INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO
La filosofia del linguaggio inizia a svilupparsi in modo strutturato rivoluzione logica di fine
Ottocento. L’autore simbolo di questa “svolta logica” è Frege.
Per quasi duemila anni i filosofi, dopo Aristotele e gli Stoici, hanno posto in maniera
incondizionata la logica aristotelica alla base della loro riflessione. Agli inizi del Cinquecento
si comincia a delineare una parziale rottura con la tradizione della logica aristotelica, in
quanto il sillogismo inizia ad essere visto come “riduttivo” e incapace di schematizzare
qualsiasi tipo di ragionamento.
In età moderna, il desiderio di comprendere a fondo le modalità di ragionamento impiegate
nelle dimostrazioni matematiche indusse gli studiosi ad affrontare la problematica logica con
una nuova prospettiva.
Alla logica del sillogismo si contrappone l’uso di un metodo matematico e sperimentale (il
metodo galileiano). Naturalmente non solo la logica, ma anche tutta la scienza aristotelica
basata su quella logica, viene messa in crisi: in particolare sono messe in discussione la
fisica e la cosmologia di impianto aristotelico.
La prima svolta logica (dalla logica aristotelica alla logica matematica di Frege)
Il progresso della matematica intorno al diciassettesimo secolo, Newton e Leibniz indirizzano
i loro studi verso una disciplina nuova, che diventerà ben presto centrale: l’analisi
infinitesimale. Tra la fine del Settecento e dell’Ottocento molti matematici si dedicarono
all’approfondimento del suddetto metodo, tra cui d’Alembert, Gauss, Weierstrass per cui
prese avvio quel movimento conosciuto come “aritmetizzazione dell’Analisi”.
È proprio in questo periodo che Kant affermò: «Che la logica abbia percorso questo sicuro
cammino fin dai tempi più antichi risulta dal fatto che da Aristotele in poi essa non ha dovuto
fare alcun passo indietro, a meno che non si voglia considerare correzione il ripudio di alcune
superflue sottigliezze o la più chiara determinazione della materia che essa tratta; il che
concerne piuttosto l'eleganza che la certezza di una scienza.
Importante è inoltre il fatto che sino ad oggi la logica non ha potuto fare un sol passo innanzi, e
quindi, secondo ogni apparenza, è da considerarsi conclusa e completa. [...] Come
propedeutica, la logica non costituisce quindi che il vestibolo delle scienze».
Kant si sbagliava: la logica non era completa.
A fare la differenza furono Boole e Schröder, pensatori dell’Ottocento; crearono una nuova
disciplina: l’Algebra della logica, ovvero un calcolo semplice che comprendeva le lettere
dell’alfabeto (a, b, c… per le costanti; x, y… per le variabili), utilizzava un segno di inclusione
(<) e uno di uguaglianza, due segni particolari (1 e 0) e tre operazioni: negazione, somma e
prodotto, definite da regole operative formali.
Tra gli assiomi ne figuravano alcuni comuni all'Algebra ordinaria, altri nuovi e specificamente
appartenenti a quest'ultima: ne derivava un calcolo letterale (appunto, un'" algebra")
suscettibile di due interpretazioni, a seconda che a, b, c, …, x, y...venivano interpretati come
simboli di classi oppure di proposizione.
Questa primitiva algebra della logica verrà sviluppata e completata in un complesso sistema
di logica matematica, comprendente il calcolo proposizionale, un calcolo delle classi, un
calcolo delle relazioni, una serie di calcoli, a livelli successivi, delle funzioni logiche.
> I risultati di queste ricerche vennero utilizzati da Frege e da Dedekind per sviluppare il
logicismo.
> Ricordiamo anche Giuseppe Peano che, seppur da un punto di vista alquanto diverso,
usufruirà dei medesimi risultati dando origine al formalismo.
> Muovendo da questa assiomatizzazione peaniana, Bertrand Russell tenterà poi di definire
tutti i concetti fondamentali della matematica per mezzo di assiomi logici.
>In questo modo, all'aritmetizzazione dell'Analisi succedeva la logicizzazione dell'aritmetica.
GLOTTOB FREGE, il padre della logica matematica
È considerato il padre della logica moderna, nonché della filosofia analitica che da sempre si
occupa dello studio del linguaggio come sua prerogativa. Frege ha definito una serie di
problemi nuovi, che di conseguenza hanno costituito un nuovo campo di ricerca.
Studiò presso l’Università di Jena e successivamente in quella di Gottinga, dove seguì corsi di
matematica, fisica, chimica e filosofia. Si laureò in matematica e fu nominato professore
presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Jena.
La sua opera Ideografia del 1879 ha segnato simbolicamente l’inizio della svolta logica.
Il suo progetto è quello di costruire un linguaggio artificiale in cui tradurre le procedure del
pensiero puro.
[...] Se è compito della filosofia spezzare il dominio della parola sullo spirito umano, svelando
gli inganni che, nell'ambito delle relazioni concettuali, traggono origine, spesso quasi
inevitabilmente, dall'uso della lingua, e liberare così il pensiero da quanto di difettoso gli
proviene soltanto dalla natura dei mezzi linguistici di espressione, ebbene, la mia ideografia,
ulteriormente perfezionata a questo scopo, potrà diventare per i filosofi un utile strumento.
-Glottob Frege
IL PROCEDIMENTO DI FREGE
I sillogismi sono formulati a partire dalle relazioni tra soggetto e predicato. L'atto di nascita
della logica moderna coincide proprio con la critica di Frege alla distinzione
soggetto/predicato come irrilevante per la logica.
>La logica, secondo Frege, si deve occupare degli enunciati relativamente a ciò che è
rilevante per le relazioni inferenziali. Ciò lo spinse a cercare la forma logica di un enunciato
nella formulazione matematica della distinzione tra funzione e argomento.
Con questi presupposti, egli progettò la sua ideografia, ossia la scrittura concettuale che ha il
compito di mettere in luce, mediante il simbolismo, strutture operanti del ragionamento del
linguaggio facendo ricorso al concetto di funzione “f(x)”
Una funzione matematica: y= f(x)
➢
è tipicamente una corrispondenza (f) tra due insiemi di numeri, gli argomenti (x) e i valori
(v). Se ad esempio f sta per "+1", per ogni numero x avremo come valore il successore di x.
E, come aveva già capito Cartesio, a una funzione può essere associato un grafico o una
figura geometrica (in questo caso una retta).
> Frege, alla ricerca dell'ideale leibniziano di un calcolo universale dei simboli,
generalizza il confetto di funzione. Egli accetta cioè al posto di argomenti e valori,
oggetti qualsiasi e non solo numeri. Possiamo ad esempio scrivere Uomo (x) come modo
di rappresentare il concetto Uomo, o come abbreviazione di " è un, o magari utilizzare U
(dove per "uomo" si intende persona adulta di sesso maschile). Ogni volta che sostituiamo
la x con un nome di uomo, l'espressione assume come valore il vero. Se sostituiamo la x
con un nome di donna avremo come valore il falso.
>Un concetto è dunque analogo a una funzione che ha come valore il vedo se per
argomenti ha oggetti che cadono sotto il concetto (i membri della classe denotata dal
concetto) e come valore il falso nel caso contrario.
CONCETTO
Il concetto è una funzione che ha per valori, valori di verità.
Questa definizione corrisponde a quella che Russell chiamerà “funzione proposizionale”.
Questa definizione vale per ogni tipo di concetto, cioè sia per le proprietà, sia per le
relazioni. In quest'ultimo caso vi saranno più variabili invece di una. Avremo così:
• espressioni per proprietà come
Uomo (x), Buono (x), Corre (x), Pari (x), Dispari (x);
• espressioni per relazioni binarie come
Maggiore di (x,y), Minore di (x,y), Ama (x,y), Uccide (x,y);
• espressioni per relazioni ternarie come
Geloso (x,y,z), Somma di (x,y,z), e così via.
>Analogamente al caso delle proprietà, "Ama (x,y)" è quella relazione che dà luogo a una
proposizione vera se sostituiamo le x e le y con i nomi, rispettivamente, di amante e di
amato, e così via.
Le espressioni per proprietà e per relazioni vengono oggi chiamate usualmente
➢ "predicati a n-posti/ n-adici". Si fa notare così che non vi è differenza formale tra
proprietà e relazioni una volta che i concetti (proprietà e relazioni) sono visti tutti
in analogia con le funzioni. La differenza è il numero di argomenti che devono essere
saturati.
Frege non solo generalizza il concetto di funzione, ma rivolge una critica ai filosofi e ai
matematici del suo tempo, in particolare sulla confusione tra segno e designato, cioè tra
espressione e contenuto. Limitandoci al caso dei concetti possiamo dire:
• i concetti sono in generale denotati da predicati, espressioni linguistiche "insature", tali
cioè che hanno sempre uno o più posti di argomento dati con lettere variabili (le funzioni
matematiche saranno denotate da funtori);
• gli argomenti, che possono essere oggetti qualsiasi, saranno denotati da termini
singolari, cioè espressioni del linguaggio che si riferiscono a un singolo oggetto
individuale. I termini singolari vanno a riempire (o a "saturare") i posti di argomento dei
predicati.
>La metafora di "entità sature" e "entità insature", sviluppata in analogia con il linguaggio
della chimica, aiutò Frege a definire con maggior chiarezza la struttura del suo linguaggio
formale.
ESPRESSIONE CONTENUTO
denota
Termine singolare (nome proprio) oggetto
Termine concettuale (predicato) concetto (proprietà e relazioni)
La logica proposizionale che si afferma nel corso della prima metà del Novecento si basa
dunque su quanto scoperto da Frege: uno specifico linguaggio formale formato a sua volta da
un vocabolario e da una grammatica.
>Il vocabolario è costituito da: un insieme "L" infinito numerabile di lettere proposizionali; un
insieme di simboli connettivi vero-funzionali e un insieme di simboli ausiliari.
>La grammatica si specifica attraverso le cosiddette regole di buona formazione, ossia regole
ricorsive che permettono di definire quali sequenze di simboli appartenenti al vocabolario
costituiscano le formule ben formate.
>Si formulano poi, in termini puramente sintattici, regole dette regole d'inferenza che
consentono di derivare enunciati da altri enunciati: l'insieme di queste regole forma un
sistema chiamato calcolo proposizionale.
Inoltre, rispetto alla logica tradizionale, la quantità espressa dalla funzione proposizionale
viene precisata in modo rigoroso grazie all'adozione di speciali operatori, che saranno poi
chiamati quantificatori. Grazie all'invenzione di un formalismo per le espressioni di
generalità unificò le tradizioni della logica aristotelica e della logica stoica.
>Nel linguaggio ordinario, i quantificatori corrispondono ad espressioni come «tutti»,
«nessuno», «qualche», e vengono usate per descrivere le quantità degli oggetti.
Solitamente si trovano all'inizio di enunciati universali - ad esempio, «tutti gli uomini sono
mortali» - e particolari - ad esempio, «alcuni uomini sono biondi».
I due simboli che indicano i quantificatori sono:
• "∀”: che traduce espressioni come "tutti" o "per ogni" e si usa per rendere gli enunciati
universali;
>"∃”: che traduce espressioni come " qualche" o "esiste almeno un 'x' tale che" e si usa per
rendere gli enunciati particolari.
Frege realizza così una nuova forma di logica, il calcolo dei predicati, che contiene la
sillogistica aristotelica come sua sotto parte (già al termine dell'introduzione dell'Ideografia,
mostra come la sua logica riesca facilmente a esprimere il quadrato aristotelico delle
opposizioni).
> Per ciò che concerne una semantica della logica del primo ordine, si usano i modelli.
Ciascuno di essi è costituito da una coppia: M-(D,I} in cui è il dominio, è la funzione di
D I
interpretazione che mappa costanti individuali su individui e costanti predicative su classi di
individui (che costituiscono le correlative estensioni).
>Inoltre è importante specificare che la dicitura "logica del primo ordine" allude al fatto che si
prende in considerazione soltanto la quantificazione su individui: le logiche che contemplano
anche la possibilità di quantificare su proprietà di individui o proprietà di proprietà di individui,
infatti, sono chiamate logiche di ordine superiore.
Nel costruire una nuova logica, Frege sviluppa un’analisi del contenuto concettuale o
informativo di un’espressione, che denomina “senso”.
Frege attribuisce senso a ogni tipo di espressione del suo linguaggio: termini singolari,
predicati ed enunciati.
La sua definizione di pensiero come senso (individuare il contenuto informativo è pensiero)
caratterizza quella che si suole definire la “svolta linguistica” del XX secolo.
La distinzione fra senso e riferimento è tra le più famose di Frege ed ha segnato gli inizi della
semantica logica. Questa distinzione viene sviluppata da egli in uno dei suoi saggi più famosi,
“Senso e riferimento”, discutendo il concetto di identità.
L’identità può essere vista come un rapporto tra oggetti oppure un rapporto tra segni.
Questa spiegazione di identità non spiega la differenza di valore conoscitivo tra a=a e a=b, o
per fare l’esempio di Frege con Venere, tra la “Stella del mattino= la Stella del mattino” e la
“Stella del mattino= la Stella della sera”. Queste espressioni indicano entrambi Venere, ma il
valore conoscitivo è un valore che si può attribuire solo a posteriori. Le espressioni “Stella del
mattino” e “Stella della sera” indicano entrambe Venere. Abbreviamo le due espressioni
rispettivamente con a e b, seguono due considerazioni:
1. a = a è una verità analitica e a priori, mentre a = b esprime, nell'esempio dato, un
giudizio sintetico a posteriori, tale cioè che accresce la nostra conoscenza e richiede
esperienza;
2. Non basta nemmeno dire che l'identità è un rapporto tra nomi, tra etichette diverse
attribuite allo stesso oggetto, perché il valore cognitivo non riguarda semplicemente la
scelta arbitraria di termini intercambiabili. L'uso dell'uguaglianza tra i due nomi in
questo caso è stato il risultato di una scoperta dovuta a studi astronomici accurati,
che hanno corretto credenze false (ad esempio che esistessero due differenti corpi
celesti indicati con i due nomi).
Per spiegare la differenza tra a=a e a=b, Frege ritiene necessario prendere in considerazione
un terzo elemento oltre al nome dell’oggetto, e cioè il modo di presentazione dell’oggetto.
Un asserto di identità del tipo a=b comporta il riconoscimen
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Svolta comunicativa
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Prova svolta di Fisica
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Fisica tecnica - esercitazione svolta
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Prova d'esame svolta Economia