QUALI SONO I METODI CHE SI POSSONO
USARE PER CALCOLARE L’ENERGIA
(PRINCIPALMENTE QUELLA POTENZIALE)?
Si può operare in due modi diversi:
1. Metodi classici: sono basati sulla fisica classica (di Newton) ed elettrostatica. Il
metodo classico per eccellenza è chiamato meccanica molecolare (vedi
dopo).
2. Metodi quanto-meccanici: sono basati sulla teoria quantistica; non sempre,
però, questi metodi sono applicabili: si possono riferire solo a un certo numero
di atomi, ma non a molecole molto grandi. Parlare di meccanica quantistica
significa associare ad ogni particella una funzione d’onda, che è legata alle
coordinate degli elettroni, dei nuclei, ma è anche dipendente dal tempo. Ecco
perché la risoluzione esatta non è possibile per un sistema che contiene più di
un elettrone e di un protone (cioè l’atomo H). Le caratteristiche molecolari sono
descritte, come abbiamo già detto, con l’equazione di Schrodinger e ogni atomo
è descritto come un nucleo carico positivamente, circondato da elettroni che
interagiscono con elettroni di altri atomi per formare gli orbitali molecolari
(responsabili dei legami chimici). Questi metodi si dividono ulteriormente in due
categorie:
Quelli che si basano sulla densità (teoria del funzionale della
densità, DFT). Questa teoria permette di studiare sistemi a molti
elettroni (atomi, molecole, solidi ecc.). Nella DFT la grandezza
fondamentale è la densità di carica elettronica (definita come la quantità
di elettroni per unità di volume, Q/V, dove Q è la carica degli elettroni)
che dipende solo da 3 variabili a prescindere dal numero di elettroni.
Hohenberg e Kohn dimostrarono che la densità elettronica dello stato
fondamentale non degenere di un sistema di elettroni permette di
determinare univocamente le proprietà dello stato fondamentale.
Quelli che si basano sulla funzione d’onda e che quindi fanno
riferimento all’equazione di Schrodinger, la quale è esatta solo per
l’atomo di H. Questi metodi a loro volta si dividono in altri due: metodo
Hartee-Fock e metodo post Hartree-Fock, che è una modifica del
primo e fornisce risultati confrontabili con il metodo DFT. Per questo
motivo si fa riferimento solo al metodo DFT. Il metodo Hartree-Fock e post
Hartree-Fock, metodi basati sulla funzione d’onda, appartengono alla
categoria dei metodi ab initio. I metodi ab initio sono quei metodi che
utilizzano l’equazione di Schrodinger e sono totalmente quantistici e
hanno intrinsecamente una grande accuratezza: la cosa importante è che
possono essere continuamente migliorati, anche se così facendo i tempi
di calcolo sono troppo lunghi. Il limite dei metodi ab initio è il fatto che
devono considerare ogni elettrone come se fosse un’entità a sé stante.
Invece i metodi DFT vanno a prendere un dato sperimentale, quindi è
come se la correlazione tra gli elettroni c’è già, e quindi è come se
considerasse lo stato reale: ecco perché riescono ad avere
quell’accuratezza così grande. Questo metodo permette di studiare
molecole organiche fino a 100 atomi.
(VEDI MECCANICA QUANTISTICA PER UNA MIGLIORE DESCRIZIONE DEI METODI
QUANTOMECCANICI)
Un’altra categoria dei metodi quanto-meccanici è rappresentata dai metodi
semiempirici che però ormai sono in disuso dal momento che risultavano molto
approssimativi.
Esiste un fattore che indica il tempo impiegato dai vari metodi per calcolare l’energia.
Questo fattore si definisce fattore di scala (scaling) e quanto più alto è questo
fattore, tanto più complesso è il metodo computazionale utilizzato per il calcolo
dell’energia e, quindi, questo calcolo viene effettuato in tempi molto lunghi.
MECCANICA MOLECOLARE
Molti dei problemi affrontati nel modelling molecolare riguardano sistemi troppo grandi
per essere considerati con metodi quantomeccanici. La meccanica quantistica studia
gli elettroni di un sistema e, quindi, per sistemi grandi deve essere considerato un
gran numero di particelle (elettroni), rendendo i calcoli particolarmente lunghi e
laboriosi. La meccanica molecolare è il metodo di elezione per lo studio di grandi
sistemi, come le molecole biologiche (ad esempio, le proteine). Questo metodo è
anche chiamato metodo del force field (campo di forza). In questo metodo si
considera il tipo di atomo, nel senso che, ad esempio, non tutti gli atomi di ossigeno di
una molecola sono uguali tra loro ma le loro caratteristiche dipendono dall’intorno di
quell’atomo (cioè da tutto ciò che circonda quell’atomo). Per esempio l’ossigeno
carbonilico è diverso da quello alcolico e così via. La meccanica molecolare ignora il
moto degli elettroni e calcola l’energia in funzione delle sole coordinate (posizioni)
nucleari e quindi, tutti quei fenomeni che dipendono dalla struttura elettronica non
vengono calcolati. Questo significa che le molecole vengono solo considerate nello
stato fondamentale; se esse si trovano in uno stato eccitato dobbiamo riferirci alla
quanto-meccanica. Le reazioni enzimatiche, ad esempio, vengono studiate con la
quanto-meccanica, perché durante questa reazione i legami si trasformano, si
rompono e si riformano e lì sono implicati gli elettroni, pertanto non lo possiamo
studiare con la meccanica molecolare, ma solo con la quanto-meccanica. Dunque, la
meccanica molecolare è quel metodo che ci permette di calcolare l’energia della
molecola mediante l’applicazione di leggi della meccanica classica. Essa si basa su un
modello estremamente semplice: le molecole sono trattate come se fossero delle
masse tenute assieme da forze per lo più elastiche o armoniche.
approssimazione di
A questo proposito è bene introdurre il concetto di
base (o approssimazione di Born-Oppheneimer o
approssimazione adiabatica). Secondo questa approssimazione,
come accennato, vengono disaccoppiati i moti dei nuclei da quelli degli elettroni e,
quindi, si considerano in modo separato le variabili corrispondenti al moto nucleare e
le coordinate elettroniche nell’equazione di Schrodinger. Questa tecnica si basa sul
concetto secondo il quale le velocità elettroniche sono di gran lunga maggiori rispetto
a quelle nucleari. La diversa velocità dipende dal fatto che i nuclei hanno una massa
maggiore rispetto agli elettroni e dal momento che entrambe le entità sono sottoposte
alla stessa forza, gli elettroni avranno una velocità maggiore rispetto a quella dei
nuclei. Possiamo così considerare il moto degli elettroni disaccoppiato da quello dei
nuclei, cosa che permette di eliminare alcuni termini dall'equazione di Schrödinger. I
nuclei vengono trattati o come entità fisse in un reticolo oppure come entità che ha un
qualche grado di libertà fononico (g
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Chimica fisica superiore - Compendio (Parte 3 di 3)
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3. Lavoro, potenza, energia
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Riassunti/Appunti di Fisica 1 - 2 - 3
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