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Come misurare la pressione arteriosa

Si tratta di uno dei primi parametri che vengono misurati al paziente in quanto è uno dei principali parametri vitali. PA = GC x R corrisponde al prodotto della gittata cardiaca per le resistenze periferiche. Le due componenti possono avere una sorta di influenza specifica: la gittata cardiaca influisce prevalentemente sulla pressione arteriosa sistolica mentre le resistenze periferiche condizionano prevalentemente i valori di pressione arteriosa diastolica.

È importante misurare la PA perché i valori hanno una relazione lineare con la comparsa di problematiche cardiocircolatorie e cerebrovascolari. Quindi, più alto nel corso della propria vita è il valore della PA sia sistolica che diastolica, maggiore sarà il rischio di andare incontro ad eventi cardiovascolari.

Vi sono inoltre circostanze e condizioni cliniche in cui i valori di pressione arteriosa si possono ridurre in maniera eccessiva (al di sotto di 90 mmHg la sistolica oppure 65 mmHg la pressione media) e questo comporta una grave compromissione della perfusione di organo, come ad esempio nello shock settico.

Per misurare i valori di pressione arteriosa è necessario quindi l’utilizzo di uno stetoscopio e di uno sfigmomanometro. Lo stetoscopio presenta due estremità che devono essere introdotte nelle orecchie, mentre dall’altra parte presenta una campana che serve per auscultare i toni di Korotkoff. Le due estremità sono collegate da un tubo di gomma lungo dai 24 ai 30 cm.

Posizione del paziente

Il paziente deve stare seduto in posizione confortevole per circa 5 minuti e la schiena deve essere appoggiata allo schienale della sedia. Il braccio deve essere appoggiato su una superficie piana in quanto tenere il braccio sollevato vuol dire effettuare uno sforzo isometrico che determina un aumento delle resistenze periferiche e ciò potrebbe aumentare anche del 10% il valore della pressione. Il braccio deve inoltre essere posizionato allo stesso livello del cuore.

Posizione del bracciale

Il manicotto deve essere avvolto intorno al braccio e, passando in corrispondenza dell’arteria brachiale, nel momento in cui viene gonfiato determina una compressione dell’arteria stessa. Il limite inferiore del bracciale dovrebbe essere posizionato circa 2,5 cm al di sopra della fossa antecubitale. In questa posizione infatti consente di esercitare una pressione ottimale sull’arteria brachiale.

Nel momento in cui si misura la pressione ad un soggetto che non si è mai visto prima, è obbligatorio misurare la pressione a tutti e due gli arti superiori per vedere se vi sono delle differenze. È molto frequente che ci possano essere delle piccole differenze che sono dovute più che altro alla sequenza con cui noi misuriamo la pressione. Il primo valore sarà sicuramente superiore a tutti gli altri valori.

È quindi importante misurare la pressione su entrambe le braccia, per poi rimisurare la pressione sullo stesso braccio della prima misurazione, per vedere se è diminuita o se vi sono differenze tra le due braccia. Se si riscontrano sistematicamente differenze tra un arto e il controlaterale con valori > 20 mmHg per quanto riguarda la PA sistolica (PAS) e > 10 mmHg per quanto riguarda la PA diastolica (PAD), si può sospettare che ci sia una arteriopatia con un determinato restringimento ad uno dei due vasi: è possibile sentire dei soffi che esprimono un flusso turbolento, specialmente nella porzione sovraclaveare ed è importante valutare differenze nei polsi distali.

È determinante fare attenzione a questa possibile differenza perché può capitare di attribuire all’emozione la differenza di pressione tra le due braccia, dovuto al fatto che la prima pressione risente ancora del timore del paziente nei confronti del medico, da noi definito "effetto camice bianco" in psicologia medica, mentre la seconda presenta un valore solitamente inferiore, in quanto il paziente è più rilassato, quando in realtà il soggetto presenta una coartazione aortica che determina una discrepanza tra la pressione nelle due braccia.

La coartazione si verifica solitamente dopo l'arteria succlavia sinistra. Tuttavia, se trova davanti ad essa, il flusso di sangue al braccio sinistro è compromesso. In questi casi si può notare una differenza di pressione tra il braccio destro e il braccio sinistro. D'altra parte, una coartazione che si verifica dopo la succlavia sinistra produrrà impulsi sincroni radiali, ma un ritardo radiale-femorale sarà presente alla palpazione di ciascun braccio.

Un’altra cosa che si dovrebbe fare quando si misura la pressione ad un soggetto è non accontentarsi della misurazione della pressione in posizione seduta ma effettuare tre modalità di misurazione diverse.

  • Mediolaterale immediatamente e ortostatismo dopo 1, 2 o 3 minuti per ricercare variazioni posturali o indotte da farmaci. Questo procedimento è utile per valutare l’aggiustamento delle resistenze periferiche alla forza di gravità a cui il soggetto va incontro mettendosi in ortostatismo. La misura più importante da ottenere è quella successiva ad un minuto di ortostatismo. Fisiologicamente la PAS si riduce e la PAD aumenta di pochi mmHg nel passaggio dal clino- all’orto-statismo. Se ciò avviene il paziente non ha ipotensione ortostatica e ci si può accontentare della misura della pressione arteriosa ottenuta con il paziente in posizione seduta.
  • In posizione seduta
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Scienze mediche MED/09 Medicina interna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher StefanoConsoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semeiotica medica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Muieisan Maria Lorenza.
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