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Capitolo 11. Dai confini del Sé alla rappresentazione dell’Altro: identità e alterità

La natura si è da sempre rivolta all’umanità stessa, ossia al e all’Altro, intesi come soggetti individuali e gruppi come soggetti collettivi. Essa riguarda il modo in cui individui e gruppi percepiscono e pensano la propria relazione con l’alterità, innanzitutto umana. Il problema di sapere chi siamo e chi sono loro è ricorrente; l’appartenenza di un individuo a un gruppo è resa possibile dalla condizione, parziale, di determinati modelli culturali. L’idea di far parte di un Sé collettivo, di un Noi (es. tribù, casta, ecc.) si realizza attraverso comportamenti e rappresentazioni che contribuiscono a tracciare dei confini nei confronti degli altri. L’idea di appartenere a un sé collettivo e di essere ciò che siamo come individui rinviano all’identità. Essere esclusi da un gruppo o subire torti può portare a fare vacillare la nostra identità, fino a mettere in pericolo il nostro equilibrio psichico. Più viviamo in ambienti conflittuali e concorrenziali e più si sviluppa la retorica dell’identità, intesa come dimensione non riducibile dell’Io o del Noi.

Esempio: Tribù Tupinamba. Il nemico veniva catturato, trattato come uno del villaggio come rito prima di essere mangiato. Tramite il cannibalismo, l’uomo avrebbe ripreso a vivere nel corpo del nemico, consapevole che un giorno gli toccherà la stessa sorte.

Corpi

Nel caso di cannibalismo Tupinamba viene evidenziato il rapporto tra gli individui con il corpo, proprio e altrui. Gli esseri umani hanno esperienza del mondo attraverso il corpo: sentono, comunicano, percepiscono, desiderano. Il corpo è un mediatore tra noi e il mondo, attraverso il quale entriamo in relazione con l’ambiente circostante. Comprendiamo il mondo perché il nostro corpo è stato esposto fin dalla nascita alle sue regolarità. Tali regolarità mettono in moto ciò che Pierre Bordieu ha chiamato una conoscenza attraverso il corpo.

La conoscenza attraverso il corpo è incorporata, incorporazione inteso come capace di descrivere il nostro “essere nel mondo”; ed è per questo che reagiamo ‘istintivamente’ agli stimoli esterni che siano di natura fisica o culturale. La conoscenza incorporata sta alla base di quello che Bordieu chiama habitus, ovvero, il complesso di atteggiamenti psicofisici mediante cui gli esseri umani stanno nel mondo. Questa “stare nel mondo” è uno ‘stare’ di natura sociale e culturale e il nostro habitus varia sulla base delle nostre particolari caratteristiche psico-fisiche. “Essere al mondo” attraverso il corpo è culturalmente orientato; il corpo è disciplinato (Foucault). Il corpo degli esseri umani è sempre culturalmente disciplinato, nel senso che le tecniche preposte all’attuazione di tale disciplina dipendono dai modelli culturali in vigore. La società cerca di imprimere nel corpo dei suoi componenti i “segni” della sua presenza.

Il corpo serve per manifestare la propria identità, sociale e individuale, ed è definito “un luogo di messa in scena del Sé”. Il discorso sul corpo può diventare un discorso sul genere, un mezzo per rivendicare non solo una identità o una diversità individuale ma può essere oggetto di discorsi “identitari”; il corpo è qualcosa in cui si riflettono i valori e le disposizioni culturali differenti e anche difettare terreno di confronto ideologico e politico o, ancora, essere oggetto di un discorso finalizzato al riscatto “politico” di intere culture.

Corpi sani e corpi malati

Il corpo può essere uno strumento di “resistenza” e di “risposta”, tanto consapevole quanto inconscia, nei confronti delle situazioni esterne. Taussing ha notato come in Brasile, durante le repressioni militari, le donne e le figlie degli uomini fatti sparire venissero prese da malattie come il nervoso (crisi nervose).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher itsmartiz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Vignato Silvia.
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