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interna e ciò provoca l’incremento delle capacità intellettive ed affettive, anche se non parallelamente. Ci

sarebbe la necessità di una maggiore regolazione emotiva e comportamentale che in infanzia sono controllate

dall’adulto. In adolescenza cambia il rapporto tra materia bianca e materia grigia, con un aumento della prima

rispetto alla seconda, che viene “potata”. Si perde in capillarità delle connessioni tra neuroni, ma si aumenta la

velocità, rendendo l’uso del cervello più proficuo.

Spesso l’adolescenza è l’età in cui sorgono problemi e disturbi (per es. ansia, depressione, disturbi alimentari,

uso di sostanze, schizofrenia, suicidio, antisocialità). Per circa ¼ dei ragazzi l’adolescenza segue un percorso

lineare; 1 su 3 la affronta a ondate successive, superando crisi generate da un problema alla volta); 2 su 10

vanno incontro a problemi più o meno consistenti.

In adolescenza si ha un cambiamento cognitivo che riguarda la capacità di pensare al possibile in modo

controfattuale (ipotesi, conferme e smentite), il pensiero astratto da cui deriva la capacità di pensare al proprio

pensiero e di tener conto di più punti di vista, l’egocentrismo (sguardo esterno che in realtà è nella propria

testa e serve ad autosservarsi e favole sulla propria storia personale), preferenza per un linguaggio ambiguo e

ironico. La società attuale incoraggia lo sviluppo individuale dell’identità e di conseguenza la capacità di

autosservarsi e riflettere su di sé.

Molte volte gli adolescenti ci mettono di più a dare risposte rispetto agli adulti, come se dovessero calcolare a

livello cognitivo le conseguenze delle situazioni prima di rispondere. In realtà probabilmente ciò che

interferisce sono gli aspetti della simbolizzazione affettiva, cioè il sistema di valori attraverso cui si valutano le

situazioni. In gruppo gli adolescenti tendono a dare risposte diverse sui comportamenti a rischio.

Effetto Flynn: aumento del QI dagli anni 50 ad oggi; la prima spiegazione è che ciò sia dovuto alla

scolarizzazione e al maggior accesso alle informazioni, ma si nota che non è così; la risposta è che sia

migliorato il nucleo dell’intelligenza, cioè un certo modo di ragionare e di affrontare le situazioni; si privilegia

oggi l’intelligenza astratta, non concreto-pratica.

La comprensione psicoanalitica dell’adolescenza.

Le teorie psicoanalitiche hanno sempre avuto una teoria evolutiva. In generale però gli psicanalisti soprattutto

della prima generazione pensavano che lo sviluppo si svolgesse tutto nell’infanzia e che ciò che accade in

quella fase è determinante. L’adolescenza era considerata una ricapitolazione delle problematiche infantili.

In passato la psicoanalisi pensava che tutti i problemi fossero dovuti agli impulsi sessuali e ciò creasse sintomi

nevrotici. Oggi invece ci sono problemi di identità, narcisistici, di rapporto col gruppo dei pari, di autonomia e

separazione dai genitori. Oggi la psicoanalisi valuta problemi legati alla pulsionalità (rapporto tra impulsi e

limiti), alla dimensione relazionale (contano le relazioni interpersonali, dipendenza/indipendenza), alla

psicologia del sé (coerenza e stabilità, narcisismo e identità).

Freud no nha mai parlato di adolescenza, ma solo di pubertà, anche a causa della cultura del tempo.

Centralità del cambiamento della sessualità nella pubertà (rinascita) e conseguenze che ne derivano (risveglio

complesso edipico).

COMPITI EVOLUTIVI

Organizzatori della vita psichica; obiettivi da superare per diventare adulti.

Reazioni e problemi al cambiamento del corpo; raggiungere l’indipendenza psicologica ed emotiva con i

genitori; accettare la mascolinità o la femminilità; capacità di creare legami di coppia e col gruppo dei pari;

sviluppare la propria socialità, essere un cittadino responsabile.

Ciò che cambia nella relazione col corpo nell’adolescente è la sessualità, che va accettata con molti effetti a

livello psicologico perché non è un processo semplice. Gli adolescenti tendono anche a pensare di più al

corpo, in vario modo e ci sono diversi modi per simbolizzarlo (controllo e padronanza del corpo; rapporto con i

genitori da cui si è ereditato il corpo; sessualità; disgusto; conflitto e confronto; rapporto con la morte pensata

come propria e la malattia; rapporto del corpo con l'identità sociale che permette di assumere).

Corpo come oggetto di manipolazioni: bellezza, tatuaggi e piercing; elaborazione estetica per segnalare la

sessualizzazione.

Psicopatologia della relazione col corpo deriva dalla mancata integrazione tra il Sé e il proprio corpo (il mio

corpo non sono Io). I segnali di disagio più diffusi sono i problemi psicosomatici (scaricare tensioni sul corpo) e

ipocondriaci (timore di avere qualcosa che non funzioni nel corpo); un altro disagio può esprimersi attraverso

la dismorfofobia (soprattutto nelle ragazze); gli incidenti che spesso i ragazzi hanno non è raro che siano

dovuti a particolari disagi psichici che si manifestano nell’agito; un altro modo in cui il corpo viene aggredito è

tagliarsi (soprattutto nelle ragazze); anche i disturbi alimentari hanno una origine centrale nel rapporto col

corpo.

L’adolescente è alla ricerca della propria identità. La descrizione di sé diventa più complessa e quindi lo è

anche l’idea di Sé. Diventa molto importante l’istanza dell’ideale come meta (cioè come si vorrebbe diventare,

dove si vorrebbe arrivare); il collasso dell’ideale sull’Io è pericoloso perché crea narcisismo e ciò frena la

spinta alla costruzione del Sé.

Tre aspetti dell’identità: idea di sé, ciò che si pensa di valere (autostima) e continuità nel tempo e coerenza tra

gli aspetti di sé diversi. In parte i disequilibri tra queste parti sono fisiologici in adolescenza, in particolare il

distacco tra le diverse parti del sé (a scuola, con gli amici, in famiglia, ecc).

Sviluppo dell’idea di Sé: progressiva differenziazione; progressiva integrazione tra ideale e realtà;

organizzazione e integrazione tra diversi aspetti del Sé.

Ci sono conflitti che accompagnano la costruzione dell’identità: slittamento tra vero e falso sé per adattarsi a

come gli altri si aspettano che ti comporti; dispersione e rigidità (si sa come si è presto o non lo si sa fino a

tardi); rischi di disadattamento all’ambiente (non si riconosce nell’ambiente come si pensa di essere);

estremismo e conformismo perché non si sa come si è e quindi non si riesce ad acquisire autonomamente

una identità; disturbi di personalità che nascono dall’incapacità di costruire un’idea di sé di valore; rapporto di

continuità e discontinuità tra sé infantile e sé adolescenziale.

Tre processi nella costruzione dell’identità: identificazione (essere come qualcun altro); diversificazione,

distinzione (non voler essere come qualcun altro), differenziazione e quindi unicità; senso di appartenenza a

qualcosa di più ampio, identificazione a un gruppo più ampio (per es. io sono italiano o io sono ebreo, ecc).

Identificazione: introiezione (sentirsi e voler essere come una persona con cui si è in relazione o che si vede);

identificazione primaria (processo che precede la relazione).

Culture giovanili e identità: prima non era considerato il concetto di generazione; ci sono subculture e gruppi

più istituzionalizzati, compagnie e sottoculture trasversali, in aggiunta alla cultura generazionale.

Mass media e identità: spesso i modelli identificatori sono ricercati in personaggi mediatici, spesso dei telefilm.

IDENTITA’ ETNICA: la costruzione dell’identità di un adolescente immigrato è ancora più complessa; deve

mantenere parte della propria cultura d’origine e avere al contempo la capacità di adattarsi alla cultura che li

ospita. Assimilazione (può comportare problemi con la cultura d’origine e nel rapporto coi genitori); marginalità

(estraneità rispetto alla cultura dominante e anche la cultura d’origine è trascurata); separazione (mantenere la

propria cultura in qualsiasi luogo, creando comunità omogenee per tradizioni e usi); biculturalismo (possibilità

di integrare in modo equo le due culture).

La seconda domanda che gli adolescenti devono affrontare è quanto valgo. Questa instabilità si ha spesso

nella prima fase dell’adolescenza (12-14 anni). Di solito le femmine tendono a considerarsi meno bene

all’inizio dell’adolescenza, a causa della loro insoddisfazione per i cambiamenti del corpo e perchè tendono ad

essere più coscienziose, mentre alla fine dell’adolescenza i livelli di autostima sono analoghi. Non è chiaro

cosa determini la turbolenza nell’autostima, ma bisognerebbe misurarla nelle singole aree della composizione

del sé anziché in modo generale. La persona ha un serbatoio interno di autovalutazione, ma in adolescenza

conta molto il rimando sociale, soprattutto da parte del gruppo dei pari.

L’importanza eccessiva data al problema dell’autostima e l’eccesso di autostima indicano una problematica

nell’area narcisistica. Il narcisismo di manifesta con diverse modalità: grandiosità (sentirsi immotivatamente più

grandi e importanti di quello che si è); tendenza a mentire ed esagerare; ritiro emotivo, che però nella pratica

si esplica in relazioni di tipo manipolatorio verso gli altri; insensibilità, dare più importanza a se stessi e meno

agli altri a volte in modo radicale. Per Kernerg molta patologia dell’adolescente è ricondotta alla patologia

dell’identità, in particolare narcisistica.

Un altro punto centrale è il rapporto tra identità e sessualità. È difficile capire cosa è di base e cosa è culturale

nella distinzione tra mascolinità e femminilità. Negli adolescenti c’è una pressione alla costruzione dell’identità

di genere in base a certe caratteristiche, classificate dalla cultura come maschili o femminili in modo

stereotipato. La femminilizzazione del maschio è vista in modo più critico dalla società rispetto alla

mascolinizzazione della femmina.

Una delle aree più importanti della costruzione dell’identità di genere è il confronto identificatorio con il

genitore dello stesso sesso; alcune cose vengono assunte psicologicamente, altre rifiutate. Un problema può

essere l’accettazione del proprio corpo e di alcune caratteristiche. Laufer: fantasie masturbatorie come finestra

su come sta ndando la costruzione dell’identità sessuale.

Nell’identità sessuale contano gli aspetti biologici, ma intervengono anche una identità di genere nucleare nei

bambini (stereotipia culturale ma anche modo di essere maschi o femmine che vengono rafforzati

dall’educazione; già a questo livello i bambini possono preferire giochi e atteggiamenti dell’altro sesso);

l’assunzione di un ruolo sessuale in adolescenza, che si esplica in un comportamento più maschile o più

femminile; scelta dell’oggetto sessuale (non è detto che oggetto e identità coincidano, per es gli omosessuali

possono mantenere un’identità di genere consona al sesso biologico).

Spesso nella ragazza il desiderio sessuale e il legame vanno naturalmente di pari passo, mentre lo è meno

nei ragazzi.

Omosessualità: i desideri omosessuali sono più diffusi rispetto alla reale scelta oggettuale omosessuale. La

prima consapevolezza è in adolescenza, ma la scelta definitiva tende ad essere in età del giovane adulto.

La vita sentimentale negli adolescenti è una componente fondamentale, ma è poco studiata.

LE BANDE

Il fenomeno della creazione delle bande è relativamente nuovo nel nord Italia ed è legato all’immigrazione,

poiché la banda dei ragazzi stranieri si costituisce e ha caratteristiche diverse dai gruppi di ragazzi italiani.

INTERVENTI in prospettiva sistemica, psicologica analitica, cognitiva.

L’intervento sui ragazzi autori di reato mira alla responsabilizzazione.

Due linee di intervento psicologico: non intervenire nel processo penale, nella decisione del giudice, gli

psicologi fanno solo dei test per valutare il ragazzo; oppure pensare a un modo integrato di lavoro col sistema

penale, lo psicologo fa una relazione anche per il giudice, entrando così nel suo processo di decisione. Nel

primo caso gli obiettivi psicologici sono solo sanitari, nel secondo sono integrati con quelli penali, con

l’obiettivo di sviluppo di comportamenti responsabili nei ragazzi.

L’intervento deve essere individualizzato, non sradicare il ragazzo dal suo territorio, multisistemico (non solo

sul ragazzo ma anche sull’ambiente), tempestivo (per evitare che il ragazzo cambi, sviluppando caratteristiche

di personalità diverse da quelle al momento del reato), progettuale (di sviluppo e riparazione sociale),

simbolico (deve avere a che fare coi significati soggettivi che una persona dà a un certo tipo di situazione).

I ragazzi che commettono reati spesso sentono di non poter fare niente, non essere in grado di prevedere e

fare qualcosa nella loro vita (agency), perciò hanno comportamenti di acting out che li fanno sentire potenti.

Bisogna perciò intervenire sul loro sentimento di controllo e decisione di sé.

Trattamenti in comunità di due tipi: terapeutico e socioeducativo, le prime di tipo psichiatrico-medico, le

seconde spesso hanno solo personale educativo, che in realtà è costituito da psicologi. La comunità ha un

effetto di sradicamento e in più c’è il rischio di contagio nel gruppo di ragazzi. La logica di gruppo e rinascita

nel contesto istituzionale non va bene, bisogna pensare a un progetto più individualizzato, in rapporto con un

adulto competente e in prospettiva di reintegro dei rapporti con la famiglia.

Il 20% delle messe alla prova non funzionano e molte volte un motivo importante è che non si riesce a gestire

la dipendenza da sostanze. La diagnosi di dipendenza da sostanze col DSM-IV non è molto applicabile ai

ragazzi per i criteri che devono essere soddisfatti e che non si connettono alla sperimentazione che i ragazzi

fanno delle diverse sostanze. Negli adolescenti l’uso di droghe è collegato al bisogno di provare a

padroneggiare stati alterati di coscienza. L’uso problematico di sostanze è più continuo rispetto alla semplice

sperimentazione e può dare lievi effetti negativi. L’abuso è continuativo e rilevante, ma può essere non ancora

dipendenza. Tossicomania: la sostanza diventa l’unica ragione di vita attorno cui tutto ruota ed è collegato. I

ragazzi che usano sostanze hanno problemi coi genitori e a gestire gli impulsi, mentre sono a proprio agio

nelle relazioni col gruppo dei pari e nella sessualità. Un’altra differenza è sui valori e le aspirazioni, vedere il

futuro e l’inserimento sociale più ampio è più problematico. La pratica di prevenzione dell’uso di sostanze

sembra inutile, ma forse è la modalità dell’intervento ad essere sbagliata e bisognerebbe coinvolgere gli

insegnanti. La scuola inoltre non sa come porsi di fronte a queste problematiche.

I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

Modalità più femminile di esprimere il disagio e tipico dell’adolescenza.

Disturbo anoressico e bulimico: sono andati aumentando notevolmente negli ultimi decenni. Sono quasi

disturbi etnici, perché sono modi tipici delle società occidentali, del benessere, del consumo di esprimere il

malessere.

Per parlare di disturbo alimentare da DSM bisogna rilevare la preoccupazione per il peso: in altre culture (per

es. in Cina) ci sono disturbi con caratteristiche simili, ma in cui non c’è preoccupazione per il peso.

A differenza dell’obesità, anoressia e bulimia hanno caratteristiche di radici comuni e hanno specifica

insorgenza adolescenziale: l’obesità non ha caratteristiche di conflittualità con il cibo.

ANORESSIA: tendono ad avere e volere un peso al di sotto di quello ideale, accompagnato da una

ossessione, indipendentemente dal peso reale; mancanza di ragionevolezza sul problema.

BULIMIA NERVOSA: assunzione incontrollata del cibo, in modo indifferente rispetto alla qualità; l’abbuffata

può essere compensata da vomito o altri metodi di eliminazione di ciò che si è ingerito. In genere non c’è un

reale problema clinico di peso che va compensato con ricoveri e monitoraggi.

I due disturbi possono essere correlati: si può passare dall’uno all’altro in modo episodico o periodico. Sono

molto diffusi i disturbi sotto soglia rispetto ai criteri DSM.

Nei bambini i problemi alimentari sono equamente distribuiti tra maschi e femmine.

FUNZIONAMENTO ANORESSICO: egosintonico (anche a livelli molto gravi); rifiuto del corpo o di parti di

esso; sensazione di benessere nel non mangiare (per evitare la pesantezza e l’intorpidimento della digestione)

e di lucidità mentale; spesso hanno come nemico la forma femminile del corpo; iperattività; idea di alterazione

di sé nell’introdurre qualcosa nel corpo; la punizione rispetto al corpo è data dalla percezione di una presenza,

per lo più materna, dentro di sé.


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VeroG91

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VeroG91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Maggiolini Alfio.

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