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Il rischio di mercato

Il rischio di mercato è il rischio di perdita sulle posizioni in bilancio e fuori

bilancio derivanti da movimenti dei prezzi di mercato (tassi d’interesse,

posizioni in azioni, tassi di cambio e commodity). Questo particolare

rischio si suddivide in due componenti principali:

-il rischio generico (è quel rischio che non può essere in alcun modo

eliminato), misurato attraverso la Value at Risk (VaR), che viene

moltiplicata per un coefficiente regolamentare (che varia tra il 3 ed il 4%).

La VaR è calcolata su un orizzonte temporale di 10 giorni con un livello di

confidenza del 95%, cioè misura la perdita massima attesa nel 95% dei

casi su quel periodo;

-il rischio specifico (è quel rischio che può essere eliminato con la

diversificazione), che può essere valutato con due approcci alternativi:

metodo standard o attraverso modelli interni sviluppati dalla banca o

dall'istituto.

Approccio Standard

Tale approccio prevede l’utilizzo di parametri fissi per il calcolo dei

requisiti patrimoniali di ciascuna esposizione in base a:

-se le posizioni siano lunghe o corte (compensate se necessario);

-se le posizioni fisiche o su derivati;

-tassi di interesse, azioni, cambi, merci, opzioni;

-soggetta o meno a rischio specifico o generico;

-scadenza dello strumento.

Modelli interni

Relativamente ai rischi di mercato, l’approccio preferito nel caso di

adozione di modelli interni è quello del Valore a Rischio (VaR). Il VAR è la

massima perdita che un’esposizione o un portafoglio può subire in un

determinato orizzonte temporale ed entro un certo intervallo di

confidenza (o in condizioni normali di mercato). In altri termini, questo

indicatore, ci dice qual è la perdita massima che potrebbe verificarsi in un

determinato orizzonte temporale, in assenza di eventi estremi (ossia,

eventi con una bassa probabilità di accadimento). Il VAR è una previsione

di un determinato percentile, di solito nella parte bassa della distribuzione

di frequenza dei rendimenti di un portafoglio in un determinato arco

temporale. In linea di massima è simile alla stima del rendimento atteso

di un portafoglio, che non è altro che una stima del 50° percentile. Per

esempio: il 95% di una coda della distribuzione normale è pari a 1,645

sigma (-1,645 è il valore che si trova nelle tabelle statistiche) mentre il

99% di una distribuzione normale è pari a 2,326 sigma.

Qual è l’orizzonte temporale più appropriato? Un giorno, un mese, un

anno? L’orizzonte temporale dovrebbe corrisponde al tempo massimo

necessario per una normale liquidazione di un portafoglio.

E, qual è, invece, l’intervallo di confidenza da prendere in considerazione?

L’intervallo di confidenza dipende dalla mia avversione al rischio: quanto

maggiore è il livello di avversione del rischio, tanto maggiore sarà

l’intervallo di confidenza, e minore sarà il VaR desiderato.

Approccio Delta-Normale

Secondo questa prima metodologia. il rendimento di portafoglio è

distribuito normalmente (essendo la distribuzione di attività rischiose

lineare) pertanto

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francesc000000006 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi del Sannio o del prof Brancaccio Emiliano.
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