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L’esame della curva di offerta presuppone l’analisi della teoria

della produzione, che studia in che modo le imprese assumono

decisioni ottimizzanti, cioè decisioni che consentono loro di

massimizzare il profitto e di minimizzare i costi.

Nel processo produttivo, le imprese trasformano i fattori produttivi

(input) in prodotti (output). I fattori produttivi sono: il lavoro, il

capitale (impianti, attrezzature e scorte) e le materie prime (tutti i

beni che l’impresa acquista e trasforma in prodotto finale).

La relazione che lega i fattori produttivi e il livello del prodotto è

la funzione di produzione. Una funzione di produzione descrive

la quantità di prodotto Q che un’impresa produce data una

combinazione di fattori produttivi e ferma restando la

tecnologia.

Si ipotizzi, per semplicità, l’utilizzo di due fattori produttivi il

lavoro (L) e il capitale (K). La funzione di produzione, che lega la

quantità di prodotto alle quantità dei due fattori produttivi

impiegati, può essere scritta come segue:

Q = f (K, L).

Le funzioni di produzione possono assumere diverse forme, a

seconda della tecnologia utilizzata dall’impresa nel processo

produttivo. Tra le più comuni abbiamo, per es.:

α β Quest’ultima, molto comune,

Q = 10K + 5L oppure Q = K L . è

nota come funzione di produzione Cobb-Douglas.

Nell’analisi della produzione, è importante distinguere tra breve e

lungo periodo. Il breve periodo si riferisce ad un arco temporale

nel quale almeno uno dei fattori produttivi non può essere

modificato. I fattori non modificabili nel breve periodo si

definiscono fattori di produzione fissi (per es., il capitale). Il

lungo periodo si riferisce, invece, ad un arco temporale nel quale

tutti i fattori produttivi possono essere modificati. Nel lungo

periodo, quindi, si hanno fattori di produzione variabili.

La produzione nel breve periodo

Ipotizziamo che il capitale sia il fattore di produzione fisso,

mentre il lavoro sia quello variabile. Ciò significa che un’impresa

può modificare il proprio livello di produzione (Q), modificando

la quantità utilizzata del fattore lavoro (L), fermo restando il

capitale (K).

Il contributo che il fattore lavoro offre al processo produttivo può

essere descritto in termini di prodotto medio e prodotto marginale

del lavoro.

Il prodotto medio del lavoro (PM ) è dato dal rapporto tra il

L

livello di produzione totale e la quantità di lavoro utilizzato:

PM = Q/L.

L ) rappresenta l’incremento di

Il prodotto marginale del lavoro (P' L

produzione ottenibile dall’utilizzo di un’unità aggiuntiva di

lavoro: = ΔQ/ΔL.

P' L

A questo punto, possiamo rappresentare graficamente una

funzione di produzione di breve periodo, come segue:

Q L

47. Curva del prodotto totale.

La rappresentazione grafica della funzione di produzione (figura

47) è la curva del prodotto totale, che mostra il livello di

produzione ottenibile tramite l’impiego di diverse quantità di

lavoro. Il grafico evidenzia come, al crescere di L, il livello di

produzione inizialmente aumenti, per poi diminuire. In altri

termini, ogni lavoratore contribuisce ad incrementare la quantità

prodotta in misura minore rispetto al precedente, a parità di altre

ΔQ/ΔL,

condizioni. Il prodotto marginale del lavoro, diminuisce

all’aumentare del numero dei lavoratori e, quindi, la curva di

prodotto totale diventa meno ripida. In generale, il prodotto

marginale del lavoro in un punto è dato dalla pendenza della

curva di prodotto totale in quel punto.

Dalla funzione di produzione, dunque, possiamo derivare la

curva del prodotto marginale del lavoro, che avrà una

pendenza negativa.

'L

P L

48. Curva del prodotto marginale.

Dalla figura 47, possiamo derivare anche la curva del prodotto

medio del lavoro. In generale, il prodotto medio del lavoro in un

punto è dato dalla pendenza della retta che esce dall’origine e

incontra la curva del prodotto totale in quel punto.

Q B

A L

49. Prodotto medio.

PM L L

50. Curva del prodotto medio.

Le curve di prodotto medio e prodotto marginale sono

strettamente legate tra loro:

P' > PM , il prodotto medio è crescente;

L L

P' < PM , il prodotto medio è decrescente;

L L

P' = PM , il prodotto medio è nel suo punto di massimo.

L L

Graficamente:

PM L

'L

P E L

51. Curve del prodotto medio e marginale

La maggior parte dei processi produttivi è caratterizzata, nel breve

periodo, dalla legge dei rendimenti decrescenti.

all’aumentare dell’utilizzo di un fattore

Tale legge stabilisce che,

produttivo, a parità di altre condizioni, i conseguenti incrementi

di produzione diventeranno progressivamente più piccoli. Ciò

spiega l’andamento delle curve sin qui esaminate.

La produzione nel lungo periodo

Nel lungo periodo l’impresa può modificare sia la quantità di

lavoro sia la quantità di capitale utilizzate nel processo produttivo.

Questa differenza offre due importanti benefici.

nel lungo periodo, l’impresa può mitigare gli effetti del

Primo:

prodotto marginale decrescente, attraverso una variazione

congiunta di capitale e lavoro.

periodo, l’impresa può adottare

Secondo: nel lungo metodi di

produzione più flessibili, tenendo conto dei costi dei fattori

produttivi. Essa, per esempio, potrebbe decidere di sostituire il

capitale al lavoro, dove ciò dovesse risultare più conveniente.

La misura dell’incremento della quantità prodotta in seguito ad un

aumento dell’utilizzo di tutti i fattori produttivi è di importanza

cruciale per il processo produttivo di lungo periodo di un’impresa.

In economia si usa il termine rendimenti di scala per descrivere

cosa accade alla quantità prodotta se tutti i fattori produttivi

variano simultaneamente e nella stessa proporzione.

Una funzione di produzione ha rendimenti di scala costanti se, a

fronte di una variazione proporzionale di tutti i fattori produttivi,

si ha una variazione della quantità prodotta nella medesima

proporzione.

Una funzione di produzione ha rendimenti di scala crescenti se,

a fronte di una variazione proporzionale di tutti i fattori produttivi,

si ha una variazione della quantità prodotta in misura più che

proporzionale.

Una funzione di produzione ha rendimenti di scala decrescenti

se, a fronte di una variazione proporzionale di tutti i fattori

produttivi, si ha una variazione della quantità prodotta in misura

meno che proporzionale.

Un’impresa, nel prendere decisioni di produzione, deve

considerare non solo la relazione esistente tra le quantità di

input impiegate e il corrispondente livello di output; essa

deve anche considerare la relazione esistente tra la quantità

E’ necessario, dunque,

di output e il costo di produzione.

passare dalla funzione di produzione alle curve di costo.

I costi di breve periodo

Nel breve periodo, alcuni fattori produttivi dell’impresa sono fissi,

l’impresa varia la quantità

mentre altri possono variare quando

prodotta. Su questa base, è possibile distinguere diverse misure del

costo di produzione.

I costi possono essere divisi in due categorie principali: costi fissi

e costi variabili. sono quelli che l’impresa sostiene

I costi fissi (CF)

indipendentemente dal livello dell’output (canoni di locazione,

premi assicurativi, servizi di sorveglianza, imposte, interessi sui

prestiti, ecc.) e corrispondono al costo fisso dei fattori di

produzione. I costi fissi possono essere eliminati unicamente con

la cessazione dell’attività.

I costi variabili (CV) sono quelli legati al livello dell’output e

corrispondono al costo dei fattori di produzione variabili (per es.,

il lavoro).

Dalla somma del costo fisso e del costo variabile di una data

quantità prodotta, si ottiene il costo totale (CT).

CT = CF + CV.

La relazione tra i diversi tipi di costo e la quantità prodotta viene

sintetizzata graficamente dalle curve di costo.

CT, CV

CF CT CV CF Q

52. Le curve di costo totale, variabile e fisso.

La curva di costo fisso è orizzontale, poiché il costo fisso non

varia con la quantità prodotta. poiché l’incremento di

La curva di costo variabile è crescente,

produzione richiede un utilizzo di maggiori quantità dei fattori

variabili. Essa, inoltre, passa per l’origine, perché con un output

nullo, anche il CV è nullo.

La curva di costo totale è la somma verticale delle curve di CF e

di CV. Essa è parallela alla curva di costo variabile e giace più in

alto di questa in misura pari all’ammontare del costo fisso.

Altri due concetti di costo che hanno un ruolo fondamentale nelle

decisioni di produzione sono: il costo medio e il costo marginale.

è il costo totale dell’impresa per

Il costo medio totale (CMT)

unità di prodotto, cioè : CMT = CT / Q.

Esso si divide in costo medio fisso e costo medio variabile.

Il costo medio fisso (CMF) è misurato come costo fisso per unità

di prodotto, cioè: CMF = CF / Q.

Il CMF diminuisce all’aumentare della quantità prodotta, poiché il

CF viene ripartito su una quantità progressivamente crescente.

Il costo medio variabile (CMV) misura il costo variabile

dell’impres

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crysit14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Maciocco Cinzia.
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