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IL VINCOLO CONTRATTUALE

1.1 Premessa

Il contratto, nella sua essenza, rappresenta l’accordo tra due o più soggetti per

costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale. Ma cosa lo rende

davvero vincolante? La risposta risiede nel principio cardine del diritto contrattuale: il

vincolo. Una volta che le parti hanno espresso la loro volontà e rispettato le

condizioni di validità stabilite dalla legge, il contratto acquisisce forza vincolante,

obbligando ciascun soggetto a rispettare gli impegni assunti. Questo principio trova

fondamento nell'articolo 1372 del Codice Civile, che sancisce che il contratto ha

forza di legge tra le parti.

La vincolatività del contratto, però, non è assoluta: esistono strumenti che consentono

di modificarlo, scioglierlo o interromperlo, come il mutuo dissenso, il recesso o altre

cause di estinzione. Ma prima di arrivare a queste eccezioni, è fondamentale

comprendere come si integra e come opera il contratto una volta concluso.

1.2 Le fonti di integrazione del contratto e l’esecuzione secondo buona fede

Un contratto può essere perfettamente redatto, ma non sempre riesce a prevedere ogni

possibile situazione che si presenterà durante il rapporto. Qui entrano in gioco i

meccanismi di integrazione, che colmano le lacune contrattuali per garantire che il

contratto possa essere applicato in modo completo e coerente. Le fonti principali di

integrazione sono tre:

1. Le norme di legge: Spesso, le parti non disciplinano tutti i dettagli del

contratto, magari perché li danno per scontati. In questi casi, intervengono le

norme dispositive della legge, che si applicano automaticamente in assenza di

una volontà contraria espressa dalle parti.

2. Gli usi e le consuetudini: Alcuni comportamenti consolidati in specifici settori

o contesti geografici integrano il contratto. Per esempio, nei contratti

commerciali internazionali si seguono spesso prassi non scritte, ma

riconosciute universalmente.

3. La buona fede: Questo principio fondamentale del diritto civile impone alle

parti di comportarsi in modo leale, collaborativo e rispettoso durante

l’esecuzione del contratto. La buona fede non è solo un principio morale, ma

una vera e propria norma giuridica: impedisce che una parte si comporti in

modo da danneggiare l’altra, anche se ciò non è espressamente vietato dal

contratto.

Un esempio pratico: in un contratto di vendita, se non è specificata la data di

consegna, la buona fede impone che questa avvenga in tempi ragionevoli, evitando

ritardi ingiustificati.

Contratti ad effetti reali e contratti ad effetti obbligatori

Passando agli effetti del contratto, possi

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martinagrii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Foggia o del prof Gazzara Massimo.
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