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Etica: fondamenti del pensiero etico

Etica vs morale

Etica: legata al concetto di cosa è bene e cosa è male, studia il comportamento umano di fronte alla scelta tra bene e male e quali siano le azioni per fare il bene. Morale: comportamento individuale che si tiene alla luce di un certo orientamento etico. Entrambi vengono appresi dalla comunità di riferimento e riguardano come comportarsi per fare il bene.

Etica vs legge

  • Rapporto stretto
  • Certi comportamenti legali sono ritenuti immorali
  • L’evoluzione della legge modifica ciò che è ritenuto morale —> il giudizio morale varia al variare del contesto politico, sociale e culturale e il pensiero etico riguardo un medesimo comportamento varia nel tempo (es. diritti civili e regole sul lavoro)
  • Alcune correnti di pensiero (Tommaso d’Acquino e Kant) sostengono l’esistenza di una legge morale universale e quindi sostengono che l’etica è universale e indipendente dalla modifica del contesto politico, sociale e culturale

Come fare il bene

Diverse definizioni di bene:

  • È bene ciò che è definito da un’entità terza superiore
  • È bene ciò che è definito da un’entità universale
  • È bene ciò che è utile
  • Esiste una legge morale universale all’interno di ciascun soggetto che dice cosa è bene indipendentemente dal contesto in cui vive

Cosa fare per fare del bene?

  • Rispettare le norme
  • Esercitare la propria razionalità per comportarsi bene nelle diverse situazioni
  • Sviluppare competenze (non solo tecniche) in modo da esercitare la capacità di scelta in modo più efficiente e coerente

Etica e libertà

  • Rapporto stretto tra etica e libertà: indipendentemente dall’agente che compie la scelta, una scelta è eticamente valutabile se l'oggetto agente è libero di prenderla
  • Da diversi gradi di libertà discendono diversi gradi di responsabilità etica
  • Anche se non vi sono limiti esterni alla libertà ci sono limiti all’esercizio della libertà individuale: l’etica pone dei limiti al libero arbitrio anche in quelle situazioni in cui la legge non lo fa
  • L’individuazione del bene (obiettivo del comportamento morale) è determinata dal libero arbitrio ovvero dalla capacità di giudizio del singolo indipendentemente dall’esistenza di un bene universale e predeterminato

Business ethics

  • Etica applicata al mondo aziendale
  • Analisi della relazione tra attività aziendale e società
  • Analisi delle ragioni delle conseguenze e della qualità delle azioni

Perché le aziende si interessano di etica?

  • Questione di reputazione (da costruire o potenziale, da ricostruire, da difendere)
  • Per migliorare rapporti con gli stakeholder e promuovere la fiducia reciproca
  • Per essere coerenti con la visione del business di utilità sociale

Dilemmi etici

  • Questioni etiche: situazioni in cui chiaro e facile individuare il comportamento non etico
  • Dilemmi etici: problemi che deve affrontare il soggetto agente quando si trova di fronte a una scelta tra due situazioni in opposizione tra loro che entrambe contemporaneamente eticamente accettabili e non accettabili
  • Perfezionamento: raggiungere l’eccellenza etica anche negli ambienti in cui si tiene un comportamento eticamente accettabile
  • Esistono dilemmi etici anche in economia: strumento che aiuta a risolverli —> si valuta se scelta è vietata dalla legge, se va contro norma etica, se va contro norma dell’impresa, se lede comunità, lavoratori o consumatori ecc.
  • Di fronte ai dilemmi etici in ambito manageriale c’è il rischio di avere comportamenti eticamente neutri: prendere una scelta considerando solo aspetti economici e non aspetti etici

Esiste un trade-off tra etica e profitto? Hanno obiettivi comuni?

  • Se l'impresa ha comportamento etico avrà benefici dal punto di vista economico
  • Non esiste relazione tra i due aspetti, il profitto è indipendente dal comportamento etico del singolo agente
  • Esiste una relazione imperfetta tra i due aspetti che funziona nel medio-lungo periodo e non nel breve periodo, dipende dal mercato in cui opera l’impresa e dalla reattività dei consumatori al comportamento dell’impresa

I valori individuali e aziendali possono sviluppare un giudizio morale che allontana le azioni dal perseguimento del profitto (es. azienda farmaceutica che si accorge che un farmaco non produce i benefici promessi una volta immesso nel mercato).

Quadri etici di riferimento

Deontologismo

  • Si basa sull’idea che esiste una legge morale universale
  • Esponente è Kant: basa la propria teoria etica sui concetti di libertà e autonomia affermando che le norme etiche non derivano da un’entità terza superiore ma collega la morale alla ragione pratica: la morale deriva dalla ragione e morale è intesa come l’obbligo di svolgere un’azione e il divieto di svolgerne un’altra e ciò non deriva da un'imposizione dello stato ma deriva dalla morale del singolo soggetto
  • La legge morale universale viene definita da Kant come imperativo categorico quindi una legge morale che vale in qualsiasi situazione indipendentemente dal soggetto agente: i soggetti agiscono non in virtù di un obbligo o di un premio e nemmeno secondo cosa è giusto per lui, ma agiscono cercando il bene secondo una legge morale universale (vale per tutti ed è dentro a ciascun uomo) —> libertà di applicazione della ragione pratica
  • La morale riguarda la volontà e quindi l’adeguamento soggettivo alla legge morale universale attraverso la propria ragione.
  • Dilemma del vagone del treno: definizione legge morale universale “usare persona come mezzo è moralmente inaccettabile” —> uccidere una persona per salvarne 5 non è moralmente accettabile mentre schiacciare un operaio che sta lavorando con un masso per salvarne 5 è una conseguenza della scelta ma che ha rispettato la legge morale universale
  • Deontologismo e organizzazioni: norme etiche non vengono riconosciute come tali di conseguenza l’organizzazione deve esplicitarle e le fa diventare norme di comportamento.

Consequenzialismo

  • Dottrina che si focalizza sulla conseguenza delle azioni. Le azioni hanno come obiettivo la massimizzazione del bene e la minimizzazione del male in una logica sommativa.
  • Corrente di pensiero maggiore del consequenzialismo è l’utilitarismo
  • Mill: libertà di autodeterminazione: libertà di ciascuno di dare un senso alla propria vita dove arricchendosi si arricchisce anche la società. Libertà del singolo (libero arbitrio) trova limite nella libertà dell’altro.
  • Bentham: il bene come conseguenza dell’azione sta nella maggior felicità per il maggior numero di persone. L’utilità si applica soprattutto a livello collettivo
  • Utilitarismo assegna alle azioni un valore strumentale ovvero sono un pezzo per produrre utilità e pone il bene come utilità misurabile
  • Vagone del tram: due scelte sono entrambe eticamente accettabili perché entrambe permettono il raggiungimento di un risultato apprezzabile anche in termini quantitativi
  • Consequenzialismo ed economia: economia classica (Adam Smith) i soggetti e le organizzazioni non seguono una legge morale universale ma massimizzano la propria utilità e nel fare questo massimizzano l’utilità per tutta la società (logica sommativa). Il mercato è un intreccio di egoismi in cui le disuguaglianze limitano il suo sviluppo e la libertà di accesso al mercato è una condizione fondamentale per il suo sviluppo

La dottrina del duplice effetto

  • Spesso i dilemmi etici sono difficili da risolvere, è difficile scegliere la situazione eticamente accettabile di conseguenza si usa una logica di “male minore” ovvero si scioglie l’opzione che minimizza i danni. Tuttavia questo approccio lascia troppo spazio alla soggettività del singolo agente dove nell’impossibilità di prendere una decisione eticamente accettabile la scelta del male minore rischia di essere una visione edulcorata del consequenzialismo (scelgo l’opzione che ha le conseguenze meno negative) o rischia che il soggetto confronti i beni morali con beni di altra natura.
  • Approccio del male minore deriva dalla dottrina del duplice effetto introdotta da Tommaso d’Aquino che distingue tra intenzione diretta (cosa voglio fare) e intenzione obliqua (quali sono le conseguenze del perseguire gli obiettivi). Quindi ogni scelta dovrebbe essere valutata in base alla qualità etica dell’intenzione diretta e dalla proporzionalità delle conseguenze indirette dell’azione. Secondo la dottrina del duplice effetto la soluzione di un dilemma (la scelta da prendere) è quella che è tesa al bene in sé, non usa gli effetti negativi per perseguire il bene, se produce effetti negativi questi non devono essere volontari, c’è una proporzionalità tra male causato e bene perseguito.
  • Modello antropologico di fondo del consequenzialismo: l’utilitario si basa sull’idea dell’esistenza dell’homo economicus ovvero un soggetto pienamente razionale che basa le proprie scelte economiche sulla massimizzazione dell’utilità individuale ed è mosso da motivazioni estrinseche. Quindi il ruolo delle organizzazioni e della società è quello di creare l’ambiente ideale affinché l’individuo possa massimizzare la propria utilità e così facendo si massimizza l’utilità dell’intera società. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato come non sempre l’auto-interesse e la massimizzazione del profitto non funzionano sempre e che le scelte economiche non sono spinte solo da motivazioni estrinseche. In particolare, le scelte sono mosse da motivazioni estrinseche (si agisce in un certo modo perché si ottiene una ricompensa) e da motivazioni intrinseche (si agisce in un certo modo perché si ritiene giusto, corretto e buono e non perché è stato imposto da una norma o c’è un vantaggio economico nel farlo)
  • Le motivazioni intrinseche sono più profonde perché dentro all’individuo ma sono più fragili perché sono soggette all’effetto spiazzamento da parte delle motivazioni estrinseche attraverso la promessa di premi monetari
  • Soggetti sono caratterizzati da un bias cognitivo per cui tendono a dare maggior valore alle proprie motivazioni intrinseche rispetto a quelle degli altri e vedono gli altri mossi solo da incentivi economici e sanzioni —> questo porta a basare la gestione economica sociale e politica sul dare incentivi e prendere sanzioni (l’uomo vuole massimizzare la propria utilità a tutti i costi anche a scapito degli altri di conseguenza bisogna porre limiti agendo sulle motivazioni estrinseche affinché non si limiti la libertà anche degli altri di massimizzare la propria utilità)
  • La visione antropologica di fondo spiega alcune scelte a livello organizzativo: gerarchia VS organizzazione piatta, controllo VS leadership, incentivi VS premi

Etica delle virtù

  • Ha origine nel pensiero greco in particolare nel pensiero di Aristotele
  • L’etica delle virtù si basa sull’idea del perfezionamento/eccellenza della vita: vivere una vita virtuosa significa raggiungere il fine proprio della vita ovvero l’eudomania (ovvero la felicità non intesa in senso effimero ma intesa come beatitudine)
  • Esistono virtù morali (coraggio, generosità) e virtù intellettuali tra queste la più importante è la phronesis (saggezza pratica)
  • La virtù è l’attitudine al bene che si concretizza nell’agire buono ed è caratteristica della persona
  • L’etica delle virtù è stata ripresa nel ventesimo secolo da alcuni filosofi per contrapporsi all’etica consequenzialista e deontologica, in particolare le caratteristiche dell’etica delle virtù sono: la fioritura della persona umana e il bilanciamento tra gli interessi dell’io e della collettività; al centro c’è la qualità dell’agente, la qualità fondamentale del comportamento etico è la phronesis, legame tra felicità individuale e felicità della collettività, dimensione educativa.
  • L’etica delle virtù di fronte alla scelta mette al centro l’agente e le sue capacità (phronesis) di scegliere il bene. La phronesis è una capacità che l’agente acquisisce tramite la coltivazione di sé stesso e gli consente di capire cos’è bene.
  • La virtù non si acquisisce con l’apprendimento tradizionale ma è il risultato dell’esperienza e la pratica —> la virtù si acquisisce tramite capitale relazionale, capitale spirituale e capitale intellettuale
  • Visione moderna dell’etica delle virtù sviluppa il concetto di comunità di pratica ovvero comunità che riconoscono e maturano il perseguimento del bene ed educano l’agente alla virtù —> la comunità contribuisce alla creazione di virtù.
  • Organizzazioni virtuose sono le organizzazioni che consentono di coltivare e sviluppare la virtù nell’ambito dell’organizzazione stessa —> l’organizzazione in questo modo riceve benefici dalle caratteristiche morali dell’agente e al contempo contribuisce a coltivare tale morale. Le organizzazioni forniscono tre tipologie di contesti: contesto teologico, contesto deliberativo e contesto sociale.
  • Etica delle virtù e bene comune: relazione bidirezionale tra il bene dell’individuo e bene della comunità
  • Etica delle virtù è un’etica “difficile” perché non identifica una soluzione corretta in assoluto ma presuppone che il soggetto coltivi se stesso e veda il bene nella situazione in cui si trova e agisca di conseguenza.

Quando nasce relazione tra etica ed economia

Nel testamento —> nei testi dell’antico testamento di Amos è presente la relazione tra attività economica e comportamento etico. Visione cristiana e musulmana: il detenere

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefispessi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Business ethics e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Mion Giorgio.
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