Capitolo 11. Apparentemente diversi ma del tutto simili
Il genere umano spazia di enormi diversità che caratterizzano gli uni dagli altri; a fronte di questa grande varietà del genere umano, possiamo però constatare elementi di forte unità. George-Louis Leclerc de Buffon stabilì che i gruppi umani fanno parte di un’unica specie. La caratteristica principale dell’uomo che porta al riconoscimento della sua diversità è l’aspetto fisico, assieme a una lingua che risulta sconosciuta (ex. Antichi Greci facevano distinzioni interne tra loro, a seconda della lingua parlata).
Il razzismo è l’autocelebrazione della propria superiorità da un lato e il disprezzo di coloro che sono ritenuti inferiori dall’altro; ruota attorno alla nozione di “razza”. Questa ideologia porta all’esclusione, al rifiuto e alla diffidenza delle popolazioni ritenute diverse e quindi inferiori. La “razza” è, innanzitutto, una costruzione culturale. Tra gli esseri umani non è possibile tracciare distinzioni nette tra gruppi umani basandosi sulle caratteristiche somatiche degli individui; la “razza” è, inoltre, un veicolo di stereotipi diffusi e opera per distinzioni che quasi sempre sono connesse a xenofobia, pregiudizi, interessi politici e problemi sociali. L’unico studio valido per mostrare le differenze tra esseri umani è l’esame del DNA. Nel corso degli anni i genetisti hanno incrementato gli studi sull’essere umano nel corso dei secoli. La distanza genetica è dovuta soprattutto ai fenomeni di migrazione che avvenivano per motivi di carestia, guerre, persecuzioni, ecc.
Popolazioni genetiche e famiglie linguistiche
L’idea di famiglia linguistica risale al giurista William Jones che notò somiglianze tra sanscrito, latino, greco, celtico e gotico. A tale proposito, Jones affermò che: “Un’affinità più forte, sia nelle radici dei verbi che nelle forme della grammatica, di quella che potrebbe essersi prodotta per accidente; tanto forte infatti che nessun filologo potrebbe eliminarle tutte [senza convincersi] che esse sono nate da una qualche fonte comune che, forse, non esiste più”. Questo gruppo di lingue non più parlate è chiamato famiglia indoeuropea. Si è pensato che queste lingue avessero delle “familiarità”.
Alcuni studiosi, invece, ipotizzarono che tutte le lingue estinte e parlate fossero riconducibili a grandi “superfamiglie”, derivate a loro volta da una comune origine. Non tutti i linguisti sono d’accordo ed esprimono dubbi sulle famiglie linguistiche e che non sia possibile determinare l’esistenza di una protolinguistica comune.
La presenza di una lingua in una certa regione può essere determinata da quattro fattori:
- Occupazione iniziale di una regione disabitata
- La divergenza
- La convergenza
- La sostituzione di una lingua esistente con un’altra proveniente dall’esterno
Geni, lingue e culture
Le migrazioni hanno avuto l’effetto di spinte culturali. Il corredo genetico varia anche di conseguenza ad altri fattori, casuali e adattivi (selezione naturale).