La parodia: Tasso e Calvino
Il cavaliere inesistente di Calvino è considerato a tutti gli effetti una parodia sia de "L'Orlando Furioso" di Ariosto, sia di tutto il genere cavalleresco. La storia ruota attorno a insoliti personaggi come Adinolfo, un'armatura vuota che si muove con la forza di volontà, Bradamante/Suor Teodora, narratrice e la cui identità cambia a seconda dell'abito che indossa, ecc. I rimandi onomastici sono una delle forme di parodia come vediamo dal personaggio di Rambaldo che in Tasso era il difensore della maga Armilda convertitosi per amore, mentre in Calvino è l'innamorato della disinibita Bradamante. Altro riferimento all'opera di Tasso è l'armatura, simbolo identificativo dell'individuo, che lo rende riconoscibile, come ricordiamo dagli episodi della fuga di Erminia e dal duello tra Clorinda e Tancredi; in Calvino l'armatura è proprio la protagonista della storia (Adinolfo) ma allo stesso tempo è svuotata di valore eroico e cavalleresco da altri personaggi; la differenza sta nel fatto che Tasso credeva ancora nella possibilità di un ritorno dei valori cavallereschi mentre Calvino si trova in un'epoca nuova e quindi non può far altro che metterla in ridicolo. Anche gli amori si basano sulle armature: Tancredi si innamora di Clorinda vedendola comunque tutta coperta di armatura tranne la fronte, mentre nella parodia calviniana Romboaldo si innamora di Bradamante solo quando questi si libera dell'armatura e la vede nuda, senza nemmeno vederle il viso.
Il paratesto: esempio di romanzo storico
Con paratesto intendiamo quegli elementi esterni al testo (para, dal greco presso, accanto, oltre) consistente nel titolo, epigrafi, prefazioni, postfazioni, riferimenti bibliografici, ecc. Il titolo è il nome del libro e serve a chiamarlo, ad identificarlo. Prima del 900' non si aveva un unico titolo ma essendoci il frontespizio c'era una lunga descrizione (I Promessi sposi, Storia milanese del XVII scoperta e rifatta ecc.) che aiutava il lettore a sapere ancora prima di aprire il libro; dal XIX secolo non si usa più il frontespizio ma tutte le informazioni si trovano all'interno del libro stesso. L'epigrafe è un messaggio che l'autore vuole mandare al lettore; compare nel XVII secolo ma si diffonde dal XVIII. Solitamente si trova all'inizio del testo (liminare) ma può trovarsi anche alla fine, o anche prima di ogni capitolo o parte. È solitamente una citazione allografa (di un altro autore) ma può consistere anche in produzioni non verbali (disegni, ecc.). Prefazioni e postfazioni sono strumenti metanarrativi con informazioni importanti riguardo al testo, soprattutto per i romanzi storici dove ad esempio si parla della storia vera o del contesto storico nel quale è ambientato il libro. Prima del XX i testi erano ricchi di immagini e disegni che rappresentavano personaggi e scene, mentre dal XX in poi queste sono scomparse e sostituite da una sola immagine, quella di copertina, che rimanda al libro o al suo significato.
La parodia: Manzoni e i fumetti
Sono vari i fumetti sui Promessi Sposi e non per forza a tema satirico o parodistico, grazie alla capacità di narrazione visiva dell'opera e alla presenza di alcuni elementi comici che diventano facilmente oggetto di parodia. Questa può basarsi sul semplice cambio di una lettera (peste in poste nei promessi paperi), utilizzando lo stile di un autore poco apprezzato, ma la forma di parodia più utilizzata è la trasformazione alcuni elementi o immagini del testo in altri (monaca di monza che diventa meretrice). Manzoni fu il primo fumettista di se stesso con l'inclusione delle 400 tavole commissionate a Gonin per l'edizione del 1840. Esiste una prima versione a fumetti del 1936 però vaga e non parodistica; Nel 1967 esce Pappagone e i Promessi sposi, sceneggiato da Peppino de Filippo, una parodia della sceneggiatura che si stava diffondendo in quel periodo; Pappagone era un personaggio fumettistico famoso, ignorante e sventurato che va a sostituire Don Abbondio, così ignorante da non conoscere la trama creando l'ironia. Nel 1973 esce i Prosposi Messi di Alemanzo Sandroni, che già dal titolo tutto invertito fa capire che si tratta di una parodia, uscita nel centenario della morte di Manzoni. La trama ricalca l'originale e la comicità si basa sull'attualità, riprendendo temi contemporanei, con interventi dell'autore che compare nel testo., ecc. Nel 1976, dopo una serie di parodie di scarso successo disney, esce i Promessi paperi con un'accurata ricerca all'ironia verbale, con continui giochi di parole, nella quale i personaggi disney diventano personaggi del testo manzoniano (Paperenzo, i Bravotti ecc). Nel 1986 I promessi Tarri, in chiave paninara e metallara; nel 1989 i promessi topi, ancora della disney e più vicini all'originale, dove però la peste viene impersonificata da Esmeralda, una bambina pestifera. Nel 1989 "Promessi sposi a fumetti. Viaggio semiserio dalle vignette al romanzo", non una parodia, le immagini ricalcano i colori di Gonin (immagini della prima versione); nel 1989 abbiamo una versione pornografica; nel 1997 esce una versione di Max Bunker, disegnatore di Alan Ford; nel 2014 i Compromessi sposi, una raccolta di satire con in copertina Renzi e Berlusconi, creano l'ironia con uno scambio onomastico (Renzo/Renzi).
La parodia manzoniana e gli audiovisivi
Come nasce una parodia? I classici vengono definiti tali grazie alla resa che hanno sulle masse, ma tale resa è stesso legata a trasposizioni intersemiotiche o parodizzazioni, dove cambiando il senso di immagini e scene si crea la comicità. Dividendo i lettori in tre fasce, ovvero i lettori base, coloro che conoscono il plot, il lettore conoscitore medio che è al corrente anche delle differenze storiche, ed infine il lettore specializzato o l'accademico, la parodia si rivolge al primo livello di lettore, forzando personaggi alle conseguenze estreme, generando il riso. Altra caratteristica di un classico è quella di essere sempre attuale, difatti altra modalità di creazione della parodia è quella di attualizzare un classico. Per "I Promessi Sposi" abbiamo una lunga serie di trasposizioni (omaggi/traduzioni, quasi mai parodie) in dialetto; particolari sono le versioni in napoletano e in milanese, nate nonostante Manzoni si sia tanto impegnato per creare un'opera con un italiano puro. Le prime vere e proprie parodie sono legate al mondo del teatro delle marionette, in primis quello dei fratelli Colla, che rielaborano l'intreccio già nel 1858, quando Manzoni era ancora in vita ma nel 1921 esce una più accurata trasposizioni. Vengono messe in scena molte parodie musicali, accostando il testo manzoniano a canzoni famose e che hanno grande presa sul pubblico, associando cantanti specifici a personaggi specifici (Albano e Romina a Renzo e Lucia), primi tra tutti il quartetto Cetra, prodotto nel 1964 ma mandato in onda solo nel 1985. Nel 2009 "I Promessi Sposi in 10 minuti" degli Oblivion, una versione minimal molto interessante. Nel 2010 anche una versione video su Facebook a dimostrazione che i grandi classici continuano ad evolversi con la società, inserendo elementi della contemporaneità.
Manzoni oggi: la pandemia e testate giornalistiche (NO)
Abbiamo varie edizioni dei Promessi Sposi e quella più studiata è quella del 1840. Peste e coronavirus sono scomponibili. La peste raccontata da Manzoni fu però isolata dopo circa 100 anni mentre noi abbiamo isolato il covid dopo qualche settimana mentre lì non si sapeva proprio come combatterlo. Nel capitolo 31 e 32 soprattutto si parla di peste, anzi solo di peste, sui fatti storici reali e sugli effetti che ebbe. Entra dalla Germania, dai lanzichenecchi e fu inizialmente sottovalutata dalla popolazione, con la popolazione che non va in isolamento e non presta norme alle norme igieniche. Racconta che durante una festa pubblica si sia messo un carro con una famiglia morta di peste nuda per mostrare le conseguenze, generando il panico. La conseguenza fu l'affossamento dell'economia e l'Italia chiede soldi all'Europa come oggi, anzi alla Spagna. Manzoni ci parla anche dei tanti sciacalli, anche tra coloro che spogliavano i morti per metterli nel carrello. Anche le funzioni religiose, il dibattito sulla messa, oggi qualcuno ha acconsentito a chiedere, altri che hanno fatto messe di nascosto, Manzoni dice che a durante la peste il governo fece pressioni per organizzare una processione per scacciare la peste e il cardinale Borromeo si oppone perché non può risolvere e perché può contribuire a diffondere, a causa di forti pressioni è costretto a farlo e il virus torna a scorrere più forte di prima. Vista l'ignoranza si cerca l'untore perché non si può accettare che la causa non sia umana e si genera violenza, spiegata poi bene nella storia della colonna infame che è insomma la storia della peste, di due popolani accusati di essere untori, storia vera con Manzoni che parla della problematica della giustizia terrena.
Anglicismi e neologismi giornalistici nella pandemia
La pandemia ha portato ad un significativo cambiamento della lingua italiana, con l'introduzione di nuove parole e lo spostamento semantico di altre. Su Treccani.it possiamo leggere un interessante articolo di Libello: questi sottolinea che la lingua è sempre legata alla società e agli eventi, creando per l'occasione un glossario delle parole nuove. È interessante notare che le parole che sopravvivono sono quelle che "funzionano", si pensi agli ormai estinti Floppy disk, il cui significato sta scomparendo. A causa della pandemia molti termini tecnici sono diventati di uso comune (tampone, incubazione), altri hanno ristretto il loro significato generico ad un ambito specifico (guanti), mentre altri ancora hanno avuto uno slittamento negativo di significato (positivo, trasmissione). Molti anglicismi e forestierismi sono entrati nell'uso comune. È il caso di distinguere tra due tipi di prestito linguistico: adattato quando la parole non si distingue più dall'originale e senza saperlo non l'avremmo presa per straniera (treno) e non adattata (come wurstel). Tra gli anglicismi abbiamo in primis la sigla COVID ed altre come DAD o parole come call, ecc. Si è fatto caso anche ad allargamenti di significato e ad uso metaforico di termini bellici (siamo in guerra, il nemico, ecc), nonché di termini storpiati dai meno colti (assemblamento). L'accademia della crusca ha riconosciuto (non inserito, riconosciuto vuol dire che la parola si usa ma non entra nel vocabolario) alcuni nuovi termini come Coronavirus, distanziamento sociale, droplet, ecc. Attenzione alla parola smart working, parola non utilizzata dagli inglesi ma siamo noi che abbiamo creato questa parola con due parole inglesi.
Manzoni oggi: la poesia napoletana
Nel 1976 viene pubblicato dall'editore Adriano Gallina il poema "I Promessi Sposi in poesia napoletana" di Raffaele Pisani, con lo scopo di riabilitare il dialetto napoletano nell'ambito letterario. Pisani riesce molto bene nel riprendere sia la fluidità del testo che gli stati d'animo e le emozioni dei personaggi. C'è anche un'edizione del 1980 che ha alcune rappresentazioni che ricordano quelle di Gonin, per mano di Renato Frascione; il poema è diviso in 48 canti e si basa sul modello cavalleresco. È evidente che Pisani è stato un grande studioso di Manzoni, avendo avuto la capacità di tradurre letteralmente l'opera in napoletano, lasciando invariato il significato, ed è bravo a descrivere in poche parole ciò che Manzoni spiega in molto, sia perché in poesia si è più coincisi ma anche perché sta riprendendo un classico che già conoscono tutti. Riesce anche a cogliere le sfumature ironiche ma anche l'aspetto lirico, tragico, grazie al dialetto napoletano. Alcuni nomi vengono cambiati, o meglio ridotti al massimo diminutivo come Tonio in Totonno, o tradotto come Azzeccagarbugli in Azzecca-mbruogli. A volte notiamo delle traduzioni che modificano leggermente il significato applicate per il fine della musicalità del ritmo (come putecare al posto di furnare). Nel finale Pisani precisa che la sua opera è un omaggio al capolavoro di Manzoni, e manca qui l'espediente del manoscritto.
Manzoni ripreso ne "I Viceré" di Federico De Roberto
Federico De Roberto fu un autore verista allievo di Verga, nato a Napoli nel 1861 da un ufficiale e una nobile. A seguito della perdita del padre restò assieme alla madre con un fratello piccolo; Non completò gli studi universitari e molto presto entrerà nel mondo editoriale, conoscendo tra gli altri Verga, che divenne il suo maestro e gli trasmise l'amore per Manzoni. La sua morte non fece molto rumore poiché avvenuta il giorno dopo di quella di Matilde Serao. "I Viceré" è il primo libro di una saga familiare uscito nel 1894, saga incompleta a causa della morte dell'autore; tratta della famiglia Uzeda, discendente degli antichi viceré spagnoli, ambientato durante il passaggio dal regno borbonico all'unità d'Italia. Il testo è ricco di riprese manzoniane che dimostrano il grande studio che De Roberto fece di Manzoni. Il primo richiamo diretto è l'elencazione degli Impedimenti (Il Latinorum) da Benedetto Giulente a Raimondo Uzeda, quell'elenco di impedimenti al matrimonio che Don Abbondio elenca per imbrogliare Renzo, mentre qui Benedetto aiuta Raimondo a trovare una scappatoia per il divorzio. Anche il personaggio di Lodovico è un chiaro riferimento all'opera manzoniana, che si rifà alla storia di Gertrude. Tutta la famiglia degli Uzeda ricorda in realtà i personaggi dei nobili come Don Rodrigo, con la loro mentalità ottusa ed ipocrita. Il testo presenta inoltre perlomeno 7 calchi de "I Promessi Sposi". Infine c'è anche qui l'uso della Provvidenza, ma in modo satirico rispetto a Manzoni poiché De Roberto non credeva.
Parlare di zitelle: ironia in Manzoni e De Roberto
Il personaggio della "zitella" è uno dei più soggetti al...