BIODIVERSITA’
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(«» Wilson 1988) = insieme flora, fauna e microrganismi che popolano un determinato
territorio, in relazione sia alle componenti biotiche che a quelle abiotiche dell’ambiente.
È considerata la forma di ricchezza più preziosa del pianeta Terra e si manifesta attraverso
l’abbondanza, la distribuzione e le interazioni tra le diverse componenti.
La biodiversità si articola su tre livelli fondamentali:
1. Diversità genetica → riguarda nucleotidi, geni e cromosomi, cioè la variabilità all’interno
della popolazione
2. Diversità organismica o tassonomica → comprende individui, popolazioni e specie.
3. Diversità ecosistemica → riguarda comunità biotiche, ecosistemi, zone di transizione
(ecotoni) e biomi.
Questi livelli sono tra loro interconnessi e contribuiscono complessivamente alla varietà della vita
sulla Terra.
Gli hotspot di biodiversità sono territori in cui la biodiversità è particolarmente elevata e che
per questo motivo necessitano di tutela, anche perché spesso sono fortemente minacciati dalle
attività antropiche.
Esempi di hotspot sono:
Il bacino del Mediterraneo, dove la coesistenza di ambienti diversi favorisce un’elevata
diversità biologica.
Le barriere coralline, ecosistemi fondamentali con una catena trofica basata anche sul
detrito, che sostengono una grande varietà di organismi e strutture complesse.
Le Ande tropicali, caratterizzate da un’altissima biodiversità legata alla varietà di habitat e
climi.
Le specie che occupano gli hotspot di biodiversità sono entità dinamiche.
Ad oggi non conosciamo ancora tutte le specie esistenti, ma sono state descritte almeno
1.300.000 specie, la maggior parte delle quali appartiene agli invertebrati.
Le principali discipline che studiano la biodiversità sono:
Tassonomia → disciplina che nomina e classifica i viventi; introdotta da Linnaeus
(Linneo).
Organizza le specie in categorie gerarchiche, ad esempio:
Regno: Animalia
o Phylum: Chordata
o Classe: Mammalia
o Ordine: Carnivora
o Famiglia: Canidae
o Genere: Canis
o Specie: Canis lupus
o
Sistematica → studia l’evoluzione, la diversificazione e le relazioni tra gli organismi,
integrando la tassonomia e basandosi su caratteri filogenetici, anatomici e
comportamentali.
Filogenesi → ricostruisce e interpreta i legami di parentela tra i diversi gruppi tassonomici.
Ecologia → analizza le interazioni tra organismi e ambiente.
Biogeografia → studia la distribuzione geografica degli organismi.
Genetica e biologia molecolare → indagano le diversità a livello specifico e intra-
specifico.
Biologia delle popolazioni → studia la struttura, le dinamiche e i processi evolutivi delle
popolazioni.
La biodiversità può essere quantificata principalmente attraverso due fattori:
1. Il numero di specie presenti in due aree prese in considerazione.
2. L’abbondanza relativa delle specie, cioè come gli individui sono distribuiti tra le specie.
Si distinguono diversi livelli di diversità:
Diversità α (alfa) → numero di specie presenti in un singolo habitat o comunità.
Diversità β (beta) → differenza di composizione in specie tra due habitat.
Diversità γ (gamma) → biodiversità complessiva di un’area geografica più ampia.
La biodiversità dipende dalla complessità ambientale e dal differenziamento delle
nicchie ecologiche: una specie può conservarsi solo se anche l’ambiente che la ospita
viene conservato.
Esistono inoltre specie definite bioindicatori, utilizzate per valutare la qualità ambientale
(ad esempio certi insetti acquatici, licheni o anfibi).
Misurare la biodiversità è fondamentale non solo per conservare le caratteristiche
ecologiche degli ambienti, ma anche per confrontare gruppi tassonomici e
comprendere meglio i processi evolutivi ed ecologici.
ZOOLOGIA ED EVOLUZIONE
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L’evoluzione biologica= oggetto di studio e di confronto tra naturalisti e scienziati fin dal
XVII e XVIII sec, quando dominavano ancora il creazionismo e il fissismo.
1. CREAZIONISMO= «specie create da Dio in forma immutabile»
XVII-XVIII FISSISMO= «permanenza delle specie nel tempo», negando ogni possibilità di
cambiamento.
FINALISMO- esistenza umana ha una finalità
TELEOLOGISMO- esistenza umana tende a dio
LINNEO
(uno dei più grandi naturalisti del XVIII secolo) NOMENCLATURA
BINOMIALE (tassonomia e sistematica) di classificazione e la nomenclatura
zoologica= visione + scientifica biodiversità. Classificazione in base a criteri morfologici + concetto
di variabilità, ma all’interno di un quadro ancora fissista.
SCALA NATURAE- x ordinare e incasellare organismi serve conoscerli e dar loro un nome
(grandi esplorazioni e scoperta di nuove terre e faune (in particolare quella australiana) =
accelerazione degli studi zoologici)
XIX 2. ENCICLOPEDISMO DESCRITTIVO basato su raccolta e descrizione delle specie
Ma necessità di spiegare in chiave teorica l’origine e la trasformazione degli organismi.
Visione statica dinamica---Lamarck e Darwin
Jean-Baptiste Lamarck - 1° teoria evoluzionistica vera e propria- due principi:
Legge uso e disuso degli organi- strutture più utilizzate si rafforzano mentre quelle meno
utilizzate si atrofizzano
Ereditarietà dei caratteri acquisiti- tratti acquisiti durante la vita potevano essere trasmessi
alla prole.
Teoria “lamarckismo”- carattere finalista evoluzione= progresso costante verso forme più
complesse. (Sebbene oggi superata, essa merito introdurre per la prima volta idea specie
NO so immutabili) Oggi tali meccanismi non hanno fondamento genetico diretto, ma alcuni concetti trovano
analogie nell’epigenetica moderna.
Lamarck crede in:
tendenza degli organismi a diventare più complessi, salendo una
o «scala di progresso» biologico
organismi si adattano al loro ambiente trasformandosi
o
Riprende a piene mani i concetti degli elementi fondamentali (acqua,
fuoco, aria, terra, etere) derivano dalla filosofia greca e li inserisce in un
concetto di trasformazione della vita
Charles Darwin- EVOLUZIONISMO CLASSICO
Nel corso del viaggio sul Beagle (1831–1836), Darwin osservò la fauna e la flora del Sud America e delle
isole Galápagos, notando in particolare le differenze nei becchi dei fringuelli, adattati a diversi tipi di
Queste osservazioni lo portarono a formulare i principi della sua teoria:
alimentazione.
variabilità intra-specifica- presenza di differenze tra individui (variabilità individuale),
differiscono per caratteristiche anatomiche, fisiologiche e comportamentali
ereditarietà dei caratteri- trasmissione dei tratti vantaggiosi ai discendenti
lotta per l’esistenza- competizione organismi per sopravvivere, crescere e riprodursi
(influenzato da idee di Malthus sulla sovrappopolazione- org. producono più discendenti di
quanti ne possano sopravvivere a causa delle risorse limitate) insieme di pressioni
selettive (competizione diretta per cibo, spazio, partner, ma anche sfide non competitive
come predazione, parassitismo, clima)
selezione naturale- meccanismo individui meglio adattati hanno maggiori probabilità di
sopravvivere e riprodursi in una popolazione aumentano nel tempo i tratti vantaggiosi.
Adattamento- Gli organismi risultano adattati al loro ambiente perché la selezione
o naturale conserva progressivamente i tratti utili.
Discendenza comune- Tutte specie viventi derivano, attr. trasformazioni graduali, da
o antenati comuni “albero della vita”: la biosfera è un’unica grande genealogia.
Gradualismo- L’evoluzione procede generalmente in modo graduale e continuo,
o attraverso piccoli cambiamenti accumulati nel tempo.
“L’origine delle specie” (1859) + osservazioni di Alfred Wallace sancì l’avvio della moderna
teoria evoluzionistica.
Teoria darwiniana- inizialmente forti critiche (si discostava da concezioni religiose e fissiste dell’epoca e
mancava ancora di un solido fondamento genetico). Tuttavia, il ritrovamento di fossili umani e animali, e lo
sviluppo della paleontologia, diedero ulteriori conferme alla visione evolutiva.
Darwin pensava che l’evoluzione procedesse in modo graduale e continuo (gradualismo
XX filetico), ma nel XX secolo Eldredge e Gould teoria degli equilibri punteggiati- evoluzione
non procede a velocità costante, ma alterna lunghi periodi di stasi a brevi e rapidi momenti
di cambiamento, spesso innescati da pressioni ambientali o eventi catastrofici. Questa
teoria non contraddice il darwinismo, ma lo integra, offrendo una diversa interpretazione dei
ritmi evolutivi.
Riscoperta delle leggi di Mendel + progressi della genetica e della biologia molecolare=
Sintesi Moderna o NEODARWINISMO= principi darwiniani uniti a genetica delle popolazioni.
Evoluzione= risultato:
interazione tra mutazioni che introducono nuove varianti genetiche
o ricombinazione che le rimescola durante la meiosi
o selezione naturale che agisce come meccanismo centrale
o deriva genetica che modifica casualmente le frequenze alleliche nelle piccole
o popolazioni
flusso genico che trasferisce geni da una popolazione all’altra.
o
Variazione genetica = base indispensabile su cui agisce la selezione naturale, che può
essere naturale (adattamento all’ambiente) o artificiale (esercitata dall’uomo su specie
domestiche e coltivate).
oggi
Biologia evoluzionistica contemporanea BIOEVOLUZIONISMO =evoluzione come un
processo complesso e multidimensionale. Non si considera più soltanto l’individuo, ma le
popolazioni e le comunità, con attenzione anche alle dinamiche ecologiche e ai rapporti tra
organismi e ambiente.
Evoluzione= risultato interazione tra fattori genetici, ecologici e comportamentali, integrando
mutazioni, ricombinazione, selezione, deriva e flusso genico, in un quadro che tiene conto sia
della dimensione microevolutiva sia di quella macroevolutiva.
L’evoluzione è un insieme di eventi il cui ciclo si ripete ogni generazione:
a. Processo genetico, durante il quale sono prodotti i genotipi, che sono i “programmi”
per l’informazione genetica;
b. Processo epigenetico, cioè la trasformazione ontogenetica tra genotipo e fenotipo;
c. Processo ambientale, durante il quale l’interazione tra fenotipo e ambiente determina
quale fenotipo è più adatto a trasmettere l’informazione genetica.
NEOEVOLUZIONISMO interpreta evoluzione secondo seg paradigmi:
a) esiste la variabilità genetica i fenotipi espressi sono sottoposti alla selezione
b) la selezione naturale e la deriva genetica* determinano il mantenimento nelle popolazioni
di genotipi variamente adattati, nel tempo, alle diverse condizioni ambientali
(microevoluzione)
c) il flusso genico e i meccanismi di isolamento riproduttivo mantengono l’unicità specifica
d) l’isolamento, per interruzione del flusso genico, è alla base dei processi di SPECIAZIONE
e) processi filogenetici rappresentano la storia evolutiva degli organismi viventi
(macroevoluzione)
Frequenze alleliche= quanto è comune un allele in una popolazione- proporzione di un certo allele
rispetto al totale degli alleli di quel gene presenti nella popolazione.
La Scuola Neoevoluzionistica ha integrato la teoria darwiniana con le nuove conoscenze
genetiche, interpretando l’evoluzione come il risultato combinato di più fattori:
- Processi genetici: mutazioni e ricombinazione generano variabilità ereditaria.
- Processi epigenetici: regolazione genica e modificazioni non legate alla sequenza del
DNA.
- Processi ambientali: l’ambiente seleziona e condiziona la sopravvivenza e la
riproduzione.
Secondo questa visione, l’evoluzione non è più vista
come un processo lineare, ma come un insieme di
dinamiche che interagiscono, mantenendo al centro il
ruolo della selezione naturale ma riconoscendo
anche l’importanza di fattori multipli.
----VARIABILITA’ ED EVOLUZIONE NATURALE----
VARIABILITÀ GENETICA= base di ogni processo evolutivo.
Can derivare da diversi meccanismi: mutazioni, ricombinazione sessuale, crossing-over,
migrazione e flusso genico. Questi fattori determinano il polimorfismo genetico = presenza di
più forme diverse all’interno di una popolazione. Tale diversità è fondamentale perché fornisce la
materia prima su cui agisce la selezione naturale.
La variabilità può essere:
Intraspecifica- differenze tra individui della stessa specie (es. dim guscio pop molluschi).
Interspecifica- differenze tra individui appartenenti a specie diverse (es. cavallo e asino).
In generale, la diversità genetica di una popolazione dipende dal numero di alleli presenti e dalla
loro frequenza, e la variabilità fenotipica riflette queste differenze.
SELEZIONE NATURALE= sopravvivenza e riproduzione differenziale dei genotipi
Locus genico = alleli si esprimono in fenotipi diversi
Popolazioni naturali = POLIMORFICHE Mutazioni- creano new alleli
Crossing-over- new combinazione geni (aumento
diversità) -> mix genetici unici
Incroci casuali- accoppiamento random (manteng)
Aggiungono new varianti o le rimescolano cont
Variabilità cresce / si mantiene
Selezione Nat- favorisce alleli + vantaggiosi, quelli
sfavoriti diminisc / sparisc
Deriva genetica- casuale; picc pop basta il caso
pk un allele diventi molto frequente/ scompaia tt
Alleli
diminuiscono/ perdita Variabilità si riduce
VARIABILITÀ GENOTIPICA in parte espressa
esteriormente attr VARIABILITÀ FENOTIPICA che è
direttamente sottoposta alla selezione naturale. (Questa variabilità non riguarda solo caratteri
morfologici, ma anche ecoetologici, fisiologici ecc.)
Poiché la variabilità fenotipica è sottoposta alla selezione naturale, indirettamente cambia anche la
variabilità genotipica
Variazione genetica si esprime attr Caratteri:
Quantitativi: can be misurati (dim, peso) variabilità continua (curva gaussiana)
-
- Meristici: can be contati (n° vertebre)
- Qualitativi: caratt alternativi, discontinui, no esprim attr perfetta gaussiana discontinua
SELEZIONE NATURALE RIDUCE la variabilità prodotta, selezionando i FENOTIPI PIÙ
ADATTI
SELEZIONE DIFFERENZIALE = diverso successo riproduttivo
degli individui in base al loro grado di adattamento. Alcuni
organismi trasmettono i propri geni più facilmente rispetto ad altri,
determinando un cambiamento graduale delle frequenze alleliche
attr predazione selettiva su fenotipi con diverso grado di
adattamento e conseguente variazione quantitativa dei genotipi più
adattati nella popolazione Biston Betularia
La diversa capacità riproduttiva degli individui, dovuta ai loro caratteri, a seguito di selezione
naturale differente (no tt individui contrib a stesso modo al pool genico di generaz success)
Esistono tre principali modalità di selezione naturale:
Direzionale
1. → favorisce un fenotipo estremo, sping pop verso una nuova media.
La curva si sposta verso un estremo
Es. Biston betularia (falena del pioppo) Riv. Industriale:
(prima) falene chiare = camouflage sui tronchi chiari, dopo inquinamento = tronchi scuri →
falene scure favorite.
Diversificante
2. → favorisce entrambi gli estremi, riducendo i fenotipi intermedi
aumenta molto la variabilità e può portare a
speciazione
La curva si “sdoppia”, favorendo due estremi
Stabilizzante
3. → favorisce i fenotipi intermedi, mantenendo lo status quo.
variabilità diminuisce e media pop resta stabile
La curva della distribuzione si “stringe” intorno al
valore medio
4. Artificiale → l’uomo decide quali geni passano alla generazione successiva.
esseri umani accoppiano intenzionalmente
individui con caratteristiche desiderate, per
ottenere una prole che le mantenga o le
accentui.
È molto più rapida e diretta della selezione
naturale.
riduce la variabilità (come la selezione
naturale), perché si scelgono pochi individui
“migliori”.
ma può anche creare nuove varietà e razze, tutte con caratteristiche molto particolari.
Es. Cane deriva da lupo, uomo ha selezionato taglia, comport, forza,…; rose da rosa
canina, banane senza semi
FLUSSO GENICO = scambio alleli tra pop div della stessa specie; trasferimento geni da
popolazione a altra grazie a migrazione individui o movimento di gameti (polline o spermatozoi).
Aumenta la variabilità genetica a int pop
Può contrastare la deriva genetica (riduce
variabilità)
Ruolo stabilizzante- tende a ridurre diff tra pop,
ma sua interruzione può portare a isolamento
riproduttivo e speciazione
ELEVATO nella stessa popolazione biologica
RIDOTTO tra popolazioni distinte
Fenomeni evolutivi NO riconducib a teoria darwiniana (selezione naturale): Deriva e Cooperazione
DERIVA GENETICA = variazione CASUALE frequenza allelica a int pop NON dov a
selezione naturale (alc alleli can diventa + comuni/ scompari per puro caso, no pk (s)vantaggiosi)
Processo casuale- no favorisce necess il migliore
Pop + picc ha effetto > * pop + grandi (vari eff tendono a compensarsi)
Può porta a perdita variabilità genetica (alc alleli can scompari compl) e causa
fissazione di un allele (allele unico presente pop, frequenza= 100%)
Alleli + rari so + sogg a deriva genetica
*pop poco numerose fav Inincrocio (accoppiam preferenz tra consanguinei) che prod aumento
omozigosi (anche x alleli recessivi)
Effetto fondatore (isole)
Piccola pop (propagulo- picc nucleo indiv riproduttivi) si separa da pop + grande, colonizza new
area geografica portando con sé solo una parte della variabilità genetica originaria, causando la
perdita di molti alleli e una forte deriva genetica. Ciò può portare anche speciazione.
Perdita parziale variabilità genetica
Effetto collo di bottiglia
Pop subisce drastica riduzione numerica dovuta a eventi catastrofici (terremoti, eruzioni, epidemie,
ecc.). La ridotta variabilità genetica che ne deriva comporta un impoverimento del pool genico
(alleli subisc riduzione no dov a selezione naturale, ma caso)
Riduzione casuale alleli e loro frequenza
Picc pop indiv = FRAZIONE MINIMA E
CASUALE delle caratt genetiche
specie
Secondo la scuola evoluzionistica
neutralista, il processo evolutivo sarebbe
determinato soprattutto dall’interazione di mutazioni genetiche e deriva genetica che agiscono in modo
stocastico
Cooperazione = comportamento in cui due o più individui traggono beneficio reciproco
aumenta il success
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