COSTRUZIONI IDRAULICHE
CAPITOLO 1 - Idrologia applicata
• Deflussi dei corsi d'acqua: Misura dei deflussi (scala delle portate, stramazzi, metodi chimici-
colorimetrici, ultrasuoni) e delle principali elaborazioni delle misure (curve di durata delle portate, curva
di concentrazione, curva di utilizzazione);
• Stima della portata al colmo di progetto dei corsi d’acqua: Metodologie di analisi di frequenza delle
piene (in base ai determinati dati). Tecniche di analisi regionale (si usano in assenza di dati);
• Modellistica matematica delle piene (fiumi, reti urbane, bonifiche): Modelli afflussi-deflussi. Sistemi
lineari e stazionari idrogramma unitario di piena;
• Stima dei volumi e degli idrogrammi di piena: Analisi di frequenza dei volumi di piena. Determinazione
dell'idrogramma di progetto a partire dall'analisi delle precipitazioni.
L’idrologia è la scienza o l’insieme delle conoscenze che studia l’acqua sul nostro pianeta e tutti gli
spostamenti e trasformazioni che può subire. In particolare, l’idrologia cerca di prevedere:
• la distribuzione spaziale e temporale dell’acqua (dove, quando e in che modo si manifesta);
• la sua circolazione (nelle diverse fasi: solida, liquida, vapore e nei diversi ambienti);
• la sua disponibilità (quantità disponibile nelle varie zone e in che tempi);
• le sue proprietà fisiche e chimiche, e le relazioni con l’ambiente, comprese quelle con gli organismi
viventi.
Il ciclo idrologico
Sono rappresentati una serie di fenomeni tipici del ciclo dell’acqua:
• Precipitazione: il numero 100 rappresenta il valore associato ad essa e in base ad esso sono stati scalati
tutti gli altri valori per avere uno schema di semplice lettura. La precipitazione può cadere sia sulla
superficie terrestre sia sugli oceani, e vi è una grande differenza perché se cade in mare, l’acqua è già
contenuta nel suo “recipiente”, mentre se cade sulla terra l’acqua viene riportata in mare dopo svariate
vicende.
• Evapotraspirazione: un processo che avviene tramite la fornitura di energia da parte del sole, il quale
consente di far evaporare l’acqua nell’atmosfera fornendo calore latente di evaporazione.
o Evaporazione: se c’è un ingresso (precipitazione) dell’acqua nella terra ci deve essere per forza
anche un’uscita, cioè l’evaporazione, che rappresenta una sola parte del fenomeno complessivo.
Si può notare come l’evaporazione dagli oceani/mari risulta circa 4 volte maggiore di quella dalle
terre emerse, ciò è dovuto dalla differenza di grandezza delle due superfici (70% di acqua e 30%
di terra) e dalla presenza di maggior umidità (vapore acqueo).
o Traspirazione: è l’altra parte di questo fenomeno dovuta al processo naturale delle piante. Esse
assorbono grande quantità d’acqua dal terreno tramite le radici che utilizzano per le loro funzioni
vitali, e poi tramite l’apparato fogliare parte di quest’acqua viene ceduta sottoforma di vapore in
atmosfera.
Nelle terre emerse si considera sempre il fenomeno complessivo poiché i due singoli non possono essere
scissi facilmente, mentre in uno specchio d’acqua si considera solo l’evaporazione.
Una piccola parte della precipitazione si deposita sulla superficie fogliare della vegetazione presente
chiamata “Intercettazione”, mentre un’altra quantità si infiltra nel suolo se esso non è completamente saturo
e in tal caso si parla di “Infiltrazione”, fino al raggiungimento della falda acquifera poiché sotto di essa il
terreno è sempre saturo, quindi le leggi della filtrazione variano in base alle diverse situazioni.
Una volta che l’acqua ha raggiunto la falda, essa tende ad alzarsi ed alimenta i corsi d’acqua “Deflusso
Sotterraneo” o “Scorrimento Sotterraneo”. Invece, la parte d’acqua della falda freatica che non si infiltra si
muove sulla superficie impermeabile nella direzione della massima pendenza, lungo il versante in assenza di
ostacoli, e questo fenomeno si chiama “Ruscellamento o Scorrimento superficiale” ed ha la funzione di
alimentare piante in prossimità oppure corsi d’acqua fino a defluire in oceani e mari.
In situazioni montane (ghiacciai, neve) si trasforma in flussi di “Deflusso Superficiale” e come prima va ad
alimentare i corsi d’acqua.
I primi strati di terreno sono più permeabili degli strati sottostanti (naturalmente se non si ha un unico strato
omogeneo fino alla falda) perché soggetti a coltivazioni, a movimentazioni ed esplorati dalle radici della
vegetazione. In questi strati, prime decine di centimetri, si ha un “Deflusso Endodermico”, a differenza degli
strati più profondi e impermeabili che invece sono soggetti a “Deflusso Ipodermico”.
I valori relativi alle diverse forme di trasporto sono volumi espressi in percentuale del volume di
precipitazione annuale sulle terre emerse (in media 720 mm/anno).
Bilancio Idrologico a Scala Planetaria
Andando a fare un bilancio idrologico semplificato calcolando i flussi in millimetri e facendo attenzione a
considerare il contributo delle terre emerse (30%) e degli oceani e mari (70%), sui quali piove di più e di
conseguenza anche l’evaporazione sarà maggiore in base all’elevata disponibilità del vapore acqueo.
Precipitazione = 0.7 * 1120 mm + 0.3 * 720 mm 1000 mm
Evaporazione = 0.3 * 410 mm + 0.7 * 1250 mm 1000 mm
Nell’anno medio la quantità d’acqua in entrata è uguale alla quantità in uscita. Però andando a fare un
bilancio relativo alle terre emerse si nota che entrano 720 mm in un anno, mentre come flusso uscente si ha
410 mm l’anno. In più si ha un contributo di bilanciamento pari a 310 mm che è il deflusso superficiale
dell’acqua che dalle terre emerse arriva agli oceani.
Poi guardando il bilancio relativo agli oceani e mari, si ha in entrata 1120 mm e ne escono 1250 mm in media
all’anno. Anche qui c’è uno sbilancio di flussi che però viene coperto dai deflussi dei corsi d’acqua apportati
in mare (prima erano in uscita, ora sono in entrata) e il contributo si calcola: 310*(30/70) = 130 mm. Questa
componente fa sì che l’ingresso in entrata è uguale a quello in uscita.
Se fosse diverso, quindi se avessimo una precipitazione maggiore dell’evaporazione significa che c’è un
accumulo d’acqua, mentre se avremo un’evaporazione maggiore delle precipitazioni avremo una tendenza
progressiva alla siccità.
Tipologie di Precipitazioni
1) CICLONICHE (FRONTALI): sono associate alla presenza di fronti caldi o freddi, cioè masse d’aria con diverse
caratteristiche, tipicamente caratterizzate da una rilevante estensione spaziale;
2) OROGRAFICHE: associate alla presenza di rilievi montuosi. Il flusso d’aria si dirige verso un rilievo che
rappresenta un ostacolo e dunque sarà costretto a salire incontrando masse d’aria più fredde. Di
conseguenza la massa d’aria si raffredda, e il contenuto d’acqua in una massa d’aria diminuisce al diminuire
della temperatura, perciò, parte dell’umidità contenuta in essa si condensa e ricade al suolo;
3) CONVETTIVE: sono legate a forti riscaldamenti di masse d’aria vicino al suolo, l’aria si scalda e sale, salendo
si raffredda e si condensa, creando così delle precipitazioni brevi e intense (temporali), e hanno un’estensione
limitata, tipiche dei mesi estivi e si verificano in zone interne o in quelle con più umidità (vicino al mare);
4) DI CONTATTO: la massa d’aria viene a contatto con superfici fredde, per esempio la vegetazione al suolo,
con conseguente formazione di rugiada, brina.
In generale la temperatura diminuisce secondo il Gradiente termico atmosferico medio, ovvero di 0.6°- 1°C
ogni 100 m. Questa è la ragione per cui in montagna fa più freddo.
Altezza e intensità di precipitazione
Altezza di Precipitazione h[mm]: il valore dell’altezza d’acqua piovana che si accumula su una superficie
t)
piana ed impermeabile, senza ostacoli, in un determinato periodo di tempo (durata,
Intensità di pioggia media i[mm/h]: è il rapporto tra l’altezza di pioggia (h) e l’intervallo di tempo (t) in cui
viene misurata (unità di misura mm/h o mm/giorno o mm/anno)
t
i = h/ t (es.: h = 240 mm; = 2 giorni; i = 5 mm/h)
Ietogramma: rappresentazione mediante istogramma dell’andamento dell’intensità di precipitazione nel
tempo (intervalli di tempo di durata fissata).
Esempio (caso reale): ietogramma dell’altezza di pioggia caduta ad Attigliano in 5 minuti. Si può passare alla
→
realizzazione del grafico basato sull’intensità di pioggia semplicemente cambiando la scala: 5mm * 12 60
→ →
mm/h, 8mm * 12 96 mm/h, 10mm * 12 120 mm/h, e così via.
Quindi considerando il picco di 4.8 mm di altezza di pioggia corrispondono a 55,4 mm/h.
Invece se sono interessato a sapere quanto ha piovuto dall’inizio dell’evento, basta sommare le piogge
cadute dall’istante iniziale a quello che sto considerando. Il fenomeno studiato si chiama altezza di pioggia
cumulativa ed è rappresentata dalla curva cumulativa nera. Se il tratto di curva è orizzontale vuol dire che in
quel periodo non ci sono state precipitazioni, mentre maggiore sarà la pendenza maggiore è la quantità
d’acqua caduta.
Se lo strumento non permette una risoluzione di 5 minuti ma di 10 o 15 minuti otteniamo un nuovo grafico
in cui spariscono i picchi più importanti. Quindi è importante impostare la risoluzione dello strumento in base
all’obiettivo finale.
Misura delle precipitazioni
• Pluviometro totalizzatore: Recipiente cilindrico con bocca tarata al cui interno è collocato un imbuto
2
raccoglitore (misura puntuale). Diametro di 35.7 cm e con un Area di 0.1 m , per cui ogni litro di acqua
raccolta corrisponde a 10 mm di altezza di precipitazione. Questi misuratori sono un po’ desueti perché
la misurazione deve essere eseguita manualmente e quindi richiede manodopera, però sono importanti
per la loro storia, e sono stati sostituiti dai pluviografi.
• Pluviografo: sono strumenti digitali che rendono disponibile una rappresentazione grafica e digitale dei
dati, o le informazioni utili per poterla ricreare. Questi sono costituiti da un sensore che misura l’altezza
di pioggia caduta in funzione del tempo e da un apparato di registrazione che può essere un foglio di
carta o generalmente un supporto magnetico. Può essere di 2 tipi:
o Pluviografo a sifone: è costituito da un imbuto di raccolta versa in un recipiente R, anch’esso di
raccolta, in cui è presente un galleggiante (G) che man mano che il recipiente si riempie sale.
Quindi il dispositivo registra le variazioni del galleggiante posto al suo interno e trascrive tramite
un pennino P su un foglio che si trova su un tamburo rotante T che ruota a velocità nota e
costante.
Quando il pennino arriva alla massima altezza sarà necessario svuotare il recipiente tramite lo
svuotamento del sifone, e il galleggiante torna sulla base.
La curva totale della registrazione è quella rossa che si costruisce traslando i vari picchi, cioè
l’intervallo di tempo tra il riempimento e lo svuotamento del recipiente.
o Pluviografo a bascula (tipping bucket): è costituito da un imbuto di dimensioni normalizzate, che
versa in un sistema di due vaschette basculanti che possono ruotare attorno ad un punto di cerniera.
In un certo istante si trova sotto il getto la vaschetta di sx e nel frattempo che questa si riempie l’altra
si svuota e così il baricentro della massa liquida si sposta finché non si ha un ribaltamento attorno
alla cerniera e si viene a trovare sotto il getto la vaschetta di dx. La capacità delle vaschette è nota
ed è piccola e ogni ribaltamento corrisponde a 0,2 mm di pioggia. Questi ribaltamenti vengono
registrati in forma cartacea o magnetica restituendo un tracciato. Quando non piove il pennino scrive
in orizzontale, i numeri rappresentano l’intervallo di tempo, ovvero le ore mentre ogni tacca
rappresenta la capacità delle vaschette, in questo modo è facile capire l’intensità delle precipitazioni.
Piovosità annuale sul territorio Nazionale
Sulle terre emerse piovono 720 mm in media all’anno, mentre in Italia piove di più rispetto ad altri paesi
(precipitazione media annuale 990 mm) per via della maggior disponibilità d’acqua ma anche per la
presenza di molte zone montuose visto che uno dei caratteri distintivi generali della piovosità è che questa
aumenta con la quota. 2
Sapendo che l’Italia ha una superficie di 330.000 km di terre emerse e considerando la precipitazione media,
3
possiamo calcolare l’afflusso meteorico medio annuo 330.000*0.9=300.000 m /anno. 3
È utile comparare questa quantità con il fabbisogno complessivo nazionale stimato in 50 milioni di m /anno
tenendo conto di tutti gli usi (agricolo, industriale, potabile) e possiamo affermare che c’è una differenza
ampia per cui non si hanno problemi a livello di quantità ma di disponibilità spaziale, cioè sarebbe fantastico
avere una distribuzione omogenea ma così non è.
Enti preposti al Monitoraggio ambientale
In Italia le attività di monitoraggio ambientale consistono in:
a) Rilevamento, validazione e pubblicazione di dati ambientali
b) studio delle risorse idriche e delle portate di piena
c) delimitazione dei bacini idrografici e rilievo dei corsi d’acqua
Per la misurazione delle quantità di precipitazioni non è possibile andare a misurare direttamente sul luogo
e sapere con precisione l’entità di esse, ma si fa prima a reperire dei dati storici.
In passato attorno al 1910 venne istituito il Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale (SIMN) alle dirette
dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha operato fino agli anni ‘70.
Era presente un’articolazione territoriale divisa in Compartimenti, per un totale di 10 Uffici Compartimentali
(non suddivisione regionale ma seguono le delimitazioni dei bacini idrografici), oltre a 4 Uffici per le Regioni
Autonome (Bolzano, Trento, Cagliari e Palermo).
Poi dal 2000 ad oggi, il monitoraggio passò a diretta competenza delle regioni attraverso ARPA (Agenzia
Regionale Prevenzione e Ambiente) deputate alla vigilanza e controllo ambientale in sede locale. Il
coordinamento centrale è svolto dall’APAT - Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici.
Esempio regione Emilia-Romagna: Rete che raccoglie complessivamente 500
pluviometri/pluviografi/idrografi. Complessivamente la copertura del territorio regionale può considerarsi
molto buona per quanto riguarda le piogge e le portate.
Annali idrologici
Sono le principali fonti dei dati e sono divisi in due parti, la parte prima riguarda la precipitazione
(Pluviometria: totali della pioggia giornalieri, mensili e annuali) e le temperature (Termometria: massima e
minima temperatura per ogni giorno e valori medi estremi delle temperature mensili) ma anche altre
grandezze di tipo meteorologico (pressione, umidità, nebulosità, vento al suolo). La parte seconda riguarda i
deflussi dell’acqua, riportando dati relativi ai corsi d’acqua, agli afflussi meteorici sui bacini e all’Idrometria.
Il bacino idrografico (o imbrifero)
Si immagini di avere un corso d’acqua e di interessarsi ad una certa sezione S-S. I deflussi di tale sezione
saranno prodotti, in particolare per quanto riguarda le piene, dalle piogge che si verificano in una porzione
di territorio a monte di tale sezione, che prende il nome di Bacino Idrografico.
Il Bacino Idrografico sarà sempre associato ad una certa sezione di un corso d’acqua ed è necessario
individuare la porzione di territorio che sta a monte della sezione S-S e che tramite le curve idrografiche
(curve di livello) porta le acque piovane nella sezione. Questo viene fatto solitamente mediante l’uso di carte
topografiche di una scala opportuna, che forniscono una rappresentazione con curve di livello dell’altimetria
del territorio. A partire dalla sezione S-S si individua la sezione fluviale e dai suoi estremi si mandano le
perpendicolari alle curve di livello, individuando la direzione della massima pendenza perpendicolare alle
curve di livello; proseguendo in questo modo si identifica il cosiddetto Bacino Idrografico.
Si definisce Bacino Idrografico la porzione di terreno tale per cui preso un punto qualsiasi all’interno del
bacino, la goccia d’acqua piovana che cade in quel punto compirà un certo percorso arrivando sempre nella
sezione S-S indipendentemente dalla posizione del punto scelta; così come qualsiasi goccia d’acqua piovana
che cade in un qualsiasi punto esterno al Bacino non passerà mai nella suddetta sezione, non contribuendo
quindi al deflusso. La linea che delimita il Bacino si chiama “Linea Spartiacque” perché effettivamente
spartisce le acque piovane tra il bacino e quello che sta fuori.
Parlando di precipitazioni, se si vuole calcolare la portata che passa attraverso la sezione di chiusura S-S, si
deve valutare quello che piove all’interno del bacino idrografico, però la precipitazione che avviene nei vari
punti è caratterizzata da una variabilità spaziale e temporale; cioè la pioggia caduta in un certo lasso di tempo
in due punti diversi sarà sempre diversa, così come se ci si fissa in un punto si ha una variabilità nel tempo
perché la pioggia caduta in un determinato intervallo di tempo è diversa da quella caduta in un altro intervallo
di tempo.
Il calcolo della pioggia areale La pioggia va sempre associata ad un intervallo di tempo (Δt) che
deve essere sempre specificat
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