Filosofia antica
Appunti lezioni professor Giancarlo Movia
Alessandro di Afrodisia e la metafisica di Aristotele
La filosofia non si fa sulla carta ma nel dialogo: è l’oralità dialettica che permette la filosofia. Alessandro d’Afrodisia scrisse dei testi propri ma in primis era un grande commentatore di Aristotele fiorito nel 211 (II-III sec. d.C.). Si pensa che Plotino abbia studiato da lui.
Quando parliamo di Metafisica con la M maiuscola parliamo dell’opera di Aristotele, mentre quando inizia con la minuscola s’intende la disciplina. Questo nome, che letteralmente significava “dopo i libri di fisica”, derivava da un fatto letterario: fu Andronico di Rodi a fare la prima edizione sistematica delle opere di Aristotele e, in questa occasione, mise i 14 libri di metafisica dopo gli 8 di fisica.
In Grecia in quel periodo si studiava anche la matematica, ma per Aristotele gli enti matematici non esistono se non in quanto determinazioni delle cose naturali. Per Platone invece questi enti stanno sotto un gradino nel mondo ideale, anzi secondo lui le scienze matematiche vanno oltre le cose fisiche. Perché? Perché lui si occupa di primi principi (ce ne sono vari) degli enti (anche di quelli fisici).
L’unità della metafisica si basa sull’unità del suo oggetto: si ha l’unità della metafisica se l’oggetto è unico, radicale.
Perché esistono così tanti commenti all’opera di Aristotele? Perché si tratta di un’opera esoterica, dove è difficile capire qualsiasi passo, pertanto necessitava di ulteriori spiegazioni.
“C’è una scienza che studia l’essere in quanto essere, le sue proprietà che gli appartengono di per sé, i suoi principi e le sue cause prime.”
In forza di questa frase potete comprendere come la tesi di Philip Merlan, secondo cui l’essere in quanto essere è Dio, è errata. Dio non ha causa, e pertanto come afferma anche Donini, docente di filosofia antica all’Università Statale di Milano, non possiamo affermare che la metafisica studia la sostanza divina, perlomeno che lo fa in primis.
Alessandro non sarebbe molto d’accordo con Merlan e infatti nel commento di Alessandro si legge che l’oggetto proprio della metafisica è lo studio delle essenze e delle forme.
Dal momento che dei 14 libri di metafisica di Aristotele oggi sono rimasti solo i primi 5 libri (dall’alfa al delta) è solo attraverso questi commenti che possiamo accedere al pensiero aristotelico nella sua interezza, andando però ovviamente incontro a tutti i fraintendimenti che gli studiosi successivi hanno apportato. Il 12 libro, dove Aristotele parla di Dio “il motore immobile” è trattato nel commento arabo di Averroè. I testi greci sono stati tradotti prima in siriaco, poi in arabo e infine in latino, così che l’occidente latino ha letto i testi greci tradotti dall’arabo. Di Averroè Dante disse “il grande commentatore” e fece tre tipi di commenti ai testi aristotelici: analitici, medi, grandi.
Esiste un commento greco attribuito ad Aristotele da Alessandro, ma esiste anche uno pseudo-Alessandro del quale si sa per certo solo che era un neoplatonico. Secondo il professor Movia si vede chiaramente che non è intelligente come il vero Alessandro di Afrodisia!! Si pensa che sia Michele di Efeso, attorno al 11 sec. d.C.
Tornando all'essere.. che cos'è l'essere?
La via maestra per arrivare a comprenderlo è il linguaggio. Tommaso si chiedeva “utrum deus sit?” (se dio esiste). Il verbo essere ha principalmente 3 usi:
- Forma esistenziale: egli è
- Forma copulativa-predicativa: il sole è caldo
- Forma identificativa: Socrate è un uomo
Il verbo essere ha un altro significato/uso: veritativo. Fa riferimento alla Alétheia (verità in greco). Il filosofo non si accontenta di accostare questi usi ma vuole sapere quale sia il più importante. Di certo per un filosofo il significato più importante dell’essere è quello esistenziale perché grazie ad esso possono esserci tutti gli altri. Per analizzare una cosa, infatti, dobbiamo prima sapere se esiste.
Ens in quantum ens: Ciò che è: ciò che identifica l’essere, ciò che non può essere altrimenti. Quando vuoi capire cos’è il bello devi provare a capire cosa sia il brutto. Tutte le scienze si occupano di quel che è. L’ontologia studia le cose in quanto enti, mentre la fisica studia una determinata fascia di enti (l’ente in quanto ente naturale): quindi la fisica isola un oggetto della realtà e ne fa oggetto di studio. Analoga è la matematica che studia l’ente in quanto numerabile o esteso. Ma quando il metafisico prende in considerazione la dimensione di Silvia la considera solo per se stessa, non la studia per gli altri. Che tipo di ente è la dimensione di un corpo? In quale delle classi degli enti noi collochiamo la dimensione di Silvia? Quando conta il peso o le dimensioni di Silvia in questo? Contano poco per un metafisico che non si cura delle determinazioni quantitative degli oggetti. Le dimensioni sono enti perché esistono ma sono accidenti della sostanza.
La filosofia è una scienza dimostrativa basata su sillogismi. Per Aristotele la filosofia ha invece una struttura prettamente dialettica.
Ontologia e teologia
La distinzione tra metafisica speciale (teologia) e metafisica generale (ontologia) è solo un’ipotesi di Alessandro, peraltro saltuaria, perché lui interpretava l’ontologia aristotelica subordinata alla teologia. Secondo Donini non ci sono motivi sufficienti per ritenere che nella Metafisica ontologia e teologia siano la stessa cosa, e ciò mostra di nuovo l’unitarietà dell’oggetto della metafisica, anche se Aristotele e Alessandro concepiscono diversamente questa unitarietà:
Per Aristotele l’identità, l’unità si fonda sull’unità stessa dell’oggetto di studio: l’ontologia pone il problema dell’essere, la teologia è il sistema per risolverlo. Per Alessandro: l’identità risiede nel fatto che l’ontologia rientra nell’ambito della teologia. Quindi per Alessandro Aristotele subordina l’ontologia alla teologia, mentre per Donini Aristotele identifica ontologia e teologia, e questa tesi appare più plausibile. Pertanto non possiamo escludere a priori l’unitarietà dell’oggetto della metafisica. Sebbene ci siano livelli diversi, non è detto che l’oggetto sia diverso.
Scientiae specificantur a subjecto: È un principio che sostiene che le scienze si distinguono a seconda dell’oggetto che studiano. Nel nostro caso, anche se l’oggetto è articolato su più livelli, la sua unità è una forte convinzione di Alessandro. Donini non prende delle posizioni rigide sull’interpretazione che fa Alessandro. Ma per capire cosa intendeva Alessandro è fondamentale avere una buona precomprensione di Aristotele. Donini s’interessa piuttosto di verificare se l’oggetto della metafisica di Aristotele è coerente o meno, e non è coerente! Per lui la metafisica di Aristotele propone la tesi di una unitarietà dell’oggetto della metafisica nel senso che ontologia e teologia si identificano. Mentre per Alessandro, e questa è una delle sue tesi principali, Aristotele subordina l’ontologia alla teologia, questa è la sua interpretazione.
Fin dal libro Alfa è manifesto che la metafisica, oltre che essere unitaria, ha un unico oggetto coerente nel senso che la distinzione di molti oggetti non danno origine a più scienze poiché si tratta di oggetti coerenti e collegati tra loro. Aristotele realizza il connubio tra scienza ricercata e scienza praticata, c’è unità fra l’oggetto e la sua pratica. La metafisica di Aristotele nasce perché nella sua scuola teneva dei seminari, un po’ improvvisava e un po’ studiava, perciò questa sua metafisica è per forza ricercata: egli si poneva delle domande e si dava delle risposte. La metafisica di Aristotele è quindi anche praticata, ma lui la chiamerebbe diversamente a seconda del livello della discussione:
- Sophia: sapienza, viene da sapere (succulento scienza che soddisfa il palato), la scienza alta per Aristotele.
- Philosofia: dicono che siano stati i pitagorici a coniare il termine.
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Alessandro Manzoni
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Alessandro Manzoni
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Letteratura italiana - Alessandro Manzoni
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Storici di Alessandro