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Nozioni fondamentali

Silvia Morgana, Breve storia della lingua italiana, Carrocci editore 2021

Periodizzazione della lingua italiana

La storia della lingua italiana studia come è cambiato l’italiano nel tempo adottando una periodizzazione scandita in tre fasi:

  • Dalla frammentazione linguistica medievale al primato del fiorentino letterario: è il periodo che va dalla prima documentazione di testi scritti in volgare, alla fine del trecento, con le “tre corone” ossia Dante, Petrarca, Boccaccio.
  • Unificazione, norma ed espansione dell’italiano: è il periodo che va dalla fine del trecento all’unificazione politica nel 1861.
  • Da lingua della letteratura a lingua d’uso nazionale: è il periodo dall’unità d’Italia all’età contemporanea in cui l’italiano diviene progressivamente lingua d’uso anche parlato dalla nazione e si restringono gli ambiti di impiego dei dialetti.

Importanza dei dialetti

L’importanza di dialetti nella storia linguistica italiana, ci porta a considerare anche la loro distribuzione nello spazio linguistico italiano, potendo così dividere l’Italia in due linee:

  • Linea La Spezia - Rimini, al di sopra della quale si trovano i dialetti settentrionali.
  • Linea Roma - Ancona, delimita i dialetti centrali da quelli meridionali.

In Italia sono presenti delle aree alloglotte, ossia zone in cui si usano lingue diverse dall’italiano; tra queste troviamo il friulano, il sardo, il provenzale in Piemonte, i francoprovenzali in Valle d’Aosta, le colonie Walser, i bavaro-tirolesi nell’alto Adige, i germanici nel bellunese, i ladini in provincia di Trento, i galloromanzi in Puglia, i catalani in Sardegna e i galloitalici in Sicilia e Basilicata.

Il fiorentino come base dell'italiano

L’italiano si è formato sulla base di un volgare locale, il fiorentino, che ha acquisito grande importanza grazie all’opera di scrittori come Dante, Petrarca, Boccaccio. Il volgare fiorentino si impose già nel Trecento diventando in Italia la lingua letteraria comune anche senza il sostegno di un’unità politica. A favorire lo sviluppo di questa lingua, furono le circostanze esterne (la supremazia di Firenze sulle altre città della Toscana) e circostanze interne (la maggiore vicinanza del tipo linguistico fiorentino al latino rispetto alle altre parlate).

L’italiano è una lingua prevalentemente scritta anche se, nelle aree toscane, la comunicazione avveniva perlopiù in dialetto; nacquero anche forme ibride date dalla mescolanza di dialetto italianizzato e italiano. Solo dopo l’unificazione politica dell’Italia, si è avviato il processo che ha portato l’italiano a diventare, nell’arco di poco più di un secolo, non più lingua adoperata prevalentemente negli usi scritti, ma lingua anche parlata da una nazione. Tuttavia, l’italiano contemporaneo è ancora una lingua frammentata e disomogenea caratterizzata regionalmente.

Il latino e i "volgari" italiani nel medioevo

Le prime attestazioni scritte dei volgari parlati in Italia risalgono a un periodo tra il IX e il X secolo. Già in età imperiale, si affermano mutamenti importanti nel latino come ad esempio la perdita delle consonanti finali (amat > ama), si indeboliscono i casi e l’ordine delle parole segue il modello SVO (soggetto-verbo-oggetto). Questo porta a una distinzione tra il latino scritto e il latino parlato, le cui caratteristiche dipendono dalla frammentazione linguistica dell’aria, cioè dalla formazione di volgari locali con caratteri specifici.

Tuttavia, il distacco tra lingua scritta e volgare avviene in tempi e modi diversi, e presuppone una situazione in cui il volgare è la lingua bassa, l’unica usata dagli incolti, mentre il latino è la lingua alta, usata da una minoranza colta. Tra i vari documenti giunti fino a noi, uno tra i più importanti è l’indovinello veronese ritenuto un testo latino con volgarismi e considerato il primo testo volgare della storia.

Il passaggio dalle testimonianze orali alla verbalizzazione scritta, porta a una perdita di tratti dell’oralità spontanea, e si avverte il peso della formularità del latino e della sua tradizione grafica. Nascono elementi volgari nella grafia e nella fonetica.

L’impiego del volgare nei testi pratici avviene intorno al X secolo e si verifica in modo precoce in alcune zone rispetto ad altri; come ad esempio in Toscana e a Venezia dove acquisiscono notevole importanza le lettere commerciali. A favorire lo sviluppo del volgare per usi notarili, amministrativi, epistolari ecc., sono l’esistenza di ceti medi alfabetizzati, confraternite religiose di laici e una borghesia mercantile. Significativo è anche lo spazio che acquista il volgare nell’ambito della scuola e dell’università, fioriscono manuali di Ars dictandi, come la Rettorica di Brunetto Latini e di grande interesse sono anche i testi scolastici di traduzione.

L’applicazione del volgare nella prosa si ha nella seconda metà del Duecento, con Guittone d’Arezzo, autore delle lettere morali e religiose, e acquistano notevole importanza le traduzioni dal francese di romanzi arturiani come ad esempio il volgarizzamento del Tristano o la rielaborazione della Tavola Ritonda, entrambi rielaborati in toscano.

L’impiego ufficiale del volgare nella lingua poetica si ha nel corso del Duecento con la nascita di una vera e propria scuola “scuola siciliana” che pone le basi per la formazione della tradizione lirica. Questo tipo di scuola impiega consapevolmente il volgare per fini artistici, nobilitandolo attraverso il latino e il provenzale; uno dei massimi esponenti della scuola siciliana è Giacomo da Lentini. La più antica lirica in volgare attualmente nota è una canzone d’amore scritta sul retro di una pergamena latina conservata a Ravenna e solo recentemente scoperta e studiata. È sempre nel XIII secolo che si collocano i primi documenti poetici in volgare della lirica religiosa tra cui, il più importante, il Cantico di frate sole di Francesco d’Assisi, scritto in volgare umbro.

In Toscana vennero scritti tre grandi canzonieri che ci hanno trasmesso la lirica antica; tra questi il più importante è il Vaticano latino 3793, contenente le rime di poeti toscani prestilnovisti come conseguenza della trascrizione di copisti toscani, i quali, trascrivendo i testi siciliani, li adattarono al loro sistema linguistico. Con questo processo di travestimento messo in atto dai copisti, come è possibile riconoscere e ricostruire la storia della lirica siciliana? Una delle caratteristiche più importanti, è da ricercarsi nell’analisi della rima poiché per i siciliani, la rima doveva essere perfetta mentre nei canzonieri toscani le rime erano imperfette.

In ambito toscano si sviluppa una scuola di pensiero che prende il nome di Stilnovo, i cui poeti rinnovano profondamente le tematiche amorose aggiungendovi nature intellettuali e psicologiche che Dante riconosceva come tratti distintivi della poesia. I principali rimatori furono Guinizelli e Cavalcanti, anche se, le prime riflessioni sul volgare e sulla tradizione poetica in volgare dai siciliani ai toscani allo Stilnuovo, è di Dante e ne parla nel De vulgari eloquentia; oggetto principale del trattato è la ricerca di uno stile poetico; si parla del volgare come elaborazione artistica e strumento di comunicazione letteraria di alto livello. Dante ci parla del volgare illustre, cioè raffinato letterariamente, e deve essere cardinale, aulico e curiale e non lo identifica con quello di nessuna città italiana, ma in realtà appartiene a tutta Italia. Dante aveva intuito che affinché il volgare avesse una notevole importanza, doveva raggiungere una dignità pari a quella del latino, e questo era possibile solo con l’impiego in opere di indiscusso valore letterario. E questo accade grazie alle “tre corone”.

Le "tre corone"

“In pochissimo tempo sì grandi ali le diedero, che fuori la spinsero dal suonido, e la fecero volare per tutta l’Italia”

Notevole importanza al volgare, decisivi furono le opere delle tre corone: la Commedia di Dante, il Canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio. La Commedia rappresenta un momento di eccezionale importanza per la storia: della lingua italiana: in essa il poeta inventa un nuovo metodo narrativo la terzina, e sperimenta una pluralità e mescolanza di stili che si traduce in un vivace plurilinguismo: “verticale” perché Dante attinge a tutte le varietà grammaticali del fiorentino e introduce anche gallicismi, tecnicismi di lingue speciali e vocaboli di altri volgari.

L’importanza del Canzoniere la si deve alla funzione unificatrice della lingua poetica che ebbe; Petrarca svolse un ruolo di strenua nobilitazione letteraria del fiorentino, di cui scarta ogni elemento basso e municipale, mettendo in atto un raffinato lavoro selettivo; il Canzoniere fornisce un modello linguistico alto e selettivo.

Il Decameron fu importante invece per la prosa narrativa di intrattenimento italiana. L’opera era rivolta a un pubblico prevalentemente femminile, caratterizzata da una pluralità di livelli espressivi, volgari diversi come il veneto, il genovese, il siciliano e il romanesco, sperimentando strategie per riprodurre e caratterizzare i registri colloquiali e il parlato. Di notevole importanza fu anche la struttura basata su una cornice e sulle novelle, che per secoli costituirono un modello della prosa elevata.

Unificazione, norma ed espansione dell'italiano letterario

In età umanistica l’espansione del fiorentino subisce un rallentamento causato dalla scoperta e dall’ammirazione per i classici greci e latini: nasce il culto della latinità, con il quale il latino acquista regolarità e dignità come sola lingua elevata, adatta a scopi d’arte. Nonostante il volgare venga emarginato dalla letteratura, e non venga sottoposto a rielaborazione artistica, questo non sarà un freno al suo sviluppo, ma ne accelererà i processi evolutivi. Il fiorentino acquisisce fenomeni innovativi dovuti a fattori socioeconomici che portano alla diffusione di forme estranee al fiorentino letterario trecentesco (fiorentino aureo) e che caratterizzano il fiorentino “argenteo”.

Nel Quattrocento inizia una vera e propria mescolanza tra latino e volgare che porta alla sperimentazione di nuove forme letterarie:

  • Il macaronico, la cui poesia ha fini comici o parodistici e gioca sul contrasto alto/basso: metrica e tessuto linguistico sono latini, ma in essi vengono calati elementi lessicali volgari, parole e sintagmi bassi e plebei.
  • Il polifilesco, che non ha funzione parodistica, ma estremizza caratteristiche della prosa umanistica; si fonda su un volgare di livello elevato, che viene nobilitato, estremizzando il processo di latinizzazione.

La riscoperta dei testi classici porta anche a un adattamento di koinè, il cui peso varia a seconda dei generi; ne è un esempio l’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo (1482-84), presso la corte degli Estensi a Ferrara.

Si elaborano koinè cancelleresche, elaborate da funzionari colti di formazione latina, ma aperti alla cultura del volgare. Si tratta di una lingua ibrida (volgare, toscano, latino) con elementi superlocali. Una rivalutazione letteraria del volgare, che prende il nome di “Umanesimo volgare”, si ha con Leon Battista Alberti, al quale si deve l’invenzione della grammatica non a-stampa composta intorno al 1440 ma rimasta per secoli.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lellart01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof De Franchi Sergio.
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