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AMIGLIA HYLOBATIDAE

Dette anche «scimmie minori» sono comunemente note come gibboni.

La lunghezza del corpo varia tra 45 e 90 cm e come tutti gli Ominoidi sono privi

di coda.

Presentano braccia molto lunghe (ottimi brachiatori tanto che ogni

oscillazione li fa spostare anche di 6 metri alla velocità di 50 km/h).

Arboricoli, vivono in territori sulle parti alte degli alberi che delimitano con urla

e vocalizzazioni; raramente scendono a terra.

Vivono nelle foreste tropicali e subtropicali dell'Asia sud-orientale e nel Borneo,

Giava e Sumatra.

FAMIGLIA HOMINOIDAE

Gli Ominidi, noti anche come grandi scimmie sono una famiglia di Primati

alla quale appartiene l'uomo.

Gli Hominoidea non possiedono coda esterna.

Comprende due sottofamiglie: 1. Sottofamiglia Homoninae

2. Sottofamiglia Ponginae:

sono le più grandi tra le

scimmie asiatiche; i maschi

raggiungono 1,5 metri circa di

altezza con un peso di 80-90

kg.

Il dimorfismo sessuale è

marcato: i maschi hanno dei

rilievi carnosi sulla parte

superiore della faccia, le

femmine pesano circa la metà

dei maschi.

Sono animali generalmente

pacifici, solitari, frugivori e fruttivori, capaci dell’uso di strumenti per prelevare il

cibo, tipo il miele dagli alveari.

Sono a serio rischio di estinzione.

La sottofamiglia Homininae comprende due tribù:

1. Tribù Hominini: che comprende due generi:

- Homo

- Pan: rappresentato dallo Scimpanzé e dal Bonobo.

2. Tribù Gorillinae: scimmie grandi, i maschi possono raggiungere 1,80 metri

di altezza con un peso medio di 160 kg.

È presente un dimorfismo sessuale molto

accentuato; le femmine sono molto più

piccole, meno muscolose e meno pesanti.

Sono terrestri e la loro locomozione è di tipo

“knuckle walkers” (camminare con le nocche).

Alimentazione prettamente vegetariana.

Vivono in gruppi familiari con un maschio

adulto dominante e molte femmine adulte con

i piccoli.

- Scimpanzé comune (Pan troglodytes):

i maschi di questi animali possono raggiungere

1,7 metri di altezza e 45 kg di peso, mentre le

femmine sono più piccole dei maschi.

Il loro habitat include sia le foreste tropicali

africane che la savana.

Sono vegetariani al 90% e hanno un’andatura

prevalentemente quadrupede e di tipo “knuckle

walking”.

Vivono in società di 10-50 individui con più maschi che difendono il

territorio; all’interno della comunità i maschi stabiliscono alleanze di

breve durata allo scopo di competere per il dominio.

- Scimpanzé pigmeo o bonobo (Pan paniscus):

i bonobo sono più piccoli degli scimpanzé

comuni.

La femmina non presenta un periodo

specifico per l’accoppiamento ma è

sessualmente ricettiva per la maggior parte dell’ anno.

La struttura sociale è simile a quella dello scimpanzé comune, ma sono

molto meno aggressivi.

Le alleanze maschio-femmina sono molto importanti e le femmine più

anziane possono occasionalmente acquisire ruoli dominanti.

La loro distribuzione è limitata alle foreste del sud del fiume Zaire in

Africa centrale. Sono animali ad alto rischio di estinzione.

Lezione 32 LE AUSTRALOPITECINE

La famiglia Hominidae è divisa in due sottofamiglie:

• Australopithecinae: rappresenta le forme estinte non incluse nel genere

Homo.

• Homininae: raggruppa tutte le forme umane, estinte e attuali.

Le Australopithecinae si sono evolute e diversificate in Africa, in un periodo

compreso tra 7 e 5 milioni di anni fa.

Successivamente ai 5 milioni di anni fa il record fossile offre interpretazioni più

valide.

Gli Australopitechi sono un gruppo molto diversificato, solo alcune forme

possono essere ritenute ancestrali al genere umano.

Il genere Australopithecus vissuto in Africa presenta delle specie che

possono essere distinte geograficamente in:

• un gruppo meridionale (Australopithecus africanus);

• un gruppo orientale (Australopithecus anamensis, Australopithecus

afarensis, Australopithecus ghari) cui vanno aggiunti i resti rinvenuti in Africa

centrale (Australopithecus bahrelghazali).

Il genere è vissuto tra 4,4 e 1,2 milioni

di anni. Con la scoperta nel 1924 a

Taung (Sudafrica) di un cranio

infantile di tipo scimmiesco, ma con

dentatura simile a quella di un bambino

che Raymond Dart coniò il termine di

fantasia Australopithecus africanus

(«scimmia australe africana»).

Nasce il genere Australopithecus, che con le sue varie specie precede,

accompagna e probabilmente «prepara» la comparsa del genere Homo.

In seguito, reperti appartenenti a individui adulti riferibili alla stessa specie sono

stati rinvenuti → una colonna vertebrale quasi completa e parte di un femore

hanno messo in evidenza l’acquisizione della postura eretta.

Gli australopitechi sembrano aver avuto un numero di specie molto elevato.

Tuttavia vengono descritti solo quattro-cinque gruppi accertati.

Tutti gli australopitechi si sono estinti circa 3 milioni di anni dopo la loro

comparsa, a causa delle modificazione degli habitat e in conseguenza del

cambiamento climatico globale che andava verso un generale raffreddamento.

Oggi gli Australopiteci vengono distinti in funzione delle differenze di

costituzione ossea in due forme:

• Gracili: che comprende A. afarensis, A. africanus, A. anamensis.

L’Australopiteco gracile sembra avere circonvoluzioni cerebrali numerose e più

complicate.

• Robuste: che comprende specie inserite nel genere Paranthropus, ossia P.

boisei, P. robustus e P. aethiopicus.

Nelle forme robuste, la volta cranica risulta piatta rispetto a quella delle forme

gracili, quindi la percentuale di calotta cranica che sovrasta il margine superiore

delle orbite è maggiore.

La base cranica delle forme robuste è molto larga e flessa

Generalmente gli australopitechi sono costituiti da caratteristiche morfologiche

umane e delle scimmie antropomorfe:

1. bipedi, ma conservano residue capacità di arrampicamento sugli alberi;

2. cervello piccolo;

3. mandibole molto robuste che contengono denti grandi con smalto spesso.

LOCOMOZIONE E ALIMENTAZIONE DELLE

AUSTRALOPITECINE

Le Australopitecine avevano una locomozione da bipede, avevano arti superiori

molto lunghi e falangi ricurve, polsi adatti a sostenere il peso del corpo a terra e

strutture dell'orecchio interno (preposte al senso dell'equilibrio) simili a quelle

delle attuali scimmie antropomorfe africane.

In genere, tutti gli Australopitechi dovevano presentare una dieta onnivora, che

includeva componenti vegetali e animali.

Forme gracili e forme robuste hanno poi seguito una diversificazione

indipendente.

I Parantropi hanno subito una specializzazione alimentare e morfologica.

Le ultime specie di Australopitechi conosciute (alcuni Parantropi) si sono estinte

probabilmente intorno a un milione di anni fa.

AUSTRALOPITHECUS ANAMENSIS

Si tratta di una specie vissuta tra i 4,2 ed i 3,9

milioni di anni fa.

Questo ominide era un bipede.

L’intero apparato masticatorio presenta un forte

adattamento a potenti forze masticatorie.

La mandibola e l’articolazione sono come quelle

dello scimpanzé.

Lo smalto dei denti è più spesso, mentre le radici

dentarie sono dritte, parallele.

L’omero è simile a quello umano.

La tibia ha l’estremità prossimale che risulta allargata per la presenza di una

maggiore quantità di tessuto spugnoso rispetto allo scimpanzé; questa

conformazione tibiale è condivisa con l’uomo ed ha la funzione di assorbire le

sollecitazioni della camminata, inoltre c’è meno spazio tra tibia e perone

rispetto allo scimpanzé.

AUSTRALOPITHECUS AFARENSIS

Vissuto tra 4 e 3 milioni di anni fa, sembra discendere

direttamente da Australopithecus anamensis.

Si hanno molti fossili, provenienti dall’Etiopia e Tanzania.

Ci sono punti di somiglianza fra l’Afarensis ed i crani dello

scimpanzé: faccia larga con una fronte bassa, naso piatto,

mascella superiore sporgente e una mandibola

voluminosa con grandi denti posteriori.

È la specie di ominide sopravvissuta più a lungo.

A questa specie appartengono i resti fossili di Lucy.

Un altro fossile molto importante è Dikika, una giovane femmina che dimostra il

bipedismo facoltativo di questa specie. Il peso dei maschi era di circa 45 kg e

l’altezza poteva arrivare a circa 1,5 metri, mentre le femmine erano molto più

piccole con un evidente dimorfismo sessuale.

A. afarensis aveva già assunto la posizione bipede, liberando le mani per

maneggiare, trasportare e gettare gli oggetti; le mani erano simili alle nostre.

I RESTI DI A. AFARENSIS

Di estrema importanza sono i resti di Australopithecus afarensis scoperti ad

Hadar nella depressione di Afar; a tale specie sono pure attribuite le orme di

Laetoli (Tanzania), tipicamente umane per la presenza dell’arco del piede, e i

resti di Laetoli, “della prima famiglia” comprendente più individui di ambo i sessi

e di diversa età.

Il reperto più completo si riferisce a Lucy, il piccolo scheletro di un esemplare

femmina. Il ritrovamento in Etiopia, a Dikika, di Australopithecus afarensis, un

individuo di sesso femminile di 3 anni di età ha messo chiaramente in luce che

l’Australopiteco era ancora un buon arrampicatore.

LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS

L’australopiteco Lucy è l'ominide più famoso mai ritrovato e

la sua scoperta è stata fondamentale.

Il 30 novembre del 1974, ad Afar in Etiopia, Yves Coppens,

Donald Johanson, Maurice Taïeb e Tom Gray rinvennero i

resti di un esemplare di femmina adulta dell'età apparente di

25 anni.

Johanson si mise a controllare un punto già analizzato trovò

il fossile di un braccio, nelle vicinanze la sua squadra iniziò

a trovare altri frammenti.

Si trovarono di fronte lo scheletro più completo di un

antenato umano antico di oltre 3 milioni di anni.

La chiamarono Lucy, in onore della canzone Lucy in the Sky

with Diamonds dei Beatles, una delle canzoni più ascoltate

nell'accampamento.

Particolarmente importanti l'osso pelvico, il femore e la tibia, perché la loro

forma lascia pensare che questa specie fosse bipede.

Era alta 1,07 metri, piuttosto piccola per la sua specie, e pesava probabilmente

tra i 29 e i 45 kg.

In Lucy, e più in generale nell’Australopiteco, la postura e la locomozione

bipede sono affermate, mentre il cranio è scimmiesco.

Dopo milioni di anni il suo scheletro è ritornato alla luce intatto.

LE IMPRONTE DI LAETOLI

Il sito di Laetoli in Tanzania contiene delle impronte

fossili di piedi di ominidi conservate, impresse su

cenere vulcanica, successivamente indurita.

L'età degli strati di cenere risale a circa 3,7 milioni di

anni e quindi al periodo del Pliocene.

Le impronte, scoperte nel 1976 da Mary Leakey, si sono

conservate nelle ceneri depositatasi in seguito

all'eruzione del vicino vulcano Sadiman.

La pioggia successiva all'eruzione ha cementato lo strato di cenere e ne ha

consentito la conservazione.

Le impronte sono state lasciate da tre individui che avanzavano cercando di

mettere i piedi nell'orma già prodotta sul terreno dal capofila, rendendo così

difficile distinguere la traccia originale.

AUSTRALOPITHECUS GARHI

È una specie catalogata in una nuova specie il cui nome

significa appunto «sorpresa».

I suoi denti posteriori presentano delle dimensioni tali da

accomunarlo ai Parantropi; quelli anteriori, al contrario,

sono troppo sviluppati.

Proprio per questo motivo l’ ominide viene inserito fra gli

antenati diretti della specie Homo.

In realtà questa specie potrebbe rappresentare una varietà

di Parantropo e non di una nuova specie.

Nel sito dove è stato ritrovato questo cranio (Bouri), sono

state ritrovate anche delle ossa del postcranio che

presentano la medesima cronologia, ma con proporzioni molto simili ai primi

Homo oltre strumenti di pietra adatti per il taglio e la macellazione della carne.

Lezione 33

AUSTRALOPITHECUS AFRICANUS

La specie Australopithecus africanus si stima che sia vissuto circa 3,5-2,3

milioni di anni fa in Sudafrica, anche se ci sono prove

che fanno pensare che si possa essere spinto sino

all’Africa Orientale. Infatti prima del 1925, anno in cui

Dart scoprì il primo Australopithecus, questa parte dell’

Africa era ritenuta al di fuori dei processi evolutivi

dell’uomo.

Il termine «africanus» sottolinea l’importanza del

continente africano nella comprensione delle origini del

genere umano: come aveva già intuito lo stesso

Darwin, la culla dell’uomo andava ricercata in quella

terra e non in Europa e Asia.

A. africanus è stato il primo Australopiteco mai scoperto e classificato; un

maschio poteva misurare circa 1,5 metri con 40 Kg di peso, le femmine erano

più piccole, con una altezza che poteva essere di 1,2 metri e con un peso di 30

Kg, un marcato dimorfismo sessuale.

In Africanus troviamo una figura del cranio più arrotondata, denti più simili a

quelli umani che a quelli delle scimmie, forma della mascella come quella

umana. Era onnivoro.

I maggiori siti paleoantropologici sudafricani sono grotte calcaree nella regione

chiamata Transvaal. Si tratta di luoghi dove sono stati ritrovati reperti di

Australopithecus africanus e P. robustus oltre a Homo habilis.

Gli Australopiteci non vivevano nelle grotte in cui sono stati ritrovati, ma

probabilmente vi erano condotti da predatori dopo essere stati uccisi.

Un reperto molto importante è uno scheletro completo ritrovato nel Silberberg

Grotto; la sua scoperta è dovuta a Clarke che esaminando le ossa di una

gamba ritrovata in quel sito, pensò che, nello stesso luogo, potevano esserci

anche le altre parti dell’articolazioni; dagli scavi successivi venne ritrovato tutto

il resto dello scheletro incastonato nella dolomite.

Il cranio di Africanus ha un profilo ben arrotondato, possiede un maggior

sviluppo dei lobi frontali e parietali.

La faccia denota un miscuglio di caratteristiche arcaiche e moderne.

Rispetto all’ Afarensis l’apertura del naso è più larga con margini nasali

ispessiti. L’arto inferiore indica in modo inequivocabile, la postura bipede.

RITROVAMENTI FOSSILI: IL BAMBINO DI TAUNG E

MRS PLEAS

BAMBINO DI TAUNG

Il Bambino di Taung è il fossile di un cranio infantile di

un Australopithecus africanus risalente a 2,3 milioni di

anni fa, ritrovato a Taung (Sudafrica) nel 1924 da un

operaio che ha estratto una pietra nella quale era

incastrato.

L’età dovrebbe essere circa 3 anni. Dalle incisioni

riscontrate nel cranio e nella cavità oculare, si è

supposto che il bambino di Taung possa essere rimasto

vittima dell'attacco da parte di un'aquila o di un altro

grande uccello predatore.

MRS PLEAS

Nel 1936 Robert Broom rinvenne a Sterkfontein il secondo fossile di questa

specie (il primo fu il bambino di Taung). Questo esemplare prima di essere

riconosciuto come Australopithecus africanus venne chiamato «prossimo

all'uomo», «Mrs. Pleas» anche se si capì che era un maschio adulto, risalente

a 2.5 milioni di anni.

AUSTRALOPITHECUS BAHRELGHAZALI

Si tratta di una specie ritrovata in Ciad

dall’equipe di Brunet.

La sua scoperta ha messo in crisi le teorie

che ponevano l’Africa Orientale come

culla di nascita esclusiva degli antenati

della specie Homo.

Il termine «Bahrelghazali» significa

«uomo del fiume delle gazzelle» perché è

venuto alla luce nel letto del fiume di Bahr el Ghazal, chiamato appunto «il

fiume delle gazzelle»;

L’unico reperto ritrovato è una mandibola con sette denti.

Tale mandibola risulta simile all’Afarensis in grandezza e proporzioni; anche la

dentizione presenta grosse affinità con denti robusti. Ci sono comunque

differenze con quest’ultimo.

KENYANTHROPUS PLATYOPS

H. abilis è stato considerato il primo membro della linea

evolutiva di Homo, ma nuovi ritrovamenti hanno cambiato

le carte in tavola:

1. Homo rudolfensis, dotato di un cranio piuttosto

grande e con molte caratteristiche in comune con H.

abilis, ma che risale a un periodo precedente.

2. Kenyanthropus platyops, rinvenuto da Meave

Leakey.

La forma della faccia, la posizione degli zigomi e la

struttura dei denti richiamano quelle di H. abilis.

Nel marzo 2001 è stato ritrovato, sulla sponda ovest del lago Turkana, un

cranio datato 3,5 milioni di anni fa con una morfologia non molto diversa da uno

scimpanzé, ma una faccia piatta e moderna rispetto ad Afarensis.

Possedeva delle caratteristiche molto primitive che lo accomunano agli

Australopiteci.

Anche se il Kenyantrophos possiede cranio e naso più primitivi, va sottolineato

che Platyops e Rudolfensis hanno una morfologia facciale molto simile.

Tutte queste considerazioni spingono ad ipotizzare un collegamento

filogenetico diretto tra le due specie: è possibile che il Platyops abbia dato

origine al Rudolfensis.

GENERE PARANTHROPUS

Nel 1938 venne ritrovato a Kroomdrai una parte di

cranio ed una mandibola completa di un ominide: i

resti vennero analizzati dal paleontologo Robert

Broom, che ne ipotizzò l'appartenenza a una nuova

specie denominata Paranthropus robustus.

Qualche anno dopo nel 1959, Mary Leakey rinvenne

nella gola di Olduvai, in Tanzania, i resti fossili di un

esemplare. Leakey dedusse che si trattava di un

membro della famiglia degli Australopiteci, trovando

differenze.

L’ominide venne ribattezzato Zinjanthropus boisei &rarr

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irenevitali2003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Piombo Mattia.
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