1
4. Analisi Complessa
1 Derivazione di Funzioni Complesse (alla Riemann)
2
1.1 Identificazione tra C e R 2
Il campo C dei numeri complessi può essere identificato con R tramite la corrispondenza
↔ ∈ 2
C x + iy (x, y) R . Quindi ogni funzione f definita su un sottoinsieme Ω di C individua
˜ {(x, ∈ ∈
2 2
una funzione f definita sul corrispondente sottoinsieme Ω̃ := y) R : x + iy Ω} di R :
˜ ∀(x, ∈
f (x, y) := f (x + iy) y) Ω̃,
→ ∈ ∈
e viceversa. Inoltre, se f : Ω C, allora f (z) := u(z) + iv(z) per ogni z Ω, con u, v R.
Pertanto f induce anche una funzione
→ →
2 2
) R : (x, y) ũ(x, y) + iṽ(x, y).
Ω̃(⊂ R
Nel seguito il simbolo ˜(tilda) verrà sottointeso; si ricorrerà sistematicamente all’identificazione
2
tra C e R , ed alle notazioni ∈
f (z) = u(z) + iv(z), z = x + iy (u, v, x, y R).
1.2 Derivazione in Senso Complesso
→ ∈
Sia Ω un aperto di C ed f : Ω C. Per ogni z Ω, si pone
0 −
f (z + h) f (z )
0 0
(z ) := lim . (1.1)
f 0 h
Ch→0 . Per la derivazione in senso
Quando questo limite esiste, esso verrà detto derivata di f in z
0
complesso (o più brevemente, “derivazione in C”) valgono regole analoghe a quelle note per R
(ad esempio, per la derivazione del prodotto, del quoziente, delle funzioni composte, ecc.); in
particolare la derivabilità in C implica la differenziabilità (proprietà che, come è noto, vale in
2
R ma non in R ), e viceversa. →
(Condizioni di Cauchy-Riemann) Sia un aperto di Una funzione
Teorema 1.1 Ω C. f : Ω
∈
(f è derivabile in un punto se e solo se è differenziabile
C := u + iv) z := x + iy Ω (u, v)
0 0 0
in (come funzione di due variabili reali) e
(x , y )
0 0 ∂v ∂v ∂u
∂u −
(x (x (x (x
, y ) = , y ), , y ) = , y ). (1.2)
0 0 0 0 0 0 0 0
∂x ∂y ∂x ∂y
di Cauchy-Riemann,
Queste ultime condizioni sono dette e si possono riscrivere nella forma
˜
˜ ∂ f
∂ f , y ) = i , y ). (1.3)
(x (x
0 0 0 0
∂y ∂x (z )
Si dimostra facilmente la parte “solo se” del teorema. Come si è detto, l’esistenza di f 0
˜
implica la differenziablità di f in z ; quindi, posto f (x, y) := f (x + iy),
0 ˜
˜ ∂z ∂ f ∂z
∂ f
, y ) = f (z ) , y ) = f (z ), , y ) = f (z ) , y ) = if (z ),
(x (x (x (x
0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
∂x ∂x ∂y ∂y
da cui consegue la (1.3).
Analisi Complessa 2
1.3 * Interpretazione Geometrica delle Condizioni di Cauchy-
Riemann
Le condizioni di Cauchy-Riemann equivalgono a
∂u ∂u
∂u ∂u
∂x ∂y ∂x ∂y
(x , y ) = (x , y ) =: λA, (1.4)
0 0 0 0
∂v ∂u
∂v ∂u
−
∂x ∂y ∂y ∂x
con
|∇u| |∇v| |f ≥
2 2
λ = = = (z )| 0,
0
ortonormale
ed A matrice (ovvero, le righe di A sono ortogonali tra di loro, lo stesso succede
per le colonne di A, ed il determinante di A è uguale a 1). Pertanto le condizioni di Cauchy-
→ →
2 2
Riemann implicano che in un intorno di z la trasformazione Ω̃(⊂ R ) R : (x, y) (u, v)
0
è approssimabile mediante la composizione di:
(i) una traslazione (che non lascia traccia di sé nella derivata),
(ii) una rotazione (associata alla matrice A) di un angolo θ(z ),
0
omotetia
(iii) una (cioè una dilatazione o contrazione) di coefficiente λ = λ(z ).
0
∈
Viceversa, se queste proprietà geometriche sono soddisfatte in un punto z C, allora f (z )
0 0
esiste e si ha )
iθ(z
f (z ) = λ(z )e .
0
0 0 ∈ 2×2
Quanto sopra vale in particolare per le trasformazioni lineari. Sia A R una matrice
·
invertibile, e si ponga (ũ, ṽ) = A (x, y) (prodotto righe per colonne). La traformazione L :
→ →
2 2
R R : (x, y) (ũ, ṽ) è lineare rispetto a R, e quindi trasforma rette per l’origine in rette
per l’origine. → →
Sia ora T la corrispondente trasformazione C C; ovvero T : x + iy ũ + iṽ con
·
(ũ, ṽ) = A (x, y). Se la funzione T è lineare rispetto a C, allora essa è derivabile in C. In tal
caso A è ortogonale e con determinante non negativo, il che appunto corrisponde alle condizioni
conserva gli angoli;
di Cauchy-Riemann. Se T non è identicamente nulla, questo significa che T
ovvero se due rette per l’origine a e b sono trasformate in a e b , allora l’angolo formato da a
conforme.
e b è uguale a quello formato da a e b. Questo si esprime anche dicendo che T è
1.4 * Un’Altra Interpretazione delle Condizioni di Cauchy-Riemann
∗
˜ ˜
→ −
2
Sia f : R C differenziabile, e si ponga f (x, y) := f (x + iy). Poiché z = x + iy e z = x iy,
si ha anche ∗ ∗ ∗ ∗
− −
z + z z z dz + dz dz dz
x = , y = da cui dx = , dy = .
2 2i 2 2i
Pertanto ∗ ∗
−
z + z z z ∗
ˆ
˜ ˜ =: f (z, z ),
,
f (x, y) = f 2 2i
˜ ˜ ˜ ˜
˜ ˜
∂ f ∂ f ∂ f ∂ f
∂ f ∂ f ∗
−
2df = dz + dz ,
dx + dy = i + i
∂x ∂y ∂x ∂y ∂x ∂y
ovvero
˜ ˜
˜ ˜
ˆ
ˆ 1 ∂ f ∂ f
∂ f ∂ f
∂ f 1
∂ f −
= i + i
, = .
∗
∂z 2 ∂x ∂y ∂z 2 ∂x ∂y
Analisi Complessa 3
ˆ
La derivabilità di f in C corrisponde al fatto che d
f sia proporzionale a dz, ovvero
ˆ ˜ ˜
1
∂ f ∂ f ∂ f
= = 0.
+ i
∗
∂z 2 ∂x ∂y ˜ ˜
∂ f ∂ f
1
ˆ − dz, ovvero
i
cioè la condizione (1.3) di Cauchy-Riemann. Questo implica che d
f = 2 ∂x ∂y
˜ ˜
ˆ df
1 ∂ f ∂ f
∂ f − = .
= i
∂z 2 ∂x ∂y dz
∗
ˆ ˆ ), mentre f = f (z)...)
(Si noti che f = f (z, z → ∈
In altri termini, ogni funzione f : C C può essere espressa come funzione di x, y R, e
∗ regolare,
quindi anche come funzione di z, z . Se f è allora essa può essere linearizzata rispetto
∗ ∗
a z e z . Ma f è derivabile in C se e solo se la funzione linearizzata non dipende da z . Ad
∗
→ regolare
esempio, la funzione z z non è derivabile in C. Ne consegue che una funzione di z
∗ ∗
e z è derivabile in C se e solo se non dipende da z .
→ → → 2
z
Esempi. Le funzioni z e , z sin z e z z sono derivabili in C.
→ → → |x → −
2 2
Invece x + iy x, x + iy x , x + iy + iy| , x + iy x iy non lo sono. Lo stesso
∗ ∗
→ → |z|, → |z| |z| |z|
2 2 2 2
vale per z sin(z ), z z (poiché = zz ; si noti che non coincide con z !).
Una funzione puramente reale o puramente immaginaria è derivabile in C solo se è costante.
1.5 Funzioni Armoniche → olomorfa.
Sia Ω un aperto di C. Una funzione f : Ω C derivabile in ogni punto è detta
→
(i) Sia un aperto di e sia olomorfa. Allora e
Teorema 1.2 Ω C, f (:= u + iv) : Ω C u v
2
sono armoniche, cioè sono di classe e
C
∇ ∇
2 2 2 2 2
in
u = v = 0 Ω (&nabla
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Problema di analisi complessa 12
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Problema di analisi complessa 11
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Problema di analisi complessa 5
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Problema di analisi complessa 4