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LEZIONE 2 mappe di città, mappe del mondo

1.Perchè è utile costruire mappe

Se cerco una notizia, Google può servirmi.

Se voglio orientarmi e devo capire in profondità, ho bisogno di una mappa. Di collegamenti,

che mettano in relazione l’oggetto con l’insieme, perché solo così possiamo costruire un

mosaico compiuto; diversamente vediamo solo le singole tessere, senza capire la

completezza (e la bellezza) del disegno d’insieme.

Alla verticalità gerarchica, suggerisco di preferire l’orizzontalità delle relazioni. Ognuno di noi

ha una mappa del mondo differente.

Libri, quadri, sculture, poesie, architetture sono tutte mappe del mondo.

Fino alla fine del Seicento, le mappe geografiche mostrano solo le vie d’acqua, sono assai

rare quelle che riportano anche i

cammini di terra. Le strade riprendevano la forma dei fiumi, seguendone anse e divagazioni

(una sorta di matrice liquida).

Nel primo Atlante del nostro Paese, l’Italia di Giovanni Antonio Magini (Bologna, 1620), le

città sono unite da vie d’acqua (naturali e artificiali), con l’unica eccezione della via diritta

Emilia, la cui forma è irriducibile alla forma della curva (del meandro).

2. Le mappe del mondo

Le carte geografiche hanno modellato la nostra visione del mondo e il posto che vi

occupiamo; lontani dall’essere meri strumenti della scienza, le mappe del mondo sono

inevitabilmente descrizioni parziali e soggettive, intimamente legate ai sistemi di potere,

all’autorità e alla creatività di tempi e luoghi particolari.

I cartografi non si limitano a raffigurare il mondo, lo costruiscono sulla base delle idee vigenti

nella loro epoca.

Ogni mappa non ha influenzato ma riflesso gli eventi contemporanei; leggendole, si possano

meglio comprendere le civiltà

che le hanno prodotte.

Sebbene il modo in cui mappiamo ciò che ci circonda stia cambiando di nuovo

sensibilmente, le mappe di oggi non sono da considerarsi più definitive o oggettive di un

tempo: continuano a ricreare e mediare la nostra concezione del mondo.

Da secoli facciamo mappe.

I primi cartografi facevano disegni di cose che nemmeno conoscevano direttamente; e il

mondo non esplorato o di cui non avevano idea precisa, lo descrivevano abitato da belve

feroci (hic sunt leones).

3. Le mappe di Al Istakhri

Al Istakhri, cartografo e viaggiatore del X secolo – il primo uomo al mondo che ha

documentato l’esistenza dei mulini a vento

- ebbe un’idea geniale.

Quella di disegnare mappe imprecise ma facili da memorizzare (su un’intuizione analoga

nacque la mappa della metropolitana di Londra nel 1932, come vedremo in seguito).

Scrisse due libri Kitāb al-masālik al-mamālik (Libro delle contrade e dei reami) e il Ṣuwar al-

aqālīm (Le forme dei climi), e come allegato alla Forme dei climi fece una mappa del Golfo

Persico.

Non è una mappa di quelle che con la nostra mente occidentale ci aspettiamo di vedere.

Non cercano di disegnare la realtà del mondo, quanto una certa immagine mentale del

mondo, quello che potrebbe formarsi nella mente di un bambino, sembrano infantili.

(“A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a

dipingere come un bambino”, Picasso).

Oltre a questo tratto comune, presentano due caratteristiche principali:

- perdono in esattezza e guadagnano in sintesi, chiarezza, bellezza;

- riportano tutto a forme prevalentemente semplici e geometriche; le città sono cerchi,

triangoli, stelle; le linee sono quasi tutte diritte o si piegano in archi eleganti, i fiumi tendono a

essere linee parallele. Se sono aree di sosta su un percorso rettilineo, assomigliano a

piccole tende o forse porte e caravanserragli.

Il mondo non è così elegante e ordinato, ma al Istakhri non pensava di restituire la

complessità del mondo fosse un suo compito; ma quello di riportare il caos della realtà alla

semplicità di un’idea, uno schema mentale.

Con una bella espressione, Alessandro Baricco parla di “arare la terra”, la dissodava.

Con fatica e genialità passava l’aratro dell’intelligenza per domare il campo, fare solchi dove

fosse possibile seminare e convertirlo a un ordine geometrico.

Gli interessava un sapere che rendesse utilizzabile la realtà; per questo semplificava,

sintetizzava, ordinava (in una frase, “lavorava la terra”).

Nelle sue mappe non sono importanti le distanze e nemmeno le dimensioni. (un cartografo

che non s’interessa alle misure, è come un macellaio vegetariano).

Non è importante la distanza fra le città, ma la sequenza.

Le sue mappe non sono fatte per guidare il cammino dei viaggiatori durante il viaggio,

quanto per far loro memorizzare la sequenza del viaggio prima di compierlo. Le distanze tra i

luoghi sulle rotte sono date con il tempo (marhalah = un giorno di viaggio).

Fabbrica immagini mentali che si possono facilmente imprimere nella memoria e nella

fantasia. Una sorta di orientamento primario, quasi animale.

Le inesattezze sono molteplici, (come nella mappa di Hereford), ma il persiano fornisce

un’immagine utilizzabile del Mondo. Una mappa capace di “stringere” l’idea del Mondo.

Molti ma molti anni dopo (circa 1000), utilizzando lo stesso tipo di assurda inesattezza, lo

stesso sguardo infantile, un ingegnere inglese – Harry Beck – disegnò la mappa più

stampata della storia delle mappe: il Tube Map di Londra (1932).

Tutti e due, il cartografo persiano del X secolo e l’ingegnere inglese del XX secolo, avevano

capito che memorizzare una cosa inesatta è più utile che dimenticarne una esatta.

E che la realtà può essere dominata solo se rapportata a schemi riassuntivi, sintetici (e belli).

Non si perde quando si ha un’informazione inesatta della realtà, ma quando se ne ha una

troppo esatta per essere capita,

memorizzata, tramandata (forse è la stessa cosa che ci capita nella nostra vita: tutta la

nostra vita è una mappa di al Istakri?) In questo senso, le mappe ci svelano come siamo fatti

noi, non il mondo.

Poi, vi sono delle informazioni secondarie (i fegatelli, le frattaglie), che s’incontrano per

strada inseguendo le mappe: forse al Istakri non aveva inventato nulla: il Libro le Forme dei

climi, sembra costituisca la rielaborazione di un'analoga opera di Abū Zaid al-Balkhī (le cui

opere non si sono salvate se non attraverso al Istakri).

La frattaglia vera, è sapere che Abū Zaid al-Balkhī faceva le mappe con la mano sinistra, nei

weekend, mentre la sua occupazione principale, la cosa per cui era conosciuto ed è passato

alla storia, è che è stato il primo medico dell’Islam a mettere a fuoco il concetto di malattia

psichica (la depressione).

“(...) Se sei un medico e 1000 anni dopo la tua morte, Jeff Bezos mette i tuoi libri in saldo il

black friday, hai spaccato, hombre” (Alessandro Baricco)

4. La mappa mandi di Hereford

Una mappa che giace protet

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noadini_02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Vitillo Piergiorgio.
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