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rimangono imprigionati all’interno di lacune; è fortemente idratata; costituisce lo scheletro fetale, nell’adulto invece forma le cartilagini costali, le lamine di

accrescimento delle ossa lunghe, lo scheletro delle vie respiratorie; avvolta da uno strato di tessuto connettivo denso detto pericondrio;

elastica;

­ assai flessibile per la presenza di abbondanti fibre elastiche; costituisce lo scheletro del padiglione auricolare, delle tube uditive e forma l’epiglottide;

­ fibrosa; con caratteristiche intermedie tra le prime due; condrociti appiattiti, abbondanti fibre collagene, priva di pericondrio in quanto si trova in continuità con

cartilagine ialina o tessuto connettivo denso; costituisce l’anello fibroso dei dischi intervertebrali, presente nelle sinfisi, costituisce i menischi e i cercini articolari.

Tessuto osseo: costituente principale dello scheletro; ha funzione di sostegno e di protezione, di deposito di sali minerali soprattutto calcio e fosforo. La matrice

→ mineralizzata,

extracellulare è per il 90% di cui poi una parte è inorganica (costituita da fosfato di calcio, carbonato di calcio, sodio, magnesio, potassio, fluoro) e una

parte è organica (costituita da collagene I). periostio

Le ossa sono rivestite in superficie da una lamina di tessuto connettivo denso a fasci intrecciati vascolarizzato, chiamato (il periostio manca a livello delle

articolazioni, dove invece troviamo cartilagine articolare a livello dei legamenti e dei tendini). Le cavità interne dell'osso sono rivestite da una lamina simile ma più

endostio.

sottile, detta quattro tipi di cellule,

SI possono individuare di cui i primi tre rappresentano diversi stadi funzionali dello stesso tipo:

cellule osteoprogenitrici;

1) si trasformano in osteoblasti qualora sia richiesta neoformazione di osso; normalmente non sono attive e si trovano nel

periostio e nell'endostio; cellule mesenchimali che possono dividersi per produrre cellule figlie che si differenziano in osteoblasti; giocano un ruolo

fondamentale nella riparazione delle fratture;

osteblasti:

2) producono la matrice extracellulare organica, ne regolano la mineralizzazione secernendo ioni calcio e fosfato; diventando quiescenti (stato di

inerzia) si trasformano in osteociti; si trovano sulle superfici esterne ed interne dell'osso, sintetizzano i composti organici della matrice ossea; sono

osteogenesi;

responsabili della produzione di osso nuovo, un processo definito

osteociti: lacune, canalicoli

3) occupano spazi detti nei quali sono imprigionati; possiedono numerosi prolungamenti citoplasmatici che penetrano in che si

irradiano dalle lacune, tramite i quali gli osteociti stessi si mettono in rapporto e comunicano tra loro; gli osteociti sono intrappolati tra gli strati di osso

depositati, derivano dagli osteoblasti e possono ridiventarlo per necessità; sono le cellule dell'osso maturo, controllano la concentrazione di proteine e

minerali nella matrice; sono responsabili del rilascio di calcio dall'osso al sangue e del deposito di sali di calcio nella matrice;

osteoclasti:

4) sono grosse cellule multinucleate dotate di capacità fagocitaria (ricche di lisosomi), destinate a riassorbire la matrice mineralizzata durante i

processi di rimaneggiamento cui il tessuto osseo va continuamente incontro; gli acidi secreti dai lisosomi degli osteoclasti sciolgono la matrice ossea e

rilasciano i minerali di calcio e fosfato depositati (osteolisi), processo importante nella regolazione delle concentrazioni di calcio e fosfato nei fluidi del

corpo.

Si riconoscono due tipi di tessuto osseo: non lamellare (fetale) e lamellare.

TESSUTO OSSEO NON LAMELLARE

Il è presente solo nella vita fetale e si forma per trasformazione di una matrice non mineralizzata in tessuto mineralizzato.

TESSUTO OSSEO LAMELLARE.

Nell'adulto quasi tutto il è di forma La matrice extracellulare mineralizzata viene organizzata dagli osteoblasti sotto forma di

lamine

sottilissime (o lamelle) che si applicano l'una sul l'altra, imprigionando tra di esse gli osteoblasti stessi.

Due tipi di osso lamellare, dove la matrice è identica ma varia la disposizione tridimensionale delle strutture interne:

compatto; canale di Havers,

­ ricopre le superfici ossee; le lamelle sono organizzate in strati concentrici intorno ad un canale detto contenente vasi sanguigni e

osteoni, lamelle interstiziali.

nervi; si realizzano così complessi cilindrici, chiamati e gli spazi tra gli osteoni sono occupati da lamelle a vario orientamento dette

canali di Volkman,

Sono presenti inoltre i che sono dei canali perpendicolari o obliqui rispetto ai canali di Havers, che mettono in comunicazione i canali di Havers

tra loro con il periostio e l'endostio, permettendo il passaggio di vasi sanguiferi e rami nervosi.

spugnoso; trabecole,

­ localizzato internamente; formato da pacchetti di lamelle sovrapposte, chiamate messi in modo tale da costituire un'impalcatura

tridimensionale ricca di spazi, i quali ospitano il midollo osseo. Le ossa costituite da tessuto spugnoso sono ossa leggere, ma resistenti alle sollecitazioni meccaniche

OSSA LUNGE

• diafisi

◦ osso compatto

epifisi

◦ osso spugnoso e trabecolare (midollo rosso)

OSSA PIATTE

• costituite da tessuto spugnoso

▪ rivestite da osso compatto

MIDOLLO

• giallo

◦ rosso (funzione emopoietica)

◦ nelle ossa brevi e piatte

▪ nelle epifisi delle ossa lunghe

OSSIFICAZIONE: Le ossa si formano durante la vita intrauterina e proseguono il loro accrescimento dopo la nascita fino all'età di 20 anni. La crescita dello scheletro

determina la misura e le proporzioni del nostro corpo.

La formazione delle ossa avviene a partire da abbozzi cartilaginei presenti nel feto, sia a partire da formazioni spesso laminari mesenchimali (cioè di connettivo

embrionale).

Il processo di ossificazione avviene secondo due modalità:

ossificazione intramembranosa;

1) riguarda gran parte delle ossa del cranio e le clavicole; a partire dalla sesta settimana e mezzo di gestazione, cellule

osteoide,

mesenchimali si trasformano in osteoblasti che producono che viene in seguito mineralizzata. Mano a mano che gli osteoblasti vengono

circondati da matrice mineralizzata si trasformano in osteociti che rimangono imprigionati nelle lacune: prima si forma osso non lamellare, poi questo

rimodellato

viene grazie all'intervento degli osteoclasti che lo distruggono e grazie ai nuovi osteoblasti che lo ricostruiscono come osso lamellare.

ossificazione encondrale;

2) nel feto, lo scheletro assiale (colonna vertebrale e bacino) e degli arti è costituito da cartilagine ialina, costituisce un modello

centri di ossificazione,

in scala ridotta dello scheletro osseo che si formerà successivamente. All'inizio, all'interno della cartilagine compaiono dei in cui

inizia il processo di mineralizzazione: in queste zone i condrociti muoiono e sono rimpiazzati dagli osteoblasti provenienti dal pericondrio portati dai vasi

sanguiferi che invadono la cartilagine in via di degenerazione.

Durante l'ossificazione delle ossa lunghe si forma anche un canale centrale all'interno dell'abbozzo osseo.

due strati di coniugazione

Con il procedere dell'allungamento osseo, la cartilagine si riduce sempre più finché ne residuano (cartilagine o metafisaria)

posti fra il corpo cilindrico dell'osso (diafisi) e le estremità (epifisi). A causa delle capacità proliferative dei condrociti della cartilagine metafisaria, l'osso

può allungarsi per un certo periodo anche dopo la nascita.

Il tessuto osseo adulto è estremamente dinamico, in quanto di continuo soggetto a processi di rimodellamento strutturale che risponde a mutate esigenze

metaboliche e di carico. Gli osteoclasti rimuovono vecchie lamelle mentre se ne formano di nuove grazie agli osteoblasti. Il ricambio e la riutilizzazione dei minerali

danno alle ossa la capacità di adattarsi a nuove sollecitazione: poiché le ossa sono organi adattabili, la loro forma e le loro caratteristiche superficiali riflettono le

forze che su di esse agiscono; ossa molto sollecita diventano più spesse e più forti, mentre ossa non soggette a sollecitazioni normali divengono sottili e fragili.

L'accrescimento osseo dipende anche dalla combinazione di fattori nutrizionali e ormonali:

sali di calcio fosfati,

non può avvenire senza un apporto costante, attraverso la dieta, di e di così come altri ioni come magnesio, bicarbonato, e sodio;

– vitamina C

la è essenziale per la normale crescita della componente organica dell'osso; deve essere assunta giornalmente attraverso la dieta;

– vitamina D,

il gruppo di steroidi, conosciuto nell'insieme come svolge un ruolo importante nel normale metabolismo del calcio poiché stimola

– l'assorbimento ed il trasporto degli ioni calcio e fosfato nel sangue;

paratiroideo,

le ghiandole paratiroidi rilasciano l'ormone che stimolta l'attività degli osteoclasti, aumenta la quantità di calcio assorbita a livello

– dell'intestino tenue e riduce la quantità di calcio eliminato attraverso le urine;

della crescita, tiroxina,

l'ormone prodotto dall'ipofisi, e la prodotta dalla tiroide, stimolano la crescita ossea;

– testosterone)

gli ormoni sessuali (estrogeni e stimolano gli osteoblasti a produrre osso più velocemente rispetto all'espansione della cartilagine

– metafisaria; in breve tempo il disco epifisario si assottiglia e si ossifica: al momento della pubertà, la crescita ossea accelera drasticamente.

Esistono differenze tra osso ed osso e tra individuo e individuo relativamente alla scomparsa del disco epifisario.

Sangue: plasma, componente

il sangue è un tessuto a matrice extracellulare fluida, costituito per il 55% da una componente liquida, il e per il 45% da una

corpuscolata rappresentata da cellule (globuli rossi o eritrociti o emazie e globuli bianchi o leucociti) e frammenti di cellule (le piastrine). viscosità

L'aumento della frazione corpuscolata è nella maggior parte dei casi conseguente all'aumento dei globuli rossi, e comporta un aumento della del sangue e

conseguenti variazioni delle normali condizioni idrodinamiche nel sistema circolatorio. Il sangue è infatti contenuto e mantenuto in costante movimento nel sistema

cavità cardiache vasi sanguigni,

chiuso formato dalle e dai nei quali circola un volume compreso tra 4,5 e 6 litri di sangue.

Plasma e frazione corpuscolata vanno incontro a continuo rinnovamento; il plasma in seguito agli scambi fra il sistema circolatorio e l'ambiente extracellulare

connettivale nel quale sono distribuiti i liquidi interstiziali; la parte corpuscolata in seguito a un processo continuo di moltiplicazione e differenziazione cellulare

(omopoiesi) bilanciato da un processo di distruzione perdita cellulare (emocateresi).

IL PLASMA: liquido di colore giallo, composto di acqua, ioni organici e inorganici, metaboliti, vitamine, aminoacidi, glucidi, lipidi e proteine, che ne determinano una

viscosità 2/3 volte superiore a quella dell'acqua.

proteine plasmatiche

Le sono per la maggior parte prodotte dal fegato, e la loro forma e dimensione ne impediscono il passaggio attraverso la maggior parte delle

cellule endoteliali; agiscono soprattutto come trasportatori per ioni metallici, per vitamine e ormoni, per grassi neutri e colesterolo, per metaboliti e farmaci; una

fibrinogeno, siero].

importante proteina del plasma è il fondamentale nel processo della coagulazione [plasma – fibrinogeno =

ELEMENTI CORPUSCOLATI:

eritrociti: processo di differenziazione,

­ gli i globuli rossi (o emazie) costituiscono il 99% delle cellule del sangue; sono elementi privi di nucleo come risultato del

che partendo da una cellula staminale nel midollo osseo, si completa nel sangue circolante con l'eliminazione di tutti gli organuli citoplasmatici. Hanno la forma di

dischi biconcavi, che si deformano facilmente per passare attraverso i capillari; hanno una vita media di 120 giorni, al termine del quale vengono rimossi dal sangue

di Kupffer)

per azione dei macrofagi del fegato (cellule e della milza. Il citoplasma degli eritrociti maturi è privo di organuli, con l'eccezione degli elementi del

ossigeno

citoscheletro, e contiene quale componente specifico l'emoglobina che gli conferisce il colore rosso. In tal modo l'eritrocito funziona come trasportatore di

molecolare dai capillari polmonari verso i tessuti connettivi ai quali viene ceduto attraverso la rete di capillari della circolazione sistemica.

leucociti:

­ i i globuli bianchi sono le cellule responsabili, con ruoli differenti, delle difese dell'organismo da agenti esterni ma anche intrinseci. In sospensione nel

plasma hanno una forma sferoidale che può modificarsi attivamente in misura notevole, in grado anche di migrare attraverso la parete vasale nei tessuti. Il sangue è

il mezzo di distribuzione dei leucociti, ma la loro attività viene svolta principalmente fuori l'endotelio capillare.

monociti, linfociti granulociti.

I leucociti vengono distinti in: e

piastrine:

­ le sono frammenti cellulari di forma irregolare discoidale; sprovviste di nucleo ma contengono molti organuli citoplasmatici; emivita di 7­10 giorni; il loro

citoplasma è riempito di granuli specifici costituiti da proteine coinvolte nel processo di coagulazione. Le piastrine tendono ad aggregarsi in gruppi di dimensioni

fibrina

differenti e provvedono al mantenimento dell'emostasi primaria; nel caso di lesioni della parete vasale, regolano la formazione del coagulo di e liberano fattori

che intervengono nella riparazione della lesione vascolare.

EMOSTASI: L'emostasi è l’arresto di una emorragia, che si può verificare spontaneamente col meccanismo della coagulazione. È il risultato di un insieme di

mantenere formazione del

processi, cellulari e biochimici, ben regolati che hanno due diverse funzioni: il sangue allo stato liquido nei vasi normali e indurre la

coagulo emostatico in presenza di danno vascolare.

fasi

L'emostasi si attua in che si susseguono in rapida sequenza.

EMOSTASI PRIMARI Le piastrine sono respinte dall'endotelio intatto, ma quando questo si rompe e le sottostanti fibre collagene risultano esposte, le piastrine

diventano "appiccicose" e aderiscono alla zona danneggiata. Le piastrine ancorate rilasciano sostanze che attirano ulteriori piastrine e queste, continuando ad

tappo piastrinico

ammassarsi finiscono per formare sulla zona dove l'endotelio è leso il cosiddetto o trombo bianco. Una volta ancorate, le piastrine, oltre a produrre

serotonina

sostanze che attirano altre piastrine, rilasciano che provoca spasmi (contrazioni) del vaso sanguigno danneggiato; agendo nei pressi della lesione gli

tromboplastina,

spasmi riducono la perdita di sangue per cui il coagulo riesce a formarsi. Contemporaneamente i tessuti danneggiati rilasciano una sostanza che

svolge un ruolo importante nella coagulazione.

fattore piastrinico

EMOSTASI SECONDARIA Il 3 (PF3) è un fosfolipide che riveste la superficie delle piastrine; interagisce con la tromboplastina, con altre

→ protrombinico processo a cascata

2+

proteine ematiche della coagulazione e con ioni Ca per formare l'attivatore che innesca il della coagulazione.

protrombina, trombina.

L'attivatore protrombinico converte la presente nel plasma, nell'enzima

fibrinogeno fibrina insolubile;

La trombina quindi unisce tra loro le molecole proteiche solubili di trasformandole in lunghe catene molecolari di questa forma una

siero

sorta di traliccio che, intrappolando i globuli rossi, costituisce la base del coagulo. Entro un'ora, il coagulo inizia a retrarsi, spremendo fuori dalla massa

(plasma deprivato dalle proteine della coagulazione) e avvicinando i margini della rottura della parete vasale.

Di norma il sangue coagula in 3­6 minuti e, una volta iniziato il processo a cascata della coagulazione, i fattori che l'hanno scatenato vengono di solito rapidamente

inattivati per impedire che la coagulazione del sangue si diffonda per tutto l'apparato circolatorio. Alla fine l'endotelio si rigenera e il coagulo si dissolve.

EMOPOIESI: midollo osseo

la formazione delle cellule del sangue avviene, in tutta la vita postnatale, nel presente nelle ossa brevi e piatti e nell'epifisi delle ossa

cellule staminali totipotenti

lunghe, ed è garantita dalla moltiplicazione e differenziazione di che, sotto lo stimolo di fattori specifici, evolvono secondo linee distinte

(eritrocitaria per i globuli rossi, mieloide per i granulociti, i monociti e le piastrine, linfoide per i linfociti).

L'eritropoiesi inizia nell'embrione durante la terza settimana di gestazione, a livello del sacco vitellino. A partire dalla quarta settimana comincia l'eritropoiesi nel

fegato, che diventa predominante alla fine del secondo mese. A partire dal quinto mese inizia a livello del midollo osseo, sede che diventa predominante alla fine

della gestazione; questa sede resta l'unica nell'adulto.

L'eritropoiesi dura complessivamente 4­5 giorni durante i quali avvengono una serie di trasformazioni morfologiche nelle cellule precursori degli eritrociti, che al

termine del processo diventeranno globuli rossi. proeritroblasti:

Nel primo stadio della eritropoiesi le cellule precursori vengono chiamate nel citoplasma sono presenti numerosi poliribosomi (citoplasma basofilo).

La divisione cellulare (mitosi) avviene numerose volte in questo stadio; l'eritropoietina non è ancora necessaria.

eritroblasti basofili:

Nel secondo stadio i proeritroblasti diventano le dimensioni cellulari diminuiscono e la cromatina è molto addensata; il citoplasma è ancora

trasferrina

molto basofilo e la cellula va ancora incontro a intense divisioni mitotiche. I recettori per la vengono espressi (principale proteina di trasporto del ferro nel

3+

sangue; i tratta di una glicoproteina costituita da una singola catena polipeptidica che possiede due siti di legame per lo ione ferrico (Fe ), mentre non presenta

2+

affinità per lo ione ferroso (Fe ). eritroblasti policromatici,

Nel terzo stadio le cellule precursori diventano in quanto il citoplasma presenta colorazione mista; le dimensioni del nucleo diminuiscono

ancora, la cromatina è ancora più addensata, scompare l'apparato di Golgi e il nucleolo non è più visibile.

eritroblasti ortocromatici,

Nel quarto stadio le cellule precursori diventano caratterizzati da un nucleo piccolo e eterocromatico, da citoplasma acidofilo per

l'accumulo di emoglobina e da assenza di mitosi.

reticolociti:

Nel quinto stadio le cellule precursori diventano essi sono globuli rossi immaturi, infatti sono ancora presenti ribosomi. Alla fine del processo il nucleo

globuli rossi; macrofagi midollari.

viene espulso dalla cellula e si formano i i nuclei espulsi vengono fagocitati dai

L'eritropoiesi viene regolata da vari meccanismi di controllo che fanno sì che avvenga una costante dismissione in circolo di nuovi elementi maturi che sostituiscano i

L'eritropoietina

vecchi globuli rossi fagocitati dai macrofagi. (EPO) è uno di questi meccanismi di controllo: essa stimola la produzione di globuli rossi quando c'è

carenza di ossigeno (per esempio in alta montagna).

Linfa: il 45­75% del peso corporeo di un adulto di 70kg è costituito da acqua. Tale variabilità è dovuta al fatto che l'organismo può possedere più o meno grasso,

che ha un contenuto di acqua inferiore a quello degli altri tessuti. distretto extracellulare,

L'acqua dell'organismo è distribuita principalmente nelle cellule e nei tessuti connettivi. Al di fuori, nel i liquidi sono distribuiti in tre

compartimenti:

compartimento interstiziale; linfa

­ comprende la e il liquido attraverso il quale le cellule sono a contatto tra loro;

­ compartimento plasmatico; ovvero il plasma del sangue;

­ compartimento transcellulare; rappresentato dal liquido pleurico, i succhi digestivi.

I liquidi di ogni compartimento sono costituiti principalmente da elettroliti e vari metaboliti organici.

urinario rene.

La funzione di regolare il volume del liquido extracellulare spetta all'apparato e in particolar modo al

linfa linfociti;

La è quella parte del liquido interstiziale che scorre in un proprio letto vasale, simile a quello ematico, ma con flusso molto lento; contiene è costituita

da acqua, sali, colesterolo e numerosi prodotti del metabolismo tessutale, tracce di proteine e lipidi: grazie alla linfa le molecole vengono riportate nel circolo

sanguigno.

TESSUTO MUSCOLARE

capacità di contrazione,

Tessuto con genera movimento delle formazioni alle quali è legato.

Le cellule muscolari sono capaci di allungarsi oltre le dimensioni e ritornarvi (elasticità), aumentare di massa (ipertrofia) o aumentare di numero (iperplasia).

Tre tipi di tessuto muscolare: striato scheletrico, striato cardiaco, liscio.

TESSUTO MUSCOLARE STRIATO SCHELETRICO

Costituisce i muscoli dell'apparato locomotore, oltre ad essere presente anche in alcuni organi dell'apparato digerente e respiratorio (lingua, palato molle, faringe,

laringe).

Funzione: produce movimento, mantiene la postura, sostiene il peso dei visceri e li protegge dai traumi esterni, controlla la minzione e la defecazione, controlla la

respirazione.

Organizzazione: fibre muscolari;

gli elementi (cellule) che costituiscono il muscolo sono chiamate derivano dalla fusione di molteplici elementi cellulari durante il

sarcolemma.

periodo embrionale e fetale, hanno quindi più nuclei, e ogni fibra ha anche la sua membrana plasmatica o Ogni fibra è rivestita da un sottile strato di

endomisio; fascio muscolare,

tessuto connettivo fibrillare lasso detto più fibre si raccolgono a formare un a sua volta avvolto da uno strato di connettivo detto

perimisio; epimisio.

infine l'intero muscolo è ricoperto da una lamina connettivale esterna più densa detta

Epimisio: strato di tessuto connettivo denso che delimita l'intero muscolo, isolandolo dai tessuti circostanti.

Perimisio: suddivide il muscolo in una serie di compartimenti interni contenenti ciascuno un fascio di fibre muscolari chiamato fascicolo.

Endomisio: circonda ciascuna fibra muscolare.

reticolo sarcoplasmatico 2+

All'interno di ogni fibra, il contiene una elevata concentrazione di ioni Ca , una quantità quasi 1400 volte maggiore rispetto a quella del

sarcoplasma. miofilamenti, miofibrille

All'interno del sarcoplasma sono presenti proteine contrattili organizzate in a loro volta costituenti fasci detti (tutti orientati

secondo l'asse longitudinali della fibra stessa); se osservato il sarcoplasma delle fibre muscolari, esso mostra un'alternanza di bande chiare e bande scure: il

significato di tali striature è comprensibile se consideriamo come un lungo cilindro ogni fibra muscolare, e esso può essere suddiviso in tanti elementi successivi detti

sarcomeri, ciascuno dei quali rappresenta l'unità funzionale della fibra muscolare stessa.

Sarcomero: miofibrilla

è l'unità contrattile del tessuto muscolare striato; i sarcomeri sono disposti uno dopo l'altro e formano dei fascetti contrattili chiamati avvolti

da una membrana, il sarcolemma. actina) miosina).

I sarcomeri sono costituiti da due tipi di filamenti: i filamenti sottili (costituiti da e i filamenti spessi (di Z);

Il sarcomero si presenta come un'alternanza di bande chiare e bande scure: esso è delimitato da due strie di natura proteica scure (linee ai lati di tali strie vi è

banda I banda A

una banda chiara detta costituita da filamenti di actina; andando verso l'interno è possibile notare una banda scura detta costituita da filamenti di

banda H

actina e filamenti di miosina interposti tra di loro; al centro della banda A vi è una banda più piccola detta (solo filamenti spessi); l centro di quest'ultima è

linea M,

presente una linea scura, la costituita da proteine che interconnettono i filamenti di miosina.

I filamenti sottili sono composti in prevalenza da actina e sono uniti tra loro mediante ponti trasversali a livello della banda Z. i filamenti spessi sono costituiti da

molecole di miosina e occupano la banda A, nella quale si intrecciano per un certo tratto con i filamenti sottili. A livello della banda A, ogni filamento spesso è

circondato da 6 filamenti sottili.

MIOSINA: 6 subunità,

La miosina è il motore delle miofibrille; ciascuna molecola si compone di di cui 2 identiche catene pesanti, molto grandi, e due paia di catene

coda terminale, due teste globose.

leggere, più piccole. Le catene proteiche pesanti si intrecciano a formare una rigida, a spirale, e Due catene proteiche leggere

sono associate alle catene pesanti di ogni testa.

All'interno dei filamenti spessi, le varie isoforme della miosina si organizzano in modo tale da esporre le loro teste all'estremità, mentre le code si raggruppano, a mo

di fascio, nella regione centrale. La giunzione compresa tra testa e coda è un collo flessibile (cerniera) che permette alle teste di flettersi durante la contrazione.

Le teste globulari della miosina formano i ponti trasversali che mediano l'interazione con i filamenti sottili di actina, i quali fungono da "fune".

Il fenomeno della contrazione può essere diviso in due fasi: 1) aggancio (formazione dei ponti trasversali) tra filamenti spessi e sottili; 2) scorrimento dei filamenti

ACTINA: proteina globulare,

L'actina, che costituisce i filamenti sottili del sarcomero, è una di forma simile ad una sfera (G­actina). Molte di queste molecole si

F­actina).

associano tra loro per comporre lunghi e sottili granuli (detti Due di queste catene si avvolgono eleicodalmente l'una sull'altra, come due collane di perle,

dando origine al filamento sottile.

Ogni molecola di G­actina contiene un sito di legame per la testa della miosina, che, in condizioni di riposo, si trova di fatto bloccato da due proteine. I filamenti sottili

sono infatti costituiti, oltre che dall'actina, da:

TROPOMIOSINA: nel muscolo a riposo impedisce il contatto tra 7 molecole di G­actina e le rispettive teste di miosina, mantenendo il muscolo rilassato.

TROPONINA: quando lega il calcio cambia la propria conformazione e sposta la tropomiosina permettendo l'aggancio con la miosina

titina, connettina nebulina,

Oltre a queste proteine, le miofibrille muscolari ne contengono altre, tra cui: e con funzione di stabilizzazione e centraggio del

sarcomero nel corso della contrazione.

CONTRAZIONE MUSCOLARE: convertire energia

Il muscolo scheletrico può essere paragonato ad un motore, in grado di l'energia chimica, fornita dall'ATP, in

meccanica.

Durante la contrazione, i filamenti sottili “scivolano” lungo quelli spessi: ciò avviene in quanto le teste delle molecole di miosina si legano alle molecole di actina e,

grazie a una sequenza di eventi di legame e di rilascio, cambiano orientamento spostando i filamenti sottili, con conseguente accorciamento della lunghezza del

sarcomero.

Ogni molecola della miosina presenta due siti di legame, uno per una molecola di ATP ed uno per l'actina. La sua attività ATPasica le consente di idrolizzare l'ATP ad

ADP + fosfato inorganico e di utilizzare l'energia così sviluppata per generare il movimento.

– le molecole di miosina sono in permanenza combinate con una molecola di ATP che, quando l'actina interagisce con la miosina attivandone l'attività ATPasica,

viene scissa in ADP+Pi, liberando energia di legame;

– si produce in tal modo la rotazione della testa della miosina verso il centro del sarcomero, e i due filamenti si spostano;

– le molecole di ADP+Pi si allontanano per diffusione e un'altra molecola di ATP si lega alla miosina, seguita dalla rottura del legame con l'actina;

– così il ciclo può ricominciare.

Poiché questi eventi avvengono contemporaneamente in tutti i sarcomeri successivi dela fibra muscolare e allo stesso tempo in tutte le miofibrielle della fibra, questa

si accorcia (contrazione).

– quando il muscolo è rilasciato, le molecole di troponina impediscono alla miosina di legarsi all'actina;

– all'arrivo dell'impulso nervoso per la contrazione, a livello del punti in cui la fibra nervosa motoria prende rapporto con il sarcolemma, si ha liberazione di un

neurotrasmettitore, l'acetilcolina, che causa la depolarizzazione del sarcolemma.

– questo fenomeno, diffondendosi e propagandosi alle membrane del reticolo sarcoplasmatico lungo le invaginazioni del sarcolemma stesso, causa la liberazione di

2+

ioni Ca ; 2+

– gli ioni Ca si legano alla subunità C della troponina, cambiandone così la conformazione molecolare, cosa che permette alla miosina di legarsi con l'actina.

Le fibre muscolari scheletriche non sono tutte uguali, ma presentano differenze biochimico­metaboliche, e se ne classificano tre tipi:

CLASSIFICAZIONE DELLE FIBRE MUSCOLARI

Tipo di fibra Metabolismo Contrazione

I. Rosse, ricche di mioglobina e mitocondri Ossidativo Lenta Muscoli coinvolti nella postura

Non molto rappresentate nei muscoli

Rapida, resistente

IIA. Intermedie, con scarsi mitocondri Ossidativo e glicolitico scheletrici umani, anche se ne è relativamente

alla fatica ricco il vasto laterale della coscia.

Bianche, con scarsi mitocondri Glicolitico Rapida, sensibile alla Muscoli necessari per la deambulazione o che

IIB. fatica lavorano frequentemente ma non a lungo

(muscoli del polpaccio)

La presenza di un certo tipo di fibra in un individuo è anche influenzato dal livello di attività di questo.

TESSUTO MUSCOLARE STRIATO CARDIACO (Miocardio) dischi intercalari,

Tessuto costituito da singole fibrocellule (cardiomiciti) che sono collegate le une alle altre per mezzo di particolari giunzioni intercellulari dette

dove sono presenti desmosomi e giunzioni comunicanti. Esse non possono essere considerate fibrocellule: sono presenti i sarcomeri, le striature trasversali, ma i

cardiomiciti hanno un singolo nucleo situato centralmente e si presentano ramificati “a Y” alle estremità, e sono presenti molti più mitocondri, il reticolo

miocardio comune.

sarcoplasmatico è assai sviluppato. Queste caratteristiche si riferiscono al

miocardio specifico

Esiste poi il che ha la funzione di condurre ad alta velocità, lungo specifiche direttrici, gli impulsi per la contrazione: i cardiomiciti sono cellule

nodi,

globose che hanno perso la capacità di contrazione, sono raggruppate in determinati punti del cuore a formare dei e mancano le striature.

Il tessuto miocardico si contrae involontariamente, ma il SNC controlla il ritmo!!

Esso inoltre non ha nessuna capacità rigenerativa, per cui una sua lesione (dopo infarto) produce una cicatrice che rende il cuore meno resistente e meno efficiente.

TESSUTO MUSCOLARE LISCIO

Costituito da cellule allungate e affusolate, miofilamenti senza striature e quindi senza sarcomeri.

Per contrarsi le cellule sfruttano le interazioni fra acrina e miosina (che formano i filamenti sottili e quelli spessi; sono orientati in modo parallelo ma si incrociano

2+

all'avvicinarsi della membrana plasmatica), manca la troponina e tropomiosina e l'effetto degli ioni Ca ; hanno una forma allungata, nucleo posto al centro;

costituiscono la parete degli organi cavi e dei vasi sanguiferi, si trovano nella pelle (muscoli erettori dei peli) e nel bulbo oculare.

La contrazione è di tipo lenta, può protrarsi nel tempo senza la comparsa dell'affaticamento; gli stimoli per la contrazione possono essere di origine nervosa,

ormonale e farmacologica.

PROPRIETA' del TESSUTO MUSCOLARE:

eccitabilità: capacità di rispondere agli stimoli

– contrattilità; capacità di accorciarsi attivamente e di esercitare una tensione

– estensibilità: capacità di continuare a contrarsi anche dopo allungamento dovuto a distensione

– elasticità: capacità di tornare alle dimensioni iniziali al termine di ogni contrazione.

TESSUTO NERVOSO

Costituisce il sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale) e il sistema nervoso periferico (gangli, nervi e relative terminazioni).

neuroni, cellule della nevroglia

È composto da due tipi di cellule: le cellule nervose propriamente dette, i e le cellule di sostegno o o cellule gliali.

I NEURONI rispondere

Sono cellule eccitabili, capaci cioè di a stimoli fisici e chimici mediante la modificazione della concentrazione di ioni sulle due facce della loro membrana

produrre segnali propagare

plasmatica, di in forma di variazioni di potenziale elettrico (trasduzione), di o condurre segnali dal punto di insorgenza ad altre parti

trasmettere segnali sinapsi); memorizzazione.

della cellula e di ad altre cellule mediante dispositivi giunzionali specifici (le sono cellule dotate della capacità di

Il ciclo vitale si può estendere per tutto l'arco della vita, ma sono cellule prive della capacità di dividersi e di produrre quindi neuroni nuovi.

Caratteristiche comuni: in ogni tipo di neurone si può riconoscere

→ corpo cellulare

un o soma: contiene il nucleo (con uno o più nucleoli) e ha forma rotondeggiante; l'apparato del Golgi è più abbondante ed è posizionato

– all'esterno; numerosi mitocondri. Tutti questi organuli si trovano, anche se in maniera differente anche nei dendriti. Il corpo cellulare è il centro delle attività

metaboliche (sintesi proteica) e di controllo del flusso di prodotti sintetizzati verso le parti distali dei prolungamenti dendritici e dell'assone; è il centro di

integrazione dei segnali della membrana plasmatica. nuclei,

Nel tessuto nervoso i corpi dei neuroni non sono distribuiti uniformemente, ma addensati in gruppi di diversa estensione denominati colonne o

cortecce, sostanza grigia gangli,

oppure in strutture laminari dette a costituire la del SNC; nel SNP invece gli agglomerati vengono chiamati circondati

da cellule gliali satelliti e sostenuti da uno stroma connettivale.

dendriti:

uno o più sono espansioni del corpo cellulare, vi si trovano gli stessi organuli citoplasmatici presenti nel soma; i dendriti diminuiscono

– ricezione dei

gradualmente di diametro man mano che si allontanano dal soma e si ramificano formando un'arborizzazione. Essi hanno la funzione di

segnali che provengono da altri neuroni o dall'ambiente esterno.

assone cono di emergenza, segmento iniziale:

un o neurite: prende origine da un profressivo restringimento del corpo cellulare, il e continua in un

– genesi del segnale elettrico

entrambe queste due ultime strutture sono responsabili della (o potenziale d'azione).

Il citoplasma dell'assone (assoplasma) è costituito da numerosi microtubuli e nuerofilamenti, abbondanti cisterne del REL e mitocondri; mancando

ribosomi, RER e Golgi: è pertanto capace di svolgere un attivo metabolismo energetico, e incapace di sintesi proteica (che vengono sintetizzate nel

soma).

Tranne il segmento iniziale, l'assone è rivestito da cellule della glia che lo ricoprono per tutta la sua estensione. Assone+rivestimento gliale=fibra

nervosa.

terminazioni presinaptiche: rami preterminali

delle all'estremità distale, ogni assone si divide in più e ciascuno di questi forma un numero variabile di

– terminazioni sinaptiche sinapsi

terminazioni nervose o in forma di bottoni, di espansioni a coppa, che prendono contatto, tramite con il dendrite di un

altro neurone.

Tipi di neuroni:

Neuroni unipolari = sprovvisti di dendriti; un solo assone

Neuroni bipolari = un dendrite e un assone

Neuroni pseudounipolari = (o neuroni a T) dal soma parte un prolungamento che si divide poi a T (assone e dendriti su uno stesso prolungamento); per lo più

sono neuroni sensitivi

Nueruoni multipolari = numero vario di dendriti e un assone

Guaina mielinica: cellule gliali. fibre mieliniche,

i neuroni sono rivestiti da La maggior parte delle fibre del sistema nervoso centrale e periferico è costituita da

dove cioè l'assone è rivestito da una vera e propria guaina plurilamellare. oligodendrociti,

Gli assoni del SNC acquisiscono il rivestimento mielinico in seguito a differenziazione di cellule gliali specifiche, gli interposte tra gruppi di assoni.

spire.

Ogni oligodendrocite produce estese lamine citoplasmatiche che circondano diversi assoni e li avvolgono con un numero crescente di Ovviamente, man mano

che le spire si avvolgono intorno all'assone, scompare il citoplasma entro la lamina, che risulta alla fine formata dalle sole membrane plasmatiche accollate: in questo

sistema spirale guaina mielinica.

modo il rivestimento dell'assone risulta composto da un derivante dalla membrana plasmatica dell'oligodendrocito, la

La guaina è composta principalmente da lipidi e proteine e ha un colore bianco, la quale permette di identificare le parti del sistema nervoso centrale formato da

sostanza bianca.

queste fibre come mielinizzazione

Nel SNC ogni oligodendrocito contribuisce a formare diverse fibre mieliniche; la (processo di formazione della guaina mielinica) inizia nel periodo

embrionale e si completa in tempi diversi.

cellule di Schwann

Nel SNP troviamo invece le (ciascuna delle quali prende rapporto con un solo assone) che costituiscono segmenti successivi della guaina

internodali), nodi di Ranvier.

mielinica (segmenti che risulta così interrotta da brevi tratti privi di mielina detti A livello dei nodi di Ranvier l'assone non è

completamente nudo, ma rivestito comunque da una sottile lamina citoplasmatica gliale. La mielinazzazione avviene grazie alle cellule si Schwann e inizia quando

l'assone ha raggiunto un determinato diametro di grandezza, e lo spessore della guaina è in funzione della grandezza dell'assone.

Sinapsi: la trasmissione dei segnali elettrici prodotti a livello del soma del neurone e propagati lungo l'assone avviene:

→ sinapsi interneuronali

attraverso giunzioni specifiche costituite tra due neuroni,

– giunzioni citoneurali.

attraverso giunzioni fra un neurone e una cellula non nervosa,

– membrana

Tali giunzioni sono costituite dall'opposizione di due aree di membrana differentemente specializzate, di cui quella del neurone che trasmette è detta

presinaptica neurotrasmettitore) membrana postsinaptica

(permette la liberazione di un messaggero chimico, o e quella del neurone che riceve è detta

recettori fessura intervallo sinaptico,

(provvista di per il neurotrasmettitore). Fra le due membrane rimane uno spazio, la o piccolissimo, in cui sono localizzate

proteine che intervengono nella regolazione del mantenimento della giunzione e del metabolismo del neurotrasmettitore liberato. Tipi di sinapsi (chimica):

sinapsi assodendritica; tra assone e dendrite

– sinapsi assosomatica; tra assone e un soma neuronale

– sinapsi assoassonica; tra un assone e un altro assone

terminazione sinaptica vescicole sinaptiche

La (bottone) contiene mitocondri, REL e elementi del citoscheletro e in più contiene diverse (di forma, numero e

contenuto differenti a seconda della specificità del neurone): tali vescicole possono essere sferiche e contenere acetilcolina o acido glutamico (funzione eccitatoria),

oppure noradrenalina; possono essere appiattite e contenere glicina, acido (GABA, con funzione inibitoria); in generale ogni vescicola contiene un

γ­aminobutirrico

quanto

certo di molecole di neurotrasmettitore.

SINAPSI CHIMICA: L'arrivo alla terminazione sinaptica dell'impulso nervoso (cioè del potenziale elettrico propagatosi lungo la membrana dell'assone) determina

nella membrana presinaptica l'apertura di canali attraverso i quali si ha un flusso di ioni calcio dall'esterno all'interno della terminazione. L'aumento della

concentrazione di ioni calcio provoca la fusione delle vescicole sinaptiche con la membrana presinaptica e la conseguente liberazione per esocitosi del

neurotrasmettitore, le cui molecole diffondono nella fessura sinaptica.

La membrana postsinaptica presenta proteine di membrana specifiche che fanno da recettori per i neurotrasmettitori. Il neurotrasmettitore liberato nella fessura

sinaptica si lega ai recettori e li attiva, in modo tale che questi determinato (indirettamente o direttamente) l'apertura o la chiusura di canali ionici: il flusso di ioni che

ne consegue modifica la conduttanza delle membrana postsinaptica e il potenziale di membrana del neurone postsinaptico, producendo in tal modo un nuovo

ionotropi.

segnale (impulso). Questi fenomeni sono causati da recettori detti Altri recettori (metabotropi) inducono invece nel neurone postsinaptico la formazione di

molecole (messaggeri secondari) che danno inizio ad una serie di eventi biochimici.

unidirezionale sinaptico).

La trasmissione attraverso le sinapsi è di tipo e con un leggero ritardo di frazioni di millisecondi (ritardo

SINAPSI ELETTRICA o ELETTRONICA: presente in alcune aree del SNC; sono costituite da giunzioni comunicanti che permettono la propagazione diretta delle

variazioni di potenziale della membrana di una cellula alla successiva senza l'intervento di intermendiari chimici. Ovviamente non c'è ritardo ed è bidirezionale

Reti neuronali: catena

ogni neurone innerva un bersaglio e, a sua volta fa dà bersaglio e quindi è innervato da altri neuroni. Ogni neurone è un elemento di una

neuronale, integratore di segnali,

ossia di un circuito nervoso. Poiché un neurone può ricevere migliaia di terminazioni nervose, esso si configura come un ossia

un luogo di convergenza di segnali proveniente da altri distretti.

Il fatto: un neurone riceva molte terminazioni e ciò non comporta necessariamente che in un dato momento tutte le sinapsi che esso riceve siano in funzione + le

terminazioni nervose che si scaricano su un dato neurone sono in parte eccitatorie e in parte inibitorie = in un dato momento il neurone viene eccitato o inibito

la somma proprietà di modulabilità.

secondo degli stimoli eccitatori e inibitori che in quel momento esso riceve → sequenza

I neuroni che fanno parte di uno stesso circuito sono, pertanto, distribuiti lungo il circuito secondo una geneticamente prestabilita e quel circuito è implicato

in una data attività nervosa: tale attività ha o non ha luogo in un dato momento, solo se l'ultimo neurone del circuito è in grado di trasmettere l'informazione finale

all'effettore.

La maggioranza dei neuroni del SNC è di tipo inibitorio; questo tipo di neuroni rendono possibile la modulabiltià.

Vari tipi di inibizione:

inibizione anterograda: il sistema è in serie e il neurone inibitore è posto tra due;

– inibizione retrograda: un neurone inibitore (B) che viene eccitato da un neurone (A), si scarica sullo stesso neurone (A) che lo ha eccitato e lo inibisce;

– inibizione presinaptica: un neurone inibitore (B) eccitato da un neurone (A), si scarica sul terminale sinaptico di una fibra proveniente da un neurone (C)

– e destinata a un neurone (D);

disinibizione: prevede la successione di almeno 4 neuroni, di cui quelli intermedi (B e C) inibitori, e di un quinto neurone; lo stimolo portato da (A) a (B)

– ecciterà (B) a inibire (C), il quale non può inibire (D); l'effettore finale innervato dal neurone (D) riceve lo stimolo da quest'ultimo solo se su (D) è arrivato

uno stimolo eccitatorio da parte di (E).

LA NEVROGLIA cellule gliali;

Nel tessuto nervoso oltre ai neuroni, sono presenti anche le esse sono elementi importanti anche per la regolazione della comunicazione sinaptica e

per la crescita dei neuroni. supporto meccanico, regolazione

Le cellule della nevroglia o glia sono elementi che svolgono funzioni trofiche di di della composizione del microambiente

isolamento

extracellulare che circonda i neuroni e di elettrico degli assoni.

Nel SNC troviamo:

astrociti: cellule gliali più numerose, forma irregolare stellata con sottili espansioni citoplasmatiche laminari; si dispongono a ricoprire la membrana dei

– corpi neuronali, dei dendriti e delle giunzioni sinaptiche nella sostanza grigia; particolari espansioni si trovano anche a ricoprire i capillari sanguiferi

concorrendo alla formazione della barriera ematoencefalica; svolgono un ruolo importante nel mantenimento della concentrazione di potassio

extracellulare e intervengono nella regolazione dell'attività sinaptica;

oligodendrociti: cellule piccole con scarso citoplasma che si espande in lamine estese, ciascuna delle quali si avvolge a spirale attorno ad un assone;

– formano la guaina mielinica;

cellule ependimali: si organizzano a modo di epitelio monostratificato per rivestire le cavità interne del SNC (quali ventricoli cerebrali, acquedotto di Silvio

– e canale ependimale del midollo spinale), dove è presente liquido cefalorachidiano; provviste di microvilli e ciglia; responsabili della filtrazione selettiva e

del trasporto attivo delle molecole che fuoriescono dai capillari;

cellule della microglia: di piccole dimensioni e forma irregolare, contengono numerosi lisosomi e hanno attività fagocitaria; aderiscono alla parete dei

– capillari sanguiferi; attivate nel caso di lesioni traumatiche e infiammatorie e processi degenerativi del tessuto nervoso;

Nel SNP troviamo:

cellule di Schwann: producono mielina tipo gli oligodendrociti; possono disporsi fra gruppi di assoni di piccolo calibro e fornire rivestimento con una

– semplice lamina citoplasmatica, isolandoli dal circostante connettivo;

cellule satelliti o anficiti: rivestono con sottili lamine citoplasmatiche il corpo cellulare dei neuroni gangliari, come quasi gli astrociti.

BARRIERA EMATOENCEFALICA: indica tutto quel complesso di cellule endoteliali dei capillari e prolungamenti degli astrociti che separa fisicamente le reti

neuronali dal sangue; serve a selezionare le sostanze che dal sangue giungono ai neuroni e viceversa, in tal modo ai neuroni arrivano solo determinate sostanze del

selezione).

plasma (alta

ORGANI

Organi: livello di organizzazione superiore rispetto a quello tissutale.

sistema

Essi si raggruppano in sistemi e apparati: si parla di quando gli organi sono omogenei per struttura funzione e origine embriologica (sistema scheletrico o

apparato

sistema nervoso), si parla di quando gli organi hanno diversa funzione, struttura e origine embriologica.

Gli organi possono essere raggruppati in due tipi: organi cavi e organi pieni.

ORGANI CAVI lume

– Gli hanno una forma a sacco e possono comunicare direttamente o indirettamente con l'esterno, la loro parete circonda una cavità detta ed è

tonache.

costituita da vari strati sovrapposti di tessuti differenti detti

Procedendo dall'interno all'esterno, si trovano i seguenti strati:

tonaca mucosa;

a) epitelio di rivestimento

tonaca sottomucosa;

b) connettivo fibrillare lasso

tonaca muscolare;

c) due strati di tessuto muscolare liscio, di cui quello più interno con fibrocellule a orientamento circolare e quello più esterno con fibrocellule

orientate longitudinalmente.

tonaca sierosa avventizia;

d) o di natura connettivale, avvolge l'organo all'esterno e prende rapporti con le formazioni circostanti.

I VASI SANGUIFERI;

ESEMPIO DI ORGANO CAVO PARTICOLARE: vengono distinti in arterie, vene e capillari.

tonaca intima tonaca media tonaca avventizia

Arterie e vene hanno la parete costituita dal tre strati concentrici che sono la (la più interna), la e la (la più esterna).

Quello che caratterizza strutturalmente e funzionalmente il vaso è la tonaca media, formata da tessuto connettivo elastico e da fibrocellule muscolari lisce, in

proporzioni diverse nelle arterie e e nelle vene.

Le arterie hanno una parete più spessa dovendo sostenere una pressione sanguigna più elevata; perciò si distringuono grosse arterie (o elastiche), arterie di medio

e piccolo calibro, arteriole e capillari (possono essere continui se hanno un endotelio continuo, fenestrati come quelli del glomerulo renale, sinusoidi di calibro

variabile perchè si adattano allo spazio che trovano fra le cellule).

Anche le vene possono essere classificate in venule postcapillari, vene di piccolo­medio calibro e di grosso calibro; hanno un calibro maggiore delle arterie, ma

valvole

hanno una parete più sottile e meno resistente. Spesso nelle vene sono presenti delle dette semilunari o a nido di rondine, che impediscono il reflusso del

sangue.

ORGANI PIENI parenchima; capsula

– Gli presentano sempre un tessuto predominante anche funzionalmente che ne costituisce il sono circondati da una di

stroma

connettivo fibrillare denso, da cui originano setti che si portano in profondità del parenchima, suddividendolo più o meno completamente e costituendo così lo

di quell'organo. Lo stroma ha una funzione di supporto meccanico, vi sono presenti vasi sanguiferi e linfatici, nervi e dotti escretori dell'organo; presente una regione

ilo. lobi,

attraverso la quale passando in entrata e in uscita vasi, nervi e condotti chiamata Un organo pieno viene generalmente suddiviso in i quali vengono

lobuli.

suddivisi poi in

APPARATO LOCOMOTORE

Il corpo umano è diviso in due parti:

Parte assile (che corrisponde all’asse corporeo):

• Testa

◦ Tronco:

◦ Collo

▪ Torace

▪ Addome

Appendici (attaccate alla parte assile):

• Arto superiore:

◦ Cintura: spalla

▪ Parte libera:

▪ Braccio, collegato con il gomito all’

• Avambraccio, collegato con il polso alla

• Mano

Arto inferiore:

◦ Cintura: anca

▪ Parte libera:

▪ Coscia, collegata con il ginocchio alla

• Gamba, collegata con la caviglia al

• Piede

Apparato locomotore = ossa + articolazioni + muscoli

LE OSSA (apparato scheletrico) sostegno

Organi che costituiscono lo scheletro, più di 200; le ossa danno al corpo (forniscono supporto strutturale all'intero organismo; i segmenti scheletrici,

deposito

singolarmente o in gruppi, costituiscono l'impalcatura che sostiene organi e tessuti molli), fungono da di sali minerali e lipidi (i sali di calcio dell'osso

rappresentano una notevole riserva minerale che mantiene costante le concentrazioni di ioni calcio e fosfato nei fluidi organici; i segmenti scheletrici immagazzinano

midollo osseo

riserve energetiche costituite dai lipidi delle aree del midollo giallo), contengono il (responsabile dell’emopoiesi; globuli rossi, bianchi e piastrine

muscoli locomozione

vengono prodotti dal midollo osseo rosso che riempie le cavità di numerose ossa). Sulle ossa si inseriscono i per la (le ossa dello scheletro

protezione

funzionano come leve; esse possono modificare l'ampiezza e la direzione delle forze generate dai muscoli scheletrici) e per la di organi e sistemi interni

(tessuti e organi delicati sono spesso circondati da elementi scheletrici, basta pensare al cranio, alle coste, alle vertebre e alla pelvi).

A seconda della forma si distinguono in: ossa lunghe e ossa brevi, e ossa piatte.

ossa lunghe diafisi:

Le hanno un corpo allungato (chiamato costituito da tessuto lamellare compatto e ospita il midollo osseo) con due estremità ingrossate

epifisi, ossa piatte

(chiamate una prossimale e una distale, costituite da tessuto osseo spugnoso). Le sono costituite da uno strato di tessuto osseo spugnoso

periostio,

avvolto da tessuto osseo compatto. Tutte le ossa sono rivestite da una membrana di connettivo fibroso, il che si arresta in corrispondenza delle cartilagini

endostio.

articolari, mentre le cavità che contengono il midollo sono rivestite da un'altra membrana fibrosa detta

LE ARTICOLAZIONI movimenti

Dispositivi giunzionali che mettono in relazione due o più ossa per consentire più o meno ampi. Le articolazioni esistono laddove due ossa prendono

contatto: il contatto può essere diretto o tra esse può essere interposto tessuto fibroso, o cartilagineo o liquidi.

diartrosi sinartrosi

Due grandi gruppi di articolazioni: (o articolazione sinoviale, articolazione mobile e ampi movimenti) e (articolazioni per continuità di tessuto,

articolazioni fisse e nessun movimento).

Diartrosi; possono essere

• artrodie: i capi articolari hanno forma pianeggiante e possono solo scivolare uno sull’altro;

◦ enartrosi: tra due ossa con forma contrapposta, una semisfera cava e una semisfera piena; permettono movimenti angolari su tutti i piani;

◦ condilartrosi: variabile dell’enartrosi dove al posto della sfera abbiamo un ellissoide che ruota in una cavità ellissoidale; permettono movimenti

◦ angolari su un solo piano;

articolazione a sella: le due superfici sono una concava e una convessa e si appoggiano perfettamente una sull’altra;

◦ ginglimo: può essere laterale (o trocoide) e angolare (o troclea); i capi articolari hanno forma di cilindri uno cavo e uno pieno: nel ginglimo laterale il

◦ movimento è rotatorio e nel ginglimo angolare il movimento è angolare.

capsula articolare

Tutte le diartrosi sono provviste di una che tiene uniti i capi articolari: la capsula è ricca di vasi sanguiferi, rivestita all’interno da una

membrana sinoviale, liquido sinoviale.

capace di filtrare dal sangue il Tale liquido funge da lubrificante e riduce l’attrito meccanico tra le superfici

legamenti.

articolari. Le capsule articolari sono spesso rinforzate dai

CAPSULA: si tratta di un manicotto fibroso che avvolge l'estremità inferiore dell'osso prossimale e l'estremità superiore dell'osso distale, mantenendole in

reciproco contatto. È rivestita nella sua superficie profonda dalla membrana sinoviale. Le membrane sinoviali producono liquido sinoviale che va a

riempire la cavità articolare. lubrificazione,

FUNZIONE DEL LIQUIDO SINOVIALE: quando una parte della cartilagine viene compressa, parte del liquido è spremuto fuori dalla

matrice cartilaginea e negli spazi tra le opposte superfici. Questo sottile strato di liquido riduce l'attrito tra le superfici che si stanno muovendo

nell'articolazione. La cartilagine articolare agisce come una spugna: terminato il movimento, il liquido riprende la posizione che occupava prima di esso;

nutrimento dei condrociti, normalmente in un'articolazione sinoviale si trovano fino a 3 ml di liquido sinoviale, anche nelle grandi articolazioni come il

ginocchio. Questa quantità relativamente piccola di liquido deve essere continuamente riciclata per arricchirsi di nutrienti ed eliminare i prodotti di rifiuto

dei condrociti che si trovano nella cartilagine articolare. La circolazione del liquido sinoviale avviene durante il movimento articolare perchè la

ammortizzamento,

compressione e riespansione della cartilagine articolare pompano il liquido sinoviale all'interno e all'esterno della matrice; il liquido

sinoviale assorbe i traumi articolari. Ad esempio, l'anca, il ginocchio, la caviglia vengono ad essere compressi durante la deambulazione o, ancor più,

durante la corsa. L'aumento improvviso della pressione è ammortizzato dal liquido sinoviale che la distribuisce uniformemente su tutta la superficie

articolare.

Se le superfici articolari non sono speculari o se le sollecitazioni dell’articolazione lo richiedono, sono presenti tra le due superfici dei cuscinetti

menischi dischi articolari.

fibrocartilaginei: i e i cuscinetti cartilaginei:

STRUTTURE ACCESSORIE all'ARTICOLAZIONE: ovvero i menischi, che suddividono la cavità sinoviale, indirizzano il flusso del

cuscinetti adiposi:

liquido sinoviale, permettono variazioni di forma delle superfici articolari, riducono il movimento di un'articolazione; situati spesso alla

periferia dell'articolazione, sono minimamente coperti da uno strato di membrana sinoviale, forniscono protezione alle cartilagini articolari e riempiono gli

legamenti:

spazi che si creano quando il movimento dei segmenti scheletrici modifica la forma della cartilagine articolare; la capsula articolare che

circonda l'intera articolazione si continua con il periostio dei capi articolari, i legamenti accessori si trovano nelle zone più spesse della capsula,

tendini:

rinforzandola; essi si dividono in extracapsulari (sulla superficie esterna della capsula) e intracapsulari (sulla superificie interna della capsula); pur

non partecipando alla costituzione dell'articolazione, si trovano in prossimità di questa; i muscoli mantengono i tendini in tensione limitando quindi il

borse:

movimento dell'articolazione e offrendo un ulteriore supporto meccanico; sono piccole tasche di tessuto connettivo ripiene di liquido sinoviale;

sono presenti laddove un tendine o un legamento sfregano un altro tessuto; la loro funzione è proprio quella di ridurre l'attrito oltre che attutire gli urti.

anfiartrosi);

Sinartrosi: non permettono movimento o ne permettono di molto limitati (queste ultime sono meglio conosciute come i capi ossei sono

• strettamente connessi tra loro e possono incastrarsi. Esse si classificano in base al tessuto interposto tra i capi articolari:

sinfisi: hanno cartilagine fibrosa;

◦ sincondrosi: cartilagine ialina;

◦ sindesmosi: connettivo fibroso denso;

◦ sinostosi:l suture.

e sindesmosi subiscono un processo di ossificazione e quindi si saldano e formano le Le suture possono essere armoniche

◦ (setto nasale), dentate (ossa del cranio), squamose (ossa del cranio), a incastro, gonfosi (tra dente e cavità alveolare).

I MUSCOLI (apparato muscolare) ventre) tendine

Nei muscoli scheletrici si distingue una parte carnosa (il e una parte bianca lucente definita che si inserisce su un osso. Il muscolo si inserisce

capo di origine capo di inserzione

sull’osso attraverso due capi: un (più vicino allo scheletro e quindi meno mobile) e un (terminazione distale, più mobile).

aponeurosi.

Se i muscoli sono piatti o larghi le formazioni connettivali che li uniscono alle ossa sono dette

sinergici antagonisti,

I muscoli posso essere e a seconda che vi sia tra gli uni e gli altri collaborazione o contrasto d’azione.

OSSA DELLA TESTA

Neurocranio: : impari e mediano, forma romboidale; si distingue una parte superiore (squama), una parte orizzontale

Osso occipitale

→ basilare) due parti laterali grande foro occipitale

(porzione e (una per parte). La porzione basilare presenta il attraverso cui

circonda l’encefalo passano il midollo spinale, le arterie e le radici spinali dell’11esimo paio di nervi encefalici. La faccia esterna della squama

protuberanza cresta occipitale esterna linee nucali orizzontali,

presenta una da cui si diparte la e inoltre due una superiore e

occipitali

una inferiore. Le porzioni laterali presentano i due condili che si articolano con la prima vertebra cervicale (atlante).

: impari e mediano; partecipa alla formazione della fossa cranica e della cavità nasale e orbitale. Corpo a

Osso sfenoide

forma di farfalla, a sei facce: due laterali, una superiore, una anteriore, una inferiore e una posteriore. L’interno del corpo dello

seni sfenoidali, sella turgica,

sfenoide presenta i cavità comunicanti con le cavità nasali. La faccia superiore, denominata

solco del chiasma ottico

accoglie nella sua depressione l’ipofisi. Davanti la sella turgica si trova una depressione denominata

foro ottico. lamine

che continua poi lateralmente sino al Dalle facce laterali si dipartono due coppie di orizzontali allungate e

le grandi e le piccole ali. fori, rotondo, ovale

appiattite, In vicinanza della radice della grande ala sono visibili tre quello quello e

spinoso

quello che danno passaggio ai nervi mascellare, mandibolare e all’arteria meningea media. La faccia inferiore possiede

cresta sfenoidale

una che si articola con il vomere e con la lamina perpendicolare dell’etmoide entrando a far parte del setto

processi pterigoidei.

nasale. Dalla faccia inferiore si allungano verso il basso due formazioni laminari, i Con la parte delle grandi

ali lo sfenoide esce un pochino verso l’esterno tra le ossa frontale, parietale e temporale (sutura ad H).

: osso pari, anteriore all’occipitale e posteriore alle grandi ali dello sfenoide. Si compone di una parte

Osso temporale

→ piramide del temporale, mastoidea,

interna detta rocca petrosa o diretta medialmente e in avanti, e di una parte esterna o

meato acustico esterno

diretta verso il basso. È presente il e al di sotto, sulla faccia inferiore della piramide, è presente il

processo stiloideo. processo zigomatico,

Dall’osso temporale si stacca il che si articola con il processo temporale dell’osso

zigomatica. fossa mandibolare.

zigomatico per formare l’arcata Vicino al meato acustico esterno troviamo la Il processo

l’incisura giugulare

mastoideo ha una superficie rugosa che da attacco ai muscoli. Il margine della rocca petrosa presenta che

foro giugulare

insieme all’incisura dell’occipitale delimita il attraverso cui passano nervi e vena giugulare interna. Nella faccia

meato acustico interno

posteriore della piramide è visibile il .

: impari e mediano; costituisce parte delle cavità nasali e orbitale. Costituito da due lamine fra loro perpendicolari e

Etmoide

→ lamina orizzontale, cibrosa

da due masse laterali: la detta anche per via dei numerosi forellini, nella parte superiore costituisce

lamina perpendicolare sagittale

parte della fossa cranica e nella parte inferiore forma la volta della cavità nasale; la incrocia

crista galli

con la lamina orizzontale e si divide in due parti, la superiore o e inferiore, che si articola con il vomere entrando a far

parte della cavità nasale. Le due masse laterali partecipano alla formazione delle cavità orbitarie,l a faccia mediale a quella delle

cavità nasali. parte laminare orizzontale.

: impari e mediale; presenta una o squama e una La faccia esterna della

Osso frontale

→ bozze frontali arcate sopraciliari,

squama presenta le due e sotto di queste le separati da una superficie leggermente rilevata

glabella. solco sagittale cresta frontale.

chiamata All’interno abbiamo il che inferiormente continua con la La parte orizzontale

etmoidale, bozze orbitarie

è interrotta al centro dall’incisura ai due lati si localizzano le e ai lati di quest’ultime si trovano le

fosse per le ghiandole lacrimali. bozza parietale.

: osso piatto pari, quadrangolare. All’esterno è presente la La parte interna presenta

Osso parietale

→ solchi

numerosi che corrispondono alle ramificazione dell’arteria meningea media.

Splancnocranio: : pari e simmetrico; la faccia posteriore è concava e completa il tetto delle cavità nasali.

Osso nasale

→ : pari e simmetrico; forma la fossa lacrimale insieme all’osso mascellare.

Osso lacrimale

in rapporto con la : pari, localizzato tra il processo pterigoideo dello sfenoide e la superficie posteromediale dell’osso

Osso palatino

porzione iniziale degli mascellare. Forme le cavità nasali, la volta palatina e una parte del pavimento orbitale. Forma di L ai lati del cranio.

apparati viscerali : pari, all’interno della cavità nasale in basso laterale. Si osservano tre processi: etmoidale, lacrimale e

Cornetto inferiore

mascellare. : impari, forma il setto nasale.

Vomere

→ : osso breve pari; responsabile della morfologia del viso.

Zigomatico

→ : pari, forma l’arcata mascellare superiore. È costituito da un corpo e quattro processi: zigomatico,

Osso mascellare

frontale, alveolare e palatino. Il corpo è di forma piramidale con quattro facce: anteriore, infratemporale, orbitaria e nasale.

: impari e mediano. Si articola superiormente con i denti dell’arcata inferiore e due prolungamenti che si

Mandibola

→ protuberanza mentale.

articolano con l’osso temporale. Forma a ferro di cavallo. In basso si trova la I due rami della mandibola

processo coronoideo processo condiloideo. temporomandibolare

presentano due processi, il e il L’articolazione è una

diartrosi condiloidea: tra i due capi si interpone un disco cartilagineo che divide l’articolazione in due parti non comunicanti.

Osso ioide : impari e mediano, si trova nel collo al livello di C4 e permette la deglutizione. Sotto la mandibola e sopra la

laringe; sviluppa quattro processi, due corna maggiori e due corna minori.

Le articolazioni sono tutte sinartrosi, per la maggior parte suture; una sola è una diartrosi ed è quella tra l’osso temporale e la mandibola.

OSSA DEL TRONCO

Tronco = collo + torace (colonna vertebrale) + pelvi + addome

Colonna vertebrale vertebre,

Insieme di più suddivisa in quattro porzioni:

lordosi)

tratto cervicale (7,

– cifosi)

tratto toracico (12,

– lordosi)

tratto lombare (5,

– cifosi)

tratto sacrale (5, fuse tra di loro,

– tratto coccigeo (4­5)

– quindi totale vertebre 33­34.

: si distingue un corpo e un arco che delimita un foro.

Vertebre

Corpo è più o meno cilindrico, con due facce, una superiore e inferiore. I corpi vertebrali si articolano l’uno con l’altro per

sinfisi dischi fibrocartilaginei

mezzo di e l’interposizione di (funzione del disco: rendere complementari le superfici articolari,

ammortizzare le forze di carico). foro

L’arco è la porzione posteriore e forma il vertebrale; in esso si distinguono due peduncoli, due masse apofisarie, due

peduncoli masse

lamine e un processo spinoso. I collegano corpo e arco e costituiscono i limiti laterali del foro vertebrale; le

apofisarie processi trasversi

fanno seguito ai peduncoli e presentano i rilievi ossei che costituiscono i o processi articolari;

lamine vertebrali processo spinoso

posteriormente alle masse ipofisarie le si uniscono medialmente per costituire il diretto

posteriormente e chiudono il foro vertebrale. canale vertebrale

L’intera colonna vertebrale è attraversata dal che si forma per il sovrapporsi di tutti i fori vertebrali.

midollo spinale,

All’interno passa il che nei primi anni di vita si estende per tutta la lunghezza della colonna, ma in seguito

risulterà più corto e terminerà in corrispondenza di L2.

Le vertebre andando verso il basso si inspessiscono in quanto devono sopportare un peso maggiore. sinfisi)

Tra le vertebre si stabiliscono due tipi di articolazioni: una tra i corpi vertebrali (sinartrosi, nello specifico e tra i processi

artrodie).

articolari (diartrosi, nello specifico

VERTEBRE CERVICALI: sono le prime 7 e aumentano di volume scendendo. Le prime due, atlante ed epistrofeo, e la settima

L'atlante

presentano caratteristiche peculiari. è privo di corpo, costituito da due archi e da due masse ipofisarie laterali,s ulla

cavità glenoidea

cui faccia superiore si trova la per l’articolazione con i condili dell’occipitale. Più lateralmente si trovano i

processi trasversi foro trasversario.

con il L’arco anteriore presenta nella sua faccia interna la faccetta articolare per il dente

trocoide). L’epistrofeo dente

dell’epistrofeo (ginglimo è caratterizzato dal o processo odontoideo che si articola con la

C7

faccetta articolare dell’atlante. Il dente viene considerato come il corpo dell’atlante rimasto attaccato all’epistrofeo. è una

vertebra di transizione tra le cervicali e le toraciche, il processo spinoso è lungo, non bifido e sporge alla base del collo.

VERTEBRE TORACICHE: si articolano con le coste, hanno quindi faccette articolari corrispondenti (due faccette articolari per

lato, una superiore e una inferiore) che si articolano con le emifaccette articolari delle teste delle coste. I processi articolari

sono orientati secondo un piano frontale consentendo movimenti di inclinazione laterale e rotazione.

VERTEBRE LOMBARI: corpo più voluminoso, foro più ristretto, faccette articolari orientate secondo un piano sagittale e

consentono movimenti di inclinazione laterale e d’inclinazione.

OSSO SACRO: fusione di vertebre sacrali, si articola lateralmente con le ossa dell’anca e insieme a questo e al coccige

anteriore posteriore

costituiscono il bacino. Si distinguono: due facce, una (pelvica, concava e liscia) e una (convessa e

laterali. promontorio sacrale.

rugosa) e due facce La base superiore si articola con L5 determinando un angolo definito

fori sacrali

L’apice inferiore si articola con il coccige. Nell’osso sacro si osservano quattro coppie di e fra questi sono

linee trasversali, cresta

interposte delle residui delle saldature dei primitivi corpi vertebrali. Nella parte posteriore si trova la

sacrale mediale che deriva dalla fusione dei processi spinosi. Le facce laterali presentano ciascuna una superficie liscia

auricolare) sincondrosi sacroiliaca.

(faccetta che si articolano con l’osso dell’anca nella

COCCIGE: resti di una coda ancestrale, fusione di 4 o 5 segmenti ossei, e di questi soltanto il primo mantiene le

caratteristiche di una vertebra.

Torace : osso piatto impari, in posizione mediana nella parete anteriore del torace; chiude anteriormente la gabbia

Sterno

→ sternebre

toracica e va da T2 a T9. Nei soggetti giovani il corpo si presenta suddiviso in quattro parti o che si saldano dopo la

pubertà.

manubrio

Il ha forma quadrangolare, e forma la parete anteriore del mediastino superiore. Il manubrio e il corpo sono disposti

angolo ottuso

in modo da formare un che segna il confine tra mediastino superiore e inferiore e corrisponde al secondo paio

incisura

di coste. Ai margini laterali è presente in alto una per la prima cartilagine costale e in basso, in corrispondenza

dell’angolo, forma una superficie per la seconda cartilagine costale. Al centro del manubrio in alto troviamo l’incisura

giugulare, incisure clavicolari.

che si trova tra le due

corpo creste trasversali quattro sternebre.

Il presenta tre che seguono la linea di fusione delle L’estremità superiore si

xifosternale).

articola con il manubrio, quella inferiore con il processo xifoideo tramite una sinfisi (articolazione Il margine

laterale del corpo presenta quattro incisure costali per la 3°­4°­5°­6° cartilagine costale. Più in basso vicino alla sinfisi c’è

l’incisura per la 7 cartilagine costale.

processo xifoideo

Il è la parte più piccola; si trova nella regione epigastrica, in rapporto con il fegato.

parte ossea

: si articolano posteriormente con le vertebre toraciche. Sono formate da una (costa propriamente

Coste

→ parte cartilaginea

detta) e una (cartilagine costale).

12 paia costole vere coste

Sono di cui le prime sette chiamate e si articolano allo sterno con le cartilagini; la 8­9­10 sono

asternali coste fluttuanti

e si uniscono con la loro cartilagine alla cartilagine della costa sovrastante; le ultime 2 sono dette o

false in quanto non si articolano con lo sterno.

corpo due estremità, costale

Le coste possiedono un e anteriore e posteriore; l’anteriore continua con la cartilagine

testa

(articolazione costo­condrale), la posteriore è caratterizzata da una testa, da un collo e da un tubercolo. La presenta due

cresta orizzontale:

emifaccette separate da una l’emifaccetta inferiore si articola con l’emifaccetta della vertebra

cresta

corrispondente, quella superiore con l’emifaccetta inferiore della vertebra sovrastante. La si articola con il disco

corpo due facce,

intervertebrale compreso tra le due vertebre. Il delle coste è sottile, piatto e presenta una esterna convessa

due margini,

e una interna concava, e uno superiore e uno inferiore.

prima costa l’11° e la

La si articola solamente alla prima vertebra: è corta, spessa, appiattita, con il minor raggio di curvatura;

12° si articolano con un unico corpo vertebrale delle vertebre corrispondenti, mancano del collo e del tubercolo; il resto delle

coste si articola con due corpi vertebrali.

cartilagini costali cartilagine

Le rappresentano la continuazione in avanti dell’estremità anteriore del corpo, costituite da

ialina.

gabbia toracica;

Sterno + coste = sterno e coste tengono unita la gabbia toracica, somigliano ai cerchi rigidi di una botte ma possono inclinarsi in alto e in basso

rispetto alla colonna vertebrale grazie alla trazione della muscolatura inspiratoria e espiratoria (forzata).

Pelvi o cingolo pelvico È costituito dalle due ossa dell’anca, dall’osso sacro e dal coccige, articolate in modo tale da costituire una formazione ossea

piuttosto rigida che forma la parte inferiore del tronco.

: osso piatto pari, costituito dalla fusione di tre parti:ileo, ischio e pube, che nell’infanzia sono ossa

Osso dell’anca

distinte. ala superiore

L’ileo possiede un corpo che fornisce lateralmente parte della superficie articolare per il femore e un sulla quale

fossa iliaca,

poggia parte dei visceri addominali. Superficie interna concava, liscia, che costituisce la delimitata lateralmente

spina iliaca antero­inferiore antero­superiore, cresta iliaca,

dalla e sul margine superiore dalla il limite inferiore è

linea arcuata, iliaca faccia articolare

rappresentato dalla medialmente presenta la tuberosità e una per l’osso sacro

(artrodia, poco mobile, movimenti di nutazione e contronutazione). tuberosità ischiatica,

L'ischio prende parte alla formazione dell’acetabolo, a forma di C. Nella parte posteriore forma la

spina ischiatica, grande incisura ischiatica piccola incisura ischiatica.

sopra a questa si trova la che delimita la e la

pube foro

Il costituisce la porzione dell’acetabolo; le due ossa pubiche si articolano medialmente per mezzo di una sinfisi. Il

otturatorio membrana

è un ampio orifizio formato dall’unione del corpo dell’ischio e del corpo del pube, ed è chiuso dalla

otturatoria e da passaggio a vasi e nervi.

bacino

Il è nel suo insieme un anello osseo, costituito in avanti dalla pozione inferiore delle due ossa dell’anca e

→ cavità pelvica

posteriormente dal sacro e dal coccige; ha una forma a imbuto irregolare, inclinato in avanti. La può essere

stretto superiore

considerata come un canale e si possono identificare tre segmenti: lo (costituito dal margine superiore della

stretto

sinfisi pubica, dal tubercolo pubico, dalle 2 linee arcuate, dai margini anteriori delle ali del sacro e promontorio), lo

medio stretto inferiore

(la zona di inserzione del muscolo elevatore dell’ano) e lo (costituito dalla sinfisi pubica inferiore, dalle

due ossa ischiatiche, dal legamento sacro­tuberoso e l’apice del coccige).

Lo stretto superiore e quello medio hanno grande importanza nella pratica ostetrica (nelle donne il bacino è più ampio;

diametro trasversale, diametro obliquo, diametro antero­posteriore).

OSSA DELL'ARTO SUPERIORE

Formato da due parti: il lati mediale,

: osso piatto, pari e simmetrico di forma triangolare a base superiore, quindi ha tre (margine

Scapola

margine ascellare margine superiore) angoli superiore, angolo inferiore, angolo acromiale).

e e tre (angolo

cingolo scapolare (scapola faccia dorsale spina della scapola

In posizione postero­laterale della gabbia toracica, la è suddivisa in due parti dalla che

parte

e clavicola) e una l’acromion; processo coracoideo,

continua oltre l’angolo superiore laterale con un altro rilievo, il originato dal margine

libera (braccio con l’omero, fossa sovraspinata

superiore della scapola, si estende lateralmente in avanti. Sopra e sotto la spina abbiamo la e quella

avambraccio con radio e ulna, sottospinata (o intraspinata) che danno origine ai muscoli omonimi.

mano con carpo, metacarpo e fossa sottoscapolare. tuberosità infraglenoidea

Nella faccia anteriore è visibile l’ampia Nel margine laterale c’è la (origine

falangi). cavità glenoidea

del capo lungo del tricipite); l’angolo laterale presenta la che si articola con la testa dell’omero. Sopra la cavità

sovraglenoidea.

glenoidea è presente la tuberosità laterale

: osso piatto e pari, che si estende dalla base del collo fino all’apice della spalla. L’estremità o

Clavicola

acromiale si articola mediante un artrodia (più disco fibro­cartilagineo) con il margine mediale dell’acromion. L’estremità

mediale o sternale si articola con l’incisura clavicolare del manubrio dello sterno mediante una sella (più disco fibro­

cartilagineo). tuberosità costale, solco per il muscolo succlavio tuberosità

La faccia inferiore presenta medialmente la il e lateralmente la

coracoidea.

La funzione principale dell’articolazione della clavicola è di permettere lo scivolamento della scapola sulla parte posteriore della

gabbia toracica, facendo perno sull’articolazione con lo sterno.

: osso lungo e ha una diafisi e due epifisi.

Omero

→ prossimale testa collo anatomico

L’epifisi ha una semisferica e si lega mediante il o chirurgico alla diafisi; il collo chirurgico

tubercolo minore tubercolo maggiore.

superiormente ha il e più in alto(quasi in prossimità della testa) si ha il Dal tubercolo

cresta del tubercolo maggiore tuberosità deltoidea.

maggiore si diparte la che finisce con la

diafisi margine

La è di forma cilindrica superiormente e assume una forma triangolare scendendo verso il basso, presenta un

mediale margine laterale: mediale

e un nel margine mediale è presente l’epicondilo o epitroclea, dall’altra parte l’epicondilo

laterale. distale condilo troclea

L’epifisi presenta lateralmente il (per la testa del radio) e medialmente la (per l’incisura semilunare

fossetta radiale fossetta coronoidea

dell’ulna). Sempre sulla faccia anteriore si trovano la e la per ricevere durante la

flessione dell’avambraccio la testa del radio e il processo coronoideo dell’ulna. Posteriormente sopra alla troclea si trova la

fossa oleocranica che accoglie durante l’estensione del gomito il becco dell’olecrano dell’ulna.

semilunare

: osso lungo; l’epifisi prossimale presenta l’incisura o trocleare che accoglie la troclea dell’omero, è

L’ulna

→ processo coronoideo olecrano.

delimitata anteriormente dal e vposteriormente da un voluminoso processo chiamato Al lato

radiale

del processo coronoideo c’è l’incisura per l’articolazione (ginglimo laterale) con il capitello del radio e inferiormente si

tuberosità dell’ulna margine laterale

trova la per l’inserzione del brachiale. La diafisi presenta un su cui è inserita la

membrana interossea capitello

che si congiunge al corrispondente margine mediale del radio. L’epifisi distale presenta un di

processo stiloideo.

forma cilindrica che si articola con l’estremità distale del radio (ginglimo laterale); medialmente c’è il

: laterale rispetto all’ulna, osso lungo a sezione triangolare, incurvato verso l’ulna e unita al corpo di quest’ultima

Radio

→ membrana interossea.

tramite la capitello cilindrico fossa articolare

L’epifisi prossimale presenta un che possiede la per l’articolazione con il condilo omerale.

collo tuberosità del radio

Sotto al capitello c’è il del radio e più sotto la che d° inserzione al bicipite brachiale.

articolare condiloidea

L’estremità distale ha forma piramidale triangolare: la base presenta la faccia per il carpo e l’incisura

ulnare per l’articolazione con il capitello dell’ulna e per inserzione di un disco articolare che trattiene il radio nella sua rotazione

intorno all’ulna. processo stiloideo.

Lateralmente è presente il pisiforme, piramidale, semilunare scafoide;

: costituito da due file di piccole ossa brevi (fila prossimale: e fila

Carpo

→ uncinato, capitato, trapezoide trapezio);

distale: e tutte di forma cubica, articolate tra loro mediante artrodie, e la fila

prossimale costituisce superficie articolare a condilo per il radio.

: cinque ossa lunghe, disposte l’una accanto all’altra, articolate con la fila distale del carpo mediante artrodie

Metacarpo

tranne la prima che dispone di un’articolazione a sella.

prossimali, mediali distali,

piccole ossa lunghe divise in: e ad eccezione del primo che ne possiede solo due;

Le falangi:

si articolano tra loro tramite troclee e con il metacarpo tramite condili, tranne il primo che è un ginglimo angolare.

OSSA DELL'ARTO INFERIORE

Composto da femore, rotula, testa

: osso lungo la cui epifisi prossimale possiede una emisferica per l’articolazione con l’anca. Alla testa segue il

Femore

tibia, perone, tarso, metatarso e collo anatomico. grande trocantere

Inferiormente e posteriormente al collo e al corpo si trovano due protuberanze rugose, il e

falangi. piccolo trocantere: cresta intertrocanterica linea

il i due trocanteri sono uniti posteriormente dalle e anteriormente dalla

intertrocanterica. collo chirurgico.

I limite tra epifisi prossimale e diafisi è dato dal linea aspra.

La diafisi è cilindrica, e percorsa posteriormente dalla La linea aspra in basso si divide delimitando la faccia

poplitea. condili, mediale laterale;

L’epifisi distale si articola con la tibia e possiede due uno e uno anteriormente i due condili

troclea femorale

si fondono e costituiscono la (faccia patellare) per l’articolazione con la rotula.

: voluminoso osso breve sesamoide, posto nello spessore del tendine del muscolo quadricipite r al davanti della

Rotula

faccia articolare della troclea femorale. margine anteriore cresta tibiale

: osso lungo, corpo a sezione triangolare il cui è piuttosto affilato e forma la

Tibia

anteriore. tuberosità tibiale linea

Superiormente è presente la per il tendine del quadricipite; sulla faccia posteriore vi è una

poplitea prossimale due

per l’inserzione del muscolo popliteo. L’estremità è allargata a piramide (base superiore provvista di

facce condiloidee intercondiloidea).

per il femore, divise da un rilievo, l’eminenza

malleolo, faccia articolare

L’epifisi distale presenta una sporgenza mediale, il ed è presente una per l’astragalo del piede

fibulare

(troclea). Lateralmente l’epifisi distale presenta un’incisura per il malleolo de perone (artrodia).

Perone prossimale faccetta articolare

: sottile osso lungo, laterale alla tibia. L’estremità presenta una per il condilo laterale

→ distale malleolo laterale

della tibia, mentre l’estremità forma il e si articola con la tibia e inferiormente con l’astragalo.

astragalo, calcagno, osso navicolare, osso cuboide cuneiformi.

: insieme di sette ossa brevi: e tre L’astragalo

Tarso

→ tibio­tarsica

collega il piede con la gamba e presenta numerose facce articolari: l’articolazione (troclea, ed è completata su

due lati da due artrodie; tra le facce laterali del tarso e dei malleoli), inferiormente si articola con il calcagno (ginglimo trocoide),

posteriormente il calcagno da attacco al tendine d’Achille.

: cinque ossa lunghe la cui estremità prossimale si articola con le ossa cuneiformi e con il cuboide tramite

Metatarso

artrodie, mentre quella distale con le falangi mediante troclee.

: tre per ogni dito ad eccezione del primo, articolate tra loro mediante troclee.

Falangi

LE GRANDI ARTICOLAZIONI

SPALLA

SISTEMA OSSEO e ARTICOLARE: L'articolazione scapolo­omerale (o articolazione della spalla) è un’enartrosi le cui superfici articolari sono date dalla testa

dell’omero e dalla cavità glenoidea della scapola.

testa dell’omero

La si presenta come un terzo di sfera, è liscia e rivestita di cartilagine ialina.

cavità glenoidea cartilagine

La è ovalare, poco profonda e meno estesa della testa omerale; la sua superficie è rivestita di articolare. Il margine anteriore della

glenoidea

cavità glenoidea presenta, nella sua parte media, un’incisura che dà passaggio a vasi. Sul contorno della cavità di fissa un cercine fibrocartilagineo, il

glenoideo,

labbro che amplia così la cavità articolare. Il labbro glenoideo presenta una faccia interna e una faccia esterna. La faccia interna continua nella cavità

glenoidea e fa parte della superficie articolare; la faccia esterna dà attacco alla capsula fibrosa e ai legamenti di rinforzo dell’articolazione. Il labbro glenoideo

scavalca l’incisura glenoidea trasformandola in un foro.

L'articolazione è avvolta da una capsula articolare molto sottile e quindi soggetta a lussazioni.

LEGAMENTI: I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare rinforzata da fasci fibrosi e da un legamento a distanza, il legamento coraco­omerale.

capsula articolare

La ha lo strato fibroso formato come un manicotto conoide il cui apice tronco si fissa al contorno della cavità glenoidea e alla faccia esterna del

labbro glenoideo; in alto essa si estende fino al processo coracoideo e in basso si fonde con il tendine del capo lungo del muscolo tricipite brachiale. La base del

manicotto fibroso prende attacco sul collo anatomico dell’omero e, in avanti, raggiunge il collo chirurgico dell’omero. A livello del solco bicipitale, la capsula passa a

ponte dalla piccola alla grande tuberosità e si prolunga in basso, tra le due creste che fanno seguito alle tuberosità, chiudendo così un tragitto osteofibroso dove

passa il tendine del capo lungo del muscolo bicipite che fuoriesce dall’articolazione.

Il segmento antero­inferiore della capsula fibrosa è rinforzato dai legamenti gleno­omerali che si distinguono:

legamento gleno­omerale superiore va dalla parte alta del labbro glenoideo alla piccola tuberosità dell’omero.

– legamento gleno­omerale medio origina dal labbro glenoideo, al davanti del precedente, e si porta in basso e in fuori per fissarsi alla piccola tuberosità

– dove si fonde con il tendine del muscolo sottoscapolare; tra i legamenti gleno­omerali superiore e medio si delimita uno spazio triangolare con la base

rivolta verso la piccola tuberosità (forame ovale), dove la capsula fibrosa è debole o manca e la membrana sinoviale invia un prolungamento verso il

muscolo sottoscapolare.

Il legamento gleno­omerale inferiore è più lungo e robusto degli altri e si tende tra il contorno antero­inferiore del labbro glenoideo e il collo chirurgico

– dell’omero, dove si fissa tra l’inserzione del muscolo sottoscapolare e del muscolo piccolo rotondo.

legamento coraco­omerale

Il si presenta come una spessa lamina fibrosa e si estende dalla base e dal margine laterale del processo coracoideo sino alla grande

tuberosità dell’omero dove si fonde con la capsula fibrosa.

membrana sinoviale

La tappezza la faccia interna della capsula fibrosa e il periostio del capo omerale, laddove la capsula fibrosa stessa si distanzia dal contorno

diverticolo sottoscapolare diverticolo bicipitale.

della superficie articolare. Essa forma due diverticoli che rappresentano prolungamenti sinoviali: il e il Il

diverticolo sottoscapolare s’impegna nel forame ovale, tra i legamenti gleno­omerali superiore e medio. Il diverticolo bicipitale accompagna il tendine del capo lungo

del bicipite nel solco bicipitale; attraverso questo solco il tendine penetra nella cavità articolare, circonda ad arco la testa dell’omero applicandovisi e raggiunge il polo

superiore della cavità glenoidea fino al labbro glenoideo e alla tuberosità sovra glenoidea dove ha la sua origine; la membrana sinoviale riveste il tendine in tutto il

suo tragitto intra­articolare.

MUSCOLI: I muscoli della spalla, insieme ai muscoli dell’avambraccio e ai muscoli della mano, costituiscono i muscoli intrinseci dell’arto superiore. Hanno tutti

origine dalle ossa della cintura toracica e prendono inserzione sull’omero. Sono:

Muscolo deltoide (non fa parte della cuffia dei rotatori)

– Muscolo sovraspinato (il cui tendine passa al di sotto del legamento coraco­acromiale e si inserisce sulla parte superiore della grande tuberosita omerale)

– Muscolo infraspinato (posteriore, il cui tendine si inserisce sul tubercolo maggiore dell'omero)

– Muscolo piccolo rotondo (posteriore, il cui tendine si inserisce leggermente al di sotto dell'inserzione del muscolo sottospinato)

– Muscolo grande rotondo (non fa parte della cuffia dei rotatori)

– Muscolo sottoscapolare (anteriore, il cui tendine si inserisce sulla piccola tuberosità dell'omero)

cuffia dei rotatori

La è un complesso muscolo­tendineo costituito dall'insieme di quattro muscoli e dai rispettivi tendini:

superiormente troviamo il tendine del muscolo sovraspinato, anteriormente quello del muscolo sottoscapolare e posteriormente i tendini dei muscoli sottospinato e

piccolo rotondo.

Questi muscoli con la loro contrazione tonica stabilizzano la spalla impedendone la lussazione (fuoriuscita della testa omerale dalla cavità glenoidea). I tendini

piuttosto vasti (circa cinque centimetri) proteggono l'intera articolazione formando una vera e propria cuffia che avvolge la parte superiore dell'omero.

– SOVRASPINATO o sovraspinoso: con la sua azione abduce e ruota all'esterno (extraruota) il braccio, in sinergia con l'azione del deltoide; è un muscolo pari di

forma piramidale, origina dalla fossa sopraspinata della scapola per inserirsi nel tubercolo maggiore dell'omero passando sotto l'acromion e l'articolazione

acromioclavicolare.

– SOTTOSPINATO O INFRASPINATO: con la sua azione ruota esternamente il braccio e rinforza la capsula dell'articolazione scapolo omerale, stabilizzandola.

– SOTTOSCAPOLARE: con la sua azione adduce e ruota verso l'interno il braccio (intrarotatore); è un muscolo pari di forma triangolare, origina dalla faccia anteriore

della scapola per inserirsi nel tubercolo minore dell'omero, passando sotto il processo coracoideo

– PICCOLO ROTONDO: Con la sua azione, sinergica nei confronti dell'infraspinato , ruota debolmente verso l'esterno il braccio; muscolo pari di forma cilindrica che

origina dalla fossa infraspinata della scapola per inserirsi nel tubercolo maggiore dell'omero.

TENDINI:

MOVIMENTI: L’articolazione scapolo­omerale consente all’omero un’ampia libertà di movimenti di flessione, estensione, abduzione, adduzione, rotazione e

flessione estensione

circumduzione. I movimenti di ed sono piuttosto limitati e vengono resi più ampi dallo spostamento dell’intera cintura toracica; nell’abduzione,

la testa omerale scorre al di sotto della volta coracoacromiale e si applica sul contorno inferiore della capsula, sporgendo nel cavo ascellare. L’adduzione è limitata

rotazione circumduzione

dalla parete del tronco. La può essere interna od esterna. Nella il braccio descrive un cono la cui base volge in fuori, in basso e in avanti.

GOMITO

SISTEMA OSSEO e ARTICOLARE: L'articolazione del gomito è un complesso articolare costituito da tre diverse giunzioni: l’articolazione omero­ulnare,

l’articolazione omero­radiale e l’articolazione radio­ulnare prossimale. Tutti i capi articolari di queste tre giunzioni sono compresi entro una capsula articolare

comune. Le superfici articolari si trovano sull’estremità distale dell’omero e sulle estremità prossimali di radio e ulna.

omero­ulnare

L’articolazione è un ginglimo angolare le cui superfici articolari sono rappresentate dalla troclea omerale e dall’incisura semilunare dell’ulna. La

troclea è una puleggia ossea quasi completa, soltanto interrotta dalla sottile lamina ossea che divide la fossa coronoidea dalla fossa olecranic; è formata da due

labbri, di cui l’interno è più sporgente, che delimitano una gola. L’incisura semilunare presenta un segmento superiore corrispondente all’olecrano e un segmento

inferiore che spetta al processo coronoideo; in entrambi si trova una cresta mediana smussa per la gola della troclea omerale e due faccette laterali per i labbri.

omero­radiale

L’articolazione è una condilo artrosi le cui superfici articolari sono rappresentate dal condilo omerale e dalla fossetta del capitello del radio. Il condilo

è un rilievo emisferico diviso dal labbro esterno della troclea ad opera di un solco condilotrocleare che è rivestito di cartilagine articolare. La fossetta del capitello

radiale è una depressione arrotondata che volge in alto; il suo contorno mediale è accolto nel solco condilotrocleare dell’omero.

radio­ulnare

L’articolazione prossimale è un ginglimo laterale in cui le superfici articolari sono rappresentate dall’incisura radiale dell’ulna (che forma il segmento di

cilindro cavo) e la circonferenza articolare del radio (che forma il segmento di cilindro convesso).

L’incisura radiale si trova sulla faccia laterale del processo coronoideo e ha la forma di una cavità semilunare allungata in direzione sagittale.

La circonferenza articolare del radio è completamente rivestita di cartilagine in quanto ruota entro un anello osteofibroso formato dall’incisura radiale dell’ulna per la

parte ossea e dal legamento anulare del radio per la parte fibrosa.

LEGAMENTI: I mezzi di unione del gomito sono la capsula articolare rinforzata da vari legamenti e un legamento a distanza, la membrana interossea

dell’avambraccio. Lo strato fibroso della capsula articolare forma un unico manicotto per le tre articolazioni; s’inserisce in alto sul capo omerale, in basso si connette

al radio e all’ulna.

L’inserzione omerale della capsula è vicina alle superfici articolari lateralmente e medialmente, ne dista maggiormente in avanti e in dietro, dove si fissa al di sopra

della fossa coronoidea e della fossetta radiale e, rispettivamente, a livello della fossa olecranica.

L’inserzione radio­ulnare ha luogo sul contorno della cartilagine articolare dell’incisura semilunare e dell’incisura radiale dell’ulna; dal limite inferiore di quest’ultima, la

linea d’inserzione si porta al collo del radio, tra capitello e tuberosità radiale. La capsula fibrosa è rinforzata anteriormente e posteriormente da sottili fasci di fibre che

non si ispessiscono a formare veri e propri legamenti. Robusti ispessimenti si hanno, invece, lateralmente e medialmente dove si costituiscono i legamenti collaterali

radiale e ulnare.

legamento collaterale radiale

Il parte dall’epicondilo e si divide in un fascio anteriore, un fascio medio ed un fascio posteriore.

Il fascio anteriore si distacca dalla parte antero­inferiore dell’epicondilo e termina sull’ulna, al davanti dell’incisura radiale.

Il fascio medio ha la stessa origine dell’anteriore e si fissa sull’ulna, dietro l’incisura radiale.

Il fascio posteriore sorge dalla parte posteriore dell’epicondilo e termina sulla faccia esterna dell’olecrano.

Annesso al legamento collaterale radiale può considerarsi il legamento anulare del radio, un anello fibroso che decorre dal margine anteriore a quello posteriore

dell’incisura radiale dell’ulna circondando il capitello del radio e delimitando un anello osteofibroso entro il quale il capitello stesso ruota; la faccia interna del

legamento anulare è rivestita di cartilagine articolare; il margine superiore del legamento prosegue in una piega falciforme che si pone, come un disco, nell’interlinea

articolare tra condilo omerale e radio.

legamento collaterale ulnare

Il è conformato a ventaglio e s’irradia dall’epitroclea al margine mediale dell’incisura semilunare. È costituito anch’esso da tre fasci,

anteriore, medio e posteriore. Il fascio posteriore è il più robusto e va dalla parte posteriore dell’epitroclea alla faccia mediale dell’olecrano.

membrana sinoviale

La può essere divisa in due segmenti di cui il superiore, più esteso, appartiene alle articolazioni omero­radiale, omero­ulnare e alla parte

superiore dell’articolazione radio­ulnare prossimale. Il segmento inferiore, ridotto, è proprio della sola articolazione radio­ulnare prossimale e prende il nome di

recesso sacciforme in quanto forma un cul di sacco anulare attorno al collo del radio.

membrana interossea

La si può considerare come un legamento a distanza dell’articolazione del gomito. Essa occupa lo spazio allungato e ovalare che si delimita,

nell’avambraccio, tra il radio e l’ulna. Presenta una faccia anteriore ed una faccia posteriore dalle quali prendono origine i muscoli profondi dell’avambraccio, e

quattro margini.

Il margine laterale e quello mediale si fissano al radio e, rispettivamente, all’ulna.

Il margine inferiore si fonde con la capsula dell’articolazione radio­ulnare distale.

Il margine superiore è libero e arcuato con la concavità superiore.

Si trova qualche centimetro al di sotto dell’articolazione radio­ulnare prossimale, insieme alla quale delimita un foro che dà passaggio ai vasi interossei posteriori. A

livello di questo foro si trova un fascio fibroso che si tende fra il processo coronoideo dell’ulna e la faccia anteriore del radio, dove termina al di sotto della tuberosità;

tale fascio prende il nome di corda obliqua. articolare,

MUSCOLI: Le tre articolazioni sono mantenute in contatto tra loro da un manicotto fibroso, la capsula rinforzata sui lati dal legamento collaterale esterno

legamento anulare.

e dal legamento collaterale interno. Un altro importante legamento circonda il capitello radiale come un anello e si inserisce sull’ulna, chiamato

I muscoli che prendono origine o che si inseriscono a livello del gomito sono numerosi e si dividono nei seguenti gruppi:

muscoli epicondiloidei,

1. I che originano dall’epicondilo omerale, permettono i movimenti di estensione delle dita e del polso;

muscoli epitrocleari,

2. I che originano dall’epitroclea, permettono i movimenti di pronazione (la rotazione dell’avambraccio che si compie per svitare usando un

cacciavite con la mano destra) e di flessione delle dita e del polso (il movimento che si compie per fare il pugno o per avvicinare la mano alla bocca quando il gomito

è fermo) bicipite brachiale brachiale

3. Altri importanti muscoli che si inseriscono sul gomito sono il ed il anteriormente, i quali permettono il movimento di flessione del

gomito (avvicinare la mano al capo) e di supinazione dell'avambraccio (la rotazione dell'avambraccio che permette al palmo della mano di rivolgersi verso l'alto) ed il

tricipite brachiale posteriormente, il quale permette il movimento di estensione del gomito (allontanare la mano dal capo)

MOVIMENTI: L’articolazione del gomito consente movimenti dell’avambraccio sul braccio, a livello delle due articolazioni omero­ulnare e omero­radiale e movimenti

del radio sull’ulna a livello dell’articolazione radio­ulnare prossimale.

flessione estensione;

I principali movimenti dell’avambraccio sono quelli di e di essi si svolgono principalmente ad opera dell’ulna che trasporta passivamente il

lateralità

radio. A livello dell’articolazione del gomito si svolgono anche limitati movimenti di che sono possibili solo quando l’avambraccio è flesso. Lo spostamento

prono­supinazione.

del radio rispetto all’ulna con modificazioni nei rapporti degli assi longitudinali è denominato movimento di

ANCA articolazione coxo­femorale,

Chiamata è una tipica enartrosi che unisce il femore all'osso dell'anca l’acetabolo,e femore

SISTEMA OSSEO e ARTICOLARE: L'osso dell'anca vi concorre con una cavità articolare quasi emisferica, il con la testa femorale che

rappresenta circa i 2/3 di una sfera piena. Analogamente a quanto accade nell'omologa articolazione scapolo­omerale, le superfici articolari non sono perfettamente

labbro dell'acetabolo,

corrispondenti. Un cercine glenoideo, il provvede ad ampliare la superficie della cavità e a renderla atta a contenere la testa del femore. A

differenza del labbro glenoideo dell'articolazione scapolo­omerale, che non ha altra funzione se non quella di ampliare la corrispondente cavità, il labbro acetabolare

ha un'importante ruolo nell'unione tra femore e anca; è quindi un mezzo di contenimento dell'articolazione. Il labbro acetabolare inoltre passa a ponte sull'incisura

dell'acetabolo, convertendola in foro. Non tutta la cavità glenoidea prende parte diretta all'articolazione; nel suo centro, infatti, si trova una depressione quadrilatera,

dell'acetabolo,non legamento rotondo

la fossa rivestita di cartilagine articolare, ma di periostio. Da questa fossa si diparte un legamento, a sezione rettangolare, il

del femore,che va a terminare sulla fovea capitis della testa femorale.

LEGAMENTI: I mezzi di unione sono rappresentati dalla capsula articolare cui si appongono tre legamenti di rinforzo, e da un legamento a distanza intraarticolare, il

legamento rotondo.

capsula articolare

La è un manicotto fibroso, inserito prossimalmente sul contorno dell'acetabolo e sul labbro acetabolare e distalmente sulla linea intertrocanterica,

in avanti, e su una linea posta al limite fra terzo medio e terzo laterale del collo femorale, in dietro. In tal modo, la faccia anteriore del collo anatomico del femore è

ileofemorale,

intracapsulare, mentre la faccia posteriore lo è solo nei 2/3 mediali. Non dissociabili dalla capsula sono i legamenti di rinforzo longitudinali,

ischiofemorale pubofemorale.

e Essi non sono altro che porzioni ispessite della capsula e vengono anche denominati legamenti ileocapsulare, ischiocapsulare e

pubocapsulare. Accanto a questi si descrive la zona orbicolare che è un fascio di rinforzo profondo, con fibre ad andamento trasversale.

Il legamento ileofemorale ha forma di ventaglio; origina al di sotto della spina iliaca anteriore inferiore, con due fasci che divergono a ventaglio, il fascio obliquo,

diretto al margine anteriore del grande trocantere e il fascio verticale,verso la parte più bassa della linea intertrocanterica.

Il legamento pubofemorale nasce dal tratto pubico del ciglio dell'acetabolo, dall'eminenza ileo­pettinea e dalla parte laterale del ramo superiore del pube per perdersi

nella capsula davanti al piccolo trocantere.

Il legamento ischiofemorale è triangolare e dal lato ischiatico del ciglio cotiloideo si porta in fuori, alla fossa trocanterica.

La zona orbicolare, ricoperta dai precedenti legamenti, si stacca dal margine dell'acetabolo e dal labbro acetabolare, profondamente all'inserzione del legamento

ileofemorale e, passando dietro al collo del femore che abbraccia ad ansa, ritorna a fissarsi al punto d'origine.

legamento rotondo

Il del femore si estende dalla fovea capitis, dalla quale discende, allargandosi e restando applicato sulla testa del femore, per raggiungere poi,

con due radici, i bordi dell’incisura dell'acetabolo. Piatto e laminare, il legamento rotondo non è teso come lo sono abitualmente i legamenti interossei.

sinoviale

La presenta la caratteristica disposizione delle diartrosi. Riveste la superficie interna della capsula e, pervenuta alle sue inserzioni, si riflette con tragitto

ricorrente a rivestire le porzioni intracapsulari dei capi ossei fino ai limiti delle cartilagini articolari. Essa forma una guaina completa al legamento rotondo.

borsa ileo­pettinea

MUSCOLI: La è la principale dell'articolazione coxo­femorale, si trova anteriormente al legamento ileopettineo ed è in comunicazione con il resto

dell'articolazione dell'anca mediante una cavità posta tra i legamento ileopettineo e il pubofemorale. In vivo anteriormente ad essa vi sono i muscoli grande psoas e

iliaco che confluiscono nel tendine dell'ileopsoas, principale flessore della coscia sulla pelvi.

Sull’articolazione dell’anca agiscono vari gruppi muscolari per un totale di 19 differenti muscoli. Essi di distinguono, a secondo della loro azione. In abduttori,

adduttori, intra ed extrarotatori. E' importante ricordare che tutti questi muscoli hanno più di una funzione e lavorano in sincronia tra di loro.

flessori.

I L’ileopsoas, il pettineo, il tensore della fascia lata ed il sartorio sono i maggiori flessori dell’anca. Tra questi muscoli il più potente è l’ileopsoas.

– estensori.

Gli I maggiori estensori della coscia sono il muscolo grande gluteo e la porzione ischio­condiloidea del grande adduttore. Il grande gluteo, per

– quanto riguarda la dimensione della sezione traversa, rappresenta il più grande muscolo isolato del corpo.

abduttori.

Gli I principali abduttori della coscia sono il medio ed il piccolo gluteo. Entrambi questi muscoli hanno una vasta inserzione sulla superficie

– esterna dell’ala iliaca e terminano rispettivamente a livello dei bordi posteriore ed anteriore del grande trocanetere. Considerando la loro posizione

relativamente all’anca, è evidente che la loro azione combinata eleva il trocantere e,di conseguenza, abduce la coscia.

adduttori.

Gli I principali adduttori della coscia sono il pettineo e gli adduttori lungo, breve e magno. Tutti questi muscoli, ad eccezione delle fibre

– posteriori dell’adduttore magno, originano dal pube che, essendo situato più medialmente rispetto all’ischio ed all’ileo, si trova in una posizione assai più

vantaggiosa dal punto di vista meccanico per lo svolgimento di quest’azione.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie e sportive (Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Scienze della Formazione)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessypierm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia dell'uomo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Giambanco Ileana.

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