UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO
Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari
Corso di laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari
AFFETTATI DI SALUMERIA:
norme igieniche e piani di controllo, aspetti microbiologici e qualitativi.
Relatore: Prof.ssa Stefania Iametti
Correlatore: Dr.ssa Laura Scafuri Davide Assi
Matricola n. 907024
ANNO ACCADEMICO 2021-2022 1
INDICE
RIASSUNTO ............................................................................................................ 3
INTRODUZIONE..................................................................................................... 4
CAPITOLO 1
ANALISI DI LABORATORIO SUI PRODOTTI AFFETTATI.............................. 5
1.1 analisi chimico e chimico-fisiche...................................................................5
1.1.1 ceneri………………………………………………………………. 5
1.1.2 proteine…………………… ............................................................. 6
1.1.3 attività dell’acqua…… ..................................................................... 7
1.1.4 lipidi (metodo diretto) ………. ........................................................ 9
1.1.5 NIR – FoodScan .………………………………………………...... 10
1.1.6 cloruri...……………………………………………………………. 13
1.2 analisi microbiologiche……………………………......................................15
1.2.1 EnteroPluri-Test …………………………………………………. 15
1.2.2 conta lattici mesofili e CBT a 30°C………….…………………… 17
1.2.3 PCR e tecniche di elettroforesi per microrganismi patogeni ……… 18
1.2.4 antisiero per salmonella…………………………………………… 20
1.2.5 TEMPO Automated Quality Indicator Solution………………..…. 20
1.3 limiti per CBT, enterobacteriaceae e lattici………………………………. 21
CAPITOLO 2
ANALISI, CONTROLLI ISPETTIVI E PRELIEVI IN LINEA………................. 23
2.1 Analisi, controlli e prelievi pre-produzione................................................... 23
2.1.1 test rapidi per glutammato e glutine.................................................. 23
2.1.2 SSOP pre-operative ……………………………………………….. 23
2.2 controlli e prelievi durante la produzione …………….………………...... 25
2.2.1 SSOP operativi ……………………………………………………. 25
2.3 Applicazione del sistema HACCP ……………………………………………. 25
2.3.1 intossicazioni e tossinfezioni alimentari ………………………….. 25
2.3.2 Scheda del controllo entomatico e dei roditori …………………… 28
CAPITOLO 3
RIELABORAZIONE DI DATI ANALITICI ........................................................ 29
3.1 prima analisi……………………………………………………................. 29
3.1.1 individuazione ed organizzazione dei dati……………………….. 29
3.1.2 risalire alla causa probabile di contaminazione per le NC………. 30
3.1.3 azioni correttive per il mantenimento di valori conformi………… 33
3.1.4 spiegazione e commento dei risultati ……………………………. 33
3.2 seconda analisi............................................................................................... 34
3.2.1 scelta e organizzazione dei dati …………………………………… 34
3.2.2 andamento analisi ………………………………………………… 35
3.2.3 spiegazione e commento dei risultati …………………………….. 35
CONCLUSIONI........................................................................................................36
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA…………………………………………………37 2
RIASSUNTO
Questo elaborato è frutto dell’attività di tirocinio svolta presso il salumificio Beretta ed è incentrato sulla
valutazione di alcuni parametri ritenuti fondamentali per la qualità del prodotto di salumeria affettato
industrialmente. Nello specifico, il controllo in azienda dei prodotti affettati prevede analisi chimiche e
microbiologiche eseguite presso il laboratorio aziendale accreditato di Medolago e in analisi di routine (es.
determinazione glutine), controlli pre/intra/post produzione e campionature, eseguite invece presso lo
stabilimento produttivo stesso di Trezzo sull’Adda.
Il manuale di laboratorio per le procedure di analisi chimiche e microbiologiche, che vengono fatte a
Medolago, fa riferimento a metodi specifici. Questo manuale comprende una serie di analisi che durante il
tirocinio ho potuto vedere e anche mettere in pratica: analisi di lipidi, cloruri, aw, proteine, NIR e ceneri, per
quanto riguarda la parte chimica, mentre entero-pluri-test e conta lattici mesofili e CBT a 30°C per la parte
microbiologica.
L’insieme di tutte le analisi contribuisce a definire e/o a confermare il profilo qualitativo del prodotto e viene
riportato nel software gestione del laboratorio (LIMS) e consultabile a Trezzo anche tramite il software
applicativo QlikView.
Il mio lavoro è stato organizzato nel modo seguente: nello stabilimento produttivo si procedeva con alcune
analisi, controlli e prelievi da mandare al laboratorio, come precedentemente scritto.
Tra i controlli c’erano: assicurarsi che il personale fosse correttamente vestito e rispettasse le norme di buona
prassi igienica, che le celle in cui erano messi gli affettati fossero pulite e alla temperatura ottimale per
l’affettamento, che nei magazzini i prodotti non fossero a contatto con il pavimento, ben distanziati gli uni
dagli altri e dai muri, che le luci degli ambienti di lavoro fossero funzionanti, e lo stato dei macchinari di
affettamento, confezionamento, ecc.
Lo stabilimento era suddiviso in base al rischio di contaminazione nelle zone di lavorazione: rosso per le
zone comunicanti con l’esterno e maggiormente esposte a contaminanti, verde per le zone in cui ci si vestiva
prima di entrare nelle camere bianche, in cui avveniva la produzione e dove si faceva anche carico di
prodotto dalla zona rossa.
I prodotti confezionati venivano sanificati prima dell’apertura, come anche il carrello di trasporto su cui
erano appoggiati, le mani dell’operatore e le attrezzature usate.
Negli uffici del personale dedicato al controllo qualità erano a disposizioni computer, con installati software
gestionali per visualizzare le informazioni produttive e analitiche, oltre che per valutazioni ed elaborazioni
statistiche, oltre che per tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti, come previsto dalle norme vigenti in
materia di sicurezza alimentare e indispensabili in caso di eventuali non conformità (NC), ovvero per cercare
di risalire alle cause dell’anomalia. Nel caso di individuazione di non conformità e risalita alla possibile
causa di contaminazione, si procedeva con audit interno o riunioni informali del personale per azioni
correttive.
A fine tirocinio, il lavoro di analisi dei dati di laboratorio è stato illustrato ai responsabili dell’azienda e,
dopo elaborazione da parte dei Referenti informatici, è stato preso a riferimento per l’elaborazione di report
automatico per velocizzare la procedura e facilitare il monitoraggio dei risultati analitici e degli andamenti
dello stabilimento, dal punto di vista della sicurezza igienica, ma anche dell’organizzazione per scambio di
campioni e dati tra laboratorio e stabilimento. Occorre tuttavia precisare che la definizione dei limiti di
accettabilità per la parte microbiologica non è stata completata; ne consegue che il lavoro finale di analisi dei
dati sperimentali risulta essere promettente ma non del tutto applicabile.
INTRODUZIONE 3
Per la norma UNI EN ISO 9000 la qualità è “il grado in cui un insieme di caratteristiche intrinseche soddisfa
un requisito, il quale è un’esigenza o aspettativa dell’utilizzatore, espressa o implicita”.
La precedente norma UNI EN ISO 8402, oggi superata, definiva la qualità come “l’insieme di proprietà e
caratteristiche di un servizio o prodotto, che conferiscono ad esso la capacità di soddisfare esigenze espresse
(proprietà sensoriali percepite) o implicite (proprietà non percepite direttamente come la salubrità, sicurezza
d’uso)”.
Il sistema di qualità descritto nel documento Mgis del salumificio Fratelli Beretta Spa è applicabile alla
struttura dello stabilimento per ricerca, sviluppo, pre-affettamento e confezionamento di salumi in atmosfera
protettiva, con elevata classe di filtrazione (camere bianche in flusso laminare e sovra-pressione) e logistica
pre-distributiva.
La qualità del Salumificio Fratelli Beretta S.p.A. è l’espressione dell’evoluzione del prodotto alle esigenze
del mercato: sicurezza, conformità ai regolamenti, sostenibilità, etica e responsabilità nei confronti del
personale e risposte ai requisiti dei clienti.
Per la direzione generale fare qualità significa garantire una ricerca costante, tesa a migliorare i processi
aziendali e i sistemi volti a garantire l’igiene e la salubrità del prodotto, attraverso una strategia preventiva e
di controllo delle fasi di lavorazione.
Gli obbiettivi sono il rispetto delle leggi e normative vigenti, la ricerca prioritaria dell’igiene e della
sicurezza attraverso il controllo del processo, la prevenzione dei rischi legati al prodotto, all’ambiente, alla
sicurezza del personale e il requisito “assenza di glutine”.
Il tutto si realizza tramite la giusta scelta delle materie prime e dei processi, l’analisi di esigenze ed
aspettative del cliente, il controllo qualità durante la produzione, la manutenzione degli impianti, analisi di
laboratorio su prodotti ed ingredienti.
Durante l’esperienza di tirocinio formativo che ho condotto presso lo stabilimento del Salumificio Fratelli
Beretta S.p.A. di Trezzo d’Adda e presso il laboratorio analisi di Medolago ho potuto osservare da vicino
l’organizzazione aziendale per la qualità, e anche essere parte attiva di questo sistema di gestione.
Nel seguente elaborato verranno analizzati i procedimenti di analisi dei prodotti, l’interpretazione dei
risultati e il loro utilizzo pratico, con un accento sugli effettivi vantaggi che il sistema utilizzato apporta
all’azienda, in termini di autocontrollo e quindi di focus sulla qualità nel prodotto finito e soddisfazione del
consumatore.
A supporto di quanto svolto in questo tirocinio, descriverò lo studio condotto sui dati ottenuti dalle analisi di
laboratorio, basato sull’estrazione da apposito software, trasferimento su pacchetto Excel per l’elaborazione,
definizione di limiti di accettabilità e utilizzo delle informazioni ricavabili per l’attuazione di eventuali
misure preventive in caso di non conformità o di rischi igienico-sanitari.
Lo scopo di quest’ultima attività sarà anche di dimostrare l’utilità dell’azione di rielaborazione di suddetti
dati e l’integrazione di un programma che
permetta tale procedimento in automatico,
rispetto alla sola consultazione o estrazione
manuale.
CAPITOLO 1 4
ANALISI DI LABORATORIO SUI PRODOTTI AFFETTATI
1.1 ANALISI CHIMICO E CHIMICO-FISICHE
1.1.1 Ceneri
Riferimento: ISO 936:1998
La percentuale in ceneri si riferisce alla quantità di sostanze inorganiche
(minerali) in un alimento a seguito di un completo incenerimento della
sostanza organica.
Precauzioni di sicurezza:
l’utilizzo di attrezzature che raggiungono temperature elevate richiede
l’impiego di dispositivi di protezione individuale al fine di evitare
scottature come guanti termoisolanti e apposita pinza in acciaio per il campione.
L’utilizzo di soluzioni contenenti acidi prevede l’uso di dispositivi di protezione individuale quali occhiali
da laboratorio, guanti monouso e camice da laboratorio.
Tutte le preparazioni devono essere eseguite sotto cappa chimica per evitare inalazione di vapori nocivi.
Scopo e campo di applicazione:
la procedura descrive un metodo di riferimento per la determinazione del contenuto di ceneri in carni e
prodotti di origine animale
attrezzature:
mini cutter da laboratorio cucchiai o spatole in cappa ventilata
sacchetti di plastica acciaio inox muffola (550°C)
pinza in acciaio inox e
crogioli di porcellana di bilancia analitica
rastrelliera porta crogioli
diametro 40mm e altezza (0,001g)
stufa (105°C)
50mm essiccatore con gel di
piastra riscaldante silice
reagenti: kit:
acqua ossigenata non previsti
indicazioni preliminari
per questa analisi sono sufficienti 5g di campione.
Prima di iniziare assicurarsi di avere a disposizione un crogiolo per campione, posto in stufa a 105°C,
over night e raffreddato in essiccatore fino a peso costate.
Fare attenzione che la temperatura del campione non superi i 25°C, stoccarlo in sacchetti che ne
mantengano inalterata la composizione ed analizzare il prima possibile o comunque entro le 24h dalla
macinatura.
preparazione del campione
Tarare un crogiolo precedentemente preparato, e registrare il dato nel software di laboratorio LIMS
Eseguire la tara + campione, pesando esattamente circa 5g di campione (+- 0,0001g) e registrarne il
dato nel LIMS
Porre in stufa il crogiolo a 105°C per circa 120 minuti per eliminare l’acqua
Procedere alla calcinazione ponendo il crogiolo su piastra riscaldante, avendo cura che il campione
bruci per 30 minuti a velocità 6 e per 30 minuti a velocità 12
Riporre il crogiolo in muffola, impostata a 550°C per almeno 8 ore, fino ad ottenere delle ceneri
grigio-bianche
Nel caso di ceneri nere aggiungere acqua ossigenata e porle nuovamente in muffola per almeno 4 ore
Spostare le ceneri in essiccatore a raffreddare, fino a peso constante
Registrare la pesata della tara + campione nel LIMS 5
Lettura ed interpretazione dei risultati:
[ ]
P 2−P 1 ∗100=%ceneri
Pc
Dove P1 = tara del crogiolo in grammi
P2 = peso del crogiolo con le ceneri in grammi
Pc = peso del campione in grammi
Il risultato sarà arrotondato per eccesso alla seconda cifra decimale ed espresso in g/100g.
1.1.2 Proteine
Riferimento: AOAC 992.15
il contenuto proteico di un alimento è valutato dal suo
tenore in azoto, ossia dal contenuto di composti azotati.
Moltiplicando il contenuto di azoto, per un fattore di
conversione che varia in funzione della matrice,
determino il contenuto in proteine del prodotto.
Per la determinazione delle sostanze azotate totali ci si avvale del metodo Kjeldhal, che si compone di tre
fasi: mineralizzazione, distillazione e determinazione quantitativa dell’ammoniaca prodotta.
Il metodo prevede la trasformazione dell’azoto organico presente nel campione in azoto ammoniacale,
mediante reazione con acido solforico concentrato, in presenza di un catalizzatore.
Precauzioni di sicurezza:
dispositivi di protezione individuali per evitare scottature (alte temperature) ed ustioni chimiche, oltre al
lavorare sotto cappa chimica.
Scopo e campo di applicazione:
scopo del metodo è determinare il contenuto proteico in carni e prodotti di origine animale.
si applica a tutti i prodotti carnei indipendentemente dal loro contenuto di proteine e dalla loro origine.
Attrezzature:
mini cutter da laboratorio Buchi 424K rapid digestion unit
sacchetti di plastica monouso Buchi distillation unit B-323
bilancia analitica (0,001g) Agitatore magnetico
cucchiaio o spatole di acciaio inox Beuta da 300ml a collo largo
navicelle per pesata monouso Ancorette magnetiche
provettoni in vetro per strumento Buchi Buretta da 25 ml, div. 0,05 ml
Reagenti:
acido solforico (H SO ) al 90% acido borico (H BO ) al 2%
2 4 3 3
acido solforico 0,5 N blu di bromofenolo (soluzione idroalcolica
catalizzatore in pastiglie (Kjeldahl Tablets) allo 0,1%)
indicazioni preliminari:
per fare questa analisi sono sufficienti 1,8g di campione per quanto riguarda la maggior parte dei prodotti
carnei e alimenti lavorati di origine vegetale, mentre 1,2g per quelli ad elevato contenuto lipidico e per gli
ingredienti.
Prima e al termine di ogni distillazione è necessario eseguire un pre-heating dello strumento c
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