Il carattere della specie umana
Il carattere della sua specie contraddistingue l'essere umano dagli animali. La libertà, le massime, la tendenza al bene e al male. Non è questo a provare il fatto che l'uomo abbia in sé massime cattive né meritevole delle massime buone né è l'uomo l'autore, le ha in sé da un'esistenzialissima non dalla nascita. In questo senso si parla di "carattere innato".
Se il bene e il male nell'uomo vengono detti innati, è nel senso che posso conoscere, anteriormente all'esperienza (a priori), in quanto si innova nel libero arbitrio, prima che quest'ultimo si applichi nel campo dell'esperienza, quasi come se fosse dalla nascita, ma non propriamente dalla nascita. La nascita non ne è la causa. Dunque, il fondamento specifico del libero arbitrio nello scegliere tra bene e male non dipende né dalla razionalità né da un'etica esterna, bensì dall'uomo, dalla cui responsabilità sono ascritte.
Animalità e umanità
L'animalità è comune a tutti gli esseri viventi, è tutto ciò che riguarda gli istinti e le azioni similari che possono portare a eccessi, privo di carattere morale. L'umanità è il fatto che ogni essere umano è un essere vivente che vive in una convivenza razionale. La caratteristica della sua specie contraddistingue l'essere umano dagli animali: la ribellione e le massime, la tendenza al bene e al male.
Non è dunque una colpa che l'uomo abbia in sé massime cattive né meritevole delle massime buone, né è l'uomo l'autore, le ha in sé da un'esistenza massima, non dalla nascita. In questo senso si parla di "carattere umano".
Se il bene e il male nell'uomo vengono detti innati, è nel senso che posso conoscere, anteriormente all'esperienza (a priori), in quanto innova nel libero arbitrio prima che quest'ultimo si applichi nel campo dell'esperienza, quasi come se fosse dalla nascita, ma non propriamente dalla nascita. La nascita non ne è la causa. Dunque, il fondamento specifico del libero arbitrio nello scegliere tra bene e male non dipende né dalla razionalità né da un'etica esterna, bensì dall'uomo, dalla cui bellezza e responsabilità sono ascritte.
Quelli dell'essere umano sono immutabili nelle loro personalità; l'animalità è comune a tutti gli esseri viventi. È tutto ciò che concerne gli istinti e le azioni similari che possono portare a eccessi, privo di carattere morale. L'umanità è una caratteristica che ogni essere umano manifesta, essendo un essere razionale che vive in una società con sentimenti morali.
Personalità e moralità
La personalità: l'essere umano è visto come persona suscettibile di colpe e responsabilità. È in questo ambito che si collega la moralità.
Struttura dell'opera
- Prefazione: pp. 3-5
- Cap. 1o: pp. 17-20, 24-57
- Cap. 2o: pp. 59-68, 84-97
- Cap. 3o: pp. 99-126, 135-150 (151-164)
- Cap. 6o: pp. 165-167, 186-196, 217-226
- Pg. 24: limite effettivo dell'opera
Le pagine precedenti sono di carattere preliminare. Terminotopico, l'opera è a noi come "sua mole radicale". Ognuno ha in sé una tendenza che non proviene dall'esterno (da un dio, da un demonio, dalla natura), né è costitutiva delle nostre nature, ma è come ognuno... L'essere d'essa mescola anche i... anche non è prodotto della mescolanza (origine inevitabile), noi ci rendiamo conto di essere responsabili di questa tendenza.
In questo modo, Kant riferiva con la dottrina cristiana del peccato originale (il male sarebbe stato innestato dal peccato di Adamo ed Eva). Kant interpreta col suo, di Adamo e CONT in modo...
Adamo ed Eva - innocente prima di compiere (il peccato). Ne sono i frutti della disposizione del bene nella natura umana (p. 25).
Personalità: l'essere umano ha una disposizione a rimuovere in vita e soddisfare i propri bisogni. È considerata specie e vista in modo positivo da Kant, che può essere chiamato "amore di sé" fisica e meccanica (istintivo non razionale).
Disposizioni umane
- Disposizioni alla conservazione: è individuata.
- Disposizione della perpetuazione della specie mediante l'istinto sessuale.
- Disposizione alla conservazione del modo.
- Disposizione alla comunicazione con i simili e l'istinto sociale.
La disposizione umana può portare a distrazione o estraniazione di alcuni di questi istinti ("vizi delle giovinezza della natura" o "vizi bestiali", ad esempio intemperanze). L'uomo ha una disposizione all'umanità in quanto essere vivente e nello stesso tempo razionale (cioè essere vivente che ha qualcosa in più degli animali, la ragione). Questa disposizione all'umanità e amore di sé fisico ma comparato, in quanto ci si giudica felici o non felici solo in confronto con gli altri.
Questo non riguarda la sfera morale, trattandosi di essere numerosi positivi o negativi che noi possediamo in confronto con gli altri. Di qui deriva l'inclinazione dell'uomo ad acquistarsi un valore nell'opinione altrui e la ricerca del riconoscimento. Il tentativo di farsi riconoscere, l'uomo però, è centrale per ragionare e sentirsi in rapporto con gli altri di cui si cerca l'apprezzamento.
Parità: ogni giovane per cui nessuno può vantare superiorità su noi stessi (da cui nasce la rivalità e il desiderio di acquisire la superiorità sugli altri!). Sulle rivalità possono innestarsi vizi più grandi, che però non derivano dalla minima benevolenza. I rapporti con gli altri non sono compresi e questi vizi possono essere anche disumani (vizi delle cattiverie) e nel loro più alto grado di cattiveria "vizi satanici", pur riguardando ancora la sfera della moralità.
L'uomo ha una disposizione alla personalità in quanto essere vivente, razionale e, in più, suscettibile di impurazioni. L'uomo viene quindi considerato moralmente responsabile delle sue azioni. Il livello morale delle persone è libero; il suo essenziale delle proprie scelte è un fatto naturale.
La disposizione alla personalità è la capacità di sentire per lo spazio morale un rispetto che è al di là dell'attrazione, e la capacità intuitiva di sapere che abbiamo doveri morali, e sapere che compiere un'azione è giusto e seguire ciò che è bene. L'uomo è libero di seguire una morale che da sé, se vale quel momento sufficiente (imperativo categorico, comando morale sufficiente) sapere per dire così bisogna fare bene, e poi è libero di soggiacere a ciò.
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