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Appunti completi di Letteratura inglese II con la professoressa Villa Unige, LCM

Gli appunti si basano sulle lezioni svolte in aula dalla professoressa Villa durante il primo semestre di lezione. Ho attinto traendo spunto dalle slide, dalle sue spiegazioni e dai miei appunti personali.

Questo documento comprende:
- la parte storico/culturale vista nella parte iniziale del corso
- tutte le poesie analizzate (Shelley, Wordsworth, Coleridge)
- l'analisi vista... Vedi di più

Esame di Cultura e letteratura inglese docente Prof. L. Villa

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ESTRATTO DOCUMENTO

Ottava:

- People starved e stabbed: fa riferimento alla folla inglese massacrata a Peterloo.

- L’esercito ha attuato il liberticidio, è un’arma a doppio taglio. Shelley si riferisce proprio a

Peterloo: i militari si sono ritorti contro il popolo e la nazione.

- Golden and sanguine laws: fanno arricchire chi è già ricco, favoriscono la violenza contro i

cittadini.

- Contro la Chiesa anglicana: Shelley accusa l’anglicanesimo e il governo di non usare la Bibbia,

nel senso di non leggerla e non rispettarla; l’Inghilterra non ha Dio, altrimenti si curerebbe

delle persone.

- Senate: non si sa quale la peggior legge sia, forse la discriminazione della religione, che però

fu poi abrogata. Alcune scelte di leggi furono discutibili in quegli anni.

La poesia è una lista di negatività: l’Inghilterra è in condizioni disastrose, nulla può salvarsi e salvarla.

L’ottava viene chiusa da due versi, i quali spiegano che tutte le cose negative elencate dal poeta

sono tombe, dalle quali poi verrà fuori un glorioso fantasma: la rivoluzione idealistica potrà

illuminare il presente uggioso. Gli ultimi due versi sono apocalittici, ribaltano la situazione: serve

una resurrezione da parte dello Stato. Si sta giungendo a un punto di non ritorno, e Shelley lo spera.

Vorrebbe la completa disgregazione della classe dirigente per dare spazio al nuovo, alla gente.

Ode to the West Wind

È una delle sue poesie più famose, scritta in Italia. Pubblicata con una nota del poeta, spiega le

circostanze in cui l’ha scritta: la compose in un giorno di vento di ponente, che si concluse con un

temporale. La nota serve perché inquadra meglio la poesia: l’arrivo del temporale è l’inizio della

brutta stagione, in arrivo.

La struttura metrica è complessa e varia: la poesia è divisa in 5 sezioni, di 14 versi ciascuna (terzine

e distico finale). Le rime delle terzine sono intrecciate ABA, BCB, struttura non comune nella poesia

lirica. La poesia corre come il vento, poiché veloce, incalzante, quasi narrativa: l’effetto che si ha è

un omaggio a Dante. Ci sono vari enjambement drastici

I

La poesia è un’ode al vento autunnale.

Il respiro dell’autunno, ovvero il vento, trascina le foglie, somiglianti a fantasmi che fuggono. Le

foglie sono di vari colori, tra cui rosso tisi, la malattia. L’autunno è la malattia della natura, le foglie

sono una moltitudine di esseri colpiti dalla pestilenza. Nella poesia c’è la commistione e il paragone

tra uomo e natura.

Il seme (alato, quindi paragonato a un animale) che si posa nella terra è paragonato al cadavere in

una tomba: il vento li trasporta finché non si depositano. Quei semi poi sbocceranno in primavera.

Il vento ha un duplice ruolo, è distruttore e conservatore: sposta le foglie morte, e trasporta i semi

che daranno vita ad altre forme naturali.

L’ode al vento è evidente: Shelley lo chiama, vuole parlargli e vuole essere ascoltato.

II

Il vento è uno spirito capace di ascoltare il poeta. Le nubi sono sparse, così come le sono le foglie

secche, ormai morte. Le nuvole sono definite angeli di pioggia e luce, e il cielo nuvoloso viene

paragonato a una testa con i capelli in movimento. Questo periodo dell'anno, ovvero l'autunno, é

caratterizzato da tempo instabile, e sembra di essere nel periodo della morte della natura. Le nuvole

porteranno pioggia e fuoco, e Shelley si apostrofa al vento che le smuove.

III

Shelley ha scritto la poesia a Firenze, lungo l’Arno, ma ci sono riferimenti anche a Napoli. Ripercorre

un ricordo nella baia di Baia, vicino a Napoli: era in barca in mare, quando a un certo punto notò in

profondità delle rovine. Sono i resti di case di villeggiatura degli antichi romani, affondate per il

fenomeno della depressione vulcanica. Il Mar Mediterraneo è quindi visto come una divinità che

riposa: sotto di lui brillano torri ed edifici, ricoperti in parte da vegetazione marina. Il vento, dopo la

calma estate, risveglia il mare della baia.

Dopo il ricordo napoletano, Shelley ripensa a l'Adriatico e riflette: il vento non muove solamente la

superficie del mare, influisce anche sul fondale, smuove anche in profondità.

IV

La strofa inizia con le parole if I were. Il poeta vorrebbe infatti essere una foglia che vaga nel vento,

insieme alle altre foglie morte, una nuvola che viaggia nel cielo tempestoso e un’onda del mare

sotto al potere del vento.

Se fosse una di queste entità non sarebbe libero: il vento li domina, li rende incontrollabili. Il mare

e la natura in generale non sono liberi: dipendono dalla forza del vento.

L‘infanzia e la giovinezza sono i momenti della vita in cui si è più vicini alla natura, in cui si ha una

immaginazione più vasta e continua. Se fosse bambino, non dovrebbe ora competere col vento e

non dovrebbe pregare di prenderlo con lui. Il poeta vorrebbe tornare a quel tutt'uno con

l'immaginazione, vorrebbe essere trascinato dal vento in quel ricircolo di cose. Vorrebbe essere

sollevato come uno di quei tre enti che ha interpellato per tutta la poesia.

V

Nell'ultima strofa Shelley chiede al vento di fare di lui uno strumento musicale, una lira. Al poeta

non interessa la sofferenza che potrebbe provare nell'essere trascinato tumultuosamente dal vento.

L'autunno è dolce nonostante sia triste e doloroso: Shelley lo invoca, vorrebbe che fosse il suo

spirito, che diventasse un tutt'uno col vento. Vorrebbe che spargesse i suoi pensieri e che questi,

una volta diffusi, possano portare nuova vita, così come fanno le foglie secche e morte che, lontane

dal loro albero, fanno da concime per alberi che nasceranno.

Le parole del poeta sono ceneri e scintille come quelle del vulcano: vuole travolgere l'umanità

dormiente con le sue parole.

Il poeta cita la tromba, un riferimento alla apocalisse della Bibbia, infatti é lo strumento che suona

prima della fine dell'inizio. L'autunno è proprio l'inizio della fine, ma il processo é ciclico. Quando

termina, lascia spazio all'inverno, che lascerà poi il posto alla primavera, che a quel punto sarà più

vicina di quanto sembra.

La conclusione riporta al sonetto precedente: dopo la negatività c’è un barlume di speranza e di

positività.

Love’s philosophy

Scritta sempre nello stesso periodo, presenta ancora una volta la personificazione del mondo

naturale. Shelley vuole convincere la propria amata a concedersi a lui.

La prima strofa inizia con l'unione delle acque: le sorgenti sono lontane ma si uniscono nei mari

grazie al corso dei fiumi. Anche il vento si riunisce. Niente nel mondo è solo: tutto, per legge divina,

si incontra e si mischia, e Shelley chiede quindi alla propria amata di “mischiarsi” con lui.

La seconda strofa parla dell'unione delle montagne con il Paradiso, di quella delle onde nel mare,

dei fiori nei campi. Cita anche il legame tra sole e terra, e tra luna e mare. Vengono usati molti verbi

per descrivere il rapporto amoroso.

Questa poesia, nella sua prima versione, era ancora più esplicita. La rivisitazione non è stata eseguita

per censurare le parole forti, ma per ricercare le allitterazioni.

Defense of Poetry

Quest’opera è la risposta al The four ages of poetry di Peacock, un collega letterato di Shelley.

Shelley gli rispose nel ’21, ma il testo fu pubblicato nel ’40, ben dopo la sua morte. Era uno scritto

privato e non è da considerare come manifesto della sua poesia.

Peacock prendeva un po' in giro la poesia e i poeti: vedeva la poesia come una forma di espressione

inadatta alla società del tempo, che volgeva veloce verso la modernizzazione. La poesia quindi,

secondo lui, rappresentava uno stadio infantile dell'umanità, risultava anacronistica.

Il discorso di Peacock è utilitarista: mette in discussione l'utilità materiale della poesia e Shelley,

sentendosi contrariato, prova a rispondergli.

Le parti della Defense of poetry

La difesa

La poesia dà piacere e lo accompagna: è un miscuglio di saggezza e delizia. In antichità i greci

recitavano e ascoltavano la poesia, la quale agiva (e agisce) stranamente e aldilà della coscienza:

tocca l'uomo senza che lui ne sia consapevole.

Secondo Shelley solo le generazioni future potrebbero giudicare il ruolo della poesia, misurando i

più grandi poeti in un unico insieme.

A quei tempi i poeti non erano capiti e compresi da tutti. Il poeta non scrive per la fama e per la

gloria, ma per lasciare qualcosa di suo. La poesia e il poeta stesso appartengono al tempo. Solo i

grandi poeti possono giudicare i loro colleghi, insieme ai lettori futuri.

Un poeta è un usignolo che sta nella notte e siede nell'oscurità. Canta per rallegrare la propria

solitudine con il suo dolce suono. La poesia è quella musica che ci allieta senza che sappiamo da

dove arrivi e per quale motivo renda allegri.

L’importanza della poesia

L'immaginazione permette di pensare, aiuta nella vita, permette la concezione di bene e male e fa

capire l'esistenza. La poesia allarga l'immaginazione, quindi fa bene alla mente. Riempie la testa di

pensieri piacevoli, stimola e apre al nuovo. La poesia rafforza l'immaginazione così come la

ginnastica rende forte il fisico. Shelley non pensa alla poesia come a un mezzo per insegnare, non è

didattica. Il poeta non vuole trasmettere le idee di giusto e sbagliato, queste concezioni variano a

seconda della società in cui si vive. La poesia trascende il tempo è non si lega a bene o male. La vera

poesia non è il “qui e ora” del poeta, deve essere tutt'altro che didattica: deve essere

trascendentale, superiore.

Contro gli utilitaristi

Gli utilitaristi sono così convinti delle loro idee e sono così tanto promotori dell’utile solo perché

hanno un posto di lavoro fisso e perché sono sistemati. Shelley non vuole togliergli merito, ma in

quella società in via di modernizzazione i primi capitalisti, con questo sistema, diventavano sempre

più ricchi, rendendo i poveri sempre più poveri. È un bene che esistano le machine, che permettono

di accorciare e semplificare il lavoro, ma in pratica hanno permesso speculazione e sfruttamento.

Vengono impiegate meno persone, che però vengono sfruttate più di quanto potrebbero fare.

Il poeta e il suo ruolo

L’energia che si trova all'interno delle poesie e delle opere contemporanee è un’energia nuova e

rinnovata. Vengono compresi molti più aspetti rispetto al passato e nemmeno i poeti sanno bene

perchè scrivono, a volte. C'è una spinta, un vento, che trascina le persone nella poesia.

“Poets are the unacknowledged legislators of the world…”: i poeti non sono riconosciuti come

dovrebbero. La società non li comprende, così come non lo fanno gli utilitaristi. I poeti percepiscono

però ciò che sta accadendo, e potrebbero (e dovrebbero) contribuire alle leggi e al mondo, ma

vengono ignorati.

Wordsworth

Fa parte della prima generazione di poeti romantici insieme a Coleridge.

Scrissero un manifesto inconsciamente: nelle Lyrical Ballads la prefazione è quello che oggi è

considerato il manifesto del romanticismo inglese.

Wordsworth nacque nel Lake District, zona dotata di una natura stupenda e tipicamente romantica.

Nel 1790 viaggiò in Francia, dopo aver già conosciuto Coleridge. L'anno dopo ritornò in Francia

poiché ne fu colpito positivamente. La speranza di rinnovamento attirava infatti molti giovani

intellettuali inglesi e faceva loro sperare che anche altrove si verificasse il cambiamento.

I problemi economici lo costrinsero a tornare in patria: era in Francia per tentare di farsi una vita lì.

In Francia si era sposato e aveva anche avuto figli. Andò nel Dorset dove abitava anche Coleridge, e

un paio di anni dopo pubblicarono le loro Ballads (1798). Nel 1800 venne aggiunta la prefazione e

ritornò nel Lake District. Nel 1842 viene nominato poeta laureato. The prelude, la sua grande opera

onnicomprensiva, fu pubblicata dopo la sua morte. È un'opera narrativa che ripercorre le tematiche

passate.

Lyrical Ballads e la poetica di Wordsworth

Dopo l’800 i romantici della prima generazione si ritirarono verso la tradizione, spaventati dagli

eccessi della rivoluzione. In questo contesto si sviluppano le Ballads.

Le Lyrical Ballads sono una raccolta a quattro mani. Sono poesie diverse, scritte però per la maggior

parte da Wordsworth. C'è il fascino del quotidiano, degli incontri e della natura, anche se questi

elementi sono più presenti in Wordsworth che in Coleridge.

La prefazione fu scritta interamente da Wordsworth, con suggerimenti di Coleridge, e venne inserita

nella seconda edizione. Wordsworth spiega gli obiettivi delle sue poesie: cercare di rendere

avvincente la vita quotidiana, voleva fare emergere le leggi fondamentali della natura umana. Le

poesie trattano scene di vita rurale perchè è più autentica: è scandita dai ritmi naturali, l'uomo è

più spontaneo ed è carico di emozioni. Le poesie sono scritte nella lingua con cui parlano le persone

semplici, senza tante figure retoriche complesse: la lingua risulta quindi semplice ed efficace.

La poesia è lo spontaneo traboccare di sentimenti, che non vengono espressi immediatamente.

Le poesie hanno lo scopo di aiutare a sentire meglio i sentimenti che si provano. Al centro della

poesia c'è il poeta stesso con la sua vita interiore. Lo scrittore percepisce, rielabora, si esprime. La

creatività sta nei processi di scrittura e di rielaborazione. L'uomo è come la natura, ovvero una

continua macchina produttiva.

La poesia deve ampliare la capacità di emozionarsi anche davanti alle piccole cose, semplici.

Wordsworth, più di venti anni prima di Shelley, ammette che la poesia aiuta a comprendere meglio

l’esistenza. L'uomo non sapeva davvero ciò che provava, la psicoanalisi non era ancora stata

sviluppata. Wordsworth quindi avvicina la poesia agli aspetti delicati e interiori dell'uomo.

Il linguaggio non è complesso, bensì vicino alla lingua parlata dagli uomini tutti i giorni. Non è un

poeta aulico e complesso, ma è dotato di un linguaggio basico. Raramente c'è la personificazione.

Il romanticismo inglese vede come protagonisti di uno stesso movimento differenti personaggi con

diversi stili. Shelley infatti era quasi agli antipodi di Wordsworth: usava molto la personificazione,

un linguaggio elaborato e ricercato, e le sue poesie erano di difficile comprensione.

Wordsworth invece va un po' contro quello stereotipo che lingua poetica corrisponda

necessariamente a lingua elaborata. Preferisce infatti termini quotidiani ed è più vicino alla prosa.

Nella prefazione usa anche una poesia di Grey, esaltandone la parte prosaica. La lingua deve essere

facile e appropriata per esprimere il flusso della mente e i sentimenti.

Wordsworth critica le opere gotiche, fatte per piacere, sorprendere ed entusiasmare. Il compito

vero della poesia sarebbe invece richiamare all' essenziale senza bisogno di emozioni indotte. La

mente umana può emozionarsi anche da sola, osservando la natura e appassionandosene. Il mondo

moderno è vittima delle stimolazioni indotte: l'uomo consapevole dovrebbe invece stimolarsi da

solo con la poesia semplice e naturale. Wordsworth testimonia di cittadini assuefatti di novità, che

vengono bombardati da notizie nelle grandi città.

Il romanzo gotico era fatto di villains, omicidi, pericolo, sovrannaturale e sensazioni forti in generale:

questo provocava sentimenti diversi nei lettori, e lo stile gotico si diffuse anche nei teatri.

L'eccesso di clamore rende l'uomo indifferente a tutto, e gli nega l'opportunità di riuscire a

emozionarsi autenticamente.

We are seven

Ballata semplice e di linguaggio semplice.

È una ballata perché il ritmo è regolare e fatto per ballare. I romantici guardano alle ballate

medioevali, che però non erano fatte per essere scritte, bensì per essere cantate e diffuse

oralmente. Nel ‘600 in Germania, in Scozia, e in Inghilterra alcuni se ne appassionarono e

cominciarono a ricercare e a riscoprire queste ballate.

La poesia parla di una triste esperienza umana: la perdita di qualcuno di amato.

L’io è umano, è la logica, e parla con una bambina che invece rimane attaccata ai familiari. La

bambina rifiuta la morte, ingenuamente, mentre invece l'io è conscio dell'esistenza della morte.

La bambina nega la morte: continua a ripetere che sono 7 tra fratelli e sorelle, nonostante due siano

morti. La bambina sembra innocente, sembra non capire il mistero della morte, ma questa cosa non

appartiene esclusivamente ai bambini: anche alcuni adulti reagiscono in maniera simile.

Nella poesia ci sono due voci, che possono essere paragonate a due parti della psiche: una che

resiste, una che invece comprende la morte. Una nega l'altra. La poesia è magistrale nonostante la

sua semplicità. C'è una continua conta, ma altre realtà trascendono quella conta di fratelli e sorelle,

i quali non vengono esclusi nonostante la loro dipartita.

Riassunto

C’è una piccola introduzione iniziale, che appunto descrive, con il termine neutro, i bambini: essi

sprizzano vita da tutti i pori, cosa dovrebbero saperne della morte?

Il poeta continua con una descrizione: ha incontrato una bambina di campagna, e la descrive per

filo e per segno. Sembra una bambina giusta, carina e innocente.

Il poeta chiede alla bimba quanti siano tra fratelli e sorelle. Come risposta ottiene 7 e chiede ancora

dove siano: due sono al pozzo, due in mare, e due sono sepolti dietro la chiesa. Il poeta non capisce

come possano essere sette se due sono in mare e due al pozzo, e la bambina fa capire che per lei

sono comunque in sette nonostante un fratello e una sorella siano morti: lei, forse ingenuamente,

forse per lo shock, a volte va a mangiare, a cantare e a cucire alla loro tomba. Le loro lapidi sono

molto vicine a casa sua, aspetto molto differente dall’ambiente cittadino, dove sarebbe impensabile

trovare un cimitero vicino alle case. Questo rapporto coi morti descrive l’attaccamento tra i familiari.

La bambina sa che sono morti, ma continua a dire che sono in 7 nonostante l’io poetico continui a

ripeterle che due sono morti, che sono in Paradiso, e che non possono essere davvero 7.

Lines written in Early Spring

Il poeta rievoca quello che ha sentito e pensato in un momento in cui era nella natura, e in cui ha

riflettuto su quello che stava provando.

Wordsworth affronta la perdita del contatto tra uomo moderno e natura. L'uomo è lontano da

quella armonia naturale felice: l'uomo è infatti lontano e Wordsworth percepisce quel bene solo

stando nella natura, nel boschetto.

Riassunto

Wordsworth descrive l'immersione nella natura: sente un legame con lo spirito naturale. Stando nel

boschetto, percepisce la natura, anche se non la capisce. Questa sua permanenza si traduce in un

malcontento, in una tristezza.

Si connette con vari elementi della natura: prima coi fiori, poi con gli uccelli, e infine coi rami.

Misurarsi con la natura è impossibile, l'uomo non la può capire, così come non può capire cosa

pensano gli uccelli.

Dai rami si aprono i germogli, che prendono quell’aria primaverile. L’uomo dovrebbe fermarsi e

aprirsi all’aria pulita come fanno i boccioli, dovrebbe provare il piacere di stare in mezzo al verde.

La percezione del bene non è razionale, ma è data dall’immersione nel paesaggio. Il poeta riflette

sulla natura e sul rapporto di questa con l’uomo: la natura è il progetto del cielo, e Wordsworth si

lamenta di quello che è diventato l’uomo moderno, ovvero un essere totalmente incurante di ciò

che lo circonda.

Coleridge

Il padre era un uomo di Chiesa e direttore di scuola, quindi intellettuale. Coleridge era quindi

circondato da libri, era piuttosto introverso e meno prone a uscire. Dopo la morte del padre il piccolo

Coleridge venne mandato a Londra, e poi a Cambridge, mentre cresceva in lui la passione per la

rivoluzione francese, ormai protagonista in quell'epoca.

Fondò anche una società utopistica insieme ad alcuni amici: la pantisocracy, dove si sarebbe stati

immersi nella natura e dove il governo sarebbe stato condiviso da tutti, in totale uguaglianza.

A fine ‘700 compose i suoi scritti più celebri: La Rime, Kubla Khan e Christabel.

Per un periodo si trasferì in Germania per approfondire la filosofia.

Nel 1800 si spostò al Lake District, insieme a Wordsworth, con il quale però litigò, forse per la

tendenza a viaggiare e utilizzare l’oppio, ma soprattutto per le differenze nella poesia.

Coleridge e il contributo alle Lyrical Ballads

Le Ballads erano divise in due parti:

- La prima, di Wordsworth, era la parte sulla ordinary life.

- La seconda, di Coleridge, era quella sugli incidents and agents. Sono ballate con elementi

sovrannaturali e con il coinvolgimento del lettore. Dovevano emozionare, come se quegli

avvenimenti fossero stati reali, concreti. Andava un po’ contro l’ideale di poesia di

Wordsworth.

Coleridge era si accordato con Wordsworth: avrebbe fatto poesie più distaccate, che facessero

sentire reale anche ciò che non lo era. Da parte del lettore doveva avvenire la willing suspension of

disbilief, cosa che doveva avvenire anche nei romanzi gotici e fantastici per comprenderli al meglio.

Wordsworth invece era più legato alla vita quotidiana.

Riflessioni di Coleridge dalla Biographia Literaria

Il compito di Coleridge era di proporre eventi irreali, inverosimili e strani con l’intensità delle cose

normali. Quindi incidents e agents dovevano essere sovrannaturali, in modo tale da contrastare la

parte più veritiera e pacata di Wordsworth. Da parte del lettore doveva avvenire la sospensione

volontaria dell’incredulità: se leggiamo Frankenstein non dobbiamo pensare che sia irreale,

altrimenti non lo si apprezza. Davanti alla Rime di Coleridge serve appunto questa sospensione

volontaria, altrimenti non si possono apprezzare il racconto del vecchio marinaio e le sue avventure

quasi fantastiche.

Rime of the Ancient Mariner

È una Rime perché è poesia ritmata. È molto lunga e narrativa, e nel corso delle varie edizioni venne

leggermente modificata. È scritta in un inglese volutamente arcaico, di cui qualcosa è rimasto nelle

varie edizioni. Magari alcune parole erano scritte con uno stile arcaico senza che in realtà fossero

parole antiche: il titolo all’inizio era infatti Ancyent Marinere.

Coleridge voleva trasmettere l’idea di antichità, ma nel corso del tempo ha evitato questo

susseguirsi di finti arcaismi.

La versione del 1817 ha glosse marginali, ovvero brevi riassunti a lato del testo. Era un escamotage,

Coleridge voleva fare finta che fosse una antica ballata, riscoperta e pubblicata con piccole

spiegazioni ai lati.

Nell’edizione del 1817 inserisce anche un’epigrafe, formata da un testo in latino leggermente

modificato da Coleridge stesso, per introdurre la Rime. Il contenuto riguarda l’esistenza di esseri

invisibili, che da sempre tormenta l’uomo. Infatti l’uomo ha sempre creduto che esistano creature,

invisibili: spiriti, angeli, demoni… Ma chi sono, cosa fanno, e dove abitano? L’uomo li ha inventati, ci

pensa, ma non ha risposta. Forse pensare al fatto che esistano certi enti è utile: appartengono a un

mondo superiore e migliore di quello dell’uomo. La mente umana è abituata alle cose quotidiane e

ai suoi problemi, rischia di chiudercisi dentro, di rimpicciolircisi; inventare e pensare a questi esseri

può allargare la mente. Con questo stratagemma la mente risulta aperta. Però occorre distinguere

il certo dall’incerto: serve sì lo svago astratto, ma non bisogna distaccarsi e perdere la realtà.

Struttura: 7 sezioni di varie lunghezze, 4 versi per strofa per la maggior parte della poesia. Il ritmo è

regolare, anche se non sempre, e i piedi sono alternati tra tetrapodie e tripodie.

Argument: Coleridge inquadra la poesia con una frase. Questo serve per capire meglio il contesto in

cui si svolge la vicenda narrata nella poesia.

La poesia racconta quindi come una nave, passato l’equatore, venga trasportata dalla tempesta

verso la terra fredda del polo sud. Spiega anche come poi venga liberata da quel territorio angusto

e riportata verso il tropico, e come il vecchio marinaio riesca a fare ritorno a casa.

Il marinaio in questione aveva ucciso un albatro, e dopo questo avvenimento viene perseguitato da

varie disavventure. Nonostante ciò riesce a tornare in patria. La poesia racconta quel viaggio; il

marinaio racconta la sua storia a un giovane che sta andando a una festa di nozze.

Il viaggio della ciurma viene interrotto da una tempesta che li porta in una zona gelida. Lì l’albatro li

visita, e quasi per miracolo la nave riparte dal ghiaccio. L’albatro diventa amico della ciurma, ma il

marinaio, dopo qualche giorno, gli spara con una balestra. Apparentemente, la morte dell’albatro

non interferisce, ma in un secondo momento avvengono le disavventure. Tornando verso il tropico,

incontrano una nave fantasma, e due personaggi si giocano le vite dei marinai a dadi. La morte si

prende tutti i marinai, eccetto il marinaio colpevole, che appunto viene conquistato dalla vita.

Rimane da solo sulla barca e assiste a varie scene, tra cui quella dei serpenti marini: li vede splendidi

e riflette sulla vita, e su come gli animali comunque meritino rispetto e di vivere. Quindi riflette

sull’uccisione dell’albatro: il senso di colpa svanisce e i cadaveri dei compagni ritornano in vita grazie

ad alcuni spiriti buoni. Finalmente, riescono tutti a ritornare in patria.

Il vecchio marinaio, però, per espiare completamente la sua colpa, deve raccontare la propria

vicenda e aiutare gli altri, ed è per questo che interrompe la giornata di un giovane per raccontagli

la propria esperienza.

Temi:

- Coleridge e la rivoluzione francese; l’autore in rapporto con la società: Coleridge era un

idealista e utopista, è da ricordare l’utopia della pantisocracy. C’è un graduale disincanto

dalla rivoluzione francese, che diventò terrore puro. Qualsiasi speranza di rinnovo e di azione

politica sono inutili perché l’uomo è segnato dal male. L’unica via possibile è la redenzione

personale, individuale.

- Traditional motif, impronte e richiami alla tradizione: il marinaio è assimilabile alla figura di

Caino, che uccide il fratello. È il primo gesto di cattiveria nella società. Il marinaio vaga come

Caino. Un altro riferimento è quello dell’ebreo errante, una leggenda che vede un ebreo

vagare per il mondo per sempre dopo aver deriso Cristo in croce. Un'altra citazione è

all’olandese volante, che narra di una nave fantasma vagante che non può attraccare, il cui

equipaggio deve navigare per l’eternità. Il vagabondaggio nel mare avveniva per una colpa,

ed era un segno di sventura.

Altre tematiche interne al testo:

- Domestic life contro adventure: scontri privati e avventura. Avviene anche uno scontro tra

socievolezza e isolamento: la festa di nozze, evento sociale e felice, si contrappone al

marinaio, solo dopo l’avventura. Anche la ciurma è in contrapposizione con il marinaio.

- Il rapporto tra uomo e natura: al cuore della poesia c’è questo rapporto, che include anche

gli animali. L’uomo però è malvagio dentro per natura.

L’uccisione dell’albatro è presa da un racconto marinaresco: fu ucciso perché nero e perché seguiva

la nave, e perché si pensava portasse sciagura. Nella Rime di Coleridge l’albatro però non è negativo,

anzi sembra un uccello benevolo, e non è nero. Perché quindi il marinaio lo uccide, nonostante

sembri essere di buon auspicio? Non ci sarebbe una motivazione apparente: è un gesto gratuito ed

è per questo che la poesia assume un aspetto macabro e ansioso. Forse lo uccide perché il male è

insito nell’uomo: spara all’animale perché l’uomo è malvagio dentro. La natura gentile incontra la

cattiveria della natura umana.

L’uomo è disarmonico, distante: il peccato originale e la colpa pesano su di lui. Il fatto stesso di

essere uomo causa la disarmonia tra uomo e natura, e tra uomo e animale.

Riassunto

L’inizio è brusco, tipico della ballata. Non c’è introduzione. Inizia con la descrizione del marinaio, che

ha l’occhio lucente, forse perché ha vissuto un’esperienza straordinaria. L’uomo ferma un ragazzo

che, con altri due, stava recandosi a una festa di nozze. Il ragazzo vorrebbe andare, poiché è atteso

in quanto parente stretto, ma il vecchio afferra il ragazzo e comincia a raccontare la propria vicenda,

noncurante del fatto che si sentano i rumori della festa. Il ragazzo lo chiama pazzo, e il vecchio molla

la presa, ma continua a tenerlo con gli occhi: lo sguardo cattura l’attenzione del giovane che quindi

si ferma e ascolta, e, quasi diventando un bambino di tre anni, si siede su una pietra vicino all’uomo.

Il marinaio comincia quindi a narrare la vicenda.

Il vecchio descrive la partenza della nave, che viene acclamata e salutata dalla folla sulla terra.

Partivano per chissà quale impresa, forse per avventura, forse per commercio. La nave si dirige verso

sud, il sole è molto alto e perpendicolare all’albero maestro. A questo punto, il giovane batte il

tempo della ballata col petto e ascolta attentamente, nonostante ancora si sentissero i suoni della

festa a cui doveva andare. Questa strofa viene ripetuta quasi come se fosse un ritornello.

Il vecchio racconta della tempesta e la personifica affidandole il genere maschile (he). È tirannica,

non permette di agire, e quel vento terribile viene paragonato a un uccello alato, forse per

annunciare l’albatro. La nave beccheggia e si inabissa: il poeta la descrive come una persona che

scappa. La nave giunge al polo, si muove tra freddo, ghiaccio e neve, tra iceberg alti come la nave e

cumuli di neve massicci, crepacci… Non si vedeva niente e nessuno intorno a quello scenario: c’era

solo ghiaccio e l’ambiente era ostile a qualsiasi forma di vita. Il ghiaccio viene personificato come

animale che produce versi paurosi, rumori, vengono usati verbi onomatopeici.

Nonostante questo clima, arriva un albatro, che viene visto come un segno buono e positivo, come

se fosse un cristiano salvatore. Gira intorno alla nave, mangia, fa compagnia ai marinai: il ghiaccio si

rompe e possono andare oltre, uscendo dalla brutta situazione. Il vento soffia verso l’equatore,

quindi verso il caldo, e la nave ritorna al clima favorevole. L’albatro continua a seguire la nave,

dormendo a bordo per 9 notti: la situazione è eccellente, si è sbloccata grazie all’uccello benevolo,

che è diventato una mascotte sulla nave. Il marinaio però racconta con ansia questa parte: il giovane

interviene e chiede quale demone lo tormenti e perché appaia così spaventato e sconcertato. Il

marinaio risponde che, con la propria balestra (crossbow in inglese, composto di croce, simbolo

cristiano) ha ucciso l’albatro.

Romanticismo e novel

Si cominciarono a diffondere vari generi. Alla fine del ‘700 c’era un grande dibattito culturale: molte

più persone partecipano alla scena culturale. Il romanzo assume più importanza rispetto al passato;

prima era considerato più un passatempo, un intrattenimento, per signore. Era considerato un

genere di minore rilievo. In pochi scrivevano romanzi, ma il genere crebbe e cominciò a vendere

sempre di più: era facile da scrivere per gli scrittori e da leggere per i lettori. Il romanzo ha successo

e inizia a diffondersi anche perché il pubblico era più ampio rispetto a quello che poteva avere la

poesia e la saggistica, e perché i romanzi venivano usati per diversi scopi.

Romanzi gotici

Stupivano, intrattenevano, creavano una atmosfera particolare. Gli autori inglesi principali sono:

- Radcliffe: nei suoi romanzi ciò che è sovrannaturale all’inizio, si scopre essere spiegabile alla

fine.

- Lewis: è più sanguinolento e perverso.

- Mary Shelley: eccede invece dal tipico romanzo gotico, toccando la fantascienza e l’astratto.

- Walpole: crea romanzi con elementi sovrannaturali in un ambiente medioevale.

Jacobin novel

William Godwin, ateo, usa il romanzo per articolare le proprie idee politiche. I giacobini erano i

contestatori, e gli obiettivi di questi romanzi erano politici; volevano denunciare gli abusi della classe

dirigente. Anche Mary Wollstonecraft denuncia i torti che le donne subiscono nella società del suo

tempo, attraverso il romanzo. Questi due autori molto importanti nel panorama letterario inglese

si sposarono, e dal loro legame nacque Mary Shelley.

Romanzo storico

Walter Scott è il più grande romanziere storico da ricordare. Dopo un periodo di poesia, si diede al

romanzo. Era incerto della figura che avrebbe potuto fare scrivendo romanzi, poiché la sua carriera

da poeta procedeva bene, quindi il primo romanzo lo pubblicò in forma anonima, ed ebbe successo.

Il primo romanzo è Waverly, che tratta di un giovane inglese che viaggia in Scozia, nell’anno 1775.

Era l’anno della sollevazione popolare in cui gli scozzesi ricercavano l’autonomia dall’Inghilterra. Il

romanzo ha come protagonista un giovane, fittizio, che Scott fa interagire con personaggi realmente

esistiti in quel contesto di rivolta popolare.

Il ricercare argomenti nella storia e nel passato è dovuto anche dai romanzi storici, e non solo.

Complice fu anche la Restaurazione, che voleva far recuperare le identità nazionali e far ripristinare

lo status precedente. Il romanzo quindi mostra i conflitti del passato e del presente, e viene molto

utilizzato sia in età romantica, sia in età vittoriana.

Romanzo di maniere

È sentimentale e dotato di aspetti regionali. Questi romanzi erano scritti prevalentemente da donne.

Jane Austen rientra all’interno di questo filone narrativo, insieme a Edgeworth e Burney.

Jane Austen

Tratti biografici e opere

Di Jane Austen si possono avere informazioni dalle molte lettere che si scambiava con la sorella

Cassandra. Successivamente, il fratello Henry scrisse una Biograpical Notice nel 1817. Molto più

tardi, nel 1870, un nipote scrisse le sue memorie, A memoir of Jane Austen.

Jane Austen rientra nel filone narrativo del romanzo di maniere (manners), che è sentimentale e

regionale: era un genere usato per la maggior parte da donne.

Di lei si sa comunque poco, non era conosciutissima e nemmeno molto pagata per i suoi libri. Le

lettere davano una buona impressione della donna, e la famiglia ha incoraggiato la diffusione di

un’immagine pacata della Austen.

La biografia del nipote è l’opera più dettagliata, e comunque ciò che si sa di lei è passato dai filtri

dei parenti: c’erano moderazione e il culto della famiglia. La ragazza doveva passare come perfetta

e buona, per non far sfigurare in alcun modo i familiari.

A fine ‘800 le opere giovanili della Austen escono allo scoperto e si ha un a sua immagine più cinica,

aperta, parodica, a volte quasi aggressiva. Le opere che aveva diffuso e che erano diventate più

celebri non appartenevano alla fase giovanile. Nell’età vittoriana, nella quale la Austen viveva, tutto

era più censurato e non si erano molto diffuse quelle opere più ciniche.

Jane Austen è la meno autobiografica delle romanziere inglesi: generalmente non prende parte, non

si schiera. Persuasion è forse l’opera più vicina alla sua vita, in cui rientrano dettagli personali.

Non ha scritto di eroine simili a lei, e anche se ci sono inevitabilmente dei tratti personali nei

romanzi, non ci sono riferimenti che possano inserire direttamente la scrittrice all’interno dei suoi

scritti.

Jane Austen nacque nel 1775, in una famiglia al confine tra la classe medio-alta e quella borghese:

la famiglia era colta e con possedimenti terrieri. Alcuni fratelli, dopo l’attività in Marina, ottennero

prestigio e buoni impieghi, facendo poi una buona carriera. Jane e Cassandra non riuscirono invece

a trovare occupazioni.

La Austen sembra essersi adattata alla società maschilista: nei suoi romanzi non si schiera per

l’istruzione femminile e per l’emancipazione. Le sue eroine rientrano nella logica del buon

matrimonio, delle opportunità familiari e non agiscono per ribellarsi alla società.

Forse il suo ultimo libro, non completato poiché morì, sarebbe stato più intraprendente e sprezzante

nei confronti della società, ma non è da considerare in quanto non è un’opera completa.

Da ragazza scriveva per divertimento e per intrattenere la famiglia. Scrisse le Steventon Novels,

nome del luogo in cui abitava. Le piacevano le parodie.

Per motivi di famiglia si trasferirono a Bath, luogo che ritorna in Persuasion.

Poi andarono a Southampton, e in seguito a Chawton, dove ormai la Austen è nella fase matura. Lì

scrive Persuasion.

La sua prima opera è Sense and Sensibility, pubblicata a sue spese e firmato “by a lady”, quindi

anonimo. Poi vengono Pride and Prejudice, Mansfield Park, ed Emma. I libri postumi sono

Northanger Abbey e Persuasion.

Stile

Jane Austen lascia parlare i personaggi: il narratore è discreto, in terza persona e lascia interpretare

il lettore. La Austen non attraversa questioni politiche, ma si conclude che, data la famiglia, fosse

abbastanza conservatrice. Dava importanza alla Chiesa anglicana, poiché il padre ci lavorava. Da

giovane era critica nei confronti del protestantesimo. Jane Austen rappresenta solo determinati ceti

sociali, né la grande aristocrazia, quali duchi e marchesi, né la classe più bassa.

Elementi dello stile:

- Narratore elusivo. - Realismo e finzione.

- Discorso libero indiretto. - Non ci sono digressioni.

- Pochi riferimenti all’epoca dell’autrice. - Non ci sono lamentele o giudizi diretti.

Questi elementi rendono la lettura piacevole e verosimile: tutto è scorrevole nelle scelte narrative

e stilistiche. La Austen ricerca verosimiglianza col mondo reale. Non fornisce giudizi, fa leggere, fa

creare idee al lettore.

Persuasion

Persuasion è scritto in un periodo di malattia, nell’estate del 1815, ed è uno dei suoi ultimi scritti. Il

lieto fine, del quale non è soddisfatta, le fa decidere di scrivere un secondo finale.

È il suo ultimo romanzo, i critici pensano che sia il lascito della Austen, in cui si vedono gli aspetti

cruciali: ciò non è detto, perché magari la scrittrice non pensava di morire a breve (e infatti stava

già scrivendo un altro romanzo).

Anne è la secondogenita della famiglia Elliot. È la protagonista ed è orfana di madre. A 19 anni si era

innamorata di un ufficiale di marina, che poi divenne capitano, di nome Frederick Wentworth.

I parenti e l’amica della madre Lady Russell (che praticamente assume il ruolo di madre per Anne),

l’avevano persuasa dal fidanzamento con Wentworth: lui non sembrava un buon partito, non era

adatto a lei, che era di rango superiore. Lei ruppe quindi il fidanzamento, essendosi fatta

persuadere. Il romanzo inizia molti anni dopo questo avvenimento: in quegli anni Anne ha capito di

aver commesso un grande errore a farsi sfuggire l’uomo che amava.

La malinconia fa da padrone nello scenario iniziale del romanzo. Anne non è apprezzata dalla

famiglia, è stata scavalcata dalla sorella più piccola, che si è già sposata e ha già figliato.

Il padre, Sir Elliot, spende e ha debiti: devono dare in affitto la casa padronale e trasferirsi. Come

inquilino trovano un ammiraglio, che ha fatto carriera grazie alle guerre napoleoniche. La moglie è

la sorella di Wentworth. Anne è quindi abbastanza in panico quando scopre che l’amato è in zona e

che sta cercando una donna da sposare, e Anne sa anche che lui non è più interessato a lei.

Il fulcro del romanzo è quindi il punto di vista dell’eroina: il narratore racconta quello che succede

dentro e intorno ad Anne.

Il lieto fine comunque alla fine arriva: Anne si distacca dalla famiglia, non si riconcilia con il mondo

che la circonda. Il successo dell’eroina è di aver preso le distanze da quel mondo che l’aveva esclusa,

riconquistando e scegliendo Wentworth, contro ogni aspettativa.

La prima parte del romanzo avviene in autunno. La stagione accompagna la tristezza della parte

introduttiva: la ragazza ha vissuto e ha sofferto, non è vivace, è diversa dalle altre eroine della

Austen. È sciupata, non è più bella come una volta, è sola. Ci sono elementi che riguardano lo

scemare e la morte di un sentimento d’amore: in un dialogo tra la protagonista e un altro

personaggio si discute su chi, tra l’uomo e la donna, dimentichi prima un amore, e su quanto tempo

ci voglia perché si dimentichi il proprio compagno.

La Austen scrive Persuasion in una fase più dolce, più matura: gli aspetti spigolosi giovanili si sono

attenuati. Persuasion è considerato il romanzo più romantico della scrittrice: ci sono le

ambientazioni tipiche e le stagioni sono paragonate allo stato d’animo della protagonista. La storia

stessa sembra seguire il ciclo delle stagioni. Col passare delle stagioni e del tempo, si nota che

l’interiorità è legata all’atmosfera circostante.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Gli appunti si basano sulle lezioni svolte in aula dalla professoressa Villa durante il primo semestre di lezione. Ho attinto traendo spunto dalle slide, dalle sue spiegazioni e dai miei appunti personali.

Questo documento comprende:
- la parte storico/culturale vista nella parte iniziale del corso
- tutte le poesie analizzate (Shelley, Wordsworth, Coleridge)
- l'analisi vista in classe e le tematiche principali di Persuasion, Jane Austen e di Frankenstein, Mary Shelley.

È compresa anche la parte della critica di Tanner su Persuasion.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Docente: Villa Luisa
Università: Genova - Unige
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher steeeegtfo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Villa Luisa.

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