GEOTECNICA FONDAMENTI DI GEOTECNICA
La Geotecnica è il settore dell’Ingegneria che studia su basi fisiche e matematiche il comportamento dei terreni e l’analisi
della risposta di opere di fondazione e manufatti interagenti con essi. Si basa su teorie, metodi di calcolo e procedimenti di di
sperimentazione di carattere generale a seconda delle caratteristiche dei terreni e nelle rocce in relazione alle nostre
abitazioni.
Per “terra” si intende un aggregato di particelle solide, tra le quali ci sono dei vuoti. I vuoti possono contenere fluidi, aria e
acqua. I legami chimici tra le particelle son quasi nulli. Le modalità di alterazione e trasporto a cui i sedimenti sono stati
sottoposti ne influenzano caratteristiche quali la natura, lo stato e la struttura, e di conseguenza il loro comportamento
meccanico. La caratteristica che distingue la terra e le rocce dagli altri materiali tipici dell’ingegneria è il fatto di essere
materiali naturali dotati di una storia, nella quale si son verificati significativi processi meccanici, termini e chimici.
Il terreno deve essere indentificato, classificato e conosciuto nelle sue condizioni iniziali e nella risposta ai cambiamenti
indotti dagli avvenimenti naturali e o antropici subiti.
Fondazioni di strutture, gallerie profonde, dighe in terra, sono solo tre esempi d’ingegneria classificabili come opere
geotecniche. Le fondazioni sono gli elementi strutturali che trasmettono i carichi al terreno. I principali requisiti di una
fondazione sono i concetti di resistenza, e di deformabilità. Il terreno sostiene una fondazione. Le opere di sostegno invece
sono elementi strutturali progettati per resistere a forze dovute al terreno da sostenere. Anche per le opere di sostegno, oltre
alla resistenza, si pongono problemi di deformabilità, cioè di spostamenti.
Le costruzioni solitamente vengono appoggiate sul terreno. Ma l’edificio ha un certo peso, una gravità.
Le nostre scelte progettuali possono essere estranee al terreno?
Nel 500 c’erano dei trattatisti (Cornaro, Alberti e Palladio) che scrivono dei trattati che raccontano le esperienze precedenti.
Prima c’erano i romani che facevano opere molto pesanti, ma non si chiedevano del perché facevano così. È nel corso del
1500 che si inizia a scrivere sulle fondazioni, sul come bisogna comportarsi, in particolare Alberti e Palladio. Palladio diceva
che per meglio costruire bisognerebbe edificare su un terreno compatto, sennò bisogna usare i pali, e dice inoltre che le
fondazioni devono essere costruite sullo stesso livello. Anche Alberti dice di ricercare il terreno sodo: bisogna fare delle
ricerche: si introduce così il concetto di ANALISI. Se qualche situazione critica si verifica nelle costruzioni in elevato nuoce
manco la criticità, che non nelle fondamenta. Nell’elevato, fuori terra, posso modificare, aggiungere, se succede qualcosa nelle
fondamenta faccio fatica a sistemare internamente.
L’Alberti è il primo che si occupa più approfonditamente delle fondamenta, relazione tra la costruzione e il terreno.
In un’equipe ho: un progettista, al quale convergono tutte le responsabilità, la guida del progetto deve rispondere a tutte le
domande facendosi anche aiutare. Ho il direttore dei lavori: colui che dirige un cantiere, prende coscienza del progetto e
dichiara se è eseguibile. Tra progettista e direttore dei lavori ci deve essere continuo rapporto. Si ha l’impresa esecutrice, che
esegue i lavori. Tra direttore e impresa che rapporto tra i due.
Alla fine del 700 si mettono in pratica le teorie della meccanica dei solidi. (Legge di Hock e modulo di Young). L’altezza delle
travi viene affrontata razionalmente con la teoria della meccanica dei solidi.
Se si prende un’asta (per esempio di acciaio), e la si carica e la si sollecita, si causa una certa tensione σ = N/A (Carico/area).
L’asta sollecitata si accorcia di una quantità L. La mia deformazione laterale sarà:
εy = L/L. posso dire così di quanto le particelle si possono spostare. Se in grafico
metto le tensioni-‐deformazioni laterali sono così rappresentate: nel momenti in
cui tiro via la tensione vedo una deformazione torna indietro. Ciò vale fino ad un
certo punto. Passato questo punto si parla di deformata residua. Se carico
ulteriormente ho una tensione continua. La meccanica dei solidi si muove
all’interno di questo campo. Questo è dettato dal fatto che le tensioni e le
deformate crescono in modo proporzionale secondo una costante: σ/ε = E -‐>
costante della molla: modulo di Young. Tutti i modelli solidi da analizzare fanno
riferimento a questo modello. Già nell’800 utilizzavano questo modello. Il
materiale deve essere caratterizzato dall’attività di carico/molla.
Inoltre sulla base di questo modello viene ipotizzata l’omogeneità e l’isotropia dei
materiali. Bisogna essere sicuri che questi comportamenti si riproducano in
qualsiasi punto e in qualsiasi direzione lo solleciti. Il materiale deve aver la
caratteristica di omogeneità, isotropia, ed elasticità. Ho un comportamento di
carico/molla in qualsiasi direzione. Se io chiamo il diametro φ, le deformazioni ε 0
L/L
= , le si possono collegare alle deformazioni verticali attraverso un
coefficiente: il coefficiente di Poisson εy.
Quando sollecito una struttura, questa si deforma attraverso le deformazioni elastiche e il coefficiente di Poisson.
Si pensa dunque che anche questi studi possano essere applicati anche al terreno. Si considera il terreno come un insieme di
molle. Si inizia dunque ad utilizzare questi schemi anche per il terreno. Dunque all’epoca caricavano il terreno, misuravano
l’accorciamento, applicavano questa relazione e trovavano dei moduli di deformabilità. Dunque venivano prese delle piastre e
venivano caricate, e si misurava poi lo spostamento S, poi la deformazione e poi la costante. Poi si faceva l’analisi. Il problema
è che molti fabbricati son ceduti.
È nel 1923 che si capisce bene questi problemi. Sarà in particolare un laureato di Vienna: Karl Terzaghi. Egli vuole cercare di
capire il comportamento del terreno di fondazione: particelle a contatto tra loro, non è un corpo solido, ci sono dei vuoti, a
contatto con fenomeni naturali (acqua) e non elemento elastico. Il terreno una volta scaricato dal peso non ritorna alla sua
posizione iniziale da non caricato. Inoltre il terreno è frutto di un’operazione naturale: non omogeneo.
Gli attrezzi che vengono utilizzati per analizzare le terre vengono portati in Italia dall’America soltanto alla fine della guerra
mondiale, nel 1950.
Proprietà identificative e di classificazione delle terre:
•
il terreno è formato da elementi solidi e da vuoti. Nei vuoti ci può essere acqua, gas e sostanze chimiche. Noi però
considereremo che nei vuoti ci sia solo acqua. Questi terreni allora vengono detti:
TERRENI SATURI.
Le particelle solide che aggregate, costituiscono una terra derivano da fenomeni di
alterazione fisica e chimica di rocce.
Le particelle sono a contatto in un numero infinito di punti. Le particelle in un
processo di spostamento hanno dimensioni diverse: in montagna sono spigolose,
solitamente son le particelle provenienti dalla roccia madre, mentre al mare sono
Esempi di granuli di sabbia
arrotondati, solitamente sono particelle di origine fluviale. I terreni da una zona
all’altra cambiano completamente.
Non ci sono solo fenomeni fisici che creano la disgregazione della roccia madre, ma anche ci
sono anche fenomeni chimici: minerali argillosi. Questi minerali che hanno una
conformazione chimica precisa formano dei blocchetti ma che non posso vedere ad occhio
nudo, ma solo col microscopio elettronico. Sono sempre elementi granulari ma non visibili ad
occhio nudo. Queste particelle presentano delle cariche elettroniche negative sulla superficie.
La somma delle cariche è uguale a 0. La carica positiva e la carica negativa si attaccano. I più
comuni minerali argillosi sono la caolinite, l’illite e la
Particelle argillose viste al
microscopio montmorillonite. Per la loro composizione, l’interazione
elettro-‐chimica con il fluido entro il quale avviene la
deposizione può dar luogo a strutture “flocculate”, la cui
deposizione è in acqua salmastra, o &n
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