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La percezione

Per percezione si intende il processo attraverso il quale le informazioni ricevute tramite gli organi di senso vengono organizzate ed elaborate in unità dotate di significato. Si tratta di un'elaborazione cognitiva, attiva e costruttiva dello stimolo (entrano in gioco processi di codifica, di organizzazione, di interpretazione) che permette, partendo dalla strutturazione delle sensazioni (uditive, gustative, etc), di creare una rappresentazione dotata di significato. È importante sottolineare che anche se la percezione si fonda sull'attività sensoriale, in realtà va al di là di essa, perché permette di dare un significato allo stimolo.

La psicofisica

La psicofisica: è una tradizione di studi, che risale agli anni 60, che intende dimostrare il ruolo attivo del soggetto nella percezione: studia infatti la relazione tra gli aspetti fisici dello stimolo e l'esperienza che prova il soggetto quando entra in contatto con tale stimolo. I processi di percezione si sviluppano precocemente, già a partire dai primi mesi di vita, grazie alla maturazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e all'esperienza: ci sono infatti molti studi incentrati sulla discriminazione degli stimoli nei primi mesi di vita. Questi processi migliorano via via grazie all'interazione tra capacità innate e esperienze visive, ma è solo con lo sviluppo degli altri processi cognitivi (memoria, linguaggio) che il bambino potrà realizzare le prime forme di schematizzazione e astrazione degli stimoli percettivi (intorno ai 2 anni → stadi di Piaget, rappresentazione mentale).

Percezione vs sensazione

Sensazione e percezione non sono certo sinonimi, ma si può dire che la sensazione costituisce la fase iniziale della percezione. Quando uno stimolo fisico, che ha un'intensità in termini di energia, colpisce i recettori sensoriali attivando i sistemi fisiologici specie-specifici (ogni organo di senso è sensibile ad una specifica forma di energia fisica: onde sonore, radiazioni luminose), lascia un'impressione soggettiva ed immediata: si parla a tal proposito di sensazione.

  • Soglia assoluta: quantità minima di energia che è necessaria per produrre un'esperienza sensoriale per il 50% dei soggetti sottoposti a tale stimolo.
  • Soglia differenziale (o differenza minima rilevabile): differenza tra due stimoli di diversa intensità che viene colta dal 50% dei soggetti (ex: al cinema bisogna abituarsi al buio/al volume troppo alto: si parla di abituazione sensoriale, ossia dell'aggiustamento delle capacità sensoriali).

Processi bottom-up vs top-down

Quando si parla di percezione, bisogna fare una distinzione tra i processi bottom-up (dal basso verso l'alto) e i processi top-down (dall'alto verso il basso).

Bottom-up

Il processo bottom-up è guidato dalle informazioni sensoriali: questo processo si realizza:

  • Quando lo stimolo possiede delle informazioni sensoriali sufficienti per poterlo cogliere nella forma più semplice e stabile (la buona forma di cui parla la Gestalt) e riconoscere, senza l’intervento dei processi cognitivi superiori.
  • Quando siamo di fronte a stimoli nuovi, non riconducibili ad esperienze precedenti.

Top-down

Il processo top-down è guidato da processi cognitivi (memoria, motivazione, stati emotivi): questo processo si realizza quando la percezione dello stimolo è influenzata dalle conoscenze pregresse e dal contesto. In questo caso, i tempi di riconoscimento e le risorse cognitive che entrano in gioco diminuiscono, ma vi è il rischio di distorsioni percettive.

L'organizzazione percettiva

La percezione è stata studiata dalla Gestalt, una corrente di pensiero, nata agli inizi del '900 in Germania, che elabora la cosiddetta teoria della forma (Gestalt = forma). Il principio cardine della Gestalt è "il tutto è più della somma delle singole parti": questo significa che ciò che percepiamo non è una semplice somma di elementi, non è una semplice somma di stimoli sensoriali, ma è qualcosa di più che permette di comprendere la forma (realtà) nella sua totalità (ex: melodia) visione olistica della realtà.

I gestaltisti hanno individuato delle regole d'organizzazione percettiva: per organizzazione percettiva si intende quel processo d'integrazione dei segnali degli organi recettori che permette di farsi una rappresentazione interna di uno stimolo esterno; essa dipende dall'esperienza, dal grado di conoscenza dell'oggetto e dal contesto. Queste regole sono riconducibili a capacità innate e universali che permettono di organizzare gli stimoli in base alla buona forma, e pertanto nella configurazione più semplice e stabile. Infatti, tendiamo a organizzare gli stimoli isolati in gruppo, sulla base di determinati principi, tra i quali rientrano:

  • Principio di vicinanza: gli stimoli vicini vengono raggruppati in un'unica unità percettiva.
  • Principio di somiglianza: gli stimoli simili tendono ad essere percepiti come un'unica figura e si differenziano pertanto dagli altri che invece costituiscono lo sfondo.
  • Principio di buona continuazione: si impone come unità percettiva quella il cui margine ha il minor numero di cambiamenti o interruzione.
  • Principio di chiusura: si tratta di un principio che porta a completare la figura per far sì che abbia una forma complessiva coerente (triangolo di Kanizsa). L’effetto di Kanizsa, noto anche come fenomeno dei contorni anomali, si verifica in presenza di stimoli a-modali, che non hanno cioè un contorno fisico; questo porta a vedere una figura che in realtà non c'è.
  • Principio di contiguità o del destino comune: la mente percepisce gli elementi che sembrano muoversi nella stessa direzione come appartenenti allo stesso gruppo. È un esempio la percezione del movimento stroboscopico: le lucine di Natale in realtà sono lucine separate che si illuminano a intermittenza, ma la nostra percezione le vede come un movimento continuo, si parla a tal proposito del fenomeno di PHI o moto apparente.
  • Principio del contrasto cromatico: gli stimoli contenuti all'interno di un'area comune vengono considerati come un gruppo, al di là delle loro caratteristiche specifiche.

Articolazione figura-sfondo

Se la percezione permette di cogliere e riconoscere gli oggetti del mondo, è fondamentale riuscire a individuare gli elementi che costituiscono le figure (a cui viene data maggior attenzione) e quelli che invece costituiscono lo sfondo (tutto ciò che fa da cornice): si parla a tal proposito di articolazione figura-sfondo.

Vi sono 4 leggi di articolazione figura-sfondo, che permettono di capire quale parte considerare figura e quale considerare sfondo:

  • Legge dell'inclusione: viene percepita come figura l'area più piccola contenuta da un'area più grande.
  • Legge dell'area relativa: viene percepita come figura l'area più piccola; l'area grande, invece, costituisce lo sfondo.
  • Legge dell'orientamento: viene percepita come figura l'area i cui assi coincidono con gli assi verticali e orizzontali.
  • Legge della convessità: viene percepita come figura l'area convessa piuttosto che quella concava.

Costanze percettive

La percezione viene influenzata dal contesto nel quale l'oggetto viene percepito e spesso accade di percepire come stabili e invariabili stimoli che in realtà cambiano nell'ambiente: si parla a tal proposito di costanze percettive. Le costanze, che possono essere di grandezza, di forma o di luminosità, permettono di capire che la percezione non è una semplice acquisizione di stimoli, ma è il risultato di un processo all'interno del quale il ruolo dell'individuo è fondamentale. Ex: costanza di forma: anche se nello spostamento nello spazio l'anta della porta assume configurazioni differenti, viene comunque riconosciuta come porta.

La percezione in situazioni ambigue

Quando le informazioni sono poco chiare o ambigue, può accadere che uno stesso stimolo venga percepito in modo diverso, e questo dipende:

  • Dalle caratteristiche dello stimolo
  • Dalle caratteristiche individuali
  • Dallo stile cognitivo
  • Dal contesto: l'analisi del contesto è importante, perché permette alla percezione di dare un significato allo stimolo.

L'attenzione

I processi attentivi sono quei processi cognitivi che, sulla base di interessi, scopi, aspettative, permettono di selezionare ed elaborare soltanto le informazioni più rilevanti, scartando invece quelle non rilevanti.

I processi di attenzione consentono di percepire e di cominciare ad attribuire un significato agli stimoli dell'ambiente e sono quindi fondamentali nei processi di elaborazione percettiva. Quando si parla di ambiente, ci si riferisce ad un ambiente che è sia esterno che interno:

  • Esterno: le informazioni arrivano dall'esterno
  • Interno: le informazioni arrivano dall'interno (ricordi, conoscenze)

Le fasi dell’attenzione sono 3:

  • Attivazione: consiste nell'attivazione dei sistemi di elaborazione che permettono di cogliere le info nell'ambiente.
  • Focalizzazione: è una fase in cui le risorse attentive vengono orientate sugli stimoli rilevanti.
  • Gestione: consiste nell'utilizzo delle risorse attentive, in base al contesto e al tipo di attività svolta.

I diversi tipi di attenzione

Esistono diversi tipi di attenzione:

  • L’attenzione selettiva: Si tratta di un processo che permette di selezionare e organizzare gli stimoli.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ste_fi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'apprendimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Cantoia Eliane Manuela.
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