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Antropologia

dell’Arte

Questo corso presenta due momenti e figure essenziali, da un lato il concetto di corpo nell’arte

(body art) e dall’altro l’esperienza della riproducibilità tecnica nella cultura di massa (pop art).

All’antropologia dell’arte sta capire quanto il corpo, quanto la riproducibilità, i nuovi media e il

consumo di massa hanno influito sul corso della storia dell’arte.

Come ci si approccia alla struttura per capire come si può intervenire in una materia.

La fenomenologia dell’arte si fonda su due elementi fondamentali

la cronologia (cioè il tempo)

• la geografia (cioè lo spazio)

Spazio e tempo sono le coordinate essenziali che ci permettono di inquadrare quello che ci

interessa, per interpretare perché un artista lavora in un certo modo.

Essere vuol dire vivere il proprio tempo e il proprio spazio.

Le arti visive sono sempre state una realtà molto complessa. Se noi pensiamo dalla preistoria a

oggi l’evoluzione dell’essere nello spazio è cambiata moltissimo, basti pensare ai disegni

all’interno delle grotte sulle rocce a raccontare le storie di caccia quando c’era un alfabeto

essenzialmente formato da immagini.

Nel rinascimento si ha una grossa trasformazione poiché si inizia a fare una distinzione tra arte

maggiore e arte minore, prima del rinascimento tutto era accomunato (artigianato, oreficeria,

pittura, scultura), con l’avvento di quest’ultimo cambia la prospettiva e si inizia a capire che

l’opera nasce dall’ingegno e non da mero artigianato, c’è un inventiva, chi faceva un opera d’arte

doveva prendersi un momento teorico e riflessivo per fare arte.

Leonardo Da Vinci fu un rivoluzionario di quell’epoca, prima di lui si dipingeva su dimensioni

gigantesche, a nessuno mai era venuto in mente di fare un quadro 30 cm x 40 cm.

Quando un’opera è considerata un’opera d’arte?

Argan dice che il concetto di arte non definisce categorie di cose ma un tipo di valore cioè il

rapporto che nasce tra un attività mentale e un attività operativa. Significa che capire che cos’è

un opera d’arte non vuol dire fermarsi solo all’oggetto ma andare a fondo e conoscere l’opera,

deve venir fuori un’attività mentale dell’artista.

L’artista per creare una opera d’arte deve muoversi su tre livelli:

ideazione

• presentazione

• spettatore

Quest’ultimo è importante, perché qualunque cosa è stata fatta nella storia dell’arte in funzione di

esser vista da qualcuno

Gestalt —> percezione,esperienza, senso di forma, come forma strutturare dell’opera, e quindi il

processo creativo di essa.

C’è uno studio, una ricerca, esattamente come una ricerca scientifica, che prosegue poi con una

critica. Sta poi alle gallerie, ai musei, alle fiere, ai rettori, ai curatori, a tutte quelle figure che

appartengono al mondo dell’arte a stabilire e lanciare un pensiero su quelle che possono essere

vere opere d’arte o no, come una vera equipe di scienziati.

Il significante è quell’elemento che ci rende capaci di entrare all’interno di un opera e ci permette

di capirne il significato.

L’antropologia dell’arte quindi non è un elemento che serve solo come analisi per affrontare un

tema per approfondirlo, serve invece a far capire come l’uomo ha cambiato la sua storia.

Identità, uno dei temi che ha cambiato il modo di vivere del ‘900.

1917, Duchamp presenta Fontana, semplicemente un orinatoio, capovolto, posto su una base,

con una firma posta sopra.

In quel periodo la città era in piena metamorfosi, stava diventando da periferia a megalopoli, non

aveva più solamente case e fabbriche ma anche luoghi pubblici.

L’opera crea subito un polverone diventando oggetto di discussioni forti e mettendo in crisi il

sistema. Fino ad a quel momento grandi stravolgimenti non c’erano stati, tranne per l’astrattismo

di Kandinskij e il cubismo di Picasso che però comunque avevano a che fare con la tradizione,

anche se banalmente perché erano dei quadri, non erano di certo delle Madonna col Bambino,

però si vedeva la materia e il supporto rimaneva la tela.

Ma è Duchamp a metterci per la prima volta in crisi e a farci chiedere “che cos’è l’arte?”.

Io vedo l’industrializzazione, io vedo le guerre, la produzione di massa , l’accumulo e il consumo,

lo spreco, la riproduzione infinita di qualunque cosa, non vedo certo paesaggi e madonne col

bambino, non posso riprodurre il canestro con la frutta.

E’ riuscito a mettere in scacco matto tutta la società contemporanea con questo gesto.

L’orinatoio non nasce perché è specchio del suo tempo ma perché è Duchamp che lo rende

agente di trasformazione e agente di riflessione sul proprio tempo.

L’arte è il modello e il momento di trasformazione e di riflessione sul proprio tempo.

Ogni arte è contemporanea, perché ognuna contemporanea al proprio tempo.

Gli elementi fondamentali e imprenscindibili per comprendere l’importanza di un opera d’arte e

conoscerla sono l’artista, il tempo, il luogo, tecnica e materiali, dimensioni e competenza.

Tecnica e materiali -> fino al 900 essi e l’arte erano un tutt’uno.

Gesamtkunstwerk (Opera d’arte totale), se all’inizio nasce con Wagner nasce come idea della

fusione di tutte le arti insieme, e con Baudelaire sinestesia, con le avanguardie diventa il rapporto

tra arte e vita, ecco perché Duchamp presenta l’orinatoio. Si inizia a sentire la vita nell’opera

d’arte.

La committenza altro non sono che le gallerie, i collezionisti, i musei. Un tempo erano le chiese,

gli artisti una volta erano schiavi del papato.

I bozzetti e gli schizzi preparatori ci fanno capire meglio come l’artista sia intervenuto nello spazio

fisico dell’istallazione, come ha introdotto il processo creativo e capire l'opera in maniera molto

più intensa.

La globalizzazione è delocalizzare il locare, anche se non dovrebbe essere così. Omologando la

cultura per tutti, è una condizione antropologica che mette in discussione anche il lavoro

dell’artista. Capire un opera d’arte.

Uno degli scopi fondamentali per capire un opera d'arte di un'artista è quello del confronto e

della relazione tra le varie opere dell’artista stesso o tra più artisti dello stesso periodo storico, o

tra più artisti di diversi periodi storici, che ci servono per analizzare al meglio un opera.

Se si parla di Marcel Duchamp si deve poter mettere a confronto una serie di esperienze che ha

fatto egli stesso, come Nudo che scende le scale, un voyeurismo strutturale , quello industriale,

una sorta di spioncino pornografico, delle fasi di passaggio che ci servono per capire la

trasformazione, che interessa anche la cultura, in quegli anni.

Duchamp mette i baffi alla Gioconda per mettere in discussione l’opera considerata più bella e

più conosciuta al mondo. 2

Nell’esistenza umana cambia la comunicazione.

Chiaramente gli studi antropologici attuali nascono da una riflessione della propria tecnica, uno

studio attuale dell'arte di Leonardo risentirà sicuramente della nostra cultura e non della cultura

contemporanea all'opera. Tutte le ricerche sono nate da chi produce quel pensiero, una critica

fatta ora è una critica attuale, nel senso che tra anni la critica potrebbe cambiare idea.

Ora la società ha un approccio più immaginifico che testuale, è diventato più facile fare delle

analogie attraverso delle immagini che non spiegare.

Siamo allenati a vivere nella dimensione dell'immagine, dell'immagine del corpo e di come il

corpo si trasforma.

E' più facile per un bambino di oggi conoscere la Gioconda da una bottiglietta dell’acqua che da

un libro, gli porta più facilmente a ragionare al rapporto col passato.

Bisogna capire, e non guardare, i passaggi fondamentali di questi cambiamenti.

Con le avanguardie si forzano e consumano tutti gli elementi della tradizione, creando un

distacco da quello che è il passato in diversi modi, ognuno in maniera differente, ma la vera

rivoluzione è quella di andare al di là della tradizione, quella di andare al di là della

rappresentazione reale, della mimesis. Kandinskij.

Egli rimase sbalordito davanti ad quadro, che scoprì poi essere una sua tela capovolta.

Da lì nacque una intuizione, lavorare sulla non rappresentazione dell'immagine.

La prima grande trasformazione, similmente ai cubisti dove l'oggetto è riconoscibile ma non è

certo riprodotto come nella realtà. Malevich.

Annullamento totale della rappresentazione con il quadrato nero, allo stesso tempo l'unione di tutti

quanti i colori. Man Ray.

Egli usa le radiografie come elementi, va dentro la rappresentazione del corpo, si iniziano ad

utilizzare i nuovi oggetti e strumenti.

Le avanguardie nascono tutte con dei manifesti programmati, e gli artisti riflettono teoricamente

sul proprio lavoro raccontandolo e spiegandone l’origine e il pensiero, entrando dentro il vivo del

processo creativo. Luce e corpo.

In Giuditta e Oloferne è la luce del soggetto quella che è

andata a influenzare la rappresentazione del corpo.

Togliere quindi il superfluo crescendo in semplicità e

grandezza. Partiamo da Caravaggio, che ha raccontato

una realtà scomoda ai potenti mettendo in questione

tutta una serie di rispettose forme e figure del mondo

cattolico, egli sarà poi il padre del cinema e della

fotografia. Questo quadro per esempio ha al suo interno

ha una serie di caratteristiche legate al realismo ma in

realtà Caravaggio va oltre, e lo fa con il corpo e la luce.

Questa metodologia permette di lavorare sulla spazialità

dell'opera e sulla spazialità della luce.

L'inquadratura mostra un personaggio tagliato, quello della serva, pratica assolutamente inusuale

per l’epoca, come uno scatto fotografico o come una scena di un film. La semplicità con cui la

serva entra dentro la scena, la tranquillità con cui la ragazza taglia il collo di lui.

Sono presenti due diagonali che servono a guidare l'osservatore nel quadro e a orientarlo e che

servono all'artista per comporre l'opera.

Il contesto per Caravaggio non è importante, quel che vuole comunicare è l'azione, che mette in

evidenza come farebbe un fotografo, focalizzandosi solo sul corpo e quindi mettendo in secondo

piano lo sfondo che diventa nero perché non calibrato, fuori dalla latitudine di posa.

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Il Nudo che scende le scale di Duchamp è tratto da una

fotografia, in cui una figura sta appunto scendendo le

scale, una ripetizione del corpo umano e del movimento

attraverso degli scatti fotografici. Duchamp cerca di

trovare una dimensione nuova dove collocare il

movimento, cioè quella del tempo, la quarta. Ecco che

egli presenta questo corpo in movimento, come fosse

scansionato, con le stesse ombre e le stesse luci.

Gjon Mili (1904-1984)

Nudo che scende le scale, studio stroboscopico,

1942

Scomparsa della ricerca della bellezza.

Cambia il concetto del corpo, del proprio corpo e del corpo altrui.

Non si ricerca più il bello e non si cerca più di raffigurarlo.

Sono un esempio i volti di Modigliani, caratterizzati da occhi senza

orbite, o gli spigolosi volti di Kirchner, o le Demoiselles d’Avignon di

Picasso, le quali sembrano delle statue tratte dal primitivismo e dalla

cultura africana sudamericana, dove la luce fende il corpo e lo

scompone in forme geometriche.

Demoiselles d’Avignon fa riferimento al concetto di

“host” (= ospite che accoglie o che viene accolto)

che può essere ostile, il diverso che si ospita ma

che al contempo spaventa.

Picasso riflette molto sul rapporto tra se e

l’estraneo.

Fondamentale per la costruzione della composizione è lo strutturalismo, in altre

parole costruire la rappresentazione, Picasso lo faceva fisicamente, altri

concettualmente.

Come il Metronomo di Man Ray, lo scorrere del tempo della nostra esistenza

mediante due elementi: l'occhio e il metronomo.

Man Ray rifiuta la rappresentazione invece, applicando una solarizzazione, con

Sewing Machine. La fotografia come linguaggio dell’arte e la società dell’immagine.

L'arte contemporanea accoglie al suo interno la fotografia, facendola diventare una dei massimi

linguaggi. Come accennato prima, l’arte non è lo specchio del tempo ma è un elemento che

agisce sulle trasformazioni, uno spazio di riflessione che agisce sul cambiamento, e la fotografia

diventa uno dei protagonisti.

La fotografia permettendo la riproduzione esatta di un immagine fa perdere l'hic et nunc dell'arte,

dato dalla realizzazione dell’opera. Walter Benjamin, teorico tedesco, diceva che la fotografia fa

perdere questa aurea di santità dell’opera d’arte.

La società dell'immagine è basata sulla sua teoria, in anticipo di 60 anni nei confronti dei suoi

contemporanei. E' molto più facile vedere le foto delle opere dei grandi artisti

che le opere stesse con i nostri occhi.

Bruno Munari, con la macchina fotocopiatrice Xerox, crea

delle opere concettuali, un altra macchina che, come la

macchina fotografica, che consente la riproduzione.

Fotografare altro non è che scrivere con la luce, ma prima di

fare ciò bisogna capire a leggerla, capire come utilizzarla per

sfruttare al meglio le sue potenzialità, e con luce si intende

anche l’ombra.

Il topos del corpo che si raffronta con l’acqua, o con lo specchio (o con qualsiasi superficie

riflettente), ha sempre affascinato gli artisti.

Non è un caso che la maggior parte dei fotografi che raffigurano nudi raffigurano anche i fiori,

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entrambi infatti hanno in comune la vanità, la vita e la morte, e lo sviluppo del fiore e il suo

appassimento si pone in parallelo con il corpo della donna, assonanze poi sicuramente con la

forma e con la procreazione della vita, sono quindi un topos della fotografia. Introspezione.

Il corpo protagonista di una fotografia o di un dipinto può diventare, nella nostra mente, il nostro

corpo. Il ritratto, anche quando non è autoritratto, rimane

comunque tale.

Un esempio è il Dottor Gachet di Van Gogh, che estraeva se

stesso e lo trasmetteva al ritratto. Perché comunque si

guarda sempre l'altro attraverso

noi stessi.

Corpo come immagine mediatica della comunicazione.

Approfondiremo alcuni aspetti dedicati al corpo nell'arte e al corpo evocato attraverso linguaggi

tradizionali, come la pittura e la scultura, e poi attraverso il corpo stesso, con la body art.

Strumenti aumentati a vista d'occhio.

Kirchner è stato uno dei primi artisti a lavorare sul concetto di espressione dell'arte, uno dei

padri quindi dell’espressionismo. Con Marcella, ci presenta un titolo dal

nome banale, è il nome della modella da lui rappresentata, che ci

presenta in una visione totalmente differente dal corpo di cui eravamo

abituati. In precedenza il corpo veniva evocato nella sua più pura realtà

e nella sua essenza corporea, con le avanguardie la visione dell’arte

inizia a distorcersi e si comincia a capire che lo sguardo dell'essere

umano non è più lo stesso ma che sta subentrando in dimensioni

completamente differenti.

Il periodo in qui accade tutto questo è quello della psicanalisi con Freud

e gli artisti non possono fare a meno di riflettere su questa tematica

antropologica. Di conseguenza, non rappresentano il reale ma

rappresentano la riflessione sul reale.

Nel caso di Marcella, il corpo è semplicemente evocato: una giovane

donna, che ha nei tratti espressivi, nella forma del viso spigolosa, sguardo assente e posizione

fisica di gambe accavallate, semplicemente accennate, come a coprire il proprio sesso. Sono

tutti elementi che parlano non di rappresentazione del corpo come essenza ma corpo come

pensiero e stato d'animo, il pathos.

Ethos, logos e pathos, diceva Aristotele, formano l'essenza umana.

L'ethos è l'etica, il logos è il discorso e il pathos è il sentimento.

Gli espressionisti nel proprio linguaggio raccontano attraverso il corpo, evocato, l'espressione e

l'interiorità di esso e non più la sua mera rappresentazione realistica. Scardinano quelle

dinamiche di appartenenza di quel tipico e della tradizione a cui erano abituati gli artisti per

trovare una nuova visione di arte.

Nel 1902 un filosofo tedesco di nome Georg Simmel scrive un saggio, La cornice, dove spiega

cos'è la cornice di un opera come contenuto teorico, la cornice definisce la distanza e l'unità

dell'opera d'arte tra l'opera e lo spettatore. Le avanguardie cercano di superarla e di distruggerla

attraverso degli elementi, con un rapporto totalmente differente rispetto alla mimesis, mettendo

insieme il rapporto arte e vita che viene definita Gesamtkunstwerk, il rapporto tra arte e vita

diventa univoco. Il corpo diverrà il vero linguaggio tecnico.

Il corpo è sempre stato uno dei soggetti preferiti dell’arte perché esso ci mette nelle condizioni di

confrontarci prima con noi stessi e poi con l'altro da sé, il nostro sconosciuto. Il corpo è sempre

servito all'artista ad agire nella storia, in una condizione sempre diversa da quella dei secoli

precedenti. 5 L’architettura è misura del corpo.

Il corpo dapprima si muoveva nell'agorà mentre ora si muove nella metropoli.

Quando una città perde il suo centro guadagnandone molteplici diventando la megalopoli.

L'architettura diventa un elemento per gli artisti delle avanguardie, diventano dei luoghi per capire

il corpo, che fine ha fatto e che direzione sta prendendo. Ci sono due figure fondamentali il cui

lavoro si è diretto in ambito antropologico, Le Corbusier e Walter Gropius, quest’ultimo

fondatore del Bauhaus.

Le Corbusier capisce che lo spazio che contiene l'uomo e il corpo

deve essere uno spazio razionale, accorgendosi che ormai si è

abituato a vivere corpo a corpo ravvicinato. L’architettura deve

rispettare dei canoni fondamentali, dove poter abitare e vivere lo

spazio. Le Corbusier quando progettò il suo museo a crescita

illimitata, lo fece per un museo etnoantropologico, un archivio della

storia dell'uomo e della sua evoluzione a seconda dei luoghi a

seconda di dove si sviluppa, una forma a spirale (non troppo

lontana dal Guggenheim di Wright) di forma quadrata che non

avrà mai fine potendo sempre essere ampliato, perché la storia

dell'essere umano non potrà mai essere conclusa.

Ma questa idea non fu mai realizzata.

Gropius inizia a progettare dei moduli abitativi per chi va ad

abitare le metropoli, cioè gli operai, di case per 30/40 piani. Nelle periferie adiacenti alle industrie,

non c'era nemmeno la coscienza dell’inquinamento emesso effettivo da queste industrie. La

maggior parte non voleva accorgersi di quanto questo alienasse l'operaio.

Gli architetti però si accorgono che il corpo fisico e sociale dell'uomo cambia.

Da corpo isolato nella campagna a corpo iperabusato nella metropoli/megalopoli certamente

l'artista non può rimanere indifferente, il corpo diventa quindi un’altra riflessione per l'arte.

Esso diventa spazio attivo dell'esistenza umana e quindi il protagonista essenziale dell'opera

d'arte, ma non il corpo come ritratto in se ma il corpo come rapporto tra il se e l'altro da sé, che

ha che fare con il mondo psicologico psichiatrico esistenzialista di quegli anni.

Nell'indagine sul corpo non possiamo fare a meno di raccontare il corpo dell'artista e lo

raccontiamo in alcuni passaggi perché esso talvolta è evocazione, altre volte è azione assoluta.

Corpo evocato e corpo abusato.

Il fulcro si sposta a New York, una terra dalla storia più giovane rispetto all'Europa e più radicata

alla visione del nuovo rispetto vecchio continente. Gli europei sono talmente abituati a far parte di

un discorso storico artistico dell'antica Roma e della sua tradizione che non riescono a staccarsi

e ad avere la lucidità, sono molto spesso vittime e carnefici di questo passato, e sono molto più

arretrati rispetto al mondo intero sul contemporaneo. E questo capita spesso quando si va a

vedere una mostra di arte contemporanea, quando basterebbe una metodologia critica.

Lo sviluppo nasce negli Stati Uniti perché comprendono il cambiamento in maniera più diretta e

adeguata.

Jackson Pollock inventa la pittura d'azione, l'action painting, e diventa il padre di chi usa il corpo

come elemento essenziale della composizione artistica. Pollock non ha la

coscienza di quello che è il passato della storia dell'arte ma ha

l'incoscienza di chi vive il proprio corpo come strumento necessario.

Utilizza quelli che sono gli strumenti tradizionali non nel loro modo

tradizionale. Pollock, nonostante la tecnica poco controllabile del dripping

( = sgocciolamento), riesce a misurare la quantità di materia e dosare così i

suoi movimenti. E’ una tecnica utilizzata già dagli indiani dei loro rituali

archetipi nei sacrifici, Pollock la riprende usando di tutto, da comunque

inchiostro a pezzi di vetro, e predilige i colori industriali, che allora non

usava nessuno nella scena artistica, gli stessi colori che venivano utilizzati nell’edilizia, come gli

smalti, ma lo usa con una azioni misuratissime. Fa esattamente quello che fanno i musicisti jazz,

improvvisa sì ma su una conoscenza di quello che usa, proprio perché misura il colore, misura la

forza e l’intensità, misura il cromatismo, per creare un flusso che riprende lo stream of

consciousness di James Joyce, con un'appartenenza legata all'espressione.

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Pollock anticipa due forme di espressione del corpo, quella del corpo Ecco il collegamento Arte

evocato, ma allo stesso tempo comincia a includere anche vita, è uno e Vita (Gesamtkunstwerk)

di cui parlava Wagner e

dei primi artisti dei quali se ne documenta il lavoro, perché lui pratica una che ricercavano le

azione sulla tela che va capita per comprendere al meglio l’opera, che avanguardie del '900

viene essa stessa condizionata dal documentario.

Un artista che si concentrò sul corpo evocato fu Yves Klein, il quale si mise in collaborazione con

Adam, un chimico, e insieme crearono una nuova tonalità di blu, il blu

Klein. Questo blu era sì un oltremare ma non quello naturale del

Medioevo, che era a base di minerali, bensì un prodotto dell’industria

chimica compiutosi grazie ad un anno di esperimenti, per trasformare il

colore in una vernice dotata dalle qualità ipnotiche che Klein cercava.

Con Antropometrie l’artista fa rotolare delle modelle nella vernice blu,

che aveva collocato in precedenza su enormi fogli di carta, che era stata

accuratamente posizionata a lato ad una parete dove era stata

posizionata una grande tela, dove le modelle una volta dipinta,

imprimevano la propria immagine del corpo.

Il corpo qui, al contrario di Pollock, diventa esso stesso materia.

In un altri lavori di Klein, il corpo

diventa stencil, come uno strumento di lavoro, prima faceva

mettere in posa le modelle sopra la tela, poi con l’aerografo ne

tracciava i contorni, con l’acqua o col suo blu, e poi, tolta la

modella, bruciava la tela (non in modo distruttivo) passandoci

sopra con una fiamma facendo rimanere così impressa una

memoria del corpo.

Come i preistorici fecero nelle caverne con gli affreschi della

mano in negativo e in positivo.

Gli anni ’60 in Italia ci hanno visto come una delle avanguardie più

interessanti, con Lucio Fontana per esempio, Piero Manzoni,

Michelangelo Pistoletto ( —> Terzo Paradiso), Gilberto Zori

e Mario Merz ( —> Neon).

Piero Manzoni, in particolare, nel 1961 da una nuova lettura del corpo nell'arte,

sia attraverso il sé che l'altro da sé, presentando le Living Sculptures. Rende

essenziale i concetti di mutamento dell'arte del novecento, attraverso il corpo

stesso che è scultura, e firmando quindi le

modelle come farebbe qualsiasi altro artista

con qualsiasi altra opera. L’opera scultorea

ora è la donna stessa (o l’uomo), non c’è bisogno di

riprodurla in un altro materiale. Il messaggio che Manzoni

voleva dare è che ognuno di noi, ogni corpo e ogni essere

umano è un’opera d’arte, si poteva persino fare richiesta

all’artista per riceverne un attestato con il nome del

richiedente e la firma di Piero Manzoni, come a

documentarne l’autenticità. A calcare ancora più il discorso c’è Socle Du Monde, ovvero la

base del mondo, una base per scultura che Manzoni non fa altro

che capovolgere e fissare al terreno, perché la scultura che

sostiene la base è il planisfero, siamo noi la scultura vivente.

E’ una visione fortemente concettuale della rappresentazione del

reale. 7

Negli anni poi la cosa diventa autobiografica, le affermazioni

"consumazione dell'arte dinamica” e “divorare l’arte” si concretizzano

con le Uova (consacrate dall’artista) dove Manzoni imprime la propria

impronta. L’artista sceglie l’uovo perché è simbolo della rinascita e

dell’esistenza, riproponendo il pensiero

duchampiano.

Queste uova sode “consacrate” son fatte per essere

consumate, ingoiate.

Il corpo assume un valore, dal punto di vista filosofico, molto importante.

L’impronta di un artista su un elemento che viene inglobato nel proprio corpo

vuol dire metabolizzare quell’artista e la sua essenza,

entrare nel suo operare, consumarlo e farlo proprio,

digerirlo e poi espellerlo, cosa che fa lui con Merda

d’artista.

Perché ogni cosa che l’artista tocca è arte perché lo decide la critica.

La Merda d’artista non è altro che l’essenza più pura che ha fatto l’artista,

cioè vivere, quel che rimane della sua esistenza, la merda.

Presentando così un altro corpo del reato.

Il paradosso non paradosso che crea l’arte contemporanea è :

“perché c’era bisogno del marmo e del gesso per rappresentare me stesso se ci sono già io?”.

Tale paradosso mette in crisi definitivamente l’arte e la vita, un rapporto che è valido dall’Antica

Grecia sino ai giorni nostri ma che è visto in maniera totalmente diversa nei vari secoli e che l’arte

contemporanea mette completamente in discussione.

Marina Abramovich e Ulay nel 1972 son riusciti a portare

Imponderabilia a Bologna.

C’era un monitor dove gli spettatori/partecipanti si osservavano

mentre loro stessi passavano attraverso due corpi nudi (quelli di

Marina e Ulay), e il loro corpo diventava quindi oggetto/immagine

del video. Il corpo è sia il protagonista in prima persona, in un

rapporto stretto e diretto col pubblico, sia come rappresentazione.

Dopo mezz’ora arrivarono i carabinieri e arrestarono i due artisti

per essersi denudati in luogo pubblico, poiché fino agli 80 era

ancora presente la censura.

Alla biennale di Venezia, Gino De Dominicis, artista anconetano che vive a

Roma, presenta Seconda soluzione d’Immortalità, che consiste in un

giovane ragazzo con la sindrome di down seduto su una sedia all’interno

dello spazio espositivo, presentato proprio come un opera d’arte.

Ovviamente crea uno scalpore non da poco, i benpensanti criticano De

Dominicis, il quale voleva parlare della diversità di cui parlano tutti ma che

diversità non è, per questo motivo sceglie un ragazzo con la sindrome di

down, facendolo diventare opera d’arte con la forza e la provocazione di

mettere in discussione il concetto di diverso.

Ogni corpo è diverso l’uno dall’altro e questo fatto ha a che fare con la

diversità, non quella dei ben pensanti ma quella che ci differenzia

l'uno dall'altro.

Gino De Dominicis vuol andare contro la natura di chi dice che il down

è diverso, o contro la natura stessa che, quando un sasso cade in

acqua, provoca forme circolari, cercando di farle diventare quadrate,

e ancora va contro le leggi naturali quanto presenta il suo manifesto

funebre da morto quando ovviamente l’artista è ancora vivo e vegeto,

presente persino alla mostra. 8


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Corso di laurea: Corso di laurea in Graphic Design
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AuroraAccademica di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Frosinone - ABA o del prof Demma Alessandro.

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