrazione, nel momento in cui si verificano, le variazioni che corrispondono ad eventi della sua vita, o, quando ne ha titolo, alla vita di terzi.
Il Piano prevedeva anche una serie di condizioni abilitanti per la sua attuazione:
- Che tutte le amministrazioni e gli enti siano dotati di un sistema informativo proprio.