|G|
questi descrivono come il segnale viene distorto (relativamente):
40 6.1. STRUMENTI DEL PRIMO ORDINE
Se si riportano i valori in scala logaritmica e per le ordinate si utilizzano i decibel, allora si possono
costruire i diagrammi di Bode con cui rappresentare il guadagno (gain) e lo sfasamento (phase shift):
spesso si definisce un range di dB e quando il guadagno esce inferiormente da questo intervallo si
±3
identifica la “frequenza di cutoff” , ossia la frequenza dopo la quale l’ampiezza dell’output non è più fedele
a quella dell’input (il sensore non ce la fa a stare dietro alle variazioni di ampiezza ad alta frequenza); la
stessa cosa si può fare per quanto riguarda lo sfasamento (il sensore non ce la fa a stare dietro alle alte
frequenze, quindi l’output è in ritardo rispetto all’input).
Per analizzare la risposta dinamica degli strumenti si utilizzano delle funzioni input di prova, ossia
(solitamente) la delta di Dirac , la funzione gradino di Heaviside e la funzione rampa :
δ(x) H(x) R(x)
per quel che vale, valgono le relazioni (x) = (x) = (facilmente verificabili anche ad occhio);
′′ ′
R H δ(x)
notiamo inoltre che dato che = 1 , se utilizziamo la delta di Dirac come input per il nostro
L[δ(t)](s)
sensore, allora la funzione di trasferimento = (s)/1 = (s) è equivalente alla trasformata di Laplace
G Y Y
del sistema (utile per facilitare i conti).
Gli strumenti di misura (dinamici) si caratterizzano tramite il loro “ordine”, dettato dal grado dell’equa-
zione differenziale che lega gli ingressi ai loro output (non è detto che l’equazione debba essere per forza
differenziale, in quel caso si ha a che fare con strumenti di ordine zero).
6.1 Strumenti del primo ordine
Gli strumenti del primo ordine sono descritti da equazioni differenziali del tipo = + , come esempio
y aẋ bx
ci rifaremo al termometro a contatto con una sorgente di calore. 41
CAPITOLO 6. TARATURA DINAMICA
Se sono soddisfatte le ipotesi per utilizzare il modello di scambio termico a “parametri concentrati”
(conviene riguardare gli appunti di fisica tecnica) allora la temperatura del termometro è descritta
dall’equazione: dT = )
∗ −
mc hA(T T
∞
dt
che si può risolvere ad esempio tramite separazione delle variabili per arrivare alla soluzione:
∗
mc
(t) = + (T ) exp [−(t )/τ ] dove =
− −
T T T t τ
∞ ∞
0 0 hA
si ma sperimentalmente come trovo il parametro (considerando che = 0 per semplicità)?
τ t 0
1. quando = la temperatura arriva ad un valore corrispondente a + 0.632∆T , quindi basta
t τ T T
0
misurare quanto ci mette il termometro ad arrivare quella particolare temperatura per avere un
idea del valore della costante di tempo;
2. calcolando si ottiene analiticamente la quantità ∆T , perciò stimando numericamente
dT /dt| /τ
t=0
la pendenza del grafico all’inizio del processo è possibile ricavare (invertendo la formula) la costante
di tempo;
3. partendo dalla soluzione dell’equazione differenziale si possono riordinare i termini secondo
−
t T T
∞
0
= ln −
τ T T
∞
dunque è possibile operare regressione lineare sui termini a destra per ottenere una funzione nella
forma = + , a questo punto il coefficiente approssima 1/τ e da qui si ricava la costante di
y mx q m
tempo.
42 6.2. STRUMENTI DEL SECONDO ORDINE
Analiticamente otteniamo la funzione di trasferimento trasformando secondo Laplace l’equazione differen-
ziale associata: dT (t)
= (t) (t) (s) (s) = (s) + (s)
L − −→
τ T T τ s T T T
∞ ∞
0
dt
dove (s) rappresenta il nostro output mentre (s) il nostro input , dunque:
T Y T X
∞
(s) 1
Y
= = =
···
G(s) 1 +
X(s) τs
per l’analisi in frequenza poniamo = Im(s) = , da cui ricaviamo:
s iω
1 1
= = arg(G) = arctan(2πf )
|G| −
G(iω) τ
1 + 2πif q
τ 2
(2πf ) + 1
τ
se imponiamo il solito intervallo di dB allora dB equivale ad avere
±3 −3 1 1
1 √
A input 2 =⇒ = =
= ≈ ←→
ω f
cutof f cutof f 2πτ
|G|
A τ
output
ciò che abbiamo fatto in questo caso è stato studiare la risposta del termometro ad una funzione “gradino”
normalizzata a ∆T .
6.2 Strumenti del secondo ordine
Gli strumenti del secondo ordine sono descritti da equazioni differenziali del tipo = + + , come
y aẍ bẋ rx
esempio ci rifaremo ai sistemi vibranti ad un grado di libertà (residuo); in generale l’equazione associata
ad un sistema massa-smorzatore-molla ha la forma + + = (t) .
mẍ rẋ kx F 43
CAPITOLO 6. TARATURA DINAMICA
6.2.1 Risposta nel tempo
6.2.1.1 Risposta alla funzione δ(t)
La risposta all’impulso coincide con l’imporre che (t) sia nulla (infatti la rappresenta una forza
F δ
istantanea iniziale, analiticamente basta risolvere l’equazione omogenea e porre appropriate condizioni al
contorno iniziali).
Si inizia risolvendo il polinomio caratteristico dell’equazione, trovando:
1
r p 2mk
+ + = 0 =⇒ =
2 2 −
− ± r
mλ rλ k λ 2m 2m
ora la “natura” della soluzione dipende dal comportamento del fattore sotto radice:
• se è positivo allora ci saranno due soluzioni reali distinte e la risposta nel tempo avrà
{λ } ∈
, λ R
1 2
la forma = + ;
λ t λ t
x(t) Ae Be
1 2
• se è nullo allora ci sarà una sola soluzione reale ed il sistema risponderà nel tempo come
∈
λ R
= + ;
λt λt
x(t) Ae Bte
• se è negativo allora ci saranno due soluzioni complesse distinte e la risposta sarà
{λ } ∈
, λ C
1 2
∗
= + (riscrivibile come armonica smorzata da un’esponenziale).
λt λ t
x(t) Ae Be
Possiamo definire la “frequenza naturale” come = , lo “smorzamento critico” = 2mω ed il
p
ω k/m r
cr
0 0
“fattore di smorzamento” = ; i tre casi precedentemente esposti equivalgono alle condizioni 1 ,
h r/r h >
cr
= 1 ( o anche = ) ed 1 ( ma comunque 0 ).
h r r h < h >
cr
44 6.2. STRUMENTI DEL SECONDO ORDINE
6.2.1.2 Risposta alla funzione H(t)
Se la forzante è unitaria (o costante nel caso più generale) allora la soluzione dell’equazione differenziale
sarà composta dalla soluzione omogenea (quella per l’impulso) sommata ad una soluzione particolare;
si può verificare che questo termine aggiuntivo deve valere = , dunque la risposta nel tempo è
x F /k
0
qualitativamente la stessa di prima ma alla fine la posizione si stabilizza su un valore diverso da 0.
Bisogna fare attenzione al fatto che il sistema “sovrasmorzato” non è il migliore, in quanto esso arriva
alla posizione finale più lentamente del sistema smorzato criticamente:
inoltre da una rappresentazione grafica si possono calcolare parametri come il “rise time” (quanto tempo
ci mette il segnale ad andare dal 10% al 90% del valore finale) ed il “settling time” (quanto tempo ci
vuole per raggiungere un valore uguale al 2% del valore finale).
± 45
CAPITOLO 6. TARATURA DINAMICA
6.2.1.3 Risposta alla funzione R(t)
La risposta alla rampa coincide con imporre la forzante e, per quanto questo test non viene mai
∝
F t
utilizzato, si nota che l’output segue “qualitativamente” l’input (in ritardo).
6.2.2 Risposta in frequenza
Iniziamo calcolando come prima la funzione di trasferimento:
d dy
2
y + + = (s) =⇒ (s) + (s) + (s) =
2
L m r ky x(t) ms Y rs Y k Y X(s)
dt dt
2
dove ho rinominato ed in ed per chiarire cosa rappresenta l’input e cosa l’output; da qui:
x F y x (s) 1
Y
= = =
···
G(s) + +
2
X(s) ms rs k
dunque passando alle frequenze (da trasformata di Laplace a trasformata di Fourier):
1 1
rω
= = arg(G) = arctan
|G| −
G(iω) +
2 2
q
− −
k mω irω k mω
2 2
(k ) + (rω)
2
− mω
si nota che quando (la frequenza, o meglio la pulsazione, della forzante) coincide con la frequenza naturale
ω
(si tratta sempre di una pulsazione) il denominatore di diminuisce molto, e ciò renderà l’ampiezza
|G|
ω
0
dell’output molto più grande di quella dell’input (risonanza); contemporaneamente il denominatore
dell’arcotangente in arg(G) si annullerà causando un ritardo notevole nell’acquisizione del segnale.
46 6.2. STRUMENTI DEL SECONDO ORDINE
La funzione di trasferimento appena studiata non è l’unica “utilizzabile” per ottenere informazioni sul
comportamento del sistema, infatti si possono definire anche: F
F F 0
0 0 la massa apparente
la rigidezza dinamica l’impedenza
X Ẋ Ẍ
0 0 0
Gli andamenti di ed arg(G) sono i responsabili della presenza di un intervallo di frequenze in cui il
|G|
segnale originale viene distorto dal processo di acquisizione, rendendo la sua analisi errata.
Se l’ingresso è armonico (e lo stiamo supponendo) allora sappiamo che anche l’uscita lo sarà; possiamo
dunque sostituire sia che con le rappresentazioni complesse (modulo e fasore) per riscrivere l’equazione
x F
differenziale come:
(t) = iωt
F F e
0
=⇒ + + =
iωt iωt iωt iωt
2
−mω X e irωX e kX e F e
0 0 0 0
= iωt
x(t) X e
0
da cui si nota che a frequenze basse il termine dominante è legato a , a frequenze alte il termine
k
dominante è legato ad ed esisterà, a frequenze intermedie, una situazione in cui il termine legato ad
m r
predominerà; in questi intervalli il sistema è detto rispettivamente nella regione “rigida”, nella regione di
“risonanza” e nella regione “sismografica” (si rimanda agli appunti di meccanica applicata alle macchine).
47
7
Misure di deformazione
Misurare le deformazioni è “comodo” (per quanto sia difficile farlo) perché
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