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Letteratura inglese II - Prof. Villa Stefano Bricca

Età romantica, quadro storico

L'età della rivoluzione

  • 1775-83: Rivoluzione americana.
  • 1789-99: Rivoluzione francese.
  • 1798: Ribellione irlandese.
  • 1803-15: Guerre napoleoniche.
  • 1809-20: Rivoluzione latinoamericana.
  • 1820-30: Rivoluzioni in Europa.

L'epoca è già moderna e globale: c'è apertura e dibattito sulle nazioni, sui diritti umani, ecc. Questo succede a partire dalla rivoluzione americana, e soprattutto dopo quella francese, vale a dire nell'epoca post-Lumi.

Gli antichi regimi assolutistici resistono per un certo periodo nell'epoca moderna: al culmine della rivoluzione francese segue il terrore, che si sparge anche all'esterno della Francia. C'era paura di ribellarsi nel primo periodo, ma poi effettivamente si notano dei principi di ribellione, che per un certo periodo furono stroncati sul nascere: ciò avvenne però ben dopo la Restaurazione.

Napoleone aveva imposto il blocco navale all'Inghilterra: lo stop al commercio era una conseguenza del blocco, e si temeva anche un'invasione da parte dell'esercito napoleonico. Il periodo era critico, ma comunque l'Inghilterra cercò e trovò nuovi commerci con le Americhe.

Repressione e alcune svolte

  • 1794: Soppressione dell'Habeas Corpus, derivante dalla Magna Charta.
  • 1799: Combination Act, che rende fuorilegge i sindacati e le riunioni dei gruppi.
  • 1817-19: Nuova sospensione dell'Habeas Corpus.
  • 1819: Massacro di Peterloo: l'esercito si abbatte contro la folla riunita.

Quando l'Habeas Corpus era abolito, quando il governo (e chi per esso) arresta un cittadino non ha l'obbligo di spiegare il motivo per il quale l'arresto è avvenuto. Questo significa che c'è una certa libertà di imprigionare e arrestare, con un conseguente rischio di abusi che rendono il periodo critico.

  • 1807: Abolizione della tratta degli schiavi.
  • 1829: Roman Catholic Emancipation: accettazione della comunità cattolica.
  • 1831: Reform Act.
  • 1833: Abolizione della schiavitù nell'impero britannico.

In Inghilterra non c'erano schiavi, piuttosto ci si arricchiva con la loro tratta, o col commercio. Il commercio era legato alla coltivazione del cotone, fatta in paesi caldi. Con l'abolizione della tratta si perdeva questa attività, che garantiva un guadagno netto. L'abolizione della tratta non significava però che questa cessasse immediatamente, e comunque non significava abolire l'impiego stesso degli schiavi nell'impero britannico, cosa che appunto avvenne nel 1833.

Perché venne abolito? L'età dei lumi e delle rivoluzioni aveva spinto gli intellettuali contro la schiavitù. I motivi erano prevalentemente moralistici.

  • Il nuovo ceto emergente, la classe media, era protestante e moralista.
  • L'età vittoriana vedeva la schiavitù come uno scandalo.
  • Il libero mercato aveva sfavorito l'impiego degli schiavi: era sgradita, secondo la filosofia liberista, la schiavitù.

La Chiesa anglicana, molto presente in Inghilterra, prevedeva l'unione della politica e della Chiesa. Ciò assicurava un potere più solido, una doppia obbedienza da parte del cittadino; inoltre c'era l'obbligo di aderire alla Chiesa anglicana da parte delle cariche pubbliche. L'emancipazione dei cattolici avviene nel 1829.

Progresso tecnologico

  • 1781: Motore a vapore.
  • 1804: Primo viaggio in treno.
  • 1825: Prima ferrovia.
  • 1830: Ferrovia Manchester-Liverpool, maggior porto commerciale.

L'Inghilterra è la prima nazione a industrializzarsi. L'industria del cotone era legata alla tratta degli schiavi. Il cotone grezzo era preso altrove e veniva lavorato in Inghilterra. All'inizio il processo non era industrializzato, bensì artigianale. L'India era la concorrente dell'Inghilterra. L'India però sia coltivava, sia lavorava il cotone, a differenza dell'Inghilterra che poteva solo lavorarlo.

Con l'industrializzazione cambiava lo stile di lavoro, e non c'era ancora una politica dei diritti lavorativi. Il lavoro cambia e l'uomo deve adeguarsi alle macchine, che piano piano vengono inserite negli ambienti lavorativi. Il lavoro viene automatizzato e l'uomo perde importanza in quei processi.

La macchina è una novità totale, e ricchi e poveri si dividono ulteriormente, allontanandosi ancora di più. Ci sono tante graduazioni sociali.

L'utile viene preferito: per la manodopera serve meno abilità, serve piuttosto agilità per stare dietro alle macchine. Donne e bambini vengono impiegati più frequentemente, perché potevano essere pagati meno. Da parte di certi uomini, inoltre, c'era il rifiuto di essere affiancati a un macchinario, che sostituiva il lavoro manuale, una volta svolto dall'uomo. L'artigiano vedeva il suo posto di lavoro stravolto e l'automatizzazione gli faceva concorrenza. Chi era artigiano appunto non voleva diventare mano (hand) della fabbrica (factory, mill).

La logica del profitto porta all'utilitarismo, ovvero la ricerca dell'utile. L'utile è quindi sopra a qualsiasi altra cosa, anche alle condizioni dei lavoratori. L'economia rurale viene affossata gradualmente da quella industriale. Questo è il tema nei romanzi di Hardy.

La rivoluzione tecnologica e industriale comporta un mutamento economico, il quale porta a mutamenti sociali: riforme elettorali, concessione di diritti (minimi, inizialmente).

Le Corn Laws erano le leggi sul grano. Resero remunerativa l'agricoltura ancora per un certo periodo, nonostante l'industrializzazione. Il protezionismo rendeva il grano proveniente dall'estero più costoso di quello inglese. Le Corn Laws mantenevano alti i prezzi della farina e del pane: significava che gli imprenditori dovevano pagare di più i loro operai, che altrimenti non avrebbero potuto comprarsi da mangiare. Questo mantenimento dei prezzi alti era un danno per tutti, tranne che per gli agricoltori.

Poor Laws: le macchine con cui si produceva appartenevano a pochi. Le macchine erano più competitive degli artigiani; in passato una persona faceva più lavori se riusciva: ora non conveniva più. La fabbrica rendeva il lavoro impersonale: questo era un male, perché quando un imprenditore chiudeva e/o licenziava i dipendenti, non si preoccupava di lasciarli senza un reddito, poiché non conosceva gli operai e le loro famiglie.

Gli artigiani erano contro la disciplina oraria che era imposta in questo mondo dell'utile. Svaghi e riposo erano importanti per gli artigiani, ma sarebbero perdite di tempo e di guadagno per l'imprenditore utilitarista.

La comunità si preoccupava dei poveri, attraverso aiuti popolari e le chiese. Con la società industriale solamente la paga minima veniva elargita: con una nuova legge (Poor Law Amendment Act), i poveri, ovvero i disoccupati e senza dimora, erano scherniti. La legge infatti trattava i poveri come pigri, svogliati, o cattivi lavoratori.

Questa legge introduceva le Work Houses: erano una sorta di case di sussidio, in cui si svolgevano lavori e in cui si era rinchiusi come se fosse una prigione. Le famiglie venivano divise. Il povero veniva quindi invogliato a non essere povero, e a cercare un lavoro per conto proprio senza finire nelle work houses.

Questi anni sono tesi, si verificano differenti scontri. La paura della rivoluzione francese si diffondeva insieme alle proteste popolari. Alla fine degli anni '10 dell'800 c'era un'enorme tensione. Un evento emblematico della tensione sociale è il Peterloo's Massacre, avvenuto nel 1819.

Quel giorno ci fu una manifestazione popolare, che aveva riunito tutto il centro-nord dell'Inghilterra. La riunione coinvolse forze politiche alternative: ci fu attenzione massima da parte degli organizzatori, perché in caso di problemi l'esercito sarebbe potuto intervenire e bloccare il tutto.

Le autorità temevano grandi rivolte, e quindi mandarono le riserve dell'esercito a controllare la manifestazione. Non erano esperti come i normali militari, e ovviamente erano dalla parte del governo, non da quella dei cittadini riuniti. Questi militi inesperti portavano anche armi pesanti: andarono ad arrestare chi parlava, e la cavalleria fu scagliata sulla folla. 15 furono i morti, ma molti di più erano i feriti gravi.

L'evento causò una generale indignazione, poiché l'esercito, che dovrebbe difendere il popolo, aveva rivolto le armi ai cittadini. Peterloo quindi diventa l'emblema dello stato di emergenza di quegli anni: Shelley non era lì, bensì in Italia, ma quando seppe del massacro, scrisse poesie ispirate a questo fatto.

Poesia romantica

Percy Bysshe Shelley (1792-1822)

Proveniva da una famiglia della upper class: era il rampollo di una famiglia aristocratica. Fu un giovane ribelle, studiò ad Oxford, dove si mise in mostra per le sue idee sovversive e rivoluzionarie. Scrisse un pamphlet, The necessity of Atheism (1811) e fu cacciato dalla filocristiana università di Oxford.

Fuggì in Scozia insieme alla sedicenne Harriet Westbrook: si sposarono ed ebbero due figli, ma si separarono.

Nel 1814 incontrò Mary Godwin, figlia di William Godwin e Mary Wollstonecraft. Proveniva da una famiglia importante dal punto di vista intellettuale. Nel 1816, durante una vacanza a Ginevra, incontrarono Byron. In una gara di scrittura, così dice la leggenda, Mary vinse con Frankenstein, che venne pubblicato anonimo. Dopo la morte per suicidio della prima moglie di Percy, i due giovani scrittori si sposarono.

Nel 1817 si trasferirono in Italia, e nel 1822 morì nella baia di Lerici, durante una tempesta. Shelley era sì un giovane ribelle, ma era aristocratico del partito progressista, Wing, la parte più dinamica e aperta al nuovo. Shelley pensava che, nella rivoluzione, toccasse agli aristocratici il compito di guidare il popolo verso il progresso. Ripudiava però il ceto più basso e soprattutto i politici che giungevano da lì.

La vera rivoluzione che doveva compiersi sarebbe dovuta essere il prodotto delle idee. Occorreva la convinzione di comportarsi diversamente. Non era però a favore di una rivoluzione armata o sovversiva.

Dopo il massacro di Peterloo, Shelley assunse un carattere più comprensivo verso le organizzazioni popolari e capì che il popolo poteva e doveva avere un ruolo attivo in questa rivoluzione. Shelley quindi si aprì alla politica radicale. Dall'estate del massacro in poi scrisse in maniera differente. Le sue poesie non erano più auliche, ma parlavano al popolo comune, erano più semplici. Non sono molte queste poesie, ma si rivolgeva comunque al popolo, cosa inusuale per lui prima di allora.

England in 1819

È un sonetto particolare. La forma è tradizionale, ma è usata in maniera insolita. In genere il sonetto si usava per una poesia lirica, per esprimere sentimenti, in genere trascende. È invece un sonetto che guarda al presente: descrive le negatività dell'epoca dell'Inghilterra.

Il sonetto è articolato al contrario: c'è prima la sestina e poi l'ottava. La sestina ha rima alternata, l'ottava ha rima alternata e baciata.

Sestina:

  • Il re era pazzo e non governava: governava invece il principe. Parla di George III.
  • Il principe è lussuoso, circondato dall'esclusivo, è un dandy, ovvero un aristocratico chiuso e distante a causa della rivoluzione francese. È fango da fonte fangosa, è il fondo del barile della dinastia reggente.
  • I rulers, ovvero i politici, la classe governante: non vedono il paese, non provano empatia per i cittadini che dovrebbero proteggere. Stanno attaccati al corpo estenuato della nazione, ciechi da quanto succhiano/sfruttano dalla nazione.

La sestina quindi racchiude l'intero sistema politico dell'Inghilterra, che sembra ignorare le esigenze delle classi più basse, in un'epoca di cambiamento e di necessità.

Ottava:

  • People starved e stabbed: fa riferimento alla folla inglese massacrata a Peterloo.
  • L'esercito ha attuato il liberticidio, è un'arma a doppio taglio. Shelley si riferisce proprio a Peterloo: i militari si sono ritorti contro il popolo e la nazione.
  • Golden and sanguine laws: fanno arricchire chi è già ricco, favoriscono la violenza contro i cittadini.
  • Contro la Chiesa anglicana: Shelley accusa l'anglicanesimo e il governo di non usare la Bibbia, nel senso di non leggerla e non rispettarla; l'Inghilterra non ha Dio, altrimenti si curerebbe delle persone.
  • Senate: non si sa quale la peggior legge sia, forse la discriminazione della religione, che però fu poi abrogata. Alcune scelte di leggi furono discutibili in quegli anni.

La poesia è una lista di negatività: l'Inghilterra è in condizioni disastrose, nulla può salvarsi e salvarla. L'ottava viene chiusa da due versi, i quali spiegano che tutte le cose negative elencate dal poeta sono tombe, dalle quali poi verrà fuori un glorioso fantasma: la rivoluzione idealistica potrà illuminare il presente uggioso. Gli ultimi due versi sono apocalittici, ribaltano la situazione: serve una resurrezione da parte dello Stato. Si sta giungendo a un punto di non ritorno, e Shelley lo spera. Vorrebbe la completa disgregazione della classe dirigente per dare spazio al nuovo, alla gente.

Ode to the West Wind

È una delle sue poesie più famose, scritta in Italia. Pubblicata con una nota del poeta, spiega le circostanze in cui l'ha scritta: la compose in un giorno di vento di ponente, che si concluse con un temporale. La nota serve perché inquadra meglio la poesia: l'arrivo del temporale è l'inizio della brutta stagione, in arrivo.

La struttura metrica è complessa e varia: la poesia è divisa in 5 sezioni, di 14 versi ciascuna (terzine e distico finale). Le rime delle terzine sono intrecciate ABA, BCB, struttura non comune nella poesia lirica. La poesia corre come il vento, poiché veloce, incalzante, quasi narrativa: l'effetto che si ha è un omaggio a Dante. Ci sono vari enjambement drastici.

I

La poesia è un'ode al vento autunnale. Il respiro dell'autunno, ovvero il vento, trascina le foglie, somiglianti a fantasmi che fuggono. Le foglie sono di vari colori, tra cui rosso tisi, la malattia. L'autunno è la malattia della natura, le foglie sono una moltitudine di esseri colpiti dalla pestilenza. Nella poesia c'è la commistione e il paragone tra uomo e natura.

Il seme (alato, quindi paragonato a un animale) che si posa nella terra è paragonato al cadavere in una tomba: il vento li trasporta finché non si depositano. Quei semi poi sbocceranno in primavera. Il vento ha un duplice ruolo, è distruttore e conservatore: sposta le foglie morte, e trasporta i semi che daranno vita ad altre forme naturali.

L'ode al vento è evidente: Shelley lo chiama, vuole parlargli e vuole essere ascoltato.

II

Il vento è uno spirito capace di ascoltare il poeta. Le nubi sono sparse, così come lo sono le foglie secche, ormai morte. Le nuvole sono definite angeli di pioggia e luce, e il cielo nuvoloso viene paragonato a una testa con i capelli in movimento. Questo periodo dell'anno, ovvero l'autunno, è caratterizzato da tempo instabile, e sembra di essere nel periodo della morte della natura. Le nuvole porteranno pioggia e fuoco, e Shelley si apostrofa al vento che le smuove.

III

Shelley ha scritto la poesia a Firenze, lungo l'Arno, ma ci sono riferimenti anche a Napoli. Ripercorre un ricordo nella baia di Baia, vicino a Napoli: era in barca in mare, quando a un certo punto notò in profondità delle rovine. Sono i resti di case di villeggiatura degli antichi romani, affondate per il fenomeno della depressione vulcanica. Il Mar Mediterraneo è quindi visto come una divinità che riposa: sotto di lui brillano torri ed edifici, ricoperti in parte da vegetazione marina. Il vento, dopo la calma estate, risveglia il mare della baia.

Dopo il ricordo napoletano, Shelley ripensa all'Adriatico e riflette: il vento non muove solamente la superficie del mare, influisce anche sul fondale, smuove anche in profondità.

IV

La strofa inizia con le parole if I were. Il poeta vorrebbe infatti essere una foglia che vaga nel vento, insieme alle altre foglie morte, una nuvola che viaggia nel cielo tempestoso e un'onda del mare sotto al potere del vento. Se fosse una di queste entità non sarebbe libero: il vento li domina, li rende incontrollabili. Il mare e la natura in generale non sono liberi: dipendono dalla forza del vento.

L'infanzia e la giovinezza sono i momenti della vita in cui si è più vicini alla natura, in cui si ha una immaginazione più vasta e continua. Se fosse bambino, non dovrebbe ora competere col vento e non dovrebbe pregare di prenderlo con lui. Il poeta vorrebbe tornare a quel tutt'uno con l'immaginazione, vorrebbe essere trascinato dal vento in quel ricircolo di cose. Vorrebbe essere sollevato come uno di quei tre enti che ha interpellato per tutta la poesia.

V

Nell'ultima strofa Shelley chiede al vento di fare di lui uno strumento musicale, una lira. Al poeta non interessa la sofferenza che potrebbe provare nell'essere trascinato tumultuosamente dal vento. L'autunno è dolce nonostante sia triste e doloroso: Shelley lo invoca, vorrebbe che fosse il suo spirito, che diventasse un tutt'uno col vento. Vorrebbe che spargesse i suoi pensieri e che questi, una volta diffusi, possano portare nuova vita, così come fanno le foglie secche e morte che, lontane dal loro albero, fanno da concime per alberi che nasceranno.

Le parole del poeta sono ceneri e scintille come quelle del vulcano: vuole travolgere l'umanità dormiente con la sua poesia, risvegliandola al cambiamento.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher steeeegtfo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Villa Luisa.
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