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Storia della pedagogia

Definizioni e concetti chiave

Storia = Fatti che devono essere veritieri.

Pedagogia = Riflessioni sugli aspetti educativi.

Istituzioni educative = Istituzioni sociali che svolgono un’attività formativa.

Processo formativo = L’insieme delle attività che permettono ad una persona di ricevere ciò che è necessario per lo sviluppo delle capacità individuali e per l’inserimento nella società. Tra le attività formative:

  • Istruzione = Dare nozioni.
  • Educazione = Comportamento (campo di occupazione); può essere esplicita, implicita, positiva o negativa.
  • Formazione = Per alcuni coincide con l’educazione; per altri riguarda un campo più ampio di quello educativo.

Quando nasce l'educazione?

L’educazione diviene una disciplina autonoma nell’età contemporanea. Nell’antichità la cultura veniva trasmessa oralmente attraverso i miti o un mentore. Successivamente, con l’avvento della scrittura, nacque la scuola. Il passaggio dalla tradizione orale a quella scritta fu lento (2 secoli) e la scrittura era per pochi (élites). Con la diffusione della scuola si diffuse al resto della popolazione. La scuola si diffuse tra il VI e il V sec.; all’inizio era formata da un insieme di bambini che imparavano i rudimenti della scrittura da un maestro pagato dai genitori. Due gradi di scuola: skolé (per tutti) e un secondo grado per i benestanti. La diffusione della scuola fu possibile grazie alle opere di Erodoto, Socrate e Platone.

Socrate

Socrate nacque ad Atene nel 469/470 a.C. da madre levatrice e padre scultore. Morì nel 399 a.C. Autori che ne parlarono: Senofonte nel Simposio, opera nella quale Socrate è presente. Platone nei Dialoghi con Socrate protagonista; Aristofane nelle Nuvole, dove Socrate è presente.

In principio si interessò alla filosofia sul cosmo, poi sull’essere umano a causa della nascita della medicina ippocratica. Secondo Ippocrate l’uomo è formato da corpo e anima, la quale condiziona gli umori. Socrate mandò un allievo a Delfi, il quale chiese ai sacerdoti chi fosse Socrate; questi risposero che era l’uomo più saggio di tutti perché sapeva di non sapere. Perciò fu introdotta la maieutica al fine di trovare se stesso. La maieutica prevedeva il porre domande "punzecchianti" per tirare fuori risposte; non dava risposte alle domande ma raggiungeva assieme all’interlocutore delle soluzioni. Inoltre, usò l’ironia; secondo Socrate la verità esisteva e il bravo maestro era quello che sapeva farla raggiungere agli allievi. Secondo Socrate era più importante il processo delle risposte, al fine di sviluppare il senso critico.

"Le nuvole" di Aristofane

Aristofane mostra Socrate quale persona con un insegnamento esoterico e che insegna in una setta dove i discepoli sono tenuti al silenzio. Il contrario lo pensa Platone: Socrate si rivolge a tutti discutendo dei misteri della vita. Aristofane descrive Socrate quale imbranato e dedito alle questioni astronomiche e fisiche, diversamente dalla descrizione di Platone, secondo il quale Socrate era dedito alle grandi tematiche della vita umana. Aristofane afferma che il filosofo era attaccato al denaro, diversamente da Platone, il quale riteneva Socrate una figura che insegnasse gratuitamente e a tutti.

Durante la commedia Strepsiade fu cacciato dalla scuola di Socrate; al suo posto giunse Filippide, suo figlio. A quest’ultimo e agli altri viene spiegato il discorso sull’educazione per mezzo dell’intervento dei discorsi opposti: discorso buono (rispetto per i genitori e il maestro e umiltà) e discorso cattivo (fare ciò che si vuole e picchiare i genitori, perché è importante parlare bene). Quest’ultimo discorso è quello seguito da Strepsiade, che, una volta giunto a casa, picchia i genitori se non sono d’accordo con lui.

"Protagora" di Platone

Tematica principale: confronto tra Socrate e sofisti. Il movimento dei sofisti si sviluppò nel V secolo a.C. tanto ad Atene quanto in Grecia e Magna Grecia. Alcune caratteristiche dei sofisti:

  • Attenzione al ruolo dell’insegnante e alla tecnicizzazione dell’insegnamento.
  • Prima lezione gratuita e pubblica, poi a pagamento; la lezione era dunque un prodotto da vendere.
  • Pagamento.
  • Oratoria = saper parlare.
  • Trasmettevano metodi e non valori.
  • Relativismo (non esistevano valori assoluti).
  • Agnostici = diffidavano dell’esistenza di divinità.

Protagora: opera ambientata nel 430-420 a.C. nella casa di Callia, uomo ricco che viveva ad Atene. Nella sua casa c’erano Protagora, Ippia e Prodico di Ceo. Ippocrate era interessato ad incontrare Protagora; Socrate gli consiglia di non andarci perché non gli avrebbe insegnato valori, in quanto sofista. Difatti la differenza tra Socrate e i sofisti:

  • Sofisti: sul versante dell’istruzione insegnavano delle tecniche; secondo Socrate, invece, non esisteva istruzione senza educazione. Dunque, insegnare tecniche significa trasmettere valori. Insegnamento = prendersi cura dell’anima dell’altro.

Platone, attraverso la figura di Socrate, paragona i sofisti a commercianti che lodano la merce e portano a un miglioramento delle tecniche e non della persona. Modelli di insegnamento dei sofisti: Protagora modello peripatetico; Ippia modello cattedratico; Prodico di Ceo modello esoterico. Tre esempi di relazione asimmetrica, diversa da quella simmetrica adottata da Socrate, il quale ritiene importante il dialogo (metodo dialogico).

Nell’opera Protagora si rivela diverso dagli altri: non tiene conto soltanto dei contenuti, vuole anche educare e quindi migliorare le persone. Socrate e Protagora discutono sull’insegnamento o meno della virtù (capacità critica, quindi di muoversi nel proprio contesto); il dialogo è apoterico, dunque non vi sono conclusioni. Infine, viene esplicitato il metodo di Socrate, quale intellettualismo socratico (una persona commette azioni malvagie perché non sa cosa sia il bene).

Non emergono nel Protagora queste tematiche:

  • Emozioni, emergono però nel Carmide e Gorgia.
  • Tema del narcisismo dell’insegnante, affrontato nel Gorgia.
  • Tema del rischio di condizionamento.

A 69/70 anni Socrate fu accusato di "irreligiosità" (accusa dei sofisti) e di avere corrotto i giovani (Anito e Meleo). Socrate è visto come l’elemento di rottura dell’equilibrio cittadino. Il processo fu testimoniato nell’Apologia di Socrate (Platone) dove si parla del discorso fatto da Socrate per difendersi. Nel Critone Critone incita Socrate a scappare, ma Socrate accetta il suo destino: la condanna a morte; bevve la cicuta.

Con la morte di Socrate finì il legame intellettualità-società.

Platone

Allievo di Socrate, nacque nel 427 a.C. in una famiglia ricca e potente. Dapprima tragediografo, poi si dedicò alla filosofia.

Il tema chiave delle sue opere fu: il ruolo degli intellettuali nella società. Nel contesto storico di Platone, quest’ultimo sentì che era giusto che lo Stato fosse governato dai filosofi re. Era sua intenzione divenire tale nella città di Siracusa; quando si recò, Dionigi, il tiranno, non era d’accordo riguardo l’idea di riformare la città. Platone non riuscì e tornò ad Atene, dove fondò l’Accademia, aperta a tutti e gratuita, il cui scopo era formare filosofi re secondo un modello cenobitico, quindi di vita comunitaria. Platone si dedicò all’insegnamento, alla filosofia e alla scrittura e morì nel 347 a.C. a 80 anni.

"La repubblica"

Dialogo il cui protagonista è Socrate ed è ambientato ad Atene. Altri personaggi: Cefalo e Polemarco; entrambi stranieri, ma ebbero successo e furono perseguitati dai 30 tiranni e poi uccisi. Includerli nell’opera denota la posizione di distanza dai 30 tiranni. Altri personaggi presenti: Trasimaco, Glaucone e Adimanto.

Nel dialogo viene trattato il tema della giustizia. Platone spiega cosa sia introducendo il mito di Gige, col fine di dire che non esistono uomini giusti, in quanto si è portati ad approfittare delle occasioni. Idea negativa dell’uomo: secondo Platone per rendere gli uomini giusti è necessaria l’educazione in una comunità; da qui Platone partorisce l’idea di creare un nuovo Stato, la Repubblica, un nuovo governo, le cui caratteristiche devono essere:

  • Importanza alle favole.
  • Censurare l’educazione, anche la letteratura per gli adulti.
  • Dominare ed eliminare le emozioni; le favole non devono suscitare emozioni ma contenuti; il teatro va dunque abolito.
  • Distinguere le classi sociali, adeguando dunque l’educazione al miglioramento dei talenti innati.
  • Cancellare la differenza di genere nell’educazione istruzione; dunque stesso compito formativo per uomini e donne.
  • Fare in modo che l’anima razionale (l’auriga) sappia governare le emozioni (cavallo bianco).

Tripartizione dell’anima in aurea, argentea a bronzea/ferrea; idea dell’anima divisa presente nel Fedone dove Socrate teorizza l’anima quale rappresentata da una briga trainata da due cavalli: bianco (parte emotiva dell’anima), nero (istinti) e l’auriga (razionalità). Nel Fedone emerge anche il tema dell’immortalità dell’anima. Secondo Platone questa dopo la morte sopravvive; l’idea che una persona venga salvata a seconda del comportamento in vita fa nascere la consapevolezza che l’educazione favorisca l’immortalità dell’anima.

Secondo Platone, una volta ricevuta l’educazione, questa resta per sempre. Diversamente dal pensiero di Euripide, che pensava che l’educazione non fosse sufficiente dato che le avversità potessero tramutare una persona in malvagia.

Non ci sono leggi, poiché, se educati bene, i cittadini saranno responsabili e non commetteranno errori. I bambini devono essere presi in carico dallo Stato; "asili nidi"; donne che se ne occupano. Non deve esistere la proprietà privata, in quanto tutto è condiviso.

Altro tema affrontato nell’opera è il mito della caverna; importanza degli intellettuali, i quali hanno un ruolo pedagogico ed educativo; i filosofi mostrano la vera realtà (senza di loro vi sono solo illusioni).

Mito di Er; forte significato pedagogico; secondo questo, se una persona compie cattive azioni in vita, nell’aldilà subirà le conseguenze.

"Le leggi"

Interlocutori: Platone, Clinia e Virgilio. Opera scritta da Platone a 80 anni. Differenze rispetto alla "Repubblica":

  1. Le leggi ci devono essere, perché la natura umana è corruttibile.
  2. Viene rivista l’organizzazione dello Stato Ideale.
  3. L’educazione deve avvenire già nel grembo della madre.
  4. Viene recuperata la famiglia tradizionale (il bambino deve restare nel nucleo famigliare fino ai 3 anni). Dopo i 3 anni: si entra in un percorso formativo gestito dallo Stato.
  5. Il gioco deve essere organizzato per far apprendere qualcosa, diversamente da Aristotele, secondo il quale il gioco deve essere un’attività di svago, è giusto che sia tanto controllato quanto spontaneo. In quest’ultimo: crescita, relazione e comprensione delle emozioni. Dunque, secondo Platone, l’infanzia deve essere controllata dall’adulto, in quanto in preda alle emozioni e quindi deve essere educata.

Nelle Leggi diviene tutto regolamentato.

Quintiliano

Roma, 35/40 d.C – 96 d.C

Institutio Oratoria

È una guida per i genitori, il cui ruolo era importante per l’educazione dei figli; l’opera era rivolta al padre. Nella cultura romana, diversamente da quella greca, l’educazione familiare era privilegiata, in quanto la famiglia era vista come depositaria di valori e conoscenze. La nutrice aveva un ruolo importante in quanto doveva saper parlare bene, perché sono le prime parole sentite dai bambini; i primi anni di vita sono importanti; utilizzata la metafora della tintura e dei recipienti.

Quintiliano si interroga sulla funzione della scuola, su quando andarci e dove debba avvenire l’istruzione. Perché questi quesiti? Perché nel mondo romano anche la famiglia era considerata un canale di istruzione. L’educazione, invece, era compito precluso della famiglia. Dibattito risolto evidenziando vantaggi e svantaggi dell’educazione famigliare e della scuola:

  • Il maestro può avere scarsa morale, quindi principi sbagliati, vizi; può abusare dei bambini. Dipende dunque dalla moralità del singolo.
  • Secondo Quintiliano un bambino può essere seguito anche in una classe numerosa e, se questo necessita di un apprendimento individualizzato, bisogna stargli vicino.
  • Secondo Quintiliano tra scuola e famiglia deve esserci un rapporto di fiducia, che deve essere costruita.
  • I bambini devono stare in un gruppo affinché si abituino a stare in gruppo.
  • Ci deve essere sana competizione: l’emulazione deve esserci, quindi il desiderio di essere come i compagni migliori.
  • Importanza di osservare bambini e adeguarsi a loro.

Contesto storico-pedagogico del 1500

Tra il 1400 e il 1500 ci fu il passaggio dal Rinascimento all’Umanesimo; furono riscoperti i classici, che avevano presentato la centralità dell’uomo; quest’ultimo è visto come artefice del suo destino: nuova visione dell’uomo, che aprì un processo che comportò anche il cambiamento della percezione dell’infanzia, influenzato anche dalla Riforma protestante (1517), la quale permise una differente visione della famiglia: i genitori al centro con i figli; nel nucleo famigliare doveva esserci una riflessione religiosa gestita dal campo famiglia, il quale doveva leggere la Bibbia a moglie e figli.

1500: Controriforma (1545-1563, anno del Concilio di Trento): riforma cattolica.

1400-1500: scuole di tipo elitario. Nelle Università venivano insegnate la grammatica, retorica ed etica ma insegnamento di stampo religioso.

Umanesimo: Accademie; livello intellettuale più alto di quello delle Università.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher i.caracciolo6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e delle istituzioni educative e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Seveso Gabriella.
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