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Anatomia per infermiere

Appunti di infermieristica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Pacini dell’università degli Studi di Firenze - Unifi, facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di laurea in infermieristica. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Infermieristica generale docente Prof. A. Pacini

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refluo dall’apparato gastro-intestinale non deve entrare nella circolazione generale, ma al

fegato. Ecco perché esiste un’unica vena, la vena porta, che raccoglie tutte le vene reflue

dall’apparato gastro-intestinale (vene mesenteriche) e che entra nel fegato. Anche il sangue

refluo dalla milza, che contiene emoglobina, va a finire direttamente nel fegato, tramite la

vena splenica o lienale, che è quindi tributaria della vena porta. Per cui, riassumendo, il

sangue refluo dall’apparato gastro-intestinale e dalla milza, non è tributario diretto della vena

cava inferiore, ma passa dalle vene mesenteriche e dalla vena lienale, che si uniscono fra loro

nella vena porta, la quale entra nel fegato. La vena porta ha, come circolazione reflua, le 3

vene epatiche, che si gettano in cava inferiore.

Il sistema linfatico

E’ un sistema di vasi e organi linfoidi, che viaggia parallelamente ai vasi sanguigni.

All’interno dei vasi linfatici circola un liquido, chiamato linfa. Questa è costituita da acqua,

nella quale sono disciolti elettroliti, proteine, grassi e linfociti.

La linfa ha 2 funzioni fondamentali:

1. Drenare l’acqua dai fluidi interstiziali;

2. Sorveglianza immunitaria.

Anche nel linfatico troviamo dei vasi, i vasi linfatici (di grosso, medio e piccolo calibro) e

alcuni organi, dove la linfa viene fermata ed

analizzata, per controllare l’ipotetica

presenza di antigeni. Il sistema linfatico non

è presente nel tessuto nervoso, nella

cartilagine e a livello della cornea.

Il liquido presente negli interstizi è detto

essudato (un eccesso di essudato è detto

èdema), che viene assorbito dai vasi linfatici,

che originano proprio nei tessuti.

I vasi linfatici (che si formano a livello

periferico), come nel sistema sanguigno,

vengono detti capillari, che si riuniscono a

formare i collettori linfatici, i quali si

uniscono a dare i tronchi o dotti. Questi vasi

linfatici vanno, infine, a rigettarsi nel torrente circolatorio, ossia nelle vene. I vasi linfatici

accompagnano, dunque, nel loro decorso, le arterie e le vene. Esiste una circolazione

sottodiaframmatica e una circolazione sopradiaframmatica. Quella sottodiaframmatica

drena la linfa dagli arti inferiori, dalla pelvi e dall’addome, mentre quella sopradiaframmatica

drena la linfa dalla testa, dall’arto superiore e dal torace.

Cominciamo dalla porzione sottodiaframmatica. Come è possibile vedere dalla figura, ad

accompagnare la vena cava inferiore, troviamo due grossi linfatici, detti tronco lombare

destro e tronco lombare sinistro, che drenano la linfa proveniente sia dall’arto inferiore che

dalla pelvi. Questi risalgono e confluiscono in un tronco, particolarmente ampio, che viene

chiamato cisterna del chilo, alla quale confluiscono tutti i linfatici che provengono

dall’apparato gastrointestinale. Da questa cisterna nasce il dotto linfatico più grande

dell’organismo, chiamato dotto toracico. Questo attraversa il diaframma, utilizzando come

orifizio diaframmatico lo stesso orifizio della cava inferiore, risalendo lungo tutto il torace.

Durante questa risalita, il dotto toracico riceve una serie di affluenti, che sono tutti linfatici

della cavità toracica. Quindi, risale verso l’alto e va a gettarsi nel punto in cui la vena

giugulare interna sinistra confluisce con la vena succlavia sinistra, rigettandosi nel circolo

venoso. I tronchi che, invece, drenano la linfa dalla testa e dall’arto superiore, sono 2: il

tronco giugulare (dalla testa), che troviamo sia a destra che a sinistra, e il tronco succlavio

(dall’arto superiore), anche questo sia a destra che a sinistra. Il tronco giugulare e il tronco

succlavio confluiscono fra loro, andando a gettarsi nello stesso punto in cui si getta il dotto

toracico.

Il sistema linfatico, oltre ai vasi linfatici, è costituito anche da una serie di organi dove la linfa

stazione per un certo periodo di tempo; questo perché lo scopo dell’apparato l’linfatico, oltre

a quello di drenare l’essudato, è anche quello di difendere l’organismo dagli antigeni.

Gli organi adibiti a questa funzione, vengono chiamati organi linfoidi e vengono distinti in 2

grandi categorie:

1. Organi primari, che formano i linfociti (timo e midollo osseo);

2. Organi secondari, ai quali i linfociti arrivano successivamente e proliferano,

differenziandosi (milza, linfonodi, *tessuto linfoide associato alle mucose o MALT).

*Nello spessore degli organi cavi, sulle mucose, si ritrovano tutti questi agglomerati

di tessuto linfoide.

I linfonodi

Sono degli organi linfoidi secondari, delle dimensioni di un chicco di riso, che si trovano

dislocati lungo i vasi linfatici. Esistono delle regioni dell’organismo, in cui i linfonodi sono

estremamente concentrati. Gli addensamenti più importanti sono rappresentati dal:

1. Linfocentro laterocervicale (i linfonodi del collo);

2. Linfocentro ascellare;

3. Linfocentro inguinale.

Il timo

E’ un organo linfoide primario, impari e mediano, che si trova nel mediastino anteriore e

poggia sul cuore. Ha un significato molto importante nei primi anni di vita, nella formazione

dei linfociti T. Quando questi si sono ormai formati, la funzione del timo perde importanza e

questo comincia così a degenerare e, al suo posto, resta una massa adiposa, che prende il

nome di corpo adiposo retrosternale.

La milza

Si trova nella cavità addominale e prende rapporto con molti organi. La cavità addominale è

suddivisa in quadranti: il quadrante dove si trova la milza si chiama ipocondrio sinistro.

Normalmente, la milza non è palpabile dall’esterno, perché coperta dalle coste: diviene

palpabile in casi patologici. La milza contrae rapporti con lo stomaco, con il pancreas e con il

rene sinistro. Oltre alla sorveglianza immunitaria, la milza ha anche il compito di distruggere

i globuli rossi invecchiati, attraverso un processo detto eritrocateresi.

Apparato respiratorio

Lo troviamo nella testa, nel collo e nel torace.

Le funzioni dell’apparato respiratorio sono molteplici:

1. Assunzione dell’ossigeno e eliminazione dell’anidride carbonica

2. Pulizia e protezione degli organi

3. Percezione degli odori (olfatto)

4. Emissione dei suoni (fonazione). Viene svolta dalla laringe.

L’apparato respiratorio è organizzato in una serie di organi cavi, adibiti al passaggio di aria

nei 2 sensi, chiamati vie aeree. Queste si dividono in:

1. Vie aeree superiori (naso, cavità paranasali e rinofaringe)

2. Vie aeree inferiori (laringe, trachea e bronchi)

La funzione delle vie aeree è solo quella di trasportare

l’aria. L’organo adibito agli scambi gassosi, invece, è il

polmone, che effettua il cosiddetto processi di ematosi.

Le cavità nasali le ritroviamo sulla porzione anteriore del

massiccio facciale, sotto forma di un’apertura, chiamata

apertura piriforme. Su questa apertura si vanno ad

articolare una serie di cartilagini che formano una

struttura piramidale, detta piramide nasale. Queste

cartilagini sono molte, tra le quali troviamo la

cartilagine del setto (il setto nasale, infatti, era formato

nella porzione posteriore da ossa, ma nella porzione

anteriore da cartilagine), e la cartilagine alare. Sulla base della piramide nasale troviamo due

grandi fori, che prendono il nome di narici. Nella faccia interna della narice si trovano dei

robusti peli, che fungono da primo filtro per l’aria, e che vengono chiamati vibrisse.

Tutte le strutture ossee della cavità nasale sono rivestite da una mucosa, detta mucosa

respiratoria. Questa è costituita da cellule munite di ciglia,

che hanno il compito di spostare il particolato inalato verso

l’esterno. La mucosa respiratoria è anche formata dalle

cellule caliciformi mucipare, che producono muco, il quale

serve ad imbrigliare il particolato: ecco che, così, si forma il

muco. Nelle cavità nasali, oltre alla mucosa respiratoria,

troviamo anche la mucosa olfattiva, ossia adibita alla

percezione degli odori.

Quindi, cosa succede all’aria? Questa entra nelle narici,

attraversa le cavità nasali e prosegue posteriormente,

attraversando un confine ideale fra il naso e la rinofaringe.

Ora, se osserviamo il confine da dietro, possiamo notare la

parte posteriore del setto (parte ossea, quindi) e i due cornetti

della cavità nasale. Queste sue aperture posteriori delle

cavità nasali vengono chiamate coane. La rinofaringe è una

parte della faringe.

Questa si origina alla base del cranio; lo spazio poi si

restringe, prosegue in basso, passando dietro ad

una cartilagine (l’epiglottide, che fa parte della

laringe), prosegue e, ad un certo punto, si biforca in

tubo largo davanti (laringe) e in un tubo stretto dietro

(esofago). La faringe, quindi, è un organo a comune

fra l’apparato respiratorio e quello digerente. Essa

viene suddivisa in 3 porzioni:

1. La Rinofaringe, che sta dietro alle cavità

nasali;

2. L’Orofaringe, che sta dietro la cavità orale;

3. La Laringofaringe, che sta dietro l’epiglottide.

L’aria, quindi, attraversa la rinofaringe, l’orofaringe, la laringofaringe e entra in laringe.

La faringe, costituita da muscolatura scheletrica, nella parte posteriore del collo, prende

attacco sulla parte basilare dell’osso occipitale e sul tubercolo faringeo. Anteriormente, i

fasci muscolari della faringe vanno ad attaccarsi sull’osso ioide. Posteriormente, poi, questi

fasci si incastrano gli uni sugli altri, formando un rafe faringeo.

Nella rinofaringe, poiché è la prima struttura che l’aria incontra appena inspirata, troviamo

struttura adibite alla difesa dell’organismo, come le tonsille. A seconda di dove sono

localizzate, esse prendono nomi diversi: nella rinofaringe troviamo una tonsilla impari, che si

trova sul tetto della faringe, chiamata tonsilla faringea o adenoidi. Troviamo, poi, altre 2

tonsille, in prossimità dello sbocco della tuba di Eustachio (una via di collegamento fra la

rinofaringe e l’orecchio medio), che prendono il nome di tonsille tubariche.

Le vie aeree inferiori

Le vie aeree, poiché devono permettere il

passaggio dell’aria, non sono costituite da una

parete muscolare, ma da una parete costituita da

cartilagine ialina.

Il primo tratto delle vie aeree inferiore è

costituito dalla laringe. Questa è un organo

cavo, che si trova nella regione anteriore del

collo. Oltre ad essere una via aerea, contiene

anche le corde vocali e, dunque, funge da

organo della fonazione. Per questa ragione, le

cartilagini che costituiscono la laringe, sono organizzate in maniera particolare.

Se osservata anteriormente, presenta 2 cartilagini, una superiore e una inferiore. Quella

superiore, più ampia e a forma di scudo, si chiama cartilagine tiroidea. Questa cartilagine ha

la caratteristica di essere costituita da due lamine, che si saldano anteriormente sull’asse

mediano, a formare un angolo, particolarmente pronunciato nel maschio, che prende il nome

di pomo di Adamo. Posteriormente alla cartilagine tiroidea, e presente un’apertura, nella

quale si va ad impiantare un’altra cartilagine della laringe, che è l’epiglottide. Questa ha una

tipica forma a foglia, il cui picciolo si articola con la cartilagine tiroidea.

L’osso ioide è strettamente collegato alla cartilagine tiroidea, attraverso una membrana

connettivale. Sotto alla cartilagine tiroidea troviamo la cartilagine cricoidea. Nella faccia

anteriore ha un aspetto ad anello, mentre posteriormente questo anello è molto più ampio: per

questo si dice che la cartilagine cricoidea presenta un aspetto ad anello con castone.

Posteriormente, al di sopra di essa, vi sono altre 2 piccole cartilagini, chiamate cartilagini

aritenoidee. Inserite su queste cartilagini, da un lato, e sulla cartilagine tiroidea, dall’altro,

stanno le 2 corde vocali, costituite da legamenti di tessuto connettivo. In realtà, però, al di

sopra di queste 2 corde vocali, ce ne sono altre 2: in totale, quindi, sono presenti 4 corde

vocali. Tuttavia, nell’uomo, quelle superiore non vengono mai utilizzare per la fonazione

(corde vocali false), mentre le altre due, che invece utilizziamo, sono le corde vocali vere.

L’ingresso alla laringe viene definito adito laringeo; questo, normalmente, è aperto, mentre,

durante la deglutizione, grazie ai movimenti della lingua, l’epiglottide viene abbassata a

chiude l’adito laringeo.

Nonostante si parli di corde, i legamenti vocali non sono uno strumento a corda; questo

perché, in realtà, la tonalità del suono si ottiene grazie ad un movimento di allontanamento o

avvicinamento delle corde fra loro; è, quindi, uno strumento a fiato.

Una piccola parentesi: la tiroide

La laringe entra in stretto contatto con una ghiandola endocrina, la

tiroide. Anche questa, quindi, si trova nella regione anteriore del collo e

risulta addossa sia alla cartilagine tiroidea che alla cricoidea. In

generale, si riconoscono due lobi grandi laterali e una parte centrale,

disposta a ponte, chiamata istmo. Nella faccia posteriore dei due lobi,

troviamo altre ghiandole endocrine importanti, che sono incastrate nel

parenchima tiroideo, dette paratiroidi (esattamente 4, due destre e due sinistre). La tiroide

secerne due ormoni, detti Triiodiotironina (T3) e Tetraiodiotironina (T4): questi regolano il

metabolismo basale. In realtà, quando si va a dosare la quantità di questi due ormoni nel

sangue, non si dosa il T3 e il T4, poiché questi rappresentano la forma ormonale legata alla

proteina trasportatrice, che risulta quindi inefficace: si dosano, invece, l’FT3 e l’FT4, dove

“F” sta per “Free”, ossia “forma libera”.

Un altro ormone tiroideo è la calcitonina, che ha un effetto sul metabolismo osseo: questo,

infatti, induce la deposizione di matrice ossea, sottraendo calcio al sangue (abbassa la

calcemia). Le paratiroidi secernono il PTH o ormone paratiroideo, che invece stimola gli

osteoclasti e, quindi, la degradazione di matrice ossea, con conseguente innalzamento della

calcemia.

Altre vie aeree inferiori

Sotto alla cartilagine cricoidea, comincia la trachea.

Questa è un organo cavo impari, che si trova nel

torace, dove occupa il mediastino posteriore (il

confine fra anteriore e posteriore, nel mediastino,

viene preso proprio tramite un piano che passa per

la faccia anteriore della trachea: questa è, quindi, il

primo organo del mediastino posteriore); ha una

lunghezza di circa 12cm ed è formata da una

ventina di semianelli cartilaginei, che sono collegati

da una membrana connettivale. Ma perché

semianelli? Perché, posteriormente, sono

incompleti: qui, infatti, la trachea è costituita solo

da una membrana connettivale, che si chiama parte membranacea della trachea. La

necessità di inserire questa membrana nasce dal fatto che,

posteriormente, addossata a questa trachea, è presente l’esofago, che

deve dilatarsi, al passaggio del bolo. Arrivati all’altezza di T4, la

trachea si biforca nei due bronchi principali: uno destro e uno

sinistro, ciascuno destinato al polmone omolaterale. Ognuno dei due,

quindi, penetrerà all’interno del polmone. I due bronchi, però, non

sono uguali, sia come calibro (il destro è maggiore del sinistro), sia

come lunghezza (il destro è più corto del sinistro): questo dipende dal

fatto che il polmone destro è più grande del sinistro, a causa del fatto

che una parte dello spazio del sinistro viene occupata dal cuore.

Una volta entrati all’interno del polmone, i bronchi cominciano a

ramificarsi, dando luogo a rami sempre più assottigliati. Questo

perché, per scambiare i gas, è necessario sia diminuire lo spessore

parietale dei bronchi, sia eliminare la cartilagine che li riveste.

Quindi, via via che il bronco si dirama e diviene più piccolo, la cartilagine comincia a

rarefarsi, diviene sotto forma di placche e, infine, sparisce completamente. A questo punto,

non si parla più di bronco, ma di bronchiolo. I bronchioli continuano sempre a ramificarsi,

fino al momento in cui queste ramificazioni perdono l’aspetto a ramo, ma si slargano a

formare delle sferette, chiamate alveoli. Da ogni bronchiolo originano da 60 a 120 alveoli;

questa unità bronchiolo-alveoli prende il nome di acino. La cartilagine che sparisce, viene

sostituita, da un lato, da alcune fibre muscolari, che servono a dilatare il bronchiolo nel

momento dell’inspirazione e a stringerlo, durante l’espirazione; dall’altro lato, invece, la

cartilagine viene sostituita da fibre elastiche connettivale, che hanno la funzione di impedire

il collasso degli alveoli. Il catrame delle sigarette va a distruggere l’enzima che degrada a

sintetizza queste fibre elastiche. Per cui, una volta degradate, non possono essere più

ricostruite: il polmone perde di elasticità e si ha un enfisema polmonare, che è una situazione

irreversibile.

Attorno all’alveolo troviamo un groviglio di capillari, che provengono dall’arteria polmonare.

Questa nasce dal ventricolo destro, porta sangue povero di ossigeno, arriva agli alveoli, dove

scambio l’anidride carbonica con l’ossigeno e si formano le vene polmonari che, invece,

portano sangue ricco di ossigeno, tornando al cuore in atrio sinistro. Accanto a questa

circolazione funzionale del polmone, abbiamo l’arteria bronchiale e la vena bronchiale, che si

occupano di nutrire il polmone.

Gli alveoli formano delle sferette cave, nella cu cavità è presente l’aria. L’ossigeno, quindi,

deve attraversare le cellule che costituiscono gli alveoli, detti pneumociti, entrare all’interno

del capillare, penetrare nei globuli rossi e legarsi all’emoglobina. Nello stesso tempo,

l’anidride carbonica esegue il percorso esattamente opposto, entrando nel lume dell’alveolo.

Questo processo di ossigenazione del sangue è detto ematosi. Accanto a questi pneumociti,

esistono gli pneumociti di II tipo, che hanno la funzione di secernere il surfactante, il quale

abbassa la pressione superficiale all’interno dell’alveolo, in maniera che questo resti sempre

aperto. Poi troviamo un terzo tipo cellulare, che sono dei macrofagi, col compito

fondamentale di inglobare il particolato che non sia stato già bloccato nelle vie aeree

superiori.

I polmoni sono formati, quindi, dalle diramazioni bronchiali (bronchioli e alveoli) e da tutti i

vasi che accompagnano gli alveoli. Il polmone è un organo pieno, pari, che si trova nella

cavità toracica, dove occupa una posizione laterale, precisamente la cosiddetta loggia pleuro-

polmonare. I polmoni hanno una forma conica, con l’apice in alto e la base in basso.

Quest’ultima poggia sul diaframma e presenta, dunque, una forma che si adatta alla forma del

diaframma. L’apice si trova all’altezza della clavicola, tanto è vero che, nella respirazione

profonda, l’apice sale, sporgendo sopra la clavicola. Poiché è un organo pieno, avremo quindi

un ilo del polmone (l’ilo di un organo pieno è il punto in cui entrano ed escono le varie

strutture), che si trova sulla faccia mediale: qui entrano i bronchi e i vari vasi (entrano

l’arteria bronchiale e l’arteria polmonare ed escono le vene bronchiali e le vene polmonari).

La superficie del polmone non è liscia ma, in particolare, si notano due solchi, per il polmone

destro, e un solco, nel polmone sinistro, che prendono il nome di scissure. Queste dividono il

polmone in lobi: il polmone destro abbiamo 3 lobi (superiore, medio e inferiore), mentre nel

sinistro 2 lobi (superiore e inferiori).

I polmoni, all’interno della cavità toracica, sono avvolti da una membrana sierosa, che prende

il nome di pleura. Quindi, abbiamo un foglietto parietale, che aderisce alla parete toracica e

un foglietto viscerale che, invece, aderisce al polmone. In mezzo ai due foglietti troviamo la

cavità pleurica, ripieno di liquido pleurico.

La pleura parietale viene distinta in varie porzioni: troviamo una pleura diaframmatica, che

riveste la faccia superiore del diaframma, una pleura mediastinica, che aderisce agli organi

mediastinici (cuore, trachea, esofago, ecc.), una cupola pleurica, che riveste l’apice del

polmone ed, infine, una pleura costale, che aderisce alle coste.

Nello spazio pleurico è presente una pressione negativa, grazie alla quale, durante

l’inspirazione l’aria entra nel polmone. Se questa pressione viene meno, ossia si avvicina a

valori positivi, uguagliandosi a quella esterna, il polmone collassa su se stesso. Questa

situazione si chiama pneumotorace.

La pleura viscerale e parietale non possono essere adese in maniera stretta alla superficie

polmonare, poiché il polmone deve avere la possibilità di dilatarsi. Quindi, la dimensione

della pleura deve essere superiore alla dimensione del polmone: questa differenza di

lunghezza si chiama recesso. Apparato digerente

L'apparato digerente ha diverse funzioni:

1. Assunzione e masticazione del cibo (testa)

2. Digestione (stomaco e duodeno)

3. Assorbimento (intestino tenue)

4. Espulsione delle feci (intestino crasso)

L'apparato digerente è formato da una serie di organi cavi, chiamato canale alimentare, al

quale sono annesse delle ghiandole.

Il canale alimentare è costituito, in senso cranio-caudale, dalla cavità orale, dall'orofaringe,

dall’esofago, dallo stomaco e dall'intestino.

Le ghiandole annesse sono costituite dalle ghiandole salivari, che gettano il secreto a livello

della cavità orale, dal fegato e dal pancreas, i quali riversano il loro secreto nel duodeno.

L'intestino è lungo, in media, circa 8m. Per questa ragione è suddiviso in:

1. Una porzione prossimale, ossia l'intestino tenue (6m). Questo, a sua volta, si suddivide in

duodeno (30cm) e tenue mesenteriale. La porzione mesenteriale è completamente avvolta da

una seriosa, chiamato mesentere. Quest'ultimo si divide poi in digiuno (2,5m) e ileo (2-4m).

L'ileo ha il compito di assorbire ciò che non è stato assorbito nel digiuno e, via via che il

materiale scorre all'interno dell'ileo, questo materiale diviene sempre più simile alle feci.

2. All'ileo segue il crasso (1,8m). Questo è diviso in una porzione prossimale, chiamato cieco

(6-7cm). Al cieco segue il colon (1,5m), in cui si verifica l'assorbimento dell’acqua. Al

termine del colon troviamo già feci compatte e definitive. Il colon viene suddiviso in altre 3

porzioni: colon ascendente, in cui il materiale sale verso l'alto; colon trasverso, in cui il

materiale viaggia orizzontalmente; colon discendente, in cui il materiale scende verso il

basso.

3. Dopo il colon troviamo l'intestino retto. Fra il colon discendente e il retto si trova il sigma.

La cavità orale

Si apre a livello del massiccio facciale e possiede un'apertura delimitata esternamente da due

pieghe mucose, le labbra (superiore e inferiore).

La porzione della cavità orale, chiamata vestibolo della cavità orale, è formata anteriormente

dalle labbra, posteriormente dalle arcate dentarie e, lateralmente, dalle guance.

Dietro ad ogni labbro, è presente una piega mucosa, chiamata frenulo, che serve ad ancorare

il labbro alla gengiva.

Riguardo ai denti, troviamo una prima dentizione, costituita da 20 denti, alla quale segue la

seconda dentizione, quella definitiva, di 32 denti (16 superiori e 16 inferiori). I 20 denti della

prima dentizione sono detti decidui.

Consideriamo un'emi arcata: in senso anteriore-posteriore troviamo l'incisivo, l'incisivo

laterale, il canino, il premolare, il molare e il dente del giudizio.

Le pareti della cavità orale cambiano a seconda che i denti siano serrati o aperti. A denti

serrati, infatti, la parete antero-laterale della cavità orale è costituita dalle arcate dentarie; a

denti aperti, la parete anteriore, invece, manca completamente e la parete laterale è serrata

dalle guance.

Il pavimento della cavità orale è costituito da una serie di muscoli (che si agganciano sulla

mandibola e sull'osso ioide). Su questo pavimento poggia la lingua (organo adibito al gusto e

all'articolazione del linguaggio). Il tetto della cavità orale è composto anteriormente da una

lamina ossea convessa, chiamata palato duro, formata anteriormente dall'osso mascellare e

posteriormente dall'osso palatino. A questa porzione di palato duro, segue una porzione che

non possiede uno scheletro osseo, ma muscolare, chiamato, quindi, palato molle o velo

palatino.

La parete posteriore della cavità orale non esiste, poiché questa prosegue, senza soluzione di

continuità, nell'orofaringe.

La cavità orale ha la funzione di introdurre il cibo, triturarlo (ridurlo in frammenti più

piccoli), impastarlo con la saliva (lo rende scivoloso, facilitandone lo spostamento nel canale

buccale, e lo comincia già a digerire). Questo materiale elaborato dalla cavità orale, prende il

nome di bolo.

A livello delle guance si trova l'orifizio di sbocco della parotide (una delle ghiandole

salivari), all'altezza del secondo molare superiore (sia a destra che a sinistra).

Il palato molle, sull'asse mediano, termina con una struttura che si porta in basso, chiamata

ugola. Questa si trova proprio a livello dell'apertura posteriore della cavità orale.

Sul pavimento della cavità orale poggia la lingua. E' un organo impari, costituito da

muscolatura scheletrica: i muscoli della lingua rendono l'organo estremamente mobile. La

superficie della lingua è ricoperta da una mucosa, a livello della quale troviamo i calici

gustativi.

Nella lingua, si distinguono varie porzioni: una porzione posteriore, non visibile dal cavo

orale, chiamata radice. La superficie della radice è costituita da una serie di aggregati

linfonodali, che nell'insieme costituiscono la tonsilla linguale. Alla radice segue il corpo

della lingua, che termina anteriormente con una parte assottigliata, detta apice linguale. Nel

corpo si distinguono il dorso e il margine laterale. Sia a livello del dorso che al livello del

margine, troviamo i calici gustativi, i quali sono organizzati in maniera tale da sporgere in

superficie in strutture rotondeggianti, chiamate comunemente papille. La "V linguale" segna

il confine fra il corpo della lingua e la radice.

Il gusto amaro viene percepito al livello di papille dislocate nella parte posteriore della

lingua.

Il gusto agro alla stessa altezza dell'amaro.

Il gusto salato più anteriormente.

Il gusto dolce è percepito nella parte più anteriore della lingua.

Le papille vallate (quelle della V) si è scoperto essere adibite alla percezione dell'umami, un

sapore forte, tipico del brodo cinese.

La faccia inferiore della lingua è caratterizzata da una struttura analoga a quella dell'atrio

superiore, che ancora la lingua al pavimento, chiamata frenulo linguale. Alla base del frenulo

troviamo due forellini, che sono gli orifizi di sbocco della ghiandola sottomandibolare.

Lateralmente a questi sbocchi, precisamente nel punto detto caruncola sottolinguale, si

trovano due pieghe orizzontali, dette pliche sottolinguali, al livello delle quali sboccano altre

due ghiandole salivari, che sono le ghiandole sottolinguali.

Le ghiandole salivari maggiori

La parotide è una ghiandola pari, esocrina, che si trova davanti al padiglione auricolare.

Produce un secreto esclusivamente serioso: la saliva, quindi, è molto acquosa.

Le ghiandole sottomandibolari e sottolinguali (pari) si trovano, rispettivamente, sotto la

mandibola e sotto il pavimento della cavità orale. Il tipo di saliva prodotto da queste è misto:

sia sieroso che mucoso. La percentuale di muco varia in base alla ghiandola: la sottolinguale

è più mucosa rispetto alla sottolinguale.

Normalmente, il 98% della saliva è composto da acqua. Poi troviamo muco e una serie di

enzimi: le amilasi e le lipasi (nel cavo orale comincia la digestione degli amidi e dei lipidi) e

il lisozima (azione battericida).

La parotide è sede di un agente infettivo, che causa la parotite, ossia gli orecchioni.

Istmo delle fauci

L'apertura posteriore della cavità orale prende il nome di Istmo delle Fauci. Il bolo,

attraverso la deglutizione, viene spinto posteriormente attraverso, l'istmo delle fauci,

nell'orofaringe. A livello dell'istmo, ci sono altre strutture linfatiche: queste sono costituite

dall'ugola e da due tonsille (tonsille palatine), localizzate lateralmente all'istmo, chiuse

all'interno di due pieghe della mucosa, chiamate arco palatoglosso (glosso significa lingua)

quello anteriore, e arco palatofaringeo quello posteriore. In caso di infezione batterica,

presentano delle zone biancastre, dovute alla presenza di batteri.

Faringe e adito esofageo

Il bolo attraversa l'istmo delle fauci, entra nell'orofaringe e, attraverso la deglutizione, viene

inviato verso l'esofago. Durante la deglutizione, la contrazione dei muscoli linguali abbassa

l'epiglottide, che va a chiudere l'adito esofageo.

Il palato molle, sempre durante la deglutizione, viene sollevato, in modo da chiudere l'accesso

del bolo alla rinofaringe: il bolo non entra nella cavità nasale.

Il bolo, poi, continua ad essere spinto verso il basso attraverso dei movimenti peristaltici

dell'esofago.

Esofago (30cm)

Siamo alla base del collo. L'esofago è un organo cavo, impari, che comincia all'altezza di C6

e attraverso tutta la cavità toracica, fino alla decima vertebra toracica, dove incontra il

diaframma, lo perfora (orifizio esofageo) e penetra in cavità addominale. Qui, incontra quasi

subito lo stomaco, all'interno del quale si getta. Nella cavità toracica, l'esofago occupa il

mediastino posteriore: inizialmente poggia sulla colonna vertebrale; successivamente trova

l'aorta discendente toracica (l'aorta gli si pone dietro). La funzione dell'esofago è quella di

trasportare il bolo verso lo stomaco: ha una parete liscia che, attraverso i movimenti

peristaltici, trascina il bolo. La mucosa esofagea è predisposta per un'azione meccanica

protettiva: è infatti caratterizzato da un epitelio pluristratificato pavimentoso.

Regioni della parete addominale anteriore (importante per test)

Entriamo nella cavità addominale. Questa è suddivisa in varie zone ideali, sulla base del

rapporto che gli organi dell'addome hanno col peritoneo

(seriosa della cavità addominale). Nella cavità

addominale ci sono degli organi completamente avvolti

dal peritoneo (come il cuore o il polmone), chiamati

organi intraperitoneali. Questi organi si trovano tutti in

sede anteriore della cavità addominale. Quindi, se

palpiamo l'addome dall’esterno, si possono percepire

bene. Poi, invece, ci sono degli organi ricoperti dal

peritoneo, ma solo nella faccia anteriore, oppure organi

che non toccano per nulla il peritoneo: sono tutti organi

retroperitoneali ed occupano la faccia posteriore della

cavità addominale, in prossimità della colonna

vertebrale.

Per gli organi anteriori non è possibile prendere, come

punto di repere, il numero di una vertebra. L'unico modo è quello di suddividere, quindi, la

porzione ANTERIORE della cavità addominale in quadranti (9). Prendiamo dei punti di

riferimento scheletrici: la prima linea si costruisce partendo dal punto di mezzo della

clavicola, arrivando fino alla sinfisi pubica (linea pari, ossia abbiamo 2 di queste linee). Poi

traccio 3 linee orizzontali: quella superiore, che passa per la base dello sterno (punto in cui il

corpo si articola col processo xifoideo); la seconda, più in basso, viene presa dall'arco costale

(linea tangente all'arco costale); la terza, inferiore, è quella che unisce le due spine iliache

anteriori superiori (quelle che sono la sede che unisce i due legamenti inguinali). Grazie a

queste linee, si vengono a creare 9 quadranti. I 2 quadranti superiori laterali, si chiamano

ipocondri (ipocondrio dx e sx); il quadrante mediano, compreso fra i due ipocondri, si chiama

epigastrio. Nella cavità addominale, quindi, avremo organi che si trovano anteriormente, che

occupano queste 3 regioni.

Poi troviamo i 3 quadranti centrali: il fianco DX e SX. La parte centrale, fra i due fianchi,

viene chiamata mesogastrio (in cui è presente l'ombelico).

Infine, i 3 quadranti finali si trovano compresi all'interno della grande pelvi: tutto ciò che sta

sotto a questi quadranti appartiene alla piccola pelvi. I 2 quadranti laterali sono chiamati

regioni inguinoaddominali DX e SX o fossa iliaca DX e SX; la regione centrale prende il

nome di ipogastrio.

Quindi, ricapitolando, questi quadranti servono per localizzare SOLO gli organi che si

trovano in sede anteriore; per quelli posteriori si utilizzano le vertebre.

Il peritoneo

Facciamo una sezione trasversale

dell'addome; il peritoneo aderisce

strettamente sviluppandosi lungo

tutta la parete dell'addome.

Tuttavia, sulla parete della cavità

addominale, sono presenti varie

strutture. Come possiamo vedere

dalla figura, il peritoneo circonda i

vari organi che incontra, in maniera

peculiare. Il peritoneo, come le altre

membrane sierose, consta di una

sottile lamina continua. A seconda

della sua posizione nel cavo

addominale si distingue in:

1. Peritoneo parietale, lo strato più esterno;

2. Peritoneo viscerale, lo strato più interno, che ricopre la maggior parte dei visceri

contenuti all'interno del cavo addominale.

Fra i due è presente uno spazio peritoneale, nel quale è presente il liquido peritoneale, che ha

la funzione di facilitare lo spostamento relativo degli organi fra di loro.

Fra organo e organo, il peritoneo crea delle sorta di legamenti che, a seconda dello spessore,

vengono chiamati: legamenti, se sono sottili; mesi, se sono slargati. Gli organi

intraperitoneali della cavità addominale sono il fegato, lo stomaco e il colon trasverso,

mentre il pancreas e il duodeno sono retroperitoneali. Dietro lo stomaco è presente uno

spazio (virtuale), chiamato borsa omentale, che ha un'importanza enorme dal punto di vista

clinico.

Gli organi della piccola pelvi, poi, sono ricoperti dal peritoneo solo superiormente: sono,

quindi, organi sottoperitoneali (anche la vescica e l'utero).

Lo stomaco

L'esofago, nella cavità addominale, si trova a livello dell'ipocondrio sinistro (quindi è

anteriore nella cavità addominale: questo significa che, durante il suo tragitto, l'esofago si

porta anteriormente), e si getta nello stomaco. Questo è un organo impari cavo, che occupa

quasi tutto l'ipocondrio sinistro e parte dell'epigastrio. Per apprezzare la forma dello stomaco

è necessario fare due cose: sollevare il fegato (poiché lo stomaco ne è coperto) e riempirlo,

poiché la sua struttura varia ampiamente il base allo stato di riempimento.

Lo stomaco, in fase di digiuno, tende a schiacciarsi

all'interno dell'addome; quand'è pieno, assume,

invece, la forma di un otre.

Si distingue una parte superiore, che si chiama fondo:

questo è a contatto con la cupola diaframmatica e ha,

per questo, una forma convessa. Il fondo è sempre

occupato da una bolla d'aria. Al di sotto del fondo,

troviamo la parte principale, chiamata corpo. La parte

superiore del corpo riceve l'esofago: qui è presente

una valvola, chiamata cardias, che impedisce il

reflusso del materiale dallo stomaco verso l'esofago. Il nome deriva dal fatto che, sopra la

valvola, per interposizione del diaframma, lo stomaco è a contatto col cuore. Il corpo dello

stomaco è concavo verso destra: per questo motivo si distinguono una piccola curvatura

(quella mediale) e una grande curvatura (laterale). Al termine del corpo, troviamo una

regione, dove non viene più svolta la digestione, che rappresenta un punto di passaggio fra lo

stomaco e il duodeno: è detta canale pilorico. Al termine di questo troviamo un'altra valvola,

chiamata piloro, che impedisce il reflusso dal duodeno verso lo stomaco. Il piloro è sede

preferenziale di annidamento di un batterio, chiamato Helicobacter pylori, che lascia sempre

pervia la valvola.

Lo stomaco è interamente intraperitoneale, ma dà luogo a legamenti e mesi. Dalla piccola

curvatura dello stomaco nasce un legamento, che si porta al fegato, chiamato legamento

gastroepatico. Questo legamento è praticamente fuso con un altro legamento, che collega il

duodeno al fegato, detto legamento epatoduodenale: si forma, così, un legamento unico,

chiamato piccolo omento. Dalla piccola curvatura, il peritoneo si sdoppia, avvolge lo

stomaco, e si porta in basso a formare il grande omento; alla fine del grande omento, il

peritoneo torna indietro, ossia si riporta in alto; quindi, il grande omento è formato da 4

foglietti.

Sollevando il grande omento, è possibile apprezzare le anse intestinali. Il grande omento è

farcito di tessuto adiposo: è questo che, alla fine, si ingrossa nei pazienti obesi.

La mucosa dello stomaco, essendo un organo soggetto a dilatazione,

appare ricca di pieghe, che si distendono all'ingresso del bolo. Queste

pieghe non hanno, però, tutte lo stesso orientamento; dal cardias al

piloro, ossia lungo la piccola curvatura, le pieghe sono orientate

longitudinalmente. Il bolo quindi, qualora non fosse in eccesso,

soggiorna solo in una piccola parte dello stomaco, viene digerito,

diventa chimo e va nel piloro.

Questa via preferenziale, grazie alle pieghe longitudinali, viene detta

via del cibo.

L'altra parte dello stomaco viene occupata dal bolo solo se esso viene ingerito in eccesso.

Nello stomaco viene secreto acido cloridrico; per questo, nella mucosa dello stomaco si

trovano molte cellule caliciformi mucipare, che secernono un muco protettivo. Dopodiché,

abbiamo cellule adibite alla digestione, le quali secernono enzimi digestivi, come la pepsina,

assieme ad un fattore fondamentale per l'assorbimento della vitamina B12.

Accanto a queste cellule, troviamo anche le cellule che secernono acido cloridrico. L'acido

non serve per la digestione, ma ha la sola funzione di portare il pH a livello in cui la pepsina

possa agire. Infine, abbiamo una serie di cellule neuroendocrine (fondamentali), che fanno

parte di un sistema chiamato APUD: queste secernono ormoni, che vanno ad agire su altri

organi del digerente; servono, quindi, per regolare tutta la funzione dell'apparato gastro-

intestinale.

Duodeno

E' la prima porzione dell'intestino tenue ed è lungo circa 30cm. E' un organo impari mediano

e ha una tipica forma a "C". Nella cavità formata da questa C, si trova la testa del pancreas.

Nella cavità addominale il duodeno occupa una posizione retroperitoneale (rivestito dal

peritoneo solo nella sua parte anteriore). Per questa ragione, al fine di localizzarlo nella cavità

addominale, non si usano i quadranti, ma il numero delle vertebre

(altezza di T12, L1).

E' costituito da varie porzioni: una prima porzione, detta parte

superiore del duodeno; poi abbiamo una porzione discendente del

duodeno; poi la parte orizzontale e, infine, la parte ascendente del

duodeno, che termina nel digiuno.

La prima porzione del duodeno, però, è intraperitoneale. Questa C,

infatti, non è solo su un piano frontale, ma parte anteriormente, si porta posteriormente,

assume la forma a C, rimane posteriore e si rabbocca al digiuno risalendo e portandosi

anteriormente.

La parete del duodeno non è liscia, ma costituita da pieghe, che si distendono quando l'organo

è pieno di chimo (il bolo diviene chimo, nel momento in cui entra nello stomaco e comincia

ad essere digerito).

Il duodeno effettua la digestione dei grassi, grazie ad enzimi prodotti dal pancreas. Da questo

parte un dotto, chiamato dotto pancreatico principale, che riversa gli enzimi (lipasi)

all'interno della parte discendente del duodeno. Inoltre, sempre nella parte discendente,

sbocca un altro dotto, il coledoco, proveniente dalla cistifellea, dove si accumula la bile,

prodotta dal fegato. Il duodeno, quindi, non solo digerisce i grassi, ma comincia

l'assorbimento. Questo assorbimento continuerò nel digiuno e nell'ileo.

Per facilitare l'assorbimento, viene aumentata la superficie assorbente: tutta la parete

intestinale, si flette a formare i villi intestinali (diversi dai microvilli, che invece sono le

introflessioni a livello cellulare).

Questi villi hanno una forma a dito: essi hanno un'asse centrale, che è un vaso linfatico,

chiamato chilifero (portatore del chilo). Infatti, il chimo diventa chilo appena viene elaborato

dal duodeno; il chilo, quindi, è ricco di grassi. Questi grassi vengono, poi, riversati nel vaso

chilifero.

Intestino tenue mesenteriale

E' la parte più lunga di tutto l'intestino e risulta completamente coperto dal grande omento.

Per poter stare all'interno della cavità addominale, si ripiega, formando la matassa intestinale.

Nel digiuno, i villi sono molto più numerosi che nell'ileo: nel

digiuno vengono, infatti, assorbiti tutti i materiali. Nell'ileo,

invece, viene assorbito ciò che è rimasto, si ha un assorbimento

degli acidi biliari e, soprattutto, della vitamina B12. Questa, per

poter essere assorbita, deve essere unita ad un fattore intrinseco.

Un'altra caratteristica sia del digiuno che dell'ileo sono gli

aggregati linfoidi: a questo livello, infatti, c'è un'alta

concentrazione di linfonodi, che diventano particolarmente fitti a

livello dell'ileo; in alcuni punti formano delle vere e proprie

tonsille, dette placche di Peyer.

L'intestino tenue mesenteriale è completamente avvolto dal peritoneo (intraperitoneale). Il

peritoneo che riveste le anse intestinali prende il nome di mesentere.

L’intestino tenue mesenteriale è vascolarizzato dall’arteria mesenterica superiore, un ramo

dell’aorta. Siccome questo intestino è molto lungo, l’arteria mesenterica si ramifica in varie

arterie. Il peritoneo, quindi, circonda la parete, riveste l’aorta, trova l’arteria mesenterica e la

riveste, poi trova le varie diramazioni, quindi le segue; le diramazioni, però, vanno al tubo:

una volta trovato il tubo, lo riveste. Tuttavia, il tubo non è dritto, ma ripiegato: il peritoneo,

qui, assume infatti la forma di un ventaglio. Il manico del ventaglio viene chiamato radice

del mesentere (costituito dall’arteria mesenterica e dalla corrispettiva vena di ritorno).

Intestino crasso

In questa regione troviamo le pre-feci. L'intestino cieco è intraperitoneale e rappresenta la

prima porzione dell'intestino crasso.

Il cieco è caratterizzato da una struttura vermiforme, che si trova nella parte inferiore

dell'intestino, detta appendice. Questa è un organo cavo, che comunica con l'apertura del

cieco.

Dalla fossa iliaca destra, dal cieco parte il colon, seconda regione del crasso. Questo è

formato da:

1. Una parte ascendente, che è retroperitoneale. Essa sale tutto il fianco destro per

giungere in prossimità del fegato, nell'ipocondrio destro. A questo livello, il colon

fa una curvatura, che prende il nome di flessura colica destra o flessura epatica

del colon.

2. Una parte trasversa. A livello della milza, il colon trasverso compie una nuova

curvatura detta flessura colica sinistra o splenica del colon. Qui si porta in basso.

3. Una parte discendente, che decorre lungo il fianco sinistro, sempre in posizione

retroperitoneale, per terminare in fossa iliaca sinistra.

Mentre il colon ascendente e quello discendente sono retroperitoneali, il colon trasverso è

intraperitoneale: questo significa che il tratto trasversale è più anteriore.

In corrispondenza dell'osso sacro comincia l'intestino retto, che decorre lungo il sacro e, nel

pavimento pelvico, si apre con l'orifizio anale.

Nel punto in cui l'ileo si butta nel cieco, è

presente una valvola. Il cieco è intraperitoneale

e munito di un’appendice residua dello

sviluppo, detta appendice vermiforme.

L'appendice è totalmente avvolta dal peritoneo;

il tratto di peritoneo che unisce, poi, l'ileo con

l'appendice, è detto ventricolo appendicolare.

All'interno del cieco troviamo un orifizio, che

dà accesso alla cavità appendicolare: può

capitare che il materiale fecale del cieco si

incunei all'interno dell'appendice. Una volta

dentro, il materiale non può riuscire, perché

nell'appendice non ci sono movimenti

peristaltici: si forma, così, l'appendicite. L'infezione, inoltre, può espandersi anche al

peritoneo di tutta la cavità addominale, dando la peritonite.

La superficie esterna del colon è tutta pieghettata; questo perché la tonaca muscolare del

colon, invece di avvolgerlo interamente, si distribuisce a formare 3 nastri, che vengono

chiamate tenie coliche. Queste tenie servono per diminuire la superficie di estensione del

colon. Nel colon, i batteri producono gas (soprattutto metano): per questo, il colon ha una

capacità di espansione notevole, per contenere i gas.

Mesocolon trasverso

Il mesocolon trasverso è una piega di peritoneo tesa fra il colon trasverso e il pancreas, ossia

l'organo che sta subito dietro, che è retroperitoneale. Questo legamento peritoneale divide

l'addome in due parte, una superiore e una inferiore. Lo stomaco, il fegato, per esempio si

trovano sopra il mesocolon trasverso, mentre il duodeno sotto.

Intestino crasso: conformazione interna

I villi, a livello del crasso, spariscono completamente: la parete dell'intestino crasso non è

liscia, ma sollevata in pieghe, che non sono tuttavia villi. Troviamo, poi, le cellule principali,

adibite all'assorbimento dell'acqua; cellule neuroendocrine, che fanno parte del sistema

APUD; ci sono, inoltre, cellule caliciformi mucipare, che lubrificano la parete del colon, per

facilitare la progressione del materiale fecale.

Il colon sigmoideo

A livello del sigma, le feci sono completamente compatte (il riassorbimento dell'acqua è già

avvenuto, infatti).

La lunghezza del sigma è molto varia e muta da individuo a individuo. Questo significa che

la sua posizione cambia da soggetto a soggetto. Il sigma, inoltre, è spesso soggetto a

neoplasie, che potranno andare a influenzare zone diverse, a seconda dell'individuo.

L'intestino retto

E' la parte dell'intestino adibito a contenere le feci e ad espellerle attraverso l'ano.

E' un organo impari, mediano, che si trova nella piccola pelvi, addossato all'osso sacro, dove

si adatta nella cavità. E' lungo circa 15cm. Se andiamo a vedere la conformazione interna, si

nota come, rispetto al sigma, la parete del retto sia completamente liscia: questo perché

facilita l'espulsione delle feci. All'interno di questi 15cm si distinguono diverse porzioni.

Abbiamo l'ampolla rettale, dove si accumulano le feci, che si restringe a formare un canale, il

canale anale. Questo attraversa tutto il pavimento pelvico e si apre all'esterno attraverso

l'orifizio anale o ano.

Il retto, essendo un organo cavo, presenta una tonaca muscolare. Questa, a livello del canale

anale, forma una sorta di sfintere. Quando il retto ha raggiunto una certa quantità di feci, lo

sfintere si apre automaticamente; tuttavia, i muscoli del pavimento pelvico, attorno all'orifizio

anale, formano un altro sfintere, lo sfintere dell'ano, che è controllabile dalla volontà.

A livello del canale anale, la parete non è liscia, ma presenta delle cosiddette colonne rettali.

Sotto queste colonne, infatti, sono presenti delle vene: queste sono tutte anastomizzate fra

loro a formare un plesso, detto plesso emorroidale. In realtà, esiste un plesso interno e uno

esterno. Questi plessi possono andare incontro a varicosità, provocando le emorroidi.

Il fegato

E' un organo impari, che si trova nella cavità addominale, dove occupa tutto l'ipocondrio

destro, parte dell'epigastrio e parte dell'ipocondrio sinistro. E' uno degli organi più voluminosi

dell'organismo e pesa circa 2kg, perché è ricco di sangue. Possiede una posizione

intraperitoneale, anche se parziale. Esiste, infatti, un punto del fegato non ricoperto dal

peritoneo. Il fegato è quasi completamente coperto dalle coste: pertanto, non è palpabile dalla

cute. E' in rapporto, attraverso il diaframma, con i polmoni e con le pleure.

Il fegato ha la forma di un ovoide tagliato secondo un piano obliquo; per poter apprezzare tale

spiegazione, dobbiamo osservare il fegato ruotato sul piano orizzontale.

Posso distinguerne a questo punto due facce:

1. Faccia diaframmatica antero superiore, stondata, adattata alla cupola diaframmatica.

2. Faccia viscerale, postero-inferiore, a contatto con i visceri.

La faccia viscerale presenta delle infossature, che derivano dagli organi posti sotto.

Poi possiamo distinguere un margine anteriore, chiamato

anche margine acuto del fegato, perché assottigliato. Da

questo sporge la cistifellea. Poi troviamo il margine opposto,

chiamato margine posteriore, il quale viene anche detto faccia

posteriore, perché è molto esteso. Questo è completamente a

contatto col diaframma.

Il peritoneo riveste la faccia diaframmatica, batte contro il

diaframma e si ribalta su di esso. Lo stesso accade con la

faccia viscerale: il peritoneo batte al diaframma e non copre la

faccia posteriore. La faccia posteriore, quindi, non risulta

coperta dal peritoneo e, pertanto, è chiamata faccia nuda del

fegato.

Dall'ombelico al fegato è presente un legamento, chiamato

legamento rotondo, che nel feto era una vena che legava

l'ombelico al fegato. Nell'adulto, poi, questa vena diventa un

legamento fibroso.

Il peritoneo che riveste la parete anteriore si accolla alla vena,

raggiungendo il fegato e ricoprendo la faccia diaframmatica

del fegato, gettandosi poi a ricoprire il diaframma. L'insieme

del legamento e del peritoneo prende il nome di legamento falciforme (ha una particolare

forma a falce).

La faccia diaframmatica del fegato è caratterizzata dalla presenza di questo legamento, che

divide la faccia stessa in:

1. Lobo destro, particolarmente ampio

2. Lobo sinistro, più piccolo

Anteriormente troviamo la cistifellea o colecisti, che alloggia nel fegato.

Centralmente, a cavallo tra lobo destro e sinistro, troviamo l'ilo del fegato, dove si possono

apprezzare i vasi che entrano ed escono dal fegato e i dotti biliari, che veicolano la bile dal

parenchima epatico fino alla cistifellea.

La presenza del legamento falciforme, della cava, della colecisti e dell'ilo formano una sorta

di H, grazie alla quale vengono individuati altri 2 lobi: un lobo caudato, posteriore, e un lobo

quadrato, anteriore.

Le funzioni del fegato sono:

1. Produzione della bile, per l'emulsione dei grassi

2. Controllo del metabolismo basale (smista le varie sostanze)

Al fegato, infatti, arriva la vena porta, che raccoglie tutto il sangue refluo dall'apparato

gastrointestinale, povero di ossigeno ma ricco di nutrienti. Ovviamente, nel fegato entra

anche l'arteria epatica, che gli porta ossigeno. Nella

compagina del parenchima epatico, i due vasi si

anastomizzano fra loro. Dall'anastomosi nasce un vaso,

che contiene quindi sangue misto. Questo capillare ha

un decorso sinuoso, poiché scorre fra file di cellule

epatiche, ed è chiamato sinusoide. All'interno del

parenchima epatico, quindi, troviamo una serie di

sinusoidi, che attraversano le varie cellule, gli epatociti.

Il lato dell'epatocita a contatto con il sinusoide è detto

polo vascolare, mentre il lato è contatto con l'epatocita

adiacente è chiamato polo biliare.

Dal polo vascolare, l'epatocita assorbe le sostanze nutritive del sinusoide. Questi materiali

vengono utilizzati anche per la produzione di bile. Tra epatociti adiacenti si viene a creare una

sorta di canale, chiamato canalicolo biliare. Via via che i canalicoli confluiscono fra loro si

formano dotti sempre di calibro maggiore, fino a

che, dal fegato, non escono 2 dotti: il dotto epatico

destro e il dotto epatico sinistro.

I due dotti si uniscono a formare il dotto epatico

comune. La bile, da qui, prende il dotto cistico e

finisce nella cistifellea o colecisti. Questo perché

la bile serve solo nel momento della digestione dei

grassi, ma il fegato la produce continuamente. Nel

momento in cui si ingerisce del materiale, le

cellule APUD inviano un segnale alla colecisti, che si spreme e getta la bile nel duodeno. Il

dotto cistico, infatti, si unisce al dotto epatico comune, a

formare il dotto coledoco, il quale sbocca a livello del

duodeno. Giunto a livello del duodeno si unisce al dotto

pancreatico. Nel punto in cui sono presenti questi due

dotti, è presente uno sfintere, detto sfintere di Oddi. Se

per qualche ragione lo sfintere non funziona, oltre ad

avere reflusso di bile, gli enzimi prodotti dal pancreas

possono tornare indietro e digerire il pancreas stesso.

La colecisti è uno degli organi in cui più frequentemente

si formano i calcoli biliari (calcolosi biliare): i calcoli

sono una sorta di sassolini. Questi calcoli possono

andare ad occupare vari tratti delle vie biliari; un calcolo a livello dello sfintere di Oddi

impedisce il deflusso della bile, che tende a tornare indietro.

Il pancreas

Il pancreas è una ghiandola sia endocrina che esocrina (anficrina). Ovviamente, legato

all'apparato digerente, è esocrino. Si trova a livello della cavità addominale, in posizione

retroperitoneale. Presenta una forma a martello disposto orizzontalmente. Si distingue una

testa, ossia la porzione più ampia, accolta all'interno della C duodenale; un corpo, disposto

trasversalmente; una coda, che va a toccare la milza. Questo rapporto stretto con la milza fa sì

che, negli interventi sul pancreas, in cui deve essere trasportata la coda, il chirurgo toglie

anche la milza. L'altezza a cui si trova il pancreas è fra L1 e T12. La parte esocrina del

pancreas produce il succo pancreatico, riversandolo in 2 dotti

principali: un dotto più esteso che attraverso tutta la ghiandola

(dotto principale di Wirsung), e che si unisce al coledoco; e un

secondo dotto, che raccoglie il succo pancreatico soltanto dalla

testa (dotto di Santorini). Questo sbocca nel duodeno per conto

proprio, attraverso un piccolo orifizio, detto papilla duodenale

minore.

La maggior parte del parenchima pancreatico è costituito dalla

parte esocrina, che produce il succo pancreatico, costituito da

acqua e da una serie di enzimi digestivi (lipasi, nucleasi, tripsina, amilasi, bicarbonato di

sodio). Gli enzimi pancreatici lavoro a pH neutro, ma nel coledoco arriva il chimo gastrico,

con pH 2; quindi, perché funzionino gli enzimi pancreatici, il pH deve essere riportato a 7, e

questo accade grazie al bicarbonato (soluzione tampone).

Attorno alla parte esocrina, sono presenti delle parte più chiare, chiamate Isole di

Langerhans, che rappresentano la parte endocrina del pancreas. In queste isole si possono

riconoscere vari tipi cellulari; quelli più importanti sono le cellule beta (che producono

insulina) e le cellule alfa (che producono glucagone), che agiscono sulla glicemia. L’insulina

è ipoglicemizzante, mentre il glucagone è iperglicemizzante; l'insulina, quindi, agisce subito

dopo il pasto, mentre il glucagone agisce in fase di digiuno.

Apparato urinario

L'apparato urinario è dislocato sia nella cavità addominale, che nella piccola pelvi. Ci sono

delle differenze di struttura legate al sesso; mentre nella femmina è adibito alla produzione e

al trasporto dell'urina, nel maschio, l’ultima parte veicola non solo l'urina, ma anche lo

sperma (apparato uro-genitale).

E' composto da due organi pieni o parenchimatosi, i reni, la cui funzione è quella di filtrare il

sangue. Da questo filtraggio si ottiene un liquido, chiamato urina. Una volta prodotta l'urina,

viene inviata in una serie di organi cavi, che la trasportano all'esterno: le vie urinarie. Quelle

che ricevono per primi l’urina si trovano all'interno del rene stesso: i calici renali (minori e

maggiori) e la pelvi renale, che si trova per una parte all'interno del rene e per una parte

all'esterno. Dalla pelvi originano le vie urinarie extrarenali, rappresentate dagli ureteri (uno

per ciascun rene), dalla vescica e dall'uretra (che sono invece impari).

Funzioni del rene:

1. Elimina le scorie del metabolismo, per esempio l'urea, dalla degradazione degli

aminoacidi.

2. Regola le concentrazioni ioniche dell'organismo (sodio, potassio, cloro e calcio).

3. Regola il pH del sangue.

4. Regola la pressione sanguigna.

5. Regola l'eliminazione di acqua dell'organismo e, quindi, la tonicità dell'urina. Da questo

deriva anche la regolazione della volemia, ossia il volume del sangue, che è strettamente

correlata alla quantità d'acqua.

6. Produce due ormoni: l'eritropoietina (che stimola la sintesi dei globuli rossi) e la vitamina

D3.

I 2 reni si trovano nella cavità addominale, in posizione retroperitoneale: sono addossati alla

parete addominale posteriore; si trovano adiacenti alla colonna vertebrale. Si estendono dalla

undicesima costa alla seconda-terza vertebra lombare. Si trovano, quindi, subito sotto al

diaframma: sono, dunque, in rapporto, per interposizione del diaframma, con i polmoni e le

due pleure. Il rene sinistro è più alto del rene destro, perché questo risente del rapporto col

fegato. Mentre i rapporti posteriori sono uguali per i due reni, quelli anteriori cambiano

moltissimo (DEVI SAPERLI DESUMERE I RAPPORTI!).

Ma come sta in sede il rene? Questo non possiede nemmeno il peritoneo. A rivestire il rene,

però, è presente una sorta di membrana che, da un punto di vista embrionale, deriva sempre

dal peritoneo. Questa si chiama fascia renale. La fascia renale si origina dalla porzione

laterale dalla parete, senza un punto specificato e si porta fino al rene. In corrispondenza del

rene si sdoppia in due foglietti: un foglietto anteriore (anterorenale) e uno posteriore

(retrorenale). Quello posteriore circoscrivere il rene nella faccia posteriore e va ad attaccarsi

al rachide, mentre quello anteriore prosegue e si fonde con quello anteriore del lato

controlaterale. I due foglietti, infine, si portano in alto, ricoprono la ghiandola surrenale e si

collegano direttamente al diaframma.

Questo significa che la ghiandola surrenale è assicurata al diaframma, mentre il rene,

superiormente, non presenta punti di ancoraggio. La fascia, quindi, non basta a tenere il rene

in sede: questo è, infatti, completamente circondato da tessuto adiposo bruno. Inoltre, il rene

è tenuto in sede anche grazie alla pressione endoaddominale. Lo scivolamento del rene, per

effetto della gravità, è chiamato ptosi renale (ptosi è proprio lo scivolamento).

Oltre alla ptosi renale, troviamo le ectopie renali, che riguardano la formazione del rene in

sede anomala. A volte troviamo anche delle agenesie, nelle quali uno dei due reni non si

forma. Sono tutte patologie asintomatiche, queste ultime due.

Il rene ha una forma a fagiolo. Si distinguono una faccia anteriore e una posteriore, un

margine laterale e un margine mediale, che contiene l'ilo del rene. Nell'ilo entra l'arteria

renale e esce la vena renale. Poi troviamo due poli, uno superiore e uno inferiore. Quello

superiore è sormontato dalla ghiandola surrenale. Il fatto che la fascia renale circoscriva la

ghiandola e la ancori al diaframma, fa sì che, nella ptosi renale, la ghiandola resti in sede,

perché collegata al diaframma. La surrene è, infatti, solamente adagiata al polo superiore del

rene e, quindi, abbiamo un distacco fra ghiandola surrenale e rene, in caso di ptosi. In 24h, il

rene filtra circa 180l di sangue: per ogni sistole, il 22% di sangue va a finire nel rene. Questo

possiede un peso specifico piuttosto alto, circa 3 etti.

Parliamo un attimo della ghiandola surrenale. E' una

ghiandola endocrina, formata da 2 porzioni, che hanno

significato funzionale completamente diverso. Si distingue

una zona corticale, che produce ormoni (endocrina) e una

zona centrale, chiamata midollare, che produce

neurotrasmettitori (soprattutto adrenalina e noradrenalina):

si può dire che questa appartiene al sistema nervoso.

Nella corticale si distinguono 3 regioni:

1. Una regione più esterna, detta zona glomerulare. Questa

secerna i mineralcorticoidi (il cui capostipite è l'aldosterone).

L'organo bersaglio di questi ormoni è proprio il rene.

L'aldosterone, per esempio, stimola il riassorbimento di acqua.

2. Una regione intermedia, detta zona fascicolata. Questa

secerne i glicocorticoidi (il cui capostipite è il cortisolo). Questo abbassa le risposte

infiammatorie e immunitarie.

3. Una regione a contatto con la midollare, detta zona reticolare, che secerne androgeni (il

cui capostipite è il testosterone). Questi, normalmente, sono sostanze anabolizzanti, ossia

accelerano il metabolismo.

Torniamo al rene.

Il rene ha un aspetto translucido, dato dalla capsula del rene, che è estremamente sottile. Ma

com'è fatto dentro un rene?

All'interno presenta una zona in cui non c'è parenchima, ossia in cui è cavo: questa zona è

detta seno renale. Qui si ritrovano le prime vie urinarie. Il seno renale contiene i calici renali

(maggiori e minori) e la pelvi renale. Il tutto è immerso nel tessuto adiposo, che continua

anche fuori dal rene.

Riguardo al parenchima, troviamo una zona più esterna e più chiara, detta zona corticale del

rene, e una zona più interna e più scura, detta zona midollare del rene. In realtà, queste due

zone non sono disposti a strati, ma la midollare è organizzata a formare delle strutture

piramidali, il cui apice è rivolto verso il seno renale; l'apice, infatti, è proprio abbracciato da

un calice minore. Le piramidi prendono il nome di piramidi renali, mentre l'apice prende il

nome di papilla renale. Il numero delle piramidi è circa tra 18 e 22. I calici minori si

riuniscono fra loro a formare i calici maggiori, che solitamente sono 3. Questi confluiscono

fra loro a formare la pelvi renale. Fra una piramide e l'altra è sempre presente una zona di

corticale che le va a separare, detta colonna renale.

Ma cos'è che compie la filtrazione?

L'unità morfologico-funzionale del rene è il nefrone.

Nella corticale esistono, infatti, alcune strutture sferoidali, che costituiscono una parte del

nefrone, chiamate corpuscoli renali. I corpuscoli si trovano solo nella corticale. A partire dal

corpuscolo comincia una struttura cava, detta tubulo renale. Il tubulo inizia a livello della

corticale, ma una parte va a trovarsi anche all'interno della midollare: questa è, quindi, fatta

da porzioni di tubuli.

Il corpuscolo è costituito da un intreccio di capillari, che formano una specie di gomitolo,

detto glomerulo. Questo è avvolto da una struttura chiamata Capsula di Bowman. Per quanto

riguarda il tubulo, è distinto in due parti: una parte convoluta, che prende il nome di tubulo

contorto, e una parte rettilinea, chiamata ansa di Henle. I tubuli contorti sono 2, uno quello

che parte dal corpuscolo (tubulo contorto prossimale); l'altro viene definito distale. Il tubulo

contorto distale prosegue in un dotto, dove confluiscono altri tubuli contorti distali: i tubuli

contorti distali di più nefroni confluiscono fra loro a formare, così, il dotto collettore. I dotti

collettori, a loro volta, si riuniscono fra loro a formare il dotto papillare, che si apre all'apice

della papilla renale.

Il glomerulo è formato da capillari particolari (contengono sangue arterioso, invece che

misto, derivante dall'arteria renale). Il sangue circolante all'interno del glomerulo viene

filtrato e il prodotto del filtraggio (pre-urina), vene riversato all'interno della capsula di

Bowman. La pre-urina si incanala nel sistema dei tubuli. Nel tubulo contorto prossimale

comincia il riassorbimento, che riguarda molecole solide. Attraversando l'ansa di Henle e il

tubulo contorto distale, vengono riassorbiti ioni e acqua, in base allo stato di idratazione

dell'organismo. Nel dotto collettore avviene l'ultima

fase della produzione di urina, che è il

riassorbimento di sola acqua; a livello del dotto

papillare troviamo urina definitiva. Questi

riassorbimenti sono tutti sotto il controllo ormonale

(ormoni prodotti dalla surrene e dall'ipofisi).

L'arteriola penetra all'interno della capsula di

Bowman ed è chiamata arteriola afferente.

All'interno della capsula, l’arteriola si dirama nei

capillari, i quali si intrecciano fra loro e si uniscono,

dando luogo ad un'altra arteriola, che esce dalla

capsula di Bowman (arteriola efferente): ma

l'arteriola afferente ed efferente sono sempre lo

stesso vaso, di fatto. Nell'arteriola afferente, la

pressione è molto più alta che nella arteriola

efferente: questo dislivello pressorio consente il

filtraggio. Esiste un meccanismo per il controllo

della pressione, che coinvolge tutti i vasi

dell'organismo (ha un'azione sistemica). Ma qual è questo meccanismo? Nella tonaca media

dell’arteriola afferente sono presenti delle cellule recettori per la pressione, chiamate cellule

iuxtaglomerulari. Questi pressocettori, in caso che la pressione diminuisca, producono un

ormone, la renina. Questa ha il compito di far contrarre la tonaca media dei vasi, aumentando

quindi la pressione. Ovviamente, la renina agisce a livello sistemico, non solo in loco. Nei

pressi di queste cellule iuxtaglomerulari, sono presenti altre cellule, che si trovano nel tubulo

contorto distale: queste percepiscono la diminuzione di ioni sodio nell'urina che circola nel

tubulo stesso. Se sono presenti pochi ioni sodio dell'urina, significa che la pressione è bassa,

per cui queste cellule stimolano le iuxtaglomerulari alla produzione di renina. Importante,

poi, ricordare come questo sangue che circola nel glomerulo non serve alla nutrizione del

rene, ma è la sola circolazione funzionale. L'ossigeno al rene arriva dall'arteriola efferente:

una volta uscita, si occupa della circolazione nutritizia del rene.

Nei capillari, che hanno un endotelio fenestrato, sono presenti delle cellule chiamate podociti,

che fungono da filtro a ciò che può entrare e uscire dai vari capillari.

L'urina, dall'apice della papilla, viene riversata nei calici minori, poi in quelli maggiori e poi

nella pelvi renale. Dalla pelvi origina un dotto pari, che ha il compito di veicolare l'urina

all'interno della vescica, dove l'urina viene accumulata: l'uretere. Nasce dalla pelvi renale e

finisce nella parete posteriore della vescica. La pelvi renale è localizzata all'altezza dell'ilo

renale (T12), mentre la vescica si trova nella piccola pelvi, dietro la sinfisi pubica. Ogni

uretere, quindi, è lungo circa 30cm (è una domanda del test: ricorda!!!).

L'uretere ha 2 particolarità:

1. Nella sua discesa verso la vescica viene in avanti

2. Non possiede un calibro costante, ma presenta 3

restringimenti. Il primo, procedendo in senso cranio-caudale,

si trova proprio all'origine dell'uretere (restringimento

pielico). Fra il primo e il secondo restringimento abbiamo un

segmento dell'uretere, detto segmento addominale. Il secondo

restringimento è detto marginale e si crea perché, in questo

punto, l'uretere effettua una vera e propria flessione (flessura

marginale), dovuta al fatto che, scendendo lungo la parete

addominale posteriore, incontra, nel punto di flessione, i vasi

iliaci (sia arterie che vene). Dal restringimento marginale, fino

alla vescica, comincia il segmento pelvico, in cui l'uretere ha

un decorso discendente, ma anche postero-anteriore. Alla fine

del segmento pelvico si ha l'ultimo restringimento, detto

restringimento vescicale, attraverso il quale l'uretere si butta nella vescica, attraverso

l'orifizio vescicale. Il restringimento vescicale è anche detto porzione intramurale

dell'uretere.

La vescica

La vescica è un organo impari, mediano, localizzato nella piccola pelvi, dietro la sinfisi

pubica. Ha la funzione di raccogliere l'urina ed espellerla all'esterno attraverso l'uretra. Pur

avendo una conformazione simile nell'uomo e nella donna, i rapporti con gli altri organi

cambiano moltissimo nei due sessi. La massima capacità dell'urina è di 2L, ma normalmente,

lo stimolo nervoso parte a 250ml.

La porzione anteriore è l'apice. Attaccato a questo è presente un cordone connettivale, che

arriva all'ombelico, chiamato ùraco: ha funzione nella fase embrionale e poi diventa tessuto

fibroso, che tiene in sede la vescica. L'altra porzione della vescica è quella opposta all'apice,

detta base o fondo vescicale. Quello che aumenta, quando la vescica è piena, è il corpo della

vescica, non l'apice o la base. Quando è vuota, la vescica sta dietro la sinfisi pubica, mentre

quando è piena, la sovrasta enormemente e diventa palpabile dalla cute. Inoltre, la vescica è

sottoperitoneale, ossia è rivestita dal peritoneo soltanto nella sua parte superiore. Il peritoneo

che riveste la vescica viene dalla parete addominale anteriore: fra la parete e la vescica c'è

una sorta di incavo, detto cavo prevescicale. Questo è poco profondo, se la vescica è vuota,

me diventa molto grande se la vescica si riempie.

Ma qual è la conformazione interna della vescica?

Essendo un organo oggetto a dilatazione, possiede delle pieghe, che tendono a distendersi col

riempimento dell'organo. E' presente un punto, però, in cui queste pieghe mancano

completamente; corrisponde al punto in cui l'urina, dalla vescica, viene incanalata nell'uretra:

per evitare ristagni, ovviamente, è presente questa parete liscia, che funga da scivolo per

l'urina. Questa regione liscia ha una forma triangolare, i cui vertici superiori sono i due orifizi

ureterali, e il vertice inferiore è l'orifizio uretrale interno. Questo triangolo si chiama

trigono vescicale.

All'interno della vescica, fra i due orifizi ureterali, la mucosa forma una vera e propria piega

o, meglio, uno scalino o affossamento, chiamato fossa ureterica. Nel maschio, sotto la

vescica è presenta la prostata. Nel caso di ipertrofia prostatica (se la prostata aumenta di

volume), la regione più interessata è proprio quella vicina alla piega: in questo modo, la fossa

ureterica aumenta; in questo caso, l'urina ristagna nella fossa e il soggetto ha un frequente

stimolo alla minzione.

Quali rapporti ha la vescica con gli altri organi? (IMPORTANTI)

Nel maschio, sotto la vescica è presente la prostata. Posteriormente, è in rapporto con le

vescichette seminali, che stanno proprio attaccate. Dietro alle vescichette seminali, troviamo

il retto, ossia quella parte di retto sottoperitoneale. A questo livello, fra la vescica e il retto, il

peritoneo si trova a rivestire un'altra fossa, chiamata cavo retto-vescicolare o cavo di

Douglas. Ha lo stesso significato funzionale del cavo prevescicale.

Nella femmina, la vescica, posteriormente, è a contatto con l'utero e con la vagina (l'utero è

appoggiato sopra la vescica). Uno stato edematoso dell'utero, poggiando sopra la vescica,

provoca una diminuzione di capacità contenitiva da parte della vescica. Ma cosa succede al

peritoneo? Si hanno 3 cavi peritoneali: il cavo prevescicale, il cavo di Douglas e un terzo

cavo, che si viene a creare fra l'utero e la vescica, chiamato cavo vescico-uterino o utero-

vescicale.

I vari muscoli vescicali formano, nell'insieme, il muscolo detrusore della vescica. Nel punto

in cui comincia l'uretra, si organizza circolarmente a formare uno sfintere, lo sfintere interno

dell'uretra (muscolo liscio), involontario. Lo sfintere esterno, invece, è volontario.

L'uretra

Nella femmina, l'uretra (che veicola solo l'urina), è un condotto impari di soli 4cm di

lunghezza, con un calibro costante.

Questa si apre all'esterno nel perineo anteriore, con un orifizio, chiamato orifizio uretrale

esterno. Questo orifizio si trova in una regione, compresa fra le piccole labbra, chiamata

vestibolo della vagina.

Nel maschio, invece, la situazione è molto più complessa. Per un tratto, dalla vescicola al

pavimento pelvico, la lunghezza è la solita che nella femmina (4cm). In questo tragitto, però,

l'uretra passa nel mezzo alla prostata. Ad un certo punto, l'uretra deve entrare nell'asta. L'asta

ha una lunghezza media di 10-15 cm. Quindi, in tutto, l'uretra ha una lunghezza di circa 15-

20cm. L'uretra, nel maschio, non è diritta come nella femmina, ma subisce delle curvature.

Per questo si identificano vari parti: uretra prostatica, uretra membranosa e uretra

cavernosa. In base alla mobilità dell’uretra, invece, si distinguono: un'uretra fissa e una

mobile. L'uretra attraversa tutta l'asta e si apre nella regione del glande. Qui troviamo

l'orifizio uretrale esterno, che ha una forma ovalare, con l'asse maggiore disposto

sagittalmente. Le curvature dell'uretra maschile rendono il cateterismo molto difficile e

doloroso. Apparato genitale maschile

E' localizzato in due punti fondamentali: nella piccola pelvi e all'esterno del corpo, nella

cosiddetta regione perineale.

Funzioni:

1. Produrre i gameti maschili, ossia gli spermatozoi

2. Produrre ormoni sessuali maschili, ossia gli androgeni, il cui capostipite è il testosterone.

Gli androgeni sono anabolizzanti, cioè stimolano il metabolismo basale e aumentano la massa

muscolare. Inoltre, gli androgeni contribuiscono a depositare matrice ossea. Un calo del tasso

di androgeni quindi, provoca l'osteoporosi.

Gli ormoni sessuali sono, poi, responsabili della formazione dei cosiddetti caratteri secondari:

la distribuzione dei peli sulla superficie corporea, per esempio. L'aumento dei peli comincia

nella pubertà e continua fino all'età adulta (30 anni circa). Tuttavia, gli androgeni

contribuiscono anche alla distribuzione del tessuto adiposo sottocutaneo. L'altro carattere

determinante è la voce: la cartilagine tiroidea della laringe si modifica e le corde vocali,

legate alla cartilagine tiroidea, cambiano conformazione.

Organizzazione

Abbiamo le gonadi, che prendono il nome di testicoli o didimi. Questi sono la sede della

produzione dei gameti. Una volta prodotti, questi vengono riversati all’interno di tutta una

serie di organi cavi, adibiti al trasporto degli spermatozoi verso l'esterno. Questi organi cavi,

nell'insieme, perdono il nome di vie spermatiche. Comincia all'interno del testicolo, con i

tubuli retti e la rete testis. All'esterno del testicolo troviamo, invece, l'epididimo, il dotto

deferente, i dotti eiaculatori e, infine, l'uretra. Gli spermatozoi, però, non vengono eiaculati

come tali, ma insieme ad una sostanza liquida, chiamata liquido spermatico. Questo risulta

dalla mescolanza del liquido seminale e del liquido prostatico. Questi due liquidi sono

prodotti da due ghiandole esocrine: le vescichette seminali (liquido seminale) e dalla

prostata (liquido prostatico). Il dotto escretore di queste ghiandole sbocca all'interno delle vie

spermatiche. Quindi, mentre gli spermatozoi passano nelle vie spermatiche, ricevono i secreti

di queste ghiandole e si viene a formare, alla fine, lo sperma, che risulta, quindi, dalla

mescolanza fra spermatozoi e liquido spermatico.

Oltre alla prostata e alle vescichette seminali ci sono altre 2 ghiandole, che hanno la funzione

di lubrificare l'asta, durante la copula: sono le ghiandole bulbo uretrali o ghiandole di

Cowper. Infine, troviamo delle strutture che costituiscono i genitali esterni, che sono: la

borsa scrotale o scroto e il pene.

Le gonadi

Gli spermatozoi vivono ad una temperatura di circa 36° C. Per questo, visto che all'interno

del corpo ci sono 37°, gli spermatozoi stanno all'esterno del corpo, nei testicoli.

La borsa scrotale è una borsa cutanea, che si trova nel perineo anteriore, alla radice delle

cosce, sotto la sinfisi pubica. Nella borsa scrotale si riconoscono 2 parti: il fondo e la radice.

Quest'ultima si trova localizzata alla radice delle cosce. La cute che riveste la borsa scrotale è

particolare: nell'adulto è più tonica, mentre nell'anziano tende a perdere di tonicità; inoltre è

rivestita di pieghe. Qui, inoltre, troviamo dei peli, chiamati pubes. Se la osserviamo

dall'esterno, si nota un rafe sagittale, ossia una piega sagittale. Le pieghe spariscono

completamente quando il tessuto è completamente calato verso il basso (abdotto). Ma perché

si abduce? Perché deve mantenere una temperatura costante: se, per esempio, il soggetto ha la

febbre, la borsa scortale si abduce e si allontana dal corpo. Al contrario, se fa freddo, si ritrae.

La borsa scrotale è suddivisa in due concamerazioni separate dal setto scrotale, che in

superficie corrisponde al rafe scrotale.

Ma perché la borsa scrotale può fare tutti questi movimenti?

Sezioniamo i vari strati. Dall'esterno all'interno troviamo, prima di tutto, la cute. Sotto la cute

troviamo il derma, chiamato dartos, che ha la caratteristica di essere infarcita di muscolatura

liscia, responsabile di tutti questi movimenti dello scroto. Più sotto troviamo un altro

muscolo, stavolta scheletrico, detto cremastere. Ma perché scheletrico? In realtà questo

muscolo fa parte del muscolo obliquo esterno: da questo, infatti, si staccano dei fasci, che

raggiungono lo scroto. Il fatto che sia scheletrico, non significa che l'uomo possa controllarlo

con la volontà. Tutti i muscoli sono, però, costituiti da fasce: ci sarà, quindi, la fascia esterna,

chiamata fascia spermatica esterna (o cremasterica), e una fascia interna, detta fascia

spermatica interna o tonaca vaginale comune. Più sotto al muscolo cremastere, inoltre,

troviamo una seriosa (il testicolo, infatti, nasce in cavità addominale): il testicolo è, infatti, un

organo intraperitoneale. Qui la seriosa non si chiama peritoneo, ma tonaca vaginale (esiste,

ovviamente, una tonaca vaginale parietale e una viscerale): fra i due foglietti, ovviamente,

troviamo lo spazio vaginale con liquido vaginale. Questa tonaca vaginale ha anche la

funzione di proteggere il testicolo, fungendo da cuscinetto. Anche la tonaca vaginale, come il

peritoneo, si può infiammare e riempirsi di liquido: si ha la cosiddetta idrocele.

L'ultimo strato che troviamo, che non fa più parte dello scroto, ma che è a ridosso del

testicolo, è la capsula che avvolge il testicolo. Questa è particolarmente spessa di connettivo

fibroso molto denso e viene chiamata tonaca albuginea (perché è bianca).

La discesa del testicolo, dalla cavità addominale fino alla borsa scrotale, viene chiamata

descensus scrotalis e deve necessariamente essere terminata all'ottavo mese di gravidanza. E'

frequentissimo che, uno o entrambi i testicoli, non riescano a raggiungere la borsa scrotale. In

questo caso si parla di criptorchidismo. A volte può capitare che il testicolo non solo non

scenda nella borsa, ma scenda in posizioni anomale, come nella coscia o nell'asta: si parla di

ectopia.

Struttura del testicolo

E' un organo pieno, rivestito dalla tonaca albuginea, la quale invia dei setti a livello del

parenchima testicolare, suddividendolo in lobi. All'interno di questi lobi, troviamo l'unità

morfologico-funzionale del testicolo, chiamato tubulo seminifero. In ogni tubulo, i gameti si

formano. Si parte da uno spermatogone (cellula indifferenziata), che si divide per mitosi,

dando luogo a 2 spermatogoni. Di questi due, uno rimane quiescente, mentre l'altro va

incontro alla meiosi, attraversa varie fasi e, alla fine, si ottengono delle cellule chiamate

spermatidi. A questo punto si innesca una fase in cui lo spermatide cambia morfologia e

diventa spermatozoo maturo. Questo viene rilasciato dalla parete del tubulo e entra nel lume

del tubulo. In questa fase, nonostante sia presente il flagello, lo spermatozoo non si muove

attraverso il flagello, ma per movimenti peristaltici delle vie spermatiche. Tutto questo

processo si chiama spermatogenesi ed è

controllato, a livello ormonale, dalle cellule di

Leydig: queste producono testosterone, che

stimola la spermatogenesi. La produzione di

testosterone da parte di queste cellule è

controllata, a sua volta, dall'ormone LH

prodotto dall'ipofisi.

Lo spermatozoo, quindi, viaggia nei tubuli

seminiferi e raggiunge i tubuli retti. Questi

confluiscono fra loro a formare la rete testis.

Dalla rete testis nascono una serie di dotti, che

escono dal testicolo, chiamati condottini

efferenti. Questi confluiscono gli uni negli

altri, a formare un dotto unico, chiamato dotto dell'epididimo. Questo dotto arriva, sempre in

modo estremamente tortuoso, fino al polo inferiore del testicolo ed effettua una curva,

risalendo in alto. Nella risalita, questo cambia: diviene liscio e più grande di calibro.

Nell'insieme, questo dotto costituisce l'epididimo stesso. L'epididimo, quindi, non è altro che

la prima via spermatica, all'esterno del testicolo: è un dotto che si srotola lungo il testicolo,

partendo dal polo superiore del testicolo e raggiunge il polo inferiore. Data questa

organizzazione, nell'epididimo si distinguono una testa, un corpo ed una coda. Quando la

coda compie la punta e ricomincia a risalire, si chiama dotto deferente.

Il deferente risale la borsa scrotale, entra in cavità addominale, decorre lungo la parete

laterale della vescica, fino a terminare sulla faccia posteriore della vescica. Nel decorso verso

la vescica, questo deferente è accompagnato da una serie di strutture. Innanzitutto, troviamo i

vasi destinati al testicolo (arteria testicolare e plesso pampiniforme, ossia una serie di vene

anastomizzate fra loro). Il tutto è rivestito anche dal muscolo cremastere.

Il dotto deferente (ossia deferente, vasi e muscolo cremastere) perfora, poi, la parete

addominale, formando il funicolo spermatico. Questo percorso occupato dal funicolo si

chiama canale inguinale (non c'entra nulla col legamento inguinale).

Il dotto deferente, quindi, incontra la vescichetta seminale. Il liquido seminale viene secreto

attraverso il dotto escretore, che si fonde col dotto

deferente, formando il dotto eiaculatore. Soltanto

a livello del dotto eiaculatore, quindi, si ha

l'unione fra spermatozoo e liquido seminale. Il

dotto eiaculatore, poi, trova la prostata, dove

penetra, attraversandola a tutto spessore, fino a

che non va a gettarsi nell'uretra, originata dalla

vescica (nel maschio, l'uretra attraversa la

prostata). A livello dell'uretra prostatica, gli

spermatozoi uniti al liquido seminale, si

mescolano al liquido prostatico. L'uretra, con lo

sperma, attraversa il pavimento pelvico ed entra

nell'asta. Un'asta è lunga dai 10 ai 15cm. E' caratterizzata dai cosiddetti corpi cavernosi,

costituiti da tessuto connettivo: questi hanno la funzione di erigere l'asta. Anche l'uretra è

avvolta, nell'asta, da un suo corpo cavernoso, chiamato corpo spongioso dell'uretra. I corpi

cavernosi sono attaccati alle ossa dell'anca, dove si articolano il pube e l'ischio: sono chiamati

rami ischio-pubici. Questi due corpi cavernosi si accollano, lasciando una nicchia, in cui si

va a posizionare il corpo spongioso dell'uretra. Il tutto viene, infine, letteralmente

incappucciato dal corpo spongioso dell'uretra, a formare il glande, che ricopre anche i corpi

cavernosi del pene.

Il pene

Nei corpi cavernosi troviamo delle arterie, dette arterie cavernose, fondamentali per

l'erezione. I corpi cavernosi e il corpo spongioso sono totalmente avvolti da tonaca albuginea.

Sotto stimolazione nervosa, durante l'eccitazione, l'arteria manda molto più sangue.

Il glande, normalmente, è ricoperto da cute, chiamata prepuzio. Il prepuzio è vincolato

all'asta da una piega, chiamata frenulo. Infine, fra il glande e il resto dell'asta, è presente un

solco, detto solco balano-prepuziale.

Apparato genitale femminile

E’ localizzato a livello della piccola pelvi. Le funzioni sono molti simili a quelli del maschile:

1. Produzione dei gameti (oociti)

2. Produzione degli ormoni sessuali femminili (estrogeni). Questi hanno soprattutto la

funzione di favorire la fecondazione. Ma servono anche a fissare il calcio nell’osso e

hanno un’ampia funzione nella memoria del sistema nervoso.

Gli estrogeni sono anche responsabili della voce melodiosa rispetto a quella del

maschio e determinano la crescita delle mammelle.

3. E’ la sede della copula e della gestazione

4. Serve a dare passaggio al feto durante il parto

L’organizzazione è più complessa di quello maschile: abbiamo le gonadi (ovaie), dove

vengono prodotti gli oociti. Poi abbiamo una serie di organi cavi, che cambiano la funzione a

seconda del tratto, adibiti al trasporto dei gameti (maschili e femminili) e del feto: sono le

tube uterine, l’utero e la vagina. Inoltre, troviamo anche una serie di organi, che si

localizzano nel perineo inferiore, e sono definiti genitali esterni (monte di venere, grandi

labbra, piccole labbra, vestibolo della vagina). Tutti questi sono raggruppati nella struttura

detta vulva. Oltre a questa troviamo l’imene, il clitoride e le ghiandole vestibolari.

Ovaie, tube e utero

Le ovaie si trovano, più o meno, all’altezza dell’articolazione sacro-iliaca; sono abbracciate

dalle tube, che connettono l’ovaio all’utero. L’ovaio si trova in un piano superiore rispetto

all’utero.

Il peritoneo riveste sia le tube che l’ovaio, in un modo estremamente particolare: mentre la

tuba diventa un organo intraperitoneale, l’ovaio si trova in una situazione peculiare, poiché di

fatto è intraperitoneale, ma non perché avviene avvolto dal peritoneo, ma perché il peritoneo

lo circonda completamente, senza toccarlo. Per questo, l’ovaio è dentro la cavità peritoneale,

senza essere però raggiunto realmente dal peritoneo.

L’ovaio è un organo pari, pieno, a forma di mandorla. Questa è posizionata di taglio: se la

guardiamo da davanti, vediamo uno solo dei due margini.

Nell’ovaio si distingue una regione corticale, dove alloggiano i gameti, e una regione

midollare.

Durante la vita embrionale, nella corticale si sviluppano gli oogoni (cellule indifferenziate).

Questi si dividono per mitosi e formano tanti oogoni. Tutti questi oogoni entrano nella meiosi

e si fermano alla prima divisione meiotica

(sono, quindi, ancora cellule diploidi).

Cominciano a circondarsi di cellule, dette

cellule follicolari. Alla nascita, dunque,

troviamo un ovaio con dentro cellule

ferme alla meiosi I, circondate da cellule

follicolari, che prendono il nome di

follicoli (circa 2 milioni). Di questi 2

milioni, alla pubertà ne rimangono solo

500mila. Ogni 28 giorni, una serie di

questi cercano di andare incontro a

maturazione: molti muoiono e arriva a

maturazione solo uno. Dei 500mila,

quindi, soltanto 500 arrivano a

maturazione. Finiti questi, la donna va in menopausa.

Dietro l’ormone follicolo-stimolante (FSH), ogni 28 giorni, l’oocita fermo alla meiosi I entra

nella meiosi II, bloccandosi leggermente prima del termine della meiosi II, per aspettare lo

spermatozoo. Intanto, le cellule follicolari cominciano a svilupparsi, proliferando (sempre

sotto stimolo dell’FSH) e formano una sorta di vasca dove galleggia l’oocita. Ad un certo

punto, poiché le cellule follicolari continuano a produrre liquido, il follicolo scoppia e getta

fuori l’oocita, che arriva fuori dall’ovaio.

Ogni volta, l’organismo prepara l’utero perché possa ospitare lo zigote. Ciò avviene sotto la

secrezione di un ormone, prodotto dai rimasugli del follicolo scoppiato nell’ovaio: il

progesterone. Il follicolo, infatti, sotto l’azione dell’LH (ormone luteinizzante), si organizza a

formare una ghiandola endocrina temporanea (corpo luteo), il quale secerne progesterone. Se

c’è stata fecondazione, il corpo luteo continua a secernere progesterone fino al terzo mese di

gravidanza; altrimenti, il corpo luteo degenera, trasformandosi in un tessuto cicatrizzale, detto

corpus albicans.

Tube di Falloppio

Compito della tuba è quello di catturare l’oocita al suo interno. Questa presenta 2 estremità:

una ovarica e una uterina. La porzione ovarica della tuba ha delle frange, dette fimbrie, una

delle quali è più lunga. Questa aggancia l’oocita e lo butta all’interno della tuba. L’oocita,

quindi, entra nella tuba e comincia a risalirla: attraversa l’infundibolo, una prima porzione

ascendente della tuba, grazie ad alcune ciglia, che lo spostano verso l’alto; successivamente,

entra in una porzione della tuba molto estesa (ampolla) e, a circa metà, si ferma, poiché trova

un battito cigliare contrario: l’oocita resta nell’ampolla ad aspettare lo spermatozoo.

Quest’ultimo risale tutto l’utero, entra nella tuba e, aiutato dal battito cigliare, raggiunge

l’oocita nell’ampolla. Lo zigote, quindi, si forma nell’ampolla, non nell’utero. Questo zigote,

poi, attraversa l’istmo della tuba e arriva nel lume dell’utero. Qui, si aggancia alla parete e

comincia a formare tutte le strutture tipiche della gravidanza (placenta, sacco, ecc).

Posizione di tube e ovaio, rispetto al peritoneo

La tuba è intraperitoneale: il peritoneo, infatti, avvolge la tuba e forma un cosiddetto

mesosalpinge, in cui i foglietti peritoneale si accollano gli uni agli altri. La mesosalpinge, ad

un certo punto, trova l’ovaio: qui, il peritoneo gli si accolla solo per un pezzo; quindi, l’ovaio

è rivestito dal peritoneo solo per una parte minima: questo tratto di mesosalpinge che tocca

l’ovaio viene detto mesovario.

Utero

Ha una tipica caratteristica a pera rovesciata. La parte superiore, che prende rapporto con le

tube, è adagiata in avanti e in contatto con la vescica. Questa parte adagiata sulla vescica

prende il nome di fondo dell’utero (anche se è la parte più alta dell’utero). La parte sotto il

fondo dell’utero, prende il nome di

corpo dell’utero. Proseguendo verso il

basso, troviamo una porzione ristretta

dell’utero, detta collo o cervice

uterina.

Com’è costituita la parete dell’utero?

La tonaca mucosa viene chiamata

endometrio: questa è sottile prima

dell’ovulazione e diviene spessa subito

dopo. Poi troviamo uno strato,

corrispondente alla tonaca muscolare

dell’organo, detto miometrio: è molto

spesso e costituito da fibre muscolari

intrecciate. All’esterno, infine, troviamo il perimetrio, che corrisponde alla tonaca avventizia

più la seriosa, poiché anche l’utero è intraperitoneale.

La cervice uterina è quasi tutta inglobata all’interno della vagina: la parte superiore di questa,

infatti, va proprio ad abbracciare la cervice. Il lume dell’utero e il lume della vagina sono in

continuità fra loro; tuttavia, si può individuare un orifizio, che segna il confine fra il lume

uterino e quello vaginale, detto orifizio vaginale interno. Questo è sempre aperto, tranne nel

caso di gravidanza (potrebbe, altrimenti, consentire la fuoriuscita del feto): si crea un tappo di

muco, che impedisce la continuità. La parte anteriore della cervice prende il nome di tinca ed

è la parte della cervice uterina, che aggetta nel lume vaginale. Tutta la mucosa che si trova

intorno alla tinca, è una delle zone più frequentemente colpita dalle neoplasie.

Se tracciamo l’asse maggiore del corpo dell’utero e andiamo ad incrociarlo con l’asse

maggiore della cervice dell’utero e poi tracciamo l’asse maggiore della vagina, si vengono a

formare due angoli: l’angolo fra l’asse del corpo e l’asse della cervice prende il nome di

angolo di antiflessione ed è quello che determina la posizione normale dell’utero (ossia

adagiato sulla vescica); l’altro angolo, quello fra l’asse maggiore della cervice e l’asse della

vagina, è detto angolo di antiversione e determina l’orientamento in avanti dell’utero rispetto

alla vagina: l’utero, infatti, deve essere antiflesso e antiverso. Ci sono casi in cui l’utero non

possiede la posizione normale: dal punto di vista della gravidanza, questo fatto non ha

conseguenza, ma in condizioni di non gravidanza, l’utero va a premere contro il retto e, di

conseguenza, il soggetto risulta essere stitico.

Ma come sta l’utero, rispetto al peritoneo? E’ un organo sottoperitoneale: è, quindi, avvolto

dal peritoneo solo nella sua parte superiore (la cervice non è avvolta dal peritoneo).

Il legamento largo si accolla alla parete corporea, andando a rivestire tutta la piccola pelvi.

Per questo motivo, esso rappresenta un aggancio dell’utero sulla parete corporea. Esiste, poi,

un legamento connettivale, che si trova alla base dell’utero, detto legamento rotondo, il quale

è il corrispondente del funicolo spermatico del maschio: questo legamento attraverso il canale

inguinale e va a disperdere nelle grandi labbra.

Fondamentalmente, ciò che regge e da tono all’utero, è il pavimento pelvico. Con l’età, questi

muscoli perdono di tonicità e si hanno, di conseguenza, prolassi. Se scende l’utero, questo si

incunea nella vagina e, grazie al fatto che questa è un canale muscolare estremamente

dilatatorio, esce all’esterno.

La vagina

E’ un organo cavo, con una lunghezza di circa 8cm. E’ all’incirca parallela all’uretra. La

vagina non presenta ghiandole: le perdite che si hanno fra i vari flussi mestruali, sono dovute

all’utero. Nel punto in cui la vagina abbraccia il collo dell’utero, si formano due recessi, detti

fornici vaginali. In questi si annida l’eiaculato: qui, gli spermatozoi hanno la possibilità di

adattarsi all’ambiente vaginale, che è acido; questo adattamento è detto capacitazione.

L’insieme dei genitali esterni prende il nome di vulva o pudendo muliebre. I peli, come nel

maschio, prendono il nome di pubes. Al di sotto della cute troviamo un cuscinetto adiposo.

Il monte di Venere, nel perineo anteriore,

si sdoppia a formare due pieghe,

chiamate grandi labbra. All’interno di

queste troviamo 2 pieghe più sottili, che

hanno una cute sottilissima e priva di

peli, dette piccole labbra. Queste due

pieghe si uniscono fra loro anteriormente,

a formare la connessura labiale

anteriore, e posteriormente a formare la

connessura labiale posteriore. Fra le due

pieghe è presente uno spazio, detto

vestibolo della vagina.

Qui, troviamo una struttura analoga all’asta, che è il clitoride. Il rivestimento del clitoride

prende il nome di prepuzio del clitoride.

Nel vestibolo della vagina, troviamo due orifizi: uno anteriore, che è l’orifizio uretrale

esterno, e uno anteriore, che è l’orifizio vaginale esterno.

Lateralmente all’orifizio laterale esterno, troviamo gli orifizi di sbocco delle ghiandole di

Bartolino. L’orifizio esterno è munito di una membrana sierosa, che prende il nome di imene,

il quale può presentare varie forme: l’imene viene rotta al momento della prima copula.

L’ovulazione

Nella donna esistono: un ciclo ovarico e un ciclo uterino. Il primo viene calcolato con la

durata di circa 14 giorni. AL termine di questo ciclo si ha la cosiddetta ovulazione. Questo

periodo è caratterizzato dalla presenza di un ormone ipofisario (FSH), i quale induce la

maturazione dell’ovocita e del follicolo. I 14 giorni vengono calcolati a partire dal primo

giorno di mestruazione. Una volta che l’oocita è stato eiettato dall’ovaio, rotola nella cavità

peritoneale dove si trova l’ovaio, viene agganciato dalla tuba e portato all’interno del lume

della tuba. Qui, il ruolo dell’FSH è terminato: si ha un brusco calo di questo ormone e

comincia la secrezione, invece, dell’LH. Questo ha il compito di modificare il follicolo rotto

nell’ovaio, e formare una ghiandola endocrina temporanea: il corpo luteo. Questa secerne il

progesterone, che ha il compito di modificare la parete uterina per accogliere lo zigote.

Se c’è stata un’eiaculazione, gli spermatozoi vengono eiaculati al livello dei fornici vaginali,

dove restano qualche ora, per adattarsi all’ambiente vaginale (capacitazione) e il flagello

assume mobilità: gli spermatozoi cominciano a risalire. In questo cammino, sono facilitati dal

fatto che, sia l’epitelio uterino che quello della tuba, sono cigliati. La maggior parte di questi

spermatozoi sbagliano tuba o si piantano nella parete dell’utero, morendo. Solo alcuni

raggiungono l’oocita e cominciano ad attaccarne la membrana, grazie all’utilizzo di specifici

enzimi litici, contenuti nella testa dello spermatozoo. Appena perforata la membrana, entra

nell’oocita e la membrana si richiude su se stessa, impedendo che altri spermatozoi possano

penetrare la membrana e fecondare l’oocita. Si forma, così, lo zigote, che andrà in utero e

cercherà di impiantarsi.

Tramite ecografia è possibile monitorare la crescita del feto nelle varie settimane di

gravidanza (in totale 41). Apparato tegumentario

E’ una membrana impermeabile, che protegge l’organismo dall’esterno. Questo, tuttavia, non

è impermeabile all’ambiente esterno, ma scambia continuamente materiale con questo.

Attraverso la cute, per esempio, espelle gli oggetti di scarto.

Le funzioni:

1. Protezione dagli insulti meccanici, chimici, termici e dalle radiazioni

2. Regolazione degli scambi termici con l’ambiente

3. Regolazione dell’equilibrio idrosaline per prevenire la disidratazione … SLIDE

Com’è organizzato?

Da una parte troviamo la cute e dall’altra una serie di annessi cutanei. Lo spessore della cute

varia molto a seconda della regione corporea: va da 0,5mm a livello delle palpebre, fino a

2

4mm nella pianta del piede. Ha un estensione di 2m e ha un peso del 17% del peso corporea.

Per quanto riguarda gli annessi cutanei abbiamo i peli, le unghie, le ghiandole sebacee e le

ghiandole sudoripare. La cute non è liscia, ma presenta tutta una serie di solchi (rughe),

dovute il fatto che sotto alla cute sono presenti alcune strutture che creano queste pieghe

(come i muscoli mimici). Le pieghe più grandi sono quelle a livello dei polpastrelli delle

mani: i dermatoglifi, che costituiscono le impronte digitali.

Le unghie sono delle lamine cheratinizzate, che rivestono la superficie dorsale delle falangi

distali di dita delle mani e piedi. L’unghia poggia su una superficie, detta letto ungueale, al

quale l’unghia è ben adesa. Alla base del letto ungueale, è presente un epitelio in attiva

divisione, che costituisce la matrice dell’unghia: l’unghia si accresce a partire da questa. La

porzione di unghia circoscritta dalla matrice, viene detta matrice dell’unghia. Questa è meno

pigmentata rispetto al resto dell’unghia (ha un colore biancastro), è in parte coperta da cute

(vallo ungueale) e in parte visibile dalla superficie ungueale (lunula). Fra la lunula e il vallo

ungueale è presente una porzione più sottile, chiamata cuticola, la quale è estremamente

importante, poiché senza questa, i germi penetrerebbero molto bene nella matrice ed infettare

l’unghia. Lateralmente, infine, possiamo notare due solchi, detti solchi ungueali. Infine, la

parte più anteriore dell’unghia, quella biancastra, è detta estremità libera.

Le unghie sono uno dei primi sintomi di malessere: la forma e il colore dell’unghia va

osservato.

I peli

I peli sono molto variabili, soprattutto per quanto riguarda la lunghezza e lo spessore. Sono

all’incirca 5milioni, di cui 1 milione sulla testa. Non si presentano sempre in modo uguale,

durante lo sviluppo: alla nascita, la peluria che presentano i neonati non sono veri e propri

peli, ma sono detti lanugine. A questa fa seguito un pelo (non definitivo), chiamato pelo

folletto, che è molto esile, destinato a cadere, per essere sostituito dal pelo terminale

(definitivo), le cui caratteristiche cambiano a seconda del sesso.

I peli presentano una parte infissa nella cute, detta bulbo pilifero, dove è presente un epitelio

germinativo, responsabile della ricrescita. La parte che si distacca dal bulbo, viene chiamata

prima radice, che si assottiglia sempre di più, divenendo fusto del pelo. Fuori dalla cute,

invece, troviamo la parte di fusto esposto. Molto importanti sono due strutture, che

accompagnano tutti i peli: le ghiandole sebacee, il cui dotto escretore va a gettarsi al livello

del fusto e raggiunge tutta la superficie cutanea; il muscolo erettore del pelo, il quale è

responsabile della pelle d’oca: questo tende il pelo, per proteggere meglio la cute. Il sebo del

pelo ha un pH abbastanza acido, e impermeabile, fungicida e battericida.

I peli del naso prendono il nome di fibrisse; quelli del canale uditivo esterno sono chiamati

tragi; quelli ascellari sono detti hirci.

Le ghiandole sudoripare

Sono responsabili della perspiratio sensibilis: durante l’arco della giornata, emettiamo una

grande quantità di sudore, attraverso il quale manteniamo la temperatura corporea intorno ai

37°. E’ costituito da acqua, ioni (Na, K e Cl), urea, acidi grassi e colesterolo e, nel caso di

attività sportiva, anche acido lattico. Le ghiandole sudoripare si trovano a livello del derma e

presentano un lungo dotto escretore, che sbocca sulla superficie cutanea.

Esistono 2 tipi di ghiandole sudoripare, che si distinguono in base al tipo di secrezione: la

maggior parte sono di tipo eccrino, con sudore inodore. Poi troviamo una serie di ghiandole

limitate ad alcune regioni del corpo (regione ascellare, intorno all’areola mammaria, nella

regione genitale, nella regione anale e a livello delle palpebre), con secrezione di tipo

apocrino: questo sudore emette un odore caratteristico.

Alcune ghiandole sudoripare particolari sono le ghiandole ceruminose: si trovano nello

spessore della mucosa, che riveste il canale uditivo esterno e producono il cerume,

giallognolo e colloso; ha la funzione di proteggere l’apparato uditivo da agenti esterni. Il

cerume è tipico delle “razze”.

Un’altra ghiandola sudoripara modificata, è la ghiandola mammaria: è il parenchima della

mammella, un organo pieno. Questa è un rilievo cutaneo, che si trova sulla parete anteriore

del torace, all’incirca fra la quarta e la settima costa. All’interno della mammella troviamo la

ghiandola, costituita da uno stroma particolarmente ricco di tessuto adiposo. Caratteristiche

della mammella sono delle formazioni superficiali, note per l’iperpigmentazione: si nota un

areola mammaria, dove la cute forma diverse pieghe ed è pigmentata; qui sono presenti dei

rilievi puntiformi, che sono lo sbocco delle ghiandole sudoripare apocrine. Al centro di questa

areola c’è un rilievo, che prende il nome di capezzolo.

All’interno della mammella, la ghiandola mammaria è costituita da una serie di alveoli,

raggruppati a formare dei lob. Gli alveoli presentano un dotto che, confluendo con gli altri

dotti alveolari, formano dei dotti di maggior calibro, detti dotti lobulari. Questi si uniscono a

formare un unico dotto, chiamato seno galattoforo, il quale si apre subito all’apice del

capezzolo. La funzione di questa ghiandola è quella di produrre il latte, sotto il controllo della

prolattina (PRL), di tipo ipofisario. Quest’ormone viene prodotto durante la gravidanza;

tuttavia, a volte capita che una modesta produzione di lattina si abbia anche durante il ciclo

mestruale. Nel momento del parto, si ha un’increzione abnorme di prolattina, per cui la

ghiandola mammaria produce moltissimo latte (montata lattea).

Le mammelle non sono mai uguali di dimensioni; tuttavia, esistono delle patologie, in cui si

ha l’accrescimento selettivo di una mammella rispetto all’altra (anisomastie). Esistono casi,

poi, in cui le mammelle si formano anche nel maschio (per esempio, dei soggetti che fanno

terapie ormonali per neoplasie).

Le gemme mammarie, ossia i punti in cui potenzialmente possono nascere le mammelle, sono

in realtà dislocate in varie parti del corpo, lungo le cosiddette linee mammarie.

Sistema Nervoso

Nel sistema nervoso esistono 2 tipi cellulari: i neuroni, che trasportano le cariche elettriche, e

le cellule di supporto ai neuroni, dette Glia. Le cellule della glia sono gli astrociti, la

microglia, gli oligodendrociti, le cellule ependimali, le cellule di Schwann e le cellule

satelliti. Questi tipi cellulari si differenziano per la loro localizzazione: le cellule di Schwann

e le satelliti si trovano solo nel SNP. Tutte le altre si trovano nel SNC. Le cellule ependimali

hanno le funzioni di una cellule epiteliale, quindi rivestono le cavità interne al tessuto

nervoso: il sistema nervoso è, dunque, un organo cavo.

Queste cavità rivestite da ependima, contengono un liquido, detto liquido cefalorachidiano

liquor. Poi troviamo gli oligodendrociti, che servono per formare la guaina mielinica: sono

l’analogo delle cellule di Schwann, che troviamo a livello del SNP. Poi abbiamo la microglia

e gli astrociti, che rappresentano le cellule immunitarie del sistema nervoso. L’analogo degli

astrociti e della microglia, nel SNP, sono le cellule satelliti, le quali si trovano localizzate in

strutture particolari del SNP, dette gangli.

SNC

Il SN è suddiviso in SNC e SNP. In realtà, esiste una terza componente, detto SNA, o

vegetativo o simpatico. In realtà, questo non è slegato dagli altri due.

Il SNC sta nella teca cranica e nello speco vertebrale o canale vertebrale. La porzione della

teca cranica è detta encefalo, mentre quella dello speco vertebrale è il midollo spinale.

Nonostante la differenza di localizzazione e di struttura, i due sono un continuum l’una

dell’altra: il confine convenzionale che li separa si pone a livello del grande foro occipitale.

Il SNP, invece, è dislocato in tutto il resto dell’organismo. Le strutture che costituiscono il

SNP vengono detto nervi. Siccome alcuni prendono contatto con il midollo spinale (quindi

escono dal midollo spinale), prendono il nome di nervi spinali; altri escono dall’encefalo e

vengono, dunque, detti nervi encefalici. Questi vanno a dislocarsi nelle regioni della testa e

del collo, mentre quelli spinali in tutto il resto dell’organismo.

Se osserviamo lo sviluppo del midollo spinale nel suo insieme, possiamo vedere come questo

sembra accorciarsi: in realtà il midollo non si è retratto, ma sono le vertebre che sono

aumentate di numero, rispetto al midollo; sotto L1, quindi, non si trova più midollo spinale.

Il midollo spinale si trova dentro la colonna vertebrale: i nervi che originano all’interno della

colonna, quindi, escono attraverso i fori intervertebrali. Per ciascun tratto di nervo, prima

della retrazione, i nervi escono dai fori intervertebrali: sotto L1, i nervi tendono a stirarsi e

formano una struttura detta coda equina.

Osserviamo la modalità con la quale il nervo contatta i midollo spinale. Il nervo si biforca in

prossimità del midollo spinale, in due strutture dette radici, di cui una si trova anteriormente

(in corrispondenza del corpo vertebrale) e l’altra posteriormente. Funzionalmente, queste due

radici sono estremamente diverse fra loro e questa diversità è presente anche a livello del

midollo spinale corrispondente: per questo, si dice che il midollo spinale ha un assetto

postero-anteriore. Il nervo, quindi, possiede tutte le funzioni, sia quelle della radice anteriore

che quella posteriore, poiché questo si divide nelle due radici.

Lungo la radice posteriore è presente un rigonfiamento, detto ganglio. Quando si parla di

radici e ganglio, ci si riferisce già al SNP: il SNC

si limita al midollo spinale.

Il midollo spinale, così come le radici e il

ganglio, sono rivestiti da delle tonache

connettivali: le meningi. Queste sono organizzate

in 3 strati:

1. Lo strato interno, che sta a ridosso del

midollo spinale, detto pia madre,

esilissimo;

2. Lo strato intermedio, detto aracnoide, che

ha un aspetto trabecolato, che ricorda la

tela di un ragno

3. La meninge esterna, molto robusta, detta

dura madre, la quale sta a contatto con l’osso.

Le meningi, rivestendo tutto il midollo spinale, rivestono anche le radici e il ganglio. Quando

le radici si fondono a formare il nervo spinale, la duramadre diventa epinevrio, l’aracnoide

diventa il perinevrio e, infine, la piamadre diviene endonevrio.

Dal midollo spinale, l’encefalo viene suddiviso in: bulbo o midollo allungato, ponte e

mesencefalo. Questi, nel loro insieme, formano il tronco encefalico.

Posteriormente al bulbo e al ponte, troviamo il cervelletto. Procedendo verso l’alto, troviamo

il diencefalo (sopra al mesencefalo) e, superiormente, il telencefalo, che rappresenta la parte

più sviluppata. Diencefalo e telencefalo formano, nel loro insieme, il cervello.

A livello del telencefalo troviamo 2 cavità, dette ventricoli laterali o primo e secondo

ventricolo, i quali fanno parte del

telencefalo. Anche nel diencefalo

troviamo un’altra cavità, questa volta

impari, detto ventricolo diencefalico,

anche detto terzo ventricolo. I due

ventricoli telencefalici sono collegati

a quello diencefalico tramite i

cosiddetti fori di Monro.

A questo punto, dal diencefalo si

entra nel mesencefalo. Qui non

troviamo un ventricolo (ossia un

lume slargato), ma un lume tubulare, che attraversa il mesencefalo a tutto spessore: prende,

per questo, il nome di acquedotto mesencefalico. Scendendo ulteriormente, l’acquedotto

mesencefalico prosegue in basso e resta racchiusa fra il ponte e il bulbo (anteriormente) e il

cervelletto (posteriormente): viene, in questo punto, chiamato quarto ventricolo. Da qui,

senza soluzione di continuità, passiamo al cosiddetto canale mesenchimale. In

corrispondenza di tutti i ventricoli troviamo il liquor.

Il liquor non è altro che un ultrafiltrato del sangue, che porta nutrimento, ma non contiene

tossine o batteri. Ma quali sono i vasi che vengono ultrafiltrati per produrre il liquor?

L’arteria carotide interna, quando entra all’interno del cranio, emette un collaterale, detto

arteria corioidea. Questa emette una serie di diramazioni, diventando un gruppo di capillari

anastomizzati, detti plessi corioidei. Questi ultimi vanno a posizionarsi sulla parete dei

ventricoli. Questi plessi, però, non li troviamo su tutti i ventricoli, ma ne troviamo uno su

ogni ventricolo laterale, un terzo sul terzo ventricolo e un quarto sul quarto ventricolo:

l’acquedotto mesencefalico e il canale mesenchimale non hanno plessi corioidei.

Il capillare viene completamente

accolto dai prolungamenti degli

astrociti; a questi, infatti,

dobbiamo l’ultrafiltrazione e

impediscono il passaggio di

materiale indesiderato, formando

la barriera ematoencefalica. Il

liquor è presente in quantità

modeste: circa 150ml totali. Ha

una funzione di nutrimento, ma

anche di protezione meccanica

dagli urti. Inoltre, ha una

funzione di tenere le strutture

nervose distese e in sede. La

produzione del liquido, nei

plessi corioidei, è continua, ma anche il suo assorbimento deve essere continuo.

Dal primo ventricolo il liquor viene prodotto e, attraverso i fori di Monro, va nel terzo

ventricolo. Poi attraversa l’acquedotto mesencefalico e raggiunge il quarto ventricolo. Qui, si

unisce al liquor prodotto dal plesso corioideo del quarto ventricolo. Una quantità esigua entra,

poi, nel canale ependimale; in questa sede, provvedono al riassorbimento del liquor le cellule

ependimali, dotate di microvilli. La maggior parte del liquor, in realtà, nel quarto ventricolo

fa un’altra cosa. Qui, infatti, ci sono 3 fori, di cui uno impari (foro di majendie) e uno pari

(fori di luschka), dai quali il liquor fuoriesce. All’esterno della massa nervosa, ovviamente,

incontra le meningi; il liquor, quindi, va a circolare fra le meningi, in uno spazio adibito,

detto spazio subaracnoideo.

Ma come sono fatte le meningi? All’esterno troviamo la duramadre, spessa e di connettivo

fibroso denso. Tra la duramadre e l’osso resta uno spazio, chiamato spazio epidurale.

Attaccata alla meninge più esterna, troviamo la meninge intermedia, detta aracnoide. Fra la

duramadre e l’aracnoide c’è uno spazio, detto spazio subdurale. La presenza di questo spazio

fa sì che le due meningi siano scollabili fra di loro. Dall’aracnoide partono dei tralci di

connettivo, che vanno ad agganciarsi alla meninge più interna (piamadre); fra l’aracnoide e la

piamadre è presente, quindi, uno spazio, detto spazio subaracnoideo, in cui circola il liquor.

Questa circolazione è fondamentale, poiché l’aracnoide è la responsabile del riassorbimento

del liquor: non tutta ‘aracnoide (cerebrale e spinale), ma soltanto l’aracnoide che si trova in

corrispondenza delle ossa parietali del cranio. Qui, infatti, l’aracnoide emette delle strutture

rotondeggianti, dette granulazioni aracnoidee, le quali creano nell’osso delle fossette, le

fossette granulari. Queste riassorbono il liquor e lo gettano nel sangue venoso, che circola

all’interno dei seni venosi.

Il fatto che il liquido circoli anche fuori dal sistema nervoso, è utilizzato in alcune pratiche

cliniche, per esempio nella rachicentesi o puntura lombare, che consiste nel prelievo del

liquor a scopo diagnostico. Si preleva dallo spazio subaracnoideo, al di sotto di L1, ossia

dove il midollo spinale finisce. Altro caso in cui si può sfruttare il fatto che il liquor si trova al

di fuori del sistema nervoso, è per l’anestesia.

Sostanza grigia e sostanza bianca


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engyfro

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica (BORGO SAN LORENZO, EMPOLI, FIGLINE VALDARNO, FIRENZE, PISTOIA, PRATO)
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher engyfro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Pacini Alessandra.

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