OTTIMIZZAZIONE STATICA IN AMBITO DETERMINISTICO
Gli elementi fondamentali di un problema di ottimizzazione.
Il primo è certamente costituito dalle variabili decisionali, chiameremo il vettore delle
variabili decisionali.
1
2
=[ ]
⋮
()
Esso sarà un vettore di componenti. Si possono avere più variabili decisionali, perciò non è
corretto parlare di un’unica variabile scalare ma di una collezione di variabili scalari che
().
raccogliamo in un vettore di dimensione
() (), ( ),
Se il vettore ha dimensione allora lo spazio delle decisioni sarà
2
(
banalmente se = 2) allora tale spazio delle decisioni sarà un piano. Ciascun
punto di tale piano determina una possibile decisione.
Un altro elemento fondamentale di un problema di ottimizzazione è una
funzione obiettivo. Il più semplice dei problemi di ottimizzazione è il minimo
()
su di ():
() 1
Affinché il problema sia ben posto è necessario specificare il dominio e il codominio della
funzione ().
(): →
()
Il dominio è l’insieme di tutti i valori di in cui la funzione () è definita ossia lo spazio delle
( ). ()
decisioni, che abbiamo detto essere Il codominio è proprio in quanto non avrebbe
2
( );
senso calcolare il minimo di una funzione che assume valori in i valori assunti da ()
().
saranno dunque valori scalari in
In questo caso abbiamo formulato un problema a minimizzare, ma in molte circostanze
potrebbe essere necessario risolvere problemi a (2)
(1)
massimizzare. Si dà tuttavia il caso che:
() = − ()
Ossia la minimizzazione di tale funzione (1) equivale alla
minimizzazione di quest’altra (2).
La formulazione che abbiamo dato è dunque generale, poiché
basta invertire il segno della funzione obiettivo per ricondurre un problema di massimizzazione
a uno di minimizzazione. Inoltre, vale che:
() = −()
Ossia l’argomento che minimizza rispetto ad la funzione () è uguale all’argomento che
(),
massimizza, rispetto a la funzione −(). ∗
( )
La condizione necessaria affinché il punto sia un punto di minimo per la funzione ()è
() (0).
porre il gradiente di posto uguale a Mentre una condizione sufficiente e necessaria nel
caso di una funzione scalare di variabile scalare, una condizione sufficiente è:
2
() | =0
∗
=
2
() | >0
2
{ ∗
= (0).
Ossia la derivata seconda delle funzione deve essere strettamente maggiore di La nullità
della derivata prima ci dice infatti che la retta tangente alla funzione () in quel determinato
punto è piatta; la derivata seconda, che in generale ci dice come varia la derivata prima, deve
(0)
essere maggiore di poiché intorno al punto di minimo la funzione deve crescere.
∗
( )
La risoluzione del problema () consiste nel dimostrare che è punto di minimo se e
()
soltanto se, nel caso più generale di funzione scalare di variabili reali:
∗ )
∇( = 0
{ ∗
( )
è .
∗
() ( )
Se e soltanto se il gradiente di valutato in è nullo e la matrice hessiana della funzione
∗
() ( )
in è una matrice definita positiva. Ciò si dimostra con il metodo variazionale.
IL METODO VARIAZIONALE
∗ L(u)
( ) ()
Assumiamo di conoscere che è l’argomento che minimizza rispetto a la funzione
∗
= ()
∗
( ()
se consideriamo una piccola variazione + ) con infinitesimo, allora ( + ) sarà
∗
∗
certamente maggiore di ( ) ∗ ∗
( + ) > ( )
Il metodo variazionale procede in questo modo: assume di conoscere la soluzione del problema,
∗
( ),
effettua una variazione, verifica quali sono le proprietà di cui gode il punto dopodiché si
ottengono le condizioni di ottimalità per un punto. A questo punto, si può rimuovere l’ipotesi
sulla conoscenza della soluzione del problema.
∗
( )
Sappiamo che, perché sia un valore di minimo locale, per valori sufficientemente piccoli di
() si ha che: ∗ ∗
( + ) ≥ ( )
Sfruttando lo sviluppo in serie di Taylor possiamo esprimere una qualunque funzione come un
∗
polinomio. In particolare, ( + ) può essere scritta come:
1
∗ ∗
)
( + ) = ( + ∇| + + ⋯
∗
=
2
()
Lo sviluppo in serie di Taylor ha infiniti termini, ma se è sufficientemente piccolo, allora il
∗
segno di ( + ) è con buona approssimazione determinato dallo sviluppo arrestato al
∗
( )
primo termine. È nostra intenzione soltanto assicurarci, affinché sia un punto di minimo,
∗ ∗
che valga la seguente relazione ( + ) ≥ ( ), per cui ci interessa il segno di
∗ ∗
( + ) − ( ). ∗
Per le considerazioni fatte prime, dello sviluppo in serie di Taylor di ( + ) possiamo in
prima approssimazione trascurare tutti i termini di ordine successivo al primo; per cui avremo:
∗ ∗ )
( + ) − ( ≅ ∇| ≥ 0 ∀
∗
=
Questa condizione è verificata soltanto quando ∇| = 0. Essendo un prodotto scalare sarà
∗
= Quindi assicurarci che
( (0) (
(> 0) per > 0), mentre sarà minore di per = −).
è una condizione necessaria
(| = 0) , non basta.
∗
= 3
Ricordiamoci ora che nello sviluppo in serie vi era anche un termine di ordine superiore che è
(∇| (∇|
trascurabile nel caso in cui ≠ 0). Tuttavia, una volta dimostrato che =
∗ ∗
= =
0), a questo punto acquisisce importanza anche il termine:
1
2
(∇|
Infatti, se = 0), allora il segno dell’espressione ( + ) − ( ) è determinato
∗ ∗
∗
=
dal segno di ((1/2) ). Proveremo dunque a imporre che il segno dell’ultima quantità
(0).
scritta sia strettamente maggiore di ∗
() ( ) (0) (∇|
Nel caso vettoriale, se il gradiente di valutato in è uguale a ossia = 0),
∗
=
allora il segno della differenza ( + ) − ( ) è determinato dal termine del secondo ordine
∗ ∗
d