Questione dell'iconografia teatrale
Importanza e natura dello spettacolo
È un aspetto metodologico molto rilevante, riflessione intorno al concetto di documento. Lo spettacolo dal vivo è tutto quello che viene allestito in maniera intenzionale per essere osservato e vissuto. Questo spettacolo ha una natura effimera, può essere storicamente studiato usando una contestazione di vari documenti, tra questi i documenti figurativi occupano uno spazio molto importante.
Documenti figurativi e il loro utilizzo
Quali documenti figurativi e usati come? Nel passato tipo monumenti, affreschi, mosaic. Da 150 anni in qua anche documenti fotografici e anche musicali. Come ce ne possiamo servire per studiare la storia del teatro? E quali rapporti ci sono tra la figurazione pittorica e la figurazione teatrale?
Rapporti tra teatro e arti figurative
Cosa c'entra il teatro con le arti figurative? Ci sono rapporti biunivoci, lo spettacolo si guarda e si ascolta, il rapporto con l'elemento visuale e uditivo può essere molto diverso. Gli studiosi di storia dell'arte e di spettacolo hanno studiato le varie relazioni. Le riflessioni che sono state fatte, le varie maniere di allestire e fare teatro avevano a che fare con le convenzioni dell'arte coeva, condividevano con l'arte contemporanea dello stile, una struttura mentale.
Realismo e iconografia
Contestualizzando le storie dell'opera d'arte non possiamo non fare riferimento anche allo spettacolo. Ogni epoca ha avuto il suo realismo, realismo vuol dire tante cose diverse, ognuno ha parametri diversi per cogliere il principio di realtà. Da un punto di vista teorico c'è una relazione stretta tra le arti figurative e quelle dello spettacolo. Possiamo fare riferimento all'iconografia per fare delle ipotetiche ricostruzioni di come erano gli spettacoli. Esiste una ristretta percentuale di documenti iconografici che sono dei diretti documenti teatrali, le collezioni dei musei teatrali sono quelle dove ci sono magari dei bozzetti di scena ecc.
Memoria teatrale e iconografia pittorica
Memoria teatrale che sta nell'iconografia pittorica in tanti modi. Nella pittura vascolare greca c'erano raffigurate delle storielline e venivano rappresentate facendo dei riferimenti espliciti al teatro, ci sono delle allusioni al teatro. Ci sono delle forme di spettacolo sia sacro che profano. La via Crucis è un esempio di spettacolo sacro. Il Carnevale di Viareggio ha una valenza più profana su ogni carro c'è un riferimento alla storia, sotto forma di allegorie, ci sono delle sequenze diverse, i carri di carnevale sono un relitto di questa rappresentazione della teatrale.
Iconografia e pubblicità teatrale
Le tracce di iconografia teatrale sono molteplici, la possibilità che la pittura si ricordi dello spettacolo nella materia che organizzano. C'è tutta l'iconografia in cui il teatro comincia a essere pagato dal pubblico, comincia a dotarsi di una "pubblicità" e cominciano a esserci tutta una serie di documenti iconografici che ha per soggetto il teatro, non è una documentazione degli spettacoli, ma è una documentazione parallela agli spettacoli. È sempre stato che nel teatro c'è un'operosità collettiva nel creare uno spettacolo, ci lavorano molte persone, nel Rinascimento da Leonardo da Vinci a Raffaello, tutti gli artisti lavorano per degli apparecchi teatrali mettevano la loro competenza di esperti di spazio per il teatro.
Relazioni tra artisti e teatro nell'avanguardia del '900
Le sperimentazioni teatrali d'avanguardia nel '900 c'è una relazione biunivoca tra artisti e teatro.
Metodi di analisi dello spettacolo
Ci stiamo occupando di questi 4 metodi di analisi dello spettacolo: antropologia, semiotica, storia, sociologia.
Storia e testualità
La storia: la testualità scritta è un documento come gli altri, non bisogna essere testo-centrici, l'ambito dell'iconografia è più importante. Teoria della ricezione: qualunque prodotto culturale viene fruito da dei destinatari in maniera molto diversa, considerando la storia della cultura bisogna ricordarsi di questa cosa.
Teoria della ricezione e il ruolo dello spettatore
Nel teatro esiste anche lo spettatore, questa riflessione è stata elaborata da un gruppo di studiosi e di storici che lavoravano nell'università di Costanza. In quel momento quale era la crisi? Il fatto che da una parte c'era tutto l'ambito della critica storica e quella critica che si occupava della letteratura come un aspetto sovrastrutturale della storia, dall'altra c'era un aspetto opposto di tipo formalistico, possiamo leggere un testo letterario smontandolo in senso formale, cercando di vedere come è costruito cercando di vedere come fruisce.
Studio dei testi: Bibbia e poemi omerici
Gli studiosi dell'università di Costanza si accorsero del fatto che ci sono due testi nella storia umana: la Bibbia e i poemi omerici che hanno avuto una quantità enorme di riletture. In momenti differenti della storia hanno continuato a vederci dentro sempre qualcosa di nuovo. L'Iliade e l'Odissea nella storia sono state tante cose diverse, l'Ulisse di Dante è una cosa che tutti noi sappiamo. Alla fine l'Iliade e l'Odissea sono fatte sia della loro realtà storica sia della enorme quantità di reinterpretazioni fatte, questi studiosi elaborarono una serie di concetti molto utili per elaborare la storia dello spettacolo.
Lettore ideale e orizzonte di attesa
Gli studiosi crearono due concetti: quello di lettore ideale e quello di orizzonte di attesa. Il lettore ideale: quando uno scrittore scrive qualcosa lo fa per un lettore ideale, idealmente dialoga a distanza con un certo tipo di destinatario, e questo destinatario va a scegliersi il prodotto in base al suo orizzonte di attesa: ci sono in gioco le intenzionalità dell'autore e le aspettative del lettore. La storia della cultura è fatta dall'incontro di questi due poli.
Evoluzione dei generi e delle forme
Esistono dei generi e delle forme, che si evolvono attraverso una serie di forme e aspettative dove tutto più o meno funziona e si produce un incontro preciso tra questi canoni. I generi letterari sono altrettante interpretazioni di questo aspetto della produzione delle forme letterarie. A volte delle opere nate in un modo arrivano in un altro, un po' come Cervantes quando scrive il Don Chisciotte, è diventato un romanzo simbolo della modernità e ha iniziato a vivere di vita propria rispetto alle intenzioni originali di Cervantes. Cosa voleva dire fare della parodia sui cavalieri? Se la prendeva con le pecore e i mulini a vento, si innamora di una sguattera. Su questo personaggio si è costruita una serie di significati che sono imprescindibili al personaggio, i lettori costruiscono una parte di questa storia che è assolutamente imprescindibile, accade che le storie escono dalla loro stratigrafia originale e le storie diventano qualcosa che ha una valenza che produce, si passa dalla letteratura, al cinema alla televisione a seconda di quello che vogliono gli spettatori.
Teoria della ricezione e il ruolo del destinatario
La teoria della ricezione ci mette sull'avviso l'apporto del destinatario è assolutamente fondamentale perché lo spettacolo ancora prima della letteratura si produce per un certo tipo di pubblico, c'è un preliminare riconoscimento e previsione del target, questo target può reagire in maniera differente, la storia della cultura è punteggiata di queste cose, come Svevo che prima della coscienza di Zeno non era considerato, poi quando l'ha scritta è diventato un grande della letteratura del '900. Così come Fellini nella dolce vita. Questo incontro si produce e si crea il gusto, questa vicenda tuttavia è soggetta a delle tappe di rottura, che interrompono questo svolgimento delle cose, in passato c'è sempre stato il target.
Storia del teatro e strategie di marketing
La chiesa medievale governava il senso del teatro religioso attraverso una codifica delle forme molto rigida. Questi destinatari contano più o meno, e continuano a contare anche di più in epoca moderna, la storia delle scene è fatta di questo. Come i borghesi che a un certo punto vogliono il dramma borghese perché in loro si identificano, quando Manzoni scrive I promessi sposi era all'inizio ai limiti dell'accettabilità, poi sarà uno dei pilastri della lingua italiana, oggi c'è il target, quello che erano delle strategie del passato sono diventate delle strategie di marketing, come dare dei prodotti pensati per determinati destinatari, fatto apposta per piacere, produce una massa gigantesca di consumo di massa.
Teatro civile: esempio del Vajont
Paolini, diga del Vajont, una diga progettata male provocò un'alluvione disastrosa, i progettisti rimasero impuniti, questo tizio aveva fatto uno spettacolo sotto forma di monologo dove recitava quello che era successo quella sera. Una sera qualcuno ebbe l'idea di farlo passare in seconda serata su Rai 2, una registrazione del suo spettacolo, questo fece rimanere incollate moltissime persone, Vajont divenne una rappresentazione di teatro civile. Non si può prescindere nella storia del teatro a una cosa del genere.
Teoria della ricezione: storia e tecnologia
La teoria della ricezione è una specie di ponte tra la storia e la tecnologia, la storia dello spettacolo a un certo punto si parte in un modo e si arriva in un altro. Ai tempi di Euripide gli spettatori preferiscono le storie, gli interessa il giusto il fato e gli dei ecc. ecc. agli spettatori inizia a piacere la storia dei personaggi. È possibile modellizzare l'atto ricettivo? Per studiare lo spettacolo è indispensabile sapere questi fenomeni.
Sociologia nello spettacolo
La sociologia nello spettacolo: è fatto di tanti fenomeni a cui appartiene anche lo spettacolo, è fatto di molti componenti, esistono molti enti a riguardo dello spettacolo.
Sociologia e codici sociali
La sociologia: lo spettacolo è in vari contesti un indicatore molto forte di codici sociali in vigore: nell'Ottocento le attrici non potevano baciare i propri partner in scena e le eroine femminili dovevano sottostare a una serie di standard, le attrici ottocentesche avevano un problema molto grande: quello di interpretare le eroine scellerate, succedeva che gran parte delle grandi attrici erano signorine ovvero non si sposavano, giravano con la mamma, avevano una vita pubblica impeccabile, e quando impersonavano delle eroine per bene lo facevano accentuando in maniera eccessiva i caratteri dei loro personaggi, tutte le cose che fanno qualcosa di sconveniente sono sonnambule, oppure suicide, possono trasgredire ma poi si devono anche redimere.
Teatro e drammaturgia
Il teatro si può anche leggere, questo elemento riguarda la drammaturgia. La sociologia può permettere o no alcune cose.
Riflessioni teoriche
Due riflessioni teoriche: Duvignaud riflette negli anni '50 sul fatto che esistono delle cerimonie drammatiche e delle cerimonie sociali: nella vita collettiva c'è una diffusa attitudine ad assumere degli atteggiamenti in senso lato teatrali, nesso tra le manifestazioni della socialità che prendono in prestito qualche cosa dal teatro. Nel 1959 un sociologo inglese di nome Goffman ha scritto un libro chiamato "La vita quotidiana come rappresentazione" osservando come nei rituali della vita quotidiana ci sono degli impliciti elementi teatrali e i comuni elementi sociali sono organizzati come una scena, nella nostra vita quotidiana ci mettiamo in scena come dei personaggi, ognuno interpreta il proprio sé e presenta la propria immagine sociale come un'immagine costruita, siamo tutti degli attori sociali nei nostri modi di essere, mandiamo dei messaggi per quello che siamo e per quello che crediamo di essere.
Teatro e vita quotidiana
Non tutta la vita è teatro, pensiamo al grande fratello: spettacolarizzi la loro vita quotidiana, l'idea è di valorizzare, proporre, commercializzare la vita quotidiana nella sua quotidianità. È una cosa caratterizzante della vita di Goffman. Il teatro sicuramente è un modello utile per i sociologi. Il teatro è un dispositivo che decodifica il comportamento degli uomini ma è anche un elemento che entra nella sociologia del presente, ci sono dei tassi di teatralità nel sociale, come banalmente girare con delle mascherine. C'è un'etologia dei comportamenti che viene fortemente messa in discussione da questo uso delle mascherine. Il linguaggio del corpo è meno forte del linguaggio della parte inferiore del viso: tanto è vero che c'è moltissima differenza tra recitare con o senza maschera.
Antropologia e teatro
Relazione tra antropologia e teatro
La scienza che si occupa come uomo come singolo e come comunità, all'interno di varie culture l'umanità articola le varie forme della vita. Come linguaggio ci sono degli uomini che cercano di imitare altri uomini, il teatro con l'antropologia c'entra moltissimo perché ricostruisce il comportamento fisiologico e socio-culturale dell'uomo in situazioni di rappresentazione, la situazione teatrale: qualcuno che finge una storia di fronte a un altro è una situazione basica che ritroviamo in una totalità di spazi e di modi, la recita è una messa in scena di qualcosa con cui l'uomo tendenzialmente si esprime.
Teatro e antropologia
Le cose di cui si occupa il teatro se ne occupa anche l'antropologia, da una parte gli antropologi hanno iniziato a vedere il teatro come un manifestarsi della specie uomo, i teatranti invece hanno guardato all'antropologia per riguardare i loro linguaggi, quello che è successo con l'etno musicalità è successo anche nel teatro cioè il confrontarsi con gente differente per capire meglio chi siamo.
Esempio di Peter Brook
Esempio: un inglese che si chiama Peter Brook, per la prima metà della sua vita è stato un regista shakespeariano, a un certo punto della sua vita ha avuto la necessità di eradicarsi, essendo uno che padroneggia tranquillamente i linguaggi, per prima cosa è andato a giro per il mondo per cercare la cultura di altre arti e altre espressività, alla fine si è trasferito a Parigi dove ha comprato uno spazio e lo ha adibito a teatro ha messo insieme a recitare degli uomini di vari continenti a recitare delle scene di Shakespeare, attori nigeriani che non avevano mai fatto Shakespeare neanche a scuola si creava una sua reinterpretazione radicale da parte di tutto, sia da un punto di vista dell'espressione corporea ecc.
Sviluppo storico dell'antropologia
L'antropologia ha un suo sviluppo storico l'antropologia '800 studiava le razze. Gli antropologi bianchi colonialisti, avevano un approccio scientista che ora è totalmente improponibile. Il punto di vista collettivo è che le città paritariamente esprimono delle cose. Ogni cultura ha la sua diversità. Antropologia e teatro, si occupano di uomini e simbolizzazioni.
Il tempo nel teatro
Il tempo: esiste un tempo soggettivo e uno collettivo, sono fatti che hanno a che fare con delle contingenze culturali, il teatro ha a che fare con il tempo festivo, poi c'è il tempo quotidiano, c'è il tempo soggettivo, gli uomini da sempre hanno cercato di organizzare questo tempo con il calendario. La misurazione del tempo è relativa in base alla propria cultura, in base all'organizzazione che abbiamo assunto è quella dell'anno solare con le stagioni. Ciascuna stagione ha a che fare con una società arcaica con una serie di momenti. Ogni stagione scandiva dei tempi collettivi spesi nello stesso modo. Queste organizzazioni erano sempre previsti degli spazi festivi ovvero dei momenti collettivi in cui ci si riposava e si faceva festa e quindi abbandonarsi anche a pratiche di intrattenimento.
Momenti festivi e teatro
Quando si fa festa? Un momento festivo è quello che può corrispondere alle giornate che si allungano, che tornano i prodotti della terra, nel momento della primavera, si fa festa anche quando c'è un bisogno apotropaico, un momento di angoscia quando si pensa che l'abbondanza del cibo non ritorni, si fa festa nel cuore dell' inverno. In tutte le culture gli spettacoli teatrali tendono a coincidere con questi momenti. Nel passaggio dal paganesimo al cristianesimo, la religione cristiana ha cercato di sostituire queste date con una griglia cristiana sostituendo le festività pagane con quelle cristiane. Sono tutti passaggi che tradizionalmente venivano scanditi da rappresentazioni teatrali.
Carnevale e tempo eccezionale
In questa sovrapposizione di date pagane in cristiane, c'è una parte di tempo che il cristianesimo non riesce in alcuna maniera a sovrastare e a normalizzare, a traslocare e trasferire in quello che era il Carnevale. Più o meno il Carnevale va dalla notte dell'epifania che va dalla notte dell'epifania al martedì grasso c'è questo tempo eccezionale: il tempo della trasgressione, della liberazione degli istinti, c'è una sorta di impunità collettiva. Le categorie vengono sovvertite con una impunità eccezionale garantita. Al riparo della maschera si può fare di tutto. Nel Carnevale vince il corpo. Durante il Carnevale si può ridere, prendere in giro, abbandonarsi a una sessualità senza limiti, funge come una sorta di valvola di sfogo. Il cristianesimo alto medievale non poteva reprimerlo, infatti lo prevede ma circoscrivendo in maniera poliziesca, il Carnevale finisce con il sacrificio di un capro espiatorio, in antico allo scoccare della mezzanotte si eseguivano le esecuzioni capitali, si faceva susseguire al martedì grasso il mercoledì delle ceneri dove si improntava moltissimo sul tema della morte, dopo questi sfoghi di Carnevale si torna alla normalità, il Carnevale è per eccellenza il tempo del teatro e del corpo.
Concorsi liturgici e teatro
I concorsi liturgici in Grecia si facevano durante la primavera e la prima della scala è l'8 di dicembre. Un altro ambito che accomuna teatro e antropologia sta nella parentela tra rito e teatro: i riti sono quelle manifestazioni teatrali che hanno a che fare con quelle relazioni tra uomini e dio, i riti sono quei modi di esprimere tutti quei modi di esprimere delle devozioni nei confronti delle divinità. Il rito è sempre la prima manifestazione del teatro, la tragedia greca si connette con i riti in onore di Dioniso che era il dio dell'ebbrezza e della sessualità. Il ditirambo è il canto in suo onore dove bisognava riferirsi agli dèi attraverso delle rappresentazioni di vario tipo, questi riti di preghiera tendono a drammatizzarsi e a passare al canto corale al dialogo e alla drammatizzazione. Prima c'è il coro parlante e poi inizia una parte di drammatizzazione.
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