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ISTITUZIONI DI DIRITTO ROMANO

NEGOZIO GIURIDICO

Come si definisce?

1)

Il negozio giuridico è una manifestazione di volontà e un atto di autonomia privata, con cui uno o più soggetti

pongono in essere un’attività che l’ordinamento riconosce idonea a determinare l’acquisto, la perdita o la

modifica di situazioni giuridiche soggettive.

Quali sono gli elementi essenziali?

2)

Gli elementi essenziali sono gli elementi costitutivi e si riferiscono a ogni tipo di negozio e sono la volontà, la

causa e la forma.

La volontà è l’elemento centrale con cui i soggetti dichiarano di voler intraprendere un’attività. Comunque vi

era il problema di coerenza tra la volontà e la sua manifestazione e di formazione di regole da utilizzare nel caso

in cui vi fossero dei dubbi sulla dichiarazione. Questo dubbio iniziò a sorgere con i negozi informali e i negozi

dello ius gentium; prima di questi non vi erano problemi in quanto erano impiegate formule prefissate che

esprimevano una volontà diversa da quella negoziale: si dava valore solo alla dichiarazione e non alla volontà

soggettiva eventualmente diversa. I dubbi interpretativi potevano sorgere soltanto sulle parti variabili dei negozi

formali e solenni o sui nuovi negozi non formali. In questi casi bisognava rispettare l’effettiva volontà delle parti

ma vi era anche la necessità di certezza dell’ordinamento e la necessità di tutela dell’affidamento dei destinatari

della dichiarazione. La regola fondamentale era di interpretare le espressioni dubbie sulla base del contesto

dell’intero atto e sulla base del modo di esprimersi del dichiarante, tenendo anche presenti gli usi. In generale era

preferito un significato che salvasse l’atto piuttosto che uno che ne avrebbe annullato il negozio. Altri criteri di

interpretazione della volontà negoziale erano quelli che facevano riferimento alla buona fede ed alla equità.

La causa è l’obiettivo ultimo e determinante del negozio ovvero la sua funzione che si intende realizzare

attraverso gli effetti che il negozio produrrà. Nei negozi casuali, la causa determina la struttura del negozio e

influisce su di essa mentre nei negozi astratti la causa non emerge dalla struttura del negozio da cui emergono

soltanto gli effetti giuridici voluti dalle parti.

La forma è il modo con cui le dichiarazioni negoziali si manifestano nella realtà esterna. La forma è presente in

qualunque negozio, anche se esiste la distinzione tra negozi formali e non formali che è fondata non sulla

presenza o assenza di una forma, ma sulla necessità o meno di seguire una forma obbligatoria.

Quali gli elementi accidentali?

3)

Gli elementi accidentali sono clausole non obbligatorie ma se aggiunte a un negozio giuridico devono essere

prese in considerazione. Gli elementi accidentali sono la condizione, il termine e il modo.

La condizione è un evento futuro o incerto al quale si rimandano gli effetti del negozio. Se gli effetti si

verificano o si risolvono con l’evento, la condizione è positiva; se gli effetti dipendono dal non verificarsi

dell’evento la condizione è detta negativa. Si dice condizione sospensiva quando gli effetti del negozio si

producono con l’inizio dell’evento futuro o incerto. Si dice condizione risolutiva quando gli effetti del negozio si

concludono con il risolversi dell’evento futuro o incerto. Quando un negozio è sottoposto a condizione

sospensiva esso produce i suoi effetti solo se e nel momento in cui l’evento previsto come condizione si verifica

(cond. positiva) o non si verifica (cond. negativa). I romani dicevano che “la condizione pende” (condicio

pendet) quando non si sapeva il momento in cui l’evento si sarebbe verificato; invece quando l’evento si

verificava dicevano che “la condizione esiste” (condicio exstat) mentre se si aveva la certezza che l’evento non si

sarebbe verificato dicevano che “la condizione manca” (condicio deficit). Finché l’evento dedotto non si era

realizzato o non si poteva considerare sicuramente irrealizzabile, vi era uno stato di incertezza. Quando la

condizione si realizzava, il negozio produceva i suoi effetti da quel momento.

La condizione può essere potestativa, cioè che gli effetti del negozio dipendono da un atto volontario di una

persona interessata, o casuale, cioè che l’avvenimento dipende dal caso o dalla volontà di terzi, o mista se

l’avvenimento dipende sia dalla volontà della persona interessata, sia dal caso o dalla volontà di terzi. Vi era

anche la condizione impossibile che rendeva nullo il negozio e fa riferimento ad un evento che al momento del

negozio non può realizzarsi.

Il termine è un evento futuro ma certo, dal quale, per volontà delle parti, si fa decorrere l’inizio o la fine degli

effetti del negozio. Si può fare una distinzione tra termine sospensivo o iniziale (dies a quo) dal quale si fanno

decorrere gli effetti del negozio, e un termine risolutivo o finale (dies ad quem) dal quale si fanno cessare gli

effetti del negozio. Il termine iniziale sposta gli effetti tipici del negozio ad un momento successivo a quello

della sua conclusione; il termine finale ne impedisce l’efficacia oltre la data stabilita dalle parti. Il termine può

essere fissato sia in modo del tutto certo (una data precisa) ma anche con riferimento a un evento futuro e certo,

ma non precisabile cronologicamente (morte di Tizio). Nel caso in cui il termine ha una data precisa, è certo che


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviuandreidamian di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto romano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Buzzacchi Chiara.

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