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Appunti citologia

Appunti di citologia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Dell'Aglio dell’università degli Studi di Perugia - Unipg, facoltà di medicina veterinaria, Corso di laurea magistrale in medicina veterinaria (5 anni). Scarica il file in formato PDF!

Esame di Citologia e istologia docente Prof. A. Dell'Aglio

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NUCLEARE, separati dall’involucro che avvolge e delimita il NUCLEO. Nel

citoplasma sono presenti anche altri organuli delimitati da membrana:

organuli membranosi reticolo endoplasmatico liscio e rugoso,

apparato di Golgi, lisosomi ecc. Ci sono poi organuli non membranosi:

ribosomi, centrioli e tutti i compartimenti del citoscheletro. La struttura

delle cellule eucariotiche, quindi, è molto più complessa rispetto a quella

delle cellule procariotiche. Ognuno degli organuli presenti svolge attività

specifiche proprie. Fondamentale è la presenza del NUCLEO, che funge da

discriminante quando si analizza un preparato istologico, poiché il nucleo

è la caratteristica distintiva delle cellule eucariotiche. Tuttavia ci sono

cellule eucariotiche prive di nucleo, come gli eritrociti maturi dei

mammiferi. Alcune cellule eucariotiche invece hanno più di un nucleo e,

sulla base del meccanismo di formazione, distinguiamo queste cellule in

due tipi:

 

SINCIZIO abbiamo la fusione citoplasmatica di tante cellule

mononucleate; questa fusione però non riguarda i nuclei, che

rimangono indivisi.

 

PLASMODIO una cellula mononucleata va incontro a una serie

successiva di divisioni mitotiche, che interessano in questo caso

solamente il nucleo, dunque non seguite da citodieresi.

FORMA DELLE CELLULE 

Le cellule eucariotiche hanno forme molto diversificate LA FORMA

DELLE CELLULE RISPECCHIA LA FUNZIONALITA’. Ad esempio l’eritrocita

deve transitare all’interno dei vasi sanguigni, dunque ha una forma

rotondeggiante e superfici lisce, che possano coadiuvare la sua funzione.

Il neurone ha tanti prolungamenti perché con questi deve raggiungere

distretti più o meno lontani per la trasmissione e la ricezione dell’impulso

nervoso. Il gamete maschile, lo spermatozoo, ha piccole dimensioni e un

flagello, perché ovviamente deve muoversi per raggiungere la cellula

uovo. Questa invece è grande e rotondeggiante, infatti rimane nella tuba

uterina fino alla fecondazione. A volte le cellule, se allontanate

dal contesto in cui si trovano, possono modificare la loro forma. Sulla

base di questo distinguiamo le cellule in:

o CELLULE CON FORMA PROPRIA (COSTANTE), come il neurone e i

gameti, che mantengono la loro forma.

o CELLULE CON FORMA MUTEVOLE, come i globuli bianchi che

possono allontanarsi dai vasi sanguigni e spostarsi nel tessuto

connettivo, dove modificano la loro forma e, dunque, la loro

funzione.

DIMENSIONI

Normalmente le cellule si trovano nell’intervallo di grandezza che va dai 7

ai 120 micrometri. Nella cellula eucariotica le dimensioni sono

condizionate da due rapporti fondamentali:

1. RAPPORTO NUCLEO-CITOPLASMA: tipico di ogni cellula. Quando la

cellula aumenta di dimensioni, il rapporto deve essere mantenuto

costante. Se le dimensioni cellulare aumentano troppo rispetto alle

dimensioni del nucleo, la cellula deve smettere di crescere o

dividersi.

2. RAPPORTO SUPERFICIE CELLULARE-VOLUME CELLULARE: più è

voluminosa la cellula, meno estesa è la superficie cellulare. Però

poiché attraverso la superficie cellulare avvengono gli scambi con

l’ambiente esterno, se la superficie è meno estesa, la cellula compie

meno scambi ed è metabolicamente meno attiva. Quindi deve avere

un volume contenuto per permettere sufficienti scambi con

l’ambiente esterno.

Ovviamente a questo ci sono delle eccezioni. Ad esempio i neuroni, pur

essendo molto voluminosi, sono metabolicamente molto attivi.

 

LE CELLULE OMOLOGHE SONO SOVRAPPONIBILI ad esempio un

topo non ha cellule più piccole rispetto ad un elefante, ha solo un

numero di cellule minore. Anche se naturalmente ci sono delle

eccezioni: i neuroni dell’elefante saranno più grandi.

Le cellule, sulla base della durata della loro vita, possono essere distinte

in:  PERENNI: una volta che sono mature e che hanno raggiunto le loro

dimensioni definitive, permangono per tutta la vita dell’organismo e

perdono la capacità proliferativa, come il neurone.

 STABILI: possono vivere per tutta la vita dell’organismo però

mantengono la loro capacità proliferativa. Possono proliferare solo

se si presentano situazioni patologiche, come lesioni più o meno

contenute. Sono stabili, ad esempio, le cellule muscolari, epatiche,

endoteliali.

 LABILI: hanno una vita molto breve e mantengono la loro capacità

proliferativa per tutta la vita. Vanno incontro a continue mitosi. I

tessuti formati da queste cellule sono sottoposti a rinnovamenti

continui. Tutte le cellule epiteliali sono labili.

Ovviamente per osservare cellule e tessuti è necessario l’uso del

microscopio. Ci sono dei passaggi fondamentali nella preparazioni e nello

studio del vetrino.

 Prelievo del tessuto che vogliamo osservare.

 

FISSAZIONE se non lo fissiamo, il tessuto va incontro a

degenerazione e perde le sue caratteristiche distintive. Quindi

blocchiamo tutte le attività enzimatiche cercando di preservare la

struttura di partenza. Dunque la fissazione ha lo scopo di stabilizzare

il tessuto. I fissativi possono essere chimici e fisici. Il fissativo

chimico è un agente chimico disciolto in una soluzione tampone, per

mantenere il pH stabile (fondamentale per far avvenire bene la

fissazione). Altro fissativo è la formaldeide.

I fissativi chimici possono essere utilizzati per IMMERSIONE, per

PERFUSIONE o SFRUTTANDO I VAPORI. L’immersione consiste nella

immersione fisica del tessuto nel fissativo (è la più utilizzata). La

perfusione si fa generalmente con gli animali da laboratorio: piccoli

animali. In questo caso il fissativo viene direttamente immesso nel

sistema circolatorio dell’animale dopo l’uscita del sangue. E’ un

metodo molto cruento. Lo sfruttamento dei vapori è poco utilizzato

perché può essere pericoloso per chi compie la preparazione.

I principali fattori coinvolti nell’esito della fissazione chimica sono:

- la DIMENSIONE del tessuto: minori sono le dimensioni, più rapida

è la fissazione

- la TEMPERATURA: più è alta, più rapida è la fissazione

- pH: rimane costante grazie alla soluzione tampone

- DURATA: non deve essere troppo prolungata.

 Il campione in seguito viene tolto dal fissativo e va incontro a dei

passaggi che prevedono l’impiego di ALCOLI a diversa

concentrazione.

 Poi si passa il tessuto nello XILOLO e si inserisce all’interno di un

blocchetto di PARAFFINA, per cercare di rendere l tessuto duro,

della giusta consistenza per poterlo tagliare.

 

A questo punto inseriamo il tessuto nel MICROTOMO presenta

una lama che taglia il tessuto in sezioni molto piccole.

 Queste sezioni vengono raccolte e posizionate sul vetrino; vengono

fatte asciugare per aderire bene al vetrino e infine vengono

colorate.

C’è un tipo di fissativo fisico che è il CONGELAMENTO. In questo caso il

tessuto prelevato viene immediatamente congelato, così si bloccano

tutte le attività cellulari e il tessuto si indurisce, quindi non necessita di

inclusione in paraffina e può essere direttamente tagliato dal

microtomo in una cella frigorifera: il CRIOSTATO.

 COLORAZIONE. Se prendiamo una sezione di tessuto e la osserviamo

al microscopio senza averla colorata, non vediamo nulla. Per vedere

il tessuto dobbiamo effettuare una colorazione che può essere

istologica o istochimica.

- COLORAZIONE ISTOLOGICA: ci permette di apprezzare il tessuto.

La classica è l’ematossilina-eosina.

- COLORAZIONE ISTOCHIMICA: vengono fatte per apprezzare il

secreto di alcune ghiandole, per esempio. Sono colorazioni

specifiche. Non ci indica le strutture della ghiandola, ma la sua

funzionalità. Dunque si basa sulle relazioni tra colorante e

secreto.

Inoltre le colorazioni possono essere DIRETTE, se la sostanza

colorante viene direttamente applicata sulla sezione o INDIRETTE

se la colorazione segue un altro trattamento. Possono poi essere

SEMPLICI, se viene utilizzato un solo colorante o COMBINATE, se

vengono utilizzati più coloranti.

La MEMBRANA PLASMATICA è un involucro molto sottile che separa

l’ambiente extracellulare da quello endocellulare. Ha una composizione

prevalentemente LIOPOPRETICA e GLUCIDICA. E’ una barriera che regola

il traffico di molecole tra ambiente esterno e interno e viceversa. E’

SEMIPERMEABILE, estremamente selettiva. Vista al microscopio

elettronico, si può vedere la sua STRUTTURA TRILAMINARE gli strati

esterno e interno appaiono più scuri con uno spessore di 2 nanometri

ciascuno e tra i due è presente uno strato intermedio più chiaro avente

uno spessore di 3-4 nanometri. Questa struttura è dovuta alla

disposizione dei fosfolipidi che formano la membrana i fosfolipidi

formano un doppio strato con le teste idrofiliche rivolte verso lo spazio

extra e endocellulare (dove è presente acqua) e le code idrofobiche che si

affrontano verso l’interno : BILAYER. Tutti i lipidi infatti sono ANFIPATICI,

presentano cioè una porzione idrofilica (polare) e una idrofobica

(apolare).

Sono presenti poi delle proteine inserite più o meno in profondità.

Da Singer e Nicolson, la membrana viene definita come MOSAICO

FLUIDO. “Mosaico” perché costituita da elementi dfferenti; “fluido” per la

discreta mobilità di questi elementi.

I lipidi che troviamo nella membrana plasmatica sono:

o FOSFOLIPIDI, i più rappresentati

o COLESTEROLO, in quantità variabile

o SFINGOLIPIDI, meno numerosi

RUOLI DEI LIPIDI DI MEMBRANA

 

Significato strutturale vanno a costituire meccanicamente la

membrana, influenzandone la fluidità. Il colesterolo diminuisce la

fluidità di membrana. Inoltre gli acidi grassi saturi a lunga catena

rendono la membrana più rigida, per le maggiori interazioni che si

vengono a formare. Invece gli acidi grassi insaturi a catena più corta

presenteranno interazioni minori determinando una maggiore

fluidità della mambrana.

 

Significato funzionale partecipano a molti processi metabolici e

influenzano l’attività delle proteine che sono presenti.

Le proteine della membrana plasmatica possono essere:

1. ESTRINSECHE (PERIFERICHE) : si appoggiano alla regione

polare della membrana plasmatica, proiettandosi sia nello

spazio extracellulare che intracellulare.

2. INTRISECHE: penetrano nello spessore della membrana

plasmatica ma non sono in grado di attraversarne la arte

centrale.

3. TRANSMEMBRANA: attraversano la totalità dello spessore

della membrana plasmatica e generalmente sporgono da

entrambi i lati della stessa. Sono generalmente molto

lunghe, ripiegandosi su se stesse e attraversando più volte il

doppio strato fosfolipidico PROTEINE MULTIPASSO.

Le proteine hanno un RUOLO:

 

STRUTTURALE formano meccanicamente la membrana.

 ENZIMI

 

RECETTORI recepiscono stimoli dall’ambiente esterno.

 

CANALI attraversano lo spessore della membrana e permettono il

passaggio di molecole specifiche.

 

CARRIER canali che modificano la loro struttura conformazionale,

aprendosi da una parte o dall’altra della membrana permettendo i

transito di molecole.

 

CAM proteine di adesione cellulare.

 PROTEINE LEGATE AL RICONOSCIEMENTO CELLULARE.

Inoltre la membrana plasmatica è costituita da zuccheri, gli 

OLIGOSACCARIDI, e s dispongono unendosi a lipidi di membrana

glicolipidi; o a proteine di membrana glicoproteine o proteoglicani.

Gli zuccheri si trovano sulla superficie esterna a formare il GLICOCALICE, è

la arte più esterna della cellula e quindi regola e favorisce tutti gli scambi

con l’ambiente esterno. Favorisce l’adesione cellulare, regola e favorisce

l’assorbimento delle sostanze. Pur essendo sottile, protegge la cellula

dalle sollecitazioni meccaniche ed è in grado di impedire il passaggio di

sostanze nocive.

Dunque, nel complesso, la membrana plasmatica è DISCONTINUA, perché

le proteine (soprattutto quelle trans membrana) interrompono la fluidità

dei lipidi. E’ FLUIDA a 37° grazie ai lipidi. E’ ASIMMETRICA perché i lipidi e

le proteine sono distribuiti in maniera asimmetrica e perché troviamo gli

zuccheri solo sul lato esterno. Abbiamo già visto in che modo i lipidi

condizionano la fluidità della membrana.

Inoltre la membrana è semipermeabile perché alcune sostanze possono

transitare tranquillamente attraverso di essa per diffusione semplice;

altre sostanze passano grazie a proteine secondo trasporto attivo o

passivo. 

TRASPORTO PASSIVO avviene attraverso diffusione semplice e

facilitata. Senza consumo di energia poiché avviene secondo gradiente di

concentrazione: le molecole si spostano da un ambiente a concentrazione

maggiore a uno a concentrazione minore. Riguarda gas e piccole

molecole. 

DIFFUSIONE SEMPLICE riguarda generalmente gas, sostanze che per

diffusione attraversano il doppio strato fosfolipidico. Anche l’acqua, in

quantità ridotte, può farlo.

DIFFUSONE FACILITATA utilizza proteine di membrana: carrier o

canale. L’acqua utilizza delle proteine canale, le acquaporine, che

permettono un flusso intenso e abbondante. Le proteine canale

consentono il passaggio di ioni e piccole molecole. Generalmente sono

provviste di sistemi di controllo che regolano l’apertura del canale

centrale. Sono munite di “porte”. Il controllo può essere elettrico,

determinato da legame con particolare sostanze (a controllo di ligando),

meccanico, determinato da proteine G. Questi determinati segnali

consentono al canali di aprirsi. Il trasporto passivo tramite

proteine UNIPORTO: transita una sola molecola in una sola direzione.

Un tipo particolare di trasporto passivo è quello che interessa il solvente,

come l’acqua. Questa può transitare da una parte all’altra della

membrana semipermeabile quando transita in grande quantità si ha i

fenomeno dell’OSMOSI. Lo spostamento delle molecole d’acqua è

determinato da una diversa concentrazione del soluto ai due lati della

membrana. L’acqua si sposterà dalla regione a concentrazione minore del

soluto a quella a concentrazione maggiore. La PRESSIONE OSMOTICA è la

pressione che bisogna esercitare per impedire che avvenga questo flusso

di acqua. Molto evidente il fenomeno dell’osmosi all’interno degli

eritrociti: 

- Se il fluido extracellulare è ipotonico l’eritrocita scoppia

(emolisi). 

- Se il fluido extracellulare è isotonico non accade nulla.

- Se il fluido extracellulare è ipertonico l’eritrocita raggrinzisce

(dentellatura).

TRASPORTO ATTIVO

Richiede consumo di energia (fornita dall’idrolisi dell’ATP) perché avviene

contro gradiente di concentrazione, quindi sposta molecole da ambienti

meno concentrati ad ambienti più concentrati. SONO SEMPRE COINVOLTE

LE PROTEINE CARRIER. Può anche accoppiare molecole differenti; queste

molecole possono spostarsi nella stessa direzione (SINPORTO) o in

direzioni opposte (ANTIPORTO). Un particolare tipo di trasporto attivo

sono le POMPE IONICHE, particolari proteine carrier che trasportano ioni

contro gradiente di concentrazione. Un esempio è la pompa Na+/K+

ATPasi che trasporta ogni 3 Na+ all’esterno 2 K+ all’interno utilizzando

ATP. In questo modo vine creata una DIFFERENZA DI POENZIALE: LA

SUPERFICIE INTERNA DELLA MEMBRANA E’ NEGATIVA, QUELLA ESTERNA

E’ POSITIVA. La differenza di potenziale di una cellula a riposo a pari a -70

mV. Le variazioni del potenziale di membrana è fondamentale in

fenomeni quali la trasmissione dell’impulso nervoso e la contrazione

muscolare.

Le proteine RECETTORI sono tipiche proteine trans membrana. Il

recettore con la sua porzione extracellulare si lega ad una determinata e

specifica molecola che prende il nome di LIGANDO. Il legame con il

ligando è estremamente specifico, questo legame attiva il recettore che

va incontro ad una modifica conformazionale che determina l’apertura

del canale cui è associato. Ci sono poi recettori

accoppiati alla proteina G, che è citoplasmatica. Il recettore si lega al

ligando, attivandosi, conseguentemente si legga alla proteina G che si

attiva a sua volta e determinerà poi specifiche reazioni all’interno della

cellula. Ci sono poi

alcune proteine recettori legate ad alcuni enzimi; in questo caso il legame

tra proteina e ligando attiva questi enzimi.

Sulla superficie interna della membrana plasmatica, a prendere contatto

con la stessa, si trovano alcune proteine filamentose disposte in maniera

tale da formare un reticolo, la CORTECCIA CELLULARE, che ha il compito

di stabilizzare la membrana plasmatica rendendola più resistente. Inoltre

questa corteccia favorisce il contatto e l’adesione tra membrana ed

elementi citoscheletrici.

Attraverso la membrana plasmatica avvengono una serie di processi, tra

cui ENDOCITOSI ed ESOCITOSI, che viaggiano in direzione opposta.

ENDOCITOSI

E’ il processo mediante il quale la cellula ingloba materiale esterno. Può

avvenire attraverso tre meccanismi distinti:

1. FAGOCITOSI

2. PINOCITOSI

3. ENDOCITOSI MEDIATA DA RECETTORI

Nella FAGOCITOSI la cellula ingloba materiale corpus colato; questa è una

caratteristica propria solo di alcune cellule. In alcune cellule questa è

molto spiccata, come nei macrofagi e nei granulociti neutrofili. Le cellule,

mediante la pinocitosi, possono assumere dall’ambiente esterno

particelle, batteri e addirittura intere cellule. Il processo avviene

mediante 3 fasi:

1. RICONOSCIMENTO: il macrofago deve riconoscere il materiale

estraneo come materiale da fagocitare: ovviamente l’azione deve

essere mirata. Il meccanismo di riconoscimento principalmente

avviene attraverso i recettori di membrana.

2. Il macrofago modifica la sua forma ed emette due prolungamenti

cellulari: gli PSEUDOPODI.

3. Questi prolungamenti pian piano tendono a porsi intorno alla

particella estranea fino all’avvolgimento completo, che termina con

l’unione delle due estremità. Si ristabilisce a questo punto la

continuità della membrana plasmatica e il materiale fagocitato

viene a trovarsi dentro la cellula all’interno di una vescicola.

Nella PINOCITOSI invece la cellula ingloba materiale liquido e le molecole

disperse nel materiale liquido. E’ un processo costitutivo. Nella superficie

della cellula si forma un’invaginazione che diventa sempre più profonda.

Nell’invaginazione è contenuto materiale liquido con le molecole

disperse. L’invaginazione penetra sempre di più finchè le estremità si

uniscono e si staccano dalla membrana plasmatica. La continuità della

membrana plasmatica e della membrana della vescicola viene ristabilita.

C’è poi l’ENDOCITOSI MEDIATA DA RECETTORI in cui l’invaginazione della

membrana è determinata dal legame tra recettori e specifiche molecole.

Il legame tra ligando e recettore scaturisce l’ invaginazione della

membrana, che poi è favorita e continuata da proteine della corteccia

cellulare, come le CLATRINE. L’invaginazione poi si approfonda sempre di

più finchè non si forma a vescicola che si stacca dalla membrana.

L’esito di questi processi è sempre lo stesso: all’interno della cellula si

forma una vescicola: l’ENDOSOMA PRIMARIO che va incontro ad una

acidificazione del suo contenuto trasformandosi in un ENDOSOMA

SECONDARIO. Quest’ultimo si unisce a un’altra vescicola presente

all’interno della cellula che proviene dal trans Golgi, la VESCIOLA

IDROLASICA. Si forma così un ENDOLISOSOMA, all’interno del quale verrà

digerito il materiale assunto dall’esterno. Le vescicole idrolasi che

contengono le idrolasi, particolari enzimi che per attivarsi hanno bisogno

di un ambiente fortemente acido: per questo l’endosoma primario va

incontro a progressiva acidificazione trasformandosi nell’endosoma

secondario prima di unirsi con le vescicole idrolasiche.

Tutto questo è possibile grazie alla presenza di organuli delimitati da

membrana all’interno della cellula che nel complesso vanno a formare il

SISTEMA MEMBRANOSO INTERNO, con struttura sovrapponibile a quella

della membrana plasmatica. Ci sono però delle differenze: sono più sottili,

sono prive di glicocalice, la presenza di lipidi e proteine può variare sia in

qualità che in quantità.

SPECIALIZZAZIONI DEL PLASMALEMMA

 

A livello della regione laterale giunzioni intercellulari

 A livello della regione basale

 A livello della regione apicale

Le GIUNZIONI INTERCELLULARI sono punti di contatto tra cellule

adiacenti, sono delle specializzazioni d membrana. Il contatto consente

alle cellule di sostenersi a vicenda e di comunicare tra loro. Ci sono due

tipi fondamentali di giunzioni: CELLULA-CELLULA e CELLULA-MATRICE.

Le giunzioni sono suddivise in tre gruppi principali:

1. OCCLUDENTI (o STRETTE o SERRATE)

2. ANCORANTI

3. COMUNICANTI ( o GAP)

L’adesione è in parte dovuta a delle proteine transmembrana

fondamentali: CADERINE e INTEGRINE. La funzionalità di tali proteine è

favorita dalla presenza di calcio ( proteine calcio-dipendenti).

GIUNZIONI OCCLUDENTI - Zonula Occludens - giunzione stretta – tight

junction

E’ tipica delle cellule epiteliali ed endoteliali. Si estende intorno alla

cellula come una cintura subito sotto la porzione apicale della cellula. In

corrispondenza di queste giunzioni, la membrana si solleva formando

delle creste ( PUNTI NODALI). All’apice di queste creste la porzione

esterna della membrana si salda STRUTTURA PENSALAMINARE; questo

porta alla formazione di un ambiente chiuso. La giunzione, delimitando lo

spazio tra le due cellule, impedisce il passaggio di molecole dalla parte

apicale a quella basale e viceversa. La giunzione blocca inoltre lo

spostamento di proteine di membrana. Funge dunque da recinto,

preservando la polarità della cellula dal punto di vista sia strutturale che

funzionale.

FUNZIONI DELLE GIUNZIONI OCCLUDENTI

Unisce due cellule adiacenti, quindi, come tutte le giunzioni cellulari, ha

funzione di aumentare la resistenza meccanica del tessuto. Ma la

funzione principale è quella di chiudere gli spazi tra le due cellule

impedendo il passaggio di molecole nella matrice extracellulare e il

movimento delle proteine di membrana, preservando la polarità

strutturale, come detto.

GIUNZIONI ANCORANTI

“Ancorano”, uniscono cellule adiacenti. Sono giunzioni molto robuste e si

trovano in tutti quei punti dove il tessuto è sottoposto a forti stress

meccanici. Ci sono tre tipi di giunzioni ancoranti:

1. GIUNZIONE INTERMEDIA ( ZONULA ADHAERENS)

2. DESMOSOMA

3. EMIDESMOSOMA

GIUNZIONE INTERMEDIA

Si trova subito sotto la giunzione occludente, circonda le cellule come una

fascia. In corrispondenza di tale giunzione le membrane sono separate da

un piccolo spazio intercellulare. Sul versante citoplasmatico sono presenti

due placche elettrondense: una placca esterna densa e una placca interna

densa di natura proteica collegate tra di loro da delle proteine. La placca

esterna densa sul versante citosolico è connessa a degli elementi

citoscheletrici, nello specifico ai MICROFILAMENTI. Invece la placca

interna densa è collegata alla placca interna densa della cellula adiacente

mediante delle proteine transmembrana, le CADERINE: le caderine di una

cellula sporgono infatti nello spazio intercellulare unendosi alle caderine

della cellula adiacente. In questo modo si conferisce forte integrità e

robustezza al tessuto, data dalla continuità strutturale degli elementi

citoscheletrici con le proteine transmembrana e dunque con gli elementi

citoscheletrici della cellula adiacente c’è così un’intelaiatura diffusa

che garantisce l’integrità del tessuto anche quando questo è sottoposto a

stress meccanici notevoli. Dunque le giunzioni intermedie saranno molto

numerose nei tessuti sottoposti a notevoli stress meccanici, come

l’epitelio intestinale.

FUNZIONI DELLE GIUNZIONI ANCORANTI

Impediscono il distacco delle cellule, come detto. Sono in grado di

resistere ad agenti chimici, meccanici e patogeni.

DESMOSOMI

Presentano una struttura simile a quella delle giunzioni intermedie.

Tuttavia non hanno una forma a fascia, ma a DISCO la placca densa ha

una forma discoidale. I desmosomi possono trovarsi in vari punti della

superficie cellulare. Le membrane delle cellule adiacenti non si uniscono.

Una caratteristica importante è che nei desmosomi gli elementi citosolici

coinvolti sono i FILAMENTI INTERMEDI, differentemente dalle giunzioni

intermedie.

I desmosomi sono molto abbondanti a livello dell’epidermide, in

particolare nello STRATO SPINOSO.

EMIDESMOSOMA

Somiglia strutturalmente al desmosoma, tuttavia si occupa di unire la

superficie basale della cellula alla matrice extracellulare. Le proteine

coinvolte sono le INTEGRINE.

GIUNZIONI COMUNICANTI – Nexus – Gap

Mettono in comunicazione cellule tra di loro. La loro struttura prevede la

presenza di proteine transmembrana, le CONNESSINE. 6 connessine si

uniscono tra di loro e vanno a costituire il CONNESSONE, che si trova a

livello della membrana cellulare. Ce n’è uno per membrana 2 per

giunzione. GRAZIE ALLA GIUNZIONE COMUNICANTE I CITOPLASMI DELLE

CELLULE ADIACENTE VENGONO MESSI A CONTATTO CONNESSIONE

FUNZIONALE.

 

Connessine uguali tra loro CONNESSONE OMOMERICO

 

Connessine diverse tra loro CONNESSONE ETEROMERICO

 

Due connessoni omomerici uguali CANALE OMOTIPICO

 

Due connessoni omomerici diversi CANALE ETEROTIPICO

 

Due connessoni eteromerici CANALE ETEROMERICO

FUNZIONI DELLE GIUNZIONI COMUNICANTI

o ACCOPPIAMENTO METABOLICO permettono il rapido

trasferimento di ioni inorganici e di molecole idrosolubili tra le

cellule. 

o ACCOPPIAMENTO ELETTRICO permettono il passaggio di onde di

depolarizzazione da una cellula all’altra, consentendo dunque

l’attività contrattile.

Grazie alla presenza di queste giunzioni, possiamo orientare la cellula.

Ci sono poi altre strutture di specializzazione del plasmalemma, vediamo

ora le SPECIALIZZAZIONI DELLA SUPERFICIE APICALE:

 CIGLIA E FLAGELLI

 MICROVILLI

 STEREOCIGLIA

CIGLIA

Sono estroflessioni sottili della membrana plasmatica. Il loro numero è

variabile.

Il ciglio presenta una parte visibile, che è la parte mobile del ciglio,

l’ASSONEMA, e una parte non visibile, il CORPO BASALE (

BLEFAROPLASTO), che genera il movimento.

 L’assonema è formato da 9 coppie di microtubuli disposti alla periferia

e una coppia disposta al centro ( 9 + 1 ). I due microtubuli centrali sono

avvolti da una guaina proteica e sono COMPLETI E SEPARATI; invece

ciascuna coppia periferica è formata da un microtubulo completo e

uno non completo che si completa addossandosi al precedente.

Ciascuna coppia è legata a quelle adiacenti tramite delle proteine, le

DINEINE, che sono effettivamente dei prolungamenti dei microtubuli.

Ciascun prolungamento è collegato alla guaina centrale tramite altri

prolungamenti proteici.

 All’estremità del ciglio la struttura è semplificata: non vedo più le

coppie ma singoli microtubuli periferici, più la coppia centrale.

 Invece, se effettuiamo una sezione a livello del blefaroplasto, vediamo

una struttura ancora diversa: non è presente la coppia centrale e le 9


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ponzio92

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina veterinaria (5 anni)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ponzio92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Citologia e istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Dell'Aglio Andrea.

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