1. Introduzione del corso. I tributi.
A cosa serve il tributo? I tributi hanno 3 scopi fondamentali:
Per finanziare le spese pubbliche. I tributi servono a finanziare le spese
pubbliche necessarie, come la salute, le infrastrutture. Tutte le spese
pubbliche che lo Stato sostiene sono finanziate per la gran parte dai tributi.
I tributi incrementano il gettito e attraverso il gettito possono essere
finanziate le spese pubbliche.
Redistribuire la ricchezza. Grazie ai principi costituzionali su cui si basa
il sistema tributario, riusciamo a redistribuire la ricchezza. Chi più ha più
versa. In un sistema non basato sulla redistribuzione della ricchezza,
ognuno verserebbe la stessa identica somma, ipoteticamente 10 mila euro
l’anno, nel nostro sistema invece i tributi variano a seconda della ricchezza
dell’individuo.
Attraverso i tributi lo Stato influenza la condotta umana, può
incoraggiare o scoraggiare determinati comportamenti. Può incoraggiare
attraverso delle agevolazioni fiscali, ad esempio non tassando un certo
fenomeno. Un esempio per scoraggiare un determinato comportamento è
l’AREA C a Milano, scoraggia l’uso della macchina.
Ci sono altri tributi il cui scopo è solo quello di accrescere il gettito, anche
se indirettamente influenza la condotta umana.
Ad esempio, se domani si dicesse che il consumo della birra verrà tassato
con un’imposta sul consumo pari al 90%, sicuramente i soggetti andranno
a prediligere il consumo del vino.
Se un’imposta sul reddito diviene troppo alta e fino a 100 mila euro
versiamo il 10% e sopra i 100 mila è richiesto il 99% sicuramente questa
divergenza porta a distorcere il comportamento umano.
Cos’è il tributo?
Nei nostri testi legislativi manca una definizione generale di tributo, questo ha
fatto sì che una definizione generale è stata ricostruita dalla giurisprudenza e
dalla dottrina. È essenziale definire il tributo per comprendere l’applicazione delle
regole e dei principi specifici del diritto tributario.
Secondo il Professor Tesauro, il tributo ha quattro caratteristiche fondamentali:
Il tributo comporta il sorgere di un’obbligazione ex lege, cioè che
deriva dalla legge. Questo significa che la fonte del tributo non è un
contratto ma è una legge o un atto avente forza di legge.
Il tributo comporta il sorgere di un’obbligazione con effetti definitivi,
affinché sia un tributo è necessario che abbia effetti definitivi.
Il tributo è imposto in maniera coattiva, se il tributo non è versato
spontaneamente viene imposto coattivamente attraverso un atto
dell’autorità.
Il tributo finanzia la spesa pubblica, qualsiasi tributo, anche quelli che
hanno come obiettivo quello di influenzare la condotta umana, serve a
finanziare la spesa pubblica.
Quando pensiamo al tributo come conseguenza di queste caratteristiche, il
tributo non si basa su un principio del beneficio. non c’è sinallagmaticità tra
quello che il contribuente ottiene dallo Stato e quello che deve versare.
Ulteriore considerazione é che il tributo non viene versato secondo una relazione
sinallagmatica ma secondo un indice di riparto stabilito dallo stato. Questo vuol
dire che il rapporto tributario no é solo rapporto tra contribuente e Stato, ma é
anche un rapporto tra contribuente e contribuente, proprio in virtù di questo
indice di riparto delle spese pubbliche.
Il tributo rappresenta la macro-categoria, al di sotto abbiamo tre sotto-categorie
che distinguono il tributo a seconda del presupposto:
Imposta
Tassa
Contributo
Imposta
Se il fatto generatore del tributo é un fatto economico posto in essere dal
contribuente, allora parliamo di imposta. Un fatto economico generatore di
tributo può essere il possesso di reddito, in base a questo il contribuente é tenuto
a pagare un tributo che é rappresentato dall'imposta. Verso l'imposta solo per il
fatto di avere un reddito. Oppure l'iva é un'imposta sul valore aggiunto, il fatto
generatore del tributro é il consumo, che é un fatto economico posto in essere
dal contribuente.
Tassa
La tassa ha come presupposto un atto o un'attività pubiblica da parte della
pubblica amministrazione. Quindi il presupposto della tassa é un servizio
pubblico. Esempio: il contributo unificato (é una tassa) é il tributo che si versa
per adire la giustizia, per ottenere il servizio giustizia si versa questo tributo.
Contributo
Il presupposto del contributo é l'arricchimento che un determinato soggetto
ritrae da un'opera pubblica. Pensiamo a un’opera pubblica di impianti sciistici
in una localià di montagna, chi si trovava in un piccolo ristoro ora grazie all’opera
pubblica il suo valore accresce. Si può chiedere un contributo, grazie agli impianti
sciistici aumenta il valore dei singoli immobili e delle località che sono localizzate
vicine a questa opera pubblica.
Esempio. Il canone RAI: il presupposto del canone é il possesso di un
televisore, che é un fatto economico posto in essere dal contribuente,
quindi é un'imposta.
La giurisprudenza non dà una nozione unitaria di tributo, in a base alla norma
attribuisce una nozione che può essere diversa di volta in volta.
Che cos'é il diritto tributario? È quel settore dell'ordinamento che disciplina i
tributi. Questa disciplina dei tributi si divide in una disciplina sostanziale e in una
disciplina formale. Quella sostanziale riguarda il presupposto, i soggetti passivi, la
misura del tributo. Quella formale invece riguarda l'attuazione del tributo, il
processo tributario. Il diritto tributario é una materia autonoma. 1
2. Le fonti. L’interpretazione e l’integrazione.
Costituzione
La Costituzione è la fonte principale, troviamo due categorie di norme:
Alcune norme che riguardano la produzione di norme di diritto tributario
specifiche, l’art. 23 e l’art. 75 comma 2 della Costituzione. Sono norme che
disciplinano la produzione del diritto tributario.
Poi troviamo le norme sostanziali di valutazione, che non sono norme che
riguardano la produzione del diritto, ma riguardano il diritto sostanziale del
diritto tributario. L’art. 53 co.1, riguarda la capacità contributiva, mentre
il co.2 riguarda il principio di progressività del diritto tributario.
Gli articoli sulla produzione:
“Nessuna prestazione personale o patrimoniale piò essere
Art. 23:
imposta se non in base alla legge”. In questa norma c’è un principio di
democrazia perché é il Parlamento che rappresenta la volontà popolare,
quindi l’articolo prevede una riserva di legge.
"Nessuna prestazione personale o patrimoniale ”: vediamo come questa
riserva di legge riguarda certamente i tributi, ma anche altro, perché
riguarda anche le prestazioni personali. In questo articolo viene data una
definizione molto ampia di tributo: oltre ai tributi questo articolo include
anche altre prestazioni patrimoniali, soprattutto le prestazioni personali
(es. il servizio militare è una prestazione che dovrebbe essere imposta in
base alla legge, se venisse reintrodotto). Quindi la Corte Costituzionale
quando parla dell’art. 23 dà una interpretazione molto ampia di tributo.
Nell'art. 23 rientrano anche i corrispettivi che hanno fonte contrattuale
(quindi non di fonte legale), quando il prezzo é imposto unilateralmente
dalla pubblica amministrazione. Quindi anche un corrispettivo di fonte
contrattuale deve rispettare il principio della riserva di legge (pensiamo al
prezzo per l’uso di un bene comune come l’acqua).
"Non può essere imposta se non in base alla legge ": per legge si intende la
legge ordinaria statale o regionale, ma anche altri atti aventi forza di legge
(decreto-legge e decreto legislativo). Riserva di legge: che tipo di
riserva é? Questa é una riserva di legge relativa. La parte che deve
necessariamente essere disciplinata dalla legge é la parte di diritto
sostanziale, quindi le norme che disciplinano i tributi o le agevolazioni
devono essere previste dalla legge (un tributo deve essere previsto dalla
legge, un'agevolazione deve essere prevista dalla legge). Cosa invece può
essere rimandato ad un regolamento e quindi a fonte secondaria? La parte
procedurale. La riserva di legge riguarda il diritto sostanziale, e non quello
formale. “Non è ammesso il
Un'altra specificità é data dall’art. 75 comma 2
referendum per le leggi tributarie ”. L'art. 75 riguarda il referendum
abrogativo, il comma 2 dice che non è ammesso il referendum per le leggi
tributarie. Vuol dire che le leggi tributarie non possono essere abrogate con
2
referendum (per es. IRPEF), questo per non ledere gli interessi dei cittadini,
é un sistema di autodifesa dell’ordinamento stesso.
Sotto la costituzione c'é la legge, però c'é una legge particolarmente
importante che è lo statuto dei diritti del contribuente. Lo statuto é
una legge ordinaria (la più importante che noi abbiamo). È la legge del n.
212 del 2000, e lo statuto pur essendo una legge ordinaria contiene delle
Le disposizioni della
auto-qualificazioni al suo interno. Articolo 1: “
seguente legge in attuazione degli articoli 3, 23, 53 e 97 della
Costituzione, costituiscono i principi generali dell’ordinamento tributario ”.
Abbiamo due tipi di auto-qualificazioni:
Lo statuto si auto-qualifica dicendo che attua i principi costituzionali,
o e esplica nella legge quelli che sono i principi costituzionali. Dà
attuazione a tutta una serie di principi costituzionali.
Lo statuto attua principi costituzionali, però resta una legge
o ordinaria che é vincolante per l'interprete perché esplica tutta una
serie di principi costituzionali.
La seconda auto-qualificazione é che sempre nell’art. 1 é che la
legge può essere modificata o abrogata solo espressamente e mai
da leggi speciali. Quindi per abrogare lo statuto é necessario farlo
espressamente e non con leggi speciali.
Poi abbiamo la legge ordinaria, e gli atti aventi forza di legge. La
legge ordinaria in materia tributaria non ha peculiarità diverse rispetto alla
legge ordinaria di altre materie (se non per il referendum).
Oltre alla legge vengono utilizzati troppo decreto-legge e decreto legislativo. Il
decreto-legge viene usato molto per due ragioni in materia tributaria:
1. Con un decreto-legge si evita una distorsione inefficiente del
comportamento razionale del contribuente (es. se oggi un decreto-legge
ufficiale dicesse che tutte le persone tinte di biondo sono tassate, nessuno
si tingerebbe di biondo. Se si preannunci un determinato provvedimento
fiscale, ora che la legge entra in vigore passano 15 giorni. Se si sa che nel
giro di 15 giorni tutti i tinti di biondo saranno tassati ovviamente tutti si
tingeranno di un altro colore = nel diritto tributario è molto importante
sorprendere il contribuente). Il decreto-legge è stato spesso usato per
evitare che contribuente distorcesse il suo comportamento economico in
virtù della misura economica prevista.
2. La seconda ragione per cui vengono utilizzati é contenuta nell’art. 81 della
Costituzione. Al terzo comma questo articolo ci dice che ogni legge che
importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Questo
significa che se una determinata legge o un atto avente forza di legge
prevede le spese, allora in quel testo devono anche essere indicate le
coperture previste per le spese. Il decreto-legge molto spesso viene
emanato in caso di necessità e urgenza (es. catastrofe naturale), quindi il
decreto-legge deve anche prevedere le misure. Molto spesso nel decreto-
legge sono contenute delle misure finanziarie fiscali per provvedere agli
oneri del decreto stesso. Ogni nuova spesa prevista deve prevedere la
copertura finanziaria, la copertura finanziaria viene data dal tributo, ecco
perché il decreto-legge spesso prevede le misure fiscali. 3
Il decreto-legge é stato abusato negli anni. Un abuso che però a volte veniva
sanato dalla conversione in legge. In passato spesso accadeva che venivano
reiterati i decreti leggi. Accadeva che una volta emanato il decreto-legge, il
Parlamento non convertita questo decreto, e quindi il Governo lo reiterava. Quindi
non venivano mai convertiti in legge (questo viola vari principi, quindi la Corte
Costituzionale ritiene illegittima la reiterazione dei decreti-legge).
“Non si può disporre con decreto-legge l'istituzione di nuovi
L'art. 4 dello Statuto:
tributi né prevedere l'applicazione di tributi esistenti ad altre categorie di
soggetti”. Non si può usare il decreto-legge in materia tributaria. Questa norma
viene continuamente violata, questo perchè? Perché lo statuto é una legge
ordinaria, non é sovraordinata.
Altro strumento molto usato in materia tributaria é il decreto legislativo: molto
utilizzato perché la materia tributaria é una materia tecnica, e questa tecnicità
mal si presta ad essere affrontata nei passaggi parlamentari, ma molto di più ad
essere studiata all’interno di un governo. Così il Parlamento detta la linea guida e
delega il Governo, e sarà poi il Governo a emanare i decreti legislativi. È stato
addirittura abusato il decreto legislativo, perché molto spesso si tratta di deleghe
in bianco, oppure sono delle deleghe che in realtà non hanno lo scopo di delega
come deve essere (tempi ristretti e indicazioni chiare).
Il testo unico é una raccolta di un testo che poi ha una sua fonte. Ci possono
essere per esempio più decreti legislativi raccolti in un testo unico. Non é una
fonte, è semplicemente una raccolta. Sottostante al testo unico d.p.r. n. 917 del
1986. Dopo la legge abbiamo i regolamenti: la produzione di norme astratte e
generali, compiute dal Governo o altra autorità amministrativa, che nel
diritto tributario può essere fatta nei limiti della riserva di legge. I
regolamenti vanno bene purché rispettosi della riserva di legge prevista
dall’art. 23 della costituzione. Un regolamento su cui è stata molto
discussa la sua legittimità è quello del redditometro. Il redditometro
prevede che al possesso di certi beni o a certi consumi si presuppone un
certo reddito. Molti autori hanno contestato il redditometro perché di fatto
secondo alcuni teorici del diritto tributario il redditometro non sarebbe più
un'imposta sul reddito, ma sto creando una nuova imposta sul consumo o
possesso dei beni. Quindi secondo questi autori il redditometro sarebbe
illegittimo perché si viola la riserva di legge, e si istituisce un nuovo tributo
(in realtà non é cosi, é uno strumento di presunzione del reddito, é
legittimo perché si ammette la prova contraria).
Efficacia nel tempo del diritto tributario
Bisogna distinguere entrata in vigore e efficacia nel tempo. La legge entra in
vigore 15 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma la sua efficacia
potrebbe essere spostata in avanti nel tempo (o indietro se la legge è
retroattiva). Nel diritto tributario i tributi sono periodici. Si determina un tributo
alla luce della misura di una base imponibile che si misura su un certo periodo
(es. imposta sul reddito: reddito di un anno). Questo significa che quando vi è una
modifica normativa che riguarda un’imposta periodica, anche se supponiamo che
oggi ci sia la modifica che entra in vigore nel giro di 15 giorni, quella legge
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prevede che l’entrata in vigore è spostata al primo dicembre dell’anno del
periodo di imposta successivo.
La retroattività nel diritto tributario può riguardare la fattispecie, gli effetti o
entrambi.
La fattispecie é il fatto generatore del tributo. La legge tributaria è
retroattiva quando una legge ricollega ad un fatto del passato un tributo. È
però necessario che gli indici di capacità contributiva siano degli indici
attuali. È fondamentale che i fatti colpiti siano manifestazione attuale della
capacità contributiva. Se vado a tassare qualcuno su un reddito posseduto
nel 2010 violerei principio di capacità contributiva (la capacità contributiva
deve essere attuale). La retroattività può riguardare fatti del passato
purché siano indici attuali di capacità contributiva. Il parametro di
valutazione della retroattività è l’indice attuale di capacità contributiva.
Ho poi una retroattività che riguarda gli effetti: questa retroattività é
abusata. Per es. leggi di condono: con tutte le leggi di condono io vado a
sanare oggi, alla luce di una dichiarazione che present oggi, dei fatti e
delle violazioni commessi in passato. E quindi questa retroattività riguarda
gli effetti del passato.
Poi abbiamo una retroattività che riguarda sia la fattispecie sia gli effetti,
pensiamo ad esempio ad una legge che disciplina gli effetti di un decreto-
legge che non é stato convertito.
In linea generale le norme sostanziali non possono essere retroattive salvo che
non riguardino fatti del passato però indici attuali di capacita contributiva. Per
quanto riguarda invece le norme formali, quindi le norme procedurali e
processuali, in generale hanno applicazione immediata (una nuova norma sul
processo tributario la si applica anche a processi in corso e quindi di fatto diventa
retroattiva). Questo vale quasi sempre, quasi perché ci sono delle norme
procedurali che hanno degli effetti sulle norme sostanziali.
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