Svolta comunicativa
Prefazione
Norbert Elias affermava che l’umanità ha raggiunto un grado di unità mai toccato prima, e che la tecnicizzazione incoraggia gli uomini ad avvicinarsi e unirsi. Elias ha elaborato varie teorie (teoria dell’interdipendenza, del processo di civilizzazione, dei simboli) che contribuiscono alla formazione di un approccio contrapposto a quello dello studio della condizione umana. La critica che Elias muove alle scienze dell’uomo (soc, psico, econom, storia) è quella di isolare un aspetto e di non riuscire a cogliere la specificità dell’intero processo della vita umana che solo una sociologia dei processi è in grado di cogliere scientificamente. Il punto di vista di Elias è costituito dalla relazione tra l’individuo-persona e il genere umano. Suggerisce di estendere il campo visivo adottando un quadro di riferimento comparativo a tre livelli (due verso il passato e uno verso il futuro):
- Confronto con le altre specie animali (genesi del mondo umano),
- Confronto con le differenti articolazioni del genere umano (evoluzione delle forme di vita collettiva),
- Durata del sistema solare (possibile durata della vita sulla terra).
Dalle sue ricerche ricava tre idee fondamentali:
- L’idea di un mondo in costante mutamento.
- L’idea che i mutamenti e le trasformazioni non siano imputabili ai singoli soggetti, bensì siano il risultato di una pluralità di processi nei quali le volontà dei singoli interagiscono tra loro.
- L’idea che gli esseri umani sono impegnati in un grande processo collettivo di apprendimento che non ha mai fine.
Da queste considerazioni ne deriva una concezione del futuro del quale non si può essere certi. L’unica certezza è che l’umanità di domani sarà molto diversa dall’attuale. Per Elias è fondamentale la capacità di imparare dell’essere umano. L’obiettivo del libro di B. è la comunicazione interumana. La svolta comunicativa come conseguenza dell’incontro tra esseri umani che fino a qualche decina di anni fa non erano in grado neanche di percepirsi. È da tale avvicinamento dell’umanità che nasce la problematicità della comunicazione e da questo il processo di apprendimento finalizzato a coltivare la comunicazione come risorsa, a studiarla come problema e a temerla come pericolo. La comunicazione si costituisce dunque come un nuovo punto di vista.
Le lezioni di Nicolò Machiavelli e di Isaiah Berlin
Machiavelli ci ammonisce a stare in guardia contro coloro che non guardano agli uomini quali essi sono. I valori di Machiavelli sono valori morali, la morale per lui è sociale e non individuale. Machiavelli svela il bluff non solo della morale ufficiale (le ipocrisie della vita quotidiana), ma quello implicito nei fondamenti della tradizione occidentale, ossia la credenza nella compatibilità conclusiva di tutti i valori autentici (Isaiah Berlin su Machiavelli).
La Scuola fiorentina di comunicazione si richiama a Machiavelli, alla doppia valenza realistica e idealistica, al primo fondatore del pluralismo e a colui che ha saputo gettare le basi di quella libertà dei moderni che è la premessa indispensabile per la società aperta. La scuola in questione, si chiama fiorentina, perché si riferisce a ciò che Firenze e la Toscana evocano in Italia e nel mondo, le radici etrusche, la nascita del capitalismo e l’impresa, l’Umanesimo e il Rinascimento. Infine Firenze e la Toscana rimandano ad un’idea di universalismo. La tradizione universalistica fiorentina, è fondativa di quella concezione del mondo universalistica e processuale, cioè aperta sulle frontiere di una modernizzazione permanente. È nell’ambito di tale concezione processuale che si vengono a formare le tre grandi istituzioni sociali che costituiranno il motore dei processi di modernizzazione:
- Il mercato regolato
- La democrazia rappresentativa
- I linguaggi della conoscenza e della comunicazione interumana
È il doppio riferimento a Elias e Berlin che ci consente di proporre una concettualizzazione della comunicazione che offra l’opportunità di integrare e arricchire, le importanti concettualizzazioni che si sono misurate con la comunicazione.
Cultura e tecniche
La comunicazione di cui si occupa il testo è quella che avviene tra persone. La polemica è contro chi non considera la specificità dell’essere umano e che concepisce la comunicazione come una gabbia di acciaio capace di alienare gli uomini dai loro scopi e dalla loro capacità di azione. Prima di parlare di tecniche, è fondamentale capire perché la comunicazione è così importante. Questo libro, vuole gettare le fondamenta per una nuova e diversa cultura della comunicazione. Oggi, grazie alle moderne tecnologie, è più facile entrare in contatto e comunicare con gli altri, ma la grande maggioranza delle persone non ha ancora le risorse cognitive per fronteggiare l’incertezza che tale ingresso nella modernizzazione comporta. Non è facile capire che la comunicazione può offrire le risorse necessarie per potenziare le proprie capacità di essere individuo-persona e di fare libere scelte (Elias-Machiavelli). Le tecniche della comunicazione, non si identificano con la cultura della comunicazione. È importante comprendere il rapporto di interdipendenza che passa tra teorie e pratiche.
- Tecniche: sono mere generalizzazioni astratte.
- Pratiche: sono cose concrete.
Questo libro, si propone di orientare il lettore a osservare le pratiche e a costruire teorie che possano far vivere le pratiche.
Dalla parte dell’audience
David W. Griffith (regista americano) affermava: non sottovalutate mai la vostra audience. Intellettuali, professionisti etc. tendono a sottovalutare l’audience. Si ha sottovalutazione quando:
- Si considerano recettori passivi gli ascoltatori.
- Quando si progettano programmi senza prefigurarsi l’interlocutore cui ci si vuole rivolgere.
- Quando si pubblicano notizie non controllate;
- Quando si mettono in onda programmi che non rispettano la sensibilità morale delle persone.
Non si sottovaluterebbe l’audience, se la si pensasse costituita da persone.
La faccia nascosta dei media
La faccia nascosta dei media è l’audience.
- Siccome l’audience è la faccia nascosta dei media, se ne parla e sparla a vanvera.
- Si finisce proprio per sottovalutare proprio quella componente del processo di comunicazione (l’audience), mancando la quale verrebbe meno la stessa ragione d’essere dei media.
Per rendere visibile l’audience è opportuno:
- Adottare un punto di vista più complesso sulla natura dei media, che collochi i media sullo sfondo dei processi di trasformazione di lunga durata che caratterizzano le società contemporanee.
- Attivare processi cognitivi e di ricerca finalizzati a studiare l’audience in forme più sofisticate degli attuali.
Occorrerebbe utilizzare un approccio sociologico e antropologico, storico e linguistico tenendo conto della complessità dei processi dei media. Gli intellettuali, spesso hanno concepito i media come oggetti facili da studiare. Questo è testimoniato in Italia da tre fattori:
- Solo da qualche anno si disegnano percorsi formativi per accedere alle professioni dei media.
- Scarsa presenza di insegnanti per la ricerca e la formazione per l’industria e cultura dei media.
- Assenza di forme consapevoli di media education nelle scuole italiane.
Media e televisione come oggetti sociali complessi
Per comprendere perché i media sono oggetti sociali complessi, è necessario mettere in luce le caratteristiche salienti dei processi trasformativi che interessano il mondo sociale contemporaneo. La società non è più vista come una cosa, adesso si osservano i processi. Al centro della riflessione sta l’essere umano che si differenzia dagli altri esseri viventi, per la sua capacità di apprendere e di adattarsi, modificando incessantemente se stesso e l’ambiente. L’essere umano è considerato come costituito da identità plurime e flessibili. Occorre una permanente capacità di osservazione e di ascolto. Questi cambiamenti che sono avvenuti nel corso di circa un secolo, hanno coinciso con l’avvento dei media in tutte le società industriali. Questa coincidenza, non è causale. La presenza dei media ha modificato l’ambiente sociale e culturale nel quale noi tutti viviamo. C’è una stretta interdipendenza tra media e le istituzioni fondamenti della civilizzazione occidentale.
- Gran parte delle riserve e degli atteggiamenti negativi relativi ai media mascherano riserve nei riguardi delle tre grandi istituzioni: mercato, democrazia e formazione. I media, infatti, sono degli acceleratori e dei regolatori del cambiamento reso possibile proprio dall’esistenza del mercato, della democrazia e della formazione.
- Non è possibile prendere in esame il funzionamento dei media nella nostra società senza considerare l’audience in maniera tutt’altro che passiva.
Dedicare attenzione all’audience è fondamentale sia per capire che i grandi media attivano processi di comunicazione, sia per capire come produrre meglio i tanti messaggi che i media producono quotidianamente.
Formazione della soggettività
Viviamo in un mondo pluralizzato, dove le differenze vincono sulle uniformità. Il mondo globalizzato è un mondo complesso e in continuo mutamento che nessuna teoria sociale è in grado di spiegare scientificamente. Tra la fine degli anni ’60 e inizio dei ’70, si è assistito al fiorire di numerose teorie sociali che si sono proposte di osservare, descrivere e comprendere il nuovo mondo sociale. Antony Giddens elabora un nuovo modo di fare sociologia, non proponendo una nuova teoria generale capace di spiegare tutto.
Sogno prometeico e pragmatismo
Tra la seconda metà dell’800 e la prima del ‘900 il sogno prometeico di una scienza capace di dominare la natura si trasmette anche agli scienziati sociali, i quali erano affascinati di poter dar vita ad una scienza dell’uomo che potesse avere la stessa forza delle scienze della natura. Tra quelle più importanti:
- Teoria marxistica: che ha accompagnato la fase storica dell’ingresso delle masse popolari nei circuiti della comunicazione pubblica.
- Teoria dello struttural-funzionalismo (Parsons) ha accompagnato l’ascesa degli USA allo statuto di potenza imperiale.
Entrambe le teorie hanno sottovalutato la soggettività umana e, entrambe, si sono rivelate anche come reazione ai processi di modernizzazione. Anche il fascismo e il nazismo possono essere viste come conseguenza e reazione ai processi di modernizzazione. Altre teorie si sono affermate nel corso del XIX° e XX° sec., volte alla comprensione della specifica natura umana e del sociale, nel contesto del farsi della modernità: autori quali Walt Whitman e John Dewey sono stati importanti per l’elaborazione teorica e pratica di concezioni dell’individuo, della democrazia e delle libertà. Altro autore che è all’origine di una rottura epistemologica fondamentale nello studio dell’uomo è Sigmund Freud. In ambito pedagogico, altro contributo importante, è stato fornito da Maria Montessori.
Teoria sociale e modernizzazione
Anthony Giddens è il sociologo che più di altri, sostiene la tesi dell’assenza di fratture nel processo di modernizzazione. Il suo lavoro individua due strategie nell’ambito dell’intera storia del ‘900:
- Sviluppo di un processo di apprendimento che coinvolge un crescente numero di attori, finalizzato a imparare a vivere nella modernità, a gestire la complessità e il rapido mutamento. Tale processo di apprendimento, monitoraggio e interpretazione viene da lui chiamato riflessività.
- Dall’altro lato, la modernità ha generato resistenze, reazioni anche feroci, dettate da una pluralità di motivazioni che vanno dall’incomprensione alla difesa di interessi di potere di ogni tipo. La concezione di Giddens del potere è di derivazione parsoniana, egli vede il potere non solo come comando e manipolazione, ma anche come risorsa positiva. Giddens è portatore di un
-
Esercitazione svolta 7- B.Messina
-
Esercitazione 4 Svolta
-
Fisica tecnica - esercitazione svolta
-
Esercitazione svolta 6 - B.Messina