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Anatomia II - Appunti

Appunti di Anatomia II per l’esame del professor Castorina. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'apparato respiratorio, la mucosa, la sottomucosa, le cavità nasali, la mucosa respiratoria, le cavità paranasali, la faringe, la laringe, le articolazioni e i legamenti.

Esame di Anatomia II docente Prof. S. Castorina

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ESTRATTO DOCUMENTO

APPARATO DIGERENTE

L'apparato digerente consente a tutte le sostanze che introduciamo con l'alimentazione di fornire

energia necessaria a livello delle singole cellule. L'apparato digerente è costituito da un canale che

prende il nome di canale alimentare e delle ghiandole annesse al canale alimentare. Il canale

alimentare è una struttura cava, per cui tutti gli organi del canale alimentare sono organi cavi, e

come tali sono costituiti da una tonaca mucosa, da una tonaca sottomucosa, da una tonaca

muscolare, dopodiché ritroveremo in alcuni organi l'avventizia ed in altri la seriosa.

Il primo organo è la cavità buccale, alla quale segue la faringe, si continua poi con l'esofago, il

quale scende attraverso la cavità toracica, dopodiché il tubo alimentare subisce una dilatazione,

prendendo il nome quindi di stomaco. Segue l'intestino, il quale si suddivide in una prima parte

detta intestino tenue ed una seconda parte chiamata intestino crasso.

Annesse al canale elementare vi sono numerosi ghiandole, le quali vengono definiti ghiandole extra

murali, perché hanno origine al di fuori di esso, ma mantengono comunque con il canale alimentare

un contatto mediante il loro doto escretore.

Le ghiandole annesse al canale elementare sono:

Le ghiandole salivari maggiori (parotidi, sottolinguali e sottomandibolari --> cavità buccale)

– Il fegato e pancreas (Riversano il loro segreto nell'intestino tenue, a livello del duodeno)

Da un punto di vista topografico all'apparato digerente occupa quasi tutte le porzioni anatomiche, a

partire dalla testa dove ritroviamo la cavità boccale e l'istmo delle fauci, il collo dove ritroviamo la

faringe e parte dell'esofago, la cavità toracica dove l'esofago va a occupare il mediastino posteriore,

la cavità addominale dove ritroviamo una piccola parte dell'esofago ma anche lo stomaco, tutto

l'intestino tenue e una parte dell'intestino crasso, la cavità pelvica dov'è presente l'ultima parte

dell'intestino crasso.

L'intestino tenue si può suddividere in duodeno, digiuno e ileo (dove digiuno+ileo =tenue

mesenterale)

L'intestino crasso si suddivide in tre parti: cieco, colon e retto.

BOCCA

La bocca è il primo organo dell'apparato digerente. Si tratta di un organo piuttosto complesso,

svolge diverse funzioni, possiede poi degli organi, i denti e la lingua, i quali sono indispensabili per

l'assunzione del bolo alimentare. La lingua in particolare è un organo che svolge moltissime

funzioni: sposta il bolo alimentare sotto le arcate alveolo-dentarie, interviene nella fonazione, sede

di un organo di senso, il gusto.

La bocca si apre all'esterno mediante la rima labiale, determinata dalle due labbra, invece

posteriormente comunica con il secondo organo del canale alimentare, la faringe, mediante l'istmo

delle fauci.

VESTIBOLO DELLA BOCCA

Il vestibolo della bocca è delimitato in avanti dalle labbra e lateralmente dalle guance;

Posteriormente dai denti (dobbiamo comunque considerare le arcate alveolo dentali accostate).

Per intenderci il vestibolo, con un linguaggio da non utilizzare all'esame, e quella parte della bocca

dove inseriamo lo spazzolino da denti. Nel passaggio dalla faccia anteriore del vestibolo, quindi

labbra e guance, e la faccia posteriore, arcate alveolo-dentali, si formano due solchi, chiamati solco

alveolo-dentale inferiore nel solco alveolo-dentale superiore, detti anche fornici. In

corrispondenza di questi solchi la mucosa presenta due pliche disposte secondo il piano sagittale

mediano, il frenuli labiali, superiore ed inferiore.

Il vestibolo della bocca comunica con la cavità buccale tramite gli orifizi che separano i denti e due

spazi che si formano tra gli ultimi molari e il ramo della mandibola.

Nel vestibolo della cavità boccale si apre il dotto escretore della ghiandola parotide, una delle tre

ghiandole salivari maggiori. L'orifizio di apertura del dotto escretore si trova di fronte al secondo

molare superiore.

Le labbra sono pliche muscolo-mucose che, insieme alle guance, delimitano anteriormente il

vestibolo. Altro non sono che il tratto di transizione tra la cute e la mucosa, si presentano di colore

rosso perché molto vascolarizzate.

Le arcate alveolo dentali delimitano posteriormente il vestibolo. I denti sono degli organi

estremamente resistenti, poiché costituiti da materiale estremamente duro. Vengono considerati nel

contesto di un'arcata, o di una emi-arcata (Superiore ed inferiore). In senso medio-laterale, se

consideriamo una emiarcata, distinguiamo 2 incisivi, 1 canino, 2 premolari e 3 molari. Questo per

quanto riguarda la dentazione permanente (32 denti). La dentazione decidua,È costituita

complessivamente da 20 denti, sono assenti 2 premolari ed un molare.

Il dente è costituito da un tessuto molto resistente che prende il nome di dentina.

Nel dente comunque possiamo distinguere tre parti:

La parte sporgente che prende il nome di corona;

– Una parte infissa nell'alveolo dentale e prende il nome di radice (articolata tramite Gonfonsi)

– Tra la corona e la radice è presente una parte più ristretta, avvolta dalla gengiva, che prende

– il nome di colletto.

Il paradonto è un complesso giunzionale che assicura la stabilità del dente.

CAVITA' BUCCALE

La cavità boccale ha una forma leggermente ovolare; diventa comunque virtuale nella completa

occlusione, cioè quando le arcate alveolo-dentali sono chiuse.

Nella cavità buccale consideriamo diverse pareti:

Le pareti anteriore e laterali , sono delimitate dalle arcate gengivo-dentali anteriori e laterali

– il tetto è formato in avanti dal palato duro, il quale continua poi con il palato molle

– la parete posteriore è costituita dal palato molle

– il pavimento della cavità boccale è costituito da un piano muscolare, il quale è occupato

– dalla lingua. Nel pavimento è inoltre presente un solco sotto-linguale .

(delimitato da mucosa)

PALATO DURO

Il tetto della cavità boccale è una struttura ossea, ricordiamo che è dato dall'unione dei processi

palatini. È rivestito dalla mucosa orale che aderisce intimamente, posteriormente tra la mucosa e il

periostio sono presenti delle ghiandole salivari. Il palato duro presenta un rafe, il rafe palatino.

PALATO MOLLE

Il palato molle è la prosecuzione del palato duro, partecipa un po' a formare la parete posteriore

della cavità buccale, inferiormente è interrotta a delimitare l'istmo delle fauci. Data la sua posizione

il palato molle guarda con la faccia posteriore-superiore la faringe, mentre con la faccia anteriore-

inferiore la cavità buccale. Ovviamente la faccia che guarda verso la cavità buccale è rivestita da

mucosa orale, quella che guarda verso la cavità faringea dalla mucosa faringea.

LA LINGUA

Nel punto medio del solco linguale è presente una plica di mucosa che prende il nome di frenulo

della lingua, ai lati del quale ritroviamo la caruncola sottolinguale dove si vanno ad aprire il

condotto escretore della ghiandola sotto-mandibolare e il condotto escretore maggiore della

ghiandola sotto-linguale.

Nella lingua bisogna distinguere tre parti:

La parte libera che viene chiamata corpo, detta anche parte buccale

– una base che riguarda invece verso la faringe

– una vera e propria radice mediante la quale la lingua è ancorata alla mandibola e all'osso

– ioide

A dividere il corpo della radice è presente una sorta di solco che prende il nome di solco terminale,

l'apice del solco terminale presenta un foro chiamato foro cieco, il quale è il residuo di un condotto,

il condotto tireoglosso, formatosi durante lo sviluppo embriologico.

Al davanti del solco terminale troviamo una serie di rilievi che prendono il nome di papille

circumvallate, in numero di 10-12, che servono alla percezione dei sapori.

Il dorso della lingua non può essere liscio come la parte inferiore, altrimenti gli alimenti

scivolerebbe subito verso l'istmo delle fauci, la mucosa a questo livello forma delle estroflessioni,

che prendono il nome di papille linguali. Queste sono importanti per diversi motivi, hanno funzione

meccanica e funzione gustativa.

Oltre alle papille linguali troviamo anche le papille fungiformi. Queste hanno funzione meccanica

età delle: il loro apice è costituito da una mucosa con epitelio pavimento composto discretamente

corneificato, poiché devono sottostare a determinati traumi meccanici.

Lo scheletro fibroso della lingua serve all'inserzione dei muscoli, sia estrinseci che intrinseci della

lingua.

I muscoli estrinseci della lingua sono:

muscolo genioglosso

– muscolo ioglosso

– muscolo stiloglosso

I muscoli intrinseci della lingua sono:

longitudinale superiore

– longitudinale inferiore

– trasverso

– verticale

L'ISTMO DELLE FAUCI – TONSILLA PALATINA

L'istmo delle fauci è delimitato in basso dalla radice della lingua, superiormente dal palato molle

con l'ugola, mentre lateralmente troviamo dei pilastri, il palatoglosso e il palatofaringeo. Questi

due pilastri delimitano una fossetta, detta fossetta palatina, entro cui è contenuto un organo linfoide,

la tonsilla palatina. Essa è rivestita in superficie dalla stessa mucosa del palato, ma è costituita

principalmente da tessuto linfoide. Questa svolge un'importante azione difensiva, tramite la

produzione di linfociti B e linfociti T, necessari per neutralizzare eventuali agenti patogeni che

introduciamo attraverso gli alimenti. FARINGE

L'istmo delle fauci costituisce l'accesso all'altro organo dell'apparato digerente, la faringe.

La faringe è un organo muscolare a forma simile di un imbuto la cui base si trova all'altezza della

a

base cranica e il suo apice raggiunge la 6 vertebra cervicale.

Non appena viene raggiunta questa vertebra cervicale, orientativamente vicino al margine inferiore

della cartilagine cricoide, la faringe diventa esofago.

La faringe presenta una tonaca mucosa e una tonaca propria, esternamente alla mucosa è presente

una fascia fibroelastica, che prende il nome di fascia faringobasilare (tonaca fibroelastica).

Dopodiché seguono una tonaca muscolare e infine una tonaca avventizia che costituisce la fascia

perifaringea.

La tonaca mucosa subisce delle variazioni a seconda dei segmenti che consideriamo: al livello della

rinofaringe, in prossimità delle coane, la tonaca mucosa è un epitelio pseudostratificato ciliato.

Nell'orofaringe ritroviamo un epitelio pavimentoso composto. Nello spessore di quest'ultimo si

possono ritrovare dei calici gustativi.

I muscoli della faringe sono principalmente 3:

il muscolo costrittore superiore

– il muscolo costrittore medio

– il muscolo costrittore inferiore

Anello del Waldeyer

Questo anello è formato dalla tonsilla faringea, che si trova in prossimità delle coane, dalla tonsilla

tubarica, ai lati delle tube uditive, dalla tonsilla palatina, tra gli archi palatoglosso e palatofaringeo,

e dalla tonsilla linguale, nella radice della lingua.

ESOFAGO

L'esofago è un organo cavo che fa seguito alla faringe e che continua con lo stomaco. È un organo

cavo il cui volume non è sempre beante, ma spesso le pareti collabiscono: diventa reale solo al

passaggio del bolo alimentare. Orientativamente prende origine, facendo una proiezione dorsale

a

sulle vertebre, a livello della 6 vertebra cervicale e termina a livello della 10ª vertebra toracica,

dunque è lungo circa 25 cm. Per analizzare i suoi rapporti in maniera corretta dobbiamo

suddividerlo nelle sue varie porzioni: a

La porzione cervicale, orientativamente fino alla 4 vertebra toracica.

– La porzione toracica, attraverso il mediastino posteriore.

– La porzione diaframmatica, è estesa circa 1cm e mezzo.

– La porzione addominale, è lunga circa 3cm.

Parte cervicale e toracica

Posteriormente --> l'esofago prende rapporti con la colonna vertebrale, in particolare prende rapporti con

la fascia cervicale profonda. Prende rapporti inoltre anche con l'aorta, con il dotto toracico,

con la vena Azigos ed Emiazigos, cioè con tutti quegli organi che ritroviamo nel mediastino

posteriore.

Anteriormente --> con la parte membranacea della trachea, finché essa non si divide nel bronco di destra e

nel bronco di sinistra, a questo punto l'esofago prende anteriormente un rapporto molto

importante con il pericardio e precisamente prende rapporti con l'atrio sinistro del cuore.

Questo rapporto è molto importante perché in caso di diverse patologie cardiache ad esempio una

pericardite, il paziente può manifestare delle disfagie a livello dell'esofago. Un altro aspetto molto

importante è la presenza attorno all'esofago di moltissimi linfonodi, quali ad esempio i linfonodi

tracheobronchiali inferiori.

L'esofago dunque non è rettilineo, ma presenta delle curve; inoltre presenta anche dei restringimenti

del lume, dovuti a rapporti che esso contrae con determinati organi, possiamo individuare quattro

restringimenti:

cricoide

– aortico

– bronchiale

– diaframmatico

Parte diaframmatica e parte addominale

L'esofago, dopo aver attraversato la cavità toracica del mediastino posteriore, attraversa l'orifizio

esofageo del diaframma. Esso si trova poco sopra l'orifizio aortico, proprio in prossimità del punto

in cui l'esofago attraversa il diaframma è presente una fascia, la fascia frenica inferiore. Questa

fascia frenica risale attraverso l'orifizio esofageo, e forma una sorta di manicotto intorno all'esofago,

per cui prende il nome di fascia frenico-esofagea.

Nella spazio compreso tra la parete esterna dell'esofago e la fascia frenico-esofagea, si ritrova del

tessuto adiposo. Quando quindi l'esofago attraverso il diaframma, deve restare in una precisa

posizione, per cui vi saranno dei dispositivi di ancoraggio, tra i più importanti quello formato dal

legamento frenico inferiore e dai fascetti muscolari che provengono dei pilastri mediali del

diaframma.

STRUTTURA

L'esofago è un organo cavo e come tale la sua parete è costituita da una tonaca mucosa, una

sottomucosa, una tonaca muscolare e un avventizia.

La tonaca mucosa possiede un epitelio pavimento composto non corneificato, il quale deve servire

da protezione.

La sottomucosa è costituita da connettivo lasso dove troviamo le ghiandole esofagee, ghiandole

tubulo-acinose composte secrezione mucosa, il cui secreto deve favorire la progressione del bolo

alimentare all'interno dell'esofago.

La tonaca muscolare è costituita da due strati, un interno a fibre concentriche, un esterno a fibre

longitudinali. Per l'esattezza la tonaca muscolare va divisa in tre pezzi, il terzo superiore costituito

interamente da tessuto muscolare striato, il terzo medio costituito da tessuto muscolare striato e

tessuto muscolare liscio, il terzo inferiore costituito esclusivamente da tonaca muscolare liscia.

L'avventizia non è altro che la fascia periesofagea (continuazione della perifaringea).

IL MEDIASTINO

Il mediastino e una sorta di corridoio posto tra i due cavi pleuropolmonari, uno spazio impari che va

dallo sterno alla colonna vertebrale e viene suddiviso dalla trachea mediastino anteriore e il

mediastino posteriore.

Nel mediastino anteriore, di forma triangolare, ritroviamo nel compartimento inferiore il cuore, in

quello superiore il timo.

Nel mediastino posteriore, il quale la forma piuttosto rettangolare, sono presenti la trachea fino alla

quarta vertebra toracica, l'esofago, a sinistra si trova l'aorta, a destra la vena Azigos.

LA REGIONE ADDOMINALE

La regione addominale può essere suddivisa seguendo due linee: la linea toracoaddominale e la

linea addominopelvica.

La prima linea parte del processo xifoideo dello sterno, lambisce tutta l'arcata costale fino a

raggiungere posteriormente l'apofisi spinosa della 12ª vertebra toracica.

La seconda linea parte dalla spina iliaca anteriore superiore, segue tutta la piega dell'inguine fino al

pube e posteriormente raggiunge la prima vertebra lombare.

Queste linee sono tracciate sulla superficie esterna e non corrispondono alla cavità interna, dato che

il diaframma è disposto come una cupola la cui concavità è rivolta verso il basso. In definitiva la

cavità addominale si presenta più ampia rispetto ai limiti della regione addominale sulla superficie

del corpo. Un esempio banale è rappresentato dal fegato, situato sopra l'arcata costale, fa parte

comunque della cavità addominale.

Tramite le linee basisternale (linea orizzontale che passa per la base del processo xifoideo dello

sterno), le linee ascellari mediane (che vanno dalla linea ascellare inferiore fino alla spina iliaca

a

anteriore superiore), la linea sottocostale (che lambisce l'arcata costale e quindi la 10 costa) e la

linea bisilica (che unisce la spina anteriore superiore di un lato con l'altra), è possibile ottenere tre

comparti: uno superiore, uno medio e uno inferiore. Ciascuna di queste regioni viene a sua volta

suddivisa ulteriormente in tre zone.

Zona epigastrica: ipocondrio dx, ipocondrio sx e la zona centrale detta epigastrio

– Zona mesogastrica: fianco dx, fianco sx e la zona centrale detta mesogastrio

– Zona ipogastrica: fossa iliaca dx, fossa iliaca sx e la zona centrale detta ipogastrio

PERITONEO

L'apertura della cavità fa intravedere soltanto alcuni organi: lo stomaco, il fegato e una parte

dell'intestino, mentre gli altri organi non sono visibili in quanto ricoperti da un grembiule che

prende il nome di grembiule omentale. La cavità peritoneale è contenuta nella cavità addominale

ma le due cavità non corrispondono.

Questo per il semplice fatto che posteriormente alla sierosa sono presenti altre formazioni, uno

spazio definito retro-peritoneale, inferiormente, specialmente nella piccola pelvi, è presente uno

spazio chiamato sotto-peritoneale, anteriormente, tra la parete anteriore della cavità addominale e il

peritoneo, si trovano degli spazi che saranno pre-peritoneali. La parte di peritoneo che riveste l'organo

viene chiamata peritoneo viscerale, mentre la parte di peritoneo e continua a rivestire le pareti viene chiamata

peritoneo parietale; si tratta comunque di un unico foglio, ad esempio:

nel caso del colon trasverso si forma un meso, il colon e rivestito da un peritoneo viscerale e successivamente il

peritoneo, formato da due foglietti, si accollerà, ed in quel caso sarà chiamato peritoneo parietale.

Un'altra distinzione fondamentale è la capacità di movimento degli organi ricoperti da peritoneo,

c'è un organo e rivestito da peritoneo ma accollato alla parete posteriore non si può muovere, se

invece l'organo presenta i due foglietti di peritoneo accollati tra loro, formanti un meso, avrà

possibilità di movimento.

I ligamenti riguardano organi pieni oppure sono interposti tra due o più visceri, uniscono organi vicini.

I mesi invece sono quelli che uniscono uno stesso organo ed in genere riguardano organi cavi.

Le funzioni del peritoneo sono multiple, la prima tra tutte è la funzione protettiva, la seconda senza

dubbio e quella meccanica, ci basti pensare alla lunghezza dell'intestino tenue di circa 7 m (senza

queste formazioni peritoneali le anse intestinali non si disporrebbero in maniera ordinata). Infine

svolge una funzione trofica, considerata la sua ricchezza di vasi sanguigni.

STOMACO

Lo stomaco è la parte del canale alimentare che ha subito una dilatazione, è un organo sotto

diaframmatico che si trova nella regione sopramesocolica ed è interposto tra l'esofago e l'intestino

tenue. In quest'organo il bolo alimentare deve subire una serie di trasformazioni chimiche ad opera

dei succhi gastrici, portando alla formazione del chimo.

Nello stomaco troviamo due aperture:

il cardias, che mette in comunicazione lo stomaco con l'esofago

– il piloro, che mette in comunicazione lo stomaco con la prima parte dell'intestino tenue.

Lo stomaco inoltre presenta due facce, una faccia anteriore e una faccia posteriore, e due margini:

la piccola curva, prosecuzione del margine destro dell'esofago che continuerà poi con il

– duodeno formando prima una incisura chiamata incisura angolare.

La grande curva, che prende origine dal margine sinistro dell'esofago nel quale formerà

– l'incisura cardiaca

Lo stomaco può avere una lunghezza massima di 29-30 cm, una larghezza nel punto massimo di 12

cm e una capacità media di 1,2-1,5 l. Anche se esistano persone in cui la capacità può arrivare fino

5l.

Nello stomaco possiamo distinguere tre parti, il fondo, che è la zona rimanente al di sopra

tracciando una linea retta dall'incisura cardiaca fino alla grande curva, il corpo, e la parte pilorica,

ovvero la zona sottostante la linea tracciata dall'incisura angolare fino alla grande curva.

Lo stomaco può essere ipertonico, ovvero forma orientativamente orizzontale, oppure ortotonico,

forma più allungata.

Lo stomaco si trova nella regione sopramesocolica e occupa tutto l'epigastrio e l'ipocondrio sx.

Il cardias prende rapporto con la nona vertebra toracica. Il fondo prende rapporti con il diaframma e

tramite quest'ultimo viene il rapporto con il pericardio e con la base del polmone di sinistra.

TRIANGOLO DI LABBE'

Il corpo dello stomaco può essere facilmente palpato attraverso la cute della parete anteriore della cavità

addominale. Questo triangolo immaginario alla base presenta una linea tangente alla nona cartilagine costale, il lato

sinistro è dato dall'arcata costale, il lato destro dal margine anteriore del fegato.

La mucosa dello stomaco si presenta di colore roseo ma chiaramente durante la digestione diventa

quasi rosso, in seguito al maggior apporto di sangue. La prima caratteristica che osserviamo

aprendo lo stomaco è la presenza di pieghe gastriche, formate dalla tonaca mucosa e dalla

sottomucosa, le quali si anastomizzano tra di loro. Ad eccezione di quelle presenti lungo la piccola

curva dove si riscontrano delle pieghe parallele che portano direttamente dal cardia al piloro.

Queste pieghe sono presenti quando lo stomaco è vuoto, si distendono quando lo stomaco è pieno,

Infatti non essendo permanenti servono ad agevolare la distensione dello stomaco. Nelle aree

gastriche vi sono diverse fossette, le fossette gastriche. Alla base delle fossette gastriche si aprono

le ghiandole gastriche, che riversano il loro succo gastrico.

Lo stomaco e costituito da:

una tonaca mucosa

– una sottomucosa

– una tonaca muscolare

– una sierosa (In quanto lo stomaco è un organo intraperitoneale, cioè rivestito da peritoneo)

L'epitelio di rivestimento della mucosa gastrica è un epitelio cilindrico semplice tutto secernente. Il

muco neutro ricopre le pareti dello stomaco per proteggerlo dall'attacco del succo gastrico. La

valvola pilorica è quindi data da un'estroflessione, una sorta di piega data dalla mucosa dalla

sottomucosa, dove si ritrova un contingente muscolare notevole, di conseguenza non si può parlare

di un vero e proprio sfintere.

Il peritoneo lo riveste nella sua faccia anteriore e nella sua faccia posteriore, soltanto una piccola

parte del fondo è priva di rivestimento peritoneale. I due foglietti viscerali raggiungendo la piccola

curva nello stomaco si accollano e formano il legamento epatogastrico, portandosi al fegato.

L'unione di questo legamento con il legamento epatoduodenale forma di piccolo omento.

Dietro lo stomaco ritroviamo il peritoneo parietale, il quale va a rivestire alcuni organi

retroperitoneali, quali ad esempio il pancreas. Tuttavia tra la faccia posteriore dello stomaco e il

peritoneo parietale è presente uno spazio, denominato borsa omentale.

Questo spazio serve a far sì che lo stomaco si possa dilatare.

GHIANDOLE GASTRICHE

Le ghiandole della tonaca propria della mucosa si possono distinguere a seconda della loro

localizzazione in:

ghiandole cardiali, le quali producono muco neutro

– ghiandole gastriche propriamente dette, a livello del corpo e del fondo producono il succo

– gastrico. Si dividono in:

cellule principali, producono i pepsinogeno (attivo in ambiente acido) e nei bambini la

– rennina (che serve a digerire il latte)

cellule di rivestimento, queste cellule producono l'HCL e il fattore intrinseco

– antianemico, ovvero una glicoproteina che si lega alla vitamina B12 proteggendola dal

succo gastrico e permettendone l'assorbimento a livello intestinale.

Cellule a carattere endocrino, le quali producono gastrina, un ormone che stimola la

– produzione di HCL e serotonina, una sostanza in grado di stimolare la contrazione della

muscolatura liscia.

Ghiandole piloriche, producono muco neutro e gastrina.

– Cellule del colletto, producono muco acido.

GRANDE OMENTO

Il grande omento è una plica di peritoneo che presenta la forma di grembiule la cui cintura è

rappresentata dal colon trasverso,in effetti è formata da 4 foglietti di peritoneo, due che scendono e

due che salgono. Tra i due foglietti anteriori e i due posteriori, vi è una cavità, la quale però dopo lo

sviluppo si accollato e si infarciscono di tessuto adiposo.

L'INTESTINO

L'intestino tenue si può suddividere in duodeno, digiuno e ileo (dove digiuno+ileo =tenue

mesenterale)

L'intestino crasso si suddivide in tre parti: cieco, colon (ascendente, trasverso, discendente e

ileopelvico) e retto.

L'intestino tenue ha un calibro sottile e all'esterno presenta una superficie piuttosto regolare, è

esteso circa 7 m; a differenza dell'intestino crasso che è molto frastagliato ed è lungo 1,5m. La

lunghezza dell'intestino tenue è giustificata dalla sua funzione di assorbimento, nell'intestino crasso

invece vi è un assorbimento di acqua e un recupero di vitamine, quest'ultima grazie alla sua flora

batterica. L'INTESTINO TENUE

Nel duodeno è la regione fissa dell'intestino tenue, invece l'intestino tenue mesenteriale è la parte

mobile, dal momento che il peritoneo forma un ampio ligamento che si chiama mesentere.

DUODENO Questa è la prima parte dell'intestino tenue, prende origine al livello della

• valvola pilorica e termina al livello della flessura duodenodigiunale. Il duodeno presenta la

forma di una C con concavità rivolta verso l'alto in cui ospita il pancreas. Il duodeno

rappresenta la parte fissa proprio perché, essendo retroperitoneale, e accollato alla parete posteriore della

.

cavità addominale e non si può muovere

Esso prende origine al livello della valvola pilorica, in corrispondenza della prima vertebra

lombare, scende in basso fino alla terza-quarta vertebra lombare, per poi risalire al livello

della flessura duodenodigiunale. Duodeno è suddivisibile in:

- parte superiore (Unica parte rivestita da peritoneo)

*

- parte discendente (Da qui in poi saranno tutte retroperitoneali)

- parte orizzontale

- parte ascendente

Fino a metà della porzione discendente, il duodeno si troverà in posizione sopramesocolica.

La superficie interna presenta diverse pieghe visibili a occhio nudo, inoltre possiamo notare

nella faccia posteriore della porzione discendente due rilievi, che prende il nome di papille

duodenali: Papilla duodenale maggiore, e quella superiore, papilla duodenale minore.

Nella prima si apre il coledoco (dotto escretore del fegato) e il dotto pancreatico maggiore.

Al livello della papilla minore si apre il dotto pancreatico minore.

INTESTINO

MESENTERALE Questo si divide è in digiuno ed ileo, origina al livello della flessura

duodenodigiunale e termina il livello della valvola ileo cecale. Il digiuno non è

distinguibile dall'ileo né da un punto di vista macroscopico, né quasi da un punto di vista

microscopico, presentando delle leggere differenze dal momento in cui l'ileo deve

presentare una superficie meno assorbente. Più esattamente esistono delle pieghe, la cui

funzione è di aumentare la superficie assorbente, che via via diventano meno fitte passando

dal duodeno, al digiuno e all'ileo. Queste pieghe sono date da estroflessione della

sottomucosa e della mucosa, i villi intestinali sono invece estroflessione della sola mucosa.

All'interno del mesentere, formato da due foglietti di peritoneo, è possibile ritrovare

l'arteria mesenterica superiore e la vena mesenterica superiore. Questo perché all'interno

dei villi intestinali, costituiti dalla tonaca mucosa, vi arriva un ramo dell'arteria mesenterica

superiore, che si capillarizza, per poi andare a confluire nella vena mesenterica superiore e

attraverso la vena porta andranno al fegato. Ma altre ai vasi sanguifere troviamo anche un

vaso linfatico (vaso cilifero), dato che alcune sostanze devono entrare nel circolo, ed altre

come i lipidi prenderanno la via linfatica.

GHIANDOLE DELL'INTESTINO TENUE

Le ghiandole intestinali, o del Galeazzi, sono ghiandole tubulari semplice disposte in tutto

l'intestino tenue, e sono quelle che producono il succo enterico.

Nella tonaca propria della mucosa → Ghiandole del Galeazzi (In tutto l'intestino tenue)

Nella tonaca sottomucosa → Ghiandole del Brunner (nel duodeno)

Quest'ultima tipologia di ghiandole ha la caratteristica di produrre muco neutro che andrà a

stratificarsi sulle pareti del duodeno per proteggerle dall'acidità del chimo gastrico. In definitiva

possiamo distinguerle in:

cellule fondamentali →

– Sono cellule che vanno a rimpiazzare gli enterociti morti

cellule a muco →

– Classiche cellule caliciformi mucipare

cellule sierose →

– Reticolo endoplasmatico sviluppato, partecipano alla formazione del succo eterico

cellule argentaffini →

– Producono ormoni simili a quelli prodotti dalle ghiandole gastriche

* [Prende rapporto posteriormente con il rene di destra e raggiunto il polo inferiore del rene di destra cambia

bruscamente direzione passando al davanti della vena cava inferiore e dell'aorta.]

cellule del Panèth →

– Si trovano sul fondo delle ghiandole intestinali e producono granuli di lisozima.

(MALT) TESSUTO LINFOIDE ASSOCIATO ALLE MUCOSE

Nella tonaca propria e nella sottomucosa si trova il tessuto linfoide. Questo è associato alle mucose,

come quello che troviamo nell'apparato respiratorio.

Nella lamina propria di tutto l'intestino sono presenti accumuli di tessuto linfoide che prendono il

nome di noduli linfatici secondari.

Nell'ileo i noduli linfatici formano degli ammassi, che prendono il nome di placche di Peyer,

disposte tra i villi intestinali. Queste servono alla difesa dell'organismo.

L'INTESTINO CRASSO

L'intestino crasso si suddivide in cieco, a cui è appesa l'appendice vermiforme, il colon e il retto.

L'intestino crasso in superficie, tranne nell'ultima parte, presenta dei rilievi, delle gibbosità

separate da solchi, i quali sono dovuti alla presenza di nastri che prendono il nome di tenie ,

determinate dalla muscolatura longitudinale discontinua della parete dell'intestino.

Il punto d'inizio è determinato dalla valvola ileocecale, ovvero la zona in cui l'ileo si connette con il

cieco. Qui presenta una forma orizzontale con un labbro superiore e un labbro inferiore.

Internamente le gibbosità corrispondono a delle tasche, i solchi corrispondono a pieghe semilunari.

Nonostante la presenza di queste pieghe, non sono più presenti villi, poiché nell'intestino crasso si

ha principalmente l'assorbimento di acqua e per azione della flora batterica si ha anche

l'assorbimento delle pro-vitamine. Nell'intestino crasso si ha una notevole produzione di muco, il

quale viene riversato all'interno del proprio lume agevolando la progressione del contenuto.

Cieco :

Questa è la prima porzione dell'intestino crasso, una porzione a fondo cieco. A questa è appesa

l'appendice vermiforme, un organo linfoide che comunica con il cieco tramite un orifizio. Il cieco

presenta naturalmente la struttura descritta per l'intestino crasso.

Appendice vermiforme :

È un organo linfoide appeso al cieco, la cui lunghezza in genere è di circa 4-5 cm. L'appendice

vermiforme presenta anch'essa un piccolo meso: il mesenteriolo o mesoappendice. In genere

l'appendice vermiforme si palpa a livello della fossa iliaca destra.

Il tessuto dell'appendice è infarcito di noduli linfatici secondari.

Colon :

Il colon ascendente arriva fino a raggiungere il fegato, quindi l'ipocondrio dx, poi abbiamo il

colon trasverso, quindi l'ipocondrio sx, che forma la ; seguono il colon

flessura colica sinistra

discendente e il colon iliaco che con l'ultima parte entra nella piccola pelvi, prendendo il nome di

colon pelvico.

Le porzioni dell'intestino crasso che possiedono un meso sono il colon trasverso e colon

ileopelvico. Mentre il colon ascendente e il colon discendente sono rivestiti dal peritoneo ma

accollati alla parete posteriore della cavità addominale, dunque non possono muoversi.

Un'informazione importante è data dal mesocolontrasverso che divide la cavità peritoneale in

regione sopramesocolica e regione sottomesocolica. Nella sopramesocolica possiamo trovare il

fegato, stomaco, la milza, la porzione superiore della parte discendente del duodeno, il pancreas.

*

La sottomesocolica, a differenza della precedente, può essere suddivisa in due comparti : una

regione destra delimitata da colon ascendente, mesocolontrasverso e radice del mesentere.

*[La prima regione è chiusa in basso, quindi sede preferenziale di raccolte purulente o emorragiche. La regione sinistra comunica

con la cavità pelvica quindi un eventuale raccolta purulenta si propagherà anche in quell'altra cavità.]

Ed una regione sinistra delimitata dal mesentere, mesocolontrasverso, e colon discendente.

Retto:

L'intestino retto inizia a livello della terza vertebra sacrale e prende rapporti con la faccia anteriore

del sacro. Di questo intestino dobbiamo considerare due parti: una porzione pelvica e una

porzione perineale. Il punto che divide queste due parti è dato dall'inserzione esterna del muscolo

elevatore dell'ano e internamente da una linea chiamata linea ano-rettale.

Il peritoneo, che dalla parete anteriore si porta alla parete posteriore, passa sopra la vescica e va a

rivestire la faccia anteriore del retto. Si forma così un incavo che prende il nome di cavo del

Douglas, la zona più declive della cavità peritoneale. Per essere più precisi la faccia posteriore è

completamente sprovvista di rivestimento peritoneale.

Nell'uomo la faccia anteriore del retto e superiormente rivestita da peritoneo, in avanti prende

. rapporti con la vescica, formando il cavo retto-vescicale, e scendendo in basso con le

le . vescichette seminali, col trigono vescicale e ancora più in basso con la prostata.

Nella donna la porzione del retto rivestito da peritoneo è separata dall'utero dal cavo retto-uterino

rettouterino, .la zona non rivestita, ovvero in basso, prende rapporto diretto con l'utero e infine

infine . . con la parete posteriore della vagina.

La parte pelvica è caratterizzata dalla presenza di pieghe, le quali si distendono quando l'organo

in pieno.

La parte perineale può essere suddivisa in tre zone:

Zona pettinata, compresa la linea anorettale e la linea pettinata

• Zona intermedia, al di sotto della linea pettinata e compresa con la linea anocutanea

• Zona cutanea, al di sotto della linea anocutanea

Ricordiamo che nelle prime due zone possiamo trovare il plesso emorroidario interno, nella zona

cutanea il plesso emorroidario esterno.

Ghiandole:

All'interno del canale alimentare è possibile trovare delle cellule enteroendocrine, ovvero cellule

appartenenti al sistema endocrino. E' chiaro che le funzionalità dell'apparato digerente vengono

stimolate da ormoni prodotti da questo sistema. Ad esempio le cellule G producono gastrina e

serotonina. La prima stimola la produzione di HCL nell'area oxintica dello stomaco. La seconda

stimola la muscolatora.

A livello delle ghiandole duodenali vengono prodotte 2 tipi di ormoni: la secretina e la

colecistochinina pancreozimina (CCK), questi due ormoni stimolano ambedue la secrezione

esocrina del pancreas, il quale è ricco di ioni bicarbonato che rendono l'ambiente alcalino.

Per ghiandole annesse si intendono le ghiandole extramurali, ovvero tutte quelle ghiandole che

sono nate nel canale alimentare, e poi sono uscite fuori, mantenendo comunque il proprio sbocco al

suo interno.

1. Ghiandole salivari maggiori: A differenza delle minori che si ritrovano anche sotto la

mucosa del palato, le maggiori sono dei veri e propri organi parenchimatosi, tra i quali

possiamo distinguere: parotide, ghiandola sottomandibolare e ghiandola sottolinguale.

La parotide è posta al di sotto del meato acustico esterno, dietro il ramo della

• mandibola e al davanti del processo mastoideo del temporale e del muscolo

sternocleidomastoideo. La parotide è contenuta all'interno della loggia parotidea,

medialmente la parotide presenta una sorta di protuberanza verso la faringe che prende il

nome di processo faringeo della parotide. Dal margine mediale della parotide prende

origine il suo dotto escretore, il dotto di Stenone. Il quale va ad aprirsi nell'arcata

superiore del vestibolo della cavità buccale di fronte al secondo molare. La sua

*

secrezione è di tipo prevalentemente sierosa . A differenza delle altre due che sono a

*[Le ghiandole sierose sono costituite da acini e producono saliva pura, quelle mucose sono formate da tubuli e producono saliva viscosa]

secrezione mista.

La ghiandola sottomandibolare sbocca esattamente ai lati del frenulo linguale, nella

• cavità buccale propriamente detta, prendendo il nome di dotto di Wharton.

La ghiandola sottolinguale, più che una singola ghiandola dovrebbe essere considerata

• come un insieme di più ghiandole, le quali sboccano ai lati della caruncola linguale

tramite piccoli orifizi.

PANCREAS (Il trapianto del libro cuore)

Il pancreas è un organo retroperitoneale, il peritoneo lo riveste anteriormente, e lo possiamo

a a

collocare intorno alla 1 -2 vertebra lombare. E' lungo circa 15cm, ed è costituito da una testa, un

corpo e una coda. La faccia posteriore prende rapporto con la parete posteriore della cavità

addominale, la faccia anteriore prende rapporti con la faccia posteriore dello stomaco

ATTRAVERSO la borsa omentale.

La testa presenta che si inserisce sulla concavità del duodeno, ed in basso presenta un processo

detto processo uncinato.

Il corpo presenta una concavità rivolta in avanti, dovuta al suo rapporto posteriore con i corpi

vertebrali. Il corpo poi si dirige da destra a sinistra trasversalmente e dal basso verso l'alto e si

continua con la coda.

La coda prende rapporti con l'ilo della milza e anche col rene di sinistra.

Un rapporto molto interessante è quello con il mesocolon trasverso, infatti esso passa proprio al

davanti della testa. Proprio per questo motivo una piccola parte della testa del pancreas si trova in

regione sottomesocolica.

Struttura

Il pancreas è una ghiandola mista, sia a secrezione esocrina che endocrina, costituita da popolazioni

cellulari distinte e separate.

La porzione esocrina ha la stessa struttura della parotide, mentre quella endocrina presenta una

struttura cordonale, che va a costituire le isole del Langerhans (molto poeticamente immerse nel mare di acini

della porzione esocrina)

Porzione esocrina *

Il pancreas è un organo pieno avvolto da una capsula . Quest'ultima invia all'interno del parenchima

dei setti connettivali, che suddividono il pancreas in lobuli, all'interno dei quali sono presenti gli

* [In tutti gli organi pieni è possibile individuare una capsula, uno stroma ed un parenchima.]

acini (cellule piuttosto alte). Questi sono formati da cellule che riversano il loro secreto in:

condotti preterminali → condotti intralobulari → condotti interlobulari → condotti escretori

La porzione esocrina produce il succo pancreatico, il quale viene riversato a livello del duodeno. In

questo succo possiamo trovare numerosi enzimi, i quali sono chiaramente inattivi nel pancreas

dato che hanno bisogno di un ambiente basico. Proprio

(altrimenti si svilupperebbe una pancreatite acuta)

a questo scopo il pancreas produce una grande quantità di ioni bicarbonato, i quali contribuiscono

moltissimo a rendere alcalino l'ambiente del duodeno.

L'acino produce il succo pancreatico, le cellule dei condotti intercalati e intralobolari producono

ioni bicarbonato.

Il pancreas presenta due dotti escretori, il dotto escretore maggiore (di Wirsung) e il dotto

accessorio (di Santorini). Il primo prende origine dalla coda del pancreas, attraversa tutto il corpo,

poi forma una curva rivolta in basso a livello della testa e si va ad aprire a livello della papilla

maior del duodeno,insieme al dotto del fegato (il coledoco). Il secondo invece prende origine da

una ramificazione del dotto principale a livello dell'istmo del pancreas, e va ad aprirsi a livello della

papilla minor del duodeno.

Porzione esocrina

Le isole del Langerhans presentano struttura cordonale, ovvero le cellule sono organizzate a

cordoni. L'aspetto interessante riguarda il fatto che queste cellule non si colorano tutte nello stesso

modo, infatti è possibile individuare cellule α (20%), cellule β (70%) e cellule γ!

Queste ultime rilasciano somatostatina, un ormone che a lungo termine inibisce la produzione di

ormone Gh mentre a breve termine inibisce la motilità del canale gastrointestinale e blocca la

secrezione gastrica e la secrezione esocrina del pancreas.

FEGATO

Il fegato è la più grossa ghiandola del nostro organismo, è posta sotto al diaframma, nella regione

sopramesocolica e occupa l'ipocondrio dx, l'epigastrio e parte dell'ipocondrio di sinistra.

Il fegato è un organo intraperitoneale, e data la forma del diaframma il fegato è completamente

a

ricoperto dall'arcata costale, il margine anteriore del fegato è la 1 vertebra lombare.

Il fegato presenta forma ovoide, come se gli fosse stata asportata una parte, e presenta una faccia

diaframmatica, una faccia posteriore e una faccia viscerale. A dividere la faccia diaframmatica da

quella viscerale è presente un margine anteriore.

La faccia diaframmatica presenta un solco sagittale, che la divide in un lobo di destra ed un lobo di

sinistra.

In quello di destra ritroviamo l'impronta colica, sopra a quest'ultima troviamo l'impronta renale, e

leggermente più sopra quella surrenale. In prossimità del solco sagittale anche l'impronta del

duodeno e della vena cava, quest'ultima in maniera molto intima.

In quello di sinistra ritroviamo il solco del legamento rotondo del fegato e indietro il solco del

dotto venoso di Aranzio.

In questo solco scorre il legamento falciforme, costituito da i due foglietti del peritoneo, che dopo

essersi accollati vanno verso la parete anteriore della cavità.

Il solco sagittale destro e quello sinistro sono uniti dal solco trasverso (ilo del fegato), questo crea,

oltre ai due lobi di cui abbiamo già discusso, altri due lobi: il quadrato e il caudato.

Davanti al primo e dietro al secondo, ovvero davanti al lobo quadrato e dietro al lobo caudato, è

presente il solco trasverso. A livello di quest'ultimo ritroviamo formazioni vascolari che entrano

(arteria epatica e vena porta) e il dotto escretore che esce.

Il fegato presenta una divisione in territori più o meno indipendenti, come anche i polmoni e i reni.

L'arteria epatica e la vena porta (ma vale anche per le vie biliari), portandosi all'interno del fegato,

si suddividono in rami che raggiungono determinati territori, e si è visto che nei rami terminali non

sono presenti anastomosi.

La vena cava entrando nell'ilo si suddivide in un ramo destro ed uno sinistro, questo ci permette di

suddividere il fegato in due parti: una destra e una sinistra. Questa suddivisione, per essere meglio

appresa, deve essere fatta facendo passare un piano di taglio per la fossa cistica. Questo significa

che il lobo quadrato ed il lobo caudato sono compresi nel lobo di sinistra.

A questo punto il ramo destro (della vena porta e dell'arteria epatica) fornisce un ramo laterale ed

uno paramediano, ciascuno con un sotto-ramo anteriore e posteriore.

Il ramo sinistro fornisce un ramo sinistro, ed uno per i due lobi (quadrato e caudato), anch'essi con

i rispettivi 2 sotto-rami.

In totale i segmenti epatici sono 8, di cui 4 a destra e 4 a sinistra.

N.b: Il fegato non è una ghiandola endocrina, a differenza di ciò che si può dire, dato che non

produce alcun ormone!!

Mezzi di fissità

I ligamenti del fegato sono il legamento falciforme , il

(che però non è realmente un legamento contenitivo)

*

piccolo omento (formato da epatogastrico e epatoduodenale) , il ligamento coronario(dato dai due

foglietti di peritoneo che non si accollano, facendo rimanere nuda la faccia posteriore del fegato, e

risalgono verso il diaframma) che da vita ai ligamenti triangolari (dati dall'accollamento dei due

foglietti di prima), e il ligamento dorsale (che è una dipendenza del foglietto inferiore del ligamento

coronario, che passa a ponte anteriormente alla vena cava inferiore).

Struttura del fegato

Al di sotto del rivestimento peritoneale, il fegato possiede una capsula connettivale detta capsula

fibrosa di Glisson. Questa fa dipartire dei sepimenti, che entrando all'interno dell'organo lo

suddividono in lobuli.

Il lobulo epatico rappresenta l'unità morfofunzionale epatica, essi prendono rapporti di vicinanza

mediante i lati, dove si vengono a costituire le fessure interlobulari, e mediante gli spigoli, dove si

creano spazi detti spazi portobiliari (formati dall'incontro di 3 vertici). Il lobulo epatico è costituito

all'interno da epatociti, i quali si dispongono in lamine callulari con andamento labirintico, e viene a

stabilirsi una circolazione mista.

Le vie biliari

Intraepatiche: La bile che si forma alla periferia del lobulo, si va a riversare in dei piccoli canalicoli che vengono chiamati

duttili biliari, o canali di Hering o colangioli, dotati di parete propria. Questi poi riversano la bile nei condotti

biliari, che ritroviamo nello spazio portobiliare. A partire dai condotti biliari, la bile viene raccolta in condotti

sempre più grandi, fino a quando viene raggiunto l'ilo del fegato, dove vi sono due grossi condotti, il dotto

* [Il primo detto anche parte flaccida, va dalla piccola curva dello stomaco alla faccia viscerale del fegato, il

secondo, detto parte densa, va dalla prima porzione del duodeno fino all'ilo del fegato.]

epatico dx e sx, che unendosi formano il dotto epatico comune, e a questo punto iniziano le vie biliari

extraepatiche.

Extraepatiche: Il dotto epatico comune è lungo circa 2cm e si unisce al dotto cistico proveniente dalla cistifellea. Ricevendo il

dotto cistico, diventa coledoco. Quest'ultimo è piuttosto lungo ed è contenuto nello spessore del ligamento

epatoduodenale. Nella parete del duodeno si forma una finestra ovale, un interstizio a spese della muscolatura

(longitudinale esterna e circolare interna). Attraverso questa finestra si impiegano sia il coledoco che il dotto

pancreatico maggiore. Ambedue si aprono nella papilla duodenale maggiore, dov'è presente uno sfintere (sfintere

di Oddi), proprio nel punto in cui si aprono nell'ampolla di Vater, grazie ad un notevole ispessimento della

muscolatura.

La cistifellea

E' accolta nella fossa cistica, parte anteriore del solco agittale destro della faccia viscerale del

fegato. Essa presenta un fondo, un corpo ed un collo. Dal margine inferiore del fegato sporge il

fondo della colecisti.

C'è un punto, chiamato punto di Murphy, a livello del quale possiamo palpare la cistifellea, esso è

determinato dall'incrocio di una linea verticale tangente il margine laterale del muscolo retto

a

dell'addome, e una linea orizzontale tangente alla 10 costa.

La sua struttura è formata da una tonaca mucosa e da una tonaca fibromuscolare.

La prima formata da un epitelio cilindrico semplice che presenta microvilli, a dimostrazione della

sua funzione assorbente, la seconda da fibre elastiche e da un modesto contingente muscolare.

L'acqua viene accumulata in sede citoplasmatica, dopodiché viene riversata negli spazi

intercellulari, per poi passare alla circolazione sistemica.

La bile

E' costituita da bilirubina, sali biliari, colesterolo, acqua e proteine.

La bilirubina è un prodotto di rifiuto che proviene dalla degradazione dei globuli rossi, i quali

vengono distrutti dai macrofagi della milza. Questa tramite la vena porta, e legata all'albumina,

raggiunge il fegato dove viene modificata e resa idrosolubile.

Una parte della bilirubina però viene riassorbita ed escreta dal rene e andrà a colorare l'urina

(urobilinogeno), la gran parte invece viene eliminata dall'intestino (stercobilinogeno) e conferisce

il caratteristico colore alle feci.

I sali biliari sono molto importanti perché favoriscono la digestione dei grassi.

Funzioni del Fegato

Esocrina (secerne bile)

• Accumulo (glicogeno, proteine)

• Sintesi (Albumina e fibrinogeno)

• Trasformazione (gluconeogenesi da amminoacidi)

• Combinante (combina i costituenti dei grassi formando fosfolipidi)

• APPARATO URINARIO

L'apparato urinario ha la funzione essenziale di produrre, accumulare temporaneamente ed

eliminare l'urina. Nell'urina troviamo prodotti di rifiuto del metabolismo intermedio (soprattutto

azotati) ma anche dell'acqua e di molti ioni. Tutto ciò serve conservare l'omeostasi dei fluidi

corporei.

I Reni, situati nella regione lombare, sono l'inizio delle vie urinarie, per esattezza i calici di ciascun

rene. Questi si riuniscono nella cosiddetta pelvi o bacinetto renale.

Le pelvi di ciascun lato proseguono con gli ureteri, i quali a loro volta andando in basso, terminano

nella vescica urinaria, un vero e proprio serbatoio dell'urina, situata nello scavo pelvico, comunica

con l'esterno tramite l'uretra. Quest'ultima è differente in base ai sessi. Nella donna è molto corta,

dopo aver attraversato il pavimento pelvico, sbocca nella porzione anteriore del vestibolo della

vagina. Nell'uomo invece, oltre ad essere molto più lunga (aprendosi all'esterno in corrispondenza

dell'apice del glande del pene) ha una duplice funzione, dato che riceve anche lo sbocco delle vie

spermatiche (dotti eiaculatori) e delle ghiandole prostatiche.

Reni → Calici (Maggiori e minori) → Pelvi → Ureteri → Vescica → Uretra

RENI

Destro e sinistro, sono due voluminosi organi parenchimatosi, situati nella regione postero-

superiore della cavità addominale (posizione retroperitoneale). Sono deputati alla regolazione del

volume e della composizione dei liquidi corporei attraverso la produzione di urina e possiedono

inoltre svariate attività endocrine. Presentano una forma a fagiolo appiattito in senso

anteroposteriore. La lunghezza media è di 12cm, la larghezza 6,5cm e lo spessore 3cm.

Il rene presenta un colorito rosso-brunito, con variazioni al rosso cupo e al grigio rossastro, e

consistenza dura. La superficie dei reni è liscia, con qualche solco in prossimità dell'ilo.

In ciascun rene si distinguono: 2 facce (Anteriore e posteriore), 2 poli (superiore ed inferiore) e 2

margini (laterale e mediale).

La faccia anteriore è convessa, guarda in avanti e poco lateralmente.

La faccia posteriore pianeggiante, è rivolta in dietro e poco all'interno.

Il polo superiore è arrotondato.

Il polo inferiore è solitamente più tagliente.

Il margine laterale è uniformemente convesso.

Il margine mediale, anch'esso convesso, si presenta incavato nella sua parte intermedia, dove si

trova una fessura verticale lunga 3-4cm → L'ilo renale.

Da quest'ultimo si ha accesso al seno renale, ove sono

accolti i calici minori e maggiori, parte delle pelvi,

diramazioni dell'arteria renale, le radici della vena

renale, i vasi linfatici e i nervi. Tutte queste formazioni

sono circondate da tessuto adiposo.

Le pareti del seno renale hanno una superficie irregolare

per la presenza di una serie di sporgenze mammellonate

dette papille renali [ovvero gli apici delle piramidi del

Malpighi.]

Oltre alle papille, vi sono altre sporgenze, meno

accentuate, date dalle colonne renali (di Bertin).

Il rene presenta normalmente una certa mobilità

consentita dai suoi mezzi di fissità:

La loggia renale, la capsula adiposa del rene, i vasi

renali, (Comportamento del) Peritoneo e i rapporti con i

visceri addominali.

Ciascun rene viene avvolto dalla capsula adiposa, è contenuto nella loggia fibrosa (loggia renale) e

delimitata da una fascia connettivale detta Fascia Renale [Rappresentata da una differenziazione del tessuto

.

sotto-sieroso peritoneale (fascia trasversale), essendo più ispessito e prendendo quindi il nome di fascia renale]

Questa fascia, in corrispondenza del margine laterale, si sdoppia in due foglietti, uno anteriore ed

uno posteriore.

Il foglietto anteriore (Foglietto prerenale) è molto sottile e difficile da isolare, essendo quasi del

tutto ricoperto dal peritoneo parietale posteriore. Passa davanti al rene e dal peduncolo renale, e

proseguendo il suo decorso si ricongiunge al davanti della colonna vertebrale con il suo analogo

contro-laterale. Questo foglietto nella zona corrispondente al colon è rinforzato da una lamina

connettivale detta fascia di Toldt.

Il foglietto posteriore (Foglietto retrorenale o fascia di Zuckerkandl) è molto più spesso e

resistente dell'anteriore, decorre al dietro del rene, aderendo parzialmente alla fascia dei muscoli

quadrato dei lombi e psoas.

Superiormente i due foglietti si riuniscono al di sopra della ghiandola surrenale e si fissano al

diaframma, in basso invece restano distinti e si perdono nel connettivo retroperitoneale.

La capsula adiposa del rene è costituita da una massa semifluida di tessuto adiposo, particolarmente

rappresentata nella donna e negli obesi.

Ecco ora una tabella che serve a riassumere i rapporti del rene:

Faccia posteriore Faccia anteriore (Prima rene dx e poi sx)

Circa a metà della sua altezza per il rene 2/3 superiori --> Attraverso il peritoneo, è in

• •

destro, e a 2/3 superiori per quello sinistro, si rapporto con la superficie inferiore del

a

incontra con la 12 costa. fegato, su cui lascia un'impronta.

Superiormente a questa i rapporti sono con la 1/3 inferiore --> Rapporto diretto con la

• •

base del torace, infatti la faccia posteriore del fessura destra del colon, e nei pressi del polo

rene riposa sul diaframma. inferiore, attraverso il peritoneo parietale, una

breve area per le anse digiunali.*

Inferiormente riposa sul muscolo grande

• _______________________________________

psoas e lateralmente con l'aponeurosi del

muscolo trasverso dell'addome. In alto --> Attraverso il peritoneo parietale,

Ramo anteriore del 12° nervo intercostale,

• con parte della faccia viscerale della milza.

nervi ileoipogastrico e ileoinguinale. Intermedio --> Direttamente con la coda del

a a a

e vene intercostali (10 ,11 e 12 ) e •

•Arterie pancreas e vasi lienali.

a a

lombari (1 e 2 ). basso --> Flessura sinistra e la prima

•In

porzione discendente del colon.

* Tra duodeno e rene il peritoneo costituisce una plica detta legamento duodenale.

CONFORMAZIONE INTERNA

1) Il rene è rivestito da una capsula propria, detta capsula fibrosa. Questa è una sottile membrana

connettivale, resistente e trasparente, dalla cui superficie interna si dipartono esili tralci che si

addentrano per breve tratto nel parenchima renale. La capsula è costituita da alcuni strati di

tessuto ricco di fibre collagene con fibre elastiche.

2) Il parenchima renale presenta due diversi aspetti morfologici che permettono di individuare due

zone distinte: La zona midollare e la zona corticale.

2.1) La ZONA MIDOLLARE, di colorito rossastro e di aspetto finemente striato, risulta

nell'insieme organizzata in 8 formazioni coniche (a volte fino a 18) dette piramidi renali

di Malpighi, con la base convessa e rivolta in periferia, e apice arrotondato e sporgente

6-8mm nel seno renale. Può capitare che due o più piramidi siano fuse insieme in

corrispondenza dell'apice, in tal caso una singola papilla rappresenta l'apice comune di

più piramidi, prendendo il nome di cresta renale.

2.2) La ZONA CORTICALE appare di aspetto più granuloso, colorito tendente al

giallastro e di consistenza minore rispetto al midollare. E' situata tra la base delle

piramidi e la superficie dell'organo, ma si spinge anche più profondamente fra le

piramidi stesse, separandole tra loro e formando le colonne renali di Bertin, che

raggiungono il seno renale, dove determinano le sporgenze interpapillari. Nella zona

corticale si distingue una parte radiata e una convoluta.

2.2.1. ) La parte radiata è costituita da un prolungamento di complessi conici detti

raggi midollari (di Ferrein) che originano alla base delle piramidi renali e

percorrendo radialmente la corticale, si assottigliano fino a raggiungere la superficie

del rene.

2.2.2. )La parte convoluta occupa lo spazio tra i raggi midollari, e forma in profondità le

colonne renali. Inoltre costituisce la fascia periferica di sostanza corticale compresa

fra l'apice dei raggi midollari e a superficie del rene, denominata cortex corticis.

La disposizione delle zone midollare e corticale, consentono di distinguere in ciascun rene lobi e

lobuli.

Il Lobo è una porzione di parenchima costituita da una piramide renale e dalla sostanza corticale

che a essa corrisponde. Quindi il numero dei lobi corrisponde al numero delle piramidi (8-18).

Il Lobulo è una porzione di parenchima della sola corticale ed è costituito da un raggio midollare e

dalla parte convoluta che lo circonda. E' delimitato in maniera incompleta, dai vasi sanguigni che

percorrono radialmente la zona corticale.

STRUTTURA

I reni sono costituiti da un parenchima e da uno stroma. Il parenchima è rappresentato da un insieme

di unità elementari: nefroni e dotti escretori. I primi hanno funzione uropoietica, mentre i secondi

trasportano l'urina verso l'apice delle piramidi renali e quindi nei calici e provvedono a modificarne

la composizione.

Organizzazione generale del nefrone

I nefrone rappresentano l'unità fondamentale del rene, avendo il compito di formare l'urina, e sono

circa 1 Milione.

Ogni nefrone è costituito da un corpuscolo renale (di Malpighi), nel quale si realizza

l'ultrafiltrazione del plasma, e da un tubulo renale, in cui l'ultrafiltrato, attraverso fenomeni di

riassorbimento selettivo diviene urina.

Per quanto riguarda i nefroni essi possono essere suddivisi in due categorie: nefroni corticali e

nefroni iuxtamidollari. I primi sono caratterizzati da un corpuscolo più piccolo e situato nella parte

più periferica della corticale e da un tubulo breve. Gli altri invece possiedono un corpuscolo più

voluminoso e localizzato vicino alla midollare, e un tubulo molto più lungo.

L'estremità prossimale dei tubi appare invaginata e si dispone a calice a doppia parete intorno a un

gomitolo di capillari sanguigni, prendendo il nome di capsula di Bowman. Il gomitolo vascolare

invece prende il nome di glomerulo. Capsula e glomerulo formano il corpuscolo renale!

I corpuscoli renali sono copri sferoidali, a livello dei quali per un fenomeno di ultrafiltrazione del

plasma sanguigno si forma l'ultrafiltrato glomerulare (urina primaria nella quantità di 180l/h). Nei

corpuscoli renali si distinguono un polo vascolare e un polo urinario. L'arteriola afferente penetra

nel corpuscolo a livello del polo vascolare e si risolve subito in un ciuffo di capillari (glomerulo),

che dopo un decorso ad ansa, si riuniscono, in corrispondenza del polo vascolare stesso,

nell'arteriola afferente che abbandona il corpuscolo. Si costituisce pertanto a livello dei glomeruli

una rete mirabile arteriosa, cioè una rete capillare interposta fra due arteriole.

Il tubulo renale ha la funzione di modificare l'ultra filtrato glomerulare, rendendolo simile al urina

definitiva. Questo grazie a delle cellule epiteliali particolari che lo delimitano. Dopo aver riassorbito

oltre il 95% dell'acqua e modificato nella sua composizione fisiochimica, l'ultra filtrato è pronto a

diventare urina, la quale assumerà i caratteri qualitativi e quantitativi definitivi solo dopo

l'attraversamento dei dotti collettori in cui i tubuli renali, terminano nel loro decorso.

Il tubulo renale può essere suddiviso in tre porzioni, diverse per struttura e funzione: il tubulo

prossimale di prim'ordine, l'ansa del nefrone (di Henle) e il tubulo distale.

Tubulo prossimale: A

lla sua origine dal polo urinario del corpuscolo presenta un restringimento, il colletto.

Assume quindi un decorso particolarmente tortuoso compiendo numerose anse contenute

nella parte convoluta della corticale. Nella sua porzione terminale si fa rettilineo e penetra nel

raggio midollare più vicino.

Ansa del nefrone: E' rappresentata da un tubulo legato ad U, in cui si possono distinguere un braccio

discendente, che fa direttamente seguito al segmento rettilineo del tubulo prossimale, un

ansa vera e propria ed un braccio ascendente parallelo al primo ma diverso opposto. I

passaggi fra i segmenti rettilinei dei tubuli prossimale e distale avvengono bruscamente, il

primo segnato da una brusca riduzione del diametro tubulare, mentre il passaggio dal braccio

ascendente dell'ansa nel segmento rettilineo del tubulo distale è caratterizzato da un brusco

aumento dell'altezza dell'epitelio. Le anse dei nefroni corticali sono assai brevi, circa 0,25

mm, mentre quelle dei nefroni iuxtamidollari sono assai più lunghe, circa 10 mm. Segmenti

rettilinei dei tubuli prossimale e distale vengono indicati come segmenti spessi dell'ansa,

mentre la restante parte dell'ansa costituisce il segmento sottile.

Tubulo distale: R appresenta la continuazione del braccio ascendente dell'ansa del nefrone, ha inizialmente

percorso rettilineo, durante il quale risale dalla midollare, verso la parte convoluta per

portarsi in vicinanza del corpuscolo renale di origine. Esso si pone infatti fra l'arteriola

afferente e l'efferente e presenta, in questa sede, una particolare modificazione della sua

struttura, la macula densa.

STRUTTURA DEL NEFRONE

Cominciamo ad analizzare il corpuscolo renale, partendo dal foglietto parietale della capsula

glomerulare, rappresentato da un epitelio pavimentoso semplice che riposa su una lamina basale

*

abbastanza spessa e talvolta stratificata che lo separa dallo stroma circostante . La superficie

cellulare interna, in corrispondenza del nucleo, delimita la camera glomerulare o spazio capsulare.

In continuazione con il foglietto parietale troviamo il foglietto viscerale, in corrispondenza del polo

vascolare del corpuscolo, costituito da uno strato di elementi epiteliali, i podociti. Quest'ultimi sono

cellule altamente specializzate, appaiono come corpi stellati, dal quale si dipartono numerosi

prolungamenti ( processi primari, secondari e terziari [o pedicelli] ). I pedicelli, alla loro estremità,

sono leggermente dilatati e aderiscono alla superficie esterna della lamina basale dei capillari

glomerulari. Fra i pedicelli contigui si stabiliscono fessure larghe 20-30nm e profonde 30-50nm,

chiamate fessure di filtrazione. I podociti inoltre sono i responsabili della sintesi della maggior parte

dei componenti della membrana basale glomerulare.

GLOMERULO

1) Il è costituito fondamentalmente da tutte le anastomizzazioni delle arteriole

derivate dall'arteriola afferente, che penetra nel corpuscolo tramite il polo vascolare, e che vanno

a confluire nell'arteriola efferente, di calibro minore rispetto all'afferente. L'arteriola afferente si

divide in tre-cinque rami, da ciascuno dei quali origina un ciuffo di capillari che costituisce un

lobulo capillare. **

Le cellule mesangiali insieme alla matrice che le circonda (matrice mesangiale ) costituiscono il

mesangio intraglomerulare, rappresentando in toto il 15% del volume glomerulare. Le cellule

mesangiali si mettono in rapporto mediante lamina basale sia con l'endotelio (versante interno del

capillare) sia con i pedicelli epiteliali (versante esterno dei capillari). Le cellule del mesangio hanno

forma irregolarmente stellata, sono ovviamente fornite di prolungamenti che si spingono alla

membrana basale dei capillari e si connettono mediante giunzioni serrate (nexus).

Il ruolo svolto dal mesangio non è ancora completamente chiarito, tuttavia si può affermare che esso

offre supporto meccanico ai capillari glomerulari ed esercita un controllo del flusso sanguigno nei

capillari.

*[Occorre però notare che la membrana basale non ricopre l'intera circonferenza della parete capillare, ma solo circa i suoi tre

quarti. Interponendosi tra endotelio e i pedicelli dei podociti. La membrana basale quindi risulta parzialmente incompleta laddove

contrae rapporto con il mesangio intraglomerulare]

**[Oggi giorno si considera la matrice mesangiale come una sostanza intercellulare prodotta dalle stesse cellule mesangiali.]

Il corpuscolo renale funziona come un ultrafiltro nei confronti del sangue che circola nei capillari

glomerulari. La cosiddetta barriera di ultrafiltrazione (urina/sangue), che nell'adulto ha

2

un'estensione di circa 0,8m , è costituita dall'endotelio fenestrato dei capillari, dalla membrana

basale e dai podociti che formano il foglietto viscerale della capsula glomerurale. La combinazione

dei tre diversi strati della membrana basale glomerurale, insieme ai pedicelli dei podociti, crea una

barriera meccanica ed elettrostatica che impedisce il passaggio delle grande macro-molecole.

TUBULO RENALE

2) Il può essere suddiviso in tre parti:

Il tubulo prossimale è delimitato da un epitelio cilindrico semplice, le cellule hanno la forma di

una piramide tronca, la cui base poggia su una sottile lamina basale che circonda perifericamente

tutto il tubulo. L'apice tronco determina con le cellule adiacenti il lume del tubulo, relativamente

ristretto.

Nella porzione apicale del citoplasma si trovano piccoli vacuoli e granuli di dimensioni variabili, le

cellule mostrano spesso una sorta di cupola sporgente nel lume e un tipico orletto a spazzola. I

limiti cellulari sono irregolari a causa di estroflessioni citoplasmatiche, che si ingranano in maniera

complessa con estroflessioni delle cellule accanto. Gli apparati giunzionali sono detti zonulae

occludentes.

L'Ansa del nefrone rivestita da un epitelio pavimentoso semplice, possiede un citoplasma

debolmente acidofilo e manca di particolari caratteristiche strutturali. Nell'ansa del nefrone il

liquido tubulare viene ulteriormente modificato. Nel braccio discendente infatti subisce un processo

di concentrazione per il riassorbimento di acqua. Al contrario nel braccio ascendente, impermeabile

all'acqua, vengono riassorbiti ioni sodio e cloro. Tutti questi processi si svolgono secondo

meccanismi di moltiplicazione e di scambio controcorrente. Complessivamente nell'ansa viene

riassorbito circa il 15% dell'acqua e il 25% di ioni.

Il tubulo distale è delimitato da un epitelio cilindrico semplice, di altezza minore di quello del

tubulo prossimale, il citoplasma si dimostra acidofilo e non si osserva l'orletto a spazzola.

Laddove la parete del tubulo distale si pone in rapporto con il polo vascolare del corpuscolo renale

di origine, le cellule epiteliali si modificano nel loro assetto formando la macula densa. Nel tratto

iniziale ha luogo un riassorbimento di ioni sodio e cloro, e una parte del calcio. Nella zona

terminale, molto similmente al dotto collettore, si realizza un significativo riassorbimento di sodio e

ioni, invece per quanto riguarda il riassorbimento dell'acqua, la permeabilità è variabile (a seconda

della presenza dell'ormone ADH).

3) L'INTERSTIZIO RENALE è costituito dallo stroma del rene, di natura connettivale. Nel

complesso non supera neanche il 5% dell'intera massa renale, è esiguo nella corticale (Essendo

molto sottile, con poche cellule di tipo fibroelastico) e più abbondante nella midollare. Infatti in

quest'ultima l'interstizio è relativamente ampio, è costituito da spazi connettivali nel cui contesto si

riscontrano cellule interstiziali di varia forma, immerse in una matrice trasparente agli elettroni.

L'importanza dell'interstizio della midollare è notevole; infatti tutti i meccanismi di cui abbiamo

discusso (moltiplicazione e scambio controcorrente) si realizzano proprio grazie a quest'ultimo. Il

ruolo delle cellule interstiziali ancora non è noto, anche se si pensa che esse possano contribuire

insieme al tubulo collettore alla produzione di prostaglandine.

4) L'APPARATO IUXTAGLOMERULARE è costituito da un complesso di formazioni

localizzate in corrispondenza del polo vascolare di ciascun corpuscolo renale. Ne fanno parte: le

cellule iuxtaglomerulari (cellule granulose) dell'arteriola afferente, la macula densa del tubulo

distale e il mesangio extraglomerulare.

4.1) Le cellule iuxtaglomerulari [Sono situate in corrispondenza del polo vascolare del glomerulo,

nella parete dell'arteriola afferente prima della sua penetrazione nel corpuscolo renale. Queste cellule

appaiono come elementi mioepiteliali che sostituiscono le miocellule della tonaca media del vaso e si

ritrovano perciò al di sotto dell'endotelio. Il citoplasma contiene numerosi granuli secretori di due

tipi: i granuli di tipo I, irregolari di forma e contenenti formazioni di tipo cristallino romboidali, e i

granuli di tipo II, più grandi, sferoidali ed elettrondensi. Quest'ultimi vengono considerati la forma

matura dei granuli contenenti renina. Queste cellule, data la loro particolare posizione, potrebbero

agire come barocettore, immettendo in circolo renina in quantità variabile, a seconda dei valori

pressorei, e in relazione ai rapporti paracrini stabiliti con la macula densa e il mesangio

extracellulare.]

4.2) La macula densa [Essa segna il limite fra segmento rettilineo e segmento convoluto del tubulo

distale. Altro non è che un gruppo di cellule tubulari alte, strettamente impacchettate, povere di

citoplasma e con i nuclei che risultano più ravvicinati rispetto alle altre regioni del tubulo distale. Ed

è proprio questa maggiore concentrazione di nuclei che conia il termine “Macula densa”.]

4.3) Il mesangio extraglomerulare [Detto anche cuscinetto polare, è rappresentato da un

gruppetto di cellule (ilàri) situate nell'angolo compreso fra arteriola afferente e arteriola efferente, in

diretto rapporto con le altre due strutture dell'apparato iuxtaglomerulare. Analogamente alle cellule

del mesangio intraglomerulare, queste cellule si trovano immerse in una matrice che talvolta si

organizza in lamine basali.]

STRUTTURA DEI DOTTI ESCRETORI

Il sistema dei dotti escretori è costituito dai dotti collettori e dai dotti papillari (di Bellini).

I primi, mediante un breve tratto reuniente, ricevono lo sbocco dei tubuli distali dei nefroni,

decorrono rettilinei nei raggi midollari della corticale e giungono nelle piramidi renali, dove

convergono per formare dei dotti più grandi, i dotti papillari.

La parete dei dotti collettori è formata da epitelio cubico semplice, e le cellule aumentano di altezza

nei dotti di maggior calibro. Intercalati alle cellule principali (cellule chiare) si osservano altre

cellule (cellule scure), provviste di un citoplasma più opaco agli elettroni. Le cellule scure svolgono

un ruolo importante nel mantenimento dell'equilibrio acido-base dell'organismo, in quanto capaci di

secernere idrogenioni nel liquido tubulare.

Anche nei collettori si effettua un ultimo riassorbimento di acqua, paria a 6-8l /24h, facendo così

raggiungere all'urina la concentrazione e il volume definitivo, mediamente di 1,5-2l /24h.

I dotti papillari invece hanno la parete costituita da epitelio cilindrico semplice, presentano un

citoplasma chiaro, trasparente, con nucleo sferico in posizione centrale.

VIE URINARIE

E' possibile distinguere le vie urinarie in superiori ed inferiori. Le prime sono costituite da calici,

pelvi e uretere. Le seconde da vescica e uretra.

CALICI E PELVI RENALI

Servono a trasportare l'urina dalle papille renali all'uretere.

I calici sono contenuti nel seno renale, immersi nel tessuto adiposo, e raccolgono l'urina fuoriuscita

dai dotti papillari. Possono essere suddivisi in calici maggiori e minori.

I calici minori, in numero di 8-12, sono rappresentati da piccoli condotti imbutiformi o cilindrici,

della dimensione dell'ordine di 10 mm, si fissano alla base di una papilla renale, e confluiscono in

gruppi di 3-4 nei calici maggiori.

I calici maggiori, molto variabili per forma e dimensioni, e di dimensione dell'ordine di 20mm,

possono essere in numero di 2-3 (distinguendosi in superiore, medio e inferiore). Essi si aprono a

livello della pelvi renale, a volte due calici si riuniscono in uno (solitamente medio ed inferiore).

Talvolta i calici maggiori mancano, perciò i calici minori sboccano direttamente nella pelvi renale

(pelvi ampollare), al contrario a volte i calici maggiori possono essere così lunghi che danno origine

ad una particolare pelvi renale (pelvi dendritica o ramificata). Normalmente la pelvi renale, con

dimensioni nell'ordine dei 2-3 cm, ha forma di cono rovesciato, schiacciato in senso antero-

posteriore e ricurvo con concavità in basso.

Struttura

La parete dei calici e della pelvi è costituita da tre tonache sovrapposte:

Tonaca mucosa → assai sottile e di colorito grigiastro, è formata da un tipico epitelio di transizione

e da una lamina propria. L'epitelio di transizione ha la caratteristica di essere

distensibile e impermeabile, ed è costituito da tre strati di cellule epiteliali:

cellule basali, cellule intermedie e cellule superficiali.

Questo epitelio poggia sulla lamina propria, costituita da tessuto connettivo

ricco di fibre elastiche e contenente talvolta piccoli noduli linfatici.

Superficialmente la lamina propria si solleva in sottili creste ad andamento

prevalentemente longitudinale che penetrano nell'epitelio. Nel punto di

attacco dei calici minori alla base delle papille renali, la lamina propria

continua con il connettivo stromale del rene.

Tonaca muscolare → non molto sviluppata costituisce uno stato discontinuo. Nel punto di attacco

dei calici minori alle papille, i fasci muscolari aumentano e assumono

un andamento circolare (muscolo sfintere della papilla).

Tonaca avventizia → è un sottile strato di tessuto connettivo lasso. Dai calici trapassa nella capsula

fibrosa e tappezza le pareti del seno renale e dalla pelvi continua

nell'analoga tonaca dell'uretere.

URETERI

Gli Ureteri sono organi muscolomembranosi pari e simmetrici, che collegano la pelvi renale, dalla

quale originano senza un limite netto, con la vescica urinaria. Attraverso gli ureteri l'urina prodotta

dai reni viene convogliata con un flusso pressoché continuo nella vescica urinaria.

L'uretere presenta una notevole lunghezza: si estende infatti dalla regione lombare, sede della sua

origine, alla piccola pelvi. La misura nel maschio adulto è di circa 29 cm, l'uretra, nel suo primo

tratto, decorre dietro al peritoneo parietale posteriore, quindi discende nella piccola pelvi

decorrendo dapprima in posizione retroperitoneale e quindi sottoperitoneale. Nel complesso

possiamo affermare quindi che il decorso non è rettilineo.

Il lume dell'uretere e nell'insieme appiattito in senso antero-posteriore, a causa della pressione

esercitata su di esso dai visceri addominali (il suo diametro medio è di circa 4-7 mm).

Lungo il suo decorso si individuano tre punti ristretti o restringimenti fisiologici:

Il primo è situato poco dopo l'origine della pelvi renale a circa 7-8 cm dall'ilo renale (istmo superiore o colletto)

il secondo in corrispondenza della fessura marginale (istmo inferiore o restringimento iliaco)

il terzo, più accentuato, in corrispondenza dello sbocco in vescica ( restringimento vescicale o intramurale)

Rapporti

Nella porzione addominale, l'uretere, contrae i seguenti rapporti: posteriormente poggia sul muscolo

psoas, anteriormente e in alto è coperto dalla porzione discendente del duodeno e dalla fessura

duodeno-digiunale, medialmente con la vena cava e l'aorta addominale, lateralmente con la

porzione sottoilare del margine mediale del rene.

Nella porzione pelvica, l'uretere contrae rapporti diversi nei due sessi:

Maschio Femmina

Incrocia lateralmente ai vasi e il nervo La sua prima porzione, coperta dal peritoneo, passa davanti ai

otturatori, l'arteria ombelicale, le arterie vasi ipogastrici, lungo il margine libero dell'ovaia, delimitando

vescicali e i linfonodi ipogastrici. Giunto in posteriormente la fossa ovarica. Contrae rapporti anche con il

corrispondenza del pavimento pelvico, padiglione tubarico. Giunto a una distanza di circa 1,5-2 cm dalla

l'uretere si dirige in avanti e mediamente per porzione sopravaginale, viene incrociato dall'arteria uterina.

raggiungere la vescica. Nell'ultimo tratto si Inoltre contrae rapporti con i plessi venosi uterovaginali e

insinua tra la faccia anteriore delle vescicovaginali. L'ultima porzione dell'uretere decorre dapprima

vescichette seminali e la parete vescicale. nello spessore della tonaca muscolare, poi si colloca tra questa e

la zona mucosa, determinando sulla superficie interna della

vescica un rilievo detto piega ureterica.

Struttura

La parete dell'uretere è costituita dalla sovrapposizione di tre tonache: mucosa, muscolare e

avventizia.

La mucosa, più spessa rispetto a quella dei calici e della pelvi renale, si solleva in 5-7 pieghe

longitudinali che scompaiono durante la distensione del condotto. La tonaca muscolare, di spessore

omogeneo in tutto l'uretere, è costituita da fascetti di cellule muscolari lisce, inframmezzati da

abbondante connettivo. La tonaca avventizia è formata da tessuto connettivo lasso ricco di sottili

fibre elastiche e contiene le principali diramazioni dei vasi e dei nervi ureterici. In corrispondenza

della porzione intramurale dell'uretere prende anche il nome di guaina dell'uretere e contiene

fascetti di miocellule disposti longitudinalmente in continuità con la muscolatura vescicale. Peraltro

non esistono veri e propri dispositivi sfinterici nella porzione intramurale dell'uretere.

VESCICA

La vescica è un organo cavo muscolo-membranoso impari, e presenta il serbatoio dell'urina. La

capacità vescicale fisiologica è pari in media 150-350 ml, tuttavia può contenere senza rotture fino a

2-3L di urina.

Nell'adulto la vescica vuota è completamente contenuta nella parte anteriore della piccola pelvi.

Presenta un contorno triangolare a base posteriore e risulta appiattita dall'alto in basso. Nella

vescica vuota la cavità è ridotta a una fessura, quando l'urina vi si raccoglie, le pareti vescicali

progressivamente si discostano e si distendono, la faccia superiore che è quella più distensibile, si

solleva facendosi convessa. La vescica acquista così una forma più globosa, o più precisamente

ovoidale, con l'estremità più voluminosa inferiore, e l'asse maggiore diretto obliquamente in basso e

indietro. Nella femmina la vescica appare più appiattita in senso antero-posteriore e sviluppata

trasversalmente. La presenza delle strutture uterovaginali determina una depressione mediana nella

base della vescica.

Mezzi di fissità

I mezzi di fissità della vescica sono rappresentati da diverse formazioni legamentose che

stabiliscono connessione con gli organi vicini:

legamenti vescicali anteriori, legamenti vescicali posteriori, legamento ombelicale mediano, legamenti

ombelicali laterali.

Sono pure mezzi di fissità la fascia vescicale e il peritoneo: La fascia vescicale è la porzione della

fascia pelvica viscerale che riveste la vescica. Essa acquista particolare consistenza posteriormente,

dov'è rinforzata dalla fascia rettovescicale del maschio e settovescovaginale e nella femmina.

Il peritoneo parietale riveste la vescica comportandosi in maniera diversa a seconda dello stato di

riempimento dell'organo. A vescica vuota il peritoneo, dopo essere disceso fino in prossimità della

sinfisi pubica, passa direttamente sulla faccia superiore della vescica rivestendola completamente. Il

peritoneo si riflette lateralmente sulla parete laterale della piccola pelvi, formando a sinistra e a

destra il cavo laterovescicale. Posteriormente, nel maschio, il peritoneo si porta sulla faccia

anteriore del retto costituendo il cavo rettovescicale (di Douglas). Nella femmina il peritoneo passa

dalla faccia posteriore della vescica alla faccia anteriore dell'utero, creando il cavo utero-vescicale.

Quando la vescica si riempie, oltrepassando la sinfisi pubica, il peritoneo, dalla faccia posteriore

della parete anteriore dell'addome si riflette sulla porzione superiore della faccia anteriore del corpo

vescicale costituendo il cavo prevescicale.

Rapporti

Rapporti della base

Nel maschio, nella base della vescica si considerano due porzioni: una anteriore ed una posteriore.

Nella prima si contraggono rapporti particolarmente intimi con la prostata, nella seconda con le

vescichette seminali e le ampolle dei canali deferenti. Nella femmina la base della vescica

corrisponde, dall'avanti indietro, al terzo superiore della parete anteriore della vagina, al fornice

vaginale anteriore e alla porzione sopramarginale del collo dell'utero.

Rapporti del corpo

E' in rapporto attraverso il tessuto celluloadiposo con la sinfisi pubica, con le branche superiori e

inferiori del pube. Le facce laterali della vescica sono individuabili soltanto a vescica distesa, esse

corrispondono alle pareti della piccola pelvi. La faccia anteriore è in rapporto nel maschio con le

anse del tenue, mentre nella femmina essa contrae rapporto, per quasi tutta la sua estensione, con la

faccia anteriore dell'utero.

Rapporti dell'apice

anteriormente con la sinfisi pubblica, e posteriormente con le anse dell'intestino tenue.

Configurazione interna

In corrispondenza degli angoli del trigono vescicale sono situati tre orifizi: un anteriore, il meato

uretrale interno, e due postero laterali, che rappresentano gli orifizi ureterali, corrispondenti allo

sbocco degli ureteri. Il meato uretrale interno e di norma il punto più declive della vescica, nella

femmina esso appare di forma circolare, mentre nel maschio adulto si presenta come una fessura

semilunare a convessità anteriore. La porzione della base vescicale situata dietro al trigono presenta

una depressione ellittica a maggiore asse trasversale denominata fossa retroureterica.

La tonaca mucosa si solleva in numerose pieghe nella vescica vuota, ad eccezione del trigono

vescicale. L' epitelio di rivestimento, detto urotelio, è di transizione, ed è costituito da cellule ad

ombrello, il cui plasmalemma presenta placche di attacco sui quali si ancorano microfilamenti

sparsi nel citoplasma. La membrana plasmatica così può acquisire una superficie più ampia in caso

di vescica piena.

Uretra (maschile e femminile)

L'uretra maschile è un condotto della lunghezza media di 18-20 cm. Ha origine al livello dell'apice

anteriore del trigono vescicale e termina alla sommità del glande del pene. L'uretra maschile da

passaggio esclusivamente all'urina solo nel suo tratto iniziale: tale porzione costituisce l'uretra

*

urinaria o preprostatica. Nella maggior parte della sua estensione, uretra prostatica e uretra

**

membranosa , permette anche il passaggio dello sperma durante l'eiaculazione, quindi anche

nell'uretra cavernosa. L'uretra femminile è un condotto della lunghezza di 3-5 cm che ha inizio

dalla vescica urinaria e, dopo aver attraversato il pavimento pelvico, si apre nella parte anteriore del

vestibolo della vagina.

* [A Circa metà dell'uretra prostatica, è presente il colliculis seminalis, dove si apriranno i condotti eiaculatori]

** [È il punto dell'uretra che attraverso il diaframma pelvico]

APPARATO GENITALE

Gli apparati genitali sono quelli che consentono il perpetuarsi della specie e presentano delle

caratteristiche comuni, come la presenza di organi chiamate gonadi, le quali producono i gameti.

Sotto stimolazione delle gonadotropine ipofisarie, a livello delle gonadi si producono gli ormoni

sessuali maschile femminile. Una caratteristica comune di apparati genitali nella presenza delle vie

genitali attraverso cui devono passare gli spermatozoi o la cellula uovo.

APPARATO GENITALE MASCHILE

• *

L'apparato genitale maschile costituito dalle gonadi (testicoli), dalle vie spermatiche , dalle

vescichette seminali, dalla prostata, dalle ghiandole bulbo uretrali e dai genitali esterni, cioè il

pene e la borsa scrotale. IL TESTICOLO

La gonade maschile è contenuta all'esterno del nostro organismo, nella borsa scrotale.anche se il

testicolo non si sviluppa nella sede in cui lo troviamo: il testicolo si sviluppa nella cavità

addominale intorno al 3° mese della vita intrauterina, al 7° mese di vita scende già nel canale

inguinale, dall'8° all' 9° mese raggiunge la borsa scrotale [ Questo processo è estremamente importante

].

perché la spermatogenesi richiede una temperatura inferiore di 1-2° rispetto alla temperatura corporea

Le principali ritenute sono a livello del canale inguinale, a volte nell'anello inguinale sottocutaneo.

E' consigliabile attendere qualche tempo perché c'è la possibilità che il testicolo ritenuto possa

completare la migrazione tardivamente, anche se va operato chirurgicamente all'età di due-tre anni.

I testicoli hanno una forma un po' ovoidale, presentano un polo superiore, un polo inferiore, un

margine anteriore e un margine posteriore. In corrispondenza di quest'ultimo si trova l'ilo del

testicolo. Ricordandoci che il testicolo deriva dalla cavità addominale,i suoi involucri avranno la

stessa composizione della parete anteriore della cavità addominale (peritoneo, fascia trasversale,

muscolo traverso, obliquo interno e l'obliquo esterno).

**

La tonaca vaginale propria deriva dal peritoneo , in particolare dal diverticolo peritoneo-vaginale.

Questa costituisce un foglietto viscerale chiamato anche epiorchio,che non riveste però

* [Le vie spermatiche sono rappresentate dai tubuli retti, rete testis, epididimo, canali deferenti (contenuti nel

funicolo spermatico), i condotti eiaculatori e l'uretra comune.]

** [La tonaca vaginale comune deriva dalla fascia trasversale]

completamente il testicolo, in particolare il margine posteriore del testicolo non è rivestito dalla

tonaca vaginale propria perché prende rapporti con il corpo e con la coda dell'epididimo.

Il muscolo cremastere deriva da fascetti muscolari dell'obliquo interno e del trasverso, ha un

importante significato funzionale perché a seconda della temperatura può allontanare o avvicinare il

testicolo alla radice delle cosce (riflesso cremasterico). La fascia cremasterica infine deriva

dall'aponeurosi del muscolo obliquo esterno.

Al di sotto della tonaca vaginale propria, il testicolo è avvolto dalla tonaca albuginea, dalla quale si

dipartono i setti connettivali che vanno verso il margine posteriore del testicolo, dov'è presente l'ilo,

andando a costituire un ispessimento della tonaca albuginea che prende il nome di mediastino del

*

testicolo . I setti connettivali dividono inoltre il parenchima del testicolo in territori chiamati lobuli

o logge, all'interno dei quali si ritrova il parenchima costituito dai tubuli seminiferi contorti, in

numero di due-tre per ciascuna loggia.

Tubulo seminifero

Il tubulo seminifero contorto presenta una lamina basale e un lume, sulla prima poggia un epitelio

germinativo pluristratificato, nel contesto del quale avviene la maturazione delle cellule germinali,

le quali cadono nel lume all'interno del tubulo non appena diventano mature. Alla base del tubulo

semififero, in prossimità della lamina basale, sono presenti delle cellule germinali che prendono il

nome di spermatogoni. Essi possono distinguersi in:

Spermatogoni A --> I quali possono dare altri spermatogoni A, mantenendo la linea

– germinale oppure possono evolvere in Spermatogoni B

Spermatogoni B --> Evolvono in spermatociti di prim'ordine, Cioè lo stadio in quale inizierà

– la meiosi, che porta la formazione di spermatociti di secondo ordine

chiamati anche spermatidi. (70-80 giorni)

Cellule del Sertoli

Queste si trovano anch'esse sulla lamina basale, la loro funzione è multipla:

1) La denominazione di cellule di sostegno è dovuta al fatto che nel plasmalemma delle cellule

del sertoli si ritrovano delle incavature che le cellule germinali dei vari

servono a sostenere

stadi di sviluppo.

2) Costituiscono la cosiddetta , dato che le cellule germinali non

barriera ematotesticolare

**

possono trarre nutrimento direttamente dal sangue .

3) Producono una proteina chiamata ABP, grazie alla quale possono trattenere testosterone, per

poi cederlo alla linea germinale e permettere così la spermatogenesi. Questo grazie

all'ormone FSH, che fa stimolare queste cellule alla produzione della proteina.

4) Producono anche inibina, la quale agisce tramite l'ipotalamo riducendo la produzione

ipofisaria di ormone FSH.

Ghiandole interstiziali

Tra i tubuli seminiferi sono presenti le cellule del Leydig, che vanno a costituire la ghiandola

interstiziale. Esse sono importanti perché sotto stimolazione dell'ormone LH secreto dalla

dall'adenoipofisi, producono ormoni maschili, il testosterone.

Quest'ultimo, oltre a indurre la spermatogenesi, fa acquisire all'individuo i caratteri sessuali

secondari. C'è comunque da sottolineare il fatto che il testosterone non agisce direttamente sulle

cellule germinali ma viene captato dalla proteina ABP prodotta dalle cellule del Sertoli.

* [Il mediastino del testicolo è un accumulo di tessuto fibroso, una struttura connettivale che ritroviamo a livello del

margine posteriore del testicolo]

** [Dato che un eventuale contatto diretto con il circolo sanguigno potrebbe causare la distruzione di queste cellule da

parte dei linfociti, che potrebbero non riconoscerle a causa del loro assetto genetico variabile.]

LE VIE SPERMATICHE

Le vie spermatiche sono costituite da:

Tubuli retti → rete testis → canale dell'epididimo → dotto deferente → condotti eiaculatori →

uretra

Tubuli retti e rete testis

Nel punto in cui il tubulo seminifero contorto abbandona l'apice della loggia del testicolo, assume

un aspetto rettilineo diventando tubulo retto. Oltre all'aspetto cambia bruscamente anche l'epitelio, il

quale diventa da epitelio germinativo → epitelio cubico.

I tubuli retti, a livello del mediastino, si anastomizzano tra di loro venendo a costituire la rete testis.

Da quest'ultima si dipartono dei condottini che abbandonano il testicolo e prendono il nome di

condottini efferenti (Si trovano quindi nell'ilo del testicolo).

Epididimo

L'epididimo è rivestito dalla tonaca albuginea, da questa si dipartono dei setti che lo dividono in

strutture chiamate coni vascolosi o logge. All'interno delle logge si vanno impiegare i condottini

efferenti. Il primo condottino efferente va a raccogliere tutti condottini efferenti che si trovano più

in basso diventando canale dell'epididimo. Il canale dell'epididimo continua poi con il deferente.

I condotti efferenti sono costituiti da un epitelio cilindrico e non presentano un lume uniforme.

Presenta infatti delle creste e delle docce, dovute a delle cellule alte e basse.

Le presentano dei microvilli e delle vescicole di secrezione in prossimità

– cellule più basse

della parte distale: questo vuol dire che si tratta di cellule con funzione sia di secrezione sia

di assorbimento

Le hanno una struttura ciliata, ma anche le ciglia presentano dei microvilli, per

– cellule più alte

cui svolgono funzione assorbente. Ovviamente l'andamento delle ciglia è in direzione del

canale.

Il canale dell'epididimo presenta invece cellule basali, cellule che presentano microvilli e cellule

con stereociglia. L'epididimo inoltre svolge funzione di serbatoio di spermatozoi, dato che le vie

spermatiche secernono determinate sostanze che hanno il duplice scopo di fornire nutrimento agli

spermatozoi e nello stesso tempo fanno in modo che lo spermatozoo acquisisca una mobilità

adeguata.

Il canale deferente

Il canale dell'epididimo si continua con il canale deferente. Di canale deferente sale all'interno della

borsa scrotale, dopodiché sarà contenuto nel funicolo spermatico. Insieme al cunicolo spermatico il

canale deferente attraversa il canale inguinale, e attraversando l'orifizio addominale si porta in

cavità pelvica, dove prima lateralmente poi posteriormente contrae rapporti con la vescica.

Successivamente passa davanti all'uretere, e al livello delle vescichette seminali si dilata formando

. In prossimità di quest'ultima riceve il dotto escretore delle vescichette seminali

l'ampolla deferenziale

e diventa .

condotto eiaculatore

Dobbiamo quindi distinguere:

- una parte testicolare

- una parte funicolare

- una parte inguinale

- una parte addomino-pelvica

Il canale deferente e un condotto piuttosto resistente costituito da una tonaca mucosa ed una spessa

tonaca muscolare. A parte nel primo tratto dove la composizione ricorda quella del canale

dell'epididimo, successivamente la tonaca mucosa si modifica diventando semplice epitelio

cilindrico leggermente ciliato, privo di stereociglia, e la tonaca muscolare diviene costituita da tre

strati: due strati, interni ed esterni, di e uno strato intermedio a

fibre longitudinali fibre circolari.

Funicolo Spermatico

Nella struttura che contiene un canale deferente e diverse formazioni vascolari-nervose:

Canale deferente

– Arteria testicolare

– Arteria vescico-deferenziale

– *

Plessi venosi

Nel cunicolo ritroviamo inoltre tutte le formazioni che avvolgono il testicolo, l'aponeurosi del

muscolo obliquo esterno va formare la tonaca spermatica esterna. Il muscolo cremastere lo

ritroviamo sia al funicolo spermatico sia attorno al testicolo. La fascia trasversale da invece origine

alla fascia spermatica interna.

Condotti eiaculatori

Nel punto in cui l'ampolla deferenziale si congiunge al dotto escretore delle vescichette seminali, si

formano i condotti eiaculatori. Questi attraversano tutto lo spessore della prostata e vanno ad aprirsi

al livello del dell'uretra prostatica.

colliculis seminalis

Giandole Annesse

Ghiandole annesse all'apparato genitale sono molto importanti in quanto il loro secreto va a

costituire liquido seminale. Anche se la maggior parte viene prodotto dalle ghiandole annesse

all'apparato genitale: la prostata, le vescichette seminali delle ghiandole bulbo-uretrali. Gli

spermatozoi possono essere considerati una parte corpuscolata.

Prostata La prostata è un organo impari, dalla tipica forma castagna con la base in alto

• e l'apice basso. Prende rapporti in avanti con la sinfisi pubica, in basso con il

diaframma urogenitale, posteriormente con il retto e superiormente (Faccia

vescicale) prende intimi rapporti con la base della vescica.

Tra la faccia superiore e la faccia posteriore è presente un rilievo, il lobo

. Mentre posteriormente è scavata una doccia trasversale,

medio

* [Le vene che raccolgono il sangue del testicolo e dell'epididimo formano due plessi che prendono il nome di plessi

pampiniforni. Quello anteriore, superato l'anello inguinale addominale, drena il sangue della vena testicolare,

quello posteriore va drenare il sangue dalla vena epigastrica inferiore.]

l' , al livello dei quali penetrano i condotti eiaculatori. Bisogna

ilo prostatico

considerare che la prostata è costituita da una capsula fibro-muscolare, uno

stroma fibro-muscolare e infine un parenchima formato da 20-30 ghiandole

tubulo-alveolari. Pertanto la prostata, nonostante viene considerata come un'unica

.

ghiandola, è costituita in realtà da un insieme di tante ghiandole

La prostata può essere suddiviso in lobi: lobi laterali, lobo anteriore, lobo

medio (tra l'uretra e i condotti eiaculatori) e lobo posteriore.

La prostata produce il succo prostatico, riversato nel liquido seminale. Questo

serve al trofismo degli spermatozoi ma anche alla loro motilità.

Vescichette

• Seminali Le vescichette seminali sono ghiandole di forma orientativamente triangolare

con basso in alto e apici in basso; prendono rapporti con la faccia posteriore

della vescica e mediamente con l'ampolla deferenziale. Sono costituite da un

epitelio cilindrico in cui si trovano cellule α e cellule basali. Il secreto della

vescichette seminali costituisce fino al 60-80% del liquido seminale, ed è

estremamente importante dal momento in cui conferisce mobilità agli

spermatozoi. La struttura è caratterizzata da cavità lobulari.

Ghiandole

bulbouretrali Sono molto piccole e loro dotto escretore si apre all'inizio dell'uretra

cavernosa. Si tratta di ghiandole tubulo-acinose, le quali producono un muco

piuttosto neutro che sembra avere un'azione purificatrice e sterilizzatrice

dell'uretra.

IL PENE E LA BORSA SCROTALE

Il pene è l'organo genitale maschile comune all'apparato urinario. Avvolto da una robustissima

tonaca albuginea, si ritrova al suo interno un dispositivo vascolare di vasi superficiali e vasi

profondi.

!!Le anastomosi atero-venose si ritrovano in quei distretti del nostro corpo in alcuni momenti sono a basso

tenore funzionale, in altri ad elevato tenore funzionale!!

Quando questi distretti si trovano in uno stato di basso tenore funzionale, le anastomosi collegano

direttamente il dispositivo arterioso con quello venoso, saltando quindi in un certo senso il territorio

dei capillari di quel distretto. Quando invece questi distretti passano a uno stato di alto tenore

funzionale, l'anastomosi si chiude in modo che il sangue possa affluire in quantità notevoli nella

zona che in quel momento deve funzionare di più (perifrasi che indica in sostanza: erezione!!).

Il pene è costituito da tre corpi cavernosi: i due corpi cavernosi del pene e il corpo cavernoso

dell'uretra. I corpi cavernosi vengono anche indicati con il nome di tessuto erettile, dato che a

seconda dello stato di riempimento modificano la forma dell'organo a cui appartengono (altra

perifrasi...).

La borsa scrotale è il sacco cutaneo in cui sono contenuti testicoli e parte del funicolo spermatico.

Ritroviamo gli stessi involucri esaminati per il testicolo e il funicolo spermatico, con l'aggiunta

della cute (il sottocutaneo con fibrocellule muscolari viene chiamato anche da dartos).

APPARATO GENITALE FEMMINILE

L'apparato genitale femminile è costituito dalle gonadi (ovaie), dalle vie genitali (ovidutti, utero e

vagina), e dai gameti esterni (vulva).

L' ovaio non è rivestito da peritoneo !

Si sviluppa nella regione lombare, ma differenza del testicolo, deve compiere un percorso più breve,

fino ad arrivare nella piccola pelvi. È situato a circa 2-3 cm al davanti dell'articolazione sacro-iliaca.

Anche se comunque la posizione è molto variabile da individuo a individuo, soprattutto se la

femmina in questione ha avuto gravidanze o meno.Lo vaglio alla forma di una mandorla, con una

lunghezza di circa 4 cm, ed è possibile distinguere:

Una faccia mediale che prende rapporti con la tuba e il mesosalpinge.

– Una faccia laterale Guarda le pareti della piccola pelvi e prendere rapporti con la fossetta

– *

della cavità pelvica chiamata fossetta ovarica .

È possibile suddividere l'ovaio in:

Un polo superiore

– Un polo inferiore

– Un margine anteriore

– Un margine posteriore

L'ovaio presenta quattro legamenti:

Legamento sospensore dell'Ovaio, prende origine dal polo superiore dell'ovaio

– Legamento uterovarico, unisce l'angolo superiore dell'utero al polo inferiore dell'ovaio

– Legamento mesovario, va al margine anteriore dell'ovaio

– **

Legamento tubovarico (o fimbria ovarica)

Nell'ovaio dobbiamo considerare un epitelio germinativo superficiale, una zona corticale e una zona

midollare o vascolare. L'ovaio produce degli ormoni (estrogeni e progesterone), i quali devono

preparare la mucosa uterina all'annidamento del ovocita. Quest'ultimo è circondato da particolari

strutture, come la corona radiata e la zona pellucida, che mediano gli scambi tra le cellule della

granulosa e lo stesso ovocita.

Tuba uterina

La tuba uterina è un organo cavo che collega l'ovaio alla cavità uterina e oltre a dare passaggio

all'ovocita rappresenta anche la sede della fecondazione. Ricordiamo che già al livello della tuba

uterina avviene la segmentazione e il prodotto del concepimento arriva nella cavità uterina già allo

stadio di blastocisti. Il legamento largo dell'utero (o più esattamente il suo foglietto superiore)

superiormente a rivestire la tuba e viene a costituire un meso che prende il nome di .

mesosaplinge

(Ricordando inoltre che il foglietto posteriore del legamento largo va a ricoprire l'ovaio formando il

mesovario).

La tuba uterina è lunga circa 10-14 cm ed è possibile distinguere quattro diverse parti:

La porzione laterale detta infundibolo, struttura imbuti-forme con la presenza di fimbrie

– L'ampolla, una parte piuttosto slargata al livello della quale deve avvenire la fecondazione

– Una porzione ristretta chiamata istmo

– Una porzione intramurale, cioè la parte della tuba che attraversa la parete dell'utero

!!La cavità peritoneale nella donna è aperta all'esterno per mezzo dell'ostio della tuba uterina

che si trova nell'infundibolo!! (L'ostio altro non è che l'orifizio del infundibolo).

* [La fossetta ovarica è delimitata da due rilievi, un anteriore determinato dal legamento vescicale laterale e uno

posteriore determinato dall'uretere e dell'arteria uterina]

** [Non è un vero e proprio legamento, Nella zona in cui l'infundibolo della tuba poggia sull'ovaio,è presente una

fimbria, chiamata fimbria ovarica, la quale prende rapporto con il polo superiore dell'ovaio]

L'utero

L'utero viene detto "Organo della gestazione". È un organo impari e mediano, si trova nella piccola

pelvi ed è posto dietro la vescica e al davanti del retto. Motivo per cui la sua faccia anteriore prende

rapporti con la , la sua faccia posteriore con il .

vescica retto

Nell'utero è possibile distinguere un fondo, un corpo ed un collo. (forma a pera)

L'utero è un organo molto mobile in quanto si trova interposto tra due organi che sono soggetti ad

essere pieni o vuoti. Il peritoneo va a rivestire l'utero nella sua faccia anteriore fino all'istmo,

posteriormente invece lo riveste maggiormente, fino al fornice posteriore.Si formano in questo

modo dei cavi, quello anteriore prende il nome di vescico-uterino, quello posteriore prende il nome

di retto-uterino. Inferiormente i due foglietti del legamento largo non si accollano, si slargano per

poi continuare nel peritoneo parietale, si forma così una specie di triangolo con la base in basso che

delimita uno spazio detto parametrio. Questo spazio è importante perché dà il passaggio all'arteria

uterina e all'uretere.

Mezzi di fissità

I mezzi di fissità che ritroviamo in questa regione sono definiti impropriamente legamenti, poiché

non sono costituiti da tessuto connettivo fibrillare denso, ma anche da fibre collagene e fibrocellule

muscolari.

Elementi dell'utero ricordiamo: Legamento rotondo, legamento uterovarico, legamenti larghi,

vescicouterini, rettouterini e i legamenti cardinali.

In particolare il legamento rotondo si porta nel canale inguinale e va a terminare sulle grandi labbra,

motivo per cui a differenza del canale inguinale maschile, in cui passa il funicolo spermatico, nella

donna il canale inguinale non risulta molto evidente.

La vagina si impianta sul collo dell'utero formando come un manicotto, per cui si vengono a

determinare dei fornici.La parte dell'utero che sporge nella vagina prende il nome Portio o muso di

Tinca.

L'utero inoltre possiede delle inclinazioni fisiologiche, l'antiversione (Un angolo che l'asse

dell'utero compie con l'asse della vagina ed equivale circa 90°) e l'antiflessione (Si intende ottuso

se tra l'asse del corpo e l'asse del collo l'angolo è compreso tra i 100 e i 170°).Questi angoli sono dei

parametri importanti, se non vengono rispettati questo può determinare sterilità.

Struttura dell'utero

La parete dell'utero è costituita dall'interno verso l'esterno da diversi strati:

la tonaca mucosa o endometrio

– Una tonaca muscolare molto spessa e prende il nome di miometrio

– Il perimetrio formato dal legamento largo

1) L'endometrio è costituito da un epitelio di rivestimento, con uno strato funzionale nella parte

superficiale e uno strato basale che guarda verso il miometrio.Ovviamente la sua composizione è

diversa a seconda del periodo del ciclo mestruale in cui viene osservato.

2) Il miometrio è costituito da una tonaca muscolare e dello strato più spesso della parete dell'utero.

Le fibrocellule muscolari durante la gravidanza subiscono un'ipertrofia e un'iperplasia, cioè

aumentano sia il numero che di volume, poiché chiaramente è il miometrio che si deve adattare alle

modificate dimensioni prima dell'embrione e poi del feto.

PRINCIPALI VIE NERVOSE SENSITIVE E

MOTRICI

Una via nervosa è costituita da una serie di centri neuronali che si collegano consecutivamente a

catena, così da congiungere territori differenti nell'ambito del nevrasse, oppure per congiungere il

nevrasse con le parti periferiche del corpo o viceversa.

VIE SENSITIVE

Di vie sensitive spinali ne esistono soltanto due:

la via spino-bulbo-talamo-corticale e la via spino-talamo-corticale.

Via spino-bulbo-talamo-corticale

Questo tipo di via è deputata alla trasmissione degli impulsi della sensibilità epicritica e della

sensibilità propriocettiva cosciente del tronco e degli arti alla corteccia cerebrale.

Questa via ha origine dai gangli spinali; sono costituiti da neuroni a T, dai quali si diparte una fibra

periferica ed una centrale. Quelle centrali entrano nel midollo spinale come fibre radicolari

posteriori, in corrispondenza del solco laterale posteriore, e si portano in corrispondenza della zona

radicolare del midollo spinale. Ciascuna di esse a questo punto si suddivide in un ramo ascendente

ed uno discendente. I rami discendenti formano il fascio ovale ed il fascio a virgola, destinati al

corno posteriore del midollo spinale, i rami ascendenti formano il fascicolo gracile ed il fascicolo

cuneato. Ambedue salgono percorrendo il cordone posteriore, ed arrivano nella parte inferiore del

midollo allungato. Qui essi terminano nel nucleo del fascicolo gracile e nel nucleo del fascicolo

cuneato.

A questo punto da ognuno dei due si diparte un lemnisco mediale, che si unirà all'eterolaterale

subito dopo la sua origine, che in maniera ascendente, passando per la calotta del ponte e nella

calotta del mesencefalo, arriva al nucleo ventrale posteriore del talamo. Quest'ultimo darà origine

alle fibre talamo-corticali che andranno alla corteccia cerebrale della circonvoluzione parietale

ascendente dell'emisfero cerebrale.

Via spino-talamo-corticale

Questo tipo di via reca gli impulsi della sensibilità tattile protopatica, termica e dolorifica del tronco

e degli arti alla corteccia cerebrale.

La via spino-talamo-corticale nasce dai gangli spinali, costituiti da neuroni a T, le cui fibre centrali

penetrano, come fibre radicolari posteriori, nel midollo spinale, dove costituiscono il fascio dorso-

laterale, nella zona marginale, e il fascio longitudinale del corno posteriore, entro lo strato

zonale. Entrando nel corno posteriore, alcune mettono capo direttamente al nucleo della testa del

corno posteriore, altre al nucleo della sostanza gelatinosa del Rolando, le cui fibre nervose

efferenti terminano comunque nel nucleo della testa del corno posteriore. Da qui nascono fibre

nervose, che dopo un'incrociamento entro la sostanza grigia del midollo spinale, si portano nei

cordoni anteriore e laterale, dove formano rispettivamente il fascio spino-talamico

anteriore/laterale, di cui il primo reca gli impulsi della sensibilità tattile protopatica ed il secondo

quelli della sensibilità termica-dolorifica.

Essi risalgono lungo il midollo, affiancati l'uno all'altro, ed insieme al fascio spino-tettale, formano

il lemnisco spinale. Da questo punto in poi passera per: midollo allungato, callotta del ponte,

callotta del mesencefalo ed infine nel nucleo ventrale posteriore del talamo. Da questo nucleo

partono le fibre talamo-corticali, le quali arrivano alla corteccia cerebrale della circonvoluzione

parietale ascendente.


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79

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6.96 MB

AUTORE

kingpdr

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+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Anatomia II
Corso di laurea: Corso di laurea in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kingpdr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Castorina Sergio.

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