COSTRUZIONI IDRAULICHE
Sbobina 1
L’idrologia l’insieme delle conoscenze che studia l’acqua sul nostro pianeta
è (in tutte le trasformazioni
e spostamenti che può subire).
In particolare, ci interessa studiare, capire e (in qualche modo) prevedere:
distribuzione spaziale e temporale dell’acqua
− la (ovvero: dove, in che modo e in che
periodo si manifesta);
− la sua circolazione (nelle diverse fasi: solida (neve, ghiaccio, brina, rugiada), liquida
(acqua), vapore (acqua presente in atmosfera) e nei diversi ambienti (terrestre o
atmosferico));
− la sua disponibilità (zone e tempi di disponibilità);
le sue proprietà fisiche e chimiche, e le relazioni con l’ambiente, comprese quelle con gli
− organismi viventi.
Nella seguente immagine è presente una schematizzazione del in cui sono
ciclo idrologico
rappresentati i vari fenomeni che lo compongono.
La in natura può cadere sia sulla superficie terreste che sui mari/oceani con effetti molto
precipitazione
diversi in quanto la precipitazione che avviene:
in mari/oceani cade nel suo “recipiente finale”.
-
- sulla superficie terrestre subisce una serie di fenomeni prima di arrivare al oceani/mari/laghi.
acqua mentre l’evaporazione
La precipitazione è un ingresso di (è un flusso che dalla superficie terrestre
si dirige verso l’atmosfera) l’uscita complessiva prende il nome di
è una parte dell’uscita,
evapotraspirazione.
Nella figura sopra la precipitazione che avviene sulla superficie terrestre ha un valore pari a 100, mentre
quella che avviene sugli oceani e mari ha un valore pari a 396.
L’evaporazione dalle terre emerse ha un valore pari a 68, mentre dagli oceani ha un valore pari a 428
Il deflusso superficiale ha un valore pari a 31 (ovvero 1/3 della precipitazione viene recapitata ai corsi
d’acqua/oceani/mari).
Possiamo notare che la precipitazione sulla superficie terrestre è minore rispetto a quella che avviene
sugli oceani in quanto:
1. Superficie occupata dagli oceani è maggiore rispetto alla terra emersa;
2. Disponibilità di vapore acqueo è maggiore rispetto alla terra emersa.
3
Il volume di precipitazione annuale sulle terre emerse è di circa 119000 km /anno; 720 mm/anno.
Non tutta la precipitazione arriva al suolo, una parte di questa si accumula sulla superficie fogliare delle
piante (intercettazione da parte della vegetazione, quantità piccola), quella che arriva al suolo:
- una parte si infiltra nel suolo per gravità e tende ad andare nel sottosuolo fino a raggiungere la
a rialzarsi alimentando i corsi d’acqua)
falda idrica (tende (deflusso o scorrimento sotterraneo);
che non si infiltra scorre sulla superficie del suolo lungo la direzione di massima
- la parte d’acqua
pendenza (fenomeno chiamato finendo per
scorrimento o ruscellamento superficiale)
alimentare il corso d’acqua (nella figura è un lago).
La precipitazione può avvenire anche in forma solida (neve).
Nelle zone in cui la superficie della falda incontra il terreno abbiamo la formazione di sorgenti (e il
deflusso sotterrano si può trasformare in deflusso superficiale).
Può accadere che gli strati superiori di terreno (circa 10 cm) siano più permeabili di quelli sottostanti
questo permette di avere un deflusso d’acqua chiamato
(per via delle radici, coltivazioni ecc.) deflusso
(a volte non si distingue dal deflusso sotterraneo).
ipodermico
L’acqua si può accumulare anche in zone di ampiezza limitata chiamate (in
depressioni superficiali
ambito urbano: pozzanghere).
Bilancio idrologico a scala planetaria
Il 70% del pianeta è occupato da oceani/mari, il 30% è occupato da terre emerse.
Sulle terre emerse piovono in media 720 mm di pioggia all’anno e ne evaporano circa 410 mm, il flusso
in ingresso e in uscita non è uguale in quanto si ha una differenza di 310 mm che va verso gli oceani/mari.
Sui mari piovono in media 1120 mm di pioggia all’anno e ne evaporano circa 1250 mm, il flusso in ingesso
e in uscita non è uguale in quanto si ha una differenza di 130 mm che possiamo recuperare dal contributo
0,3
310 ∙ =
dei deflussi dalle terre emerse (310 mm che dalle terre emerse fluiscono verso oceani/mari = 0,7
130 mm). + 0,3 ∙ 720 = 1000
0,7 ∙ 1120
⏟ ⏟
Precipitazione
= 1000
0,3 ∙ 410 + 0,7 ∙ 1250
⏟ ⏟
Evaporazione
di
Tipologie precipitazioni:
1) CICLONICHE (o FRONTALI): dovute alla convergenza di masse
d’aria di temperatura diversa in aree a bassa pressione,
generalmente con il sollevamento di quelle più calde ad opera di
quelle più fredde. Riguardano un’ampissima zona e sono
fenomeni facilmente prevedibili;
2) OROGRAFICHE: dovute alla presenza di rilievi montuosi nella
direzione del vento che costringe l’aria a salire a quote maggiori;
dovute al riscaldamento dell’aria vicino al suolo
3) CONVETTIVE:
(convezione) sono tipiche dei climi caldi, caratterizzate da una
forte intensità e concentrate nello spazio (tipicamente estive);
4) DI CONTATTO: la condensazione avviene per contatto (rugiada, brina).
Gradiente termico atmosferico medio 0.6°÷1°C ogni 100 m.
La pioggia si caratterizza tramite:
- Altezza di precipitazione h [mm]:
il valore dell’altezza d’acqua piovana che si accumula su una superficie piana ed impermeabile
in un assegnato periodo di tempo (∆).
- Intensità di pioggia media i [mm/h]: ℎ
= ∆
∆t
es.: h= 240 mm; = 2 giorni; i= 5 mm/h.
- Ietogramma:
è una rappresentazione, normalmente data in forma di istogramma, che ci fornisce
l’andamento dell’intensità di precipitazione nel tempo (intervalli di tempo di durata fissata)
L’altezza di pioggia di pioggia caduta dall’inizio dell’evento.
cumulata ci dà l’altezza
-----
Gli strumenti utilizzati per la misura della pioggia sono:
Pluviometro totalizzatore 2
Recipiente cilindrico di diametro standardizzato di 35.7 cm e area A = 0.1 m , ad ogni
litro di acqua raccolta corrisponde a 10 mm di altezza di precipitazione. Questo
strumento consente di avere una misura puntuale e richiede una lettura manuale.
Pluviografi
I pluviografi, a differenza dei pluviometri, sono degli strumenti registratori ovvero rendono disponibile
una rappresentazione grafica dell’andamento della precipitazione. La registrazione su carta, tipica degli
strumenti più datati, è stata sostituita da registrazione su supporti magnetici.
I principali tipi di pluviografi sono:
Pluviografo a sifone di raccolta
La pioggia intercettata dall’imbuto a sinistra viene versata in un
recipiente di raccolta R, il grado di raccolta di questo recipiente viene
apprezzato da un galleggiante G, il livello del galleggiante viene registrato
tramite un pennino P su un tamburo rotante T (che ruota a velocità
costante nota) su cui è disposto un supporto cartaceo.
Man mano che piove il pennino P si sposta verso l’alto finché non
raggiunge l’estremità superiore del supporto cartaceo a questo punto è
necessario svuotare il recipiente R il che avviene tramite un sifone S.
Quando il sifone si innesca e svuota il recipiente
R il galleggiante G si abbassa riportando il
pennino sull’estremità inferiore del supporto cartaceo (sul supporto cartaceo
possiamo notare dei tratti verticali che ci indicano che il recipiente R è stato
svuotato, il galleggiante si è abbassato e di conseguenza il pennino ha descritto
un tratto verticale riposizionandosi sull’estremità inferiore del supporto
cartaceo).
Traslando i vari tratti e mettendoli in successione si ottiene la cumulata di
pioggia (curva rossa).
Pluviografo a bascula Il pluviografo a bascula è costituito da un imbuto (di
dimensioni normalizzate) che versa la pioggia in due
vaschette basculanti attorno ad una cerniera (vedi
figura).
Man mano che si riempie
la vaschetta di sinistra si
svuota quella di destra, e
viceversa.
Ogni ribaltamento delle vaschette, viene misurato tramite dei contatti,
corrisponde a 2 mm di pioggia e vengono registrati su supporti cartacei o
magnetici.
Sulle ascisse abbiamo le ore, ogni tacca orizzontale vale 2 mm di pioggia, quando non piove il pennino
traccia delle linee orizzontali (non si sposta dalla sua posizione).
Piovosità annuale sul territorio nazionale La precipitazione media annuale in Italia è di
990 mm (nel resto del pianeta 720 mm
all’anno).
In Italia piove di più rispetto alla media in
quanto essendo una penisola (quindi
circondata da mare) si ha una grande quantità
di vapore acqueo, inoltre si ha una grande
presenza di catene montuose (la
precipitazione aumenta con la quota).
L’Italia ha una superficie di 330000 km 2
Moltiplicando la superficie per la
precipitazione media annuale otteniamo che
l’afflusso meteorico medio annuo è pari a 300
3
miliardi di m di pioggia.
Il fabbisogno complessivo nazionale stimato è
3
di circa 50 miliardi di m /anno.
Purtroppo, quest’acqua non è disponibile in modo uniforme e nei tempi in cui ci piacerebbe fosse
disponibile, perciò si rendono necessarie opere di controllo e stoccaggio dell’acqua.
3
È necessario considerare che su 300 miliardi di m di pioggia:
133 miliardi sono destinati
all’evapotraspirazione e alla traspirazione
(non utilizzabili per il fabbisogno idrico);
155 miliardi sono destinati ai deflussi
superficiali (utilizzabili in parte per il
fabbisogno idrico);
12 miliardi sono destinati ai deflussi
profondi (non utilizzabili per il fabbisogno
idrico).
Monitoraggio ambientale - Enti preposti
Le attività di monitoraggio ambientale si occupano:
a) del rilevamento, validazione e pubblicazione di dati ambientali;
b) dello studio delle risorse idriche e delle portate di piena; d’acqua.
c) della delimitazione dei bacini idrografici e rilievo dei corsi
In passato, fu istituito intorno al 1910 Servizio Idrografico Italiano sotto la dipendenza del Ministero dei
lavori pubblici (non esiste più).
Dagli anni ’80 l’ente che si occupava di queste attività di monitoraggio era il Servizio Idrografico e
Mareografico Nazionale (SIMN) alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Dal 2000 l’ente preposto è l’ARPA (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente).
avevano diviso l’Italia in Uffici
il Servizio Idrografico e Mareografico Nazionale (SIMN)
In passato:
compartimentali (vedi figura). Articolazione territoriale comprendente:
- Direzione Centrale
- 10 Uffici Compartimentali
- 4 Uffici per le Regioni Autonome
(Bolzano, Trento, Cagliari e Palermo).
Rete che raccoglie complessivamente 500
pluviometri/pluviografi.
Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA)
Oggi: La Legge 61 del 1994 (conversione del DL 496/93)
istituisce le "Agenzie Regionali" deputate alla
vigilanza e controllo ambientale in sede locale.
Coordinamento centrale: APAT -Agenzia per la
Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici.
Annali Idrologici
Pubblicazioni fondamentali del SIMN sono gli le edizioni più recenti si compongono di
Annali Idrologici,
–SIM):
due parti (oggi editi dalle ARPA e
parte prima parte seconda.
La degli Annali si riferisce alla termometria, alla pluviometria e alla meteorologia e contiene i
parte prima
seguenti elementi:
- Termometria: massime e minime temperature giornaliere; valori medi estremi delle temperature
mensili;
- Pluviometria: totali giornalieri (di pioggia) mensili ed annuali;
precipitazioni massime di un periodo di 1, 3, 6, 12, 24 ore consecutive (curve di possibilità
climatica);
massime precipitazioni dell'anno per 1, 2, 3, 4 e 5 giorni consecutivi;
precipitazioni di notevole intensità e breve durata;
manto nevoso;
- Meteorologia: pressione atmosferica; umidità relativa; nebulosità; vento al suolo
prevalentemente ai deflussi dei corsi d’acqua e riporta
La degli Annali si riferisce dati
parte seconda
relativi a:
- Afflussi meteorici sui bacini (la pioggia totale che cade dentro il bacino);
- Idrometria;
- Portate e bilanci idrologici;
- Freatimetria (informazioni sulle acque freatiche);
- Trasporto torbido (informazioni piuttosto scarne).
Bacino idrografico Le portate (deflusso) in una certa
un corso d’acqua
sezione S-S di sono
prodotte, in particolare le piene, dalle
piogge che si verificano in una
porzione di territorio che si trova a
monte della sezione e che attraverso
il reticolo idrografico porta le acque
piovane nella sezione stessa. Questa
porzione di territorio, che
contribuisce al deflusso nella sezione
di un corso d’acqua si
[di chiusura]
(portatore d’acqua).
definisce o Quindi il bacino idrografico è sempre
bacino idrografico imbrifero
d’acqua.
associato ad una sezione di un corso
Esso si identifica tracciando le perpendicolari alle curve di livello a partire dagli estremi della sezione
da ciascuno dei due punti d’incontro delle prime perpendicolari con le prime curve di livello,
fluviale; poi,
si traccia una seconda perpendicolare, sempre individuando quelle che sono le presumibili direzioni della
massima pendenza ortogonale alle curve di livello; e così via, continuando a tracciare le perpendicolari a
tutte le curve di livello, si indentifica il bacino idrografico (fig. sopra).
Questa operazione tradizionalmente si faceva manualmente partendo da una CTR (Carta Tecnica
Regionale) di opportuna scala (se devo andare a disegnare il bacino del Po non vado su una scala al 10mila o al 5mila
perché sennò mi servirebbe tutta la stanza per fare il disegno, vado su una scala che può essere il 100mila o di più; mentre, se
devo andare a disegnare il bacino scolante relativo ad un piccolo corso d’acqua, vado sulla CTR di massima risoluzione possibile,
normalmente quella al 5mila).
Oggi questo tipo di operazione è agevolata dalla disponibilità di modelli digitali del terreno che
individuano una rappresentazione delle quote del terreno su un grigliato, ovvero una maglia regolare
un certo punto da cui passa il nostro corso d’acqua,
secata secondo certi formati digitali; identificando ci
sono degli algoritmi che girano sotto dei software gis, qgis ad esempio, che ci consentono di identificare,
in una serie di passi successivi, il bacino scolante a monte. Quindi tutto questo si può ottenere a partire
da un modello digitale del terreno. Chiaramente è sempre opportuno verificare il risultato finale
confrontando, ad esempio, una mappatura della grafica in formato digitale con il risultato del contorno
l’algoritmo.
del bacino che ci fornisce
Quindi il bacino idrografico che abbiamo così identificato è tale per cui, preso un punto qualunque
all’interno del bacino, la goccia d’acqua che cade in quel punto segue un percorso che passa per la rete
d’acqua che cade in un punto all’esterno del
idrografica e arriva alla sezione di chiusura. Mentre la goccia
bacino idrografico seguirà percorsi diversi, esterni a quelli del bacino in esame, e quindi con contribuirà al
deflusso nella sezione S-S.
La linea di confine del bacino si chiama perché sostanzialmente spartisce (separa) il
linea spartiacque
bacino da quello che sta fuori.
Quando parliamo di precipitazione, se vogliamo calcolare la portata, o il deflusso, che passa attraverso la
sezione di chiusura in un certo tempo ci interessa quello che succede dentro il bacino e non fuori. Le
all’interno del bacino idrografico
precipitazioni che avvengono sono caratterizzate da:
nello stesso intervallino di tempo, avrò un’intensità
− una variabilità (in due punti diversi,
spaziale
di pioggia diversa)
− e una variabilità temporale (per esempio la pioggia caduta ieri dalle 5 alle 5.05 era diversa da
quella caduta tra le 5.05 e le 5.10, così come quella caduta tra le 5 e le 6 era diversa da quella
caduta tra le 6 e le 7). ESEMPIO (fig a sx): Bacino del Tevere,
di competenza della regione Umbria.
Si nota in questa rappresentazione
un evento piuttosto importante
avvenuto nel novembre 2012.
I triangolini celesti sulla mappa
rappresentano la posizione delle
stazioni pluviometriche e i numeri
indicati rappresentano il totale di
pioggia di questo evento.
Sono rappresentate delle curve di
livello in gradazione di colori, che
rappresentano linee di egual pioggia:
(ovvero curve
linee isoiete
caratterizzate da un identico valore
di pioggia). La scala cromatica ci dice
l’assenza di pioggia corrisponde
che
al bianco (e in fig non ne vediamo);
poi la pioggia comincia con una scala
del blu, più il blu è scuro e maggiore
è la precipitazione; ed infine si passa ad una scala del rosso, con valori di pioggia ancora più alti.
Adesso, consideriamo 3 stazioni (Todi, Orvieto città, Orvieto scalo). Sono riportati in fig i pluviogrammi
per questi tre pluviometri.
La scala dei tempi è la stessa (scansioni di mezzora), la scala delle ordinate è stata resa uguale per rendere
confrontabili immediatamente i pluviogrammi. Si nota la forte differenza tra Todi dove abbiamo
i valori più bassi dell’intensità di pioggia,
15 /ℎ,
massimo circ
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