OC
passa corrente si riduce a 0.5V) occorrevano 18V per fornire la sovratensione
necessaria a caricare le batterie. Questa convenzione è rimasta.
Le prime celle fotovoltaiche venivano realizzate a partire dall’industria dei chip
e per evitare tensioni residue i blocchi di silicio si facevano cilindrici (sezione
circolare) con 10cm di diametro. La forma rettangolare o quadrata permette
invece di fare celle più grandi (seppur più complesso per tensioni residue)
Per evitare di avere dispersioni sovradimensiono l’impianto. Se voglio 380V lo
faccio da 800v (oltre non si va mai per problemi di scarica elettrica a terra)
Il comportamento elettrico di una cella può essere rappresentato con un
circuito elettrico equivalente: Quindi una parte degli
elettroni si ricombina all’interno del silicio dando luogo alla corrente di diodo
Id (non riesce ad uscire dalla cella quindi è una perdita). Un’altra parte degli
elettroni si scarica a terra dando luogo alla corrente di dispersione Ii (altra
perdita). La diffusione di elettroni verso massa dipende da Gi (conduttanza di
dispersione). Bisogna poi considerare i cavi che danno una resistenza Rs (tra
0.05 e 0.1Ω) per cui la V di uscita è minore della V prodotta dalla giunzione
(=0.7V). Rs dipende dallo spessore della giunzione P-N, dalle impurità presenti
nel materiale. La corrente che può essere erogata al carico è I = Ig – Id – Ii.
Idealmente si vorrebbe avere I quindi R minima e R max (chiamata
max s i
resistenza di shunt) così da evitare dispersioni a terra. Col passare degli anni
G aumenta per il deterioramento dei materiali e le prestazioni del pannello
i
peggiorano. Per questo ogni 10 anni i pannelli vengono cambiati.
V è la tensione a vuoto, quando la cella non è collegata al carico ed è il
OC
massimo V che si può ottenere (per il silicio 0.7V).
Le celle fotovoltaiche sono caratterizzate dalla seguente curva caratteristica:
dove I la corrente di
SC
corto circuito e V la tensione a circuito aperto. P punto in cui è massimo il
OC M
prodotto VI (fornito dal costruttore). La forma della curva è legata alla tipologia
di cella. La cella migliore è quella che riesce ad erogare una I costante al
variare di V. Ciò non è possibile e l’allontanamento dalla situazione ideale è
quantificato dal Fill Factor bisogna avere FF > 0.75 almeno.
Per valutare le prestazioni di una cella o di un pannello bisogna fare le prove
con una distribuzione spettrale che sia di riferimento per tutti. A tal proposito la
norma CEI 82-3 definisce un valore di distribuzione spettrale pari ad AM = 1.5;
Irraggiamento solare = 1000 W/m ed una temperatura della cella di
2
25 gradi. Queste 3 condizioni rientrano nelle STC (Standard Test Conditions). Il
rendimento energetico nominale della cella, efficienza nominale:
al posto della P posso mettere I e V (tengo conto
STC M M
delle perdite, il denominatore non tiene conto delle perdite della cella). Per
una cella il rendimento è 0.24 circa, che scende per celle in serie (il pannello)
a 0.15.
ATTENZIONE: FF e η NON sono uguali! Il primo ci dà indicazione di quanto la
cella
cella abbia comportamento ideale (curva I-V), il secondo quanta potenza estrae
rispetto al caso ideale.
La potenza radiante fa scendere moltissimo la corrente di corto circuito, mentre
il voltaggio a vuoto diminuisce ma più lentamente
La temperatura modifica in maniera riduttiva la potenza massima
La temperatura di lavoro della cella gioca un ruolo fondamentale; il costruttore
fornisce un valore nominale (Nominal Operating Cell Temperature (NOCT)
tabulato), in genere compreso fra 41 e 50 [°C], che rappresenta la temperatura
raggiunta dalla cella quando sottoposta ad un irraggiamento di 800 [W/m2 ],
con una temperatura dell’aria di 20 [°C], una velocità del vento di 1 [m/s] ed
uno spettro di radiazione AM1.5 . Tanto più piccolo è il NOCT tanto migliore è la
qualità della cella, poiché indica una buona capacità di conversione energetica
ed un buon smaltimento del calore. dove Ta è la
temperatura dell’aria intorno alla cella e Gp radiazione solare incidente sulla
cella in quel momento. Oppure la formula di variazione di V al variare della
OC
Tcella con N numero di celle del pannello e β coefficiente termico (intorno a
0.15)
Variazione percentuale di potenza nominale associata ad una temperatura della
cella diversa da 25 [°C]:
C = carico termico, fornita dal costruttore.
T
La potenza di targa quindi è:
dove “0.08” viene inserito per tenere conto delle perdite eventuali di
collegamento e di lavoro del pannello.
CELLA FOTOVOLTAICA
Il Diossido di Silicio è il costituente principale delle Celle in Silicio Cristallino, la
sabbia viene fusa insieme a Polverino di Carbone e si ottiene un Silicio al 98%
di purezza. Possiamo avere celle formate da:
Silicio monocristallino vuol dire che tutti gli atomi dell’unico grano
sono orientati nella stessa direzione. Creo i wafer e li drogo con boro e
fosforo; a questo punto aggiungo i contatti elettrici e metto uno strato di
materiale antiriflesso (la cella diventa di colore blu scuro o nero,
altrimenti rimane grigia) Efficienza 15-18%
Silicio policristallino i grani del reticolo cristallino sono orientati in
direzioni differenti che creano discontinuità al passaggio degli elettroni. Il
raffreddamento è più rapido e costo più basso ma meno efficienza della
cella (13-15%).
Silicio amorfo struttura ancora più disordinata. costo molto basso ma
bassa efficienza (5-8%), usata in dispositivi come calcolatrici e orologi.
Celle CDTE (Tellururo di Cadmio) dato che il rendimento massimo col
silicio non può essere superiore mai al 26% (per caratteristiche
intrinseche del materiale), si è provati a usare celle di materiale
differente. Il bandgap è di 1.45 eV (riesco a prendere più frequenze di
radiazione quindi sfrutto di più la radiazione solare), ma sono poco
diffuse quindi processi costosi.
Celle ibride: nate per superare il limite di efficienza del 26%. Le celle
ibride si basano sull’accoppiamento della giunzione P-N in silicio con
l’accoppiamento di un'altra giunzione di materiale differente
(eterogiunzione). Sfrutto quindi le sensibilità di materiali differenti a
lunghezza d’onda differenti (es: silicio + perovskite). I rendimenti sono
alti anche del 30%
Organic Cell per un impatto ambientale minore.
Per arrivare al 26% devo lavorare sulla purezza del silicio, sul rapporto
superficie esposta e superficie contatti
MODULO FOTOVOLTAICO
La sola cella fotovoltaica non presenta tensioni e correnti idonee ad essere
utilizzata per fini energetici (0.5-0.7 V e circa 1-5 A), è così indispensabile unire
elettricamente più celle per dare luogo ad un MODULO (un pannello classico),
all’interno del quale le celle sono combinate in SERIE, in PARALLELO o in
SERIE/PARALLELO. Il collegamento di serie consente di incrementare il voltaggio
complessivo del modulo, senza incrementarne la corrente diversamente, il
collegamento in parallelo incrementa la corrente di uscita senza modificare il
voltaggio complessivo.
Quindi la tensione di uscita di un MODULO è generata dalla messa in serie di un
numero elevato di CELLE, pertanto, qualora una delle celle del modulo venisse
ombreggiata erogherebbe una minore quantità di corrente. Dato che le celle
sono in serie la corrente che circola è uguale per tutte le celle. La cella
ombreggiata fa abbassare la corrente che circola in tutte le altre celle in serie e
non solo: le celle soleggiate creano energia elettrica, che viene assorbite dalla
cella ombreggiata, che è diventata un vero e proprio CARICO; tutto ciò porta un
graduale aumento della temperatura di quest’ultima (HOT-SPOT) con
conseguente riduzione anche del voltaggio di uscita ma, soprattutto, con la
possibilità che la cella si rompa per soprariscaldamento. Per contenere tale
problema è pratica consolidata quella di porre in parallelo ad un certo numero
di celle dei DIODI di BYPASS così che la zona ombreggiata venga by-passata e,
seppur minore, venga garantita una potenza di uscita accettabile.
Ovviamente il diodo va dimensionato in base alla corrente circolante
nell’impianto. Inoltre, non posso metterne quanti ne voglio a causa degli
ingombri e del V che un diodo prende 0.5V essendo esso stesso una giunzione
P-N. I diodi sono posizionati all’interno della SCATOLA DI GIUNZIONE, posta sul
retro del modulo che contiene da 2 a 6 diodi di by-pass.
GENERATORE FOTOVOLTAICO
Per innalzare il voltaggio di uscita dell’impianto vengono collegati più moduli in
serie creando così una stringa di moduli. Il voltaggio di stringa è la somma
dei voltaggi dei moduli, mentre la corrente di stringa coincide con quella del
singolo modulo. Tuttavia, non posso superare gli 1000V altrimenti diventa
pericoloso per la scarica a terra. Dunque, potrei pensare di mettere i moduli in
parallelo così il voltaggio sarebbe lo stesso per tutti i moduli ma così facendo le
perdite di rete associate al trasporto diventano enormi. Il giusto compromesso
quindi è dato dalle disposizioni di più stringe poste in parallelo creando un
CAMPO fotovoltaico.
L’insieme di tutti i campi è chiamato generatore fotovoltaico. Qualora una
stringa andasse in OMBRA ci sarebbe una riduzione marcata della corrente da
essa erogata, in tal caso la stessa diventerebbe un CARICO ed assorbirebbe
parte della corrente erogata dalle altre stringhe connesse allo stesso campo.
Per evitare ciò è opportuno che ogni stringa sia dotata di un DIODO DI BLOCCO
che impedisca alla corrente di circolare in verso opposto che sia
opportunamente dimensionato (2V della stringa e 1.25I ). La presenza del
OC SC
diodo comporta una perdita di 0.5V e 0.3% di corrente persa. A proteggere il
sistema da correnti elevate sui cavi di stringa ci sono dei fusibili di stringa. Sia i
DIODI di STRINGA che i FUSIBILI di STRINGA sono contenuti all’interno del
QUADRO DI CAMPO (o scatola di campo), insieme agli interruttori di manovra
ed agli Scaricatori di Tensione (SPD), quest’ultimi necessari in caso di
sovratensione dovuta a fulminazione. I cavi elettrici devono resistere a climi
ostili (T fino a 100gradi, neve pioggia ecc.…). Prendono il nome di cavi solari
identificati con la sigla FG21M21. Utilizzati per il collegamento in serie dei
pannelli terminano nelle scatole di campo (quadro elettrico) (funzionano con T
tra -40 e 90), mentre la T massima raggiunta dal cavo è di 70 gradi.
esterna
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Fotovoltaico - prima parte
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Fotovoltaico - parte terza
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Fotovoltaico - parte quarta
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