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Rilevazione iniziale

Partecipazioni immobilizzate

Le partecipazioni immobilizzate sono iscritte al costo di acquisto o di costituzione, comprensivo dei

costi accessori. I costi accessori sono costituiti da costi direttamente imputabili all’operazione,

quali, ad esempio, i costi di intermediazione bancaria e finanziaria, le commissioni, le spese e le

imposte. Possono comprendere costi di consulenza corrisposti a professionisti per la

predisposizione di contratti e di studi di fattibilità e/o di convenienza all’acquisto.

Le partecipazioni di controllo e collegamento iscritte nelle immobilizzazioni possono essere

valutate, oltre che al costo, con il metodo del patrimonio netto (cfr. OIC 17 Bilancio consolidato e

metodo del patrimonio netto).

Aumenti di capitale a pagamento, gratuiti e mediante rinuncia al credito

Gli aumenti di capitale possono avvenire:

- a pagamento sottoscritto dalla partecipante, il valore di costo a cui è iscritta in bilancio la

partecipazione immobilizzata è aumentato dall'importo corrispondente all'importo sottoscritto

(quindi aumenta l’investimento nella partecipata);

- a titolo gratuito del capitale della partecipata, questo non comporta alcun onere, né modifica la

percentuale di partecipazione; conseguentemente non si procede ad alcuna variazione nel valore

della partecipazione. Le azioni acquisite a titolo gratuito si sommano numericamente a quelle già in

carico, con la conseguenza che il valore unitario medio si riduce.

Le azioni gratuite relative ad azioni classificabili come partecipazioni immobilizzate non sono

perciò rilevate come utile, in quanto esse aumentano il numero delle azioni senza modificarne

l'interessenza del percipiente. Nella nota integrativa si fornisce informazione sull'operazione (ossia

aumento del capitale e modalità, azioni o quote gratuite assegnate, modalità di iscrizione in

bilancio).

Un metodo con il quale si può realizzare un aumento di capitale in una partecipata è costituito dalla

rinuncia ad un credito vantato dal socio nei confronti della partecipata.

In questo caso la contropartita dell'annullamento, totale o parziale, del credito in capo al socio va

ad aumentare il valore della partecipazione.

Ultima fattispecie riguarda il caso di aumento di capitale che deriva dalla conversione di

obbligazioni convertibili, ossia titoli di debito che possono essere convertiti in azioni alla scadenza

del debito stesso, secondo un rapporto di cambio definito

Tale conversione comporta che il valore della partecipazione acquisito è iscritto esattamente al

valore nominale del debito che è convertito.

Le partecipazioni iscritte a seguito della conversione di obbligazioni convertibili sono iscritte in

bilancio al valore del titolo convertito. Conseguentemente, nessun addebito o accredito è effettuato

al conto economico

Partecipazioni non immobilizzate

Il costo di acquisto o di costituzione della partecipazione è costituito dal prezzo pagato, al quale

sono aggiunti i costi accessori direttamente imputabili all’operazione di acquisto o di costituzione.

Il criterio di valutazione successivo è il minore tra il costo ed il valore di mercato.

Valutazioni e rilevazioni successive

Partecipazioni immobilizzate - profili generali

Le partecipazioni sono iscritte al costo rilevato al momento dell'iscrizione iniziale. Tale costo non

può essere mantenuto, in conformità a quanto dispone l'art. 2426, numero 3) del C.C., se la

partecipazione alla data di chiusura dell'esercizio risulta durevolmente di valore inferiore al valore

di costo.

Le partecipazioni, quotate o non quotate, in quanto immobilizzate sono valutate partecipazione per

partecipazione, ossia attribuendo a ciascuna partecipazione il costo specificamente sostenuto. In

caso di cessione di una parte di un portafoglio partecipazioni acquistato in date diverse a prezzi

diversi, il riferimento generale per la definizione del costo delle partecipazioni cedute è il costo

33

specifico. Tuttavia, è ammesso il ricorso ai metodi previsti dall’articolo 2426, numero 10 (FIFO,

LIFO e costo medio ponderato).

Partecipazioni immobilizzate – diritti di opzione

L'assegnazione del diritto gratuito di opzione non genera un ricavo per il percipiente. L’eventuale

ricavo è rilevato soltanto al momento della vendita del diritto. Se il diritto di opzione scade senza

essere esercitato occorre valutare se l’effetto di diluizione che ne deriva possa generare la

necessità di rilevare una perdita durevole di valore.

Partecipazioni immobilizzate – perdita durevole di valore

Il costo sostenuto all'atto dell'acquisto di una partecipazione immobilizzata è mantenuto nei bilanci

dei successivi esercizi, a meno che si verifichi una perdita durevole di valore.

La perdita durevole di valore è determinata confrontando il valore di iscrizione in bilancio della

partecipazione con il suo valore recuperabile

Partecipazioni immobilizzate – ripristino di valore

Nel caso in cui vengano meno le ragioni che avevano indotto l'organo amministrativo ad

abbandonare il criterio del costo per assumere nella valutazione delle partecipazioni immobilizzate

un valore inferiore, si incrementa il valore del titolo fino alla concorrenza, al massimo, del costo

originario.

Il ripristino di valore può essere parziale o totale rispetto al valore precedentemente iscritto in

bilancio, con la conseguenza che, qualora le ragioni dell'originaria svalutazione vengano meno,

anziché per intero in un unico momento, gradualmente in più esercizi successivi, il ripristino di

valore è attuato per l'ammontare corrispondente.

Partecipazioni non immobilizzate – profili generali

Le partecipazioni non immobilizzate sono valutate in base al minor valore fra il costo d'acquisto e il

valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato.

Il metodo generale per la valutazione delle partecipazioni è quello del costo specifico, che

presuppone l'individuazione e l'attribuzione ai singoli titoli dei costi specificamente sostenuti per

l'acquisto dei medesimi.

Ogni partecipazione viene valutata separatamente.

L'art. 2426 numero 10, dispone che "il costo dei beni fungibili può essere calcolato col metodo

della media ponderata o con quelli: "primo entrato, primo uscito o: "ultimo entrato, primo uscito ; se

il valore così ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti alla chiusura dell'esercizio,

la differenza deve essere indicata, per categoria di beni, nella nota integrativa".

Pertanto, è possibile, per le partecipazioni, in alternativa al costo specifico, utilizzare uno dei

seguenti metodi di calcolo del costo: media ponderata, LIFO (Last In First Out), FIFO (First In First

Out) (cfr. OIC 13 - Rimanenze).

Es: Consideriamo ad esempio che io abbia in giacenza due beni, uno acquistato a gennaio a 100

euro ed uno acquistato a giugno a 150 euro, ne vendo uno e quindi uno mi rimane in magazzino.

Vediamo come viene valutato il costo in base ai vari criteri:

- costo medio ponderato, 125;

- LIFO, 100;

- FIFO, 150.

Il valore di realizzazione delle partecipazioni non immobilizzate

Per quanto riguarda le partecipazioni non immobilizzate, un problema da affrontare, visto che il

criterio di valutazione è il minore tra il costo ed il minore di valorizzazione, è come determinare

proprio quest’ultimo.

Il codice civile non fornisce indicazioni specifiche circa l'identificazione del mercato di riferimento e

le modalità di determinazione del valore di realizzazione.

Se la partecipazione non è di entità rilevante, e un’impresa è quotata, sicuramente si può far

riferimento al prezzo di mercato per ipotizzare che quello sia il valore di realizzazione. 34

Il valore di mercato, da confrontare con il costo, è costituito dal valore di quotazione per

partecipazioni negoziate in mercati organizzati che, per volumi trattati e per caratteristiche di

affidabilità, possano effettivamente esprimere quotazioni sufficientemente attendibili.

La seconda ipotesi è quando la partecipazione è rilevante, che se venduta sul mercato,

influenzerebbe il prezzo di mercato di quell’azione, e le quotazioni potrebbero non essere

significative.

Considerando la difficoltà pratica di identificare un valore di mercato per le partecipazioni non

quotate, è necessario che la società si adoperi con la dovuta diligenza professionale e

sopportando costi proporzionati alla complessità e alla rilevanza dell’investimento, per acquisire

tutte le informazioni disponibili per poter stimare in modo attendibile il valore di realizzazione. Nella

stima di tale valore si dovrà tenere conto anche della ridotta negoziabilità della partecipazione.

Il mercato, come sopra definito, esprime valori diversi nel corso del tempo. Occorre perciò stabilire

il riferimento temporale espressivo di un “andamento” del mercato alla data di bilancio.

Si possono considerare in astratto due riferimenti temporali: uno fisso, cioè la data di fine esercizio

(o quella di quotazione più prossima); l’altro rappresentato dalla media delle quotazioni del titolo

relative ad un determinato periodo, più o meno ampio.

Come per le rimanenze di merci, la svalutazione delle partecipazioni al minor valore di

realizzazione è effettuata singolarmente , per ogni specie di partecipazione, e non per l'intero

comparto.

Se il valore di realizzo è inferiore rispetto al costo, la rettifica di valore è rilevata nella voce D19a)

svalutazioni delle partecipazioni.

Il valore della partecipazione così rettificato sostituisce il valore di costo rettificato e rappresenta il

valore contabile cui far riferimento nelle successive rilevazioni per determinare il risultato

economico della vendita o per contribuire a formare il nuovo costo secondo la configurazione

adottata (media ponderata, LIFO, FIFO)

Se vengono meno, in tutto o in parte, i presupposti della rettifica (o anche di più rettifiche in anni

precedenti) per effetto della ripresa del valore di mercato, la rettifica stessa è annullata fino, ma

non oltre, al ripristino del costo. Il ripristino di valore è rilevato nel conto economico alla voce D18a)

rivalutazioni di partecipazioni.

Cambio di destinazione

Il passaggio da partecipazione rientrante nelle attività finanziarie non immobilizzate alle

immobilizzazioni può discendere da varie ragioni, ad esempio:

- il mutamento di strategia aziendale realizzato in seguito al rinnovo dell'organo amministrativo;

- cambiamento di proprietà dell'azienda.

Il trasferimento non può in ogni caso essere giustificato da politiche di bilancio finalizzate ad

obiettivi legati al risultato d'esercizio o dall'andamento del mercato.

La destinazione delle partecipazioni nei due comparti (attivo immobilizzato, attivo circolante) e

l'eventuale trasferimento da una categoria all'altra sono motivati e basati su processi decisionali

già completati alla data di chiusura dell'esercizio e coerenti con gli obiettivi e le strategie aziendali.

Il trasferimento delle partecipazioni è rilevato in base al valore risultante dall'applicazione, al

momento del trasferimento stesso, dei criteri valutativi del portafoglio di provenienza.

Pertanto:

- il trasferimento delle partecipazioni immobilizzate alle attività circolanti va rilevato in base al

costo, eventualmente rettificato per le perdite durature di valore.

Il valore cosi determinato, poiché la partecipazione è destinata alla negoziazione, è oggetto poi di

confronto con il valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato;

- il trasferimento di partecipazioni non immobilizzate alle immobilizzazioni finanziarie va rilevato in

base al minor valore fra il costo e il valore di realizzazione desumibile dal mercato.

Contabilizzazione dei dividendi

I dividendi sono rilevati nel momento nel quale, in conseguenza della delibera assunta

dall’assemblea dei soci della società partecipata di distribuire l’utile o eventualmente le riserve,

sorge il diritto alla riscossione da parte della società partecipante. 35

Il dividendo è rilevato come provento finanziario indipendentemente dalla natura delle riserve

oggetto di distribuzione.

La società partecipante verifica che, a seguito della distribuzione, il valore recuperabile della

partecipazione non sia diminuito al punto tale da rendere necessaria la rilevazione di una perdita di

valore.

Nel caso di dividendi da società controllate, la loro rilevazione può essere anticipata all’esercizio di

maturazione dei relativi utili se il bilancio è stato approvato dall’organo amministrativo della

controllata anteriormente alla data di approvazione del bilancio da parte dell’organo amministrativo

della controllante.

Inoltre, le società controllanti, a condizione che abbiano pieno dominio sull’assemblea della

controllata, possono anticipare la rilevazione del dividendo anche sulla base della proposta di

distribuzione deliberata dagli amministratori della controllata, antecedente alla decisione degli

amministratori della controllante che approvano il progetto di bilancio.

L’attribuzione sotto forma di dividendi di azioni proprie della partecipata derivanti da un aumento

gratuito di capitale non comporta, in capo alla partecipante, la rilevazione di proventi da dividendi.

Es. Società A controlla società B, che a sua volta detiene azioni proprie. La società B può

distribuire un dividendo dando azioni proprie, quindi non fa altro che trasferire le azioni proprie che

detiene ad A:

SOCIETÀ A SOCIETÀ B

- detiene 90000 azioni di B - capitale sociale formato da 100000 azioni

da 1 euro;

- detiene 10000 azioni

Quindi è come se fosse un aumento gratuito.

Le azioni proprie

Le azioni proprie sono iscritte in bilancio al costo d'acquisto.

Non è applicabile il metodo del patrimonio netto.

Le azioni proprie, dopo l'acquisto, possono essere annullate o realizzate, oppure mantenute in

portafoglio per uno o più esercizi.

Nel caso in cui le azioni proprie in portafoglio siano annullate, dal confronto tra il valore al quale

sono iscritte nell'attivo dello stato patrimoniale e il valore nominale delle azioni stesse (ossia la

corrispondente parte del capitale sociale) possono derivare tre differenti situazioni: il valore di

bilancio delle azioni proprie è uguale, maggiore, o minore del valore nominale.

1. valore azioni proprie = valore nominale azioni annullate, l'operazione di annullamento

genera, quale effetto, l'eliminazione del valore iscritto all'attivo e, per importo

corrispondente, la riduzione del capitale sociale; la riserva azioni proprie in portafoglio

diviene libera e interamente disponibile.

2. valore azioni proprie > del valore nominale azioni annullate, la differenza deve essere

coperta mediante la riduzione, per somma corrispondente, della riserva azioni proprie in

portafoglio, che – per la parte rimanente – si rende disponibile.

3. valore azioni proprie < del valore nominale delle azioni annullate, la differenza genera, in

aggiunta alla libera disponibilità della riserva azioni proprie, una ulteriore riserva anch'essa

disponibile.

Nel caso di realizzo di azioni proprie la differenza tra il valore a cui queste sono iscritte in bilancio e

il prezzo di vendita genera un componente (positivo o negativo) di reddito; questo è iscritto nel

conto economico nella voce C) “Proventi e oneri finanziari”. Nel momento in cui si verifica il

realizzo la riserva per azioni proprie in portafoglio diventa disponibile.

Nota integrativa

Partecipazioni immobilizzate

Ai sensi degli articoli 2426 e 2427 codice civile nella nota integrativa sono fornite le seguenti

informazioni: 36

- il criterio applicato nella valutazione, nelle rettifiche di valore e nella conversione dei valori non

espressi all'origine in moneta avente corso legale nello Stato dei titoli immobilizzati (articolo 2427,

numero 1);

- l'elenco delle partecipazioni (immobilizzate), possedute direttamente o per tramite di società

fiduciaria o per interposta persona, in imprese controllate e collegate, indicando per ciascuna la

denominazione, la sede, il capitale, l'importo del patrimonio netto, l'utile o la perdita dell'ultimo

esercizio, la quota posseduta, il valore attribuito in bilancio o il corrispondente credito, l'ammontare

delle riserve di utili o di capitale soggetto a restituzioni o vincoli o in sospensione d'imposta

(articolo 2427, numero 5);

- i movimenti delle partecipazioni immobilizzate, specificando: il costo, le precedenti svalutazioni e

rivalutazioni; le acquisizioni, gli spostamenti da una ad altra voce, le alienazioni avvenute

nell'esercizio; le svalutazioni o le rivalutazioni effettuate nell'esercizio (articolo 2427, numero 2);

- l'ammontare dei proventi da partecipazioni (immobilizzate) di cui alla voce 15) del conto

economico, diversi da dividendi (articolo 2427, numero 11);

- la ragione per cui la partecipazione è iscritta in bilancio al costo allorché questo esprima un

valore superiore alla corrispondente frazione del patrimonio netto della partecipata (nel caso in cui

la partecipante non sia obbligata a redigere il bilancio consolidato), ovvero superiore a quello

deviante dall'adozione del metodo del patrimonio netto (nel caso in cui la partecipante sia

obbligata a redigere il bilancio consolidato), nonché la differenza tra il costo e il criterio di raffronto

utilizzato (articolo 2426, numero 4).

Nel fornire le informazioni di cui al numero 1) dell’articolo 2427, la nota integrativa illustra le

ragioni, nel caso di “perdita durevole” di valore della partecipazione, dell'adozione di valore

inferiore al costo o al valore contabile precedente e gli elementi che hanno costituito base o

riferimento per l'adozione del valore minore.

Le informazioni di cui al numero 2) dell’articolo 2427, sono corredate dalle seguenti indicazioni:

- le partecipazioni, con relativo importo, che hanno costituito oggetto di cambiamento di

destinazione e le relative ragioni; inoltre è indicata l’influenza del cambiamento sulla

rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico;

- informazioni sulle operazioni di aumento di capitate (a pagamento o gratuito) deliberate dalla

società partecipata che ne descrivono le modalità di effettuazione e le conseguenze per la

partecipante;

- l'ammontare degli utili o delle perdite derivanti da alienazione di azioni proprie;

- gli ammontari significativi dei saldi e delle operazioni compiute con consociate.

Ai sensi dell’articolo 2427-bis, per le partecipazioni immobilizzate diverse da quelle detenute in

controllate o collegate che siano iscritte a un valore superiore al loro fair value:

- il valore contabile e il fair value delle singole partecipazioni;

- i motivi per i quali il valore contabile non è stato ridotto, inclusa la natura degli elementi

sostanziali sui quali si basa il convincimento che tale valore possa essere recuperato.

OIC 15 - CREDITI

Finalità

Il principio contabile OIC 15 ha lo scopo di disciplinare i criteri per la rilevazione, classificazione e

valutazione dei crediti, nonché le informazioni da presentare nella nota integrativa. 37

Ambito di applicazione

Il presente principio contabile è destinato alle società che redigono i bilanci d’esercizio in base alle

disposizioni del codice civile.

Il principio non affronta la trattazione degli aspetti connessi ai:

- crediti derivanti da operazioni di compravendita con obbligo di retrocessione (OIC 12

“Composizione e schemi del bilancio d’esercizio”);

- crediti derivanti da operazioni di cash pooling (OIC 14 “Disponibilità liquide”);

- crediti rappresentati da titoli di debito (OIC 20 “Titoli di debito”);

- crediti tributari e imposte anticipate (OIC 25 “Imposte sul reddito”);

- crediti verso soci per versamenti ancora dovuti (OIC 28 “Patrimonio netto”).

Definizioni

- Crediti, rappresentano diritti ad esigere ad una determinata scadenza determinate somme di

denaro;

- Cambiali attive, sono titoli di credito che contengono una promessa condizionata di pagamento

verso il portatore del titolo (possono essere girate);

- Ricevuta bancaria (RIBA), strumento che contiene un ordine d’incasso disposto dal creditore ad

un istituto finanziario per la riscossione dei crediti verso propri clienti derivanti da operazioni

commerciali comprovate da fatture;

 non sono titoli di credito, ma strumenti per l’incasso dei crediti.

 nessuno si impegna che otterrò l’incasso

Classificazione

L’articolo 2424 codice civile prevede che i crediti siano esposti nell’attivo patrimoniale nella voce

BIII2 relativa ai crediti iscritti nelle immobilizzazioni finanziarie e nella voce CII relativa ai crediti

facenti parte dell’attivo circolante, a seconda della loro natura e destinazione:

B III 2 — crediti:

a. verso imprese controllate;

b. verso imprese collegate;

c. verso controllanti;

d. verso altri;

C II — Crediti: 38

1. verso clienti;

2. verso imprese controllate;

3. verso imprese collegate;

4. verso controllanti;

4-bis) crediti tributari;

4-ter) imposte anticipate;

5. verso altri.

Ciascuna delle voci dei crediti iscritti fra le immobilizzazioni e l'attivo circolante è suddivisa in base

alla scadenza tra crediti esigibili entro/oltre l’esercizio successivo.

• La classificazione dei crediti tra l’attivo circolante e le immobilizzazioni finanziarie non è

effettuata sulla base del criterio finanziario (cioè sulla base del periodo di tempo entro il quale

le attività si trasformeranno in liquidità, convenzionalmente rappresentato dall'anno), bensì

sulla base del ruolo svolto dalle diverse attività nell'ambito dell'ordinaria gestione aziendale. In

sostanza, la classificazione dei valori patrimoniali attivi si fonda sul criterio della

“destinazione” (o dell’origine) degli stessi rispetto all'attività ordinaria.

• Le rettifiche del valore del credito nella attivo circolare in seguito ad una svalutazione vanno

inserite nella voce B10, mentre quelle dei crediti nelle immobilizzazioni finanziarie vanno nella

voce D19 del conto economico

• Le perdite di crediti si contabilizzano nella voce B14 (oneri diversi di gestione)

--> se ho un fondo svalutazione crediti la perdita iscritta in c. e. è pari alla perdita effettiva - il fondo

• I crediti inizialmente vengono scritti al loro valore nominale e devono rappresentare i diritti ad

esigere denaro

• Per iscrivere il credito devo aver completato il processo produttivo ed è avvenuto il

trasferimento dei beni o servizi

• C'è la possibilità di scorporare gli interessi attivi impliciti di un credito, se i termini di pagamento

sono lunghi l’interesse può estere chiaramente esplicitato ovvero deve ritenersi implicito nel

ricavo e quindi nel credito.

--> Se necessario si deve scorporare dal pezzo un interesse appropriato, cioè il corrispettivo

finanziario. Questo interesse attivo deve essere ripartito durante la vita del credito.

OIC 23 – LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE

Finalità del principio

Il principio contabile OIC 23 ha lo scopo di definire i criteri per la rilevazione, classificazione e

valutazione dei lavori in corso su ordinazione nonché le informazioni da presentare nella nota

integrativa.

Per la contabilizzazione dei lavori in corso su ordinazione è necessario adottare un efficace

sistema di previsione e rendicontazione interna. La società esamina e, se necessario, rivede

periodicamente le stime dei ricavi e dei costi di commessa. Tale sistema assume caratteristiche

differenti a seconda del criterio di valutazione adottato e delle metodologie applicative seguite. 39

Definizioni

Vediamo prima qualche definizione:

- lavoro in corso su ordinazione (o commessa), ossia un contratto, di durata normalmente

pluriennale, per la realizzazione di un bene (o una combinazione di beni) o per la fornitura di beni

o servizi non di serie che insieme formino un unico progetto, ovvero siano strettamente connessi o

interdipendenti per ciò che riguarda la loro progettazione, tecnologia e funzione o la loro

utilizzazione finale. I lavori su ordinazione sono eseguiti su ordinazione del committente secondo le

specifiche tecniche da questi richieste,

- ricavi di commessa (o ricavi a preventivo), ossia i corrispettivi riconosciuti per svolgere le attività

indicate;

- costi di commessa (o costi a preventivo), ossia i costi attribuibili a una commessa che si stima di

sostenere per l’esecuzione o la fornitura dei beni e/o servizi previsti nel contratto;

- risultato (o margine) di commessa, che rappresenta la differenza tra i ricavi di commessa e i costi

di commessa.

- stato di avanzamento (o percentuale di completamento), che rappresenta, in termini percentuali o

in base a misurazioni fisiche, l’entità dei lavori in corso già eseguiti dall’appaltatore ad una certa

data antecedente al completamento della commessa (ad esempio alla data di redazione del

bilancio).

- ricavo maturato (o corrispettivo maturato), che rappresenta la quota dei ricavi di commessa

determinata con riferimento allo stato di avanzamento dei lavori ad una certa data.

- anticipi (o acconti), che rappresentano importi addebitati ai committenti generalmente prima

dell’inizio o all’inizio dei lavori.

- altre richieste di corrispettivi aggiuntivi (claim), che rappresentano corrispettivi aggiuntivi a fronte

di maggiori oneri sostenuti per cause imputabili al committente, a maggiori lavori eseguiti o varianti

di lavori non formalizzate in atti aggiuntivi.

- incentivi, che rappresentano ammontari addizionali dei ricavi di commessa previsti

contrattualmente al raggiungimento (o superamento) di determinati obiettivi.

Tipologie di commessa

In base alla determinazione del prezzo complessivo dell’opera, è possibile individuare due tipi di

contratti:

- contratti a corrispettivo predeterminato, nel quale l’appaltatore si impegna ad eseguire l’opera

sulla base di un prezzo contrattuale predeterminato;

- contratti con corrispettivo basato sul costo consuntivo più il margine, il corrispettivo riconosciuto

all’appaltatore è determinato dai costi sostenuti, specificamente previsti dal contratto, maggiorati di

una percentuale dei costi stessi a titolo di recupero di spese generali e di altre spese non

specificamente rimborsabili, oltre che del profitto. 40

Classificazione e contenuto delle voci

- L’articolo 2424 del codice civile prevede che i lavori in corso su ordinazione sono iscritti nell’attivo

dello stato patrimoniale tra le rimanenze nella voce C3) lavori in corso su ordinazione.

- I crediti per fatture emesse per anticipi, acconti o corrispettivi acquisiti a titolo definitivo sono

iscritti nell’attivo circolante alla voce CII1) verso clienti o alle successive voci 2, 3 e 4, se verso

controllate, collegate e controllanti. In contropartita all’iscrizione del credito, gli anticipi e gli acconti

sono rilevati tra le passività alla voce dei debiti D6 “acconti” e i corrispettivi acquisiti a titolo

definitivo sono rilevati come previsto nel paragrafo 26.

- Nella classe B del passivo “Fondi per rischi e oneri” sono rilevati alla voce B3 “altri” gli

accantonamenti per i costi da sostenersi dopo la chiusura della commessa, nonché quelli relativi al

fondo per perdite probabili su commessa.

- Nel conto economico, i corrispettivi acquisiti a titolo definitivo sono rilevati alla voce A1 “ricavi

delle vendite e delle prestazioni” della classe “Valore della produzione”, mentre il valore della

produzione eseguita nell’esercizio, al netto di quella portata a ricavo, è rilevato alla voce A3)

variazione dei lavori in corso su ordinazione della stessa classe.

- I costi di commessa sostenuti per l’esecuzione dei lavori in corso su ordinazione sono rilevati

nella classe B del conto economico classificati per natura come previsto dall’articolo 2425 del

codice civile.

- Gli impegni contrattualmente assunti per beni o servizi non ancora eseguiti sono iscritti fra gli altri

conti d’ordine.

Criteri di valutazione

L’articolo 2426, numero 11 prevede che “i lavori in corso su ordinazione possono essere iscritti

sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza”. Tenuto conto che, fin

dall’inizio dell’attività di produzione, il bene o il servizio è stato commissionato all’appaltatore e il

corrispettivo è stato contrattualmente stabilito, il codice civile ammette la possibilità di riconoscere

il risultato della commessa negli esercizi in cui i lavori sono eseguiti (metodo della percentuale di

completamento).

I criteri per la valutazione dei lavori in corso su ordinazione previsti dal codice civile sono:

- il criterio della commessa completata (ex articolo 2426, numero 9): i lavori sono valutati al costo;

- il criterio della percentuale di completamento (ex articolo 2426, numero 11): i lavori sono valutati

sulla base del corrispettivo contrattuale maturato ancorché superiore al costo.

A differenza del criterio della commessa completata, il criterio della percentuale di completamento

permette di raggiungere in modo corretto l’obiettivo della contabilizzazione per competenza

economica dei lavori in corso su ordinazione di durata pluriennale. Il criterio della percentuale di 41

completamento prevede, infatti, il riconoscimento del risultato della commessa con l’avanzamento

dei lavori.

Il criterio si basa sull’assunto che i ricavi di commessa maturano con ragionevole certezza e sono

iscritti in bilancio man mano che i lavori sono eseguiti, consentendo così di assegnare quote di

risultato economico agli esercizi nei quali la produzione viene ottenuta. Il criterio della percentuale

di completamento è, pertanto, quello che consente la corretta rappresentazione in bilancio dei

risultati dell’attività dell’appaltatore in ciascun esercizio.

Nei contratti a corrispettivo predeterminato, il risultato della commessa può essere attendibilmente

stimato quando sono soddisfatte le seguenti condizioni:

- i ricavi di commessa possono essere determinati con attendibilità;

- è ragionevolmente certo che i ricavi di commessa saranno incassati dall’appaltatore;

- i costi di commessa necessari per completare i lavori e lo stato di avanzamento alla data di

riferimento del bilancio possono essere determinati in modo attendibile;

- i costi di commessa attribuibili al contratto possono essere identificati con chiarezza e determinati

con attendibilità, cosicché i costi di commessa sostenuti possono essere comparati con le stime

precedenti.

Nei contratti con corrispettivo basato sul costo consuntivo più il margine, il risultato della

commessa può essere attendibilmente stimato solo se:

- i costi di commessa attribuibili al contratto, che siano o no specificatamente rimborsabili, possono

essere identificati con chiarezza e determinati con attendibilità;

- è ragionevolmente certo che i ricavi di commessa saranno incassati dall’appaltatore.

Metodologie per la determinazione dello stato di avanzamento

Lo stato di avanzamento dei lavori (o percentuale di completamento) consente di accertare il

ricavo maturato alla fine di ciascun esercizio e dunque il valore delle rimanenze dei lavori in corso

su ordinazione (voce C3) e il valore della produzione eseguita nell’esercizio da rilevare a conto

economico (voce A3).

Vi sono differenti metodologie per determinare lo stato di avanzamento dei lavori. L‘appaltatore

adotta il metodo che misura attendibilmente il lavoro svolto, tenuto conto anche della tipologia di

commessa e del sistema di previsione e rendicontazione interna:

- metodo del costo sostenuto; Basati sul carico della commessa

- metodo delle ore lavorate;

- metodo del valore aggiunto;

- metodo delle misurazioni fisiche; Basati sulla produzione effettuata

- metodo delle unità consegnate. 42

Es: Al primo anno ho sostenuto costi per 900 e ho realizzato 1/3 del

Corrispettivo: 3000 prodotto, quindi avrò rimanenze finali per 1000 e un utile pari a

1000-900 = 100

Costi: 2900

Tempo: 3 anni

Quando consegno il bene, la rimanenza finale diventa 0 e quel valore viene iscritto nei ricavi

(metodo della percentuale di completamento).

Proventi e oneri finanziari

I proventi e gli oneri finanziari costituiscono componenti positivi e negativi di reddito e sono rilevati

direttamente al conto economico nel momento in cui maturano o sono sostenuti, sia che venga

adottato il criterio della commessa completata sia che venga adottato il criterio della percentuale di

completamento.

È possibile imputare alla commessa parte degli oneri finanziari sostenuti.

Gli oneri finanziari di norma vanno a conto economico, ma se l’appaltatore non riceve anticipi e

acconti di entità tale da evitare squilibri rilevanti e se gli interessi sono recuperabili con i ricavi della

commessa, allora in questi due casi gli oneri finanziari si possono imputare a stato patrimoniale.

Se dimostro che il costo finanziario è un costo rilevante posso riprenderlo tra i costi della

commessa con il metodo della percentuale di completamento.

Se i costi della commessa sono quantificati con la misurazione fisica non posso imputare sulla

commessa gli oneri finanziari (li posso imputare solo se la commessa è determinata in base al

costo sostenuto). OIC 14 – DISPONIBILITÀ LIQUIDE

Finalità del principio

Il principio contabile OIC 14 ha lo scopo di disciplinare il trattamento contabile e l’informativa da

fornire nella nota integrativa per le disponibilità liquide. In particolare, il principio definisce la

nozione di disponibilità liquide e fornisce i criteri per la loro rilevazione, classificazione, valutazione

nel bilancio d’esercizio nonché le informazioni da presentare nella nota integrativa.

Ambito di applicazione 43

Il presente Principio è destinato alle società che redigono i bilanci in base alle disposizioni del

codice civile.

Definizioni

Le disponibilità liquide sono tipicamente rappresentate da:

 depositi bancari e postali,

 assegni,

 denaro e valori equivalenti in cassa, come previsto dall’art.2424 c.c.

Le disponibilità liquide così costituite possono comprendere moneta, assegni e depositi bancari e

postali espressi in valuta. In mancanza di indicazioni specifiche, le disponibilità liquide esposte

nello stato patrimoniale si presumono essere immediatamente utilizzabili per qualsiasi scopo

dell’impresa.

I depositi bancari e postali sono disponibilità presso il sistema bancario o l'amministrazione

postale, aventi il requisito di poter essere incassati a pronti o a breve termine.

Gli assegni sono titoli di credito bancari (di conto corrente, circolari e simili) esigibili a vista,

nazionali ed esteri.

Il denaro e i valori in cassa sono costituiti da moneta e valori bollati (p.es.: francobolli, marche da

bollo, carte bollate, ecc.).

Non costituiscono disponibilità liquide:

 le cambiali attive in portafoglio;

 i titoli a breve termine, di Stato o di terzi:

 i cosiddetti “sospesi di cassa”, ossia uscite di moneta già avvenute, ma non ancora registrate in

quanto manca la documentazione necessaria.

Classificazione

L’art. 2424 c.c. prevede che le disponibilità liquide siano iscritte alla voce dell’attivo circolante “IV -

Disponibilità liquide”, nelle seguenti voci:

 depositi bancari e postali;

 assegni;

 denaro e valori equivalenti in cassa.

Nel caso in cui alcune disponibilità liquide siano di ammontare rilevante e presentino caratteristiche

peculiari (p.es., un rilevante deposito bancario non liberamente disponibile, oppure un rilevante

ammontare di liquidità in valuta estera), tali componenti sono illustrate nella nota integrativa. 44

Rivelazione

Nei conti accesi alle disponibilità liquide sono rilevati tutti i movimenti in entrata ed in uscita

avvenuti entro la data di bilancio.

I saldi dei conti bancari includono tutti gli assegni emessi ed i bonifici disposti entro la data di

chiusura dell'esercizio e gli incassi effettuati dalle banche od altri istituzioni creditizie ed accreditati

nei conti entro la chiusura dell'esercizio, anche se la relativa documentazione bancaria è

pervenuta nell'esercizio successivo.

Le disponibilità liquide vincolate sono classificate tra le immobilizzazioni finanziarie o nell'attivo

circolante secondo la natura e la durata del vincolo e in base al criterio generale di classificazione

delle voci di bilancio. Se la natura del vincolo è tale che il deposito non possa essere prelevato

prima della scadenza e questa eccede il successivo esercizio, il deposito è classificato tra le

immobilizzazioni finanziarie. Se invece la disponibilità liquida può essere negoziata o comunque

utilizzata nell’esercizio successivo, nonostante il vincolo, è classificata nell'attivo circolante.

Cash Pooling

Il cash pooling è l’operazione con la quale la società capo gruppo gestisce la società per tutte

quelle del gruppo, creando così un conto corrente unico dove tutte le società versano le loro

disponibilità in questo conto chiamato pool account.

Le società in bilancio avranno un credito (o un debito) verso la capogruppo per cash pooling.

Nota Integrativa

L’art. 2427 c.c. richiede di indicare le seguenti informazioni nella nota integrativa:

- i criteri applicati nella valutazione delle voci di bilancio, nelle rettifiche di valore e nella

conversione dei valori non espressi all’origine in moneta avente corso legale nello Stato;

- le variazioni intervenute nella consistenza delle voci dell’attivo.

OIC 18 – RATEI E RISCONTI

Finalità del principio

Il principio contabile OIC 18 ha lo scopo di disciplinare il trattamento contabile e l’informativa da

fornire nella nota integrativa per i ratei e i risconti. In particolare, il principio definisce la nozione di

rateo e risconto e fornisce i criteri per la loro rilevazione, classificazione, valutazione nel bilancio

d’esercizio nonché le informazioni da presentare nella nota integrativa.

Ambito di applicazione 45

Il presente principio è destinato alle società che redigono i bilanci in base alle disposizioni del

codice civile.

Definizioni

La rilevazione dei ratei e risconti è necessaria per assicurare il rispetto del principio della

competenza in quelle operazioni che interessano un arco temporale di due o più esercizi

consecutivi. L’entità dei ratei e dei risconti varia in ragione del tempo.

- I ratei attivi misurano quote di proventi di competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio, che

avranno manifestazione finanziaria in esercizi successivi. I ratei passivi misurano quote di costi di

competenza dell’esercizio cui si riferisce il bilancio, che avranno manifestazione finanziaria in

esercizi successivi. I ratei attivi e passivi sono assimilabili rispettivamente a crediti e debiti

numerari.

- I risconti attivi rappresentano quote di costi che hanno avuto manifestazione finanziaria nel corso

dell’esercizio in chiusura o in precedenti esercizi, ma sono di competenza di uno o più esercizi

successivi. Essi rappresentano la quota parte dei costi rinviata ad uno o più esercizi successivi. I

risconti passivi rappresentano quote di proventi che hanno avuto manifestazione finanziaria nel

corso dell’esercizio in chiusura o in precedenti esercizi ma sono di competenza di uno o più

esercizi successivi. Essi rappresentano la quota parte dei proventi rinviata ad uno o più esercizi

successivi.

- Per ratei e risconti pluriennali s’intendono i ratei e i risconti relativi a due o più esercizi

consecutivi; ad esempio, il disaggio e aggio su prestiti obbligazionari e altri differenziali di prezzo

relativi a operazioni di finanziamento, il maxicanone iniziale del leasing finanziario.

Classificazione

L'art. 2424 c.c. prevede che:

 i ratei e i risconti attivi siano rilevati nell’attivo dello stato patrimoniale alla voce D, con separata

indicazione del disaggio sui prestiti;

 i ratei e i risconti passivi siano rilevati nel passivo dello stato patrimoniale alla voce E, con

separata indicazione dell'aggio sui prestiti.

Le società che redigono il bilancio abbreviato possono ricomprendere i ratei e i risconti attivi tra i

crediti e quelli passivi tra i debiti.

La contropartita dell’iscrizione di un rateo è proventi o oneri; la contropartita di un risconto è

rettifica di proventi o oneri già contabilizzati.

Requisiti per la rilevazione

Il sesto comma dell'art. 2424 bis c.c. definisce i requisiti per l’iscrizione di un rateo od un risconto;

si legge infatti: “Nella voce ratei e risconti attivi devono essere iscritti i proventi di competenza

dell'esercizio esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti entro la chiusura dell'esercizio ma di

46

competenza di esercizi successivi. Nella voce ratei e risconti passivi devono essere iscritti i costi di

competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi e i proventi percepiti entro la chiusura

dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi. Possono essere iscritte in tali voci soltanto

quote di costi e proventi, comuni a due o più esercizi, l'entità dei quali varia in ragione del tempo”.

Secondo quanto previsto dal sesto comma dell'art. 2424 bis c.c., la rilevazione di un rateo o di un

risconto avviene quando sussistono le seguenti condizioni:

 il contratto inizia in un esercizio e termina in uno successivo;

 il corrispettivo delle prestazioni è contrattualmente dovuto in via anticipata o posticipata rispetto a

prestazioni comuni a due o più esercizi consecutivi;

 l’entità dei ratei e risconti varia con il trascorrere del tempo.

Non possono essere inclusi tra i ratei e i risconti, in quanto non vengono rispettate le condizioni

sopraindicate, i proventi e gli oneri la cui competenza è maturata per intero nell'esercizio cui si

riferisce il bilancio.

Il criterio per quantificare i ratei e i risconti è quello temporale.

Se il contratto non ha contenuto economico costante nel tempo, la ripartizione del provento o del

costo è effettuata in base allo svolgimento della gestione.

Rilevazione

Alla fine dell’esercizio bisogna verificare se le condizioni che mi hanno fatto stimare il rateo o il

risconto siano ancora corrette:

- per i ratei attivi (sono crediti) devo ipotizzare il loro valore di realizzo e se il valore è inferiore devo

svalutarlo;

- i ratei passivi (sono debiti) sono iscritti al valore nominale;

- per i risconti attivi devo tener conto della valutazione del beneficio economico che se è inferiore al

valore iscritto va rettificato;

- i risconti passivi rappresentano proventi differiti.

I ratei e i risconti di natura finanziaria vanno nella voce c del CE.

Maxicanone

Il maxicanone è un risconto particolare del leasing finanziario.

Una quota del leasing viene subito rimborsata e si chiama maxicanone. Esso riduce il mio debito

ed è un costo operativo. Alla chiusura dell’esercizio faccio un risconto per la parte relativa al

periodo futuro. Se riscatto il bene in un periodo anticipato, l’ammontare del risconto attivo relativo

al maxicanone è capitalizzato nel valore del cespite. 47

Nota integrativa

Con riferimento ai ratei e ai risconti, l’art. 2427, comma 1, richiede di indicare le seguenti

informazioni nella nota integrativa:

- la composizione delle voci “ratei e risconti attivi” e “ratei e risconti passivi” quando il loro

ammontare è apprezzabile (numero 7); per composizione si intende una distinzione, qualitativa e

quantitativa, dei ratei e dei risconti all’interno delle due voci;

- le variazioni intervenute nella consistenza delle voci del passivo e dell’attivo (numero 4);

- i criteri applicati nelle valutazioni, nelle rettifiche di valore, nella conversione dei valori non

espressi all’origine in euro.

OIC 13 - RIMANENZE DI MAGAZZINO

Finalità

Il principio contabile OIC 13 ha lo scopo di disciplinare il trattamento contabile e l’informativa da

fornire nella nota integrativa per le rimanenze di magazzino.

Definizioni

Le principali tipologie di rimanenze di magazzino disciplinate sono:

- materie prime, ivi compresi i beni acquistati-soggetti ad ulteriori processi di trasformazione (cd

semilavorati di acquisto);

- materie sussidiarie e di consumo (costituite da materiali usati indirettamente nella produzione).

- prodotti in corso di lavorazione (materiali, parti e assiemi in fase di avanzamento); 48

- semilavorati (parti finite di beni suscettibili di essere commercializzati nello stato in cui si trovano);

- merci (beni acquistati per la rivendita senza subire rilevanti trasformazioni)

- prodotti finiti (prodotti di propria fabbricazione);

- il costo storico, è costituito dal complesso dei costi sostenuti per ottenere la proprietà delle

rimanenze di magazzino nel loro attuale sito e condizione.

- valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato (o valore di mercato), ai fini della

valutazione delle rimanenze di magazzino, si intende, come regola generale:

- il costo di sostituzione per le materie prime e sussidiarie e semilavorati (parte o

componenti) d'acquisto, che partecipano alla fabbricazione di prodotti finiti. Il costo di

sostituzione rappresenta il costo con il quale in normali condizioni di gestione una

determinata voce in magazzino può essere acquistata o riprodotta.

- il valore netto di realizzo per le merci, i prodotti finiti, semilavorati di produzione e prodotti

in corso di lavorazione. Il valore netto di realizzo rappresenta il prezzo di vendita nel corso

della normale gestione

Classificazione

L'art. 2424 c.c. prevede che le rimanenze di magazzino siano iscritte nell'attivo dello stato

patrimoniale alla voce C I) con la seguente classificazione:

1.materie prime, sussidiarie e di consumo;

2.prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;

3.lavori in corso su ordinazione;

4.prodotti finiti e merci;

5.acconti.

L’art. 2425 c.c prevede che:

- gli acquisti di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci, siano rilevati tra i costi di

produzione, alla voce B. 6;

- le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti siano

comprese nel valore della produzione, nella voce A.2;

- le variazione di lavori in corso su ordinazione va alla voce A3.

Le rimanenze si espongono nel conto economico comprendendo nel valore della produzione le

variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti, mentre le

variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo e merci sono comprese nei

costi della produzione 49

 variazione delle rimanenze: MPi - MPf e PFf - PFi

MP: materie prime, sussidiarie, di consumo e merci (B11)

- se rim. fin > rim. iniz. --> li tolgo dai costi

- se rim. fin < rim. iniz. --> li aggiungo ai costi

PF: prodotti finiti e semilavorati ( A2)

- il contrario

 le svalutazioni dei beni vanno a rettifica dei relativi valori iscritti alla attivo. I ripristini di valore

determinano un incremento delle rimanenze finali di magazzino, nei limiti dei costi originariamente

sostenuto. Le relative componenti (positive e negative) di conto economico vanno nella voce A2 o

B11.

Requisiti per la rilevazione

Le rimanenze possono essere iscritte solo nel momento in cui ho acquistato la loro proprietà. Si

considera acquistata la proprietà se è avvenuta la spedizione o la co segna dei beni mobili e si è

trasferito il rischio sostanziale sul bene, me tre per i beni immobili quando è perfezionato il

contratto.

Le rimanenze includono:

- le rimanenze di magazzino presso gli stabilimenti e magazzini della società, ad esclusione di

quelle ricevute da terzi in visione, in prova, in conto lavorazione e/o deposito, ecc;

- le giacenze di proprietà della società presso terzi in conto deposito, lavorazione, prova, ecc; 50

- materiali, merci e prodotti acquistati, non ancora pervenuti bensì in viaggio quando, secondo le

modalità dell'acquisto, la società ha già acquisito il titolo di proprietà (esempio: consegna

stabilimento o magazzino del fornitore).

Rilevazione iniziale

L’art. 2426 n.9 dispone che le rimanenze sono iscritte al minor valore tra il costo di acquisto o di

produzione (compresi i costi accessori) e il valore di realizzo desumibile dall’andamento del

mercato, se minore; tale minor valore non può essere mantenuto nei successivi bilanci se sono

venuti meno i motivi.

Bisogna fare una distinzione:

- costo d’acquisto: prezzo + oneri accessori. Per le rimanenze non posso imputare oneri finanziari

al costo d acquisto;

- costo di produzione: costo d’acquisto + costi industriali. Tutti i costi diretti ed indiretti per la quota

ragionevolmente imputabile di prodotto per il periodo di fabbricazione fino a quando il bene può

essere utilizzato.

I costi di distribuzione non possono essere computati nel costo di produzione.

Il costo di un determinato prodotto

Distinguiamo tra:

- financial accounting: contabilità generale che ha come output il bilancio;

- management accounting: è finalizzata alle decisioni, è la contabilità gestionale.

Per determinare il prezzo di un prodotto devo conoscere il suo costo. La contabilità gestionale si

sofferma su come determinare il costo di quel prodotto (costi diretti ed indiretti). Un costo è

direttamente o indirettamente imputabile ad un oggetto in funzione della natura dell’oggetto stesso

- costi diretti, materiale utilizzato, manodopera, licenze, servizi, imballaggio...;

- costi indiretti, stipendi, salari e relativi oneri della direzione tecnica, ammortamenti del

macchinario usato e le sue riparazioni, ecc.

Criteri di imputazione dei costi alle rimanenze

Tutti i costi comuni alla produzione di più prodotti e possono essere:

- costi generali fissi: sono i costi che non variano al variare della mia produzione (ammortamento,

costo direzione tecnica..)

- costi generali variabili: costi indiretti che variano il volume della produzione (marziali,

manodopera...) 51

Tali costi generali vanno imputati al prodotto solo se hanno contribuito sulla produzione del bene,

se o vanno esclusi

I costi generali di produzione sono ripartiti sui prodotti con percentuali prefissate basate sui volumi

dei costi previsto per un livello normale di produzione, oppure sulla base di dati consuntivi.

I costi di ripartizione sono: ore dirette di manodopera, costo della manodopera, ore macchina,

costo primo

Per quantificare le rimanenze

I costi che calcolo sono solo costi di produzione (non rientrano i costi generali amministrativi e

quelli di distribuzione cosi come non rientrano i costi di ricerca e sviluppo).

Gli oneri finanziari non sono significativi nel determina il costo del bene e quindi non sono

imputabili alle rimanenze.

Rilevazioni successive

Il costo delle rimanenze di magazzino può essere determinato alternativamente con i seguenti

metodi:

- costo specifico, detto metodo identifica i singoli beni acquistati ed i relativi costi e può essere

adottato nei casi in cui le voci delle rimanenze non sono intercambiabili;

- FIFO (first-in, first out: gli acquisti o le produzioni più remoti sono i primi venduti), secondo tale

metodo si assume che le quantità acquistate o prodotte in epoca più remota siano le prime ad

essere vendute od utilizzate in produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli

acquisti o alle produzioni più recenti. Esso assume che esse siano costituite dalla sommatoria dei

costi più recenti; pertanto, si assegnano prima gli ultimi costi sostenuti per le ultime quantità

acquisite (acquistate o prodotte) nell'esercizio a corrispondenti quantità in giacenza; poi i penultimi

costi sostenuti per le penultime quantità acquisite

-Costo medio ponderato, secondo tale metodo le quantità acquistate o prodotte non sono più

individualmente identificabili e fanno parte di un insieme in cui i beni sono ugualmente disponibili. Il

costo può essere ponderato per un periodo (costo medio per tutti gli acquisti del periodo) o per

singolo movimento (costo medio calcolato dopo ogni acquisto e le vendite sono scaricate in base s

questo costo)

- LIFO (last-in, first out: gli acquisti o le produzioni più recenti sono i primi venduti), tale metodo

assume che le quantità acquistate o prodotte più recentemente siano le prime ad essere vendute

od utilizzate in produzione; per cui restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle

produzioni più remote. Funziona bene dove i prezzi sono crescenti. Dove sono decrescenti attenua

gli effetti dell’inflazione sul risultato d esercizio, in questo so la maggior valutazione è nel

magazzino. Questo metodo, non è ammesso dagli IAS ma solo dagli OIC, è applicato a singoli

movimenti (loro continuo), in cui valuto tot quantità di un epoca ad un prezzo e altre tot quantità di

un altro acquisto ad un altro prezzo e poi li sommo, o per un periodo (loro a scatti) in cui valuto in

base al costo medio d’acquisto. La riserva lifo è la differenza tra il valore corrente e il costo al

quale ho iscritto la rimanenze. Il plusvalore delle rimanenze non viene espresso poiché valuto le 52

rimanenze ai prezzi più vecchi. Questo metodo è pensato per i periodi di inflazione (perdita di

capacita di acquisto di una quantità di denaro), ossia quando i prezzi sono crescenti

Metodo dei prezzi al dettaglio e Costi standard

Il metodo dei prezzi al dettaglio e costi standard costituisce in concreto una particolare modalità di

calcolo del costo medio delle rimanenze.

Il metodo si basa sulla contrapposizione tra i valori di costo ed i valori di vendita dei beni ai fini

della determinazione delle rimanenze. Per la sua applicazione occorre:

- Raggruppare le merci per categorie omogenee;

- Rilevare le entrate e le uscite di magazzino;

I costi sono costi determinati in anticipo rispetto alla produzione tramite l’uso di specifiche tecniche.

Tale metodo può essere usato solo se la mia attività si svolge in condizioni medie normali.

Valore desumibile di realizzo

Per merci, prodotti finiti e semilavorati il valore è pari al costo di vendita al netto dei i costi che devo

ancora sostenere. Per materie prime, sussidiarie e di consumo, il valore è pari al costo di

sostituzione.

Per ordini di vendita è mantenuto il valore di magazzino.

Rettifiche di valore

Avviene con un accantonamento in un fondo svalutazione magazzino che è portato a riduzione

delle rimanenze.

Le rimanenze sono oggetto di svalutazione quando il valore di realizzazione è minore del relativo

valore contabile

Nota integrativa

Gli articoli 2426 e 2427 c.c. richiedono di fornire le seguenti informazioni nella nota integrativa:

- il criterio di valutazione applicato (art. 2427, numero 1);

- il valore ai costi correnti alla chiusura dell’esercizio, per categorie di beni, ove differisca in misura

apprezzabile dal costo dei beni fungibili calcolato col metodo della media ponderata o con quelli:

“primo entrato, primo uscito” o: “ultimo entrato, primo uscito” (art. 2426 n. 10);

- le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo (articolo 2427, 1, n. 4);

- l’ammontare degli oneri finanziari imputati nell’esercizio (si veda par. XXX) al valore delle

rimanenze (art. 2427,n.8); 53

- l'eventuale cambiamento dei metodi di valutazione, le ragioni del medesimo ed il relativo effetto

sulla situazione patrimoniale e sul conto economico (art. 2423- bis, comma 2,c.c.).

OIC 25 - IMPOSTE SUL REDDITO

Finalità del principio

Il principio contabile OIC 25 ha lo scopo di definire i criteri per la rilevazione, classificazione e

valutazione delle imposte sul reddito e quelle ad esse assimilabili (IRAP), nonché le informazioni

da presentare nella nota integrativa.

Il rispetto dei principi di competenza e di rappresentazione veritiera e corretta della situazione

patrimoniale e finanziaria e del risultato economico comporta che il trattamento delle imposte sul

reddito sia il medesimo di quello dei costi sostenuti dall’impresa nella produzione del reddito.

Pertanto, le imposte sul reddito sono contabilizzate nello stesso esercizio in cui sono rilevati i costi

e i ricavi cui tali imposte si riferiscono, indipendentemente dalla data di pagamento delle

medesime.

È in contrasto con il principio della competenza la contabilizzazione delle imposte secondo il

criterio della esigibilità (o liquidità) che comporta l’iscrizione in bilancio solo delle imposte dovute in

base alla dichiarazione dei redditi.

L’ammontare delle imposte correnti (o dovute) non coincide generalmente con l’ammontare delle

imposte di competenza dell’esercizio, in quanto, per effetto delle diversità tra le norme civilistiche e

54

fiscali, i valori attribuiti ad un’attività o passività secondo criteri civilistici possono differire dai valori

riconosciuti a tali elementi ai fini fiscali.

Es:

Ambito di applicazione

Il presente principio è destinato alle società che redigono i bilanci in base alle disposizioni del

codice civile.

Nel caso in cui un altro principio contabile disciplini uno specifico aspetto della disciplina contabile

delle imposte, la società fa riferimento a quel principio per la disciplina della fattispecie particolare.

Il principio non tratta la problematica dei sostituti d’imposta, dei contributi pubblici e dei crediti

d’imposta sugli investimenti.

Definizioni

Ecco qui alcune definizioni:

- L’onere fiscale per una società rappresenta l’ammontare complessivo delle imposte sul reddito di

competenza dell’esercizio, costituito dalle imposte correnti e dalle imposte differite e anticipate.

L’onere fiscale comprende, dunque, l’onere fiscale corrente e differito. 55

- Le imposte correnti rappresentano le imposte sul reddito dovute riferibili al reddito imponibile di

un esercizio.

- Il reddito imponibile è l’utile di un esercizio, determinato secondo quanto previsto dalla

legislazione fiscale, su cui sono calcolate le imposte correnti (dovute).

Il risultato civilistico è il risultato prima delle imposte determinato secondo quanto previsto

dall’articolo 2425 del codice civile.

- Le passività per imposte differite rappresentano gli ammontari delle imposte sul reddito dovute

negli esercizi futuri riferibili alle differenze temporanee imponibili.

- Le attività per imposte anticipate rappresentano gli ammontari delle imposte sul reddito

recuperabili negli esercizi futuri riferibili alle differenze temporanee deducibili o al riporto a nuovo di

perdite fiscali.

- Per operazione straordinaria si intende un’operazione che comporta il trasferimento di patrimoni

di aziende, rami di azienda o società, quali le operazioni di cessione e di conferimento di aziende o

rami d’azienda, le operazioni di fusione e scissione di società e le operazioni di trasformazione.

Differenze temporanee

Una differenza temporanea rappresenta, ad una certa data, la differenza tra il valore di una attività

o una passività determinato con criteri di valutazione civilistici ed il loro valore riconosciuto ai fini

fiscali, destinate ad annullarsi negli esercizi successivi.

Le differenze temporanee possono sorgere a seguito di:

- operazioni che hanno effetto sul conto economico, si tratta di componenti negativi (o positivi) di

reddito parzialmente o totalmente indeducibili (o imponibili) ai fini fiscali. Secondo l’attuale

normativa fiscale, tali differenze derivano dalle differenze tra il risultato civilistico e il reddito

imponibile, che hanno origine in un esercizio e si annullano in uno o più esercizi successivi; si

tratta, dunque, di ricavi e costi (o di parte di essi) che concorrono a formare il reddito imponibile in

un esercizio diverso da quello nel quale concorrono a formare il risultato civilistico. Alcuni

componenti di reddito, in tutto o in parte indeducibili o imponibili, producono differenze

temporanee, pur non determinando la rilevazione di un’attività o passività nello stato patrimoniale;

- operazioni che non hanno effetto sul conto economico, si tratta, ad esempio, di operazioni

straordinarie (fusioni, scissioni o conferimenti), rivalutazione di attività iscritte nello stato

patrimoniale a seguito di specifiche leggi o riserve in sospensione di imposta.

Le differenze temporanee si distinguono in:

- differenze temporanee imponibili negli esercizi successivi, ossia differenze temporanee che, nella

determinazione del reddito imponibile (perdita fiscale) di esercizi successivi, si tradurranno in

importi imponibili quando il valore contabile dell’attività o della passività sarà estinto o realizzato, in

tutto o in parte. 56

Le differenze temporanee imponibili generano imposte differite, ossia imposte che pur essendo di

competenza dell’esercizio sono dovute in esercizi futuri. Infatti, le imposte dovute nell’esercizio

risultano inferiori alle imposte di competenza rilevate in bilancio e dunque la società iscrive una

passività per imposte differite, per le imposte che saranno pagate negli esercizi successivi.

Alcuni esempi di differenze temporanee imponibili sono:

- in caso di operazioni che hanno effetto sul conto economico, componenti positivi di reddito

tassabili in esercizi successivi a quello in cui vengono imputati al conto economico o da

componenti negativi di reddito deducibili fiscalmente in esercizi precedenti a quello in cui

verranno imputati al conto economico;

- in caso di operazioni che non hanno effetto sul conto economico, la rivalutazione di attività

senza il riconoscimento ai fini fiscali del maggior valore iscritto;

- differenze temporanee deducibili negli esercizi successivi, ossia differenze temporanee che, nella

determinazione del reddito imponibile (perdita fiscale) di esercizi successivi, si tradurranno in

importi deducibili quando il valore contabile dell’attività o della passività sarà estinto o realizzato, in

tutto o in parte.

Le differenze temporanee deducibili generano imposte anticipate, ossia imposte dovute

nell’esercizio in corso superiori alle imposte di competenza rilevate in bilancio. La società iscrive,

pertanto, un’attività per imposte anticipate per le minori imposte che saranno pagate negli esercizi

successivi.

Le differenze temporanee deducibili possono derivare, ad esempio, da componenti negativi di

reddito deducibili ai fini fiscali in esercizi successivi a quello in cui vengono imputati al conto

economico civilistico (ad esempio, costi la cui deducibilità fiscale è posticipata rispetto alla loro

rilevazione contabile); o componenti positivi di reddito tassabili in esercizi precedenti a quelli in cui

vengono imputati al conto economico civilistico (ad esempio, proventi la cui imponibilità è

anticipata rispetto alla loro rilevazione contabile).

Es: differenze temporanee imponibili negli esercizi successivi 57

Ammortamento macchinario si riferisce a differenze temporanee deducibili

Differenze permanenti

Una differenza permanente rappresenta, ad una certa data, una differenza tra il reddito imponibile

e il risultato civilistico che non è destinata ad annullarsi negli esercizi successivi. Si tratta, ad

esempio, di componenti negativi o positivi di reddito parzialmente o totalmente indeducibili o esenti

ai fini fiscali.

L’onere fiscale teorico rappresenta il prodotto tra il risultato civilistico per l’aliquota fiscale

applicabile (o aliquota ordinaria).

L’aliquota media effettiva rappresenta l’incidenza dell’onere fiscale corrente sul risultato civilistico.

Nel presente principio si utilizzano i termini imposte differite e imposte anticipate (previsti dal

codice civile) come sinonimi di imposte differite passive e imposte differite attive. Con il termine

fiscalità differita si intendono sia le imposte differite che le imposte anticipate.

Classificazione e contenuto delle voci

L’articolo 2424 del codice civile prevede che, nello stato patrimoniale, le attività correlate alle

imposte correnti e alle imposte anticipate siano rilevate nelle seguenti voci:

- CII4-bis) crediti tributari;

- CII4-ter) imposte anticipate.

L’articolo 2424 del codice civile prevede che, nello stato patrimoniale, le passività relative alla

fiscalità corrente e differita siano rilevate nelle seguenti voci:

- B2) fondi per imposte, anche differite;

- D12) debiti tributari. 58

La contropartita al conto economico degli accantonamenti al fondo per imposte è rappresentata

da:

- la voce E21) oneri straordinari/Imposte relative a esercizi precedenti, se l’accantonamento si

riferisce a passività per imposte probabili relative ad esercizi precedenti;

- la voce E22) imposte sul reddito dell’esercizio correnti, differite e anticipate, se l’accantonamento

si riferisce alle passività per imposte differite.

In base all’articolo 2424 del codice civile l’ammontare dei crediti e dei debiti tributari esigibili oltre

l’esercizio successivo è separatamente indicato nello stato patrimoniale. I crediti e i debiti tributari

sono esigibili oltre l’esercizio successivo se il realizzo dei crediti (tramite rimborso o

compensazione) o il pagamento dei debiti avviene oltre i dodici mesi successivi alla data di

bilancio.

Ai fini dell’individuazione della scadenza dei crediti e debiti tributari si rinvia alla disciplina generale

prevista nell’OIC 15 “Crediti” e nell’OIC 19 “Debiti”.

L’articolo 2425 codice civile prevede che le imposte correnti, anticipate e differite siano classificate

nel conto economico nelle seguenti voci:

- E21) oneri straordinari, le imposte relative a esercizi precedenti;

- E22) imposte sul reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate.

Nella voce 22, le imposte sul reddito dell’esercizio sono suddivise in due voci distinte:

a) imposte correnti, che accoglie le imposte sul reddito dovute sul reddito imponibile

dell’esercizio. La voce comprende anche le eventuali sanzioni pecuniarie e gli interessi

maturati se attinenti ad eventi dell’esercizio (ad esempio, ritardato versamento degli acconti

ed altre irregolarità);

b) imposte differite e anticipate, che accoglie:

i) con segno positivo l’accantonamento al fondo per imposte differite;

ii) con segno negativo, le imposte anticipate; esse concorrono con tale segno ad

identificare nella voce 22, l’importo complessivo delle imposte sul reddito di competenza

dell’esercizio.

La voce accoglie sia le imposte differite e anticipate dell’esercizio sia quelle provenienti da esercizi

precedenti. Più in generale, tutte le variazioni delle attività per imposte anticipate e delle passività

per imposte differite sono iscritte nel conto economico in contropartita alla voce 22) imposte sul

reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate.

Compensazione di attività e passività tributarie

In molti casi, la legislazione fiscale permette alla società di compensare i debiti e crediti tributari e,

di conseguenza, regolare l’operazione mediante un unico pagamento. Ai fini della classificazione in

bilancio, la società effettua la compensazione dei crediti e debiti tributari solo se: 59

- ha un diritto legale a compensare gli importi rilevati in base alla legislazione fiscale;

- intende regolare i debiti e i crediti tributari su base netta mediante un unico pagamento.

Non è consentito portare le attività per imposte anticipate/passività per imposte differite a riduzione

del valore degli elementi dell’attivo e del passivo cui sono correlate, poiché in contrasto con la

clausola generale della chiarezza e con il divieto di compensazione delle partite (cfr. articoli 2423,

comma 2, e 2423-ter codice civile).

Rilevazione della fiscalità corrente

Alla fine dell’esercizio, in sede di redazione del bilancio, la società determina l’ammontare delle

imposte. Il costo derivante delle imposte correnti (o dovute) è calcolato in base al reddito

imponibile e alle aliquote d’imposta vigenti alla data di bilancio.

I debiti tributari sono esposti in bilancio al loro valore nominale, comprensivo di eventuali sanzioni

pecuniarie e interessi maturati ed esigibili alla data di bilancio.

Nell’esercizio di definizione del contenzioso o dell’accertamento, se l’ammontare accantonato nel

fondo imposte risulta carente rispetto all’ammontare dovuto, la differenza è imputata a conto

economico tra gli oneri straordinari per imposte relative a esercizi precedenti; in caso contrario,

l’eventuale eccedenza è imputata nei proventi straordinari.

Rilevazione della fiscalità differita su operazioni che hanno effetto sul conto economico

Le imposte anticipate e differite (e le correlate attività e passività) sono rilevate nel conto

economico (e nello stato patrimoniale) nell’esercizio in cui emergono le differenze temporanee. Il

calcolo delle attività e passività differite tiene conto delle specificità delle diverse normative fiscali

in materia di imponibilità e deducibilità.

Le attività per imposte anticipate e la passività per imposte differite non sono rilevate in bilancio in

presenza di una differenza permanente.

La determinazione delle imposte differite si articola nelle seguenti fasi:

1) l’individuazione delle differenze temporanee alla fine dell’esercizio;

2) la determinazione delle perdite fiscali riportabili a nuovo;

3) l’analisi dei tempi di rientro (o annullamento) delle differenze temporanee da cui traggono

origine le attività per imposte anticipate e le passività per imposte differite;

4) il calcolo della fiscalità differita alla data del bilancio;

5) l’analisi e valutazione delle attività per imposte anticipate e passività per imposte differite iscritte

in bilancio. 60

Le attività per imposte anticipate sono rilevate nel rispetto del principio della prudenza, solo

quando vi è la ragionevole certezza del loro futuro recupero.

La ragionevole certezza è comprovata quando:

- esiste una proiezione dei risultati fiscali della società (pianificazione fiscale) per un periodo di

tempo ragionevole, da cui si evince l’esistenza, negli esercizi in cui si annulleranno le differenze

temporanee deducibili, di redditi imponibili non inferiori all’ammontare delle differenze che si

annulleranno; e/o

- negli esercizi in cui si prevede l’annullamento della differenza temporanea deducibile, vi sono

sufficienti differenze temporanee imponibili di cui si prevede l’annullamento.

Le imposte anticipate/differite sono calcolate sull’ammontare cumulativo di tutte le differenze

temporanee dell’esercizio, applicando le aliquote fiscali in vigore nell’esercizio nel quale le

differenze temporanee si riverseranno, previste dalla normativa fiscale vigente alla data di

riferimento del bilancio.

Qualora la normativa fiscale non stabilisca le aliquote fiscali in vigore nell’esercizio nel quale le

differenze temporanee si riverseranno, la società calcola le imposte/differite sulla base delle

aliquote in vigore alla data di riferimento del bilancio.

Gli adeguamenti (variazioni in aumento o in diminuzione) del fondo imposte differite (voce B.II del

passivo) e dell’attività per imposte anticipate (voce CII4-ter dell’attivo) sono rilevati al conto

economico nella voce 22 “imposte sul reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate”.

Perdite fiscali

Le attività per imposte anticipate derivano, oltre che dalle differenze temporanee deducibili, anche

dal riporto a nuovo di perdite fiscali.

Una perdita fiscale per un periodo d’imposta può essere portata in diminuzione del reddito

imponibile di esercizi futuri in base a quanto previsto dalle norme tributarie. 61

Il beneficio connesso a una perdita fiscale non ha natura di credito verso l’Erario, quanto piuttosto

di beneficio futuro di incerta realizzazione, dato che per utilizzare tale beneficio è necessaria

l’esistenza di futuri redditi imponibili. La società valuta, dunque, se esiste la ragionevole certezza

che una perdita fiscale possa essere utilizzata negli esercizi successivi.

Il beneficio connesso a una perdita fiscale è rilevato tra le attività dello stato patrimoniale alla voce

CII4-ter “imposte anticipate” solo se sussiste la ragionevole certezza del loro futuro recupero.

La ragionevole certezza è comprovata quando:

- esiste una proiezione dei risultati fiscali della società (pianificazione fiscale) per un ragionevole

periodo di tempo in base alla quale si prevede di avere redditi imponibili sufficienti per utilizzare le

perdite fiscali; e/o

- vi sono imposte differite relative a differenze temporanee imponibili, sufficienti per coprire le

perdite fiscali, di cui si prevede l’annullamento in esercizi successivi. Il confronto è fatto tra perdita

fiscale e differenze imponibili in futuro.

Le differenze temporanee possono sorgere anche a seguito di operazioni che non transitano dal

conto economico, quali ad esempio, operazioni straordinarie (ad esempio, fusioni, scissioni o

conferimenti), rivalutazione di attività iscritte nello stato patrimoniale a seguito di specifiche leggi,

riserve in sospensione di imposta.

Le attività per imposte anticipate e le passività per le imposte differite sono rilevate in bilancio

nell’esercizio in cui emergono le differenze temporanee, salvo nei seguenti casi:

 la rilevazione iniziale dell’avviamento;

 la rilevazione iniziale di un’attività o di una passività in un’operazione che non influenza

direttamente né il risultato civilistico né il reddito imponibile e non è un’operazione straordinaria.

Si tratta, ad esempio, dell’acquisto di attività che sono:

a) non deducibili dalla base imponibile ai fini delle imposte sul reddito;

b) deducibili per un importo inferiore (o superiore) al costo complessivo.

Le imposte differite relative a operazioni che hanno interessato direttamente il patrimonio netto non

sono rilevate al conto economico ma contabilizzate inizialmente nella voce B2 “Fondi per imposte,

anche differite” tramite riduzione della corrispondente posta di patrimonio netto (ad esempio, in

caso di rivalutazione di attività iscritte in bilancio). Dopo la rilevazione iniziale, le variazioni nelle

imposte differite sono riversate al conto economico alla voce 22 “imposte sul reddito dell’esercizio,

correnti, differite e anticipate” coerentemente con l’annullamento negli esercizi successivi delle

differenze temporanee alle quali si riferiscono.

Le imposte differite relative a operazioni che non hanno interessato direttamente il patrimonio netto

(ad esempio, la fusione per incorporazione in assenza di un avanzo da concambio), non transitano

62

né dal conto economico né dal patrimonio netto. Le imposte differite sono calcolate sul plusvalore

attribuito al valore contabile delle attività, in sede di allocazione della differenza di fusione, nei limiti

del valore corrente della stessa attività. Il plusvalore attribuito è pari alla differenza tra il valore

corrente dell’attività e il suo valore contabile ante operazione. La passività per imposte differite è

iscritta nella voce B2 “Fondi per imposte, anche differite” del passivo

Operazioni straordinarie – Profili generali

Una differenza temporanea può sorgere in occasione di operazioni straordinarie che comportano il

trasferimento di patrimoni, di aziende, rami di azienda o società, quali le operazioni di cessione e di

conferimento di aziende o rami d’azienda e le operazioni di fusione e scissione di società.

Il regime fiscale previsto generalmente per queste operazioni è quello della neutralità fiscale; tali

operazioni si effettuano, infatti, in continuità dei valori fiscalmente riconosciuti prima

dell’operazione. Pertanto, i maggior valori contabili delle attività e dell’avviamento iscritti in bilancio

a seguito dell’operazione non sono riconosciuti ai fini fiscali.

La normativa fiscale prevede, tuttavia, la facoltà per una società di riallineare il valore fiscale ai

maggiori valori contabili delle attività e dell’avviamento mediante il pagamento di un’imposta

sostitutiva delle imposte dirette. Il riallineamento consente il riconoscimento fiscale di questi

maggiori valori (cd. affrancamento).

La decisione di avvalersi del riallineamento può essere presa con riferimento all’esercizio in cui

avviene l’operazione straordinaria o a un esercizio successivo.

Nota integrativa

Nel fornire le informazioni di cui al numero 4 dell’articolo 2427, la nota integrativa descrive le

motivazioni in virtù delle quali non è stato iscritto un fondo imposte, pur in presenza di

accertamenti o contenziosi con le autorità fiscali. Ove rilevante, la nota integrativa indica:

 gli effetti delle operazioni di riallineamento effettuate nell’esercizio; 63

 il rapporto tra l’onere fiscale corrente e il risultato civilistico mediante una o entrambi le seguenti

modalità (si veda l’Appendice D):

 una riconciliazione numerica, con le relative motivazioni, fra l’onere fiscale corrente e

l’onere fiscale teorico, quando la differenza è significativa;

 una riconciliazione numerica, con le relative motivazioni, tra l’aliquota fiscale applicabile (o

aliquota teorica) e l’aliquota fiscale media effettiva, quando la differenza è significativa;

 l’ammontare e la natura di singoli crediti o debiti tributari di importo rilevante con peculiari

caratteristiche di cui è importante che il lettore del bilancio abbia conoscenza.

OIC 28 – PATRIMONIO NETTO

Finalità del principio

Il principio contabile OIC 28 ha lo scopo di disciplinare i criteri per la rilevazione e la classificazione

degli elementi di cui il patrimonio netto si compone, nonché le informazioni da presentare nella

nota integrativa. 64

Ambito di applicazione

Il presente principio contabile è destinato alle società di capitali e, per quanto compatibile, alle altre

società che redigono i bilanci in base alle disposizioni del codice civile.

Definizioni

- Il patrimonio netto, è la differenza tra le attività e le passività di bilancio. In altri termini, il

patrimonio netto esprime la capacità della società di soddisfare i creditori e le obbligazioni “in via

residuale” attraverso le attività. In tale accezione, il patrimonio netto individua il “capitale di pieno

rischio”, la cui remunerazione e il cui rimborso sono subordinati al prioritario soddisfacimento delle

aspettative di remunerazione e rimborso del capitale di credito.

- Il capitale sociale, rappresenta l’importo nominale dei conferimenti in denaro e in natura che i

soci hanno effettuato a tale titolo e di quelli che si sono impegnati ad effettuare in sede di

sottoscrizione del capitale, aggiornato per le modifiche dovute ad altre operazioni sul capitale

(aumenti gratuiti e riduzioni del capitale).

- L’utile (perdita) dell’esercizio, è il risultato economico netto dell’esercizio che scaturisce dal 5

conto economico e rappresenta la differenza tra i ricavi e i costi di competenza dell’esercizio. Tale

risultato determina un incremento (decremento) del patrimonio netto della società.

- Le riserve di utili, sono generalmente costituite in sede di riparto dell’utile netto risultante dal

bilancio d’esercizio approvato, mediante esplicita destinazione a riserva, o mediante semplice

delibera di non distribuzione in modo che l’eventuale utile residuo venga accantonato nella voce

AVIII “Utili (perdite) portati a nuovo” del passivo dello stato patrimoniale.

- Le riserve di capitale, rappresentano le quote di patrimonio netto che derivano, per esempio, da

ulteriori apporti dei soci, dalla conversione di obbligazioni in azioni, dalle rivalutazioni monetarie e

dalla rinuncia di crediti da parte dei soci.

Classificazione e contenuto delle voci

L’articolo 2424 codice civile prevede che le voci del patrimonio netto sono iscritte nel passivo dello

stato patrimoniale alla voce A “Patrimonio netto” con la seguente classificazione:

I — Capitale

II — Riserva da soprapprezzo delle azioni

III — Riserve di rivalutazione

IV — Riserva legale

V — Riserve statutarie

VI — Riserva per azioni proprie in portafoglio

VII — Altre riserve, distintamente indicate 65

VIII — Utili (perdite) portati a nuovo

IX — Utile (perdita) dell’esercizio

Nella voce AI “Capitale” si iscrive l’importo nominale del capitale sociale di costituzione e delle

successive sottoscrizioni degli aumenti di capitale da parte dei soci anche se non ancora

interamente versati, aggiornato per le modifiche dovute ad altre operazioni sul capitale (aumenti

gratuiti e riduzioni del capitale). Il credito verso soci per versamenti ancora dovuti (con separata

indicazione della parte già richiamata) è iscritto nella voce A “Crediti verso soci per versamenti

ancora dovuti” dell’attivo dello stato patrimoniale.

Nella voce AII “Riserva da soprapprezzo delle azioni” si iscrivono:

 l’eccedenza del prezzo di emissione delle azioni o delle quote rispetto al loro valore nominale;

 le differenze che emergono a seguito della conversione delle obbligazioni in azioni;

 il ricavato della vendita dei diritti di opzione inoptati dai soci e riferiti ad aumenti di capitale.

Nella voce AIII “Riserve di rivalutazione” si iscrivono le rivalutazioni dei beni materiali ed

immateriali e delle attività finanziarie previste dalle leggi speciali in materia, alcune delle quali

possono prevedere una specifica evidenza in bilancio.

Nella voce AIV “Riserva legale” si iscrive la quota dell’utile dell’esercizio che l’assemblea ha

destinato a tale riserva. L’articolo 2430 codice civile obbliga ad accantonare in tale riserva almeno

il 5% dell’utile dell’esercizio fino a quando l’importo della riserva non abbia raggiunto il quinto del

capitale sociale.

Nel caso in cui, per qualsiasi ragione, l’importo della riserva legale scenda al di sotto del limite del

quinto del capitale sociale occorre provvedere al suo reintegro con il progressivo accantonamento

di almeno il ventesimo degli utili netti. Se è stato emesso un prestito obbligazionario ed il capitale è

stato ridotto in conseguenza di perdite, la riserva legale deve essere reintegrata finché

l’ammontare del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili non sia pari alla

metà dell’ammontare delle obbligazioni in circolazione (articolo 2413 codice civile).

Nella voce AV “Riserve statutarie” si iscrivono tutte le tipologie di riserve previste dallo statuto della

società. Le condizioni, i vincoli e le modalità di formazione e movimentazione di queste riserve

sono disciplinate dallo statuto.

Nella voce AVI “Riserva per azioni proprie in portafoglio” si iscrive il valore delle azioni proprie

acquistate dalla società che sono classificate nell’attivo patrimoniale. Essa è iscritta al momento in

66

cui le azioni sono entrate nel patrimonio della società ed è destinata ad accogliere il valore delle

azioni proprie iscritte all’attivo dello stato patrimoniale.

Nella voce AVII “Altre riserve” si classificano tutte le altre riserve che non sono già state iscritte

nelle precedenti voci del patrimonio netto. Rientrano, ad esempio, in questa voce le seguenti

riserve:

 una riserva facoltativa nella prassi spesso chiamata “Riserva straordinaria”, generalmente di tipo

generico, salvo che l’assemblea ne disciplini una specifica destinazione. In questo caso, il suo

utilizzo è sottoposto alle formalità richieste per il futuro atto di destinazione;

 la “Riserva da riduzione capitale sociale”, che accoglie la differenza tra l’ammontare della

riduzione operata nel capitale sociale e la perdita coperta, o la parte della riduzione del capitale

non restituita ai soci (articolo 2445 codice civile);

 la “Riserva da deroghe ex articolo 2423 codice civile”, che si costituisce nei casi eccezionali in cui

l’applicazione di una disposizione del codice civile, riguardante le regole di redazione del bilancio,

sia incompatibile con il principio di rappresentazione veritiera e corretta;

 la “Riserva da conguaglio utili in corso”, che accoglie il rateo di dividendo pagato dal socio che ha

sottoscritto un aumento di capitale sociale in corso d’anno;

 la “Riserva azioni (quote) della società controllante”, che accoglie l’importo delle azioni della 7

società controllante possedute dalla controllata, ai sensi dell’articolo 2359-bis codice civile;

 la “Riserva da rivalutazione delle partecipazioni”, che deriva dall’adozione del metodo del

patrimonio netto nella valutazione delle partecipazioni;

 la “Riserva per versamenti effettuati dai soci” sono riserve che sorgono in occasione di apporti

dei soci effettuati con una destinazione specifica.

Nella voce AVIII “Utili (perdite) portati a nuovo” si iscrivono i risultati netti di esercizi precedenti che

non siano stati distribuiti o accantonati ad altre riserve e le perdite non ripianate.

Nella voce AIX “Utile (perdita dell’esercizio)” si iscrive il risultato dell’esercizio che scaturisce dal

conto economico. Se durante l’esercizio è stata in tutto o in parte ripianata la perdita del periodo,

da un punto di vista formale si perde la citata coincidenza tra l’importo della voce di conto

economico, nel quale non transita il versamento, e quella inclusa nel patrimonio netto. In tali

circostanze, per il principio della chiarezza, è necessario fornire un’esplicita ricostruzione delle

variazioni intervenute, come segue.

In ossequio all’articolo 2423-ter, comma 3, codice civile occorre aggiungere una voce specifica;

conseguentemente nel caso di copertura della perdita, nello stato patrimoniale si ha:

IX - Utile (perdita) dell’esercizio:

Perdita dell’esercizio (10) 67

Copertura parziale 4

Perdita residua (6)

La formazione e le variazioni delle poste di patrimonio netto

Capitale sociale

La costituzione di società

Per le società per azioni alla sottoscrizione del capitale sociale da parte dei soci sorge il credito

verso i soci e si rileva il capitale sociale al valore nominale delle azioni, anche nel caso in cui le 8

azioni non sono emesse in quanto il deposito dell’atto costitutivo presso il registro delle imprese

avverrà successivamente. Se le azioni (quote) sono emesse ad un prezzo superiore rispetto al

valore nominale la differenza si rileva nella “Riserva sovrapprezzo azioni (o quote)”.

Nel caso dei conferimenti in denaro, contestualmente alla sottoscrizione delle azioni deve rilevarsi

il versamento di almeno il 25% della parte di capitale sottoscritta, più l’intero soprapprezzo nel

caso in cui esso sia stato fissato. In contropartita si rileva la riduzione del credito verso i soci per le

azioni sottoscritte (articoli 2439, comma 1, e 2481-bis, comma 4, codice civile).

Conferimenti

Nel caso dei conferimenti in natura e di crediti, le azioni sottoscritte devono essere interamente

liberate contestualmente alla sottoscrizione. I soci provvedono all’integrale liberazione delle quote

di capitale sottoscritte, trasferendo alla società, contestualmente alla sottoscrizione, i diritti sui beni

o i crediti conferiti.

Gli aumenti di capitale sociale

Le variazioni in aumento del capitale sociale possono essere reali, nominali e miste. L’aumento

reale comporta la sottoscrizione delle azioni di nuova emissione, da parte dei soci o di terzi ed

implica l’obbligo ad effettuare nuovi conferimenti in denaro, in natura e di crediti. L’aumento

nominale del capitale avviene mediante l’attribuzione al capitale sociale di altre riserve 9

disponibili. L’aumento del capitale in forma mista avviene in parte con assegnazione gratuita e in

parte a pagamento.

Le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in

opzione agli azionisti in proporzione al numero delle azioni da essi possedute (articolo 2441 codice

civile), salvo il caso di esclusione o limitazione del diritto di opzione previste dalla legge. Analoghe

disposizioni sono previste per le quote di nuova emissione da parte di società a responsabilità

limitata (articolo 2481-bis codice civile). 68

Se i diritti di opzione sono venduti, trattandosi di operazione sul capitale, il ricavato incrementa la

voce AVII “Riserva soprapprezzo delle azioni” al netto dell’eventuale effetto fiscale.

L’aumento del capitale sociale si delibera contestualmente all’emissione del prestito

obbligazionario convertibile nel caso di aumento del capitale sociale effettuato a seguito di

conversione di un prestito obbligazionario. Alla scadenza del diritto di opzione per la conversione

delle obbligazioni in azioni, gli amministratori danno parziale attuazione all’aumento di capitale, con

diminuzione del valore nominale del prestito obbligazionario, per la parte per la quale è stato

esercitato il diritto di opzione, ed un corrispondente aumento del capitale sociale. Se il valore

nominale delle obbligazioni convertite è superiore a quello delle azioni emesse, l’eccedenza si

rileva nella riserva sovrapprezzo azioni

L’aumento del capitale sociale in forma “gratuita” si attua tramite l’utilizzo delle riserve “disponibili”

del patrimonio netto (cfr. l’appendice B). In tal modo una o più riserve, che sino al momento di

detto trasferimento erano sottoposte alla disciplina specifica delle voci di patrimonio netto in cui

erano incluse, sono assoggettate alla più rigida disciplina del capitale sociale.

La riduzione del capitale sociale

I casi di riduzione espressamente previsti dalla normativa sono i seguenti:

 riduzione per decisione volontaria dei soci (articoli 2445 e 2482 codice civile);

 riduzione per perdite (articoli 2446, 2447, 2482-bis e ter codice civile);

 riduzione per recesso del socio (articoli 2437 e 2473 codice civile);

 riduzione per riscatto delle azioni (articolo 2437-sexies codice civile);

 riduzione per esclusione del socio (articolo 2473-bis codice civile);

 riduzione per morosità (articoli 2344 e 2466 codice civile);

 riduzione per mancato rispetto delle norme in tema di acquisto di azioni proprie (articolo 2357,

comma 4, codice civile) o per possesso di azioni da parte di società controllate in misura

eccedente i limiti di legge (articoli 2359-ter e quater codice civile);

 riduzione per revisione della perizia di stima dei conferimenti in natura (articolo 2343, comma 4,

codice civile).

La riduzione del capitale sociale per perdite può essere obbligatoria o facoltativa:

- si ha riduzione obbligatoria quando il capitale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di

perdite e tale situazione perdura anche nell’esercizio successivo (articoli 2446 e 2482-bis codice

civile), oppure quando, per la perdita di oltre un terzo del capitale, questo si riduce al disotto del 69

minimo legale (articoli 2447 e 2482-ter codice civile). La perdita di oltre un terzo del capitale si

verifica quando le perdite accumulate dalla società, risultanti dalle voci AVIII “Utili (perdite) portate

a nuovo” e IX “Utile (perdita) dell’esercizio”) del patrimonio netto, al netto delle Riserve (voci da AII

ad AVII del patrimonio netto), superano un terzo del capitale, oppure, più semplicemente, quando

l’ammontare complessivo del patrimonio netto è inferiore ai due terzi del capitale sociale;

- si ha riduzione facoltativa quando le perdite risultano inferiori al terzo del capitale. Nella

fattispecie della riduzione facoltativa rientra quindi la riduzione per perdite, se esse risultino di

ammontare tale da non ricadere nella fattispecie di riduzione “obbligatoria” (articoli 2446, 2447,

2482-bis e ter codice civile).

In caso di perdita di esercizio l’assemblea può essere chiamata a prendere provvedimenti

alternativi, sulla base delle informazioni che l’organo amministrativo è tenuto a fornire per legge:

 immediata riduzione del capitale sociale, la delibera di riduzione del capitale sociale per perdite è

immediatamente efficace e occorre procedere subito alla rettifica dell’importo iscritto nella voce AI

“Capitale”;

 riporto a nuovo della perdita;

 successiva copertura della perdita, la perdita può essere coperta da versamenti in conto capitale

effettuati in precedenza, o con versamento, a fondo perduto, di somme tali da ripianare la perdita,

o con la rinunzia, sempre da parte di uno o più soci, a crediti vantati nei confronti della società.

La riduzione del capitale per recesso del socio (articolo 2437-quater codice civile) avviene in

particolari casi previsti dalla legge o dallo statuto.

Nelle società a responsabilità limitata (articolo 2473-bis codice civile) l’atto costitutivo può

prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio.

Altre poste del patrimonio netto

La destinazione dell’utile dell’esercizio

L’utile dell’esercizio può essere:

a) accantonato in una o più delle riserve, di cui alle voci AIV “Riserva legale”, AV “Riserve

statutarie”, AVI “Riserve per azioni proprie in portafoglio” e AVII “Altre riserve” del patrimonio netto;

b) attribuito ai soci fondatori, ai promotori, agli amministratori ed ai dipendenti e ai possessori (soci

o terzi) degli strumenti finanziari emessi a seguito del loro apporto di opere o servizi;

c) utilizzato a copertura di perdite pregresse;

d) portato ad aumento del capitale sociale;

e) rinviato ai futuri esercizi;

f) distribuito ai soci. 70

Utilizzazione delle riserve

Le riserve possono essere utilizzate per diverse operazioni a seconda dei loro vincoli e della loro

natura. Ad esempio, in determinati casi, possono essere utilizzate per la distribuzione ai soci (nel

rispetto delle disposizioni degli articoli 2423 e 2426, numero 5, codice civile e degli altri vincoli

derivanti da altre disposizioni di legge o di statuto), in altri casi possono essere disponibili solo per

utilizzazioni diverse dalla distribuzione degli utili. È questo il caso in cui le riserve possono essere

utilizzate solo per la imputazione al capitale sociale o alla copertura delle perdite.

La nozione di distribuibilità della riserva, quindi, può non coincidere con quella di disponibilità.

Le riserve possono inoltre essere utilizzare a copertura delle perdite. In particolare, l’assemblea

stabilisce quali riserve del patrimonio netto dovranno essere intaccate per prime per la copertura

della perdita. A tal riguardo, occorre tener conto che alcune riserve sono soggette a vincoli circa la

loro disponibilità.

Per il principio della tutela dei creditori, si utilizzano per prime le riserve disponibili esistenti. Nel

caso in cui il loro ammontare complessivo non superi quello della perdita, la delibera assembleare

deve anche stabilire quali altre riserve si devono utilizzare. Se si devono utilizzare anche le riserve

vincolate, si dovrà tenere conto del diverso grado di vincolo, ad iniziare da quelle per le quali esso

è meno rigido.

Altre variazioni del patrimonio netto

La rinuncia del credito da parte del socio - che si concretizza in un atto formale effettuato

esplicitamente nella prospettiva del rafforzamento patrimoniale della società - è trattata

contabilmente alla stregua di un apporto di patrimonio. Pertanto, in tal caso la rinuncia dei soci al

diritto alla restituzione trasforma il debito della società in una posta di patrimonio netto avente

natura di riserva di capitale

Nota integrativa

Con riferimento alle voci del patrimonio netto, l’articolo 2427, comma 1, codice civile richiede di

indicare nella nota integrativa le seguenti informazioni:

“4) le variazioni intervenute nella consistenza delle altre voci dell’attivo e del passivo; in

particolare, per le voci del patrimonio netto, per i fondi e per il trattamento di fine rapporto, la

formazione e le utilizzazioni”; “7) (…) la composizione della voce «altre riserve»”; 71

“7bis) “l’indicazione in modo analitico delle voci di patrimonio netto, con specificazione in appositi

prospetti della loro origine, possibilità di utilizzazione e distribuibilità, nonché della loro avvenuta

utilizzazione nei precedenti esercizi”.

Con riguardo al numero degli esercizi precedenti per i quali occorre fornire l’informazione

dell’avvenuta utilizzazione delle voci di patrimonio netto, in genere è sufficiente fornire

un’informazione riferita agli ultimi tre esercizi. In presenza di particolari situazioni riguardanti

l’importo e le modalità di utilizzo delle riserve, è opportuno includere un’informazione riferita a un

numero di esercizi superiore ai tre indicati.

Prospetto di patrimonio netto 72


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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher perroandrea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bilancio e analisi economico finanziaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Amaduzzi Andrea Angelo Aurelio.

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