Capitolo 11. La ricerca della coerenza e lo studio delle cosmologie
Nel 1935 un gruppo di etnologi francesi si occupò dello studio della popolazione Dogon; un popolo di agricoltori che vive nell’interno dello stato di Mali. Griaule ebbe la possibilità di studiare quello che chiamò “cosmologia dogon”, ovvero, l’affascinante visione di questo popolo della cosmologia e la nascita del cosmo. Negli anni che seguirono la pubblicazione dello studio sulla cosmologia dono di Griaule, gli antropologi iniziarono a parlare di “sistema di pensiero”.
I sistemi di pensiero sono stati chiamati così perché comprendono diversi ambiti di riflessione: le rappresentazioni dello spazio e del tempo, la stregoneria e la magia, il rapporto tra natura e cultura e le relazioni tra sessi.
Differenze e somiglianze
Alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, l’inglese Robin Horton mise a confronto i sistemi di pensiero tradizionali africani con il pensiero scientifico sviluppato in Europa. Horton riteneva che i due metodi avessero molto in comune, poiché entrambi sono alla ricerca di una spiegazione del mondo, dove “spiegare” significa:
- Oltrepassare il senso comune (fermo alle apparenze), e la diversità dei fenomeni.
- Ricercare l’unità dei principi e delle cause.
- Semplificare al di là della complessità dei fenomeni.
- Superare l’apparente disordine per trovare un principio d’ordine del mondo.
- Cogliere la dimensione della regolarità dietro l’anomalia e la casualità dei fenomeni.
Le entità soprannaturali delle religioni africane spiegano la realtà mediante l’opposizione e la tensione che si stabilisce tra un ristretto numero di entità: uomini, spiriti, antenati, eroi. Tutti gli agenti divini risulteranno finalizzati all’individuazione dell’unità dei principi, della semplificazione esplicativa, dell’ordine e della regolarità del mondo.
L’uso delle analogie esplicative: malattie e relazioni sociali
Quando gli indovini di certe popolazioni attribuiscono una malattia o una morte improvvisa a qualche divinità o antenato iroso, si osserva una differenza con il pensiero occidentale, che da un certo momento in poi si è rivolto alle “cose” per costruire le proprie analogie esplicative. Altri sistemi, tra cui quello Africano, hanno privilegiato il mondo sociale. In Africa le analogie esplicative si sono espresse nel linguaggio della “persona” ed esse sono personalizzate.
“Chiusura” e “apertura” dei sistemi di pensiero
Nella prima metà del Novecento, Lévy-Bruhl ha teorizzato il “pensiero primitivo” che si sarebbe distinto in maniera radicale dal pensiero razionale. Secondo Lévy-Bruhl era possibile parlare di una mentalità primitiva. Essa avrebbe difetto il principio di identità (A=A), il principio di non contraddizione (A=A allora A diverso B) e il principio di casualità.
Haron fece la distinzione tra sistemi di pensiero “chiusi” e sistemi di pensiero “aperti”. Egli ritiene che l’indovino o il sacerdote africano non sono consapevoli del fatto che esistono delle alternative esplicative. Lo scienziato, invece, è consapevole dell’esistenza di alternative ai principi teoretici chiamati a spiegare la realtà.
I sistemi di pensiero tradizionali, in Africa, sono sistemi di pensiero “chiusi”, mentre quelli di natura scientifica sono “aperti”. Nel pensiero chiuso esiste un rapporto speciale tra le persone da un lato e gli oggetti e le azioni dall’altro. Nelle culture a oralità diffusa le parole acquistano un potere causativo; come se “dire”...