LE FASI DI UN PROCEDIMENTO
ANALITICO
1. Preparazione del campione. Nel caso in cui si abbia una soluzione,
mescolarla fino alla scomparsa della fase solida. Nel caso in cui si
abbia una miscela di sali, bisogna renderla OMOGENEA;
2. Per fare ciò non basta mescolarla, perché potranno sempre esserci
zone quantitativamente maggiori o minori dei componenti della
miscela. Pertanto, bisogna convertire il campione in uno stato
identificabile, per esempio mediante dissoluzione del campione.
3. Identificazione dei componenti mediante metodi CHIMICI, FISICI,
CHIMICO-FISICI. Vediamo quali:
RISCALDAMENTO:
EVAPORAZIONE: Consiste nell’allontanare per riscaldamento parte del
solvente (o tutto);
CALCINAZIONE:
FUSIONE: Dissoluzione di sostanze normalmente insolubili in un sale
fuso. Questa operazione si esegue in recipienti di porcellana (o platino)
con fiamma diretta. Alcuni tipi di sale fuso utilizzabili sono Na CO ,
2 3
Na CO e K CO insieme, KHSO , Na B O x 10H O (borace).
2 3 2 3 4 2 4 7 2 Il sale fuso solfato acido di
2 → + +
4 2 4 2 3 potassio rende l’ossido di
cromo (insolubile) solubile
+ 3 → ( )
2 3 3 2 4 3 mediante anidride solforica e
formazione di solfato di
cromo (III)
PROVE ALLA FIAMMA: Per esempio, il SAGGIO ALLA PERLA per
riconoscimento cromatico degli anioni presenti in una miscela. È un
metodo analitico per via secca.
CENTRIFUGAZIONE: Dipende dalla LEGGE DI STOKES:
( )
−
=
Ovvero la VELOCITA’ DI SEDIMENTAZIONE (v) dipende dalla forza
centrifuga, dalla grandezza della particella (R), dalla differenza fra la
densità del solido () e quella della soluzione ( ) e dalla viscosità della
soluzione (). Se il raggio della particella è grande, ci sarà più superficie
a cui può essere applicata la gravità.
LAVAGGIO DEI PRECIPITATI: Serve ad allontanare impurezze cationiche
o anioniche che contaminano il precipitato. Per esempio, nella reazione
fra NaCl e AgNO che produce il sale insolubile AgCl. Dopo
3
l’allontanamento del surnatante, resta sempre un film che ricopre il
+ 3-
precipitato in cui possono essere presenti ioni Na e NO (che in questo
caso non danno problemi, ma in altri casi altri ioni potrebbero). Pertanto,
la presenza di questi interferenti potrà essere dovuta a:
INCOMPLETO ALLONTANAMENTO DELLA FASE LIQUIDA: Come già
detto, per la presenza di un film che ricopre il precipitato dopo la
rimozione del surnatante;
COPRECIPITAZIONE: Può avvenire per ADSORBIMENTO di ioni estranei
sulla superficie
ELEMENTI DEL PRIMO GRUPPO
+ 2+ 22+
È data una miscela di sali noti, Ag e Pb e Hg . L’intento è di confermare
la presenza di tali ioni mediante saggi specifici dopo aver fatto precipitare
entrambi i cationi sottoforma di cloruri: questo perché Argento, Piombo
(II) e Mercurio (I) sono cationi del PRIMO GRUPPO ANALITICO che
precipitano bene sottoforma di cloruri.
1. ATTACCO CLORIDRICO: Dopo aver prelevato una minima quantità di
miscela di sali e dopo averne creato la soluzione acquosa in una
provetta da centrifuga, aggiungo all’incirca 2-3 mL di HCl, in questo
caso 2N. È meglio evitare quantità o concentrazioni eccessive di HCl,
+ 2+ 22+
perché sia Ag che Pb e Hg formano in tali condizioni i rispettivi
cloro-complessi solubili: −
−
+ → −
−
+ →
−
−
+ → +
Dopo l’aggiunta dell’acido cloridrico, precipitano i cationi del primo
gruppo sottoforma di cloruri (in questo caso non c’è il mercurio).
2. SOLUBILIZZAZIONE DEL PbCl : Sfruttando le diverse kps fra AgCl e
2
PbCl , effettuare la solubilizzazione del piombo scaldando la provetta
2
a bagnomaria. La temperatura dell’acqua non deve essere molto
prossima al punto di ebollizione e il riscaldamento non deve essere
troppo prolungato, perché se fosse presente il mercurio esso
dismuterebbe: → +
e il Mercurio metallico fungerebbe da riducente nei confronti di AgCl,
con conseguente formazione di Argento metallico e Cloruro di
Mercurio (II), con scomparsa di AgCl.
Trattando questo precipitato misto con ACQUA REGIA, si fa in modo
da ossidare Hg (II) e Hg(0) ad Hg (II); dopodichè, per netta
alcalinizzazione con NaOH, otterremo l’ossido di mercurio HgO dal
colore giallo pallido.
Inoltre, prima di scaldare a bagnomaria è consigliabile effettuare il
bilanciamento della contro-provetta da centrifuga a freddo: questo
perché bisogna evitare il raffreddamento della soluzione di PbCl , che
2
altrimenti precipiterebbe nuovamente. Dopo aver scaldato e
sbacchettato con forza per qualche minuto, tirare fuori la provetta,
asciugarla e porla in centrifuga con la sua contro-provetta a 3000 giri
al minuto per 3 minuti, per permettere all’AgCl sul fondo ed
eventualmente in sospensione di impaccarsi sul fondo della provetta.
Una volta terminata la centrifugazione, spipettare il surnatante
(sperando che sia ancora abbastanza caldo) in un’altra provetta e,
con la bacchetta e sotto acqua fredda corrente, agitare la soluzione
raschiando le pareti interne: questo perché lo sfregamento delle
pareti della provetta crea dei “solchi” che possono fungere da punti
di accumulo (germi) per il precipitato. Durante questo processo è
consigliabile diluire l’aliquota nella quale si ricerca il Piombo con
qualche millilitro di acqua deionizzata, per impedire la precipitazione
di un sale chiamato CLORURO DI BISMUTILE (molto simile al cloruro
di piombo) qualora fosse eventualmente presente del Bismuto nella
miscela iniziale.
Se tutte le operazioni sono state eseguite con cura e soprattutto a
caldo, il precipitato di PbCl si presenterà bianco, fioccoso, composto
2
da cristalli filiformi. Se non si apprezza visivamente un precipitato,
bisogna effettuare nuovamente le operazioni di discioglimento di
PbCl eventualmente rimasto nel sottonatante precedente; il
2
surnatante della seconda operazione può essere aggiunto a quello
della prima soluzione.
Per avere la conferma che possa essere effettivamente Piombo, basta
porlo in bagnomaria per osservarne la risolubilizzazione.
3. SAGGI DI CONFERMA DEL PIOMBO: Prendere la provetta contenente
PbCl e porla in bagnomaria per risolubilizzarlo. Dopodichè prelevare
2
4 aliquote pressocchè uguali per effettuare 4 SAGGI DI CONFERMA
della presenza di Piombo (II).
IODURO DI POTASSIO (KI): Aggiungere alla prima aliquota 3-4 gocce
di soluzione di Ioduro di Potassio. La soluzione assume un colore
giallo intenso dovuta alla precipitazione di PbI .
2
Per avere una ulteriore conferma che sia ioduro di piombo (e non
ioduro d’argento, che ha colore giallo pallido) uso Ioduro di
Potassio solido. In questo modo ci sarà un eccesso di ioduro in
3-
soluzione che formerà lo ione PbI , solubile. Infatti, la soluzione si
schiarirà sempre di più.
CROMATO DI POTASSIO (K CrO ): Prima di aggiungerlo, bisogna
2 4
fare qualche premessa. La soluzione acquosa di PbCl è
2
2+
leggermente acida, perché la carica del Pb provoca una
delocalizzazione della nube elettronica degli ossigeni dell’acqua (si
comporta da acido di Lewis, che può accettare un doppietto
elettronico avendo orbitali liberi), pertanto il legame H-O-H sarà
molto più polarizzato verso l’ossigeno, che tenderà ad attirare ioni
- +
OH . Questo provoca quindi la presenza di H liberi in soluzione.
Ora, se lo ione Cromato fosse in una soluzione acida, passerebbe
subito a Bicromato. Se invece si alcalinizzasse troppo la soluzione o
se la si lasciasse neutra, si solubilizzerebbe Pb(OH) . Per aggirare
2
questo problema, bisogna aumentare gradualmente il pH con la
creazione di un tampone acetato, mediante l’aggiunta di
CH COONa. Dopodichè, aggiungere una o due gocce di Cromato di
3
Potassio.
Se la colorazione è arancione, significa che l’ambiente è ancora
troppo acido e che il cromato si è ridotto a bicromato: aggiungo
CH COONa finchè la colorazione non diventa di un colore giallo
3
intenso, tipica del Cromato di Piombo PbCrO .
4
SODA NaOH: A questo punto sfruttiamo la capacità del PbCrO di
4
sciogliersi in ALCALI CAUSTICI, come per esempio NaOH: all’aggiunta
di soda, il precipitato si solubilizza e la soluzione, limpida, assume
una colorazione gialla. L’aggiunta di NaOH ha provocato la
formazione di complessi IDROSSOPIOMBATI (II), solubili.
ACIDO SOLFORICO: All’aggiunta di H SO 2N, precipita il Solfato di
2 4
Piombo PbSO come solido amorfo bianco. Dal momento che il
4
Solfato di Bario e il Solfato di Piombo sono molto simili nell’aspetto,
ho bisogno di escludere che ci sia del Bario: per questo sfrutto il
concetto di ANFOTERISMO del PbSO , ovvero la capacità di
4
sciogliersi in acidi o basi forti (comportandosi da base o da acido),
mentre il Solfato di Bario (non anfotero) non si solubilizzerebbe.
Infatti, il PbSO si solubilizza in H SO concentrato (con formazione
4 2 4
di Pb(HSO ) ) o in HCl concentrato (con formazione del complesso
4 2
3-
PbCl ), o in ALCALI CAUSTICI (come già visto) o ancora in SALI
ORGANICI D’AMMONIO.
4. SEPARAZIONE DI AgCl da Hg Cl : Il precipitato precedentemente
2 2
separato dal surnatante sarà formato da Argento e Mercurio (I). La
separazione fra i due si effettua sfruttando la risolubilizzazione del
AgCl. Si tratta il precipitato con NH OH diluita, in seguito alla quale si
4 2+
formerà il complesso DIAMMINOARGENTO [Ag(NH ) ], solubile, e sul
3
fondo resterà….
5. LAVAGGIO DEL PRECIPITATO DI AgCl: Dopo aver spipettato i
surnatanti tre volte, si vuole avere la conferma che nel precipitato che
dovrebbe essere AgCl ad un buon livello di purezza non ci sia ancora
qualche residuo di PbCl . Porre nuovamente in bagnomaria,
2
sbacchetto, centrifugo e sposto il surnatante in un’altra provetta. Dal
momento che AgCl è praticamente tutto sul fondo, non si va a cercare
il Piombo nell’acqua di lavaggio, bensì i cloruri in soluzione che
possono derivare solamente da PbCl . Per fare ciò, usare qualche
2
goccia di una soluzione di AgNO :
3
a) Se dopo l’aggiunta di AgNO è visibile un’opalescenza dovuta ad AgCl
3
precipitato, vuol dire che il precipitato separato dal surnatante è ancora
sporco e va lavato. Personalmente ho notato una minima opalescenza,
che mi ha portato ad effettuare una quarta volta il lavaggio del
precipitato (e il trasferimento del surnatante nella provetta che
conteneva i tre precedenti lavaggi contenenti piombo);
b) Se dopo l’aggiunta di AgNO la soluzione continua ad essere limpida, vuol
3
dire che il precipitato di AgCl è pulito. Personalmente dopo il quarto
lavaggio, all’aggiunta di AgNO non ho notato alcuna opalescenza.
3
ELEMENTI DEL SECONDO GRUPPO
Il secondo gruppo analitico è suddiviso in SOLFOSSIDI (o SOTTOGRUPPO
2+ 2+ 2+ 3+ 2+
DEL RAME) che sono Cu , Cd , Pb , Bi , Hg e SOLFOANIDRIDI (o
2+ 5+ 2+ 5+ 4+
SOTTOGRUPPO DELL’ARSENICO) che sono As e As , Sb e Sb , Sn e
2+
Sn .
SOLFOSSIDI
PRECIPITAZIONE: Ammesso che siano tutti e 5 presenti in una miscela
incognita, si procede aggiungendo come reattivo il SOLFURO DI SODIO
Na S (prima si utilizzava la tioacetammide, che si è scoperto essere
2
cancerogena). All’aggiunta di solfuro di sodio (5 gocce circa, nel caso siano
presenti altri cationi 1 goccia), tutti i cationi del secondo gruppo
precipitano come solfuri CuS, CdS, Bi S , PbS e HgS; i solfuri di cadmio e
2 3
bismuto hanno un colore giallo, quelli di piombo, rame e mercurio hanno
un colore molto scuro, pertanto il precipitato risultante avrà un prevalente
colore scuro (nero). Dal momento che siamo arrivati al secondo gruppo
dopo analisi del primo, la soluzione sarà acida di HCl 2N e ci troveremo
intorno a pH 0. Tuttavia, i solfuri del secondo gruppo precipitano meglio a
pH intorno a 2 (in particolare a pH 0 precipitano solo solfuri di Hg, Bi e Cu,
mentre solfuri di Sn e Sb precipitano a caldo ad acidità minori; inoltre, CdS
precipita in HCl diluito, quindi ecco il perché di un pH 2). Per questo motivo,
dopo l’aggiunta di Na S bisogna aggiustare il pH aggiungendo acetato di
2 -
sodio CH COONa, che in soluzione libera un eccesso di ioni OH diminuendo
3
l’acidità della soluzione; per accertarci che il pH sia giusto, usiamo un
INDICATORE UNIVERSALE.
Una volta giunti a pH 2 siamo certi che tutti i solfuri siano precipitati,
sbacchettare a caldo e mandare in centrifuga. Dopodichè bisogna
spipettare il surnatante e accertarsi che non ci sia più precipitato, quindi
aggiungere ancora Na S. Si potranno verificare 3 possibilità:
2
a) Ottengo precipitato scuro, sbacchetto a caldo, centrifugo e unisco tale
precipitato a quello precedente;
b) Non ottengo precipitato, quindi quella soluzione è pronta per andare al terzo
gruppo;
c) Ottengo una sospensione colloidale che provoca un’opalescenza nella
provetta, dovuta alla presenza di POLISOLFURI. Perlomeno in questo caso è
certo che non ci siano più precipitati del secondo gruppo.
SOLUBILIZZAZIONE: Adesso è necessario trattare il precipitato con HNO
3
mediamente concentrato (6/7N). L’aggiunta di HNO mediamente DILUITO
3
instaura una redox che provoca la dissociazione dei solfuri e l’ossidazione
2-
di S a Zolfo elementare e la riduzione del nitrato a monossido di azoto:
3− + 2+
3 + 2 + 8 ⇄ 3 + 3 + 2 + 4
2
3− + 2+
3 + 2 + 8 ⇄ 3 + 3 + 2 + 4
2
3− + 2+
3 + 2 + 8 ⇄ 3 + 3 + 2 + 4
2
3− + 3+
+ 2 + 8 ⇄ 2 + 3 + 2 + 4
2 3 2
In questo processo, l’unico a non essersi sciolto sarà proprio il solfuro di
Mercurio HgS, che sarà rimasto come un precipitato nero sul fondo. Le
+
precedenti reazioni possono essere viste come REDOX (in presenza di H
2-
non si forma acido solfidrico perché la quantità di S dissociata in acqua
non lo permette, perciò viene ossidata a zolfo elementare) fortemente
2- +
spostate verso destra, oppure come reazioni ACIDO-BASE fra S e H di
acido nitrico: H S ha una certa solubilità in acqua, perciò è bene effettuare
2
le operazioni a caldo sotto cappa per far sì che abbandoni l’ambiente di
reazione.
Questa reazione avviene in un modo molto particolare. Inizialmente, dopo
l’aggiunta di acido nitrico, potrebbe non cambiare niente: è necessario un
continuo ed energico sbacchettamento a caldo per qualche minuto, fin
quando non si noteranno delle bolle salire in superficie. Non saranno bolle
di H S (in quanto ce n’è davvero poco) ma di NO che abbandona l’ambiente
2
di reazione, lasciando lungo le pareti della provetta una colorazione gialla.
L’effervescenza potrebbe essere piuttosto energica tanto da far fuoriuscire
il contenuto dalla provetta (fare attenzione).
In più, lo zolfo elementare che si forma normalmente avrebbe un aspetto
spugnoso di colore giallo: in questo caso il colore è contaminato dagli ioni
assorbiti dalla spugnetta e sarà di colore nero/scuro. Si rimuove la
spugnetta strizzandola con la bacchetta sulle pareti della provetta.
2+
RICONOSCIMENTO DI Hg : Si tratta il precipitato (dopo aver spipettato
il surnatante con le specie solubilizzate) con ACQUA REGIA e avviene la
redox come per i cationi precedenti (monossido d’azoto e spugnetta di
-
zolfo elementare). In più il Mercurio (II) complessa gli ioni Cl dell’acqua
2-
regia formando [HgCl ] . Ora si possono effettuare 3 saggi di conferma:
4
1. TRATTAMENTO CON NH CONCENTRATA: Si forma cloroammide
3
mercurica (bianca) e Mercurio metallico (nero). Il precipitato si
presenterà complessivamente grigio.
2+
+ [/ ] ⇄
3 2 2
+ 2 ⇄ + +
2 2 3 4
2. TRATTAMENTO CON SnCl : Il cloruro di stagno (II) ha un forte potere
2
2+ 22+
riducente e trasforma Hg in Hg del calomelano.
2− 2− 2− −
2[ ] + [ ] ⇄ + [ ] + 4
4 4 2 2 6
In più, in presenza di eccesso di Sn (II), il calomelano si riduce a
Mercurio metallico. 2− 2−
+ [ ] ⇄ + [ ]
2 2 4 6
Se la solubilizzazione iniziale del Cu (II) non è avvenuta
correttamente, c’è la possibilità che lo stagno possa ridurre Cu (II) a
-
Cu (I) che, insieme ad un eccesso di Cl , forma un clorocomplesso CuCl
poco solubile di colore bianco. Tuttavia, sia il calomelano che CuCl
sono bianchi: per distinguerli, possiamo aggiungere un eccesso di Sn
(II) che trasforma il calomelano in mercurio metallico nero. Se il
colore non cambia, quello bianco è CuCl.
3. TRATTAMENTO CON KI: Con lo ioduro di potassio, il mercurio forma
lo ioduro di mercurio, rosso.
2+ &min
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