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Confini disciplinari

Cos'è l'antropologia culturale: sapere della differenza. Nasce in Inghilterra nel 1871 come "discorso che parla degli altri" (coloro che non sono normali, con tradizioni, usi, culture differenti da quella occidentale).

Cosa fanno gli antropologi

  • Studiano i selvaggi poiché vedono proiettati loro stessi e studiano i cambiamenti dell'evoluzione
  • Studio degli altri per studiare sé stessi e ragionare sui perché della vita e del cambiamento

Perché studiare le culture altrui? Sia per la salvaguardia delle culture contro l'omogeneizzazione sia per farsi critica della propria cultura.

La partizione del mondo secondo gli occidentali

  • 1° mondo --> Economia capitalistica
  • 2° mondo --> Paesi socialisti, inefficienti a causa della loro ideologia autoritaristica che blocca lo sviluppo totale
  • 3° mondo --> Paesi in via di sviluppo, campo di applicazione antropologica

Ma se i selvaggi scompaiono (per lo sviluppo inevitabile), scompare l'antropologia? NO. In quanto tutti siamo portatori di cultura sempre e comunque, senza smettere mai di portarla, siamo testimoni della storia e dello sviluppo. E ad ogni modo le culture non sono sottoposte all'omogeneizzazione quanto alla "sola" globalizzazione.

Cecità del modello continuista occidentale --> Gli occidentali giudicavano le civiltà prive di storia come se prima della colonizzazione inglese non ci fosse assolutamente nulla! (--> Egoisti ed eccentrici)...MA non vi è una concezione unilineare della storia, perciò non vi è nessun diritto che stabilisce che una civiltà è più arretrata di un'altra, o più avvantaggiata: perciò NESSUNO è "primitivo"! Proprio per il fatto che tutti quanti siamo stati primitivi.

Identità di una cultura --> Frutto di rimozione della storia.

Cultura/civiltà --> Insieme complesso che racchiude conoscenza, credenze, arte, morale, diritto, costume e altro che acquista l'uomo in quanto membro della società. [Tylor, 1871, nascita dell'antropologia..!] Tylor, dando una definizione di cultura, sostiene quindi che l'uomo acquisisce tutto quanto tramite la società, accomunando tutti quanti, rendendo tutti gli uomini uguali.

1850 - Logica della continuità

La logica sosteneva:

  • Noi (inglesi) siamo gli altri (selvaggi) alla massima potenza e gli altri sono dei 'noi' in tono minore
  • Ricostruzione delle classificazioni cronologiche dell'umanità (Selvaggio-barbarie-civiltà) per lo studio delle culture

1900-1910 - Logica della discontinuità

Più conoscenze etnografiche, dilatazione del concetto di "cultura" --> riconoscimento della molteplicità culturale. La logica sosteneva:

  • Riconoscimento della molteplicità culturale
  • Teorie sul relativismo culturale
  • Cultura come "oggetto" di studio
  • Salvaguardia delle culture
  • Collezione delle culture

Questa teoria diede origine alle differenze interculturali: dovrebbe essere l'INDISCREZIONE il punto di partenza!

1960 - Una sola cultura

Il mondo è una torta dalle mille fette, le culture sono tutte diverse. Si comprende che non è un ragionamento giusto da seguire, riprendendo in considerazione la teoria di Tylor in quanto unificava l'umanità in una sola cultura per abbracciare tutte le diversità.

1997 - Teorie antropologiche

Kilani afferma: "gli uomini sono tutti uguali". Ciò portò alla definizione di alcune teorie antropologiche:

  • Universalismo evoluzionista (le differenze scompariranno grazie allo sviluppo evolutivo)
  • Universalismo relativista (le differenze ci sono e sono viste come patrimonio, devono rimanere)
  • Universalismo gerarchico (le differenze ci sono e per questo alcune società sono "più uguali" di altre)

Lo studio: oggetti e teorie

Come la biologia studia l'adattamento dei vegetali all'ambiente, l'antropologia studia l'adattamento delle popolazioni e delle culture nel corso della loro evoluzione. L'uomo di per sé è un animale, ma gode di una stazione eretta, del coordinamento tra occhio e mani e la presa di precisione, la ricettività femminile permanente, la tendenza alla fetalizzazione (l'allungamento dei tempi di maturazione fisica e mentale extrauterina dell'individuo, talvolta definita positiva in quanto favorisce uno sviluppo maggiore fra i rapporti dei due partner).

Le strategie adattive si basano su 3 elementi frutto dell'intelligenza umana: la tecnologia, l'organizzazione sociale, le credenze religiose e i valori.

Cosa ci contraddistingue da un qualunque animale...

  • Scambio di informazioni
  • Capacità di comunicazione, essenziale per l'adattamento
  • Specie molto diversificata
  • Capacità di produrre idee e rappresentazioni del mondo (dimensione simbolica dell'esistenza dell'essere umano)
  • Attribuzione di significati alle cose di cui l'umano fa esperienza (prospettiva socio-costruttivista)

L'antropologia è nata entro il guscio dell'evoluzionismo vittoriano, caratterizzandosi come un progetto scientifico e conoscitivo molto ambizioso. A partire dal 1930 iniziano i viaggi etnografici, e la disciplina non è più vista superficialmente.

I viaggi etnografici portarono a:

  • Ridimensionamento della tendenza degli evoluzionismi a formulare asserzioni di portata universale sull'uomo
  • Un elevatissimo livello di contestualizzazione delle ricerche e del sapere antropologico
  • Ridimensionamento della portata del metodo comparativo

Tylor --> Cultura come patrimonio dell'umanità; (concetto unico per tutti, abbraccia tutte le diversità)
Boas --> Studio di ciascuna cultura nel suo contesto storico; (concetto collettivo, molteplicità di culture diverse e indipendenti)
Malinowski --> Ogni cultura è un sistema chiuso dove ogni istituzione va studiata nella sua funzione specifica. (inizio delle ricerche sul campo: "collezione di culture")
Radcliffe-Brown --> Va studiata la società, fulcro dell'evoluzione, e non la cultura
Geertz --> Cultura come il-modo-di-vita-di-un-popolo ("l'uomo senza la cultura è solo un mostro")

Se vogliamo capire il senso di certi comportamenti e certe idee, vanno studiate nel dettaglio le culture. Ma le culture cambiano, e il mutamento culturale è un processo complesso e articolato, mentre è proprio la società a determinarne il cambiamento, diciamo che è la radice di tutto quanto.

L'antropologia della prima metà del 1900 è fortemente localizzata, studia realtà chiuse e localizzate. Molte teorie antropologiche nascono infatti in stretta dipendenza dal contesto ristretto in cui si collocano fenomeni studiati.

Una cultura, per quanto si sforzi, non riesce mai a configurarsi come un sistema chiuso e autosufficiente, è sempre aperta al contatto, al confronto, allo scambio con le altre culture e spesso è proprio attraverso l'alterità che si instaurano i contatti e gli scambi più importanti per la vita sociale: quindi, non esistono culture pure!

1° obiettivo della tradizione --> ottenere l'immobilità sociale (trasferire il patrimonio culturale da una generazione all'altra senza che subisca variazioni o alterazioni e azzerando quindi il cambiamento). MA è impossibile, la trasmissione del sapere non può mai attuarsi senza una variazione, poiché verrà interpretato diversamente da individuo a individuo. Ciò lascia spazio al cambiamento.

Acculturazione --> assimilazione dei mondi culturali. La modernità di una società è direttamente proporzionale alla velocità con la quale integra le alterità altrui, portando all'ibridazione. Le società tradizionali sono invece lente e faticose, e soprattutto, conservatrici.

La logica dello sviluppo - la nozione di evoluzione sociale e culturale si è radicata sia a livello di senso comune che a livello politico religioso economico confermandosi uno dei tratti costituvi di fondo della civiltà occidentale.

Il fatto che l'occidente si sentisse superiore, spinse le civiltà ad inseguire il loro sogno di apparire anch'esse superiori.

L'omogeneizzazione è strettamente legata al processo di acculturazione, che si svolge in parallelo all'inculturazione ed è stato inteso come principale causa dei cambiamenti culturali. L'urgenza etnografica, il timore dell'antropologia per la possibile scomparsa del proprio oggetto, l'idea che i processi globali siano una minaccia per le identità nascono da una concezione inadeguata e imbarazzante del concetto di cultura.

Le nozioni di globalizzazione e riformulazione culturale indicano i processi per cui una società vede trasformati anche vorticosamente i propri valori locali per effetto di qualcosa che arriva dall'esterno, che non è però il contatto con un'altra cultura portata da un'altra società, ma sono fenomeni globali, transnazionali.

Questi due poli (l'omogeneizzazione culturale e le culture localizzate da un lato, la globalizzazione della cultura e la delocalizzazione culturale dall'altro) trovano i loro riferimenti molteplici l'uno nella tendenza a sottolineare e studiare gli elementi di stabilità e di coesione di una società e l'altro in quella a enfatizzare i punti di tensione, di contraddizione, e di conflitto.

  • Omogeneizzazione/localizzazione --> studio elementi di stabilità e coesione
  • Globalizzazione/delocalizzazione --> Studio elementi di tensione e conflitto

L'uno nella localizzazione, e l'altro nella delocalizzazione, l'uno nella rappresentazione di un mondo fermo dietnie, l'altro nella rappresentazione di un mondo in movimento fatto di panorami etnici.

Pensare la cultura come qualcosa di legato a un luogo, a un popolo, a una società che si sforzerebbe di riprodurla identica e di assorbire gli elementi estranei neutralizzandoli non è più utile né per studiare i processi culturali né per studiare il processo culturale in genere.

--> Le culture cambiano, non sono immuni alla globalizzazione o all'omogeneizzazione.

Oltre i confini disciplinari

Scopo dell'antropologia. L'antropologia è lo studio scientifico dell'umanità, un tentativo di spiegare le similarità e le differenze fra esseri umani, con il fine ultimo di sviluppare una qualche concezione integrata dell'uomo, a partire dall'analisi delle sue espressioni culturali. Tutti gli esseri umani possono essere oggetto di studio antropologico.

Gli antropologi sono inoltre interessati a tutti gli aspetti dell'esistenza umana: sistemi di produzione (economia), competizione per il potere (politica), religione, etichetta e regole matrimoniali (parentela), linguaggio, tecnologia e arte. Questo è ciò che si intende per concezione olistica propria dell'antropologia: il desiderio di comprendere il tutto della condizione umana.

Concezione olistica --> studio di ogni "faccia" di 1 cultura (economia, politica, parentela).

Trasformare i dati raccolti ai margini in un insieme di relazioni significative significherebbe costruire il sapere antropologico, o un sapere della differenza.

A lungo in passato gli studi antropologici hanno avuto per oggetto società piccole e relativamente isolate, parentela, politica, economia, religione sono apparsi tutti ambiti strettamente interrelati. Molti antropologi, a un certo punto, hanno iniziato a studiare le società estese, che sono apparse molto meno localizzate e molto più dipendenti dallo scambio estensivo e altamente specializzato di beni, idee, persone. Solo di recente è aumentata la consapevolezza della misura di cui tutte le società sono parte integrata di un più ampio sistema mondiale: un'unica struttura economica e sociale (e un'unica cultura globale) circonda il mondo intero e interagisce profondamente e dialetticamente con una molteplicità di strutture locali.

--> Società estese --> minore localizzazione, maggiore scambio interculturale.

Molti studiosi hanno trovato nuovi spunti di lavoro contrassegnati da termini come multietnicità, interculturalità, ecc. Per colpa dell'oggetto. Questo, infatti, si è delocalizzato, cioè si è mosso dai suoi luoghi verso i nostri, e così le nostre società moderne industriali, postindustriali ecc. sono diventate multi-etniche.

Multietnicità: il suo uso implica l'idea che una società possa essere mono-etnica e che le nostre lo siano, un tempo, state. I sociologi, quindi, hanno legittimamente afferrato il nuovo fenomeno sociale, ma dal canto loro gli antropologi non potevano non reclamare una, anch'essa legittima, titolarità dello studio dei fenomeni di multietnicità legati all'immigrazione.

Anche le altre competenze disciplinari reclamarono la loro legittimità a operare nelle analisi e nello studio dell'interculturale, del multietnico, delle differenze fra culture e così via dicendo: nascono la psicologia interculturale e la pedagogia interculturale.

Bisogna dire che l'antropologia è stata prima di tutto un progetto culturale, conoscitivo, teorico: dove, allora, l'antropologia può reclamare la specificità della sua impresa conoscitiva? Lo stato dell'arte antropologica mostra un eclettismo frastornante, che va dallo studio dei canti siculi e calabresi a quello dell'emarginazione degli immigrati, fino al gioco del calcio o delle emozioni fra i pintupi del deserto australiano.

Che cos'è l'etnografia e in che senso è responsabile della svolta 'tribale' dell'antropologia della prima metà del 900?

L'etnografia è una rappresentazione dell'organizzazione sociale, delle attività sociali, del simbolismo, delle pratiche interpretative e comunicative di un dato gruppo di uomini. Questa descrizione dovrebbe essere il prodotto di un processo di ricerca condotto in parte attraverso un'osservazione 'oggettiva' e distaccata e in parte attraverso una partecipazione all'interno. Si tratta del principio dell'osservazione partecipante, alla base del metodo etnografico di cui tanto uso hanno fatto gli antropologi del 900.

A partire da Malinowski l'etnografia è divenuta una pratica intensiva di ricerca, caratterizzata dalla lunga durata dei soggiorni nei villaggi, dall'apprendimento della lingua locale e da una seria osservazione partecipante. L'etnografia è dunque diventata il tratto distintivo dell'antropologia.

Peculiare all'etnografia è il tentativo di giungere tanto vicino quanto più è possibile al significato culturale dell'esperienza delle persone studiate. Per questo gli etnografi risiedono per un periodo più o meno lungo sul campo, a contatto quotidiano con coloro di cui vogliono comprendere la visione del mondo, osservandoli mentre vivono e partecipando alla loro vita. Oltre e prima di essere un testo, l'etnografia è un'esperienza.

Questa alternanza di ritmo fra 2 metodi - il deduttivo e l'empirico - e l'intransigenza con cui pratichiamo entrambi, in forma estrema e quasi purificata, conferiscono all'antropologia sociale il suo carattere distintivo, rispetto agli altri rami della conoscenza di tutte le scienze, essa probabilmente è la sola a valersi della soggettività più intima come un mondo di dimostrazione oggettiva.

Questa complicata modalità di stare con gli altri, senza però dimenticare il proprio mestiere, quindi osservandoli, è ciò che si definisce osservazione partecipante, e grazie all'etnografia la moderna antropologia sociale e culturale specifica il suo obiettivo in un duplice senso:

  • Cogliere e descrivere la diversità culturale
  • Perseguire una scienza generale dell'uomo e, sullo sfondo, farsi critica culturale della nostra società

Con il consolidarsi nelle accademie dell'antropologia, si avviò quindi il periodo - 1920-->1970 - dello studio di piccole comunità relativamente isolate, categorizzabili come tante culture rappresentabili attraverso la monografia etnografica, sulla base del concetto di cultura inteso come una sorta di massa che si impone agli individui determinandone i pensieri e comportamenti.

Culturalizzazione e umanizzazione

Nel diventare membri di una cultura, si diventa anche esseri umani. In ogni società esiste una qualche idea di che cosa sia l'uomo, una certa concezione dell'umanità e di conseguenza anche di ciò che tale non è e rientra quindi in quel contenitore generico etichettato con l'altro.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuliarssn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Zola Lia.
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